Regresso delle nascite, morte dei Popoli (e delle economie)

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di Mario Bozzi Sentieri

Regresso delle nascite, morte dei Popoli (e delle economie)

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Sono 12mila in meno i bambini nati nel 2016 rispetto al 2015. In confronto al 2008, mancano all’appello 100mila “fiocchi” blu e rosa sulle porte delle famiglie: in un’Italia in cui fare una famiglia e mantenerla è sempre più un’utopia, è un vero e proprio esercito quello dei “non nati” negli ultimi anni. E’ quanto emerge dal rapporto Istat “Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2016”: osservando i dettagli del report, si nota che a non mettere al mondo figli sono principalmente le coppie italiane, che nel 2016 hanno avuto 373.075 bambini, oltre 107mila in meno in questo arco temporale. Inoltre, se il numero medio di figli per donna scende a 1,34 rispetto all’1,46 del 2010, prendendo in esame il numero delle italiane si arriva a 1,26 rispetto all’1,34 del 2010.

Fin qui i numeri, oggettivamente preoccupanti se letti con attenzione, ma sui quali mass media, mondo della cultura e della politica non sembrano prestare molta attenzione, al punto che non è eccessivo definire le questioni demografiche un tabù. Le ragioni sono diverse. Continua a leggere

Fake News, la libertà di internet sarà solo un triste ricordo

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di Jonathan Cook 

Fake News, la libertà di internet sarà solo un triste ricordo

Fonte: oltre la linea

Qualcuno ha dubbi sul fatto che l’accesso a un internet relativamente libero e aperto stia rapidamente finendo in Occidente? In Cina e altri regimi autocratici, i leader hanno piegato internet alla propria volontà, censurando contenuti che minacciano il loro operato. Ma nell’Occidente “democratico”, le cose funzionano diversamente: lo stato non interferisce direttamente, ma delega il lavoro sporco alle corporations.

Il mese prossimo, internet potrebbe diventare il giocattolo di queste grosse aziende, determinate a usarlo per spremere profitti. Nel frattempo, gli strumenti che ci servono per sviluppare un pensiero critico, il dissenso e la mobilitazione sociale ci vengono tolti, e la “net neutrality” diventerà un triste ricordo.

A dicembre la US Federal Communications Commission (FCC) progetterà di cancellare le già blande leggi che permettono di mantenere una facciata di “neutralità”. Il suo direttore, Ajit Pai, e le industrie che gestiscono i providers di internet vogliono cancellare queste leggi, proprio come il settore bancario si è liberato di quei regolamenti che gli impedivano di trasformare il sistema economico in un gigantesco schema di Ponzi. Continua a leggere

Fake news, un’ottima ragione per avere torto

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di Alessandro Montanari

Fake news, un'ottima ragione per avere torto

Fonte: Interesse Nazionale

Diffido del potere, disobbedisco alle mode, non venero il pantheon che ha trasformato Scienza e Tecnica in neo-divinità e a quelli che vengono  elevati a campioni della “ragione” preferisco d’istinto le pecore nere del “torto”. Non si nasce così, lo si diventa. Per disillusione e legittima difesa.

Da qualche tempo, infatti, “torto” e “ragione” non sembrano più categorie relative, definite dall’esito, costantemente provvisorio, di una sfida tra argomentazioni logiche e morali, ma categorie assolute che un arbitro invisibile ha decretato una volta per tutte in base alla regola, paradossalmente democratica, della maggioranza. Pensateci. L’idea più popolare è l’idea giusta. Lo stile di vita più comune è lo stile di vita giusto. Il cantante che vende più dischi è il cantante migliore. Il personaggio che ottiene più click sul web è il modello al quale assomigliare. Altrimenti? Altrimenti si è sbagliati.

Tutto discende dall’alto in un infernale meccanismo di suggestione, imposizione e imitazione che avrebbe come unico argine la coscienza critica dell’individuo indocile al richiamo del gregge. Qualunque ragioni lo animino – dall’anticonformismo al credo religioso alla laica fede nella libertà – costui è il pericoloso Prometeo che nei secoli è stato combattuto da ogni regime e ogni ideologia. Ecco perché spaventa, ma non sorprende, l’ultima trovata del Leviatano globale che da qualche mese ha introdotto nella lingua della nuova Babele virtuale nella quale viviamo una locuzione di chiaro sapore orwelliano: fake news. Continua a leggere

Aprite gli occhi sulle fake news! Sono solo un pretesto per censurare

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di Marcello Foa

Aprite gli occhi sulle fake news! Sono solo un pretesto per censurare

Fonte: Marcello Foa

Non è un caso. E’ un metodo. Con un pretesto, le fake news, e uno scopo finale: mettere a tacere le voci davvero libere. Attenzione, non si tratta di una questione meramente italiana bensì di quella che definirei una “corale internazionale”. Il là lo hanno dato gli Stati Uniti, dove, dopo la vittoria di Trump, è partita una massiccia campagna ispirata dagli ambienti legati al partito democratico con l’entusiastico consenso di quello repubblicano, nella consapevolezza che la prima grande e inaspettata sconfitta dell’establishment che governa gli Usa da decenni non sarebbe avvenuta senza la spinta decisiva dell’informazione non mainstream. A seguire si sono mobilitati diversi Paesi europei, la Germania in primis, ma anche la Gran Bretagna del post Brexit e, ovviamente, l’Italia, del post referendum.

