Segnalazione del Centro Studi Federici
Verona, Christus Rex gestisce la “Casa della Tradizione”
Sabato 1 Ottobre a Verona, Matteo Castagna ha inaugurato la “Casa della Tradizione” di fronte a 100 persone
Dopo un anno di lavoro in Via Galvani 31 con l’Associazione “Traditio”, il “Christus Rex” capitalizza quanto raccolto, anche in termini quantitativi. I suoi militanti e simpatizzanti sono divenuti Soci del “Gruppo Sportivi Veterani Veronesi”, che ha sede in Via Albere 43 a Verona e fruiscono degli spazi e delle possibilità fornite dallo Statuto dei Veterani: le due sale riunioni, la formazione e la cultura con la biblioteca al primo piano, le due sale conferenze a piano terra con uso cucina, doppi servizi e area bar, l’ampio giardino esterno ed il campo sportivo, il parcheggio interno.
Alle 17.15 il Responsabile Nazionale di Christus Rex Matteo Castagna presenta le attività, ringraziando la Provvidenza per aver ricevuto la Grazia di poter continuare la militanza come punto di riferimento per la Tradizione, a due mesi dalla chiusura di “Traditio”. La chiama, per esemplificare: “Casa della Tradizione”, aperta ai Soci che vorranno contribuire a restaurare l’Ordine divino e naturale, attraverso le numerose attività di formazione cattolica e meta-politica (continua per il terzo anno consecutivo la catechesi per adulti, ogni martedì alle 21.00) di preghiera, attraverso la diffusione della devozione al S. Rosario, la cultura e lo studio, la militanza pubblica per la Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, ma anche tramite le sport e la convivialità. Il “Christus Rex” non fa alcuna attività di propaganda di partito. Continua a leggere
A Washington, non a Mosca, si parla apertamente di guerra
I tg vi hanno detto che Putin ha sospeso l’accordo, stipulato con gli Usa nel 2000, per la distruzione bilaterale del plutonio d’uso militare (bruciandolo nei reattori). Così, gli ascoltatori hanno un motivo di più per aver paura del “neo-imperialismo di Putin”, come dice il nostro ministro Gentiloni: cosa vuol fare il russo, del plutonio? Gentiloni è il portavoce dell’ambasciata Usa, commenta l’Antidiplomatico.
Naturalmente non vi hanno detto (noi ve l’abbiamo riferito) che il capo del Pentagono Ashton Carter ha varato un piano per ammodernare l’intero arsenale nucleare americano, stanziando 340 miliardi: ciò che è una violazione plateale dei trattati di riduzione controllata dagli Usa firmati con Mosca fin dai tempi dell’Urss, ed ha l’intenzione strategica di rendere possibile “il primo colpo”, ossia sferrare un attacco preventivo atomico contro la Russia, tanto da rendere impossibile la ritorsione. Continua a leggere
A soli 9 anni va all’università e vuole dimostrare che Dio esiste
William Maillis, “genio puro”
Il Community College si trova nella contea di Allegheny, in Pennsylvania (Sati Uniti). Il suo allievo più giovane si chiama William Maillis, ed è giovane davvero: si tratta di un “bambino prodigio” di appena 9 anni!
A 6 mesi, secondo quanto hanno raccontato i genitori, William già riconosceva i numeri, a 7 ha iniziato a pronunciare frasi complete. A 2 anni sapeva già leggere, scrivere e fare le moltiplicazioni. A 4 ha imparato a leggere in greco, a 5 conosceva la geometria e a 7 dominava concetti di trigonometria. Continua a leggere
La Massoneria che domina il mondo! Ecco la lista di chi detiene il potere
Orbán ora sfida le urne: anche senza quorum vuol bloccare i migranti
Il referendum anti immigrati non è passato ma lui non ci sta: «Dura, però non molliamo»
Come un bravo pugile, il premier ungherese Viktor Orbán, andato momentaneamente al tappeto domenica quando il suo referendum sugli immigrati non ha raggiunto il necessario quorum del 50%, si è subito rialzato per riprendere il combattimento.

