Dopo Bergamo Pride, l’“Opera” Lgbtqia+ da 500 mila euro

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QUINTA COLONNA

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

Ancora non s’è spenta l’eco delle polemiche conseguenti al Bergamo Pride, “celebrato” con tanto di sigle di partito (tutte di Sinistra) presenti tra i promotori, nel corteo e sul palco, peraltro infischiandosene e calpestando il silenzio pre-elettorale, che già l’universo Lgbtqia+ torna alla carica e continua a far parlare di sé nel capoluogo orobico e sulla stampa.

Da L’Eco di Bergamo dello scorso 17 giugno, infatti, si è appreso delle fratture interne al consiglio d’amministrazione della Fondazione Teatro Donizetti dopo la proposta del direttore artistico del Festival Donizetti Opera, Francesco Micheli, di realizzare un’opera lirica dedicata a Raffaella Carrà. Le divisioni verterebbero sui costi, particolarmente importanti, e sul taglio «sfidante e innovativo» – ma meglio sarebbe dire forzosamente provocatorio –, che si vorrebbe dare a questo lavoro, totalmente slegato dal contesto del Donizetti Opera e dalla tradizione e identità bergamasca, proprio nell’anno in cui – oltre tutto – la città, assieme a Brescia, viene chiamata ad essere capitale italiana della cultura.

«L’amministrazione comunale di Bergamo continua incessantemente nella sua opera rivoluzionaria – afferma in merito il consigliere comunale Filippo Bianchi di Fratelli d’Italia – all’insegna della propagazione dell’ideologia gender. Dalla Sinistra non viene portato nessun rispetto per il grande compositore bergamasco Gaetano Donizetti, poiché anche l’autorevole fondazione, che porta il suo nome, viene utilizzata, senza alcun ritegno» per tale scopo «con grande dispendio di risorse pubbliche». E prosegue: «La cittadinanza bergamasca è nauseata dalle continue imposizioni subite, secondo la volontà dell’agenda delle minoranze arcobaleno, che lottano per scardinare l’ordine naturale dalla società, introducendo il liberticida ddl Zan, l’aberrante pratica dell’utero in affitto, l’ideologia gender nelle scuole e sostituendo le vocali con gli asterischi». Ma non è tutto: «La Fondazione Teatro Donizetti – dice Bianchi – negli ultimi anni è divenuta, attraverso la Direzione artistica e la Donizetti web tv, uno strumento per veicolare la propaganda gender nella società. I bergamaschi sono stanchi di tutto questo, pretendono una Direzione artistica della Fondazione Teatro Donizetti in armonia con il tessuto sociale e spettacoli, che non trattino unicamente di ideologia gender. Inoltre, la cittadinanza si sta da tempo domandando, se la Fondazione Teatro Donizetti offra ruoli artistici di rilievo anche a chi sia eterosessuale, senza discriminazioni, o se solo personaggi del mondo arcobaleno, come testimonial del Bergamo Pride o espressione del sito web Gay.it, possano ambire a tali ruoli».

Il Corriere di Bergamo ha fornito intanto ulteriori dettagli sullo spettacolo ipotizzato, dettagli sconvolgenti: il budget previsto è di circa 500 mila euro per l’opera, che dovrebbe essere dedicata «alle conquiste di genere» e che dovrebbe prevedere la partecipazione del gruppo musicale «La Rappresentante di Lista», esponente del genere «queer pop» o della «queer music», come ribadito in numerose interviste. Nel n. 8 del 2021 di Vanity Fair Dario Mangiaracina, fondatore del gruppo assieme a Veronica Lucchesi, ha dichiarato che il loro duo si sente portatore di un’identità «fluida, perché la sessualità non ha confini. Ma son servite le definizioni, le lotte per i diritti, per poter affermare, come faccio io, di non volere essere “fissato” in uno schema di genere». Secondo loro, «ogni lotta è collegata. Non si può essere femministi, senza essere antispecisti, senza essere antifascisti». Ed ecco che ritornano i soliti luoghi comuni, in particolare quell’antispecismo, che ha originato il transumanesimo e che tutela il koala più dell’embrione umano.

Secondo il quotidiano online Prima Bergamo, Giorgio Berta, presidente del cda della Fondazione Donizetti, avrebbe congelato la proposta. Al momento, non vi sarebbero certezze circa l’entità dei fondi pubblici destinati a coprire la colossale cifra pretesa. Intanto, però, la temperatura politica è immediatamente tornata rovente. Il consigliere comunale Bianchi ha inviato un’interpellanza a risposta scritta, in cui specifica come, tra l’altro, «il gruppo musicale La Rappresentante di Lista si sia politicamente speso facendo pubblicare una lettera sul quotidiano La Stampa in favore del ddl Zan, richiedendone la calendarizzazione in Parlamento». Tutto considerato, chiede se si intenda esplicitamente dare «un taglio conforme all’ideologia gender» allo spettacolo ipotizzato a Bergamo, città il cui legame e quello della Fondazione Donizetti con Raffaella Carrà resta poi tutto da spiegare. Il consigliere Bianchi chiede, tra l’altro, chi siano gli altri artisti immaginati e quali i loro compensi, quali altri teatri italiani prevedano la messa in scena e «se sia confermata la notizia che il Presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione Teatro Donizetti, Giorgio Berta, intenda prudentemente congelare o archiviare tale progetto, dispendioso oltre misura ed ideologico», tale oltre tutto da non avere «nulla a che vedere con la tradizione e l’identità bergamasca».Insomma, Gay Pride ovunque, concerti, spot, artisti, film, telefilm, persino cartoni animati: il pressing della sfera Lgbtqia+ è continuo, insistente, provocatorio, martellante, prepotente, numericamente ridotto, ma deciso a far la voce grossa almeno finché chi la pensi diversamente non si arrenda e non se ne stia zitto. Ed è forte il sospetto che la totale assenza di rispetto più volte emersa contro la Chiesa cattolica dipenda da quel numero del Catechismo, il 2357, in cui le relazioni omosessuali vengono definite come «gravi depravazioni» ed «atti intrinsecamente disordinati», peraltro «contrari alla legge naturale», cioè tali da non poter essere «in nessun caso approvati». «Depravare», vocabolario alla mano, significa «corrompere moralmente, pervertire», con buona pace di quei sacerdoti e di quei vescovi, che ritengono che a far problema durante i Gay Pride siano solo le immagini blasfeme e non invece, come in effetti è in ambito cattolico, proprio i cortei in quanto tali.

La Turchia (paese della NATO) bombarda i cristiani in Siria

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Chiesa assira distrutta dalle bombe turche nel nord-est della Siria
 
Colpito il villaggio di Tel Tamr, gravi danni alla chiesa di Mar Sawa, già nel mirino dell’Isis nel 2015. Danni anche alle abitazioni e alle infrastrutture dell’area. Vescovo accusa: violenze frutto delle “ambizioni espansionistiche” di Ankara che vuole “svuotare la regione dei cristiani”. 
 
