Alinsky: l’ideologo della Clinton e di Obama che adorava Satana e Marx

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Alinsky ideologo di ObamaRoma, 8 feb – “I miei critici hanno ragione quando mi chiamano un “Outside Agitator”. Quando una comunità è disperata c’è bisogno di qualcuno che venga ad agitare le acque. Questo è il mio compito” (S.Alinsky). Saul Alinsky fu uno dei più influenti capiscuola dell’estrema sinistra americana, ideologo di Barack Obama e di Hillary Clinton, attivista e scrittore statunitense, teorico della rivoluzione radicale di massa finalizzata alla distruzione dei valori della società occidentale. “Per operare un concreto cambiamento, demoliremo la comune visione morale umana degli ultimi millenni”. Egli concepì un modello organizzativo modulato sul concetto Gramsciano della “lunga marcia attraverso le istituzioni, per cambiare la cultura Occidentale”. Sostenne come orizzonte valoriale un assoluto relativismo etico, sconvolgendo le masse affinché rinuncino all’autodeterminazione e all’indipendenza per subire il controllo in una società plasmata secondo la visione delle elite. Teorico delle “nobili bugie”, atto a ottenere il successo tramite disinformazione e depistaggio, segretezza e inganno al fine di garantire l’egemonia culturale di un “Globalismo Elitarista”. “Stiamo lavorando con discrezione, E per tutto il tempo neghiamo con la voce ciò che facciamo con le mani.”  A suo avviso i cittadini non avrebbero capacità di comprensione, ignorando il quadro globale politico e sociale, così da ritenere necessario “non dare alla gente ciò che vuole, ma ciò che noi decidiamo che debba volere”, attraverso “l’uso della bugia per raggiungere un fine elevato.”Alinsky fu uno dei guru più influenti del Sessantotto, un profeta di quella “controcultura” che influenzò tutti i dirigenti del Partito Democratico e i leader dei movimenti di sinistra. Il suo obiettivo fu di addestrare “agitprop” o “agitatori-propagandisti”, sobillatori sociali che incitassero a compiere azioni di rivolta e di ribellione “In particolare – sottolinea – in quartieri poveri, nei quartieri urbani più degradati e nelle comunità più difficili” Tra loro molti nomi noti oltre, come vedremo, Barack Obama e Hillary Clinton.

BIOGRAFIA
Saul Alinsky, figlio di immigrati ebrei russi, sostenne l’unione sovietica collaborando col Partito Comunista e raccolse fondi per le Brigate Internazionali durante la Guerra Civile Spagnola. Dopo il patto russo-tedesco del 1939, si disse disponibile ad entrare nei servizi segreti americani. Laureato in criminologia, psicologo del Joliet State Prison dell’Illinois, studiò la vita carceraria avvicinandosi alla banda di Al Capone, in modo particolare al luogotenente Frank Nitti. Le sue idee vennero adottate negli anni ’60 da alcuni universitari americani e da altri giovani appartenenti alla Controcultura di quegli anni, che le usarono come fondamento delle loro strategie di organizzazione dei campus Universitari. Gli attivisti qui addestrati vennero in seguito inviati nei luoghi caldi delle lotte sociali americane. Sono stati all’origine del sindacato dei braccianti agricoli in California, quello di Cesar Chavez, hanno collaborato con il Civil rights movement e con il Black Power, nei ghetti neri di New York e nei barrios messicano-americani Californiani.

Alinsky, accusato di essere rivoluzionario e “marxista”, venne comunque invitato a Milano dall’arcivescovo Montini, futuro Papa Paolo VI, per tenere dei seminari sulle sue “tecniche organizzative”. Le idee di Alinsky sono contenute fondamentalmente in due libri: “Reveille for Radicals” (1946) e “Rules for Radicals” (1971), quest’ultimo dedicato nientepopodimeno che a: “Satana – primo rivoluzionario della storia”: «the first radical known to man who rebelled against the establishment and did it so effectively that he at least won his own kingdom —Lucifer».
Il Time scrisse nel 1970: “Non è esagerato sostenere che la democrazia americana è stata cambiata dalle idee di Alinsky”

HILLARY CLINTON
La Tesi di laurea di Hillary Rodham Clinton al Wellesley College fu proprio su Alinsky, nel 1968, dal titolo “C’è solo la lotta: un’analisi del modello di Alinsky “. Hillary Clinton si considera una vera discepola di Alinsky, con cui lei stessa ha intrattenuto rapporti epistolari per molti anni. Hillary collaborò diverse volte con la IAF Industrial Areas Foundation (IAF), fondata da Alinksy nel 1940 per addestrare quelli che chiamava “Outside Agitators”, gli agitatori, definiti anche “Community Organizers“. In due occasioni Hillary fece da testimonial per la Washington Interfaith Network, affiliata alla IAF. In una lettera, datata 8 luglio 1971, Berkeley, Hillary chiedeva ad Alinsky: “Quando esce il suo nuovo libro [«Rules for Radicals»]? O forse è già uscito e io ho mancato il compimento della Rivelazione? Ho bisogno di nuovo materiale per spronare le persone. Lei adesso è rivalutato dai politici della Nuova Sinistra. Sono sopravvissuta alla scuola di Giurisprudenza, mantenendo intatto il mio zelo come “organizer”.

Una volta arrivata alla Casa Bianca, però, durante la presidenza del marito, le esigenze della sua immagine la costrinsero a nascondere i suoi legami con Alinsky. I Clinton addirittura imposero al Wellesley College di sigillare la tesi di laurea della First Lady. Un veto durato fino al 2001. Attualmente ne esiste un solo esemplare, consultabile presso la biblioteca di Wellesley in condizioni molto restrittive: non si può portare una penna, non si possono fare più di due fotocopie e via di seguito. Zelante adepta di Alinsky, nel voler “demolire la comune visione morale degli ultimi millenni”, Hillary Clinton parla di svellere “I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose, e i condizionamenti strutturali sociali”. “Deep-seated cultural codes, religious beliefs, and structural biases have to be changed” (Hillary Clinton – “2015 Women in the world summit”). Ed ancora: “Le leggi non contano molto se non sono imposte con la forza non solo sulla carta ma in pratica, e le decisioni devono essere messe in atto con risorse e volontà politica”. Il termine usato è “enforced”: imposto con la forza.