Polonia; Rivoluzione in rotta. Femministe in lutto contro l’abolizione dell’aborto
Estratto da IlGiornale.it di Raimondo Gatto
Il movimento Czarny Protest ha marciato per le strade di Varsalia contro un disegno di legge che, se approvato, vieterebbe quasi ogni forma di interruzione di gravidanza “Black Monday”: quello di ieri è stato un lunedì nero per le femministe polacche che, vestite in total black in segno di lutto, hanno sfilato per le strade di tutta la Polonia contro la proposta di legge che abolirebbe in maniera definitiva l’aborto.
Lo scorso 23 settembre la camera bassa del parlamento della Polonia ha votato a favore di un disegno di legge che, se definitivamente approvato, vieterebbe praticamente ogni forma di aborto, in un paese dove la pratica dell’interruzione non è assoluta anche se è praticato l’aborto eugenetico. Continua a leggere
Indagate su chi controlla il sistema degli appalti pubblici a Palermo
Un’eclatante protesta contro la magistratura messa in scena a due giorni dalla commemorazione della strage di Capaci. a scendere in piazza non è il Pdl come qualcuno potrebbe pensare. Un grande striscione dalla scorsa notte avvolge il muretto perimetrale di piazza Vittorio Emanuele Orlando ovvero quella antistante la cittadella della giustizia di Palermo.
“Pretendo un processo anche contro di me per calunnia- scrive Francesco Carbone autore del grande striscione -. Il coraggio di denunciare”.
Non si comprende come l’uomo sia riuscito a mettere in posa quanto necessario alla protesta in un’area super sorvegliata. L’opera di montaggio deve essere stata lunga e complessa. il cartellone, infatti, avvolge il muretto perimetrale della piazza antistante il palazzo di giustizia di Palermo. Continua a leggere
Renzi e il diktat alle scuole: elogiate l’immigrazione
Roma, 3 ott – Parlate bene dell’immigrazione, bandito ogni spirito critico che possa anche solo minimamente deviare dalla linea tracciata da Alfano e Gentiloni. Non bastasse l’istituzione di una ricorrenza apposita per celebrare quelle che sono morti di Stato – perché senza l’accoglienza indiscriminata e lo Stato ridotto a trafficante di essere umani la stragrande maggioranza di naufragi si sarebbero potuti evitare – arriva anche l’indottrinamento degli studenti. Perché sì, suona più o meno così la circolare che è stata inviata in questi giorni a tutte le scuole d’Italia.
“Il fulcro dell’azione progettuale prende spunto proprio dalle vicende legate alla giornata del 3 ottobre 2013, in grado di far rivivere e riflettere le nuove generazioni sugli aspetti del fenomeno migratorio. Le comunità scolastiche sono quindi invitate ad affrontare e discutere questi temi”, si legge nel documento. Ma quale discussione, vien da chiedersi, se la conclusione è quella descritta poco dopo, e cioé che l’unica strada percorribile ed autorizzata dal governo è quella di “diffondere la cultura dell’informazione e dell’accoglienza, della convivenza e della pace, fondati sul rispetto dei diritti umani”?. Proprio così. Niente senso critico, niente possibilità di sottolineare alcuni aspetti palesemente problematici relativi al fenomeno: “Il coinvolgimento delle ragazze e dei ragazzi costituirà anche un’occasione per confrontarsi sul tema delle discriminazioni e dell’esclusione dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo a livello nazionale ed europeo”. Insomma, uno studente potrà osservare che per la maggior parte dei sedicenti richiedenti asilo la domanda viene respinta, o che in molti dei paesi d’origine di guerre non se ne vedono? O scatterà anche per loro la legge Mancino, ampliata per poter avere conseguenze penali anche per i minori in virtù della lesa maestà governativa?
