Il gay village si trasforma in college per diffondere il gender

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

gay village

di Alfredo De Matteo

Prosegue senza soluzione di continuità l’opera demolitrice dell’ordine naturale da parte delle lobby gay, che lungi dall’accontentarsi dei risultati ottenuti a livello giuridico puntano dritto verso il loro principale obiettivo: giungere alla completa normalizzazione del comportamento contro natura. In tal senso, la manifestazione romana nota come Gay Village si pone come uno dei più importanti eventi culturali nazionali che vede come protagonista il mondo omosessuale e le sue assurde rivendicazioni.

Quest’anno il Gay Village giunge alla quindicesima edizione e come di consueto sceglie un tema specifico di propaganda, che questa volta è la teoria del gender nelle scuole. Il direttore artistica dell’evento capitolino, Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, spiega in un’intervista all’Ansa il motivo di una tale scelta: «Nei tre mesi della kermesse parleremo chiaramente delle unioni civili, ma toccheremo anche l’argomento che per qualcuno è diventato un incubo, quello del gender nelle scuole».

L’obiettivo sembra evidente: incassata la vittoria sulle unioni civili le lobby gay puntano a tranquillizzare l’opinione pubblica circa un tema niente affatto facile da promuovere a livello sociale ma decisivo per le sorti della moralità, ossia l’indottrinamento della gioventù alla teoria del gender a partire dall’ambito scolastico, reso possibile grazie anche alla complicità del mondo politico e istituzionale. Il programma della kermesse, per l’occasione trasformata in un college, prevede una serie di “lezioni” che verteranno sull’amore, la convivenza, la libertà, il rispetto e finanche la religione. Continua a leggere

GENDER: una rivoluzione linguistica contro la famiglia

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Segnalazione Corrispondenza Romana

LGBT-academic-expertise-University-of-Nottingham

di Tommaso Scandroglio

La Commissione per i diritti umani della città di New York ha stilato una lista di 31 termini da usare in ambito lavorativo per non discriminare le persone in ordine al loro orientamento sessuale e alla loro identità sessuale. Se il datore di lavoro intenzionalmente non osserverà questo elenco rischierà fino ad una multa di 125mila dollari.

Se oltre al dolo si accompagnerà anche un atteggiamento provocatorio, la multa salirà fino a 250mila dollari. I termini da usare corrispondono alla tavolozza immaginaria e fantastica di “generi” sessuali inventata a tavolino dagli ideologi della teoria del gender. Nella lista compaiono termini che ormai sono diventati usuali come “drag queen” (maschio che si traveste da donna usando abiti molto appariscenti) e “transgender” (persona che percepisce la propria sessualità come un qualcosa di fluido ed impreciso), parole però il cui significato rimane comunque e comprensibilmente oscuro ai più.

Poi vi sono altre parole la cui accezione è assolutamente sconosciuta a tutti: “agender” (privo di identità sessuale), “femme queen” (termine che dovrebbe indicare un maschio effeminato che ama travestirsi da donna usando abiti appariscenti), “hijra” (così vengono indicati i transessuali o i transgender dagli abitanti dall’Asia meridionale), “gender bender” (persona che ama trasgredire al comportamento previsto dal ruolo della sua identità sessuale) e “gender blender” (miscuglio di sessi). Quindi se il datore di lavoro si trovasse di fronte un dipendente “hijra” e non lo riconoscesse, potrebbe pagare multe assai salate. Continua a leggere

Modernismo e neo-paganesimo, due facce della stessa medaglia

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Modernismo e neo-paganesimo, due facce della stessa medagliaUn’analisi condivisibile per chi, come noi, conosce bene l’ambiente della cosiddetta “destra radicale”:

di Marco Sudati

Accade talvolta di imbattersi nell’equazione destra radicale = neo-paganesimo, data come certa da alcuni osservatori politici nostrani, i quali assumono come fatto scontato che l’ambiente umano appartenente all’area culturale e politica chiamata “destra radicale” (d’ora in poi anche DR), sia qualificabile come neo-pagano, in quanto esisterebbe un nesso inscindibile tra i valori coltivati in quell’ambiente ed una certa religiosità, o anelito al sacro, che si esprimerebbe in non ben definite modalità.