BARACK OBAMA
Anche Obama è stata influenzato dal sistema di Alinsky. Negli anni ottanta il giovane Barack seguì un corso nazionale di training sui suoi metodi organizzativi “per la conquista del potere” alla Industrial Areas Foundation (IAF), e trascorse con Alinsky i suoi anni “più formativi”. “Gli anni con Alinsky come community organizer mi diedero la miglior educazione della mia vita”(B. Obama). Nel 1985, la Industrial Areas Foundation fece un’offerta di lavoro a Barack Hussein Obama. Si trattava di arruolarlo per organizzare le rivolte afroamericane del South Side (una carica simile fu offerta anche alla giovane Clinton, che però rifiutò). Obama accettò e seguì il corso di addestramento come “Community Organizer”, passando poi a lavorare per il Developing Communities Project, della IAF. Il suo istruttore, Mike Kruglik, lo riteneva “un maestro dell’agitazione”. Il biografo di Alinsky, Sanford Horwitt sostiene che non solo Obama ha seguito scrupolosamente gli insegnamenti di Alinsky come organizzatore di comunità, ma che tutta la sua campagna presidenziale del 2008 fosse stata influenzata dal sistema di Alinsky. Lo slogan della campagna politica di Obama, “Change!” (Cambiamento), è lo slogan del libro di Alinsky, “Rules for Radicals”.

SAUL ALINSKY, “UN MODELLO PER I SATANISTI AMERICANI DI SINISTRA
Alinsky vedeva in Lucifero “il primo vero radical–comunista della storia”, dedicò quindi il suo famoso libro “Regole per i radicali” a Lucifero:
“Lest we forget at least an over-the-shoulder acknowledgment to the very

first radical: from all our legends, mythology, and history (and who is to

know where mythology leaves off and history begins—or which is which),

the first radical known to man who rebelled against the establishment and did it so effectively that he at least won his own kingdom—Lucifer.”

SAUL ALINSKY

I satanisti americani lo considerano “Un modello per i satanisti”, legati alla sinistra politica.

Federico De Feral

Bibliografia e citazioni:

“Saul D.Alinsky, un modello per i Satanisti di sinistra” (A role model for left-wing Satanists: http://theisticsatanism.com/politics/Alinsky.html

“CONSIDERIAMO SAUL D. ALINSKY UN MODELLO PER I SATANISTI DI SINISTRA”: lo ha scritto nel 2005 Diane Vera (leader “satanista teista” di New York) : “Alinsky è un modello eccellente per i satanisti politici di sinistra, sia teisti sia razionalisti. Ha sposato un sacco di valori che sono familiari ai satanisti di oggi, come la sua enfasi sul potere e l’interesse personale”.

“Se esiste una vita dopo la morte, io sceglierei risolutamente di andare all’inferno. L’inferno sarebbe il paradiso per me. I dannati sono la mia gente” (S.Alinsky)

“Le qualità che stavamo cercando di sviluppare negli organizzatori non possono essere insegnate. Loro possono ottenerle solo tramite un miracolo dall’alto…o dal basso” (S.Alinsky)

Rules for Radicals: https://archive.org/stream/RulesForRadicals/RulesForRadicals_djvu.txt

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Predicare alla Curia romana tra Martin Lutero e gli ebrei

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ECUMANIA BERGOGLIONA

Il francescano Giulio Michelini guiderà gli Esercizi spirituali di Bergoglio dal 5 al 10 marzo ad Ariccia. Pubblichiamo un’analisi di “padre” Messa sui predicatori “pontifici”

Gli Esercizi spirituali del “Papa” e della Curia romana del 2016 (Foto LAPRESSE)

PIETRO MESSA*

Ogni anno a inizio Quaresima si svolge una settimana di Esercizi per la Curia romana; con papa Francesco essi si svolgono fuori dalle mura vaticane così da favorire il raccoglimento e in questo si può cogliere un tratto del suo essere gesuita. Ma l’influenza ignaziana fu determinante fin nell’istituzionalizzazione di tale momento; infatti Pio XI nel 1239 con l’enciclica Mens nostra oltre a evidenziare l’importanza degli esercizi spirituali annunciò che diede «le opportune disposizioni affinché un corso di santi spirituali Esercizi abbia luogo ogni anno in questa Nostra Sede Vaticana». E così da allora, eccetto alcune sporadiche eccezioni dovute a celebrazioni giubilari o conciliari, ogni anno qualcuno è chiamato a tenere un ritiro al papa e ai suoi collaboratori e la scelta dei predicatori è simultaneamente rivelatrice dell’orientamento di ogni pontificato e nel frattempo una indicazione per la Chiesa tutta.

C’è anche da segnalare che in alcuni anni la scelta del predicatore è motivata da determinate ricorrenze e celebrazioni: così in prospettiva del Sinodo del 2008 inerente a «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa» è stato invitato un biblista di fama internazionale ossia il gesuita Albert Vanhoye mentre nel 2015 a motivo dell’Anno della Vita consacrata è chiamato il carmelitano Bruno Secondin. Ma non secondario nella scelta dei predicatori è il Concilio Vaticano II e la sua recezione; infatti quasi come conseguenza della costituzione Dei verbum – che secondo una certa vulgata avrebbe riconsegnato alla Chiesa la Sacra Scrittura – negli ultimi decenni, oltre al già ricordato Albert Vanoye, vi sono altri biblisti di primo livello che predicano. Così nel 1978 è lo stesso rettore del Pontificio Istituto Biblico, ossia il gesuita Carlo Maria Martini; nel 1982 tocca al biblista francese Stalislas Lyonnet; poi al cardinale Giovanni Saldarini, pure lui biblista; non poteva mancare Gianfranco Ravasi che nel 2013 li predicò subito dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI; e nel 2016 Ermes Ronchi.

