“Lo stupido fa male”. L’attacco di Tremonti a Draghi: “Chi di spread colpisce…”

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di Redazione

Negli Stati Uniti un comitato di affari pienamente legale si chiama lobby. In italia, il termine viene spesso associato a consorterie mafiose o a forme para – massoniche o, comunque, a qualcosa di poco chiaro e poco pulito. L’Aspen Institute Italia, presieduta dal Prof. Giulio Tremonti, non è una massoneria ma una lobby di imprenditori del privato e del pubblico, allargata ad intellettuali e politici, che collabora con le Istituzioni. Oggi, come qualche anno fa, Giulio Tremonti è inviso a tutti i poteri forti nazionali ed all’attuale politica, perché dice la verità e non si fa ingabbiare nelle perverse logiche del Pensiero Unico, soprattutto in materia economica. (n.d.r.)

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L’ex ministro dell’Economia molto duro contro il premier dimissionario. E gli rinfaccia la lettera del 2011 al governo Berlusconi

Al professor Giulio Tremonti quella famosa lettera di Trichet e Draghi dalla Bce all’Italia, che portò alle dimissioni dell’allora governo Berlusconi, non è affatto piaciuta. Si capisce. E l’ha detto a più ripetizioni. Oggi, il giorno delle dimissioni del premier, Tremonti è tornato a parlare di quei giorni e ha lanciato più di una dura stoccata a Supermario.

Nel suo intervento a Omnibus su La7, l’ex ministro dell’Economia c’è andato giù duro. Ha criticato l’esperimento di unità nazionale con un capo di governo che è lì proprio perché non eletto. Ha definito l’esecutivo Draghi “discontinuo”. Ha definito “non razionale” il discorso di Draghi al Senato, fatto come se avesse avuto di fronte l’intera legislatura. “La seconda legge di Cipolla dice: ‘lo stupido fa male agli altri senza far bene a se stesso’. E questa legge – assicura Tremonti – si applica a chi (Draghi, ndr) ha letto questa frase: ‘Sono qui perché e solo perché gli italiani lo hanno chiesto’”.

Il professore ha poi virato l’attenzione sulla situazione economica che si prospetta di fronte al futuro dell’Italia. Secondo Tremonti i problemi c’erano prima e ci saranno dopo. Nulla di nuovo sotto il sole, anche se bisognerà fare molta attenzione all’inflazione che rischia di “rovinarti la vita”. “Noi siamo un’economia che trasforma e il buco sull’energia impatta molto sulla nostra industria – insiste – e quindi impatta anche sul lavoro e sull’occupazione”.

Questo tema Tremonti lo usa per togliersi alcuni sassolini dalle scarpe nei confronti di Draghi. “Per capire quello che sarà bisogna capire da dove si viene – dice l’ex ministro – a proposito di compiti a casa: nel maggio del 2011, dopo essere stato dal governo italiano alla Bce, il governatore della Banca d’Italia Draghi scrisse che la gestione del pubblico bilancio era prudente“. Un mese dopo, però, salito al board della Bce, insieme a Trichet invierà “una lettera devastante” che Tremonti non teme di definire un “colpo di Stato“. “I numeri italiani erano relativamente buoni e sotto controllo”, eppure quella lettera ruppe – per favorire Germania e Francia – il principio della solidarietà europea. “Il dramma è stato questo: sulla finanza globale non vennero messe regole. Dissero che non servivano e che il meccanismo funzionava grazie al financial stability board presieduto nel 2009 dal governatore italiano Mario Draghi. Dal 2011 in poi la crisi viene superata in Usa e Ue stampando moneta. Ma in America resta forte la politica, mentre in Europa la politica cede alla Banca centrale. Hanno stampato una quantità astronomica di moneta: quando c’ero io i conti erano in bilion, oggi si fanno in trilion. Che è la cosa più simile ai fantasiliardi di Paperone. È fuori controllo”.

Poi l’affondo finale: “Dal 2012, da Draghi in poi, alla Bce sono state violate le due regole fondamentali dell’euro: il 2% dell’inflazione che da tetto è diventato obiettivo da raggiungere e infatti sono stati così bravi che adesso siamo all’8%; e poi alla Bce era vietato di finanziare i governi e invece noi l’abbiamo trasformata in un edge found piena di titoli tossici. E adesso pagheremo i conti tutti. Perché il sistema sta andando in difficoltà. La bolla speculativa e dell’inflazione è enorme”. Quello che ha fatto oggi la Bce sullo scudo ante-spread, insomma, per Tremonti cambia poco. “La regola fondamentale dell’Ue era la solidarietà. Adesso voglio vedere… la metto così: chi di spread ferisce, di spread perisce”.

Tutti i danni di Draghi negli ultimi 20 anni

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di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Nell’articolo precedente sul tema abbiamo spiegato che Draghi voleva mollare per evitare di essere al governo quando arriva il crash finanziario, la crisi energetica, la recessione e un’altra crisi della vaccinazione tutte assieme.

Sembra che abbiamo avuto ragione perché Draghi si è presentato in Parlamento ignorando qualunque richiesta e osservazione dei partiti di centro destra e del M5S rendendo inevitabile che poi non lo votassero. Se si ascolta il suo discorso, aggressivo e insultante in molti punti è evidente che ha cercato questo risultato, che voleva sfuggire a Mattarella e alle pressioni estere per non ritrovarsi a gestire il disastro in arrivo a cui ha egli stesso ha contribuito. C’è alla fine riuscito, ma Matterella prima di acconsentire alla sua richiesta gli ha fatto fare una figuraccia che passerà alla storia della cronaca. Ma facciamo un bilancio.

Ci sono almeno dieci cose per le quali Draghi è stato un disastro, da quando era direttore del Tesoro, poi governatore Bankitalia, poi alla Bce e ora al governo

1) Superbonus110: Draghi ha fatto del sarcasmo su chi l’aveva promosso. Ma il Superbonus110 ha creato circa 40 miliardi di Pil tramite il boom edilizio che ha indotto, dopo dieci anni in cui le costruzioni in Italia erano depresse e parliamo di un -50%. Il meccanismo del Superbonus era intelligente, perché erano crediti fiscali che non sono debito pubblico perché lo Stato negli anni successivi sconta le tasse solo se c’è un ricavo, non è obbligato a ripagare in ogni caso come con un Btp. Emettere Btp è emettere debito, emettere crediti fiscali no, perché se non c’è un ricavo l’anno successivo di qualcuno che debba pagare tasse, il credito è inutilizzabile e lo Stato non paga e non sconta niente, tanto è vero che Eurostat non lo considera debito pubblico. Draghi fa finta di non sapere queste e non ha mai riconosciuto l’aumento di occupazione, di lavoro e di Pil creato dal Superbonus110 che è stato l’unico stimolo economico degli ultimi due anni. Cosa ha fatto Draghi? Ha bloccato di colpo il Superbonus mettendo in crisi tante aziende.

2) Draghi ha speso invece una cifra complessiva intorno a 30 miliardi per centinaia di milioni di tamponi a 50 euro l’uno di costo totale, vaccini e vaccinazione e per le degenze Covid a peso d’oro (fino a 9mila euro al giorno). In più ha imposto un altro lockdown e lasciato a casa dal lavoro qualche centinaio di migliaia di persone perché non vaccinate e con tampone positivo (anche se senza nessun sintomo). Il costo enorme di queste due politiche ha costretto lo Stato a fare deficit intorno al 9% del Pil l’anno scorso e al 6% quest’anno e il debito pubblico è schizzato a 2,760 miliardi. Per Draghi il Superbonus che creava lavoro era da eliminare e i lockdown e green pass che affondava l’economia erano buoni.

3) I Btp da quando Draghi governa sono scesi da 150 a 125. Il motivo principale è che, oltre alla crescita del debito pubblico, Draghi come governatore della Bce aveva fatto stampare 4mila miliardi per comprare titoli di stato e spingere il rendimento sotto-zero o zero. Alla Bce Draghi ha fatto bella figura solo perché stampava moneta. Questo però ha creato inflazione e di conseguenza i bond ora stanno franando. Se si parla di spread e costo degli interessi sui Btp e di quotazioni dei Btp, bisogna ricordare che da quando Draghi è al governo i Btp sono collassati da 150 a 125 (usando come riferimento il future del decennale) e quindi dire che senza Draghi ecc.…. è semplicemente assurdo. Draghi ha condotto una politica di stampa di euro per sostenere i deficit dei governi e i risultati sono inflazione e crollo del mercato dei titoli di stato in corso.

4) Quando Draghi era governatore di Bankitalia è stato responsabile della crisi di MontePaschi, che ha speso 9 miliardi per Antonveneta e fu il governatore di Bankitalia ad avallare questa operazione di natura politica (Pd a Siena). La banca di Siena dal 2008 sprofonda nelle perdite, ma la sua crisi risale al tempo in cui Draghi vigilava sul sistema creditizio italiano.

5) Draghi come governatore della Bce nell’estate del 2011 era anche stato la causa della crisi dello spread perché ha scritto con J-C. Trichet una lettera all’allora governo Berlusconi minacciandolo di crisi se non avesse fatto un austerità pesante e simultaneamente ha sospeso gli acquisti di Btp. Salvo poi addirittura lanciare un mega programma di acquisti senza limiti di 4mila miliardi di Btp e altri titoli di stato europei quando il governo Monti, sotto il peso dell’austerità imposta dalla Bce, stava facendo collassare l’economia italiana e l’euro. Per far saltare Berlusconi, Draghi lo ha ricattato per iscritto chiedendo austerità e fermando gli acquisti di Btp. Poi, una volta che al governo è stato il Pd ha stampato 4mila mld di cui 700 miliardi sono andati ai Btp.