Non tutti i professori, però, ci stanno. E scoppia la rivolta. In un post scritto da un professore di storia di Milano, divenuto virale con centinaia di condivisioni, si legge: “Ore 11.30. Sto spiegando le guerre settecentesche in una quarta. Arriva la bidella con una delle numerose circolari da firmare e da leggere ai ragazzi. Firmo e leggo. Sulla circolare vi è scritto che per decisione del governo, approvata dal parlamento, la giornata del 4 ottobre è divenuta “Giornata delle vittime dell’immigrazione” e che si consiglia a tutti i ragazzi la visione su Rai Tre del film “Fuocoammare” che andrà in onda quella sera. Mi sento profondamente umiliato nella mia professionalità. A ragazzi ai quali cerco di sviluppare desiderio di conoscenza e senso critico sto consigliando (seppure solo come lettore di cose scritte da altri) un misero documentario di propaganda, una schifezza pietistica che deve servire a lavare il cervello alla gente, ad accettare come buona l’immigrazione di massa senza regole“. La conclusione è lapidaria: “Mi sento ridotto a megafono dell’ideologia dominante. Per fortuna mi salva la battuta di un ragazzo: “ieri sera c’era James Bond, ma mica me l’avete detto”. Gli faccio un grande sorriso”.
L’apostasia delle nazioni: le ‘unioni civili’
Segnalazione del Centro Studi Federici
di don Francesco Ricossa
“Così, da Papa, accolgo omosessuali e trans” (meno male che non è Papa…)
Sul volo di ritorno da Baku Francesco spiega perché condanna la teoria del gender nelle scuole ma anche perché gli omosessuali vadano accompagnati e «avvicinati al Signore»: «Oggi Gesù farebbe così». Racconta di aver ricevuto in Vaticano una ragazza che ha cambiato sesso. Tra i prossimi viaggi India e Bangladesh. Vicino un concistoro per 13 nuovi cardinali. «Mi piacerebbe andare in Cina, ma non bisogna fare le cose in fretta»
«Anche da Papa continuo ad accompagnare persone con tendenza e pratica omosessuali». Lo ha detto Francesco rispondendo alle domande dei giornalisti che sul volo da Baku a Roma gli chiedevano conto della durezza delle sue parole sul gender pronunciate sabato 1° ottobre in Georgia. Il Papa ha raccontato dell’incontro con una persona che ha cambiato sesso, da lui ricevuta in Vaticano, e ha parlato dei prossimi viaggi, dell’imminente concistoro, della Cina, delle elezioni americane e del conflitto tra Armenia e Azerbaigian.

«Io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa persone con tendenza e con pratica omosessuali. Li ho accompagnati e avvicinati al Signore, alcuni non possono… Ma le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: “Vattene via che sei omosessuale!”. Quello di cui ho parlato è la cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola stava parlando con i figli, e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “Tu che cosa voi fare da grande?”. “La ragazza!”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza o questa opzione, o anche chi cambia il sesso. Un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia di bambino e di ragazzo.
Prima era una bambina, una ragazza che ha sofferto tanto. Si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Lo aveva raccontato alla mamma dicendo di voler fare l’intervento chirurgico. La mamma le ha chiesto di non farlo mentre lei era viva. Era anziana, è morta presto. Ha fatto l’intervento, ora è un impiegato di un ministero in Spagna. È andato dal vescovo e il vescovo lo ha accompagnato tanto. Un bravo vescovo questo, “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato, ha cambiato questa identità civile e lui – che era lei ma è lui – mi ha scritto che sarebbe stato di consolazione venire da me. Li ho ricevuti. Mi ha raccontato che nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, il vecchio parroco, e c’era il nuovo. Quando il nuovo parroco lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Il vecchio, invece, gli diceva: “Da quanto tempo non ti confessi? Vieni, vieni..”. La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a dire che tutto è lo stesso: ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore ora non dite: il Papa santificherà i trans! Già mi vedo le prime pagine dei giornali… È un problema umano, di morale. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, ma sempre col cuore aperto».
Lei ieri ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio e ha usato parole forti contro il divorzio dicendo che sporca l’immagine di Dio. Ma nei mesi scorsi si era parlato di un’accoglienza per i divorziati.