Damasco (AsiaNews) – L’esercito turco ha colpito il villaggio cristiano assiro di Tel Tamr, nel governatorato siriano di Hassaké, nel nord-est in un’area a maggioranza curda, distruggendo una chiesa (nella foto). Già in passato le operazioni militari oltre-confine sferrate da Ankara contro i curdi – almeno questa la motivazione ufficiale – avevano causato vittime e danni anche fra i cristiani in Siria e Iraq. Uno degli ultimi episodi risale ad aprile, quanto un raid lanciato nell’ambito dell’operazione di primavera “Claw Lock” ha causato una vittima fra i cristiani [un assiro di 26 anni di nome Zaya] e la distruzione di case e chiese. Ed è forte il timore che le politiche del presidente turco Recep Tayyip Erdogan possano provocare ulteriori danni e devastazioni. 
 
Attivisti e pagine social hanno rilanciato immagini e video dell’ultimo attacco contro i cristiani in Siria da parte dell’esercito turco, avvenuto il 30 maggio scorso nel silenzio dei media e della comunità internazionale. Secondo alcune testimonianze, le forze turche e fazioni siriane vicine ad Ankara del Syrian National Army (Sna) hanno colpito il villaggio di Tel Tamr, causando danni materiale alla chiesa di Mar Sawa, già nel 2015 colpita dai miliziani dello Stato islamico (SI, ex Isis) durante il sequestro di 250 cristiani dai villaggi di Khabur. 
 
Alcune fonti locali parlano di pesanti danni alle abitazioni, investite dal “bombardamento indiscriminato”. Colpita anche la rete elettrica della zona, oltre alla vegetazione e alle strade, alcune delle quali impraticabili. Mar Maurice Amseeh, arcivescovo siro-ortodosso di Jazira e dell’Eufrate, definisce le operazioni turche frutto di un “ambizioni espansioniste” oltre il confine, con lo “scopo” di “svuotare la regione dei cristiani”. Egli ha lanciato un appello perché le chiese – e i luoghi di culto in generale – siano risparmiami dal conflitto. 
 
Nel nord-est della Siria, nell’area che confina con Turchia e Iraq, si è registrato negli ultimi anni un progressivo svuotamento della componente cristiana, causato dalle violenze dei jihadisti dell’Isis prima e dall’esercito turco oggi. Le campagne di Tel Tamr, meglio noto come il bacino di Khabur, un tempo accoglievano più di 12mila persone distribuite su 32 villaggi. Secondo le stime attuali il numero è calato a circa un migliaio di persone. In queste settimane l’area è oggetto di pesanti e quotidiani bombardamenti dei turchi, che hanno alimentato ancor più il panico fra i residenti.
 
L’escalation militare giunge in un periodo di crescente malcontento tra i turchi per l’impennata del tasso di inflazione e l’aumento dei prezzi, in particolare per vitto e alloggio. Una operazione di primavera, come avvenuto in passato, era ampiamente preventivata anche dagli stessi membri del Pkk (il Partito curdo dei lavoratori), ma la sua portata è vista da molti come un tentativo di Erdogan – unito all’attivismo sul piano internazionale – di distrarre l’opinione pubblica dalle crescenti difficoltà economiche interne. Altri ancora pensano sia un modo per alimentare malanimo verso i curdi e il partito democratico filo-curdo Hdp, che lotta in questa fase contro una possibile chiusura per l’accusa di (presunti) legami col Pkk. In una nota un portavoce definisce “ipocrita” lanciare una offensiva contro civili nel Kurdistan mentre Ankara vuole mediare da protagonista la pace fra Mosca e Kiev, per guadagnare consenso interno e internazionale. 
 
 

Caro bollette, il Governo proroga le misure per contenere prezzi di luce e gas

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di Mariangela Tessa

Disco verde dal Consiglio dei ministri al decreto contro il caro bollette. Il provvedimento proroga al terzo trimestre (quindi fino a settembre) le misure per contenere i prezzi delle bollette di luce e gas e via libera anche alla misura per garantire liquidità alle imprese che effettuano stoccaggio di gas naturale. Nel dettaglio, il provvedimento prevede per:

  • Bollette elettriche: lo stanziamento di oltre 2 miliardi per azzerare gli oneri di sistema;
  • Bollette del gas: 481 milioni per tagliare l’Iva, 470 per azzerare gli oneri di sistema e 240 per gli scaglioni fino a 5.000 metri cubi all’anno.

È stata inoltre prorogata al 31 marzo 2023 la tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche che importano gas. E’ stata estesa alle imprese dello stoccaggio fino al 31 dicembre la garanzia finanziaria della Sace (la società pubblica per l’assicurazione del credito). Una misura già prevista dal decreto Aiuti per le aziende danneggiate dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni contro la Russia, che prende le mosse dalla necessità di fornire un sostegno ai 18 importatori italiani di gas, che faticano ad accumulare stoccaggi alla luce dei prezzi di mercato. Di qui l’intervento della Sace a garanzia dei crediti.

Per Snam la situazione è sotto controllo

Al momento però la situazione appare sotto controllo. Secondo Snam, ogni giorno si stoccano sui 28 milioni di metri cubi di gas, e l’offerta di gas rimane superiore di 20 milioni di metri cubi alla domanda.

Restano tuttavia forti incognite per i prossimi mesi. Mentre l’Italia ha deciso di non alzare il livello di alert sulla crisi del gas, ieri il numero uno dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia Fatih Birol, in un’intervista al Financial Times, ha detto che l’Europa deve essere pronta ad una completa interruzione di forniture da parte della Russia, durante l’inverno.

“Oggi abbiamo prorogato per il prossimo trimestre le misure a sostegno di imprese e famiglie contro il caro bollette, un ulteriore conferma dell’impegno del governo. A breve ci sarà un altro provvedimento per il contenimento dei prezzi dei carburanti, per contenere i prezzi”, ha detto il ministro della Famiglia Elena Bonetti lasciando palazzo Chigi.

Criptovalute, banche centrali sempre più orientate a una CBDC

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di Gianmarco Carriol

Poiché le banche centrali di tutto il mondo stanno ammettendo di non essere riuscite a tenere sotto controllo l’inflazione e di aver aumentato troppo velocemente i tassi, minacciando di spingere le economie in recessione. La Bank of International Settlements (Bis), a volte indicata come “la banca centrale delle banche centrali”, ha pubblicato un nuovo rapporto in cui colpisce l’industria delle criptovalute, mentre promuove quella che chiama “una visione più brillante del futuro sistema monetario” attraverso valute digitali della banca centrale (Central Bank Digital Currencies, o CBDC).

Cosa ne pensa la Bis delle CBDC

Nel rapporto, la Bis ha scritto che il sistema monetario del futuro “deve soddisfare una serie di obiettivi di alto livello per servire la società”. In particolare, il rapporto ha sottolineato che un futuro CBDC deve essere “sicuro e stabile” e ha affermato che “le entità chiave devono essere ritenute responsabili delle loro azioni”.

La Bis ha anche sottolineato che “al centro del sistema monetario c’è la banca centrale” e “la fiducia nel sistema monetario è in definitiva fondata sulla fiducia nella banca centrale”.

L’istituto sostiene “innovazioni finanziarie e di pagamento basate sulla fiducia nella banca centrale” e afferma che “mantenere questa fiducia è al centro dei mandati della banca centrale”.

“La Bank of International Settlements riconosce che il Bitcoin è un concorrente delle banche centrali con questa dichiarazione”, ha reagito l’analista di Bitcoin Willy Woo.