Non è che prima ne fossero mancati quali per esempio il gesuita Giuseppe Filograssi, professore di Sacra Scrittura, che predicò per ben due volte gli Esercizi in Vaticano, ossia nel 1939 e nel 1944; interessante è considerare che nel frammezzo di tale predicazione nel 1943 fu pubblicata l’enciclica Divino afflante spiritu di Pio XII «sul modo più opportuno di promuovere gli studi biblici» in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione da parte di Leone XIII dell’enciclica Providentissimus Deus sullo «studio delle Sacre Scritture».

Significativo che anche nel 2017 venga invitato un biblista ossia il padre Giulio Michelini; infatti è il quinto centenario della riforma protestante che si fa iniziare convenzionalmente con l’affissione nel 1517 alle porte della chiesa di Wittenberg da parte di Martin Lutero delle celebri tesi. E quale tratto caratterizzante del protestantesimo è indicata la preminenza data alla Sacra Scrittura; quindi la scelta di un biblista ha un significativo valore ecumenico. Tuttavia in Martin Lutero, come in altri che in quei secoli fecero propria l’ansia di riforma, vi fu un non marginale pensiero e azione antigiudaica – al riguardo importante l’introduzione di Adriano Prosperi al volume di Martin Lutero, «Degli ebrei e delle loro menzogne» (Torino 2008) – tanto che quando a Norimberga fu condannato a morte Julius Streicher, direttore della rivista antisemita nazista Der Stürmer, egli disse che al suo posto doveva esserci proprio Martin Lutero. Per esempio tra i Frati Minori osservanti spesso la predicazione era accompagnata da una ostilità verso gli ebrei come nel caso di Bernardino da Feltre – una sua predica a Firenze ebbe come esito l’aggressione della casa di un ebreo che stava per essere ucciso (cfr. Let. Pellegrini, «Tra la piazza e il Palazzo. Predicazione e pratiche di governo nell’Italia del Quattrocento», in «I frati osservanti e la società in Italia nel secolo XV», Spoleto 2013, pp. 120-121 – o Giovanni da Capestrano. Nel tentativo di comprensione di quest’ultimo il professore Giacomo Todeschini ha sintetizzato il tutto con l’espressione «guardiano della soglia» (cfr. F. Sedda, Giovanni da Capestrano un antisemita?, in L. Pezzuto, Giovanni da Capestrano. Iconografia di un predicatore osservante dalle origini alla canonizzazione, Roma 2016, pp. 279-287).

Considerando tutto ciò significativo è che in questo 2017 il predicatore degli esercizi alla Curia romana non solo sia un biblista ma anche un appassionato degli studi ebraici (cfr. per esempio il suo contributo «Nicola da Lira e l’esegesi giudaica», in «I Francescani e gli Ebrei», Firenze 2013, p. 277-296) che ha fatto ricerca e coltiva relazioni con centri di cultura ebraici. Tutto questo potrebbe contribuire a che unitamente le diverse confessioni cristiane giungano non tanto a una «richiesta di perdono» per il passato, ma ad avere un’onestà intellettuale come fece Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Operosam diem indirizzata nel 1996 al cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, in occasione del XVI centenario della morte di sant’Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.

In questo Documento, Giovanni Paolo II, pur elogiando il pensiero del Santo, afferma che «inadeguato si rivelò» l’atteggiamento avuto da Ambrogio riguardo agli ebrei. Infatti il Pontefice parlando del rapporto di Ambrogio con le autorità civili scrive: «Era una strada difficile da percorrere, tutta da inventare; ed Ambrogio dovette di volta in volta precisare meglio modalità e stile. Se gli riuscì di coniugare fermezza ed equilibrio negli interventi già menzionati — nella questione cioè dell’altare della Vittoria e quando fu richiesta una basilica per gli ariani — inadeguato si rivelò invece il suo giudizio nell’affare di Callinico, quando nel 388 venne distrutta la sinagoga di quel lontano borgo sull’Eufrate. Ritenendo infatti che l’imperatore cristiano non dovesse punire i colpevoli e neppure obbligarli a porre rimedio al danno arrecato (Cfr. S. Ambrosii, Ep. extra coll. I, 27-28) andava ben oltre la rivendicazione della libertà ecclesiale, pregiudicando l’altrui diritto alla libertà e alla giustizia».

* Pontificia Università Antonianum. Confratello di padre Michelini

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DAT solo promozione di morte, manca la scelta di vita

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Segnalazione della Lega Nazionale Antipredazione di Organi

www.antipredazione.org
14/02/17 Comunicato n. 3

DAT-DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO SOLO PROMOZIONE DI MORTE

MANCA LA SCELTA DI VITA

All’Aula della Camera si discuterà il 20 febbraio sulla Proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”.

Una farisaica proposta di legge che illude il cittadino maggiorenne, capace di intendere e di volere, di poter scegliere in vita, anni prima, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi, se accettare o negare determinati interventi della meditecnica, attraverso disposizioni anticipate di trattamento. Con le “DAT” può esprimere il consenso o il rifiuto anche per le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Può altresì indicare una persona di sua fiducia (“fiduciario”) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie.

Sembra un’enunciazione banalmente logica ma non è così. Continua a leggere

Aboliamo la Massoneria

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Risultati immagini per MassoneriaUn’inchiesta politica e giudiziaria senza precedenti dai tempi della P2 mette sotto scacco il mondo degli incappucciati. E la commissione Antimafia vuole  i nomi degli affiliati. Era ora. Ma non basta

DI GIANFRANCESCO TURANO 

Abolire la massoneria? Nessun esponente delle istituzioni può rispondere sì in modo formale. Non le procure, né la commissione parlamentare antimafia. Ma le loro indagini hanno stretto i liberi muratori in una morsa politico-giudiziaria senza precedenti dai tempi della P2 (marzo 1981) quando Licio Gelli, il Venerabile per eccellenza, gestiva un potere occulto, alternativo allo Stato democratico, raccogliendo un’oligarchia di deputati, ministri, generali, imprenditori e criminali che si erano sottratti alle leggi della Repubblica.

Oggi i parlamentari sono spariti, almeno così dicono i Maestri. Ma i guai giudiziari rimangono. Forse perché in 35 anni la legge 17 del 1982 sulle associazioni segrete, firmata da Tina Anselmi e da Giovanni Spadolini, non certo un massonofobo, è rimasta inapplicata. I due tentativi fatti nel 1992 dal procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e negli anni Duemila dall’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris (inchieste Why not e Poseidone), non hanno raggiunto risultati significativi.

