Contro-chiesa mondialista

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Segnalazione di Pietro Ferrari

 

Ratzinger e NEW WORLD ORDER:

Messaggio Urbi et Orbi – Natale 2005 | Benedetto XVI

 

 SIMBOLO
Messaggio Urbi et Orbi – Natale 2005 | Benedetto XVI

natale 2005

Visualizza su w2.vatican.va Anteprima per Yahoo

 

Sul Forum di Davos 2012 e sul mondialismo:

http://tychique.net/pdf/Courrier_N_402.pdf

 

Ratzinger ha nominato Peter Turkson presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace il 24 ottobre 2009. Nel 2015 collabora alla stesura della seconda enciclica di Bergoglio Laudato si’.

Pour écouter l’intervention du “card.” Turkson de ce 27 janvier à Radio Vatican :http://www.radiovaticana.org/fr1/Articolo.asp?c=558074

 

Radio Vaticana 27/01/2012:

“Questo per noi è un segnale importante”, osserva il “cardinale” Turkson, che ha ricordato la pubblicazione della Dichiarazione sulla riforma del sistema economico e finanziario mondiale. “Uno degli appelli che abbiamo lanciato – ha detto – si riferiva a quanto la globalizzazione sia enfatizzata nell’interconnessione e nell’interrelazione tra le persone. Per questo – ha proseguito – in un contesto a sviluppo globale, “dobbiamo pensare al mondo come a un’autorità politica, anch’essa in evoluzione”. (A cura di Alessandro De Carolis e Gloria Fontana)

 

Ancora su BXVI e mondialismo:

http://nwo-truthresearch.blogspot.com/2013/06/caritas-in-veritate-il-governo-mondiale.html

DOCUMENTO INTEGRALE MONS. TOSO (Durante il “papato” di Ratzinger nel 2003 è stato nominato Rettore della Università Pontificia. Il 22 ottobre 2009 è stato nominato Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ed è stato eletto alla sede titolare di Bisarcio.):

http://www.pass.va/content/dam/scienzesociali/pdf/acta18/acta18-toso.pdf

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11 settembre. Ma perché nessuno riporta questa dichiarazione di Donald Trump?

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11 settembre. Ma perché nessuno riporta questa dichiarazione di Donald Trump?

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it
Dell’iper-reazionario Donald Trump, candidato alle elezioni USA, la maggior parte dei media main stream – verosimilmente nella speranza di farci accettare come “liberazione” l’elezione di un altro “democratico” (alla Obama, per intenderci) – hanno strombazzato tutte le sue farneticazioni. Ma c’è una dichiarazione di Trump che – nonostante un inequivocabile video – è stata censurata (con qualche sporadica eccezione) da tutti i media mainstream: chi ha voluto davvero l’11 settembre?
Secondo Trump, la risposta è nelle 28 pagine della Prima inchiesta congiunta del Congresso sull’11 Settembre, che – a 15 anni dalla strage – continuano ad essere secretate per imponderabili motivi di ‘sicurezza nazionale’ e che accusano della strage  l’Arabia Saudita e il governo americano (presieduto allora da George Bush). Leggi qui.

Al di là della sua veridicità, una dichiarazione sconvolgente considerando che è del candidato alle presidenziali USA attualmente al primo posto nei sondaggi. Ma allora perché i giornali e le TV di regime non l’hanno pubblicata?

Francesco Santoianni

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Tosi contro Report. E gip “contro” Schinaia

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Il sindaco imputato coatto (fatto raro) per calunnia al giornalista Ranucci. Ma dall’analisi delle carte emerge un’altra contrapposizione…

Sigfrido Ranucci

A Verona l’aria si taglia con il coltello. A brevissimo la Procura della Repubblica dovrà dare seguito al provvedimento vergato dal gip Livia Magri che ordina al pubblico ministero di formulare l’imputazione coatta nei confronti di Flavio Tosi, sindaco ex leghista ora leader del movimento Fare, accusato di avere calunniato, dopo averlo querelato, l’inviato di Report Sigrifido Ranucci. L’ordinanza pesa per la dovizia di dettagli e la precisione certosina con cui la dottoressa Magri ha ricostruito la vicenda dell’inchiesta giornalistica condotta dal popolare programma di Rai Tre già prima che la puntata varcasse le soglie dell’etere. I media nazionali e veneti diedero ampia eco alle esternazioni del primo cittadino, che parlò di complotto ai suoi danni condito da illazioni su ipotetiche frequentazioni con soggetti vicini alla ‘ndrangheta. E su un fantomatico e fino ad oggi mai materializzatosi video hard che lo avrebbe ritratto in compagnia di un transessuale, mettendolo in una condizione di ricattabilità.