In entrambi i casi, la visione della Bis per le future CBDC faceva parte di un capitolo sul “futuro sistema monetario” nel suo ampio Rapporto economico annuale 2022 .

“Transazioni rapide, affidabili ed economiche dovrebbero promuovere l’efficienza e l’inclusione finanziaria, mentre i diritti degli utenti alla privacy e al controllo sui dati devono essere rispettati”, prosegue il rapporto della BRI.

Aggiungendo che le CBDC “devono essere adattabili e aperte”.

“Tra un decennio, gli utenti potrebbero dare per scontati pagamenti a basso costo in tempo reale e i pagamenti oltre confine potrebbero essere fluidi come lo scambio transfrontaliero che supportano. La scelta dei consumatori nei servizi finanziari dovrebbe essere aumentata e l’innovazione continuerà a spingere le frontiere di ciò che è possibile”, ha scritto la BRI a proposito del sistema monetario che prevede.

Ha continuato definendo la sua idea per le future CBDC “una visione più luminosa del futuro sistema monetario”.

I rischi delle criptovalute

Per quanto riguarda le criptovalute come le conosciamo oggi, il rapporto della Bis afferma che le recenti turbolenze nel mercato hanno rivelato “difetti strutturali” nel loro design. Tali difetti impediscono alle criptovalute di “raggiungere i livelli di stabilità, efficienza o integrità richiesti per un sistema monetario”.

A titolo di esempio, il rapporto ha menzionato “la prevalenza delle stablecoin nell’ecosistema delle criptovalute, spiegando che ciò indica la necessità di “fare leva sulla credibilità fornita dall’unità di conto emessa dalla banca centrale”.

Ha aggiunto che il crollo del token Terra ha “sottolineato la debolezza di un sistema sostenuto dalla vendita di monete per speculazione”.

“Invece di servire la società, le criptovalute e la DeFi sono afflitte da congestione, frammentazione, oltre alle preoccupazioni immediate sui rischi di perdite e instabilità finanziaria”, afferma il rapporto.

La Bis ha lavorato a lungo su un cosiddetto progetto multi-CBDC noto come progetto Dunbar, in cui l’idea è di collegare insieme CBDC di più giurisdizioni. Ha affermato che alla fine prevede “una serie di piattaforme multi-CBDC regionali” con un certo livello di interoperabilità tra di loro.

Nel marzo di quest’anno, la Bis ha affermato che il progetto Dunbar finora si è concentrato più sull’identificazione dei problemi che sulla loro risoluzione e che ha creato “più domande che risposte”.

Emergenza cannabis: ecco cosa sta accadendo

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Segnalazione Pro Vita & Famiglia

EMERGENZA CANNABIS

ECCO COSA STA ACCADENDO IN PARLAMENTO
E COSA CI ASPETTA

Martedì è arrivato il primo sì alla proposta di legge Magi-Licantini, che depenalizza la coltivazione domestica della cannabis a uso personale. Il testo è infatti stato approvato, emendato, dalla Commissione Giustizia della Camera. Giunti a questo punto. . . continua a leggere QUI!

Mantovano:
«La legalizzazione? Ecco perché non ha senso…»
Il via libera della politica, nonostante l’allarme di San Patrignano
Bellucci (FdI): «Ecco perché è un pericolo, soprattutto per minori»
Pro Vita & Famiglia: «Pdl cannabis frutto di fake news e ipocrisia»

Contro la legalizzazione della cannabis, i nostri NO!

Non possiamo banalizzare un bambino che cambia genere

Eutanasia. Suetta: «Dibattito falsato ai fini della propaganda»

Buzz Lightyear. Un capolavoro di propaganda Lgbt

Sfoglia l’anteprima
della rivista Notizie
Pro Vita & Famiglia
di Giugno 2022
e abbonati!

È sempre scomodo trattare temi come la pornografia (e la pedopornografia). È però importante avere il coraggio di denunciare il male, anche quando è letteralmente “inguardabile”, perché far finta che certi problemi non esistano o che non ci riguardino ci rende in qualche modo complici di quel male. La nostra cultura, infatti, idolatra il sesso fine a se stesso che comporta lo sfruttamento e l’uso del corpo umano, cioè della persona, propria o altrui, degradandola ad oggetto.

SALVIAMO I GIOVANI DALLA DROGA!

No alla legge sulla cannabis legale!

FIRMA QUI!

Il Parlamento italiano sta discutendo un progetto di legge per legalizzare la coltivazione della cannabis in casa. Ci opponiamo a questa legge scellerata non solo perché aumenterà il numero di persone drogate in circolazione (in particolare alla guida di autoveicoli, aumentando il numero di incidenti, feriti e morti sulle strade). Ma soprattutto perché inciderà sulla percezione dei minori sul consumo di droga, abbassando le loro difese ed esponendoli a rischi enormi. La cannabis provoca danni enormi al cervello degli adolescenti, per anni e anche dopo un uso solo sporadico. Firma la petizione per chiedere al Parlamento di bloccare il progetto di legge sulla legalizzazione della cannabis.

Usa, sentenza storica: la Corte Suprema cancella il diritto all’aborto

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La decisione lascia liberi gli Stati di usare la loro legislazione in materia. Insorgono gli abortisti

 

Da oggi, 24 giugno 2022 il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti d’America non esiste più. Da quando a maggio, il giornale americano Politico, in un atto che non ha precedenti nella storia, aveva pubblicato la bozza della sentenza che in qualche modo annunciava quello che solo oggi è certo, negli Usa di Biden si è scatenato l’inferno. Una guerra civile di cui pochissimi hanno raccontato. Non solo, infatti, le abitazioni dei giudici della Corte Suprema coinvolti nella stesura della sentenza, sono state prese d’assalto.

La rivolta abortista

Ma, in queste settimane, i violenti gruppi abortisti hanno incendiato diversi centri pro life in Wisconsin, Alaska, Washington, Oregon e New York; hanno vandalizzato più di una dozzina di chiese e centri di gravidanza; hanno incendiando con bombe molotov un altro centro di aiuto alla gravidanza in Oregon e distruggendone uno in Florida. Ci sono poi le indagini sulle cause dell’incendio che ha distrutto la chiesa cattolica di Nostra Signora del Santo Rosario di Hostyn, in Texas (l’indagine è ancora in corso e non si esclude la causa dolosa).

Il gruppo Jane’s Revenge solo il 15 giugno invitava tutti i suoi adepti ad iniziare, anzi, a proseguire la guerra contro chiese, giudici e centri pro vita del Paese. Lunedì 13 giugno gli stessi terroristi avevano bloccato le vie d’accesso alla Corte Suprema, dopo averlo ampiamente annunciato e solo per la solerzia della polizia, non sono passati all’assalto dei giudici. Per settimane il New York Times ha aizzato le folle e spinto verso l’occupazione permanente di strade e piazze per protestare sine die. Secondo il Guardian, in sintonia con la stampa liberal americana, la possibile decisione della Corte Suprema porterà ad una grande “guerra civile”. Il sindaco di Chicago, Lori Lightfoot, del Partito Democratico, ha chiesto pubblicamente sui social di “imbracciare le armi” per difendere l’aborto contro la Corte Suprema.