Tre decenni e mezzo dopo Tina Anselmi, la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi ha chiesto, come fece Cordova nel 1992, l’esibizione degli elenchi ai Gran Maestri con scadenza 8 febbraio.

Le resistenze opposte dalle due obbedienze più frequentate, il Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia degli Alam (antichi liberi accettati muratori), hanno seri appigli giuridici nella libertà di associazione prevista dalla Costituzione, più che dalla legge sulla privacy ed è prevedibile che lo scontro durerà a lungo.

Di certo Gelli, a poco più di un anno dalla sua morte, sembra avere seminato anche troppo bene. Come alla fine dell’Ottocento, è tornato di moda il motto del garibaldino e deputato Felice Cavallotti: «Non tutti i massoni sono delinquenti, ma tutti i delinquenti sono massoni».

La cronaca sembra confermare il teorema. In Calabria le inchieste Meta, Lybra, Decollo Money, Purgatorio, Fata Morgana, solo per citarne alcune, rivelano una compenetrazione fra ’ndrangheta e massoneria dove la seconda avrebbe inglobato la prima, come ha sintetizzato in una celebre intercettazione il boss di Limbadi Pantaleone Mancuso “Vetrinetta”. In Sicilia, nel trapanese in particolare, il binomio fra grembiuli e Cosa nostra sembra solido quanto lo è in Calabria.

A Roma Giulio Occhionero, ingegnere informatico e hacker con server negli Stati Uniti, arrestato a gennaio, spiava politici, manager ed esponenti dell’intelligence, senza dimenticare circa 300 suoi fratelli del Grande Oriente d’Italia (Goi).

Siena, la città del Gran Maestro del Goi Stefano Bisi, è stata scossa da uno scandalo ad alta densità massonica come quello del Monte dei Paschi, che ha coinvolto lo stesso Bisi (intervista a pagina 12). E l’aeroporto della città del Palio, un’avventura chiusa con un buco da 9 milioni di euro, ha travolto la società di gestione presieduta da Enzo Viani, l’uomo che amministra l’immobiliare del Goi (Urbs).

Anche il crac della Bf dei costruttori Roberto Bartolomei e Riccardo Fusi, molto vicino a Denis Verdini, ha coinvolto alcuni iniziati fra le colonne di Jachin e Boaz.

Perfino il tormentato caso Cucchi ha visto la fallita ricusazione da parte della famiglia del perito e medico legale Francesco Introna, massone in sonno.
Vietato generalizzare, certo. I massoni si sono difesi attaccando le magagne dei partiti o dei preti pedofili. Ma i partiti non si sono mai più ripresi sul serio dallo choc di Tangentopoli e la Chiesa, quanto meno, si è dissanguata in cause di risarcimento.

La massoneria, invece, prospera a dispetto degli scandali. In alcune zone, forse proprio grazie alla sua aura di impunità e riservatezza, oltre alla capacità di fornire una rete relazionale a livello nazionale e internazionale.
Anche ai vertici della libera muratoria qualcuno teme che le logge abbiano accolto un tasso di criminali superiore alla media e che le tegolature, come i massoni chiamano i controlli di ingresso sui candidati o “bussanti”, siano state poco conformi alle norme edilizie del Gadu, il grande architetto dell’universo sul quale l’iniziato deve giurare.

Statistiche e interpretazioni

Tutti i Gran Maestri negano in modo risoluto che esistano logge segrete e che sia ancora in voga l’iniziazione all’orecchio (o “sulla spada”) nota soltanto al Venerabile che guida la loggia. Sono anche concordi nel riferire la grande crescita di iscrizioni all’aumento delle vocazioni esoteriche, in una fase di crisi dei valori.

Qualunque sia il motivo, i dati raccontano una storia di successo. Nel 1992, in piena tempesta Cordova, quando il gran maestro cosentino Ettore Loizzo denunciava all’allora numero uno del Goi Giuliano Di Bernardo che 28 logge calabresi su 32 erano in mano alla ’ndrangheta, i fratelli in Calabria erano circa 800 su circa 9 mila affiliati in Italia.
Dopo il boom di iscrizioni a livello nazionale durante i 15 anni di granmaestranza di Gustavo Raffi (21 mila in 802 logge), l’attuale Gran Maestro Stefano Bisi ha dichiarato che su 23 mila iscritti al Goi in 805 logge (dati al 31 dicembre 2015) ce ne sono 2634 in Calabria e 2208 in Sicilia. Il 21 per cento degli affiliati è nelle due regioni più a sud dell’Italia. Le logge calabresi sono passate dalle 32 dei tempi di Loizzo alle attuali 80. La stessa proporzione (21 per cento) vale per la Gran loggia regolare d’Italia, obbedienza fondata da Di Bernardo e retta da Fabio Venzi con 2400 iscritti in Italia.

La Gran Loggia degli Alam di Antonio Binni, seconda obbedienza in Italia con 8114 iscritti, ha la proporzione più bassa con complessivi 1357 fratelli calabro-siculi (16,7 per cento). In compenso 104 logge degli Alam su 510 totali sono in Calabria o in Sicilia (20,3 per cento).

La piccola Serenissima Gran Loggia di Massimo Criscuoli Tortora (197 membri) ha la percentuale più alta con circa 60 fratelli affiliati alle tre logge calabresi (30 per cento) oltre agli iscritti alla loggia di Messina-Catania.
Per ovvi motivi non si hanno cifre sulle obbedienze irregolari o spurie che sovrastano in numero le circa dieci obbedienze regolari. Le massonerie fai da te sono 124 secondo Criscuoli Tortora e 192 secondo Binni, di cui 97 nella sola Arezzo, patria di Gelli.

La sproporzione è evidente, considerato che i residenti di Calabria e Sicilia sono 7 milioni, cioè l’11 per cento della popolazione nazionale. Inoltre, non è dato sapere quanti calabresi e siciliani siano affiliati a logge che non sono in Calabria o in Sicilia, per non parlare delle logge estere facenti capo a obbedienze italiane in vari paesi: Malta, Libano, Romania, Ucraina e in Canada a Toronto, città strategica nello scacchiere internazionale del crimine italo-americano.