6) Prima ancora, come direttore del Tesoro fino al 2004, è stato responsabile dei 40 miliardi di perdite dovute ai contratti derivati sui Btp sottoscritti dal Tesoro. Nessuno altro paese Ue ha perso miliardi così per questi derivati. Solo l’Italia. E Draghi era il direttore del Tesoro che li ha proposti e gestiti.

7) Come abbiamo già mostrato, con Draghi al governo e le sue politiche di vaccinazione forzata e lockdown la mortalità in Italia è aumentata nel 2021.

Si può discutere delle cause esatte, ma era Draghi al governo e il risultato è l’opposto di quello che aveva promesso con i lockdown e vaccinazioni, imposte in modo più restrittivo che in altri paesi.

8) La crisi energetica in corso è dovuta innanzitutto alle politiche di boicottaggio dei combustibili fossili in atto da più di dieci anni, perché il rialzo è iniziato l’estate scorsa e la guerra in Ucraina è arrivata a febbraio 2022. Poi ovviamente le sanzioni alla Russia. E infine, dato che in realtà il prezzo del gas russo di Gazprom che Eni come intermediario compra è invariato rispetto ad un anno fa, la speculazione. Sì, perché se il prezzo dell’80% o 90% del gas che viene da Algeria, Qatar e Russia per gasdotto non è variato e quello all’’ingrosso è aumentato di 15 o 20 volte, c’è evidentemente anche speculazione.


Draghi però è stato un grande fautore delle politiche per il climate change e delle sanzioni alla Russia. E sulla speculazione non ha detto mezza parola. Difficile sostenere quindi che Draghi fosse la soluzione per un disastro che ha contribuito più di altri (vedi l’insistenza per le sanzioni) a creare. Per quanto riguarda la speculazione, in Spagna e Francia, ad esempio, si sono prese misure di calmiere e si nazionalizza Edf che è loro Eni. In Italia niente.

9) Infine, per le sanzioni alla Russia e gli armamenti all’Ucraina, Draghi ha soffiato sul fuoco più di altri e senza un motivo logico perché l’Ucraina è dieci volte più armata dell’Italia, ad esempio hanno 2mila pezzi di artiglieri pesante contro circa 150 dell’Italia. Come si è visto, la guerra moderna è tutta basata sull’artiglieria, non la fanteria o i carri armati (in cui comunque l’Ucraina ne aveva 2,500 contro 200 dell’Italia).

L’Ucraina era in realtà, se si guardano i dati e non si ascoltano le chiacchiere, un paese armato fino ai denti dagli Usa.

Questi sono nove fatti, dalla crisi dello spread e il ricatto a Berlusconi, alle perdite sui derivati, al crac di MontePaschi, alla stampa di moneta alla Bce che ha creato inflazione, ai lockdown e vaccinazione forzata ecc. con cui Draghi ha contribuito più di altri a rovinare l’Italia. Lascia un paese in rovina e sarà un problema per qualsiasi nuovo governo tentare di riprendersi.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/tutti-i-danni-di-draghi-negli-ultimi-20-anni/

Omosessualità e droga: diritti o desideri?

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EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/omosessualita-e-droga-diritti-o-desideri/

QUANDO L’IDEOLOGIA PREVARICA SULLA LOGICA E AZZERA IL BUON SENSO SI TRASFORMANO I SIGNIFICATI DEI TERMINI E LA SOCIETÀ FINISCE PER PAGARNE TUTTE LE CONSEGUENZE…

Quando l’ideologia prevarica sulla logica e azzera il buon senso comune, si trasformano i significati dei termini. Spesso la cosa è voluta per motivi propagandistici. Ma l’italiano è bello perché, come lingua neo-latina, dà significati precisi alle parole. Nella società a-morale o im-morale, il diritto è la legalizzazione della facoltà di fare ciò che si vuole. Rousseau sarebbe felice nel veder realizzato uno dei suoi sogni: l’abolizione del dovere, considerato come pratica oscurantista e retrograda, per lasciar posto al desiderio che si trasforma in diritto, ovvero il vizio che si confonde con la virtù o addirittura sostituisce la virtù diventando diritto.

Per un cattolico vero, che non fa distinzione tra morale pubblica e privata né si piega alle mode del mondo, le parole devono tornare ad avere un loro significato preciso. Nel caso delle unioni tra persone dello stesso sesso, non possiamo parlare di amore, perché è attrazione fisica disordinata rispetto al Creato ed al suo fine riproduttivo. La sodomia è un vizio, dovuto a mille fattori, che alcuni vorrebbero veder confermato dalla Chiesa e dallo Stato, per giustificare uno status differente rispetto a quanto stabilito dalla natura e praticato dalla maggioranza della popolazione. Lo chiamano “diritto”, ma è un “desiderio”.

La sentenza n. 4184/2012 della I Sez. Civ. della Cassazione stabilisce che, in Italia, debba essere riconosciuto ai «componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto» «il diritto alla vita familiare» e ad «un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata», in conformità con quanto già stabilito dalla Corte di Strasburgo – con sentenza del 24 giugno 2010. Infatti, aggiunge la Cassazione, in base all’art.12 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, bisogna considerare «radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire “naturalistico”, della stessa esistenza del matrimonio».

L’Europa, insomma, sembra chiedere all’Italia non solo “lacrime e sangue” in materia economica, ma anche di mutare radicalmente l’«esprit des lois» del proprio diritto di famiglia: passare da un diritto che disciplina la famiglia ad un diritto che “costruisce” la famiglia, che forma cosa sia, o non sia, “famiglia”. Quest’ultimo, formalmente, è un compito del diritto positivo? A questo riguardo, l’art. 29 della nostra Costituzione, stabilisce chiaramente che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»: 1) Con il verbo “riconoscere” si afferma che il diritto positivo riconosce la famiglia come qualcosa che gli pre-esiste e, per questo, si limita a disciplinarla secondo le linee poste dalla natura: prima viene la famiglia, poi il diritto di famiglia; 2) La famiglia è una “società naturale”, sia nel senso di unione tra uomo e donna come previsto dalla natura, sia nel senso di attenere all’ambito del diritto naturale che, in quanto tale, non può essere contraddetto dal diritto positivo.

La sentenza sembra sancire, a livello giuridico, ciò che Marcel Gauchet ha definito la «de-istituzionalizzazione della famiglia» (Il figlio del desiderioEdizioni Vita e Pensiero, Milano 2010, p. 58). «La prodigiosa novità della nostra situazione – ha scritto il sociologo francese – sta nel fatto che la famiglia non detta più legge a nessun livello. Non le si chiede più di produrre il legame sociale; l’imperativo della riproduzione non è più un imperativo sociale. La “de-istituzionalizzazione della famiglia” si realizza in due direzioni: la famiglia non è più il luogo di socializzazione dei soggetti e non è più interpretata a partire dalla sua funzione generativa a servizio della società. La famiglia è diventata la realizzazione della coppia in quanto coppia, è la formalizzazione di un legame privato, fine a se stesso; anche la scelta di fare un figlio si colloca tutta nell’ambito del privato: il compito genitoriale non ha più una ragione sociale, non è più vista a vantaggio della comunità sociale».

Se la famiglia è «de-istituzionalizzata» nella sua dimensione privata, e il compito genitoriale non ha più una ragione sociale, qual è l’unica motivazione che può condurre una coppia a sposarsi e a generare? Non potrà essere che il solo desiderio della coppia di realizzare se stessa: i figli di questa epoca – scrive Gauchet – sono «i figli del desiderio» e, per estensione, diciamo che anche le famiglie di questa epoca sono “le famiglie del desiderio”.

La famiglia dovrebbe restare il luogo per venire al mondo, per accogliere l’Altro, e lasciarlo andare nel mondo come altro da sé. La famiglia realizza i desideri dell’Altro, non fa dell’Altro la realizzazione dei propri desideri; nella famiglia ci si sacrifica per la realizzazione dell’Altro, non si usa l’Altro per la realizzazione di sé: «l’arte ci consegna un’immagine altissima di questa autentica genitorialità nella Pietà di Michelangelo Buonarroti. Nel dolore di una madre che abbraccia il corpo defunto di suo figlio si realizza una maternità inedita. A quel figlio Ella è stata sempre vicina e distante allo stesso tempo, lasciandolo essere ciò che non poteva immaginare o prevedere per lui. […] Nel suo stare, tenace e poderoso, sotto la croce – rappresentato dal corpo gigantesco e stabile, mascolino nella muscolatura e nelle dimensioni – la Madre torna a offrire dal proprio grembo, a partorire al mondo il suo figlio. La Vita è così ridonata al mondo. In questa figura suprema della Pasqua, in cui morte e vita coesistono nella fede della Vergine Maria, risplendono le vicende di tante donne e tanti uomini, che con il loro permanere e con la loro premura consentono ancora oggi ad un uomo di venire al mondo». (Stefano Cucchetti, Ho acquistato un uomo grazie al SignoreLa Scuola Cattolica, gennaio-marzo 2012, pp. 145-146)
«La famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio», un luogo che attende la vita per consegnarla al mondo: non lasciamola diventare una coppia, che reclama diritti dalla società, per soddisfare desideri privati.

