
«Più che di una decisione tecnica ha il sapore di una scelta politica il via libera della Bce alla ricapitalizzazione preventiva di Popolare Vicenza e Veneto Banca fissando in 6,4 miliardi il fabbisogno complessivo di capitale per le due banche (3,3 miliardi Vicenza e 3,1 miliardi Montebelluna). Tecnicamente, infatti, le due ex popolari venete sono decotte: oltre a non rispettare i requisiti minimi di capitale, ad aver accumulato negli anni miliardi di euro di perdite ed essere costrette a emettere a getto continuo bond con la garanzia statale per far fronte alle esigenze di liquidità, i due istituti si trovano ad aver perso la fiducia dei clienti e gran parte del business a favore della concorrenza».




Per quelli come noi che amano le botteghe veronesi – non quelle presunte storiche, ma quelle vere come la salumeria Albertini in corso Santa Anastasia o la drogheria Emaldi in Via San Paolo, o la macelleria equina Avesani in piazzetta Monte (l’apertura dell’Adigeo, il nuovo centro commerciale da quasi 130 negozi e un ipermercato di oltre 3.000 metri quadri che dovrebbe dare lavoro a un migliaio di persone) non fa né caldo né freddo. È un problema di altri. Saremmo tentati di ricordare il famoso detto per il quale “acquistare è più che votare” e per quel che ci riguarda potrebbe chiudere subito: il nostro denaro, cioè il nostro scalpo non l’avrà mai.