Trapani esoterica

Nelle varie obbedienze si nota una prevalenza di iscritti a livello provinciale di Reggio, per la Calabria, e di Trapani, per la Sicilia, con una particolare vivacità esoterica a Campobello di Mazara e a Castelvetrano. È il regno di Matteo Messina Denaro, il capo latitante di Cosa nostra. Già nel 1986 a Trapani è emerso il radicamento della massoneria più oscura quando la polizia scoprì che il centro studi Scontrino era la copertura di sette logge inaugurate da Gelli sei anni prima e frequentate da politici, imprenditori e mafiosi.

Le spiegazioni date dai responsabili a questo surplus di spirito iniziatico in Calabria e a Trapani sono le più varie.
Sostiene Bisi che la prima Loggia italiana sarebbe stata fondata a Girifalco (Catanzaro) nel Settecento e si sa che i calabresi amano le loro tradizioni.

Binni invece ha preso le distanze e dice: «Io non sono amato dai fratelli di Calabria e Sicilia. Hanno moltiplicato il numero di logge per contrastare la mia elezione».

Più articolato il discorso di Venzi. In commissione antimafia il Gran Maestro con maggiore anzianità in circolazione (è stato eletto nel 2001 a 39 anni) ha dichiarato: «Bisogna verificare gli ambienti di Rotary, Lions e Kiwanis, dove massoni regolari e irregolari si incontrano. La ’ndrangheta sceglie le obbedienze spurie piuttosto che sopportare le nostre riunioni a carattere filosofico-culturale».

Il presidente Bindi ha colto l’assist e ha replicato: «Questa è gente che si fa anni di galera. Si figuri se si spaventano per una conferenza».

Ma il tema della cinghia di trasmissione fra massoneria ufficiale, non ufficiale e associazioni paramassoniche non è da trascurare. Nel tempio, come sostiene Venzi, «un fratello non mi deve sbagliare una deambulazione». Vietatissimo parlare d’affari. In una cena al Rotary è diverso. Non si portano guanti e grembiule. L’ambiente è più informale. E il Venerabile o gli Ispettori Magistrali non sorvegliano.

Più problematico è il ragionamento sulle massonerie irregolari. Che ci sia una proliferazione è indiscutibile. Basta navigare mezz’ora sul web per essere sommersi da sigle mistiche rette da Gran Commendatori e Supremi Sovrani, in un’orgia di abbreviazioni che ricorda le targhe sulla porta dei direttori galattici nei film di Fantozzi.

È vero che per creare un’associazione massonica bastano cinque minuti, sette persone un notaio. Ma poi?
Aldo Alessandro Mola, storico di riferimento della massoneria in Italia, risponde: «Non vedo quale interesse potrebbe avere la ’ndrangheta a inserirsi in logge massoniche spurie che non hanno contatti su base nazionale o internazionale con le obbedienze regolari. Anche quando si parla di P2, se ne parla in modo inesatto. La P2 non era affatto una loggia coperta. Era una loggia speciale affiliata al Goi con tre caratteristiche. Primo: l’iniziazione non avveniva in loggia. Secondo: non c’era diritto di visita ossia altri fratelli non potevano visitare la loggia. Terzo: non c’era obbligo di riunioni. Infatti la P2 non si è mai riunita. La loggia di Gelli era una replica della Propaganda massonica, costituita nel 1877 come vetrina e fiore all’occhiello del Goi tanto che i fratelli erano dispensati dal pagare le quote. Anche la P2 aveva capitazioni ridicole. Il cantante Claudio Villa versava 2 mila lire all’anno e lo scrittore Roberto Gervaso 60 mila. Erano somme piccole anche negli anni Settanta».

Ingiustizia massonica

La giustizia interna alla massoneria, esercitata in parallelo con quella dello Stato o “profana”, è un tema chiave dello scontro. Per quanto i giuramenti sulle costituzioni dei liberi muratori siano abbinati alla dichiarazione di fedeltà alla Costituzione della Repubblica e alla presentazione di certificati giudiziari e di carichi pendenti, l’indulgenza della giustizia massonica è un dato di fatto. Il timore è che questa inclinazione al perdonismo si estenda alle aule dei tribunali ordinari quando un fratello giudica un fratello o alle commissioni parlamentari quando un fratello scrive una legge che può favorire altri fratelli.

Anche su questo i Gran Maestri, alle domande di Rosy Bindi, hanno dato una risposta compatta: nelle logge non ci sono magistrati, che non possono starci pena censura del Csm, e non ci sono parlamentari.
Dipendenti pubblici sì, militari sì, professionisti in abbondanza e persino qualche sacerdote, ma nessuna traccia degli oltre 100 deputati e senatori che furono trovati negli elenchi della P2.

E i santisti? Mai sentiti nominare, hanno risposto compatti i Gran maestri a proposito degli esponenti riservati del crimine organizzato. Nemmeno del progetto separatista al Sud, durante la transizione fra Prima e Seconda Repubblica, si è parlato direttamente nell’aula della Commissione a palazzo San Macuto. Se ne stanno occupando i magistrati fra Sicilia e Calabria tirando le fila di una tradizione che inizia con il massone Andrea Finocchiaro Aprile, antifascista e leader indipendentista, figlio di Camillo, carbonaro, massone e ministro del Regno.

Anche sui picciotti ordinari di Cosa nostra e ’ndrangheta la giustizia massonica è stata piuttosto pigra. A fronte dell’emergenza mafiosa, Raffi e Binni hanno demolito in 17 anni tre logge nel reggino (Caulonia, Brancaleone, Gerace) e una nel Lazio, per insufficienza di iscritti. Un altro caso è significativo. Nel 1992, mentre reggeva il Goi, Di Bernardo ha abbattuto la Rispettabile Loggia Colosseum di Roma, creata nell’immediato dopoguerra per accogliere gli agenti della Cia operativi in Italia. Il più noto era Frank Gigliotti, calabrese emigrato negli States.
Anche Binni ha chiuso alcune logge degli Alam in Sicilia, per questioni amministrative: non pagavano le quote in polemica con il Gran Maestro.