Il segretario al Tesoro Janet Yellen, in un’audizione al Senato, a maggio, sulla preoccupante situazione economica e la crescita dell’inflazione nel Paese, si è preoccupata di dilungarsi sulla decisione della Corte sostenendo che “avrebbe portato a una grave crisi economica”. I grandi gruppi editoriali hanno vietato ai propri giornalisti di prendere le distanze dalle manifestazioni pro aborto e introdurre opinioni pro life nei propri articoli. Il Washington Post ha addirittura chiesto ai produttori di videogame di schierarsi chiaramente contro la sentenza attesa.

Sentenza capovolta

Ma cosa è accaduto oggi e perché si parla di un capovolgimento della sentenza Roe v Wade? Sulla scrivania dei giudici della Corte Suprema c’era il caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization che vede contrapposto lo Stato del Mississippi alle organizzazioni abortiste. Considerato da subito, dagli addetti ai lavori il più importante fin dai tempi della Casey contro Planned Parenthood, la sentenza del 1992 che confermò il diritto di abortire introdotto dalla Roe nel ’73, è nato in Mississippi.

Il 19 marzo 2018, il governatore repubblicano dello Stato meridionale, Phil Bryant, firmò una legge che dichiarava illegali in Mississippi tutti gli aborti praticati entro le 15 settimane di gravidanza. Si è trattato di un affronto diretto alle sentenze Roe v. Wade e Planned Parenthood v. Casey, nelle quali è stato stabilito principalmente che l’aborto è legittimo in qualunque caso fino a quando il bambino non è in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno. La legge del Mississipi non è mai entrata in vigore, perché l’Organizzazione di Jackson per la salute delle donne, che gestisce l’unica clinica abortista di tutto lo Stato di 3 milioni di abitanti, presentò un esposto alla corte federale distrettuale, che bloccò la legge nel novembre del 2018. Il Mississippi non è il primo Stato ad approvare una legge simile nella speranza di riuscire a portarla davanti alla Corte Suprema. Ma nessuno c’era mai riuscito.

Stati liberi di legiferare

Il ministro della Salute del Mississippi, Thomas Dobbs, che ha dato il nome alla causa, ha chiesto che agli Stati, cioè ai cittadini, sia restituito il diritto di legiferare a piacimento in materia. La clinica, invece, voleva porre la parola fine alla possibilità da parte dei Parlamenti locali di intralciare la libertà delle donne. Ora che la Corte Suprema si è pronunciata a favore della norma del Mississippi le opzioni saranno diverse diverse: ci sarà una revisione della Roe v. Wade che renderebbe liberi gli Stati di vietare l’aborto al primo e secondo trimestre di gestazione, oppure di vietare a tutti gli Stati gli aborti oltre la 15esima settimana. Un passo ulteriore sarebbe invece quello di permettere ai parlamenti locali non solo di limitare l’aborto ma di proibirlo del tutto, con sanzioni e pene per chi vi partecipasse.

I giudici della sentenza Roe legalizzarono l’aborto puntellandosi al principio della privacy che discendeva implicitamente da un altro principio contenuto nel XIV emendamento: il principio di libertà. Con quella sentenza, nel 1973, venne stabilito che il bambino nel grembo materno non fosse, come dicono gli americani, una “persona costituzionale” e che l’aborto potesse rientrare nei diritti costituzionali statunitensi.

La sentenza pubblicata oggi stabilisce, invece, che Roe e Casey debbano essere annullate perché la Costituzione Usa non fa alcun riferimento all’aborto, e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale. E che la decisione non si basa su alcun giudizio in merito a quando uno Stato dovrebbe considerare la vita prenatale come avente dei diritti o interessi legalmente riconoscibili. La Corte quindi demanda ai singoli Stati tale questione legata all’eventuale soggettività giuridica del nascituro e, a monte, allo status personale dello stesso. Le due sentenze di cui sopra sono illegittime. Ritengono che il Quattordicesimo Emendamento non tuteli il diritto all’aborto, e, soprattutto, hanno confermato quando per decenni, fior fiori di giuristi hanno dimostrato: la struttura della decisione Roe nel 1973 somigliò più che a una sentenza, a un testo di legge, cosa che creò un’anomalia giurisprudenziale enorme.

“Non possiamo permettere che le nostre decisioni siano influenzate da condizionamenti esterni come la preoccupazione per la reazione del pubblico al nostro lavoro. […] Non pretendiamo di sapere come reagirà il nostro sistema politico o la nostra società alla decisione odierna di annullare Roe e Casey. E anche se potessimo prevedere cosa accadrà, non ci potremmo permettere che questa conoscenza influenzi la nostra decisione”, c’era scritto a pagina 63 e 65 della bozza della sentenza trapelata a maggio. I giudici sono stati di parola, ma tutto lascia intende che davvero ci sarà una guerra civile dopo questa sentenza.

Lorenza Formicola, 24 giugno 2022 – https://www.nicolaporro.it/usa-sentenza-storica-la-corte-suprema-cancella-il-diritto-allaborto/

Il “cattolico” Biden contro la Corte Suprema: accesso ai farmaci abortivi a tutte le donne

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Dopo la sentenza della Corte Suprema sull’aborto, il presidente Joe Biden ha annunciato che garantirà l’accesso delle donne ai farmaci abortivi

A seguito della decisione della Corte Suprema Usa di cancellare la sentenza Roe vs Wade, che dal 1973 garantisce su scala federale la facoltà per le donne incinte di praticare l’aborto, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che proteggerà l’accesso delle donne ai farmaci approvati dalla Food and Drug Administration che consentano la “contraccezione” e in particolare al “mifepristone”, un farmaco approvato dalla FDA che interrompe in modo sicuro una gravidanza precoce fino a 10 settimane.

La reazione della Casa Bianca

Dal suo profilo Twitter, il capo della Casa Bianca fa sapere che, sebbene la decisione odierna della Corte Suprema di rovesciare la sentenza Roe v. Wade “metta a rischio la salute e la vita delle donne in tutta l’America”, la maggior parte degli Stati di questo Paese “riconosce ancora il diritto di scelta delle donne”.

Biden annuncia di aver dato ordine al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani di garantire che farmaci per la contraccezione e il mifepristone siano “disponibili nella misura più ampia possibile”.

Le parole di Jill Biden

Sulla sentenza della Corte Suprema che sta facendo discutere gli Stati Uniti e il mondo intero dice la sua anche la First Lady, Jill Biden.

In un tweet, afferma che, per quasi 50 anni, “noi donne abbiamo avuto il diritto di prendere le nostre decisioni sul nostro corpo. Oggi quel diritto ci è stato rubato”. La First Lady promette, tuttavia, che “non resteremo ferme mentre i progressi che abbiamo ottenuto svaniscono”, annunciando una dura battaglia.

Che cosa stabiliva la Roe vs. Wade

È il 1973 quando Norma McCorvey – chiamata con lo pseudonimo Jane Roe per una questione di privacy – decide di fare causa contro lo stato del Texas, con il supporto delle avvocatesse Sarah Weddington, Linda Coffee e Gloria Allred, per poter interrompere la sua terza gravidanza.

aborto-protesteFonte foto: ANSA Proteste a Washington, DC, dopo la sentenza della Corte Suprema

La giovane decide quindi di andare a processo davanti alla Corte Distrettuale contro le leggi anti-aborto del Texas, come ricorda il Corriere della Sera. La sua richiesta viene accolta, ma il rappresentante legale dello Stato, l’avvocato Henry Menasco Wade, decise di appellarsi alla Corte Suprema.