Alfredo Mantovano, tramite il Centro Studi Livatino di cui è vicepresidente ha sostenuto: “con la sentenza n. 51/2022 la Corte Costituzionale ha dichiarato non ammissibile il quesito referendario che puntava a rendere legale la coltivazione di piante da cui ricavare qualsiasi tipo di stupefacente, inclusi papavero da oppio e coca, e ad abolire la reclusione per il traffico e lo spaccio delle droghe c.d. leggere”. Tuttavia lo sforzo per liberalizzare la droga prosegue: in tale direzione all’ordine del giorno dell’Aula della Camera dei Deputati, dopo l’approvazione in Commissione Giustizia, vi è un testo che riunisce varie proposte di legge. Con il volume Droga. Le ragioni del no (Edizioni Cantagalli) che si inserisce nel solco dei precedenti curati sempre dal magistrato cattolico sull’eutanasia e sul DDL Zan, Mantovano intende offrire un quadro d’insieme che:

– illustra gli effetti delle principali sostanze stupefacenti, in particolare dei derivati della cannabis, sul fisico, sul sistema neurologico e sull’equilibrio psichico;

– riassume l’evoluzione del quadro normativo dalla prima legge di disciplina della materia fino alle più recenti sentenze costituzionali e di legittimità, e al testo unificato all’esame del Parlamento,- descrive il profilo criminologico del traffico, della diffusione e del consumo delle droghe in Italia;

– replica ai più frequenti luoghi comuni che si usano per sostenere la legalizzazione di quelle c.d. leggere, anche alla luce di quanto accaduto negli ordinamenti che hanno introdotto leggi permissive;

– apre la prospettiva sul pieno recupero della persona, sul quale sono impegnate da tempo le Comunità.

La similitudine tra “famiglia di desiderio” e “sballo di desiderio” è presto fatta dall’egoistico bisogno di alcuni di soddisfare la propria debolezza, giustificandola tramite la legalizzazione delle droghe, allo scopo di far passare come normale la necessità di alienazione. La distruzione dell’ordine naturale passa dalla sovversione della Famiglia e dalla legalizzazione dell’alienazione. Domine salva nos, perimus!

Tragedia Marmolada: la natura ha sempre le sue regole, a prescindere dall’uomo

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/?p=45641

SOGGIORNANDO A POCHI CHILOMETRI DALLA MARMOLADA HO SENTITO LA SOFFERENZA PER LA TRAGEDIA DEL DISTACCO DI UNA PARTE DI GHIACCIAIO, CHE HA DILANIATO I CORPI DI 11 ESCURSIONISTI

“La montagna è come una bella donna: va amata, va coccolata, va ammirata e, soprattutto, rispettata”.

Erano queste le parole che il mio maestro di sci utilizzava, per insegnarmi come si va sulle Dolomiti, che sono paradisi naturali, con regole, spesso, spietate.

Anche se molto giovane, ricordo perfettamente la slavina che distrusse il paese di Stava, così come la caduta fatale del fratello di Messner dalla Torre del Vajolet, per un fulmine che gli colpì il chiodo piantato per l’ascesa.

E, in questi giorni, soggiornando a pochi chilometri dalla Marmolada, ho sentito la sofferenza ed espresso il cordoglio per la tragedia del distacco di una parte di ghiacciaio, che ha dilaniato i corpi di 11 escursionisti. La natura ha degli equilibri ben precisi.

Noi viviamo un periodo storico particolare, che non ha nulla a che vedere con l’ideologia gretina del riscaldamento globale, perché non esiste, se non come sinistra ideologia.

Ce lo confermò, di fatto, il censuratissimo Prof. Zichichi, sostenendo che i cambiamenti climatici sono dovuti a mutamenti ciclici del sole.

Qui, in val di Fassa, la deformazione professionale e le conoscenze acquisite in oltre quarant’anni di frequentazione di questi luoghi meravigliosi, mi hanno portato ad informarmi da guide alpine ed esperti in merito alle possibili cause di questa immane tragedia.

Tutti hanno concordato con l’autore di www.storiologia.it Franco Gonzato, che ha salito la Marmolada 35 volte, ed ha affermato: “non si sale né si scende sulla Marmolada quando ci sono 10 gradi”. (…) “La strada è ben segnata, la forcella é attrezzata da un cavo d’acciaio, da staffe e pioli metallici. Poi, giunti sulla cresta in 10 minuti si raggiunge la Punta Penia. Non é per nulla difficile , tutto in 2 ore, ma ci devono essere le condizioni climatiche ottimali. Alle ore 13,25, con 10 gradi sopra lo zero é un suicidio!!!”

“Carlo, il gestore del rifugio Penia, poco distante aveva postato tre giorni prima un video con lo smartphone per la situazione allarmante, non del piccolo ghiacciaio, ma del blocco del seracco in pendenza che, a causa dell’acqua infiltratasi rischiava di staccarsi e precipitare. L’allarme non è stato ascoltato, e anche se lo fosse stato, nessuno avrebbe bloccato tutto il turismo a valle”.

Continua Gonzato:

“Prevedibile? Nello stesso punto, due anni fa, una valanga distrusse il rifugio del Pian dei Fiacconi. Ma quest’anno la situazione climatica era ancora peggiore. Se ci vai o ci scendi a mezzogiorno non dire che è “imprevedibile”; é facilmente fatale.

“Nel ’57 un enorme pezzo di ghiacciaio staccatosi dall’Ortles, dopo aver squarciato un’ intera foresta, raggiunse i 4 tornanti della strada per Solda, dove stava passeggiando il curato leggendo il breviario. Lo ritrovarono dopo 4 mesi.

Nel 1916 alla stessa Marmolada ci fu una valanga quasi uguale perfino maggiore, trascinò nel sottostante lago tutte le caserme degli austriaci: 300 furono i morti.

Ma anche nel 1957 e 1962, la pioggia mancò per mesi e mesi.
Nel 1893 fu l’anno di siccità più grave di tutta Europa. Non piovve per quasi un anno. Il petrolio doveva essere ancora utilizzato, di conseguenza non c’erano i motori a scoppio né le auto che “inquinavano”!

La siccità colpì duramente l’agricoltura; tutti i raccolti: nelle vigne non vi era un grappolo d’uva; di granoturco nemmeno una pannocchia; frutta e verdura appena l’ombra.
Ma nei secoli precedenti non sono mancati i ritiri dei ghiacciai lasciandoci come ricordo “le morene”. Una delle più famose d’Europa è quella alla fine della Val d’Aosta “La Serra”, che va da Ivrea a Santhià (53km – lasciando un muro laterale alto 300 m.).

Significa che dal Monte Bianco il ghiacciaio era su tutta l’attuale Val d’Aosta fino a sbucare a Ivrea nella Val Padana. Mi risulta che allora non c’era l’inquinamento del carbone, del petrolio, delle auto, ecc.

La natura faceva il suo corso, ieri, come con l’uomo di oggi e lo farà anche senza l’uomo…domani”.

Russia, Orban sferza l’Ue: “Con le sanzioni si è sparata nei polmoni”

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Chi paga le sanzioni?

 

“Le sanzioni non aiutano l’Ucraina né contribuiscono ad avvicinarsi alla fine della guerra, semmai la prolungano”. Così afferma Orban, premier ungherese, che è sempre stato critico sulle misure restrittive che l’Unione europea ha inflitto al Cremlino dopo l’invasione in Ucraina. 
“Inizialmente pensavo che ci fossimo solo sparati a un piede – afferma il primo ministro all’emittente Kossut Radio – ma ora è chiaro che l’economia europea si è sparata nei polmoni e ora fatica a respirare”. Parole dure quelle di Orban che vanno a inserirsi in un clima di emergenza economica che riguarda, ormai, tutto l’Occidente: “Le sanzioni sono dannose per l’economia europea e se continuano così, la uccideranno – insiste – Il momento della verità deve arrivare a Bruxelles, quando i leader ammetteranno di aver fatto un errore di calcolo, che la politica delle sanzioni era basata su presupposti sbagliati e non ha soddisfatto le aspettative riposte in essa”.

Non è l’unico a paventare questa ipotesi, già Biden nei giorni scorsi aveva affermato, in modo meno brutale e diretto, che probabilmente le aspettative riposte sull’Ucraina erano state troppo alte e che la continuazione della guerra era la prova che l’Occidente aveva sottovalutato la situazione.

Gli unici a tenere la barra dritta e a non indietreggiare di un millimetro sono proprio i rappresentati della Commissione Europea, che fanno sapere oggi di un nuovo pacchetto di sanzioni destinate alla Russia: “Il pacchetto ribadisce la determinazione della Commissione a proteggere la sicurezza alimentare in tutto il mondo”, si legge in una nota dell’Esecutivo Ue.
 Al contrario di quanto pensa Orban, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen afferma: “La brutale guerra della Russia contro l’Ucraina continua senza sosta. Pertanto, proponiamo oggi di rafforzare le nostre pesanti sanzioni dell’Ue contro il Cremlino, applicarle in modo più efficace ed estenderle fino a gennaio 2023. Mosca deve continuare a pagare un prezzo alto per la sua aggressione”.