È un bilancio striminzito e, in materia di giustizia massonica, Di Bernardo ha confermato all’Antimafia che la condanna è un caso straordinario. In genere, si censura, magari si sospende. «Alla fine, tutti assolti». Le due eccezioni note sono quelle di Gelli, cacciato dopo lo scandalo P2 con un processo giudicato sommario e scorretto dallo stesso Di Bernardo, e Amerigo Minnicelli da Rossano (Cosenza), promotore di una lettera a Raffi nell’ottobre 2011 dopo l’inchiesta penale Decollo Money (riciclaggio e narcotraffico fra Italia e San Marino), che coinvolgeva l’imprenditore massone calabrese residente in Umbria Domenico Macrì.

A fine gennaio Minnicelli ha consegnato all’Antimafia la lettera, firmata da altri trenta fratelli dissidenti rispetto alla gestione del numero uno regionale Marcello Colloca. L’Espresso ha potuto leggerla. Nella lista delle richieste a Raffi, che includono la consegna delle liste alla Direzione distrettuale antimafia, risalta il punto 3: «Non accada che i fratelli vengano “risvegliati” in Orienti diversi da quelli di loro provenienza».

Tradotto in linguaggio profano, si sottolinea la fluidità eccessiva nei passaggi da una loggia all’altra di iniziati che hanno avuto problemi con la giustizia ordinaria o massonica. Né è pensabile che gli agenti segreti della Colosseum si siano iscritti alla bocciofila di quartiere dopo l’abbattimento della loggia da parte di Di Bernardo.
L’ex Gran maestro del Goi e della Gran loggia regolare d’Italia, unica riconosciuta dalla Gran Loggia Madre di Inghilterra fondata tre secoli fa (1717), è uno dei quattro testimoni-chiave della Procura di Reggio Calabria, guidata da Federico Cafiero de Raho, nella sua inchiesta per associazione segreta ribattezzata Gotha dopo l’unificazione di cinque procedimenti (Fata Morgana, Araba Fenice, Sistema Reggio, Rhegion e Mammasantissima). Gli altri quattro sono tre collaboratori di giustizia siciliani: Tullio Cannella, Gioacchino Pennino e Antonio Calvaruso, che ha indicato il boss Leoluca Bagarella come uno dei pochissimi in Cosa nostra a conoscere la componente apicale segreta, e unificata, del crimine calabro-siculo infiltrato nei templi dei liberi muratori.

Di Bernardo, 76 anni, è stato pubblicamente criticato dal successore Venzi per non avere tentato di ripulire il Goi dall’interno. Di sicuro ha molto da rievocare dei suoi 55 anni di militanza frammassonica. Ne ha dato prova all’antimafia parlando di un fallito traffico d’armi con il presidente del Togo, che al tempo era Gnassingbé Eyadéma, massone come molti leader della cosiddetta Françafrique. Il business sarebbe stato gestito dal suo predecessore alla guida del Goi. In audizione Di Bernardo non lo ha mai nominato ma è Armando Corona, il professionista cagliaritano chiamato a guidare il Grande Oriente dopo lo scandalo P2.

Corona è scomparso nel 2009, quattro anni dopo Eyadéma. Ma i Fratelli d’Italia sono spesso coltelli, da vivi e da morti.

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La Le Pen “vuol negare il passaporto israeliano agli ebrei francesi”. Rabbia di Giuliano Ferrara

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di Maurizio Blondet

Ascolto una rassegna stampa mattutina, e  sento il ringhio, il rantolo rabbioso  fino al delirio di Giuliano Ferrara, fondatore de il Foglio, giornale neocon che voi contribuenti pagate:

“Il fiore antisemita di Le Pen si posa sull’Internazionale della demagogia  del cialtronismo” […]  in sintonia con il bellimbusto di Washington e il suo finanziatore spregiudicato di tutte le Russia”, questa “Jeanne d’Arc dei bassifondi vuole svendere [..]  il meglio dell’Europa dopo Auschwitz”. E via sbavando e  farneticando.

L’orrendo delitto, eccolo: “la candidata del Fn all’Eliseo vuol negare il passaporto israeliano agli ebrei francesi”  anzi, “anche la kippah”

Già, quasi dimenticavo: giovedì su France 2, ad  un dibattito elettorale, Marine, nell’esporre il  suo programma  al  cento  per cento sovranista (“Sapete bene che io voglio l’Europa delle nazioni in questa Europa delle nazioni penso che la Russia abbia il suo posto”)   ha detto che, se verrà eletta, chiederà agli ebrei di Francia con doppio  passaporto di scegliere.

“Israele  non è un paese europeo”, ha spiegato, “io sono contro la doppia nazionalità extra-europea”.

Orrore!  Lei vuole discriminare i  poveri ebrei!,   sono  sbottati i conduttori. Lei, tranquilla: “Non è agli ebrei , ma agli israeliani che chiedo di scegliere la  loro nazionalità”. Continua a leggere

BOLDRINI, ECCO LE “FAKE NEWS”. LE PUNISCA!

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di Maurizio Blondet

 

 

 

 

A  CORREDO DI UN ARTICOLO sul rapporto di Amnesty International   (falso, perché senza fonti) sui “crimini contro l’umanità” commessi in una prigione siriana, Repubblica usa una delle foto simbolo dell’eroismo dei soldati di Bashar al Assad: l’esecuzione sommaria di un gruppo di loro da parte delle m. jihadiste.

(Da l’Antidiplomatico)

 

 

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/boldrini-le-fake-news-le-punisca/ Continua a leggere

“Donald” sta per finire come Virginia Raggi?

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di Maurizio Blondet

Il generale Flynn, consigliere di sicurezza nazionale, s’è dovuto dimettere: per una telefonata che ha fatto all’ambasciatore russo a Washington,  troppo amichevole.  Scoperta dai media, la telefonata ,  Flynn ha cercato dapprima di negarla, per poi cedere, e dare le dimissioni. Ma già da giorni il Dipartimento della Giustizia aveva avvertito Trump che Flynn era esposto a “potenziali ricatti di Mosca”. E la Cia  aveva negato ai collaboratori del generale la “clearance”, l’accesso ai segreti di Stato. Ora la Cia ha avuto una vittoria  contro  una presidenza a cui ha giurato guerra aperta e occulta con tutti i mezzi.