Il resto è storia: il verdetto della Corte Distrettuale dà ragione a McCorvey e i giudici dichiarano incostituzionale la legge texana.

Fonte: https://notizie.virgilio.it/aborto-il-presidente-usa-joe-biden-promette-ampio-accesso-ai-farmaci-abortivi-a-tutte-le-donne-1534003

Sinistra arcobalenata

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di Alfio Krancic

Come sono buffi quelli di sinistra. Vogliono un mondo open senza confini; vogliono stati senza sovranità dove milioni di “migranti” possano entrare senza documenti e fare ciò che più gli aggrada; vogliono un mondo arcobaleno di pace e di bontà. Poi se qualcuno osa entrare in conflitto con uno stato di cui loro si sono affezionati, scattano come bisce per difenderlo: inviano armi a bizzeffe; strepitano sulla sovranità violata e sui confini sacri profanati dai cattivi etc. Insomma: confini, sovranità e arcobalenate, sono concetti relativissimi per noi, assolutissimi gli amici.

L’Occidente si è ristretto

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Qualunque sia il giudizio sulla guerra in Ucraina e qualunque sarà l’esito della rovinosa crisi che sconvolge il mondo, possiamo già dire una cosa: è profondamente sbagliato continuare a credere che l’Occidente sia il mondo e che i suoi modelli, i suoi canoni, le sue linee siano la guida del pianeta.
I governi euro-atlantici e l’industria dell’informazione prefabbricata – che lavorano da noi a pieno regime come le macchine propagandistiche dei regimi autocratici e dispotici – ci hanno dato in questi mesi una falsa rappresentazione della realtà: Putin isolato, la Russia contro tutti. La realtà, invece, è ben diversa: i quattro quinti del mondo, e anche di più se ci riferiamo al piano demografico, non hanno adottato alcuna sanzione, alcuna condanna nei confronti della Russia di Putin. Gigantesche democrazie come l’India, potenti Stati totalitari come la Cina, grandi nazioni islamiche come l’Iran, interi continenti come l’Asia e l’Africa, con poche eccezioni, non hanno condiviso il piano di controguerra, minacce e ritorsioni della Nato e dell’Amministrazione Biden degli Stati Uniti. Solo l’Europa s’è accodata, e in alcuni paesi di malavoglia, frenando o cercando di stabilire una doppia linea.
Fino a ieri pensavamo che globalizzazione volesse dire occidentalizzazione del mondo, se non americanizzazione del pianeta: e sicuramente per molti anni questa identificazione ha largamente funzionato, la globalizzazione era l’estensione planetaria di modelli, prodotti, stili di vita, forme politiche ed economiche occidentali. Ma ora si deve onestamente riconoscere che non è più così. E non aveva avuto torto Donald Trump a cambiare direzione di marcia agli Stati Uniti: se globalizzazione oggi vuol dire espansione commerciale e politica della Cina e del sud est asiatico, e non più egemonia americana, meglio mutare registro, giocare in difesa, concentrarsi sul proprio paese e avviare una politica di protezione delle proprie merci per tutelarle dal selvaggio mercato globale e dalla sua crescente inflessione cinese.
L’Occidente si è ristretto, e il ritrovato filo-atlantismo dell’Europa e in particolare dell’Italia, suona davvero anacronistico, come l’accorrere sotto l’ombrello della Nato, come se fosse la Salvezza del Mondo. Che la Nato ci protegga dalle minacce altrui è vero almeno quanto il suo contrario: che con le sue posizioni e pretese egemoniche, ci espone a conflitti e ritorsioni. Lo provano del resto i numerosi conflitti a cui la Nato ha partecipato in questi decenni di “pace”, i numerosi bombardamenti effettuati su popolazioni e paesi ritenuti criminali, la mobilitazione periodica di apparati militari.
Ma usciamo dal frangente della guerra in corso, e usciamo pure dalle considerazioni pratico-commerciali sulla globalizzazione deviata, che ha cambiato egida e direzione di marcia. Affrontiamo il tema sul piano dei principi, degli orientamenti di fondo e delle visioni del mondo: il punto di vista occidentale, il modello culturale e ideologico d’Occidente, i temi dei diritti umani e dei diritti civili, agitati in Occidente, non sono più la chiave del mondo. Della spinta occidentale verso la globalizzazione sono rimasti due grandi strumenti, la Tecnologia e il Mercato, ma non s’identificano più con l’Occidente; sono due mezzi e sono stati trasferiti in contesti sociali e culturali differenti, cinesi, giapponesi, coreani, indiani, asiatici in generale. Anche i due antefatti della globalizzazione non hanno più una precisa matrice universalistica e imperialistica di tipo occidentale: vale a dire la colonizzazione del mondo, grazie alle imprese militari, e l’evangelizzazione del mondo, grazie alle missioni religiose. Oggi gli apparati bellici più aggressivi non sono patrimonio esclusivo dell’Occidente. E la missione di convertire i popoli e portare il cristianesimo ovunque, si affievolisce, ottiene risultati fortemente minoritari, subisce ritorsioni e persecuzioni in tutto il mondo; per non dire della massiccia offensiva islamica. E altrove patisce l’impermeabilità, la refrattarietà di molte società provenienti da altre culture e tradizioni. Il cristianesimo tramonta in Occidente ma non attecchisce più massicciamente nel resto del mondo.
L’Occidente è la parte e non il tutto, si è come rimpicciolito; l’America non è più culturalmente la guida del pianeta, oltre che il guardiano del mondo e l’Impero del Bene, pur disponendo ancora di apparati culturali, commerciali e militari di tutto riguardo. L’Europa è un vecchio ospizio, dove ci sono le popolazioni più anziane del pianeta (col Giappone e gli Stati Uniti), dove la denatalità è forte, e dove la popolazione complessiva sta riducendosi addirittura alla ventesima parte del pianeta o poco più.
Insomma, abituiamoci a pensare in futuro che l’Occidente non sia il Signore del Mondo, il Faro dell’Umanità, ma solo una delle sue opzioni. E abituiamoci a temere che il mondo rimpiazzi l’egemonia occidentale con l’egemonia cinese, l’importazione di merci, modelli e mentalità dalla Cina e dalla sua inquietante miscela di capitalismo e comunismo, dirigismo e controllo capillare. Auguriamoci invece che il mondo riprenda la sua pluralità di civiltà e di culture, che risalgono almeno a una decina di aree omogenee, di spazi differenziati: la Cina e il sud est asiatico, l’India e il Giappone, l’Africa e il Medio Oriente, l’Australia, la Russia. E l’Occidente sia ormai una categoria forzata e obsoleta, perché è più realistico vederlo distinto tra Stati Uniti (e Canada), Europa e America latina. Accettare un mondo plurale, multipolare, diviso in quegli spazi vitali di cui scrisse Carl Schmitt e la miglior geopolitica, e di recente Samuel Hungtinton, è il modo migliore di accettare la realtà e rigettare ogni mira egemonica ed espansionistica. Ciò non ci ripara da guerre, soprusi e pretese; ma perlomeno parte dal riconoscere con realismo l’equilibrio delle differenze.