IL TRAPPOLONE
Nel sottolineare la correttezza della condotta di Ranucci (in foto) il gip non solo spiega come il giornalista si sia semplicemente limitato a raccogliere testimonianze per verificare con scrupolo le ipotesi delle quali era venuto a conoscenza, ma delinea anche un pesante quadro a carico di Tosi. L’ordinanza, che porta il numero 1631/15 del registro Gip, delinea anche il ruolo di tale Sergio Borsato: «Tosi ha taciuto nella sua querela, che proprio Sergio Borsato, aveva sin dal primo contatto avuto con Ranucci, confermato la sicura esistenza del video hard, assumendo di esserne egli stesso in possesso… come si comprende peraltro dalle stesse registrazioni allegate da Tosi alla querela… si tratta di una omissione molto grave. Infatti, la circostanza che fosse proprio Borsato a sostenere l’esistenza del video… dimostrava… che Ranucci, lungi dall’andarsene in giro a diffamare Tosi, stava verificando la veridicità delle proprie notizie nella maniera più scrupolosa». Il documento peraltro tratteggia anche l’operato di un terzo soggetto, Massimo Giacobbo che avrebbe agito di concerto con Borsato. E a pagina 3 c’è un altro passaggio che delinea in modo preciso la condotta del sindaco: «… il fatto che Borsato avesse assicurato a Ranucci del fantomatico video hard viene taciuta non solo da Tosi non solo nella querela del 21 febbraio 2014, ma in tutte le sue dichiarazioni pubbliche, ivi compresa quella quella resa nel corso della conferenza stampa che Tosi ha tenuto lo stesso giorno della querela presentata il 21 febbraio». Il gip descrive la vera natura del «trappolone» nel quale erano caduti i giornalisti di Report. Punta l’indice sul leader di Fare parlando di «malafede del querelante» avendo quest’ultimo «omesso di riferire in querela che l’incarico da lui conferito a Borsato e Giacobbo era non solo di filmare l’incontro con Ranucci a Roma… ma anche quello di carpirgli il maggior numero di informazioni». Quindi in sostanza secondo la dottoressa Magri «Tosi dapprima ha incaricato Borsato… di scoprire quali fossero le notizie raccolte fino a quel momento da Ranucci… e poi carpite tali notizie grazie alle abili insistenze dei suoi agenti provocatori ha pensato bene di querelare il giornalista per diffamazione perché la sua reputazione» sarebbe rimasta pregiudicata agli occhi proprio di Borsato e Giacobbo «perché è di questo che si sta parlando».

GIP vs PROCURA
Ma il punto cruciale sta nella visione diametralmente opposta che il gip mostra sul caso rispetto alla Procura della Repubblica, che nel valzer di querele e controdenunce puntava su un proscioglimento non solo per Ranucci ma pure per Tosi. Il quale al momento della querela per diffamazione contro Report avrebbe percepito effettivamente una macchinazione a suo carico senza malafede, e senza ulteriori finalità strumentali nell’uso della legge. La Magri però non la pensa affatto così: «Al contempo peraltro il pubblico ministero in questa sede ha ritenuto che Flavio Tosi fosse convinto» che il giornalista stesse «… cercando notizie false… tali da screditare la sua figura di uomo e di politico. Di qui l’assenza dell’elemento soggettivo del reato di calunnia. Questo giudice dissente da tale valutazione… Tosi sapeva bene, perché questo risultava dalle registrazioni in suo possesso». La richiesta di imputazione coatta, che Tosi respinge decisamente, è una procedura assai rara, tanto che per motivarla il giudice delle indagini preliminari ha dovuto stendere una premessa che di fatto assomiglia molto al lavoro di analisi sui fatti penalmente rilevanti che di solito svolge il pubblico ministero. Nel linguaggio cifrato delle toghe, la cosa potrebbe suonare come una bacchettata alla Procura guidata da Giulio Schinaia. Procura a cui non sono mancate le critiche, all’ombra del Palazzo, per una presunta stonata prudenza nei confronti dell’amministrazione Tosi e non solo. Se a questo si sommano i dubbi posti dalla Commissione Antimafia sull’operato dell’ex prefetto veronese Perla Stancari e la vicenda che coinvolse Barbara Pinna, la moglie dell’ex comandante delle fiamme gialle veronesi Bruno Biagi, si capisce perché la tensione a Verona sia alle stelle.