Ma il neo-paganesimo cos’è? È molto difficile identificare questa parola con una specifica confessione religiosa o con una specifica via al sacro. Il neo-paganesimo, in senso ampio, può essere inteso come l’adesione a concezioni religiose o sacrali della vita diverse dal cristianesimo e legate, o semplicemente riferite, a tradizioni pre-cristiane. Salvo rarissime eccezioni, rappresentate da persone che, con una certa cognizione di causa, si sforzano di praticare arcaiche forme di culto, la stragrande maggioranza di coloro che si definiscono pagani o neo-pagani altro non sono che soggetti contraddistinti da una certa visione sacrale della vita, la quale, però, non trova soddisfazione nel cristianesimo.

Spingendosi un pochino oltre, si può individuare nell’auto-divinizzazione una forma tipica di neo-paganesimo, riscontrabile in alcuni ambienti della DR. Forma che peraltro si esprime non tanto nella pratica di riti officiati da autorità religiose rappresentanti la continuità storico-dottrinale di un dato culto, bensì in convincimenti personali che portano taluni ad esercitare il culto di valori da incarnare in coerenti stili di vita; cosa che, di fatto, conduce ciascuno a diventare “legge a se stesso” e a costruirsi un’etica personale: una sorta di “fai da te”. Continua a leggere

Gli amici delle moschee turche

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Benedict & Mustafa Cagrici Grand Mufti of Istanbul pray in the Blue Mosque in 2006 in IstanbulSegnalazione del Centro Studi Federici

Il 29 maggio 2016, anniversario della caduta di Costantinopoli, una folla di maomettani ha rivendicato la riapertura di Santa come moschea. Nella stessa città Benedetto XVI (nel 2006) e Francesco (nel 2014) hanno pregato a piedi scalzi nella ‘moschea blu’ in direzione della Mecca.
 
Musulmani davanti alla “moschea” di S. Sofia per la conquista di Costantinopoli e la gloria neo-ottomana di Erdogan
 
La preghiera davanti alla basilica, trasformata in museo, guidata da un imam saudita della Mecca. Essi cercano di raccogliere milioni di firme per costringere il governo a riaprirla come moschea. Le celebrazioni della conquista di Costantinopoli iniziarono negli anni ’50 con Adnan Menderes, deposto negli anni ’60 e impiccato. Erdogan ha ripreso le feste in memoria della conquista pr coronare il suo sogno neo-ottomano.
       
Istanbul (AsiaNews) – Migliaia di musulmani hanno domandato di poter pregare nell’antica basilica cristiana di Santa Sofia, esigendo che essa venga trasformata in moschea.

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Nasce la Guardia Nazionale Russa

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guardia nazionale russa

Segnalazione di Federico Prati

 

Il 6 aprile 2016 il Presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la creazione di una nuova unità: la Guardia Nazionale Russa. Nata dalla fusione dei reparti SOBR e OMON e da altre truppe prima appartenenti al Ministero degli interni, avrà tra i suoi compiti quelli di salvaguardare l’ordine pubblico, combattere il narcotraffico e il terrorismo

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Video pellegrinaggio Osimo ­ Loreto

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Segnalazione del Centro Studi Federici

 

Video pellegrinaggio Osimo – Loreto

 

Segnaliamo il primo dei video relativi alla XIII edizione del pellegrinaggio da Osimo a Loreto, che si è svolta sabato 28 e domenica 29 maggio 2016. A breve seguiranno gli altri video.

Fervorino di don Francesco Ricossa al sacrario di Castelfidardo:

https://www.youtube.com/watch?v=mij1BH6N3WE

http://www.sodalitium.biz/video-pellegrinaggio-osimo-loreto/

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Fuori Müller, dentro Schönborn

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Fuori Müller, dentro Schönborn. Il “papa” ha cambiato maestro di dottrina

Per Francesco la giusta interpretazione della “Amoris laetitia” non è quella del prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ma quella del cardinale austriaco. Eccone per la prima volta il testo integrale

di Sandro Magister


ROMA, 30 maggio 2016 – Il prefetto della congregazione per la dottrina della fede è sempre lui, il cardinale tedesco Gerhard L. Müller.

Il quale continua a svolgere con impegno il suo compito, da ultimo con il monumentale discorso da lui tenuto a Oviedo il 4 maggio per una corretta comprensione della “Amoris laetitia”, in sintonia con il precedente magistero della Chiesa sulla famiglia:

> Esercizi di lettura. La “Amoris laetitia” del cardinale Müller

Ma è sempre più evidente che per papa Francesco non è Müller ma è un altro cardinale il maestro di dottrina autorizzato a dare lumi sull’esortazione postsinodale: il cardinale Christoph Schönborn.