(Il Borghese, giugno)

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LETTERA APERTA AGLI ELETTORI VERONESI (di Gigi Bellazzi)

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Riceviamo e pubblichiamo questa piccata e sempre controcorrente (ma intelligente!) lettera aperta inviataci dall’Avv. Luigi Bellazzi

Al ballottaggio ci sarà il testa a testa tra Tommasi e Sboarina. E’ probabile una minima differenza di voti, tra i due Candidati a Sindaco. Per noi Fascisti, potrebbe essere l’occasione di far pendere l’ago della bilancia. Abbiamo però tutti bisogno di fare un bagno di verità.
Non conosco Damiano Tommasi. Tutti quelli che lo conoscono personalmente, me ne parlano un gran bene per l’aspetto umano.
Conosco Federico Sboarina. Tutti quelli che lo conoscono ne parlano un gran male, per tutti gli aspetti.
Per molti elettori veronesi, Tommasi è la ingannevole speranza; Sboarina è lo spiacevole ricordo.
Tommasi ha una zavorra: si porta a rimorchio la sinistra anarchica, quella dei diritti senza Doveri, ancor più anticomunista che antifascista, riportando in vita un gruppo consiliare di minoranza di sx che reggeva le mutande alla maggioranza di destra: corrotta, corruttrice oltreché imbelle.
Sboarina, ha un salvagente: si aggrappa al ricordo di un M.S.I. eroico, da solo contro tutti, che pagava con l’esclusione il rifiuto di correre in soccorso dei Vincitori, ribadendo l’orgoglio di “anche se tutti, noi No!”. Sboarina mollato in fretta il salvagente, dopo l’elezione nel 2017, eccolo passare subito dalla Rari nantes in gurgite vasto, al podio di Direttore dell’Orchestra della Societas Sceleris che amministra la Città. Del resto, non dimentichiamoci che Sboarina è passato, di recente, a Fratelli d’Italia, quando sono iniziate a suonare le trombe dei sondaggi favorevoli a questo partito. A pensar male …
Probabilmente Tommasi non avrà le palle per dire NO a Finocchierie e Lesbismi, travestiti e pervertiti, Drogati e fluidi Individui di incerta fattura. Tommasi non avrà gli attributi per ricordare a tutti costoro che nello Stato Etico ( Fascista o Comunista che sia) non esiste nessun Diritto, se prima non si è adempiuto a tutti i propri Doveri. Quando la Famiglia naturale è il primo dei doveri! Eh poi quanto conosce il Calciatore, tra Roma, Spagna e Cina, di Verona? Se gli facessimo un esame solo di topografia della città, come andrebbe? Un sindaco ha da fare un lavoro concreto, non ripetere massime buoniste tanto per lisciare il pelo. Senza dimenticare che Tommasi ha riempito la sua lista civica di giovani di belle speranze: ma non siamo stufi delle improvvisazioni nazionali dei Cinque Stelle?Non serve sostituire le persone, se non si cambiano le regole. Chi guiderà Tommasi e gli insegnerà il mestiere di sindaco? Se fosse( e certamente lo sarà) il PD veronese, c’è già da piangere …
Certamente Sboarina ha gettato l’amministrazione Comunale tra le braccia di nani, puttane e ballerini. ”Sboa”, nel 2017, sventolava la bandiera della Trasparenza per impedire infiltrazioni mafiose nelle partecipate. La Bandiera della trasparenza l’ha talmente dispiegata al punto da oscurare l’intero gruppo Agsm-Aim impedendone il controllo da parte dei veronesi mediante l’accesso civico generalizzato. Proprio di quei veronesi da cui oggi Sboarina pretenderebbe il voto.
Nella seconda votazione, ai veronesi verrà chiesto di scegliere tra il “Santo” Tommasi ( con l’ Inferno al seguito) e Barabba Sboarina.
Per fortuna che per noi provvede e ammonisce Cicerone: ”Mala tempora currunt, sed peiora parantur”. Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori.
In Verona nell’intervallo per il ballottaggio 2022,
( con la certezza che si è persa l’ennesima occasione per una Città che si sappia valorizzare e faccia stare bene i suoi cittadini. Del resto, se vogliamo andare in cerca di questa Verona, possiamo appellarci solo a Cangrande. Ma erano 700 anni fa!)
Fascista, Negazionista Storico, Difensore del Male Assoluto ( cos’altro ancora?)
gigi bellazzi

L’Europa, dunque, è la grande perdente

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di Daniele Perra

Fonte: Daniele Perra

Ai primi di giugno, il Center for Strategic and International Studies di Washington (Think Tank assai vicino al Dipartimento della Difesa USA ed all’industria statunitense degli armamenti dal quale viene copiosamente finanziato) ha pubblicato un articolo, a firma Antony H. Cordesman e dal titolo “The longer-term impact of the Ukraine conflict and the growing importance of the civil side of the war”, che ben descrive il nuovo approccio nordamericano al conflitto nell’Europa orientale.
In esso si legge: “sembra ora possibile che l’Ucraina non riconquisterà i suoi territori nell’est e che non otterrà rapidamente gli aiuti di cui ha bisogno per la ricostruzione”. Aiuti che sarebbero stati stimati, molto ottimisticamente, in 500 miliardi di dollari (cifra che non tiene in considerazione la perdita territoriale della sua regione più ricca). Inoltre, l’Ucraina dovrà fare i conti con una continua minaccia russa che limiterà la sua capacità di ricostruzione delle aree industrializzate e che, soprattutto in considerazione delle suddette perdite territoriali, comporterà non pochi problemi in termini di commercio marittimo (il rischio che la Russia, una volta terminate le operazioni in Donbass, possa dirigersi verso Odessa escludendo completamente Kiev dal Mar Nero rimane reale).

L’articolo riporta anche come il conflitto abbia evidenziato, da parte russa, un utilizzo coordinato ed assai flessibile di mezzi militari, politici ed economici al confronto del quale, il mero ricorso alla guerra di propaganda ed al regime sanzionatorio da parte occidentale è sembrato sostanzialmente inefficace. Fattore che, in un modo o nell’altro, ridisegnerà il sistema globale visto che l’eventuale fine dei combattimenti non significherà la fine dei suoi impatti economici e geopolitici di lungo periodo. Senza considerare che Russia e Cina stanno sviluppando una notevole capacità di attirare verso il proprio lato i Paesi africani ed asiatici (il caso recente del Mali che ha optato per l’espulsione dei contingenti francese ed italiano, in questo senso, è emblematico).
Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla propaganda occidentale fino ad oggi, Cordesman afferma che solo una “minuscola porzione” (tiny portion) delle azioni russe in Ucraina possono essere formalmente definite come “crimini di guerra” nonostante il loro impatto sulla popolazione civile.
Ora, a prescindere dalle considerazioni dell’Emeritus Chief in Strategy del Think Tank nordamericano (con le quali si può essere in accordo o meno), ciò che appare evidente è il cambio di paradigma nel racconto del conflitto da parte del centro di comando dell’Occidente.

