Spunta la pista che da Etruria porta alla Fondazione di Renzi

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La banca era socio privato di un’azienda aretina che finanzia la «Open», il braccio economico del premier a sostegno delle sue campagne elettorali e di tutte le Leopolde

Tra le altre cose la Fondazione è quella che ha organizzato (e pagato) le Leopolde. Questi soldi sono arrivati alla Fondazione attraverso una società, fondata dagli azionisti della fallita Banca Etruria, l’Intesa Aretina Scarl, di cui la banca è uno dei soci privati insieme a Mps. L’azienda fondata nel 1999 gestisce il servizio idrico integrato di 31 comuni nell’Alto Valdarno e il suo nome compare sul sito della Fondazione Open, tra i finanziatori: un bonifico da 15mila euro. «È gravissimo che Renzi abbia varato il salva-banche dopo aver ricevuto quei soldi da Banca Etruria che maggiormente ne ha beneficiato – commenta il consigliere regionale della Toscana, Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) – Il conflitto d’interessi non coinvolge soltanto Maria Elena Boschi, ma lo stesso Matteo Renzi».Renzi ha sostenuto quattro campagne elettorali (in cinque anni): due nel 2009 (primarie e amministrative a Firenze), una nel 2012 e un’altra nel 2013. Il tutto senza sostegno economico da parte del Pd, rimborsi elettorali, né fondi pubblici. Dunque, Renzi dove li ha trovati i soldi? Il deus ex machina di tutto il sistema di reperimento fondi, è il solito Marco Carrai al quale Renzi vorrebbe affidare la cybersecurity del governo. Da sempre fundraiser del premier, ha fondato insieme ad Alberto Bianchi, avvocato di Renzi, la Fondazione Big Bang. Dal 2007 la premiata ditta Carrai&Bianchi ha messo in piedi una galassia di associazioni, società, imprese e contatti che ruotano attorno a Renzi. Insieme hanno racimolato oltre quattro milioni di euro per coprire le spese della corsa alla guida del Paese del loro amico. Lo dimostra l’elenco dei finanziatori della Fondazione Big Bang, fondata dallo stesso Carrai il 2 febbraio del 2012. Nel 2013 (anno della conquista della segreteria del Pd) la Fondazione ha raccolto 980mila euro. Nel 2015 era a due milioni e 800mila.Il consiglio direttivo della Fondazione era composto oltre che da Bianchi (presidente) e da Carrai (segretario generale), dai consiglieri Giuliano da Empoli, Federico Berruti, Ernesto Carbone e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. L’11 novembre 2013 la Fondazione Big Bang si trasforma in Open sempre con Bianchi e Carrai ai vertici, ma con una diversa composizione del consiglio direttivo che, oltre a Lotti, vede spuntare come segretario generale, la ministra Maria Elena Boschi che ha portato Banca Etruria dentro la Fondazione. Carrai in quegli anni ha organizzato diverse cene di raccolta fondi (Milano, Firenze, Roma) con la finanza che conta, alle quali partecipavano anche i vertici di Banca Etruria e di Banca Federico Del Vecchio (acquista nel 2006 da Etruria).Scorrendo la lista dei finanziatori si scoprono nomi e numeri interessanti: il finanziere di Algebris Davide Serra insieme alla moglie Anna Barassi ha dato a Renzi la bellezza di 225mila euro. Paolo Fresco, ex presidente Fiat con la moglie ha donato 50mila euro e Jacopo Mazzei, ex presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, 10mila euro. Alberto Bianchi (30.400 euro), Maria Elena Boschi (8.800), Luca Lotti (9.600), il segretario Pd toscano Dario Parrini (12.600), il direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis (6.400), Simona Bonafè 4mila euro come Ermete Realacci, Francesco Bonifazi (12.800), Ernesto Carbone (20mila), Davide Faraone (1.600), il sindaco di Firenze Dario Nardella (6.600), 7.800 euro per Ivan Scalfarotto e 4.800 per Yoram Gutgeld. Spicca per taccagneria il neo nominato direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto che ha ringraziato Renzi con sole 250 euro. Ogni favore ha un prezzo.

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Il “vescovo” di Treviso incassa 6 milioni e mezzo di Euro con il BUSINESS DEI PROFUGHI!