Sia chiaro: il problema delle fake news esiste; soprattutto quando a diffonderle sono società o singoli a fini di lucro. Gli esempi, anche recenti, abbondano. O quando vengono usate dagli haters, gli odiatori, ovviamente senza mai esporsi in prima persona. Ma le soluzioni vanno trovate nel rispetto della libertà d’opinione e nell’ambito del sistema giudiziario del singolo Paese. La diffusione sistematica di notizie false al solo fine di generare visualizzazioni è semplicemente una truffa e in quanto tale va trattata. Il problema degli haters è più complesso. Io da sempre sostengo che bisogna avere il coraggio di mettere la faccia e che l’anonimato assoluto per chi si esprime pubblicamente non sia salutare in una vera democrazia. Anche in questo ambito si possono trovare soluzioni intelligenti ad hoc. Continua a leggere

Il catechismo non muta neanche se gay è lo scout Agesci

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani 

Agesci è la sigla delle guide e degli scouts cattolici italiani. (conciliari, n.d.r.)

Ed i cattolici, si sa, considerano le relazioni omosessuali «come gravi depravazioni», «atti intrinsecamente disordinati», «contrari alla legge naturale», tali quindi da non poter essere «in nessun caso approvati»: piaccia o non piaccia, al di qua e al di là del Tevere, questo è il n. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica, mai riformato, né modificato. (ammorbidito ma non sostanzialmente mutato da quello della “Chiesa conciliare”, n.d.r.)

Né potrebbe esserlo. Non è pertanto compatibile col Catechismo, né con la Dottrina e la morale cattolica la cosiddetta “unione civile” celebrata lo scorso 3 giugno tra il capo-scuot dell’Agesci, Marco Di Just, ed il consigliere comunale del PD, Luca Bortolotto, improvvidamente “benedetta” da don Eugenio Biasol, assistente degli scout a Staranzano, arcidiocesi di Gorizia. Continua a leggere

Sede di SOS Leben devastata da un gruppo di femministe

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Segnalazione Corrispondenza Romana

I fatti. Attorno alle 2.30 del mattino dello scorso 16 novembre un gruppo di femministe, orbitanti nella galassia dell’autonomia e della sinistra radicale, hanno assaltato a Francoforte la sede di Aktion SOS Leben, organizzazione pro-life estremamente attiva in Germania. L’edificio è stato imbrattato a colpi di vernice rosa, nonché ricoperto di frasi blasfeme e di slogan intimidatori.

La sigla, che ha rivendicato l’attentato, ha anche pubblicato un farneticante comunicato, in cui da una parte accusa SOS Leben di minacciare le donne in stato di gravidanza, dall’altra preannuncia nuovi blitz e nuove aggressioni contro chiunque si opponga all’aborto. Le indagini sono in corso, la Polizia sta cercando di individuare nomi e responsabilità in merito all’accaduto, prima che abbiano a verificarsi nuovi episodi di violenza. Continua a leggere

Santorale del mese di Dicembre

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Risultati immagini per Santorale di dicembre

 

 

Segnalazione di Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

Ecco l’ultimo santoriale illustrato, quello del mese di dicembre. Che questi grandi e affascinanti santi, spesso così poco conosciuti (e dunque con pochi “clienti” … e che dunque coccolano molto bene!) vi siano grandi e delicati amici dal Cielo. Affidatevi a loro. Non invecchiano mai e sono così potenti lassù. Che la S.S. Vergine vi guidi e custodisca. Non disperate mai. 

CLICCA SU: it dic image text

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All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

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di Thierry Meyssan

All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

Fonte: Voltairenet

Nell’illustrazione in apertura: Adottando lo stesso atteggiamento del suo lontano predecessore, Adlai Stevenson, durante la crisi dei missili cubani, Nikki Haley ha denunciato l’incidente di Khan Shaykhun mostrando come prova fotografie raccapriccianti. “Prove” la cui autenticità il Meccanismo d’inchiesta congiunto Onu-OPAC [Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ndt] si è tuttavia rifiutato di certificare. Si noti che il falco Jeffrey Feltman è seduto accanto all’ambasciatrice.

Indubbiamente poche cose sono cambiate dall’11 settembre 2001. Gli Stati Uniti continuano a manipolare l’opinione pubblica internazionale e gli organismi delle Nazioni Unite, sicuramente per ragioni diverse, mostrando però il medesimo disprezzo per la verità.

Nel 2001 i rappresentanti di Stati Uniti e Regno Unito, John Negroponte e Stewart Eldon, garantivano che i rispettivi Paesi avevano attaccato l’Afghanistan per legittima difesa, in seguito agli attentati di New York e Washinton [1].