Stando ai fatti, la domanda è questa: è davvero Mosca a pagare un caro prezzo o sono le economie europee a combattere una crisi economica senza precedenti? 
A rimarcare la decisione di sanzioni più dure nei confronti del Cremlino anche Joseph Borrel, Alto Rappresentante per gli affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Ue, che dichiara: “Le sanzioni dell’Ue sono due e pesanti e continuiamo a prendere di ira le persone che sono vicine a Putin e al Cremlino. Il pacchetto di oggi riflette il nostro approccio coordinato con i partner internazionali, in particolare il G7. Oltre a queste misure – fa sapere Borrell – presenterò altre proposte al Consiglio Ue, per inserire nuovi nomi nella lista delle persone ed entità a cui verranno congelati i beni e ridotta la possibilità di viaggiare”.

Bianca Leonardi, 15 luglio 2022

Draghi tenta la fuga per la seconda volta: in alternativa, i pieni poteri

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di Redazione

Quando in Italia si prospetta una crisi di governo, generalmente diventiamo tutti politologi. Tutti vorrebbero dire la loro per essere i primi ad aver azzeccato il pronostico. E’ la solita mentalità da tifoseria, che ci caratterizza e rende, anche un po’ macchiette, come quelle che ben scimmiottava Alberto Sordi. Onde evitare il toto-governo e le paventate elezioni che servono a far scrivere i giornali d’estate, con l’editoria già in crisi perenne, riteniamo opportuno affidarci a una analisi equilibrata. Ricordiamo che la data del 24 Settembre è fondamentale per i parlamentari, in quanto è quella che garantisce loro il vitalizio. Infine, sappiano bene i nostri lettori che in Italia non ci può essere vera crisi finché essa non produce effetti di radicale cambiamento. A nostro avviso, non c’è alcun partito, oggi, che dia garanzie di questa intenzione.

di 
Rispetto alla prima volta situazione più grave: rischio crollo del Btp e l’ora delle scelte ultime. A Chigi un Draghi con pieni poteri, o un premier sacrificabile

La crisi di governo è stata assai ben inquadrata da Federico PunziSua Competenza ha “fin dall’inizio inteso questa esperienza di governo come un’anticamera, un dazio da pagare prima di salire con tutti gli onori al Colle”, mentre invece era una trappola giacché “al Quirinale il piano era dall’inizio la riconferma di Mattarella, e la sua chiamata a Chigi un modo elegante per mettere fuori gioco un titolato pretendente”. Cioè, il nostro aveva già tentato la fuga da Chigi.

Visto che quel primo tentativo di fuga era andato male, continua Punzi, Sua Competenza ne sta tentando un secondo: “coglierebbe al volo l’occasione di una fuoriuscita dei 5 Stelle per sfilarsi anche lui”.

Infatti, egli oggi usa esattamente le stesse parole che usava l’altra volta che ha tentato la fuga: martedì egli “ha rivendicato che tutti gli obiettivi del Pnrr sono centrati … ricordiamo che già mesi fa, poco prima dell’apertura delle votazioni per il Quirinale, fu lo stesso Draghi ad affermare in conferenza stampa di ritenere compiuta la missione assegnatagli”.

E però, pure stavolta i suoi carcerieri cercano di impedirgli la fuga. Conclude Punzi: “ha provato ad andarsene, ma accettando di essere rimandato davanti alle Camere per la verifica, di fatto ha concesso ai suoi carcerieri, Mattarella e Pd, altri cinque giorni, che questi useranno per inchiodarlo alla croce che dovrà portare fino a fine legislatura”.

Differenze fra i due tentativi di fuga

I due tentativi di fuga sono diversi fra loro, per quanto riguarda la crisi energetico-ucraina: perché allora Biden ed i suoi alleati erano persuasi di poter vincere la Russia con le sanzioni e le armi a Kiev, mentre oggi tale esito è tutto meno che scontato.

E sono diversi fra loro, per quanto riguarda la crisi del Btp: perché allora Bce aveva annunciato che avrebbe smesso di comprare titoli di Stato, mentre oggi ha smesso per davvero e, anzi, sta per aumentare i tassi ufficiali di interesse.

Se, fin dal primo tentativo, la situazione appariva a Sua Competenza abbastanza compromessa da spingerlo a puntare tutte le proprie carte su una fuga al Quirinale … figurarsi oggidì che le cose si son fatte molto più gravi.

E non è tutto, perché presto potrebbero farsi ancora più gravi: giovedì 21 luglio, il giorno dopo il previsto reddere rationem al Parlamento italiano, Bce si riunirà e dovrebbe scoprire le carte sul fantasmagorico scudo anti-spread salva-Btp.

Se quest’ultimo confermerà le attese rivelandosi un accrocchio inservibile … e tanto più se esso coinvolgerà strutturalmente il MES (cioè la Troika), allora il Btp crollerà. E con esso le residue speranze di Chigi in un decisivo indebolimento tedesco nel contesto dello scontro in corso fra Usa e Germania. Nonché la residua legittimazione magico-politica di Sua CompetenzaL’Iceberg sarebbe infine giunto.

Quindi, se è vero che i due carcerieri son riusciti a tenerlo in gabbia a Chigi quella prima volta, non è detto ci riescano questa seconda volta.

Lo Stato Italiano di fronte alle scelte ultime

Per intanto, Sua Competenza ed i suoi carcerieri hanno guadagnato un vantaggio tattico: i cinque giorni bastano ad anticipare parte di quel crollo del Btp che avverrebbe comunque dopo la presentazione dello scudo anti-spread.

E servono a trovare una scusa per il carattere inservibile di quest’ultimo. Addossandone la colpa su Giuseppe Conte e scaricandola dalle spalle di Bce e di Sua Competenza (che pure il Parlamento tutto pensava avrebbe esercitato una magica influenza su Francoforte).

Un vantaggio tattico, appunto, ma tutt’altro che strategico visto che, se lo scudo anti-spread si presenterà davvero come inservibile, allora la caduta del Btp non potrebbe far altro che proseguire come e peggio di prima. Reuters già scrive che il Btp crollerà comunque, perché il problema è la crescita del Pil: “la situazione fiscale non è la causa, è la conseguenza di quella debolezza” e specifica che Sua Competenza non la ha risollevata.

Sicché, chiunque siederà a Chigi, la Repubblica Italiana si troverà presto di fronte alle scelte ultime: la ristrutturazione del Btp, o l’esproprio di massa di una quota degli immobili, o la mega-patrimoniale sui conti correnti, seguite da un bail-in di massa ed accompagnate dal controllo dei movimenti dei capitali; oppure, meglio, il solo controllo dei movimenti dei capitali … garantendo così il finanziamento del Btp.

Da notare, che il controllo dei movimenti dei capitali sarebbe comunque necessario anche se inevitabilmente avvia la dissoluzione dell’Euro. Esito che è comprensibile non ecciti l’amor proprio di Sua Competenza: trovarsi lui, che firmava le banconote dell’€unico, a firmare quelle dell’€sud o, meglio ancora, della Nuova Lira Italiana.

Un premier sacrificabile, o una mano forte

Orbene, tali scelte ultime non possono essere consensuali: troppi gli interessi ed i diritti (anche costituzionali) in gioco, troppo forti le proteste che verrebbero scatenate, troppa la gente che ha troppo da perdere. Per vararle, servirà un primo ministro sacrificabile, o una mano forte.

Sua Competenza preferirebbe la prima soluzione: andarsene, passando la mano ad un primo ministro sacrificabile (tipo Fernando de la Rúa), per poi magari ricomparire come salvatore della patria ma a cose fatte. Solo, egli non accetta di essere lui il sacrificato.

In subordine, Sua Competenza potrebbe accettare di essere lui la mano forte. Forte, per poteri a disposizione: i poteri di un primo ministro che gode della obbedienza assoluta della larghissima maggioranza del Parlamento, come al principio di questo governo, magari pure oltre la scadenza prevista della legislatura.

A meno di non voler ricorrere ai poteri speciali di uno stato di eccezione, come pure è stato fatto col Covid ed è pure stato immaginato di istituzionalizzare ma, sin qui, senza esito definitivo.

Sicché, sarebbe sbagliato interpretare le preoccupazioni di Sua Competenza come un fatto caratteriale. Non di capriccio si tratta, ma di seri argomenti di una seria trattativa: se davvero i suoi carcerieri preferiranno tenerlo incatenato a Chigi, ebbene in cambio gli dovranno dare tutti i poteri che egli pretende. In difetto, entrerà in scena il primo ministro sacrificabile.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/politica/draghi-tenta-la-fuga-per-la-seconda-volta-in-alternativa-i-pieni-poteri/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=atlantico

 

Gazprom non assicura la riapertura del gasdotto Nord Stream. A rischio le forniture europee!