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Verso la fine dei negoziati di Ginevra

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di Thierry Meyssan

Verso la fine dei negoziati di Ginevra

Fonte: Voltairnet

Il coinvolgimento statunitense in Siria è sempre molto confuso. Benché il 22 febbraio John Kerry abbia patteggiato una cessazione delle ostilità e la Russia abbia ritirato i suoi bombardieri, la Turchia – membro della NATO – ha continuato a sostenere Daesh.
L’8 marzo la Russia ha presentato al Consiglio di sicurezza dell’ONU un rapporto che accusa Ankara di controllare un traffico di reperti archeologici a favore di Daesh [1].
Il 18 marzo ne ha presentato un altro con l’accusa di fornire armi e munizioni a Daesh [2].
In entrambi i casi, la Turchia ha «completamente smentito» queste asserzioni e ha accusato a sua volta la Russia di organizzare una manovra diversiva per «distogliere l’attenzione della comunità internazionale dalle vittime civili, dal caos e dalle enormi distruzioni causate dal regime siriano e dalle operazioni militari russe in Siria». Lo stato maggiore russo ha continuato rivelando che Ankara aveva appena lasciato entrare in Siria 9.000 nuovi jihadisti. Tuttavia, allora si sarebbe potuto pensare che la Turchia agisse da sola, senza render conto agli Stati Uniti.


Invece, il 7 aprile, il Dipartimento della Difesa statunitense ha fornito 2.000 tonnellate di armi a «gruppi armati moderati», delle quali circa 500 sono state immediatamente ridistribuite ad Al-Nusra (Al-Qa’ida) e altre 500 a Daesh [3].
In ogni caso, negli ultimi giorni il supporto della Turchia a Daesh sembra essersi improvvisamente ridotto.
Pare che Mosca, lontano da occhi indiscreti, abbia duramente protestato, tanto che John Kerry e Sergei Lavrov il 9 maggio hanno rilasciato una dichiarazione congiunta [4] nella quale esortano «tutti gli Stati ad attuare la risoluzione 2253 del 2015 del Consiglio di sicurezza, impedendo ogni sostegno materiale o finanziario all’ISIS (Daesh), al Fronte Al-Nusra o a qualsiasi altro gruppo qualificato come terrorista da parte dello stesso Consiglio di sicurezza, e di reprimere eventuali tentativi di questi gruppi di attraversare il confine della Siria».
Si sarebbe soprattutto convenuto che Washington stabilisca per i propri alleati una scadenza ai primi di luglio per raggiungere un accordo negoziato a Ginevra e che inoltre ritiri tutte le proprie forze armate, mentre la Russia porterebbe la portaerei Admiral Kuznecov al largo della Siria per riprendere, su scala ridotta, la sua campagna di bombardamenti delle organizzazioni terroristiche (ormai nuovamente armate) [5].
Tuttavia l’incertezza non è stata ancora definitivamente chiarita. Uno spiacevole episodio ha infatti contrapposto russi e americani alle Nazioni Unite riguardo all’Esercito dell’Islam (Jaysh al-Islam) e il Movimento Islamico uomini liberi di Sham (Ahrar al-Sham): mentre Mosca intendeva inserirli nella lista delle «organizzazioni terroristiche», Washington avrebbe voluto ancora considerarli come «gruppo armato moderato».
L’Esercito dell’Islam è una formazione finanziata dall’Arabia Saudita e inquadrata dai Servizi Aerei Speciali britannici (SAS). Inizialmente guidato da Zahran Alloush, ha seminato il terrore nei sobborghi di Damasco e ha minacciato la capitale per tre anni. Il suo leader, votato al culto di Osama bin Laden, si contraddistingueva per la sua crudeltà, facendo decapitare molti abitanti e usandone altri, chiusi in gabbie, come scudi umani. Alla fine le bombe penetranti dell’Aeronautica russa hanno avuto ragione del bunker sotterraneo costruito per ospitare il suo stato maggiore. Dopo un periodo di incertezza, uno dei diciassette collaboratori di Alloush, Essam Al-Boudani, ha preso temporaneamente il suo posto ma è stato subito estromesso a favore di un religioso wahhabita, lo sceicco Abu Abdarrahman Kaake. Questi ha favorito la nomina di un cugino di Zahran Alloush, Mohamed Alloush, alla guida della delegazione dell’opposizione saudita nei colloqui di pace intrasiriani a Ginevra. Quest’ultimo si è distinto facendo buttare giù dai tetti i siriani accusati di essere gay, laddove la Siria è l’unico stato arabo a rispettare la privacy e a non penalizzare gli omosessuali.
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Uniti contro la finanza