Gli Stati Uniti (quelli che, secondo Kissinger, hanno solo interessi e non alleati) non sono nuovi a simili operazioni di abbandono dell’“amico” quando hanno raggiunto il loro scopo o non lo ritengono più utile (dal Vietnam all’Afghanistan, passando per Panama  e Iraq, la storia è piena di esempi simili). Resta da valutare se gli Stati Uniti abbiano realmente raggiunto i loro obiettivi per ciò che concerne il conflitto in Ucraina o se questo cambio di paradigma possa essere interpretato come una “ritirata strategica”.
In precedenza si è sottolineato come il conflitto in Ucraina stia portando a cambiamenti profondi nella struttura economica, finanziaria e geopolitica esistente a livello mondiale. Si può parlare di evoluzione verso un sistema multipolare? La rispostà è sì, anche se gli stessi Stati Uniti stanno cercando di rallentarla. Come? Oggi sono tre (in futuro potrebbero essere quattro con l’India) le principali potenze globali: Stati Uniti, Russia e Cina (considerate come potenze revisioniste del sistema unipolare). Tuttavia, il principale concorrente del dollaro sul piano globale è l’euro. Ergo, l’obiettivo nordamericano, per guadagnare tempo nella parabola discendente dell’impero nordamericano, è il suo costante indebolimento. Oltre l’Ucraina, chi è la grande sconfitta del conflitto in corso nell’Europa orientale? L’Unione Europea. L’obiettivo USA, almeno dal 1999 in poi, è quello di rendere artificialmente competitiva la propria industria distruggendo quella europea mantendo, al contempo, il Vecchio Continente in una condizione di cattività geopolitica. Questo l’élite politica europea lo sa bene ma è troppo impegnata a seguire i suoi interessi di portafoglio.

Si prenda ad esempio il caso limite dell’Italia la cui strategia energetica di lungo periodo è andata a farsi benedire con l’aggressione NATO alla Libia. Da quel momento in poi, i governi Monti, Letta e Renzi sono stati i principali responsabili della quasi totale subordinazione della politica energetica italiana al gas russo. Oggi, gli stessi Partiti che hanno sostenuto prima la necessità dell’intervento in Libia e poi i governi successivi a quello Berlusconi (responsabile del tradimento nei confronti di Tripoli) sono gli stessi che chiedono e plaudono all’embargo alle importazioni di idrocarburi dalla Russia, ancora una volta in totale spregio dell’interesse nazionale italiano. In questo contesto, l’unica soluzione per l’Italia non può che essere quella di liberarsi il prima possibile dal draghismo.
L’Europa, dunque, è la grande perdente sul piano economico e geopolitico. L’eventualità di una crisi alimentare in Africa e nel Vicino Oriente a causa del protrarsi del conflitto e, di conseguenza, della riduzione delle esportazioni di grano russe ed ucraine in queste regioni potrebbe causare nuove ondate migratorie che investiranno direttamente un’Europa in cui il problema delle forniture energetiche determinerà un’inflazione sempre più alta, una crisi economica strutturale ed un relativo abbassamento della qualità generale della vita.

Da non sottovalutare, infine, il fatto che l’àncora di salvezza per l’Europa (almeno nel breve periodo, visto che la diversificazione via Africa e Israele appare assai lontana nel tempo) sarebbe dovuto essere il gas naturale liquefatto nordamericano. Bene, una strana esplosione ha recentemente messo fuori uso l’HUB della Freeport LNG in Texas da dove partono le navi che portano il gas in Europa. L’infrastruttura sarà nuovamente operativa a partire dalla fine del 2022. Il tutto mentre Gazprom taglia le sue esportazioni in Europa come rappresaglia nei confronti dell’approvazione dell’ennesimo pacchetto suicida di sanzioni.

Si veda:
The longer-term impact of the Ukraine conflict and the growing importance of the civil side of the war, www.csis.org.
L’utopia di chi spera nel GNL di USA, Africa e Israele, www.ilsussidiario.net.
L’UE ed il suo settore energetico, www.eurasia-rivista.com.

Vignola (MO), 8/10/2022: “Viva Cristo Re”: le consegne ai militanti

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di Redazione

Non tutti possono camminare assieme. Le istruzioni di don Francesco Ricossa saranno particolarmente importanti per la nostra formazione, soprattutto per i nuovi arrivati, al fine di comprendere come si diventa dei buoni militanti cattolici.

 

Segnalazione del Centro Studi Federici

Sabato 8 ottobre 2022 presso l’hotel La Cartiera di Vignola (MO), Via Sega 2, si svolgerà la XVI edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo, col seminario di studi tenuto don Francesco Ricossa, direttore della rivista “Sodalitium”, dal tema:
 
“Viva Cristo Re”: le consegne ai militanti. Principi e azione per il regno sociale di Cristo.
 
Programma
 
ore 10,00 Arrivo dei partecipanti e apertura dell’esposizione di libri e riviste.
 
ore 10,45 Inizio dei lavori.
 
ore 11,00 Prima lezione: Il regno sociale di Cristo e l’impero della Chiesa.
 
ore 12,30 Pausa pranzo (quota a persona 25,00 euro, prenotazione obbligatoria entro il 5/10/2022 sino a esaurimento dei posti).
 
ore 14,30 Seconda lezione: La vita cristiana indispensabile per la militanza 
cattolica.
 
ore 16,00 Terza lezione: Il regno di Cristo e i “maestri” acattolici: “camminare non insieme”! (*)
 
ore 17,30 Conclusione dei lavori.
 
(*) L’8/12/1971 il card. Michele Pellegrino di Torino scrisse la lettera pastorale “Camminare insieme”, rivolta ai cattolici nei confronti dei comunisti. Ovviamente i comunisti rimasero tali mentre molti cattolici divennero marxisti.
 
Non è permessa la distribuzione di materiale informativo senza l’autorizzazione dell’organizzazione.
 
Come raggiungere l’hotel la Cartiera a Vignola (MO)
 
– Per chi arriva da Firenze/Padova/Bologna in autostrada: uscita al casello di Valsamoggia, poi prendere la Via Bazzzanese/SP569 in direzione di Vignola (dal casello: 12,9 km).
 
– Per chi arriva da Piacenza/Milano/Verona in autostrada: uscita al casello di Modena-Sud, poi prendere la strada provinciale SP623 in direzione Spilamberto – Vignola (dal casello: 9,8 km).
 
Per informazioni e iscrizioni: info.casasanpiox@gmail.com
 

Inflazione confermata all’8,1% a maggio nell’Eurozona

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di Mariangela Tessa

Resta confermata per il mese di maggio, linflazione dell’Eurozona. Secondo l’Ufficio statistico europeo, Eurostat, i prezzi al consumo segnano un +8,1% su base tendenziale, rispetto al +8,1% della stima flash e dal consensus. Il mese precedente si era registrato un incremento del 7,4%. Su base mensile i prezzi al consumo sono saliti dello 0,8%, in linea con il +0,8% della stima preliminare e dal consesus, e dopo il +0,6% del mese precedente.