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Segnalazione di Federico Prati

Il colosso russo Gazprom afferma di non poter garantire il buon funzionamento del gasdotto Nord Stream. “Gazprom non è in possesso di alcun documento che indichi che Siemens è in grado di portare la turbina a gas per la stazione di compressione di Portovaya fuori dal Canada, dove è in riparazione. In queste circostanze non è possibile garantire il funzionamento sicuro della stazione di compressione di Portovaya, che è una struttura fondamentale per il gasdotto Nord Stream”, afferma la nota del gruppo controllato dal Cremlino. Il gasdotto è fermo per la manutenzione annuale dallo scorso 11 luglio e dovrebbe riaprire il prossimo 21 luglio ma Berlino teme che il ritorno alla normalità possa essere procrastinato da Mosca come arma di ricatto. In teoria la Russia potrebbe anche aumentare la quantità di gas inviata in Germania attraverso altri gasdotti ma sinora non lo ha fatto.
La condotta che collega le coste russe con quelle tedesche attraversando il mare del Nord ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è insomma una delle arterie vitali dell’infrastruttura energetica europea. A causa dello stop di questi giorni la Russia ha ridotto le forniture anche a Italia (del 30%) e all’Austria (- 70%). Per scongiurare l’incubo di una completa interruzione del gas russo la Germania è riuscita a ottenere lo “sblocco” delle turbine in riparazione in Canada che avrebbero potuto restare oltre oceano a causa delle sanzioni. Le turbine arriverebbero in Germania e dovrebbero poi essere traferite in Russia. Ora però Mosca afferma che i componenti potrebbero rimanere bloccate in territorio tedesco rendendo impossibile il ripristino del funzionamento della condotta. Uno stop al gas russo rischia di spingere l’Ue verso la recessione e di mettere in seria difficoltà operatori del settore. La settimana scorsa il gruppo tedesco Uniper (che compra gas russo e lo rivende ai suoi clienti tedeschi) ha chiesto un intervento di salvataggio al governo da 9 miliardi di euro.

L’antichissima devozione alla Madonna del Carmine

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di Teresa Ales

LA VENERAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO: UNA DEVOZIONE DALLE PRODONDE RADICI BIBLICHE

Siamo soliti sentir parlare di Madonna di Fatima, di Lourdes, Addolorata, di Loreto: tutti appellativi con cui i fedeli cristiani pregano Maria, la Madre di Cristo. Tra questi nomi ce n’è uno molto diffuso con cui la Chiesa Cattolica, invoca la Vergine Maria, la Madre di Gesù e di tutti i cristiani: “Madonna del Carmine” o anche “Beata Vergine del Monte del Carmelo”.

L’etimologia del titolo è da ricercare nel nome stesso del monte “Carmelo”, una catena montuosa lunga circa 39 km sita nella regione di Israele, affacciata sul mar Mediterraneo, dove secondo la tradizione, sostò la Sacra Famiglia tornando dall’Egitto. Il nome “Carmelo” deriva dall’Aramaico “Karmel” che significa “Giardino-Paradiso di Dio”, motivo per cui nella tradizione biblica è da sempre stato considerato “il più bello dei monti”: per tale ragione non è un caso che tutti i conventi Carmelitani abbiano un giardino adiacente. Il Titolo di “Madonna del Carmelo” è uno dei più belli attribuito alla Vergine, proprio perché Lei rappresenta la “realtà” più bella di Dio.

La festa solenne della “Madonna del Carmelo” si celebra il 16 luglio per commemorare un evento particolare. Si narra che, proprio in quella data, il 16 luglio del 1251, la Regina del Cielo, circondata da Angeli e con Gesù Bambino in braccio, sarebbe apparsa in sogno all’inglese Simone Stock (priore generale dell’Ordine Carmelitano). Durante il sogno, la Madonna gli avrebbe consegnato uno “Scapolare” (dal latino scapula, spalla), divenuto più avanti segno distintivo dell’Ordine Carmelitano, rivelandogli i notevoli privilegi connessi al culto. Porgendogli lo scapolare la Madonna gli disse: «Prendi o figlio dilettissimo, questo Scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita. Ecco un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza e di pace con voi in sempiterno. Chi morrà vestito di questo abito, non soffrirà il fuoco eterno». Lo Scapolare, detto anche “abitino”, è composto da due pezzi di stoffa marrone in lana con l’effige della Madonna, legati da cordicelle o nastri che poggiano sulle spalle. Con la Sua rivelazione, la Madonna promise, a tutti coloro che lo avrebbero indossato e portato per sempre e con devozione, la salvezza dall’inferno, la liberazione dalle pene del Purgatorio, la protezione dai pericoli. La consacrazione alla Madonna mediante lo Scapolare è un invito alla preghiera affinché Lei possa operare come mediatrice per la salvezza eterna e a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta.

La storia della devozione della “Madonna del Carmelo” è legata anche al profeta Elia, il più grande profeta dell’Antico Testamento. Nella Bibbia, secondo il racconto del Primo Libro dei Re, nel IX secolo a.C., nella regione di Israele, Gezabele (di stirpe cananea), moglie di Acab, uno dei re del regno di Israele, propagò il culto del dio Baal. Baal era venerato come il dio della fertilità ritenendo che desse alla terra la capacità di produrre raccolti e agli uomini quella di procreare. Con la diffusione del culto a Baal si distolse il popolo dall’adorazione dal vero Dio, il Dio di Israele. Elia, uomo contemplativo e difensore della fede in un unico Dio, per volere di Dio, si stabilì sul Monte Carmelo, radunò il popolo e lo rimproverò per essersi allontanato da Dio, dal loro Padre. Famosa, nella Bibbia, è la sfida lanciata ai profeti di Baal per dimostrare al popolo chi fosse il vero Dio: «Io sono solo, i profeti di Baal sono 450, ognuno offra un sacrificio al proprio Dio e il Dio che risponderà con il fuoco sarà il vero Dio che dovrà essere adorato». La sfida fu impegnativa, ma il fuoco cadde sull’altare di Elia stabilendo senza equivoci che il Dio di Elia, era l’unico Vero Dio, il Dio di Israele.

Con Elia, il Monte Carmelo divenne luogo di profonda preghiera e di ricerca di Dio. Così Elia e gli altri discepoli attraverso la contemplazione e la vita sul Carmelo ispirarono nuove forme di vita monastica. Su questo monte si sviluppò un’intensa attività religiosa, di forma eremitica. Nei secoli successivi, con l’avvento dell’era cristiana, dopo l’approvazione dell’Ordine da parte del patriarca Alberto di Gerusalemme, a seguito delle apparizioni delle Vergine Maria a Simone Stock, sul Monte fu edificata una chiesetta in onore della Vergine Maria. Lì, i monaci presenti, la elessero come patrona e protettrice venerandola sotto il nome di “Santa Maria del Monte del Carmelo”. Quando i monaci carmelitani furono costretti a lasciare il Monte Carmelo a causa dell’invasione saracena l’Ordine Carmelitano si propagò in tutta l’Europa, e in particolare nel meridione d’ Italia. Tra le tante figure di santi e mistici legati all’Ordine Carmelitano ricordiamo Santa Teresa del Bambin Gesù, Santa Teresa Benedetta della Croce, Santa Teresa D’Avila, San Giovanni della Croce oltre al santo Simone Stock.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/?p=45759

Contro l’artiglieria della repressione delle idee…

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Segnalazione di Federico Prati

di Lorenzo Merlo

Contro l’artiglieria della repressione delle idee, della censura, non abbiamo che cerbottane. Se fossimo un unico corpo, ci avrebbero già spazzati via. Essere sparpagliati è la nostra sopravvivenza. Con la pazienza e l’ascolto potremmo moltiplicare la nostra potenza. Noi sappiamo a cosa e come mirano. Loro non potranno eliminarci tutti.

“Se volete impegnarvi in battaglia, fingete di essere disordinati”
Sun Tzu (1).

Si sta ripetendo. Quelli della mia generazione avevano visto Martin Luther King e Nelson Mandela, ma la maggioranza non aveva incarnato che significava essere estromessi, essere considerati secondari, essere perseguitati, essere uccisi. La questione era etico-politico-ideologica, non empatico-sentimentale.
Ciò che sta accadendo ora, qui da noi in casa, ci spiega la differenza tra le due conoscenze e ci fa sentire nel corpo ciò che prima era un fatto intellettuale.
Naturalmente, per il momento, la censura che si sta verificando qui non è che una pallida ombra di quanto hanno dovuto subire i negri americani e sudafricani.

Ciò che sta accadendo qui ha qualcosa che assomiglia ad una vera lotta, forse più vera di quella sanguigna, in quanto più sottile e profonda. La capacità di attendere restando lucidi sarà forse una dote più importante di quella dei cannoni.

Le forze d’accerchiamento del regime sono avviluppanti. La quantità di armamenti d’ordine vario è dalla loro. Posseggono il reggimento più numeroso possibile, il popolo. Dispongono della sua inerzia, una qualità flaccida, difficile da spostare, eccellente nell’assorbire, elementare da farcire di pensieri e idee. Hanno le armi a ripetizione martellante migliori e in quantità soverchiante. Hanno alleanze con potentati più forti degli stati.
Dunque, oltre alle menti, anche le braccia, cioè la tv, la stampa, gli influenti, big tech.

La partita appare persa. Come dovevano sentirsi quei negri se non pieni di voglia di sottrarsi a tanta mortificazione? Come si sentono tutti gli uomini quando un bruto li mette all’angolo?

Ma la disperazione non è permessa. Avvicinerebbe la resa. È necessario resistere alla piega che ha preso il mondo. Una paziente attesa si impone affinché le risorse non vadano sprecate in vittimismo e TNT.

Il poco web che resta è una specie di vena d’oro, che si mostra soltanto a chi sa di aver concorso a trovarla, a darle forma. Tuttavia, è infiltrata di impurità. La mitragliatrice denigratoria spara inquinanti senza sosta su chi si pone domande e chiede risposte. E, siccome si può essere certi che chi dispone della forza la userà, le raffiche intorbidatrici non cesseranno di risuonare. Noi “i miserabili del web” (2) da ordinari individui, siamo divenuti di ordinaria eliminazione.