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ammaraga

Segnalazione Arianna Editrice

di Emanuele Porcelluzzi

Il termine crisi può apparire come utilizzato in maniera soverchia, ma è pur vero che si permane in uno stato di crisi perenne, ove l’austerità non è una soluzione a problemi quali l’instabilità dei sistemi economici, le disuguaglianze e la scarsa crescita. A rendere difficile la situazione ci pensano le problematiche connesse alla sicurezza dell’Occidente, il supporto e il finanziamento di gruppi paramilitari in Medioriente, nel tentativo di conseguire cambi di regime, tesi a garantire l’approvvigionamento delle materie prime energetiche a beneficio dell’Occidente, ma ciò è causa, sovente, del peggioramento delle situazioni in atto. Si presume che, nei prossimi anni, possano verificarsi strategie opposte di riconciliazione e di scambi commerciali, mirate ad assicurare risultati di gran lunga migliori di quelli che si ottengono mercé sanzioni e ostracismi. La socialdemocrazia è quasi morta e ha preso il suo posto la finanziarizzazione, il motore che alimenta le diverse dinamiche mediante le quali si dispiega oggi l’egemonia neoliberista ed è una sorta di nemico comune di conflitti, in apparenza, animati da obbiettivi diversi. E’ possibile, comunque, che l’opposizione alla finanziarizzazione possa divenire l’elemento, capace di legare le battaglie diverse e, di conseguenza, di realizzare un fronte comune politico ovvero un’alleanza contro la finanza. Poi il tema delle disuguaglianze e dell’effettività dei sistemi democratici sono importanti nella contestazione del potere e della legittimità del neoliberismo, inteso come sistema. La sfida, dopo gli anni di ascesa del neoliberismo, è quella di realizzare un nuovo modo di pensare e di agire, che permetta di unificare le diverse battaglie e di collegare le persone impegnate in ciascuna di esse. E’ necessario tutelare la diversità, la specificità di ciascuna sfera della vita e il riconoscimento di quelli che debbono essere i concetti guida e fondamentali come la giustizia, l’uguaglianza e la democrazia.

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La manipolazione della masse nelle democrazie occidentali

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simmie

di German Gorraiz Lopez

Fonte: controinformazione

Edward L. Bernays, nipote di Sigmund Freud ed uno dei pionieri nello studio della psicologia delle masse, scrisse a suo tempo nel suo libro “Propaganda” del 1928, “La manipolazione deliberata ed intelligente delle abitudini consolidate e delle opinioni delle masse è un elemento importante nelle società democratriche. Coloro che riescono a manipolare questo meccanismo occulto della società costituiscono un governo invisibile che risulta essere il vero potere che dirige il nostro paese.

Siamo governati, le nostre menti sono conformate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee suggerite, in grande misura per mezzo di uomini dei quali non abbiamo mai sentito parlare”.  Allo stesso modo, le fondamenta ed il sostegno di tutti i sistemi di governo si trovano nella “manipolazione dell’opinione pubblica”, nell’affermare che “i Governi, che siano monarchici, costituzionali, democratici o comunisti, dipendono dall’acquiescenza dell’opinione pubblica per portare a compimento i loro sforzi e, di fatto, il Governo è un Governo soltanto in virtù di queta acquiescenza pubblica”.

In un altro dei suoi libri, “Cristallizzando l’opinione pubblica”, l’autore interpreta i meccanismi cerebrali del gruppo e l’influenza della propaganda come metodo per unificare il suo pensiero e portare gradualmentele le masse verso un “pensiero unico”. Così, secondo le sue parole “la mente del gruppo non pensa, nel senso stretto della parola. Invece dei pensieri manifesta impulsi, abitudini ed emozioni” . Nel momento di decidere, il suo primo impulso è normalmente quello di seguire l’esempio di un leader in cui confida. Questo è uno dei principi più fermamente stabiliti per la psicologia delle masse”, per cui la propaganda dell’establishment sarà diretta non al soggetto individuale ma al Gruppo in cui la personalità dell’individuo unidimensionale si diluisce e rimane avvolta nei ritagli delle false aspettative create ed nelle ansie comuni che la alimentano.