BOLIS E BASCHIERI
E c’é pure un corollario tutto giornalistico. Da anni si parla della grande influenza che Mirko Bolis, il portavoce di Tosi, avrebbe sulla stampa scaligera. Con Report, invece, “non attacca”, e infatti Gabanelli & C non si fecero fermare né si ammorbirono in seguito all’infuocata reazione del sindaco veronese, che querelò preventivamente. Tanto che il 7 aprile 2014 la puntata andò in onda ugualmente, scatenando un vespaio sui media regionali. Fra i critic più accesi di Report ci fu Alessandro Baschieri, una delle firme del Corriere del Veneto. «Pensare a Ranucci, l’inviato, che fa le inchieste giudiziarie al posto dei Pm mi lascia perplesso. Anche perché i magistrati qualche inchiesta sul sistema Tosi e sul sistema Verona la stanno facendo, stanno picchiando duro e lo fanno con la bandiera della terzietà, dell’indipendenza del giudizio» scriveva Baschieri il giorno dopo la messa in onda della puntata sul suo blog, ospitato sulla piattaforma online del Corveneto. Ora che un giudice terzo, sebbene il processo debba ancora cominciare, ha delineato un quadro a tinte fosche su Tosi e sottolineato la correttezza di Report, sul blog di Baschieri non si trova un rigo di commento.

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Holy Week Book: Complete pre-55 Rites!

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Segnalazione di don Anthony Cekada

 

Holy Week Book: Complete pre-1955 Rites

 

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Federici Blog: ultimi comunicati

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CENTRO STUDI FEDERICI

Segnalazione del Centro Studi Federici

Pellegrinaggio Osimo-Loreto

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/13/pellegrinaggio-a-piedi-osimo-loreto-3/

Pellegrinaggio alla Scala Santa a Campli

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/13/scala-santa-di-campli/

Rassegna stampa del 3/2/2016

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/03/rassegna-stampa-del-322016-i-titoli-sono-redazionali/

La storia dimenticata: il riscatto di cristiani schiavi dell’Islam

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/08/la-storia-dimenticata-il-riscatto-dei-cristiani-schiavi-dellislam/

I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l’esodo

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/09/i-crimini-dei-comunisti-titini-e-italiani-le-foibe-e-lesodo/

Quaresima

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/10/quaresima-3/

Preghiera per le vittime delle foibe

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/10/preghiera-per-i-martiri-delle-foibe-2/

Francobolli Onu pro Lgbt

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/11/francobolli-onu-pro-lgbt/

Notizie dal Grand’Oriente (e dintorni)

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/15/notizie-dal-grandoriente-e-dintorni/

Evola e massoneria

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/16/evola-e-la-massoneria/

Aleppo: i crimini “invisibili”

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/17/aleppo-i-crimini-invisibili/

Il delirio di George Soros … e i veri nemici dell’Europa

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/19/il-delirio-di-george-soros-e-i-veri-nemici-delleuropa/

 

 

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Isis? No Putin

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Segnalazione Quelsi

by Giampaolo Rossi

In un recente editoriale sul Guardian (lo storico quotidiano britannico della sinistra laburista) George Soros, lo speculatore “illuminato”, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.

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I segreti della Massoneria “Rai, Banca Etruria e Casaleggio”

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“Lo scopo di Etruria era nobile e per questo gli concessi l’incoraggiamento ufficiale a procedere che cercavano da me”

Ex numero uno del Grande Oriente d’Italia dal 1990 al 1993. Giuliano Di Bernardo poi ha fondato nel 2002 la Gran Loggia Regolare d’Italia.

Il Maestro della Massoneria si è raccontato sulle pagne di Libero. Professore universitario in pensione, fuori dalla massoneria ufficiale ma pur sempre una figura di rilievo. Nei racconti di una vita spiaccano i nomi di politici ed ex ministri e anche un allievo passato alle cronache per essere il fondatore delle Brigate Rosse: Renato Curcio. Ma nella storia dei massoni spuntano anche due istituti di credito, Monte dei Paschi di Siena a Banca Etruria, considerate legate all’Obbedienza. “Ritengo che i massoni che hanno operato in questi istituti siano andati oltre i principi della ‘fratellanza’. Hanno violato regole e valori“. Spunta anche una benedizione chiesta dal fondatore di Banca Etruria, Elio Faralli. “Mi fu presentato nella sede romana del Goi e mi illustò le ragioni per cui aveva fondato con altri l’istituo sottolineando l’aiuto che avrebbero datro alle aziende del territorio” racconta DI Bernardo. E prosegue: “Lo scopo era nobile e per questo gli concessi l’incoraggiamento ufficiale a procedere che cercavano da me. Ricordo che quel giorno, come ringraziamento simbolico, donarono a mio figlio alcune azione dell’Etruria“.