Possiamo essere certi, infatti, che gli apparati istituzional-privatizzati hanno investito e investiranno affinché manciate di gramigna vengano sparse tra e su noi, corpo ideale della nostra vena aurea. Un atto dovuto, affinché chiunque – per qualche dubbio sovvenuto o menzogna scoperta dell’ufficiale narrazione – sceso dal divano da dove si scorpacciava di Giannini, di Gruber, di Severgnigni, di Parenzo, di Mentana, di “vero giornalismo”, di “vera scienza”, di “vera democrazia”, non possa che restare disorientato.
Ma affinché anche quelli senza divano e senza tv si trovino di fronte al grande portale della realtà unica, sul cui timpano, a chiare lettere, leggeranno ancora il solo ritornello di quest’epoca malvagia: “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” (3) fino a dubitare di se stessi, fino ad accettare le pillole di bromurica libertà a punti. Un’altra loro arma di controllo di menti e di corpi.

Tutti abbiamo fatto l’esperienza che, operando sul piano razionale, si può anche arrivare ad ottenere un consenso da qualche fan della narrazione governativa della realtà, covidica, bellica o post-umanistica. Ma è un piano che non genera nelle persone una autentica capacità critica. Affinché ciò accada è necessaria una ricreazione personale, una motivazione profonda, un senso di sopruso subito, un interesse individuale. Se non scatta la scintilla, avremo ancora le medesime persone sotto incantesimo. Ci vuole un’emozione. Solo ponte su cui transitano i cambiamenti, le informazioni, le prese di coscienza. Pubblicitari, giornalisti, governativi e potentati lo sanno. Sanno come usare un’arma relazionale, come oltrepassare la barriera orwelliana così, apparentemente, insuperabile.
Solo con l’opportuna emozione ci si mette in moto. Diversamente, si capisce soltanto. L’intelletto non è il corpo. La comprensione cognitiva non è la ricreazione.
Tentare il proselitismo non serve. Esso si fonda sulla dimensione razionale, la più superficiale intelligenza tra quelle umane. E anche la più sopravvalutata e accreditata.

Senza ricreazione, l’amebica massa resta flaccida e senza mezzi per mutare se stessa. Mantiene le doti per fagocitare ogni corpo che le viene gettato addosso. È il suo cibo, della realtà divora tutto. Siano azioni incostituzionali, straccio dei diritti, imposizioni all’antrace, armi per ottenere la pace, eccetera.
Il menù che è in grado di digerire comporta un sussulto per ogni milite ignoto, per ogni Martin Luther King e Nelson Mandela, di qualunque colore essi siano esistiti. Comporta il Nobel sfregio della Pace a Barack Obama.

Non scomponiamoci dunque. La modalità dell’ascolto si impone, quella dell’affermazione è da tenere a bada. Sotto il ponte della sfibrante attesa passerà il momento utile per provocare emozione. Solo così quelli sul divano, tanto più alto da terra, quanto più fisso alla tv, troveranno il modo, da soli, di saltar giù, senza rischiare di rompersi l’osso della biografia. Perché è così che va quando ci si ricrea.

“Coloro che conoscono le condizioni del nemico sono certi di sottometterlo”
Sun Tzu (4).

Note
(1) Suz Tzu, Sun Pin, L’arte della guerra, Vicenza, Neri Pozza, 1999, p. 295.
(2) https://www.iltempo.it/esteri/2022/03/16/news/massimo-giannini-disinformazione-guerra-russia-ucraina-orrore-nascondere-miserabili-web-accuse-otto-e-mezzo-30859176/
https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/guerra-di-bombe-e-di-propaganda-otto-e-mezzo-puntata-del-1632022-16-03-2022-429219
(3) Orwell George, 1984, Milano, Mondadori, 1973, p. 39.
Sun Tzu, L’arte della guerra, Milano, Bur, 1997, p.

Alla vecchia e alla nuova maniera

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Segnalazione di Federico Prati

di Dmitry Orlov
cluborlov.wordpress.com

La parte più difficile del vivere un’epoca di cambiamenti stravolgenti è che nessuno si preoccupa di informarvi che i tempi sono cambiati e che nulla sarà più come prima. Di certo non i mezzibusti in televisione, che spesso sono gli ultimi a saperlo. Dovete scoprirlo da soli, se ne siete capaci. Ma io sono qui per aiutarvi.

Tutto ha a che fare con l’energia. Non con la tecnologia, che è accessoria; non con la superiorità militare, che è fugace e in gran parte immaginaria; certamente non con qualsiasi tipo di auto-giustizia politica o culturale, che è illusoria. L’energia non può essere sostituita. Se si esaurisce, non si può far funzionare l’economia industriale con le belle parole. Si spegne e basta. E quel che è peggio, le fonti energetiche non sono nemmeno particolarmente sostituibili tra loro. Se si esaurisce il gas, non si può passare al carbone o alla merda secca, anche se ci si è immersi fino al collo. L’industria moderna funziona con petrolio, gas naturale e carbone, in quest’ordine, e possono essere sostituiti in modo molto limitato.

Inoltre, l’energia deve essere molto economica. Il petrolio deve essere il liquido più economico che si possa comprare, meno caro del latte e persino dell’acqua minerale. Se l’energia non è abbastanza economica, tutte le industrie che la utilizzano diventano poco redditizie e chiudono. Questo è lo stadio in cui ci troviamo ora in gran parte del mondo. Quindi, cosa è successo?

Una volta gli Stati Uniti producevano la maggior parte del petrolio del mondo. Ma poi i prolifici pozzi del Texas occidentale si sono esauriti e l’Arabia Saudita è diventata il maggior produttore di petrolio. Ma gli Stati Uniti non avevano intenzione di accettare questo stato delle cose e avevano escogitato un piano ingegnoso: l’Arabia Saudita avrebbe venduto il suo petrolio in cambio di dollari americani freschi di stampa, poi avrebbe preso la maggior parte di quei dollari e li avrebbe restituiti agli Stati Uniti “investendoli” nel “debito” americano. Tutti gli altri che avevano bisogno di petrolio, per acquistarlo avrebbero dovuto trovare un modo per guadagnare dollari USA, e tutti i dollari USA che rimanevano dopo aver comprato il petrolio avrebbero dovuto essere investiti nel debito USA solo perché: “Bella economia quella che avete! Non vorremmo che le succedesse qualcosa di brutto, no?”

In effetti, alcuni non avevano recepito il messaggio (Saddam in Iraq, Gheddafi in Libia), con il risultato di ritrovarsi con i propri Paesi bombardati. E un sacco di altri Paesi indifesi erano stati bombardati solo per tenere gli altri spaventati. Ma poi la Siria, che si era rifiutata di recepire il messaggio, aveva chiesto aiuto ai Russi. I Russi avevano aiutato la Siria e ora nessuno ha più paura degli Stati Uniti. Nel frattempo, gli Stati Uniti si sono lasciati viziare da tutti questi soldi gratis, sono diventati grassi, pigri, degenerati e deboli e hanno accumulato il più grande mucchio di “debiti” (tra virgolette perché non c’è alcuna possibilità di ripagarli) di tutta la storia umana.

Nel frattempo la Russia, il più grande Paese produttore di energia al mondo, ha deciso che ne aveva abbastanza. Secondo il vecchio schema, la Russia esportava le sue risorse a basso costo, spendeva 1/3 dei ricavi per le importazioni e lasciava che gli altri 2/3 uscissero dal Paese, una buona parte dei quali veniva utilizzata anche per acquistare il “debito” degli Stati Uniti. Non potendo fare nulla subito, ha passato l’ultimo decennio a sviluppare le proprie forze armate al punto che ora gli Stati Uniti e la NATO hanno paura di avvicinarsi e la sua economia è arrivata al punto da non aver bisogno di gran parte delle importazioni, almeno per qualche anno. E poi è successa una cosa stupida: gli Stati Uniti hanno confiscato il “debito” statunitense detenuto dalla Russia, facendo sì che tutti nel mondo ne prendessero atto e cominciassero a loro volta a scaricarlo, persino i Giapponesi, mandando in tilt l’intero sistema finanziario.

Allo stesso tempo, la Russia ha iniziato a passare dalla vendita delle sue esportazioni di energia in dollari ed euro, che rimangono all’estero, dove possono essere confiscati, alla vendita in rubli, che rimangono all’interno del Paese. Volete acquistare l’energia russa? Allora trovate il modo di guadagnare qualche rublo! E se le vostre stesse sanzioni anti-russe vi impediscono di farlo, beh, allora, di chi è la colpa? Inoltre, dato che ora a livello mondiale c’è una carenza di energia, i Russi si sono chiesti: perché vendere molto petrolio e gas per pochi soldi quando se ne può vendere meno per più soldi?

Questi non sono sviluppi previsti, ma stanno accadendo ora e in tempo reale. Le “nazioni ostili” (cioè tutto l’Occidente) ora hanno bisogno di rubli per acquistare il gas naturale russo e c’è un piano per estendere questo schema alle esportazioni di petrolio. E, proprio un paio di giorni fa, il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, ha annunciato che non ha molto senso per la Russia esportare qualcosa in cambio di dollari o euro, dal momento che la Russia non ne ha affatto bisogno e ha consigliato agli esportatori di iniziare ad utilizzare accordi di baratto. Il baratto è piuttosto scomodo, ma se offrendo dollari (o euro) si ricevono solo pugni sui denti, allora non rimane altro.