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I seminari non sono vuoti. E la diocesi è stata l’unica istituzione a fare appieno la sua parte in tema di accoglienza dei migranti

Treviso
06:40 del 25/04/2016
Scritto da Carmine

Vescovo Treviso incassa 6.387.500 euro con i profughi

I seminari non sono vuoti. E la diocesi è stata l’unica istituzione a fare appieno la sua parte in tema di accoglienza dei migranti. È la ridicola reazione del mullah vescovo di Treviso, tal Gianfranco Agostino Gardin, contro la Lega e il M5S.

Ne ha per tutti: per i sindaci che non collaborano con l’invasione e il suo business, per le forze politiche che non assecondano gli affari della Curia, per il governatore Luca Zaia che accusa la Chiesa di non voler mettere a disposizione il seminario “vuoto”. Ma ovviamente, intendeva ‘gratis’: sappiamo tutti che la Chiesa di Bergoglio fornisce volentieri i suoi immobili esenti da Imu a 35 euro a ‘profugo’ in pensione completa.

Il Vescovo affida la sua replica a un’intervista trasmessa dal telegiornale di Tv2000, la tv della Conferenza episcopale italiana. Che si mantiene con l8 per mille.

E dopo aver ricordato che il 2014 e il 2015 la Caritas trevigiana ha accolto oltre 500 persone – «nessuna istituzione in Provincia di Treviso ha fatto questo, non certo i Comuni che hanno opposto una grande resistenza» – dice: «I nostri seminari non sono affatto vuoti. Certo non ci sono i seminaristi come un tempo, però sono ambienti utilizzati dalle diocesi in tanti modi. Suona un po’ strano puntare il dito contro le diocesi. Gran parte dei profughi arrivati a Treviso sono stati accolti in situazione d’emergenza e urgenza dalla Caritas».

Specifica poi che i seminari vengono utilizzati per ospitare scuole di teologia, biblioteche, musei diocesani: «Non è vero che i seminari sono vuoti. Se si dice questo bisognerebbe dire “Perché non ospitarli nelle scuole?”».

In realtà, caro Gardin, il tuo amichetto Renzi li ospita già, nelle nostre scuole. Forse la notizia non è arrivata nelle lussuose stanze della Curia trevigiana.

Poi si scaglia contro Stefano Marcon, primo cittadino di Castelfranco: «La nostra diocesi ha una scuola che è stata chiusa. Abbiamo proposto di collocare in questo edificio un certo numero di profughi. Da parte del Comune c’è stata una resistenza totale: con i controlli delle Usl e le verifiche sulle norme». Ma pensa, un sindaco che rovina il business al signor vescovo, che pretende di fare rispettare le norme: ma siamo pazzi?

«Ci fanno soffrire queste reazioni che imputano alla Chiesa una latitanza perché noi in realtà, senza fare molto chiasso, cerchiamo di stimolare una solidarietà. Stiamo portando avanti un progetto di presenze diffuse, non di gruppi numericamente troppo consistenti perché ci rendiamo conto che la gestione diventa difficile».

Fate business. Solo uno sporco business sulle spalle dei cittadini. Fate schifo.

Chissà come mai, i giornali solitamente anti-cattolici come Repubblica non evidenziano queste marchette. Perché sono azioni non cattoliche.

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BREXIT SI’: VOCI DI GUERRA E INGANNI INAUDITI… «REMAIN»

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Manca pocoL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Come si sa, i governi delle nazioni, o meglio, quelli che governano i governi, sapevano che per scatenare una guerra dovevano coinvolgere le genti; motivarle con ragioni forti poiché guerre causano morti e perdite d’ogni genere.  Perciò ricorrevano al martellamento della propaganda e questa, se necessario, alle «false flag» per costruire la motivazione che non c’era o non era abbastanza forte. La storia di queste false provocazioni del «nemico» designato è la più truce e maledettamente ingannevole; le più recenti evocano arsenali di armi per la distruzione di massa, magari dello stesso popolo che tale governo nemico dice di difendere, ma che altri poteri – detti democratici – dicono che andranno difesi da loro. Insomma, una guerra per il diritto di liberare e difendere popoli che poi devono scappare dai liberatori!