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“LE CETRE E I SALICI” – Sul Canto Gregoriano (di Mattia Rossi)

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Di Simone Costa

il 19/02/2016 presso la Sede di Traditio a Verona, Il giornialista e  scrittore Mattia Rossi, ha presentato il Suo nuovo lavoro “LE CETRE E I SALICI“, relativamente all’abbandono del Canto Gregoriano da parte della S-CHIESA   partorita dal CONCILIO VATICANO SECONDO .

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 Mattia ROSSI

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Chi dice “Je suis Robert Faurisson”? Come ti smantello la libertà di parola in Francia

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ROBERT F

Segnalazione Arianna Editrice

di Arindrajit Basu

Con l’aumento della globalizzazione, negli ultimi decenni si é assistito a una crescente eterogeneità di nazioni e comunità. Questo fenomeno ha generato la necessità di ospitare all’interno del tessuto sociale diverse identità culturali, religiose, storiche e linguistiche. In molti casi, questo è avvenuto attraverso un processo coercitivo di assimilazione in cui le comunità in minoranza sono state costrette a rinunciare alla propria identità e ad assimilare i valori culturali e le norme sociali di quelle in maggioranza.

Lo Stato-nazione Francia ne è un esempio lampante. Citando costantemente liberalismo e progresso come sua ragion d’essere, lo Stato Francese ha manipolato molti valori liberali, andando ad alimentare una dialettica che rifiuta l’idea di un’identità Francese che possa esistere in simbiosi con altre identità religiose e sociali. Esplorando la ‘gestione’ Francese del diritto assoluto alla libertà di parola, ho riscontrato quest’ ipocrisia di fondo e ho sentito il bisogno di sfatare questo falso mito, e non solo in Francia, ma anche in altri paesi del mondo.

Dopo gli attacchi alla rivista satirica Francese Charlie Hebdo, il governo Francese ha portato avanti una prolungata campagna per difendere e giustificare il diritto assoluto alla libertà di parola. Un gran numero di accademici e di giornalisti ha sostenuto questa campagna invocando “ad nauseam” il famoso detto di Salman Rushdie:. “Nessuno ha il diritto di essere offeso”. In un pezzo per The Intercept di inizio anno, Glenn Greenwald sottolinea l’ipocrisia di questa posizione alla luce del giro di vite sulla libertà di parola successivo agli attentati di Parigi del mese di novembre 2015. In quel pezzo, Greenwald mette anche in dubbio la presenza oggi in Francia di veri difensori della libertà di parola, e attribuisce questa ‘crociata’ selettiva a questioni di opportunismo e strategia, dove la libertà di parola non è una fede reale ma “…uno strumento cinico che alimenta l’islamofobia.”  Credo che quest’ ipocrisia evidenziata da Greenwald non sia un’istanza isolata, ma il prodotto di un atteggiamento radicato nello Stato Francese moderno fin dai suoi inizi.

Gli errori insiti nel concetto di libertà di parola, si ritrovano nell’intricato labirinto delle leggi che la regolano. Dopo la rivoluzione Francese, la Francia ha abrogato tutte le leggi che consideravano la blasfemia un crimine. Tuttavia, è ancora un crimine “provocare la discriminazione, l’odio o la violenza nei confronti di un individuo o gruppi di individui a motivo della loro origine o appartenenza ad una particolare etnìa, nazione, razza o religione.” (Legge di libertà di stampa, 1881). Questo, essenzialmente, significa che fare la caricatura a Maometto o insultare il Profeta non è un crimine, mentre lo è incitare all’odio verso i musulmani come comunità nel suo insieme. Questa distinzione deriva dalle tradizioni anticlericali dei Francesi, con il conseguente profondo radicamento del principio assertivo di laicità (laïcité), per cui lo Stato rifiuta attivamente la visibilità pubblica della religione. Questo è in contrasto con il modello di ‘laicità passiva’ seguito negli Stati Uniti e in altri paesi, secondo il quale lo Stato permette la pubblica professione di qualsiasi religione, senza avallarne alcuna. In altre parole, si può essere un musulmano Francese nella misura in cui essere musulmano non sia in contrasto con il modo di essere Francese. Purtroppo, ciò che costituisce l’ essere Francese viene naturalmente imposto dalla maggioranza (non musulmana); da qui all’inevitabile conclusione che per essere Francese idealmente non si può essere musulmano.