Che tipo di accordi di baratto? Per esempio, in Germania c’è un bellissimo e gigantesco impianto chimico, il complesso chimico di Ludwigshafen, di proprietà della BASF, che sta per chiudere a causa della carenza della sua principale materia prima, il gas naturale russo. Quell’attrezzatura potrebbe essere impacchettata e spedita in Russia in cambio di prodotti energetici, fertilizzanti e altre forniture fondamentali di cui i Tedeschi avranno bisogno per tenere insieme corpo e anima durante il prossimo inverno. Le sanzioni antirusse sono d’intralcio? Beh, di nuovo, non sono un problema della Russia; qualcun altro deve trovare un modo per aggirarle.

Intanto, in Occidente si accumulano molte idee, sistemi e istituzioni morte. Sono morti il Green New Deal (uno schema architettato da persone che non conoscono né la fisica né l’aritmetica) e il Great Reset, e il Build Back Better (qualunque cosa fosse), e l’Ordine Internazionale Basato sulle Regole, e la Mutual Assured Destruction (se lo chiedete, la Russia vi distruggerà, ma quanto è reciproco?). E siamo tutti in attesa del grido “cade l’albero!” quando la piramide del debito in dollari/euro/yen inizierà a crollare.

Il mondo sta anche aspettando con il fiato sospeso che un bel po’ di pomposi ma inutili fannulloni spariscano dalla vista del pubblico. L’eliminazione di quel pomposo pallone gonfiato di Boris Johnson è stato un buon inizio, ma che dire di Scholz, Macron, Duda, von der Lyin’, Zelensky e tanti altri? Biden fa parte di una categoria a sé stante, poiché è evidente che non importa chi sia il Presidente degli Stati Uniti o se ce ne sia uno.

Il mondo è cambiato, ma la realtà sociale non ha ancora raggiunto quella politica e fisica. Questa è l’estate dell’attesa. Poi arriverà l’inverno del malcontento . La prossima primavera vivremo tutti su un pianeta strano e diverso.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.wordpress.com
Link: https://cluborlov.wordpress.com/2022/07/13/old-way-new-way/
13.07.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

VERONA PRIDE 2022: Rosario di riparazione di “Christus Rex”. Messe “non una cum” in tutto il mondo, spicca don Francesco Ricossa

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di Matteo Castagna

Il Rosario di riparazione allo scandalo pubblico del Gay Pride di Verona sarà recitato oggi dal Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio alle ore 17.00, in unità di intenti con tutti i cattolici che vorranno fermarsi e pregare. Nel giorno della Madonna del Carmelo, Le chiediamo perdono per ogni oltraggio e di intercedere presso il Suo Divin Figlio, affinché perdoni loro, che non sanno quello che fanno.
Informiamo che nella giornata di oggi, numerosi sacerdoti, in tutto il mondo, fedeli alla Tradizione ed alla Messa di sempre, offerta “non una cum” (non in comunione con Bergoglio) celebreranno il Santo Sacrificio dell’altare in riparazione allo scandalo pubblico del Gay Pride di Verona. Tra questi ci sarà il Superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii don Francesco Ricossa, che ha prontamente aderito all’invito.
O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te consacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitudine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. 
Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d’illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell’amore di Dio e nella devozione verso di te. 
Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e imitando le tue virtù. 
Desidero offrire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. 
O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l’eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Verona Pride 2022, Castagna attacca il neo-sindaco: Tommasi cattolico?!

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di Lucia Rezzonico

Il 16 luglio anche Verona, la vedrà il centro della città trasformarsi in “Sodoma” per qualche ora.
Il Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio, Matteo Castagna interviene sull’argomento:
“anche se preparata da tempo, la sfilata dell’orgoglio sodomita pare sentirsi galvanizzata da una nuova amministrazione, che come primo atto, addirittura prima dell’insediamento, dimostra che la sua priorità è farsi vedere vicina ai promotori della “normalizzazione” dei desideri impuri contro natura, che la comunità LGBT vorrebbe riconosciuti in forme parificate al matrimonio, con tanto di adozione di bimbi. Spacciando tutto questo per “diritti civili” (sic!)”.
“Fa sorridere – dice Matteo Castagna con ironia – sentir parlare ancora di discriminazione categorie che, oramai, sono più coccolate e tutelate dalle Istituzioni dei panda in via d’estinzione…”
“Ma ciò che appare curioso è il dato politico. Il neo-sindaco Damiano Tommasi, che parteciperà al carnevale estivo di “Sodoma e Gomorra” (auguriamoci non blasfemo come a Bergamo, Milano, Cremona ecc.), si dichiara cattolico e nello stesso tempo è favorevole alla città arcobaleno. Dunque vale anche per Tommasi il passo evangelico: “Non vi ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6: 9, 10) ??? 
Oppure è esente dal rispetto del Cattolicesimo? Cattolico o gay friendly? Cattolico o favorevole a coloro che rappresentano “Gesù gay” e la “Santa Vergine Maria come una prostituta”?
Castagna conclude: “Ho letto che qualcuno ha parlato di cambio di passo rispetto al passato. Credo sia una speranza che fa almeno tenerezza, perché Verona è sempre la stessa, e non cambia per un errore di percorso della politica di Palazzo. La Famiglia è una sola; è quella che permette anche agli omosessuali di avanzare assurde pretese, ed è composta da mamma, papà e figli. La biologia è questa, o  diventerà anch’essa “omofoba” per legge?”
Hanno ripreso parte del comunicato: Il Fatto Quotidiano, L’Arena, Il Corriere del Veneto e altri
– Articolo a pag. 13 de l’Arena del 14/7/2022

Lettera aperta ad un giovane Russo dimorante in Italia. Terza ed ultima parte

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Riceviamo e pubblichiamo la terza ed ultima parte della lettera aperta dell’Avv. Luigi Bellazzi

Caro ragazzo di Russia, 

potresti aver finito il liceo e aver cominciato a gioire dell’estate. O essere già sotto le armi per l'”operazione speciale” in Ucraìna ( “dulce et decorum est pro Patria mori“). In questo Ti stupirai che – dall’Italia nemica dichiarata tra 1941 e 1943 e nemica di fatto tra 1947 e 1989, un Vecchio mai visto Ti scriva come fosse nonno che parli a nipote.

E’ in base alla mia esperienza di vita che giudico la campagna di odio e mistificazione in corso contro la Russia negli ultimi quattro mesi così intensa e ignobile da far impallidire quella  nei quarant’anni di Guerra fredda… Chi da allora ha imposto alla Russia una morsa armistiziale sempre più stretta, ora accusa la Russia di volersi espandere, perché difende i confini che sono all’incirca quelli che aveva nel 1921, non quelli del 1945. Usa e Ue parlano di tribunali penali internazionali( per gli Altri) da presiedere, di criminali( sempre gli Altri) da giudicare, di militari da assassinare, di oligarchi da espropriare… Vogliono trattare la Russia come cercarono di trattare la Germania nel 1919, riuscendoci però solo nel 1945, complici, caro il mio Ragazzo, proprio i sovietici di allora, alleati belligeranti della Germania contro la Polonia nel settembre 1939, quando ancora il Re d’Italia sperava di ripetere ai danni dell’Austria- Ungheria e della Germania la sua capriola diplomatica dell’aprile 1915…

Quanto ho sentito discettare di aggrediti e aggressori, di buoni e cattivi, da Coloro che stanno sempre con la ragione( anche se nel loro diario portano i massacri di Abu Gharaib, le torture di Guantanamo, Iraq, VietNam e mille ancor più mille) e mai col torto. Costoro sono propagandisti, non analisti. Così come le controversie personali si risolvono nei tribunali, i conflitti statali si risolvono sui campi di battaglia. Le categorie giusto/sbagliato, colpevole/innocente appartengono al lessico del diritto. Ma è l’interesse nazionale che conta “quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare“.

L’interesse nazionale non comprende solo la convenienza economica, ma anche il complesso di valori che dovrebbero permeare una comunità. Resta che le materie prime, specie le risorse energetiche, hanno la parte del leone nel conflitto in Ucraìna. Ma esse non sono tutto. Ci sono anche le ragioni storiche, che affondano nella Terza Roma, e le ragioni geopolitiche. “Chi parla di umanità ti vuole fregare”, ricorda Carl Schmitt. E quanto se ne parla; se ne parla, eccome se ne parla…Se ne parla solo, perchè nessun italiano rinuncerebbe( giustissimamente) ad un solo grado di fresco o ad un solo grado di caldo per sostenere l’Ucraìna.

Personaggi principali della vicenda, in ordine di importanza, sono: Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Germania. A quest’ultima in Italia ora si fa poco caso, se non per il differenziale c.d. “spread“, ma è la Germania, quasi quanto la Russia, il bersaglio della guerra per procura dove gli ucraini muoiono per un un progetto egemonico più Britannico che Russo.

Usa e G.B., combattono la loro guerra contro la Russia fino all’ultimo Ucraìno e fino all’ultimo Europeo ( purchè non British). Brexit è solo lo pseudonimo dell’intento di restaurazione del Commonwealth a egemonia bianca: Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda. Ben lo sanno e molto lo temono non solo la Cina, ma anche la Turchia, l’Iran, l’Indonesia e l’India…

Che cosa fanno gli europei, oltre a prosternarsi, talora a fingere di prosternarsi, alla logica Nato? Già cuore europeo della Nato, la Germania sa bene di essere, con la Russia, il nemico principale degli anglosassoni in questa fase neocoloniale che ha come meta finale la Cina, prima che essa scavalchi il Pil degli Usa.