«Tutto quello che ho detto sabato, con altre parole, si trova in Amoris laetitia(l’esortazione postsinodale sulla famiglia, ndr): quando si parla di matrimonio come unione di uomo e della donna, come immagine di Dio… – uomo e donna, non solo uomo – che diventano una sola carne quando si uniscono in matrimonio. Questa è la verità. È vero che in questa cultura i conflitti, tanti problemi non ben gestiti e tante “filosofie”, portano a questa guerra mondiale contro il matrimonio: dobbiamo stare attenti a non lasciare entrare in noi queste idee. Quando si distrugge l’immagine di Dio, si sfigura l’immagine di Dio. Amoris laetitia parla di come trattare questi casi, le famiglie ferite e c’entra la misericordia. C’è una preghiera bellissima della Chiesa che abbiamo pregato la settimana scorsa: “Dio che tanto meravigliosamente hai creato il mondo e più meravigliosamente lo hai ricreato con la redenzione e la misericordia”. Il principio è quello, ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, ma sempre l’ultima parola non ce l’ha la debolezza, non ce l’ha il peccato, ma la misericordia! Nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Vézelay c’è un capitello bellissimo del 1200. Da una parte del capitello c’è Giuda impiccato, e dall’altra parte c’è Gesù Buon pastore che lo prende e lo porta con lui. E se guardiamo bene la faccia di Gesù, le labbra sono tristi da una parte e con un piccolo sorriso di complicità dall’altra. Questi avevano capito che cos’è la misericordia! Nel matrimonio ci sono i problemi, e come si risolvono? Con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare. Questo significa collaborare in questa ricreazione meravigliosa che ha fatto il Signore con la redenzione. Sull’Amoris laetitia, tutti vanno al capitolo ottavo, ma si deve leggere tutta, dall’inizio alla fine. Il centro è il capitolo quarto, serve per tutta la vita. Ma si deve leggere tutta e rileggere tutta e discuterla tutta, è un insieme. C’è il peccato, la rottura, ma anche la cura, la misericordia, la redenzione».
Quando creerà i nuovi cardinali e quali criteri segue per questo tipo di nomine?
«I criteri saranno gli stessi dei due concistori precedenti. Li farò un po’ dappertutto perché la Chiesa è in tutto il mondo. Sto ancora studiando i nomi. La lista è lunga ma ci sono soltanto tredici posti. Mi piace che si veda nel collegio cardinalizio l’universalità della Chiesa, non soltanto il centro europeo. Dappertutto, nei cinque continenti. Potrà essere alla fine dell’anno, ma c’è il problema dell’Anno santo, o all’inizio dell’anno prossimo».
Quando andrà a trovare i terremotati in centro Italia e quale caratteristica avrà questa visita?
«Mi sono state proposte tre date, due non le ricordo bene, la terza è la prima domenica di Avvento. Appena rientrato sceglierò la data. Farò una visita privata, da solo, come sacerdote, come vescovo e come Papa. Da solo. E vorrei essere vicino alla gente, ma non so ancora come».
Quali saranno i viaggi internazionali del 2017?
«Di sicuro andrò in Portogallo, e andrò soltanto a Fatima. Quest’anno santo sono state sospese le visite ad limina dei vescovi, il prossimo anno devo fare le visite ad limina di quest’anno e del prossimo. Andrò quasi di sicuro in India e Bangladesh. In Africa non è sicuro, dipende da situazione politica e guerre. In Colombia: ho detto che se il processo di pace riesce, quando tutto sarà blindato, se vince il plebiscito, quando tutto sia sicuro e non si può tornare indietro, potrei andare… Ma se è instabile no. Tutto dipende da quello che dice il popolo, che è sovrano. Le forme democratiche e la sovranità del popolo devono andare insieme. È diventata un’abitudine in certi paesi che dopo il secondo mandato colui che lo finisce cerchi di cambiare la costituzione per ottenere un terzo mandato. E questo significa sopravvalutare la democrazia, contro la sovranità del popolo».
Perché non ha parlato di un viaggio in Cina? Quali difficoltà politiche ed ecclesiali impediscono una visita del Papa?
«Voi conoscete bene la storia della Cina: c’è la Chiesa patriottica e quella nascosta. Si parla, ci sono delle commissioni, io sono ottimista. Adesso credo che i Musei Vaticani hanno fatto un’esposizione in Cina. Ci sono tanti professori che vanno a insegnare nelle università cinesi. Tante suore e molti preti che possono lavorare bene lì. Le relazioni tra Vaticano e Cina si devono fissare in un buon rapporto, ci vuole tempo. Le cose lente vanno bene, quelle fatte in fretta non vanno bene. Il popolo cinese ha la mia stima. L’altro giorno all’Accademia delle scienze c’è stato un convegno sulla Laudato si’ e c’era una delegazione cinese. Il presidente mi ha mandato un regalo. Mi piacerebbe andare, ma non penso ancora…».