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“Traditio”, Verona: Sabato 27/02 il dott. Marletta presenterà “UNISEX”

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UNISEX

Minacciato di essere arso vivo dalle lobby sodomite, il dott. Gianluca Marletta persevera con successo della diffusione del suo libro, giunto i  brevissimo tempo, alla seconda edizione aggiornata. Non poteva mancare la presentazione a “Traditio”-Verona, come da locandina. Interrogato sul tema, il Presidente di Traditio, Matteo Castagna ha commentato: ” Le minacce solitamente ravvivano l’entusiasmo in chi le subisce. Significa, da un lato, che il dott. Marletta ha colpito nel segno e dall’altro qualifica chi si spaccia per paladino della tolleranza e dei supposti diritti. Noi attenderemo con ardente fiducia l’ondata sodomitica. Di fronte a “Traditio” c’è il Canal Camuzzoni, quindi tanta acqua. Potremmo anche programmare, a richiesta, un corso di nuoto…”

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Perché non si parla più della legge anti-omofobia?

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UNO CHE PARLA

Segnalazione di Redazione BastaBugie

 

Perché il ddl Cirinnà, non ammettendo obiezione di coscienza, perseguiterà gli “omofobi” (cioè chi pensa che ogni figlio abbia diritto a un padre e una madre) anche senza il ddl Scalfarotto

di Alfredo Mantovano

Il disegno di legge sulle unioni civili è una pazzia per tante ragioni: la sovrapposizione della disciplina delle coppie omosessuali a quella della famiglia fondata sul matrimonio, l’estensione della possibilità di adottare anche da parte di due persone dello stesso sesso, la conseguente deriva dell’utero in affitto. Di tutto ciò si parla lungamente da mesi. Finora però non vi è stata riflessione su quella che sarebbe una conseguenza diretta dell’approvazione del ddl, e cioè sulla pesante compromissione della libertà di tanti che da esso deriverà. Provo a spiegarmi partendo da una norma del Cirinnà, contenuta nell’articolo 8, che stabilisce (comma 1 lettere a e b) che le coppie formate da persone dello stesso sesso che hanno contratto matrimonio all’estero, hanno diritto a ottenere la trascrizione nei registri italiani dello stato civile, e si applicano a loro le disposizioni delle unioni civili. L’articolo conferma l’identità di regime fra matrimonio e unioni civili: a queste ultime manca solo essere chiamate matrimoni, la sostanza c’è tutta se è possibile perfino la trasposizione delle nozze da fuori i confini nazionali. E si pone un’ulteriore questione: che succede al funzionario dell’anagrafe che – aderendo in coscienza a un dato di natura e a un chiaro dettato costituzionale (articolo 29 Cost.) – rifiuta la trascrizione? A ben guardare, il problema non riguarda solo l’articolo 8, ma l’intero impianto del ddl: l’unione civile, in base all’articolo 1, viene formalmente costituita con una dichiarazione di due persone dello stesso sesso «di fronte all’ufficiale dello stato civile e alla presenza di due testimoni». Il dipendente comunale che sa che da quella dichiarazione deriva la costituzione di un regime giuridico sostanzialmente matrimoniale può astenersi dal riceverla, per non dare alla sua formazione un contributo determinante? Il ddl Cirinnà non contiene alcuna norma che legittimi l’esercizio dell’obiezione di coscienza. Eppure i precedenti non mancano: il caso più significativo è il diritto di obiezione che la legge sull’aborto riconosce al medico e all’esercente una attività sanitaria rispetto alla partecipazione alla procedura che porta a uccidere il concepito. La mancata previsione di questa possibilità nella futura legge sulle unioni civili provocherà problemi seri a una fascia consistente di lavoratori dei municipi: quale sarà l’effetto del rifiuto di trascrivere o di recepire la dichiarazione, motivato da ragioni di coscienza e dal richiamo alla Costituzione? Il licenziamento? L’avvio di un procedimento penale per rifiuto di atti d’ufficio? Il caso Kim Davis, l’impiegata del Kentucky finita in carcere per aver opposto un diniego del genere, mostra nella sua drammaticità che leggi sul matrimonio omosessuale fanno passare dalla discriminazione alla persecuzione, e rende evidente che il totalitarismo non cessa di essere tale se non ci sono i lager o i gulag: la sua apparenza non cruenta non elimina la dimensione fortemente oppressiva. La casistica di altre nazioni che hanno introdotto le nozze omosessuali non si limita ai funzionari pubblici; coinvolge, per esempio, i pasticcieri che rifiutano di confezionare torte che raffigurino sposi dello stesso sesso, i fiorai, i fotografi… Un problema altrettanto serio si pone a scuola: cosa accadrà al docente che si ostinerà a spiegare agli alunni che il matrimonio è quello fra un uomo e una donna? Che nel ddl Cirinnà non si preveda l’obiezione di coscienza spiega peraltro perché, dopo la rapida approvazione avvenuta alla Camera nel settembre 2013, il Senato abbia abbandonato la trattazione del ddl Scalfarotto sull’omofobia: le previsioni contenute in quest’ultimo sono implicitamente riprese, amplificate e rese più efficaci nell’altro. In assenza di ragionevolezza sul punto, una questione di tale gravità giustificherebbe la rottura di una maggioranza. Non ci si può limitare a dire “non concordo” e poi condividere posti di governo con gli artefici della prepotenza istituzionale: la follia ha reso così ciechi da lasciar passare, insieme con la distruzione della famiglia, anche la concreta compressione delle libertà di ciascuno di noi?