L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili quali cibi freschi, energia, alcool e tabacco, evidenzia una crescita del 3,8% su base annua, rispetto al +3,8% della stima flash e del consensus. Il mese precedente si era registrato un +3,5%. Nell’intera Unione europea, l’inflazione sale dell’8,8% su base annua (dal +8,1% di aprile), mentre mese su mese si registra un +1%. Si tratta di dati nettamente al di sopra del target del 2% della BCE, che a luglio innalzerà i tassi per la prima volta in 10 anni.

L’inflazione in Italia mette in allarme le associazioni

Il dato arriva all’indomani di quello italiano. Ieri l‘Istat ha confermato che a maggio 2022 l’inflazione in Italia è salita al 6,8%, come non accadeva da novembre 1990. Significativa l’accelerazione per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passati dal +5,7 % di aprile a quasi il 7 per cento dello scorso mese. Coinvolti dagli aumenti anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che fanno salire la cifra finale dello scontrino c’è poi quello degli alimentari lavorati (+6,6% annuo).

Un dato che non ha mancato si sollevare preoccupazioni tra le associazioni. All’inflazione corrisponderà un aumento di circa 320 euro a famiglia, fa sapere Coldiretti secondo la cui stima, la categoria per la quale gli italiani spenderanno maggiormente sarà la verdura (nel 2022 costerà complessivamente circa 80 euro in più), seguita da pane, pasta e riso, che pagheremo circa 60 euro in più. Per carni e salumi si prevede un aumento di circa 55 euro all’anno. Seguiranno la frutta – continua Coldiretti – pesce, latte, formaggi e uova e olio, burro e grassi.

Preoccupazione anche da Assoutenti che definisce il dato “una sciagura per i consumatori” che parla di “un vero e proprio allarme, destinato purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi” ha fatto sapere il suo presidente Furio Truzzi, secondo cui la spesa per una famiglia può arrivare a costare 550 euro in più: “Il Governo non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell’economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”.

Gas, Russia dimezza le forniture all’Italia. Stop per la Francia

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di Luca Losito

Continuano a preoccupare i prezzi in continuo aumento dell’energia. Oggi l’allarme per l’Italia è doppio: da un lato c’è la Russia che con Gazprom ha tagliato del 50% le forniture di gas all’Eni, dall’altro c’è lo studio di Confcommercio e Nomisma che ha stimato rincari di oltre il 100% rispetto al 2021 per le imprese sui costi dell’energia. Ma non se la passa bene neppure la Francia.

Nuovo taglio del gas russo all’Italia
Stop al gas russo per la Francia

La Francia non riceve più il flusso dal gasdotto dalla Germania dal 15 giugno. Lo ha reso noto stamattina l’operatore GRTgaz, citando gli effetti della riduzione dei flussi tra Russia e Germania. “Dal 15 giugno, GRTgaz ha notato un’interruzione del flusso fisico tra Francia e Germania. Questo flusso era di circa 60 GWh/giorno (gigawattora al giorno) all’inizio del 2022, che è solo il 10% della capacità del punto di interconnessione”, si legge nella nota. “GRTgaz rimane vigile per il prossimo inverno e invita a continuare a riempire il più possibile i loro impianti di stoccaggio nazionali”, ha affermato in una nota l’operatore di rete, un’unità del principale fornitore di gas francese Engie.Tuttavia, non vi è alcuna preoccupazione per il prossimo inverno, perché la riduzione dei flussi dalla Germania è compensata dall’aumento di quelli dalla spagna e dalla maggiore capacità nei terminal del metano.

Il prezzo dell’energia sale del 110-140% in Italia

Come se non bastasse, prosegue la crescita senza sosta quella del prezzo dell’energia per le imprese del terziario: tra gennaio e aprile 2022, infatti, il prezzo delle offerte di elettricità è salito mediamente del 61%, mentre il prezzo delle offerte gas è aumentato del 21%. Gli aumenti della spesa annuale di elettricità e gas per il terziario sono ancora maggiori raggiungendo una “forchetta” che va da +110% a +140%. Le stime allarmanti emergono dall’Osservatorio Confcommercio Energia, un’analisi trimestrale realizzata in collaborazione con Nomisma Energia.

Secondo le stime del rapporto, per tutte le categorie del settore terziario i dati parlano chiaro: nel mese di aprile 2022, rispetto alle rilevazioni dello scorso gennaio, si stima un incremento del costo delle forniture di energia elettrica che oscilla tra il 50% fino ad oltre l’80%. In particolare, i dati del primo trimestre 2022 (31 gennaio/30 aprile) testimoniano che la spesa annua per il 2022 in elettricità per un albergo tipo può arrivare fino a circa 137.000 euro, con un incremento del 76%, per un ristorante fino a oltre 18.000 euro (+57%), mentre per un negozio alimentare passerà da 23.000 euro a 40.000 euro (circa il 70% in più), per un bar il conto annuale aumenta del 54%, mentre per i negozi non alimentari il rincaro può arrivare addirittura all’87%.

Insomma, se il 2020 sarà ricordato come l’anno della pandemia, il 2022 passerà senz’altro alla storia come l’anno della crisi energetica. I numeri parlano chiaro, e il taglio alle forniture di gas imposto dalla Russia non potrà che peggiorare la situazione.

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: SANCISCE IL FALLIMENTO DI UNA LEGISLATURA

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Segnalazione del Centro Studi Livatino

Il mancato raggiungimento del quorum costituisce non soltanto il naufragio dell’iniziativa referendaria – dagli obiettivi condivisibili, ma operata coi mezzi più confusi e contraddittori (cf. https://www.centrostudilivatino.it/referendum-per-la-giustizia-giusta-una-lettura-ragionata-dei-quesiti-proposti/)-, bensì pure il fallimento sui temi della giustizia di una intera legislatura: partita dalla manipolazione della prescrizione, proseguita con l’introduzione di istituti dagli effetti devastanti, quale l’improcedibilità in appello e in cassazione, e con destinazioni dei fondi Pnrr provvisorie e inutili, come l’ufficio per il processo, senza affrontare direttamente uno solo dei problemi emersi dal c.d. ‘caso Palamara’.

Se il bilancio è di cinque anni perduti, unitamente a risorse e a occasioni di riforme, il senso di responsabilità impone alle forze politiche, all’indomani di questa manifestazione di sfiducia dell’elettorato, di individuare i veri nodi della questione giustizia in Italia e, al di là delle divisioni, di assumere l’impegno perché la prossima legislatura sia dedicata ad affrontarli e a risolverli.

Ciò vuol dire, per restare allo stretto ambito della magistratura, puntare, oltre che a una vera e formale separazione delle carriere, che comunque ha bisogno di una modifica costituzionale, a estrapolare il giudizio disciplinare dal CSM, per affidarlo a un giudice non elettivo, ad adeguare gli organici di magistrati e personale di cancelleria, elevando l’attuale media della metà rispetto agli organici degli altri Pesi UE, a rivedere i meccanismi di ingresso nella funzione e di progressione in carriera, e quindi a cambiare le modalità del concorso e della nomina dei capi degli uffici.

Chi ha ricevuto un mandato dagli elettori, e siede in Parlamento e nel Governo, vari queste indilazionabili riforme, senza aggiramenti per via referendaria: che fanno tornare al punto di partenza, avendo nel frattempo bruciato tempo e denaro.

 

1 50 51 52 53 54 55 56 863