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Spagna: Sindaco toglie Via Crucis: «Offende islam»

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Natalia Nuñez, socialista, è appena stata eletta alla guida di Cenicientos, piccola città della provincia di Madrid. Tra i primi provvedimenti presi, in qualità di sindaco, c’è stato quello di smantellare la Via crucis che univa il paese al santuario Nuestra Señora del Roble, patrona della città.

«MANCANZA DI RISPETTO». Che cosa ha giustificato tanta furia iconoclasta? La Via crucis – a cui Nuñez si è riferita nelle interviste chiamandola «queste pietre» – rappresentava per il sindaco una «mancanza di rispetto» nei confronti dei non credenti e di coloro che «professano la religione e la cultura musulmane». Ma distruggerla non è forse una mancanza di rispetto verso i cattolici? Per il sindaco, no.

DISCRETE E GRATUITE. L’intervento è tanto più incredibile se si considera che la Via crucis era composta da piccole stele di pietra, neanche munite di croce, con sopra indicate le stazioni in numeri romani. Inoltre, la loro costruzione era appena stata finanziata dal piano culturale “Prisma” della provincia per un totale di 3.000 euro. Non erano costate niente al Comune, che però le ha distrutte a soli tre mesi dalla posa. Un comitato di cittadini ha organizzato una raccolta firme, che sono state consegnate oggi al Consiglio comunale: chiedono che la Via crucis venga rimessa al suo posto.

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E’ disponibile il numero 10 (29 maggio 2016) di Sursum Corda

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 SURSUM CORDA

Dio sia lodato!

Sul nostro sito è disponibile il numero 10 del 29 maggio 2016 di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata agli Associati, oppure si può acquistare sul nostro MiniShop in cartaceo o PDF.

Preghiamo per le nostre famiglie e per le intenzioni della nostra Associazione, affidandoci alla protezione di san Giovanni di Dio. Ossequi, Carlo Di Pietro.

Associazione di volontariato No Profit  C.da Piancardillo, snc – 85010 Pignola  Provincia di Potenza (ITALIA) Redazione: editoria@sursumcorda.cloud 

L’Asia rischia la guerra per l’acqua – La Stampa

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ASIA

Segnalaizone di Maurizio-G. Ruggiero

maurizio molinari

La siccità record che affligge il delta del Mekong è all’origine di tensioni tali fra Pechino e le nazioni dell’Indocina da suggerire il rischio di possibili conflitti per l’acqua dolce in Estremo Oriente.

Il delta del Mekong è alla prese con la peggiore siccità degli ultimi cento anni, causata secondo l’Ente federale americano per gli Oceani (Noaa) dal fenomeno meteorologico «El Nino» ovvero un insolito aumento delle temperature oceaniche nel Pacifico Equatoriale. In aprile si è registrata la più intensa ondata di calore degli ultimi 137 anni ed il governo del Vietnam afferma che le acque del Mekong sono scese ai livelli più bassi dal 1926. La siccità investe l’intero corso del grande fiume che si snoda lungo oltre 4300 km dal Tibet fino alla Thailandia ed al Mare della Cina Meridionale, causando gravi danni soprattutto all’agricoltura in Cambogia, Laos, Thailandia e Myanmar oltre al Vietnam, che sta soffrendo le conseguenze peggiori. Nel primo trimestre dell’anno il Pil di Hanoi si è ritratto – dal 6,17% precedente al 5,6% – per effetto dell’impatto della carenza di acque sull’agricoltura, maggior fonte di sostentamento per i suoi circa 90 milioni di abitanti. Il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti ritiene che la produzione di riso dell’Indocina – pari al 13 per cento del totale globale – ne risentirà, portando a un aumento dei prezzi ai danni in gran parte dell’alimentazione dei Paesi poveri.