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La battaglia piagnona del mondo LGBTQlecc. vuole introdurre “diritti civili” inesistenti e deleteri

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ALLATTATORE

Segnalazione di Redazione BastaBugie

In vendita su Amazon l’allattatore maschile per simulare un allattamento vero… a quando l’utero artificiale agli uomini? 

di Costanza Miriano

Di cosa parliamo veramente quando parliamo di diritti civili? Quando si combatte una battaglia sarebbe bello farlo in modo leale. Il mondo Lgbt per la sua crociata ha deciso di puntare sul piagnisteo, usando l’espressione “diritti civili”. Usurpando un’espressione che nell’immaginario collettivo richiama immediatamente le lotte degli afroamericani, quelle sì, per i diritti civili, il movimento Lgbt compie però una profonda scorrettezza ideologica. I diritti civili, cioè le libertà di pensiero, espressione, associazione, elettorato non sono negati a nessun cittadino italiano, mentre l’oggetto delle richieste che ruotano intorno alla Cirinnà è tutto un altro. Lo ha capito qualsiasi osservatore onesto e sano di mente, lo ha dichiarato il Senatore Lo Giudice per esempio a “Le Iene” qualche sera fa: quello che vogliamo veramente è cambiare la visione sociale dell’omosessualità. Per poco non cadevo dalla sedia quando l’ho sentito ammettere a viso aperto, e da colui che della legge Cirinnà potrebbe essere, a occhio e croce, l’ispiratore. Ora, questo mi sembra un obiettivo onesto, qualcosa che ha un nome chiaro; sarebbe stato leale ammetterlo fin dall’inizio. Adesso che le carte sono scoperte ci si può confrontare a viso aperto, e senza vittimismo.

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Buon viaggio Piero Buscaroli !

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Per il cuore hanno ammazzato Gabriele

Segnalazione della Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

Gentili Soci e Simpatizzanti,

Piero Buscaroli, giornalista e scrittore amico, intransigente e ostile ad ogni compromesso se n’è andato il 16 febbraio scorso all’età di 85 anni. Sprezzante del potere e del conformismo, l’aspro e avventuroso Buscaroli non si fa raccontare, non lo accetterebbe, per questo lo onoriamo con le sue stesse parole che al tempo aprirono tra noi un ponte d’amicizia.

Scrisse spontaneamente il 31/1/98 su Il Giornale in merito al caso di Gabriele, neonato anencefalico, “illegalmente donato”. Caso che la Lega Antipredazione aveva denunciato pubblicamente e al Tribunale dei minori di Torino.

Per il cuore hanno ammazzato Gabriele” (articolo allegato)  scolpisce un pensiero di certezza etica che, dopo contatti con la Lega Antipredazione, esplose in un nuovo documento dal titolo “E adesso è arrivata la macellazione di Stato dei corpi umani“.

Buon viaggio Piero!

Gli Amici della Lega Antipredazione

www.antipredazione.org

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