Ci voleva ora un motivo molto più reale e serio per chiamare alla guerra. Perché uso il verbo nel passato? Come si presentava ieri e si presenta oggi questo stato conflittuale che provoca guerre senza fine? Nel così detto Medio Oriente non devono sventolare motivi molto forti per scatenare una guerra, esse lì sono di casa dal tempo dell’Impero ottomano e quando questo è scemato è subentrata la questione palestinese; lì le guerre seguono una specie di «generazione spontanea». Sì, ma ora le conseguenze di esse arrivano in Europa, dove si respira di nuovo arie di guerra, ed è inutile fingere che non ci siamo e che non ci riguardi. Oggi, se non siamo alla vigilia di quella che, come spesso si dice, sarà la terza guerra mondiale, siamo alla vigilia di quella peggiore che, come lasciò sfuggire la regina Elisabetta, farà ricordare la IIª GG come un semplice buco nella strada. La prossima, che si può dire sarà la quarta, per non escludere la terza, la nominata Guerra fredda, che sembra vinta dal così detto Occidente, ma che fece comunque i suoi milioni (45?) di morti fra la fine della IIª GG e la caduta del muro di Berlino, potrebbe superarle tutte per quanto riguarda devastazione e numero di vittime. Continua a leggere

Cameron si dimette: “Penso che il Paese abbia bisogno di un nuovo leader”

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Cameron si dimette: Penso che il Paese abbia bisogno di un nuovo leader

David Cameron con la moglie Samantha rientra a Downing Street dopo la dichiarazione (Afp)

David Cameron annuncia le dimissioni dopo la vittoria della Brexit. Il premier britannico, in una dichiarazione da Downing Street, dice: “Penso che il Paese abbia bisogno di un nuovo leader”. Ed ilnuovo primo ministro sarà eletto “in ottobre”, al congresso del Partito conservatore. Cameron chiarisce anche che sarà “il nuovo primo ministro a condurre i negoziati” per l’uscita dall’Unione Europea.

“Il popolo britannico ha votato per l’uscita dall’Unione Europea, la sua volontà sarà rispettata”, ha detto Cameron. “Assicuro ai mercati ed agli investitori che l’economia è fondamentalmente forte”, ha aggiunto. “E rassicuro i cittadini britannici che vivono all’estero ed ai cittadini europei qui che non ci saranno cambiamenti immediati”, ha precisato.

“Sono stato assolutamente chiaro sulla mia convinzione che la Gran Bretagna è più forte, sicura e prospera all’interno dell’Unione Europea – ha sottolineato Cameron nella sua dichiarazione – Ed ho chiarito che il referendum era solo su questo, non sul futuro di alcun singolo politico, nemmeno il mio”. Tuttavia, ha ammesso il premier, “il popolo britannico ha preso la decisione molto chiara di intraprendere un percorso diverso e per questo penso che al Paese serva una nuova leadership per portarlo in questa direzione”. Continua a leggere

Pirateria giudaica

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920x920Segnalazione del Centro Studi Federici

La storia dei pirati giudei al servizio delle potenze protestanti per assalire e depredare le navi degli stati cattolici.
 
Le incredibili avventure dei pirati ebrei dei Caraibi
 
Una storia poco nota: i mari delle Antille erano solcati da corsari ebrei. Le loro navi avevano nomi eloquenti come “Lo scudo di Abramo”
 
Chi visitando le isole dei Caraibi, potrebbe trovarsi di fronte a un fenomeno curioso: vecchie tombe di pirati con incide, sulle lapidi, stelle di David e scritte ebraiche. Come si spiega? Nel modo più semplice possibile: erano ebrei.
Non è molto noto (e, del resto, la questione è ancora dibattuta), ma la pirateria era praticata anche da diversi ebrei. Alcuni, poi, erano riusciti a distinguersi per le imprese compiute e i successi ottenuti. Erano spinti da desiderio di guadagno e avventura, ma anche dalle crescenti difficoltà che incontravano in Europa. Per capirsi, proprio mentre Cristoforo Colombo sbarcava in America (e ancora non sapeva dove fosse finito), re Ferdinando di Spagna aveva ordinato l’espulsione di tutti gli ebrei dal regno. Molti fuggirono a est, verso l’impero ottomano (che era molto più tollerante), altri tentarono la sorte nel nuovo mondo.
Qui, in poco tempo si inventano ogni tipo di lavoro. Diventano coltivatori di zucchero, mercanti, politici – nel 1800, per capirsi, il Parlamento della Giamaica, unico al mondo, non teneva sedute il sabato per rispettare il shabbat. Divennero anche pirati.