Il vescovo Lebrun ha detto che lei ha autorizzato a derogare l’attesa di cinque anni per procedere con il processo di beatificazione del padre Jacques Hamel, il sacerdote della diocesi di Rouen ucciso in chiesa dai fondamentalisti…
«Ho parlato col cardinale Amato (Prefetto della Congregazione per le cause dei santi, ndr), faremo degli studi. L’intenzione è fare le ricerche necessarie per vedere se ci sono le ragioni per farlo beato. Si devono cercare testimonianze, non perdere le testimonianze fresche, quello che ha visto la gente».
Quella tra Armenia e Azerbaigian è una brutta storia: che cosa deve accadere per arrivare a una pace permanente che tuteli i diritti umani?
«L’unico cammino è il dialogo sincero, faccia a faccia, senza accordi sottobanco. Un negoziato sincero. E se non si può arrivare a questo, bisogna avere il coraggio di andare a un Tribunale internazionale, all’Aia per esempio, e sottomettersi al giudizio internazionale. L’altra via è la guerra. Ma con la guerra si perde tutto! I cristiani devono pregare, perché i cuori prendano il cammino di dialogo, del negoziato o andare a un tribunale internazionale. Ma non si possono avere problemi così: la Georgia con la Russia ha un problema, l’Armenia è un paese senza frontiere aperte, ha problemi con l’Azerbaigian. Si deve andare al tribunale internazionale se non c’è altra via».
Per il prossimo premio Nobel per la pace ci sono vari candidati, 300 nomination. Il popolo dell’isola di Lesbo. O i caschi bianchi della Siria, i volontari che tirano fuori la gente dalle macerie a prezzo della vita. O ancora il presidente della Colombia e il comandante delle Farc. Lei chi spera che vinca?
«C’è tanta gente che vive per fare la guerra, per la vendita delle armi, per uccidere. Ma anche c’è tanta gente, tanta, tanta che lavora per la pace. Non saprei dire quale persona scegliere fra tanta gente, è difficile. Lei ne ha menzionati alcuni, ce ne sono ancora di più. Mi auguro anche che a livello internazionale ci sia un ricordo, una riconoscenza, una dichiarazione sui bambini, sugli invalidi, sui minorenni, sui civili morti sotto le bombe delle guerre. Credo che quello sia un peccato! Un peccato contro Gesù Cristo, perché la carne di quei bambini, di quella gente ammalata, di quegli anziani indifesi, è quella di Gesù Cristo. Bisognerebbe che l’umanità dicesse qualcosa sulle vittime delle guerre. Gesù ha detto, su coloro che fanno la pace, che sono beati. Ma dobbiamo dire qualcosa sulle vittime delle guerre: buttano una bomba su un ospedale e su una scuola e fanno tante vittime!».
La campagna presidenziale negli Stati Uniti. Un cattolico chi dovrebbe scegliere fra due candidati: uno è lontano su molti punti dall’insegnamento della Chiesa, e un altro ha fatto certe dichiarazioni sugli immigrati e sulle minoranze…
«Lei mi fa una domanda descrivendo una scelta difficoltosa. Perché secondo lei ci sono difficoltà in uno e nell’altro. In campagna elettorale io mai dico una parola. Il popolo è sovrano e soltanto dirò: studia bene le proposte, prega e scegli in coscienza!. Poi esco dal caso specifico e faccio un’ipotesi di scuola, perché non voglio parlare del problema concreto: quando succede che in un Paese qualsiasi ci sono due, tre quattro candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel paese forse è troppo politicizzata ma non ha tanta cultura politica. Uno dei compiti della Chiesa e dell’insegnamento nelle facoltà è di insegnare ad avere cultura politica. Ci sono paesi – penso all’America latina – che sono troppo politicizzati ma non hanno cultura politica, senza un pensiero chiaro sulle basi, sulle proposte».
La testimonianza per la storia è più importante del testamento di un Papa? Glielo chiedo perché Giovanni Paolo II aveva lasciato detto che bruciassero le sue lettere e invece sono finite su un libro.