Non ci voglio  spendere troppe energie  (l’amico Copertino ha in canna un articolo sui  limiti culturali di Steve Bannon, chief strategist ossia  braccio destro strategico   di Trump) , magari solo  rilevare  l’ingenuità e poca intelligenza di un generale Flynn che è stato per  anni capo dell’intelligence militare, DIA.  Con lui, Trump perde  uno dei pochi, nella sua Amministrazione,  che conoscevano almeno la “macchina”  burocratico militare. Una grave perdita in uno “staff” presidenziale ancora incompleto , in cui   sono influenti i presuntuosi familiari ignari di tutto, come il genero Jared.

Non dico niente di originale  – certo ci avete   pensato  anche voi –  se mostro  le  analogia con il caso Raggi, la sindaca di Roma   con cui il 5 Stelle è stato chiamato a rivoluzionare una gestione incrostata di puri e semplici delinquenti. Anzitutto, la valorosa magistratura (su suggerimento PD)  ha aperto un fascicolo su Paola Muraro, che la Raggi aveva nominato assessore all’Ambiente.  La Muraro era la conoscitrice della “macchina” e, da quel che si capisce, l’asso nella manica per i progetti di cambiamento radicale che la  neo-sindaca aveva promesso. Come Flynn, la Muraro ha dapprima cercato di negare, poi ha dovuto dimettersi – su furiosa reazione della “rete”, la presunta democrazia  della pancia giustizialista e  idiota di cui vive (e muore) la Casaleggio Associati.

Sobrie immagini dei media

Subito vista la capacità di spaccare il movimento,  tutt’altro che solido, sono seguite le inchieste su Raffaele  Marra e il fratello, interrogatori di 9 ore (che manco Totò Riina), carcerazioni preventive a Regina Caeli  per 50 giorni,  media che spifferavano “ “è  l’amante di Virginia”,  la “patata bollente”  eccetera.  Infine, l’assessore all’urbanistica  Berdini –    un altro tecnico competente – che spiffera a La Stampa.  Lo staff, incompleto, decimato ogni giorno.   Non  un solo giorno  Virginia Raggi ha potuto governare, né bene né male.

Da giorni vediamo come Trump si sia incartato in un conflitto non necessario contro la  potente magistratura, per un bando  d’entrata da sette paesi islamici da cui verrebbero “terroristi”,  e che sono per caso i paesi islamici che gli Usa hanno destabilizzato – mentre il terrorismo viene nutrito dall’Arabia Saudita, con cui Trump mantiene buonissimi rapporti; anzi, a cui beneficio promette di aggravare le sanzioni all’Iran, bollato come “centrale del terrorismo islamico”  dallo stesso Flynn.  Ma c’è di peggio:  quando Trump ha telefonato a Putin   e si è messo a discutere il piano Start,   quello che gestisce la riduzione reciproca e controllata delle testate nucleari, Vladimir Vladimirovic s’è reso conto che   degli accordi Start, Donald non conosceva praticamente nulla. Aveva orecchiato qualcosa e faceva la voce grossa su una pretesa a-simmetria del disarmo, che invece non c’è. Continua a leggere

Fa’afafine, dallo spettacolo si ritirano le classi prenotate. E un insegnate del Rosmini scrive ai genitori: “A scuola rischio omosessualismo”

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Per Ugo Rossi tutto sotto controllo. “Ma sono temi delicati, sullo spettacolo sarebbe stato giusto dare informazioni aggiuntive”. E sull’insegnante: “Un po’ sopra le righe”

Di Donatello Baldo 

TRENTO. Lo spettacolo Fa’afafine che parla di un bambino che non si sente né maschietto né femminuccia dev’essere boicottato, le classi di studenti invitate al Santa Chiara per la messa in scena devono disertare. E a scuola l’educazione sessuale non si faccia, “perché è un pericolo, può portare frutti amari: la pornografia, la pedofilia, l’ideologia omosessualista, l’ipersessualizzazione dell’infanzia e dell’intera società”.

Queste non sono anatemi inascoltati lanciati da un prete tradizionalista, non sono sermoni incandescenti di qualche mullah che predica in moschea. Questa è la realtà. Siamo a Trento, anno 2017. E succede veramente, ma per Ugo Rossi, governatore e assessore all’Istruzione, va tutto bene: “Tutto sotto controllo”.

Ricapitolando: un consigliere provinciale – Rodolfo Borga, quello che ha impedito l’approvazione del ddl contro l’omofobia, e ora affosserà il ddl sulla doppia preferenza di genere – è riuscito nel suo intento: su quattro classi prenotate per lo spettacolo accusato di voler propagandare il “gender”, tre si sono ritirate. Ne rimane una. Ha vinto la paura.

Il direttore del Santa Chiara non vuole commentare, “non vuole accendere i riflettori”, sembra sia convinto nel voler mantenere in cartellone lo spettacolo, sembra intenzionato a non mollare. Ma le scuole fanno uin passo indietro, se non ci sarà nessuno sarà una sconfitta: una sala deserta è per forza un fallimento.

Borga manda gongolante un comunicato stampa dal titolo: “Fa’afafine: esito positivo dell’impegno di Civica trentina”, il suo partito. “Ora pare che le adesioni allo spettacolo teatrale abbiano subito una battuta d’arresto. Per parte nostra, non possiamo che prendere atto con soddisfazione dell’esito del nostro impegno”.

Ma, come dicevamo, succede anche dell’altro. Succede che al liceo Rosminiun’insegnante scriva una lettera ai genitori delle sue classi per metterli in allarme, per dire loro che nei prossimi giorni partiranno i corsi sulla sessualità e l’affettività, corsi nefasti, pericolosi, che possono far male ai loro figli. Motivo? Questi corsi insegnano “la disgiunzione tra la componente unitiva e la componente procreativa dell’atto sessuale”.