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Dopo gli uomini-cane e la legittimazione del sesso tra uomini e animali, ecco arrivare il Principe Henry

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Segnalazione Redazione BastaBugie

Distrutta l’idea di normalità, intesa come fine vero ed autentico di ogni creatura, i concetti di bene e male ormai si equivalgono

 

di Rodolfo de Mattei

Dal Regno Unito arriva la favola LGBT per bambini del “Principe Henry”, ideata dal giovanissimo attivista inglese Olly Pike, che racconta la storia di un amore gay dove il futuro monarca, sorprendendo genitori, amici e sudditi e infrangendo ogni tradizione millenaria, porterà sull’altare un affascinante ragazzo. Pike spiega sul suo sito web come l’intenzione sia quella di “educare” le nuove generazioni fin da piccoli al “diktat etico” che vuole rimuovere dalla società l’idea di eteronormatività, intesa come norma eterosessuale: “Il modo migliore per porre fine alle discriminazioni è quello di iniziare a parlarne con i più piccoli. Abbiamo il dovere di insegnare la tolleranza, l’amore e il rispetto. (…) E’ incredibile guardare indietro e osservare a che punto è arrivata la comunità LGBT in termini di accettazione, in quello che è una società molto ‘eteronormativa’. Da tutti i punti di vista questo è un enorme trionfo e possiamo solo ringraziare coloro che sono venuti prima di noi e coloro che sono ancora i difensori dei diritti LGBT”. NON CI DEVE ESSERE UN’IDEA DI “NORMALITA'” Il punto chiave, secondo il giovanissimo attivista gay, è cancellare l’idea stessa di “normalità”: “La cosa grande riguardo il mondo in cui viviamo è che le famiglie LGBT stanno diventando sempre più importanti e che la loro accettazione sta diventando ‘normale’. E ‘un testamento enorme, e bello di ciò che l’amore, la gentilezza e l’accettazione possono creare. Io sono però sempre pronto a ricordare alle persone che, sebbene ci sia ancora, non ci dovrebbe essere un concetto di ‘normale” (…) Non esiste un modo corretto per innamorarsi, per crescere una famiglia, di vivere una vita, ma c’è sicuramente più di un modo”. Il creatore della fiaba gay per bambini afferma dunque chiaramente come l’obiettivo del suo racconto sia quello di inculcare nella testa dei più piccoli, fin dall’infanzia, l’idea che un amore si equivale all’altro, “non ci dovrebbe essere un concetto di ‘normale”‘, in quanto quello che conta è il sentimento e la gentilezza. UN ITER LOGICO Distrutta l’idea di normalità, intesa come fine vero ed autentico di ogni creatura, i concetti di bene e male si equivalgono e si confondono tra loro. Il devastante messaggio che si vuole dare ai bambini è che non esiste un progetto umano autentico che vuole che l’uomo si senta attratto e s’innamori di una donna, ma che qualsiasi altro progetto soggettivo è parimenti valido. Non c’è un’unica strada giusta percorribile ma infinite strade, stradine e viuzze sulle quali è possibile avviarsi (anche a folle velocità contro mano) secondo il proprio “fiuto” e “orientamento” e i soggettivi e sempre mutevoli istinti. E’ logico ed evidente come tale esasperata visione relativista, che promuove e legittima un “girovagare” senza senso, o meglio senza “buon senso”, porterà le persone più fragili a “smarrire la bussola” e imboccare aberranti strade senza uscita come quella degli uomini-cane [leggi TRANS-GENDER SORPASSATO, E’ DI MODA IL TRANS-SPECIES, clicca qui, N.d.BB] o del bestialismo [leggi DOPO GLI UOMINI-CANE IN GRAN BRETAGNA, IN CANADA LEGITTIMATI GLI ATTI SESSUALI TRA UOMINI E ANIMALI, clicca qui, N.d.BB].

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Ritroviamo la nostra identità. Sapendo cos’è.

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L’aborto libero e legale –  grande “conquista delle donne” –  in Gran Bretagna ha trovato un particolare favore tra le comunità di origine indiana e pachistana:  che l’ha usato come  mezzo gratuito e  pulito  per eliminare le nasciture femmine,  che in quella culture  sono un peso  morto e un costo economico  in pura perdita, perché vanno fornite dalla loro famiglia di una dote esosa che godrà, poi, la famiglia del marito.

Ecco un caso spaventoso in cui ciò che nella nostra società progressista  è passata come “conquista”  del femminismo,  un diritto civile  per “la liberazione della donna”, viene  strumentalizzato da altre colture etniche venute in Occidente, per perpetuare il più tribale oscurantismo  che decreta l’ inferiorità femminile, anzi perfezionandolo: quello che là è infanticidio, qui è aborto selettivo fornito dal servizio sanitario nazionale nell’asettico ambiente ospedaliero. Una strage delle innocenti   (altro che femminicidi!) nell’Occidente ‘avanzato’.