«Lei dice di un Papa che indica di bruciare le sue carte, le sue lettere. Ma questo è il diritto di ogni uomo e ogni donna. Ha il diritto di farlo prima di morire. Chi non ha rispettato quella volontà sarà colpevole, non lo so, non conosco bene il caso. Di tanta gente non è stato rispettato il testamento».
Dopo l’incontro con il patriarca, lei ha visto la possibilità di una futura cooperazione e dialogo tra le Chiese ortodossa e cattolica?
«Io ho avuto due sorprese in Georgia. Una è la Georgia. Mai ho immaginato tanta cultura, tanta fede, tanta cristianità. Un popolo credente e una cultura cristiana antichissima, un popolo di tanti martiri. Ho scoperto una cosa che non conoscevo: la larghezza di questa fede georgiana. La seconda sorpresa è stato il patriarca: è un uomo di Dio, quest’uomo mi ha commosso. Le volte che l’ho incontrato sono uscito con il cuore commosso, ho trovato un uomo di Dio. Sulle cose che ci uniscono e ci separano, io dirò: non mettiamoci a discutere le cose di dottrina, questo lasciamolo ai teologi, loro sanno farlo meglio di noi, discutono e sono bravi, sono buoni, quelli di una parte e dell’altra. Che cosa dobbiamo fare noi, popolo? Pregare gli uni per gli altri. E fare cose insieme: ci sono i poveri, lavoriamo per i poveri; c’è un problema, lavoriamo insieme; ci sono i migranti, lavoriamo insieme per gli altri. Possiamo farlo. Questo è il cammino dell’ecumenismo e con buona volontà si può, si deve fare. Oggi l’ecumenismo si deve fare camminando insieme e pregando insieme. Ma la Georgia è meravigliosa, non me lo aspettavo: cristiana fino nel midollo».
Calabria: testimone di giustizia offre materiale gratis per tendopoli, il Comune dice no
Gaetano #Saffioti è un ribelle di Calabria. Uno dei primi e uno dei pochi che hanno sfidato a muso duro lo strapotere delle cosche di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. Un imprenditore che ha deciso di denunciare alla magistratura soprusi e vessazioni mafiose, dando il via alla storica operazione “tallone d’Achille”, che nel 2002 ha portato all’arresto di numerosi capi clan e al sequestro di beni per decine di milioni di euro.
Una scelta difficile, in un tempo e in una terra ostaggi del silenzio e dell’omertà, che è costata un prezzo altissimo a Saffioti: da quel giorno vive sotto scorta. Non solo. Da quel giorno, gli affari della sua impresa sono colati a picco, e lavorare in Calabria è diventato sempre più difficile. Intorno a lui solo terra bruciata e saluti mancati. È ripartito dall’estero, riuscendo a mantenere aperta l’azienda a Palmi con i proventi degli appalti vinti fuori Italia. Perché in terra calabra, Saffioti neanche gratis riesce a lavorare. E la triste, ennesima conferma, arriva dal rifiuto del comune di San Ferdinando alla sua offerta di fornitura gratuita di ghiaia per la realizzazione della tendopoli che dovrà ospitare i #migranti.
Offerta rifiutata
Sulla base del protocollo voluto dall’ex prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, la tendopoli di San Ferdinando si amplierà con altre 44 tende “per garantire maggiore vivibilità e sicurezza agli immigrati”. Saffioti, interpellato dalla Prefettura, si è offerto di fornire gratuitamente la ghiaia per preparare il terreno. Un regalo da decine di migliaia di euro. Il 6 agosto l’imprenditore ha contattato i commissari prefettizi che amministrano il Comune di San Ferdinando dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, confermando la sua offerta e comunicando che dall’8 agosto la fornitura sarebbe potuta iniziare. Poi il silenzio; dal Comune nessuna notizia, spariti, almeno con il testimone di giustizia. Questi, dal canto suo, apprende che sul cantiere quel materiale starebbe già arrivando. E, ovviamente non è il suo, ma quello di una ditta che non è nella white list e non sarebbe nemmeno in possesso della certificazione dei materiali. Continua a leggere
IL DEBITO NASCE CON L’UNITA’ D’ITALIA
Fonte: https://dalvenetoalmondoblog.blogspot.it/
La campagna del 1859 contro l’Austria per la conquista del Lombardo Veneto, costò al Piemonte 50.000.000 di Lire finanziati dallo Stato più altri 40.000.000 di Lire ottenuti come prestito da banche inglesi e francesi e vide l’impiego di 60.000 uomini. La Francia, alleata del Piemonte stanziò una somma di 500.000.000 franchi con cambio Lira-Franco paritario e l’arruolamento di 140.000 soldati. Con l’armistizio di Villafranca tra la Francia, vera vincitrice della guerra e l’Austria sconfitta, parte della Lombardia fu ceduta da questa alla Francia che l’avrebbe girata al Piemonte il quale, in cambio dell’alleanza, cederà La Savoia e Nizza a Napoleone III.