La guerra in Ucraina ha due antecedenti determinanti: il primo lungamente e apertamente (ricordate film come The Queen nel 2006 e quelli venuti dopo come Il discorso del Re, Dunkirk, le serie tv Downton Abbey e The Crown? Non sono venute a caso)ha preparato la Brexit; il secondo è il Covid, di cui si sa tutto e il contrario di tutto, ma almeno di una cosa si è certi: che in ogni Paese è stato colto dai militari e dai loro scienziati, anche in Italia fin dall’estate 2019, come un episodio di guerra batteriologica, seppur ufficialmente di incerta origine( personalmente riterrei probabile l’origine Cinese).

E’ nell’estate 2019 che è cominciato il ricalco degli “errori” che portarono alla prima fase di guerra civile europea e di connessa guerra mondiale nell’estate 1914 e alla seconda fase nell’estate 1939. Se si va a vedere dove si sono sprigionate le prime scintille, ieri come oggi, si nota che scaturiscono sempre nell’Europa centro-orientale, tra Mar Baltico e Mar Nero. C’è un terreno fertile in questo senso, ma gli Incendiari( USA e G.B. danno fuoco alle casa degli altri, non alla propria). Fuor di metafora, chi ha basato la sua egemonia terrestre pur essendo una potenza marittima e senza disporre di una grande esercito, ma contando sulle rivalità altrui? La Gran Bretagna. Nessuno come gli inglesi è urtato dall’unificazione – perfino la peggiore delle unificazioni – dell’Europa. Perciò De Gaulle non li voleva nel Mercato Comune. Perciò l’Italia ce li voleva, sapendo che Berlino non avrebbe condiviso l’egemonia continentale con Roma, se poteva condividere, alla lunga, l’egemonia mondiale con Londra e Parigi.

Questi piani sono tramontati. La Germania uscirà dal conflitto ucraino ridimensionata nella sua vera forza.

Diventa sempre più urgente ed ineludibile, affrancare l’Europa dalla Camicia di Nesso impostale dall’Entità Sionista che quotidianamente massacra l’Eroico Popolo Palestinese sotto gli occhi indifferenti degli Europei col complesso della immaginifica colpa olocaustica. Abbiamo con la Russia lo stesso problema dell’Inverno demografico e la necessità di mantenere una identità religiosa e razziale. Avremo poi nei decenni a venire un Nemico comune con la Russia, la Cina che con i suoi mille500 milioni di abitanti, deve sostituire gli USA sul gradino più alto del Pianeta. Ripresa Taiwan, la Cina controllerà il bene della vita nel Mondoquei microprocessori la cui produzione ad oggi è spartita tra USA e Formosa.Piuttosto di diventare domani schiavi dei Cinesi, è preferibile oggi essere alleati dei Russi.

luigi bellazzi

P.S.Il Male Americano oggi contro la Russia apre  un  altro fronte servendosi dei Paesi Baltici. USA e G.B. pur di combattere la Russia, ci consentiranno di ricordare che Kaliningrad era Konigsberg( fino al ’45). Ma per Te Giovane Russo, oggi, domani e sempre sarà solo Kaliningrad. Anche se con la saudade rivolta a Konigsberg, oggi l’interesse Nazionale dell’Italia e dell’Europa ci vuole a Kaliningrad. A Konigsberg ci penseremo sempre, senza parlarne mai.

l.b.

La globalizzazione targata Usa è un ricordo

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di Claudio Risé

Fonte: Claudio Risé

Non è più a Washington, con succursale Bruxelles, il centro decisionale planetario: il nuovo mondo è multipolare in cui avanzano l’Oriente e gran parte dell’Africa, dove si concentra il grosso della popolazione. L’Occidente e i suoi propagandisti ne prendano atto.

Più che atlantismo, quello dei supereditoriali dei superquotidiani è testardo attaccamento a un passato remoto scambiato per presente-futuro. E più che ideali democratici ciò che si intravede dietro i peraltro vaghissimi programmi sono sogni imperialisti neppure troppo nascosti. Anche qui (come nell’imperialismo vero) esposti con un gusto avventuroso/fiabesco, che fa sorridere trovare nelle prosa dei numerosi editorialisti/professori. I quali sono quasi tutti emeriti per via dell’anagrafe (che come ricordava Arbasino non perdona), e quindi si fatica a vedere così eccitati e appassionati per questo sfoderare di (costosissime) armi e vaticini di vittorie. A me che sono ancora più vecchio di molti di loro fanno venire in mente l’indimenticabile manifesto: “Ascoltatemi! Votate Italia e non Fronte popolare” gridato da uno scapigliato signore in giacca e camicia, naturalmente stazzonate, che correva fuori da un paesaggio in fiamme, in fondo al quale si intravedeva… cosa? Il Cremlino, naturalmente (e certo con più ragioni di oggi). Del resto anch’io che avevo 10 anni, non avrei voluto che vincesse il Fronte Popolare. Però mia sorella (che ne aveva 8 più di me) e lanciava i volantini dalla finestra mi dava già fastidio: a esagerare si sporca in terra e non serve a niente.
Adesso poi non c’è più nemmeno il Fronte popolare, e Stalin è morto da tempo. Putin no, forse anche perché i vaticini della sua morte imminente, sfoderati in continuazione dagli esperti americani e dell’UE allungano la vita, come è noto a tutti tranne che ai menagramo prezzolati, che vivono confezionandoli. Comunque Putin è in tutt’altre faccende affaccendato; ha ben altro cui pensare che appassionarsi all’oziosa fantasia di sloggiare Mattarella, il nonno inamovibile.
Soprattutto, però, non esiste più nulla di ciò di cui i pensosi opinion makers della carta e altri media parlano, alla ricerca di brividi. L’universo culturale   della crème atlantica è in ritardo sulla realtà di oltre 70 anni: del mondo delle loro fantasie non c’è più nulla, tranne loro stessi, con i loro sogni un po’ infantili. Lo stesso Draghi non ha mai vissuto il mondo dei Fronti popolari: nel 1948, l’anno che li mise fuori gioco, aveva solo un anno. Per i saggi amici della guerra russo-ucraino-americana il mondo è una favola bella che finirà bene, e si vede da come ne parlano: i buoni contro i cattivi sicuramente vinceranno, come appunto nelle favole; come se le cose rimanessero quelle del racconto che li ha impressionati da piccoli, e non fossero in continuo cambiamento. Se però non ti tieni ai fatti di oggi, e rimani agli stereotipi del secolo precedente, rischi di prendere cantonate letteralmente micidiali, nel senso che portano più morti che vita.
Nell’orrore del quadro complessivo, viene anche un po’ da ridere a vedere tanto accanimento e pagine investite nel calcolare dove si annidi il tumore che ucciderà presto lo “Zar”, come viene fantasiosamente definito Putin, uno degli uomini più incolori, lontano in tutto da quei pittoreschi Imperatori. Oppure a seguire le previsioni della Presidente d’Europa Ursula von Leyden sull’altrettanto imminente crollo del rublo, e fallimento della Russia. Dichiarazioni finora seguite  da rafforzamenti del rublo, e brillante bilancia dei  pagamenti. Mentre poi i professori russofobi insistono con descrizioni della medioevale Russia, maschilista e arretrata, la banchiera russa Elvina Nabiullina, pur non sempre in accordo con Putin, è l’unico banchiere centrale che in piena guerra e sanzioni sia riuscita a rallentare l’inflazione, battendo sia l’europea Lagarde che l’americano Jerome Powell, capo delle Federal Reserve.
Il fatto è che i nostri insigni commentatori, nel solco del forse già insigne ma oggi in evidenti difficoltà Mario Draghi, non si sono accorti che il mondo, da tempo, non è più solo quello dei due continenti Europa e Stati Uniti e loro appendici meridionali, divisi dall’oceano Atlantico. Il mondo “globalizzato” a trazione americana, con la Cina in rincorsa, ma il cui centro decisionale è stabilmente negli Stati Uniti con succursale a Bruxelles, è ormai un fatto soprattutto burocratico. Quella globalizzazione è finita da tempo. Al suo posto c’è un mondo multipolare (di cui i nostri saggi commentatori non parlano mai) dove al polo occidentale più o meno atlantico si è stabilmente affiancato quello orientale con al suo interno subcontinenti decisivi come la Russia, la Cina, l’India, il sud est asiatico, buona parte dell’Africa tutti con le loro culture, modi di vita, valori, risorse e povertà.
La gran parte della popolazione mondiale abita in questo Oriente, che non ha votato all’ONU le sanzioni alla Russia. È qui che nasce buona parte delle idee e intuizioni più produttive del mondo di oggi, legate a tradizioni mai morte e nutrite da culture, anche religiose, che l’Oriente ha continuato a rispettare, a differenza dell’Occidente razionalista e iconoclasta. I nostri professori, più o meno tardivi figli di un Illuminismo avido e oggi estenuato sanno poco di questo polo e della trasformazione in atto nel mondo; per questo si permettono di trattare la Russia come un paese di incivili attardati e il suo capo come un esotico criminale. Il capo russo però, amato e odiato che sia, è uno dei protagonisti di questo mondo. Mentre la loro visione è tristemente provinciale, irrespirabile: anche per questo Macron ha perso la sua maggioranza, malgrado l’Ecole d’Administration in cui si è formato. La società non è solo amministrazione: è anche cultura e fede.

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