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Austria: I conti non tornano nel voto delle presidenziali di maggio: le testimonianze degli scrutatori

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Segnalazione di Raimondo Gatto

Sarebbe questo il racconto degli scrutatori austriaci in udienza per il processo scaturito dal ricorso presentato dai populisti della Fpöper annullare il voto del 22 maggio scorso.

Da un seggio in provincia di Vienna uno scrutatore ha raccontato che i conti non tornavano, che mancavano all’appello tre schede, ma che i colleghi si sarebbero rifiutati di ricontarle: “Erano sfiniti e volevano andare in pausa pranzo”. Le schede sono state annullate. A un giudice incredulo è scappato: “E certo, bisognava andare in pausa pranzo!”. Come racconta Repubblica, la situazione appare abbastanza paradossale. I racconti lasciano spazio al sospetto di presunti brogli durante le fasi dello spoglio. Tre scrutatrici infatti hanno aperto 1500 buste delle 9523 arrivate prima delle 9 di lunedì mattina – vietato, in teoria – e hanno giustificato la decisione con le esortazioni arrivate direttamente dal ministero di fare in fretta. Un responsabile ha raccontato “mi hanno detto che il ministro dell’Interno voleva annunciare il risultato”.

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La questione dell’immigrazione secondo la Chiesa ed il Tomismo

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di Carlo Di Pietro

Le questioni dell’immigrazione e dell’accoglienza, particolarmente sentite ai nostri giorni, furono affrontate con sapiente lungimiranza dalla Chiesa e, a seguito della civilizzazione dei popoli, dai nobili Sovrani e Principi cattolici. Si rassegnino i “negazionisti” e tuttologi di professione sfornati dalle logge, poiché la Chiesa, in quanto designata custode della morale (2° diritto/dovere) e vigile dell’ordine sociale, ha sempre indirizzato i Re ed i Governanti alla responsabile amministrazione delle migrazioni.

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I tanti muri che le Comunità erigevano, tutti insieme, figuravano, sotto il segno della Croce, quella equilibrata carità tanto gradita a Dio, parimenti molto fruttuosa per i popoli dell’Impero. Così fu e così è stato, a tratti più o meno evidenti, fin dal fatidico episodio di Ponte Milivio con la frase narrata da Eusebio di Cesarea nella Vita di Costantino: «In hoc signo vinces»!

San Pietro ha affermato: “È proprio vero che Dio non fa distinzione di persone; ma che tra qualunque gente, chi lo teme e pratica la giustizia gli è accetto” (S. Th. Iª-IIae q. 105 a. 3 arg. 1). Nell’Esodo si legge: “Non opprimere il forestiero e non l’affliggere: anche voi infatti foste forestieri nella terra d’Egitto”; ed ancora: “Non darai molestia al forestiero: voi infatti conoscete il suo stato d’animo, perché foste voi pure forestieri in Egitto” (Ibid., 3 arg. 3).

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Vittoria a sorpresa del Leave, è Brexit: gli inglesi lasciano l’Ue

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BREXIT

IN ITALIA SAREBBE L’UNICO REFERENDUM DA FARE. INFATTI NON SI FA…

Londra – Alle 7 del mattino quello che era ormai evidente diventa ufficiale: il Regno Unito ha votato per lasciare l’Europa. I favorevoli all’uscita della Gran Bretagna dall’Europa hanno vinto il referendum con una percentuale che si avvicina al 52% e vantaggio di oltre un milione di voti. Il leader storico degli euroscettici dell’Ukip, Nigel Farage (foto) , l’unico a sbilanciarsi in una raffica di dichiarazioni durante lo spoglio, canta apertamente vittoria: «Questa è l’alba di un Regno Unito indipendente, oggi è il nostro Independence Day, è arrivato il momento di liberarci da Bruxelles».

Brexit, che cosa succede dopo il “Leave”: i 4 nodi che fanno paura (agli europeisti…)

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Corruzione: arrestato Luca Claudio, appena rieletto sindaco di Abano

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ABANO

Giovedì 23 giugno, ore 8.15: il sindaco di Abano Terme Luca Claudio viene prelevato dalla sua abitazione dalla Guardia di Finanza (video Piran/Livieri)

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