Considerando lo scambio Savoia, Nizza – costo sostenuto dalla Francia, l’annessione parziale della Lombardia costò 590.000.000 di Lire che con coefficiente di attualizzazione di 0,0001175 indicato dall’ISTAT e cambio 1936,27 equivalgono a 2.593.272.940 di euro del 2008 (data ultimo coefficiente disponibile)
Niente male per uno Stato con appena 7.300.000 abitanti, ma è solo l’inizio perché di li a pochi mesi partirà la campagna chiamata, con eccesso di demagogia, l’impresa dei Mille. Continua a leggere
La caduta dell’Impero romano: pochi nati e troppi stranieri. La storia si sta ripetendo?
di Rino Cammilleri

Fonte: Il Giornale
Già esaurito e in ristampa, il libro dello storico Michel De Jaeghere Gli ultimi giorni dell’ Impero Romano che arriva ora in Italia (Leg, pagg. 624, euro 34), è uscito due anni fa in Francia e, là, ha sollevato un putiferio. Perché?
Perché l’ autore dimostra che quella civiltà collassò per le seguenti cause: a) crollo demografico, per far fronte al quale si inaugurò b) una persecuzione fiscale che c) distrusse l’ economia; allora si cercò vanamente di ovviare tramite d) l’ immigrazione massiccia.
Che però si trascurò di governare.
Se tutto questo ci ricorda qualcosa, abbiamo azzeccato anche il motivo per cui gli intellò politicamente corretti d’ oltralpe sono insorti. La vecchia tesi di Edward Gibbon, che è settecentesca e perciò più vecchia del cucco, forse poteva andar bene a Marx, ma non ha mai retto: non fu il cristianesimo a erodere l’ Impero Romano, per la semplice ragione che la nuova religione era minoritaria e tale rimase a lungo anche dopo Costantino. L’ Impero cessò ufficialmente nel V secolo, quando i cristiani erano neanche il dieci per cento della popolazione. Continua a leggere
Escalation della NATO! Sofri e Goracci si son già arruolati. E voi cosa aspettate?
di Maurizio Blondet

Fonte: Maurizio Blondet
Martedì 27, la NATO ha annunciato l’invio di aerei-radar AWACS sul cielo siriano: una chiarissima misura di minaccia bellica contro la Russia, e di sostegno ormai spudoratamente aperto ai terroristi dell’IS contro Damasco: gli AWACS servono infatti a dare la caccia agli aerei nemici, di cui lo Stato Islamico è sprovvisto, e non alle sue Toyota pick-up. Da notare: l’annuncio non è stato dato dagli Usa impegnati con la loro “coalizione” contro Damasco, ma direttamente dal segretario della NATO, Jens Stoltenberg, alla fine di una riunione di ministri della UE.
Stoltenberg ha accusato la Russia e la Siria insieme per i bombardamenti sui terroristi ad Aleppo, e anche della distruzione del convoglio umanitario del 19 settembre scorso: la falsità di questa ultima accusa è patente, dato che del convoglio faceva parte, con l’Onu, la Mezzaluna Rossa siriana, ente collegato con Damasco: assurdo sostenere che il governo abbia colpito una sua organizzazione.
Le menzogne dei media sono già arma bellica
Ma la spudoratezza stessa di queste menzogne da parte della NATO – che fa’ parte della colossale operazione di psy-op denunciata da Manlio Dinucci –
(vedi http://www.voltairenet.org/article193473.html) Continua a leggere
Italia, laboratorio di guerra NATO&USA
di Antonio Mazzeo

Fonte: Megachip