La dirigente, la professoressa Matilde Carollo, minimizza: “Quella della docente è una posizione personale. Non ortodossa, non in linea con l’idea di scuoladel liceo Rosmini”. Ma nessuna contromisura, nemmeno una lettera ai genitori che smentisca quella inviata dall’insegnante che di sesso e affettività non vuol parlare. Una tiratina d’orecchi? Non si sa. Sembra che la strategia sia quella “di non accendere i riflettori”, di non ingigantire un caso isolato.

Questi corsi ci sono da anni – spiega la dirigente – sono tenuti da professionisti, da uno psicologo e una ginecologa, insegniamo il rispetto per sé e per gli altri”. Ma questa docente parla di rischio omosessualismo addirittura, questa insegna ai ragazzini. Tutto a posto? “E’ un caso isolato – ribadisce – è una precaria”. Alza gli occhi al cielo, allarga le braccia.

E Rossi cosa dice? “Sullo spettacolo nessun commento. In autonomia le classi si sono prenotate e in autonomia hanno disdettato. Ha forse vinto la paura?“Hanno cambiato idea, è una libera scelta”. Ha vinto Borga? “Ma no, però su questo spettacolo era giusto dare delle informazioni aggiuntive, proprio per dimostrare che non ci sono secondi fini”. Secondi fini? “Sono temi delicati, è importante inserirli dentro un solco che dia sicurezza dal punto di vista pedagogico”. Ma lo spettacolo… “Sullo spettacolo no, nessun commento”.

E sull’insegnante, presidente? “Ho sentito la dirigente, i corsi avvengono nei criteri di educazione consolidati”. Non le volevo chiedere della validità dei corsi: “Sull’insegnante? Diciamo che ha agito un po’ sopra le righe”.

Tutto qua. Tutto sotto controllo.

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Il patto segreto tra la Spagna e l’America di Donald Trump

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IL PATTO TRA WASCHINGTON E MADRID

Mentre tutti i governi occidentali si sono affrettati da subito ad appoggiare in modo più o meno evidente Hillary Clinton durante la campagna elettorale, e a fare una maldestra marcia indietro dopo la vittoria di Donald Trump, c’è un governo, in Europa, che ha da subito espresso appoggio al neo-presidente americano: è il governo spagnolo a guida di Mariano Rajoy.

Il leader del Partido Popular, uscito malconcio da un anno di elezioni che hanno consegnato alla Spagna un governo di “larghe intese” con l’appoggio esterno delle opposizioni, non ha mai nascosto la sua capacità di poter dialogare con il tycoon e non ha mai nascosto il suo intento di rendere ancora più salda l’alleanza che lega Madrid a Washington.

Non è un patto ideologico, non sarà un’alleanza culturale, quella che lega il timido Rajoy con l’esuberante presidente degli Stati Uniti, ma un matrimonio di convenienza, che sembra tuttavia nascere con i migliori auspici. Nell’ultima telefonata che è intercorsa fra i due leader, a parte i convenevoli diplomatici del caso, le parole pronunciate da parte di Madrid sono state franche, e sono state molto chiare, sintetizzabili nel seguente modo: la Spagna di Mariano Rajoy vuole essere l’interlocutore privilegiato della Casa Bianca nell’Unione Europea e verso i Paesi dell’America Latina. Continua a leggere

Ucraina: una guerra per procura

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Afghanistan
LIBRO € 14,50
Editore: Arianna Editrice
Collana: Un’Altra Storia
pagine: 336
Brossura – cm 15×21
Giacomo Gabellini
Ucraina – LIBRO
Una guerra per procura.

Questo volume indaga con dovizia di particolari le ragioni che stanno alla base della cronica instabilità ucraina ed evidenzia come le contraddizioni interne al più esteso Paese europeo vengano regolarmente sfruttate dalle maggiori potenze mondiali a proprio esclusivo vantaggio.

Emerge uno scenario molto distante dalle raffigurazioni preconfezionate, che mette in luce gli aspetti determinanti del problema e l’entità della posta in gioco.

 

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Una giornata nel “mondo piccolo” di Guareschi

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guareschiIl Centro studi “Giuseppe Federici” di Rimini, tra le iniziative indette per il ventennale del sodalizio (nel 1997 fu fondato il circolo culturale Giuseppe Federici, trasformato poi nel 2001 in centro studi), organizza il 25 aprile 2017, festa di san Marco Evangelista, una giornata nel “mondo piccolo” di Giovannino Guareschi.
 
Programma della giornata
 
ore 10,30 appuntamento al cimitero di Roncole Verdi (frazione di Busseto, Parma) per rendere omaggio alla tomba di Giovannino Guareschi, della moglie Ennia (“Margherita) e della figlia Carlotta (la Pasionaria”).
 
ore 11,00 arrivo alla sede del “Club dei Ventitré”: visita della mostra “Giovannino nostro babbo”, con la proiezione del filmato “Adesso vi racconto tutto di me” (offerta simbolica di 1,00 euro) e incontro con Alberto Guareschi e le sue due figlie; sosta al vicino Bar Guareschi, aperto dal 1957 ed ancora fornito degli arredi originali scelti da Giovannino.
 
ore 13,00 pranzo (25,00 euro, prenotazioni presso il Centro Studi Federici entro venerdì 21 aprile). 
 
Nel pomeriggio: trasferimento a Roccabianca (PR) – 15 km circa percorrendo la SP 59 – dove si trovano la casa natale di Guareschi nella frazione di Fontanelle, il museo “Mondo Piccolo” (ingresso gratuito) e diversi luoghi che hanno ispirato i racconti di Giovannino.
 
Chi desidera potrà invece recarsi a Brescello (RE) – 60 km con l’autostrada A1, 55 km con la SP50 – per visitare i luoghi delle riprese cinematografiche dei film di Don Camillo e Peppone.
 
Per raggiungere Roncole Verdi, frazione di Busseto (PR):
– dall’autostrada A1 Bologna – Piacenza, uscire al casello di Fidenza/Salsomaggiore Terme, proseguire poi in direzione di Busseto-Soragna;
– dall’autostrada A21 Brescia – Piacenza, uscire al casello di Castelvetro, proseguire poi per Busseto-Fidenza- Villanova.
 
Informazioni e iscrizioni al pranzo: 
Tel.  0541.758961 
E-mail: romagnapontificia@gmail.com
 

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