La Cina ha risposto a tale emergenza annunciando il rilascio di maggiori quantità d’acqua dalla diga di Jinghong, ma ciò ha prodotto un effetto negativo perché il Vietnam ritiene che la carenza d’acqua sia aggravata proprio dalla presenza di sei grandi dighe che Pechino ha costruito nell’alto corso del Mekong, sull’altopiano del Tibet che controlla. Per Niwat Roykaew, presidente del gruppo ambientalista Chiang Khong, «la Cina trattiene con le dighe le acque raccolte nella stagione dei monsoni dai ghiacciai impedendo al livello del fiume di salire come il suo ciclo naturale prevede» con il risultato di far diminuire le acque esercitando quella che il geostratega indiano Brahma Chellaney definisce «una forte pressione sulle nazioni asiatiche attraversate dal Mekong e da una miriade di fiumi minori che ne discendono». Poiché l’Asia è il Continente con il maggior numero di dighe – solo in Cina ve ne sono 90 mila – la minor quantità di acqua dolce pro capite e alcuni dei livelli più alti di inquinamento idrico, quanto sta avvenendo lungo il corso del Mekong suggerisce il rischio, secondo un recente studio dell’«Australian National University», di «conflitti fra nazioni innescati da dispute sulle acque dolci a causa del sistema di dighe costruite da Pechino alle sorgente dei grandi fiumi asiatici che si trovano nella regione dell’Himalaya». Per avere idea del domino di conseguenze basti pensare alla forte ostilità con cui il Vietnam ha accolto il progetto del Laos di costruire in tempi brevi ben 11 dighe sul tratto del Mekong che attraversa il proprio territorio. La Cina da parte sua è anch’essa alle prese con un’emergenza-acqua che, secondo uno studio del ministero delle Risorse idriche di Pechino, è testimoniata dalla scomparsa di circa il 55 per cento degli oltre 50 mila fiumi che la attraversavano negli Anni Novanta. La Banca Mondiale ritiene che la carenza d’acqua in Cina sia una conseguenza della brusca accelerazione della crescita attraversata negli ultimi anni e l’Unicef conferma tale lettura attestando che dal 1990 circa 593 milioni di cinesi hanno avuto accesso a maggiori quantità di acqua nelle loro case e città. Il contenzioso sulle risorse idriche in Estremo Oriente diventa così il risultato della sovrapposizione fra crescita cinese, surriscaldamento del clima e rivalità nazionali trasformando l’Asia nel palcoscenico di una nuova tipologia di crisi.

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Islam, figlia convertita di Barbato: “Ispirata da video col nome Allah sulle angurie”

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https://www.youtube.com/watch?v=L1ae3MIVmso&feature=player_embedded

“Come è nata la mia conversione all’Islam? Su youtube vedevo il nome di Allah sugli animali, sulla frutta, sulle angurie. Queste cose mi intrigavano. Erano tutti segnali e ho capito che quella era la vera religione“. Così Manuela Barbato, figlia dell’ex deputato Idv Franco, spiega ai microfoni de La Zanzara, su Radio24, la genesi della sua conversione all’Islam. La giovane, che ora si fa chiamare Aysha, viene introdotta proprio dal suo noto papà, ora impegnato nella corsa per diventare sindaco a Camposano (Napoli). “Per chi come me ha fatto l’asilo e le scuole elementari nelle suore, il liceo coi preti al seminario” – rivela l’ex parlamentare Idv – “accettare la conversione di mia figlia all’Islam non è stato facile. E’ una musulmana integralista, non dà, per esempio, la mano agli uomini. Neanche a me, come è successo in Chiesa, in occasione dei funerali della nonna: per lo scambio del segno di pace non ha dato la mano a me e ai suoi fratelli, Arcangelo e Amedeo (ex tronista di “Uomini e donne”, ndr)“.

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Le grandi contraddizioni della Lega

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Poche idee e parecchio confuse, dalle parti della Lega spira una brezza carica di umori di fogna. Speravamo di meglio. Sul serio

(Giorgio Nigra) – Matteo Salvini è sempre più costretto a improbabili salti mortali per tenere insieme un discorso anti-sistema e una prassi politica che più sistemica non si può. Perché parlare come Le Pen e allearsi con Sarkozy, usare gli argomenti di Hofer e poi andare a braccetto con Van der Bellen, comporta un bel po’ di problemi di linea politica.

Il caso di Milano è emblematico: la Lega, qui, è intruppata insieme a tutto il centrodestra nel sostegno al più anonimo, moderato, conformista candidato che possa esistere: Stefano Parisi. Uno che si distingue dal suo avversario, Beppe Sala, solo se c’è un sottopancia a ricordarne il nome, altrimenti aspetto e argomenti sono esattamente identici. Ecco, allora, che Salvini, per salvare la faccia, è costretto a provocare: “Vediamo se sul referendum vorrà stare con l’Italia libera o quella schiava”. Questo modo di porre gli esponenti politici di fronte alle loro contraddizioni, con piglio incalzante e anche un po’ spazientito, è però di solito riservato agli avversari, non agli alleati. Insomma, se Salvini temeva che Parisi fosse un fan della “Italia schiava”, perché ha deciso di sostenerlo?

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