Il segretario di Stato, Colin Powell, prometteva che avrebbe fatto avere al Consiglio di Sicurezza un dossier completo contenente le prove delle responsabilità afghane. Dopo sedici anni siamo ancora in attesa del documento. Continua a leggere

La scuola alleva dementi

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di Marcello Veneziani

La scuola alleva dementi

Fonte: Marcello Veneziani

Non c’è giorno che qualcuno non mi racconti – tramite e-mail, telefono, a voce – un assurdo episodio capitato a scuola a suo figlio, sua figlia, suo nipote.

Episodi diversi ma il filo conduttore potrebbe avere il seguente titolo: molestie mentali. Ovvero se non accetti di compilare nella tua testa il modulo prestampato di pensieri forzati, vieni escluso, umiliato, accusato.

Il tema è sempre dentro quell’ossessivo perimetro in cui si muovono mass media, istituzioni, operatori della scuola (ho difficoltà a chiamarli docenti, perché ho troppo rispetto della figura storica dell’insegnante): sul piano sociale la parola obbligata è accoglienza, sul piano storico la memoria unica è il nazi-fascismo, sul piano sessuale la chiave è tutto ciò che sconfina, contrasta, sfascia la famiglia, la nascita, la differenza dei sessi e dei ruoli in un intreccio di femminismo, sessolibero e omofilia.

Chi non si riconosce in questa nuova scuola dell’obbligo ideologico ha un menu fisso di attributi a disposizione: razzista, xenofobo, omofobo, sessista, femminicida, fascista. Non è uno che la pensa diversamente, ma uno che pensa scorrettamente, e dunque finisce diritto nella palestra correttiva; e se non accetta la rieducazione, la riabilitazione coatta, viene emarginato. Continua a leggere

Crimini d’odio o follia del Politically Correct? Un caso esemplare

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di Daniele Scalea

Crimini d'odio o follia del Politically Correct? Un caso esemplare

Fonte: Daniele Scalea

Lindsay Shepherd, studentessa ventiduenne alla Wilfrid Laurier University in Canada, è incaricata dal suo supervisore di tenere alcune lezioni di comunicazione.
Uno dei temi toccati è la recente legge di Justin Trudeau in base alla quale si potrebbe essere puniti se non si adopera, rivolgendosi o riferendosi a una persona, il pronome da essa preferito (quindi se un uomo vuole essere definito “lei”, una donna “lui” e un trans “essi”, tutti sono chiamati a farlo o rischiano di essere accusati di “crimini d’odio”).
La Shepherd, che non è ostile alla normativa, decide tuttavia di mostrare alla classe, come base di discussione, un dibattito televisivo cui ha partecipato anche Jordan Peterson – un professore universitario che è stato ascoltato pure in audizione al Senato. Peterson porta argomentazioni contrarie allo spirito della legge.
Qualche studente sdegnato dal fatto di essere stato esposto a idee contrarie alle proprie fa il delatore con le autorità accademiche.

Il supervisore e altri due professori convocano la Shepherd e, in un dialogo surreale, la accusano di transfobia. Alla sua difesa, che ha semplicemente cercato di presentare le due opinioni contrapposte, essi rispondono che proprio là è il problema: gli studenti devono conoscere una sola opinione, quella che il clero accademico di sinistra radicale reputa corretta.
La Shepherd sarebbe finita, se non fosse per una scaltra iniziativa: registra l’incontro e lo divulga. Il senso comune dell’opinione pubblica si solleva contro il furore ideologico dei professori engagé. Gli studenti manifestano solidarietà alla loro collega accusata di blasfemia postmoderna.
Le sorti si ribaltano e sul banco degli imputati finiscono gli accusatori. L’università è costretta a scusarsi, idem per i docenti coinvolti. Il supervisore, addirittura, ammette in pubblico che forse non è giusto insegnare da una prospettiva partigiana, ammettendo solo un’ideologia ed escludendo tutte le altre opinioni. Continua a leggere

L’inganno di Israele contro Assad: soldi e supporto a Isis e al Qaeda

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golanSegnalazione del Centro Studi Federici

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è irritato per la crescente presenza di iraniana in Siria. Perciò si riserva il diritto di “effettuare bombardamenti nel sud della Siria per costringere a osservare gli interessi israeliani”. La richiesta israeliana — comunicata la settimana scorsa dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman — è la creazione di una zona cuscinetto di 50 km di larghezza, dove le truppe iraniane e i loro alleati non possano accedere. Ciò però confligge con l’accordo sottoscritto tra Stati Uniti, Russia e Giordania che prevede una zona cuscinetto di soli 30 km a ridosso dei confini. 
Detto così — come del resto è riportato dalla maggior parte dei media — il dissidio sembrerebbe solo di natura tecnica, quindi superabile, magari dietro reciproche concessioni. Ma così non è. La questione nasconde un comportamento assai ambiguo e contorto: da una parte Israele reclama la propria sicurezza, ma dall’altra mantiene a ridosso del confine del Golan forze irregolari ostili a Damasco. Le varie forze ivi presenti sono quelle appartenenti al Free Syrian Army (Fsa), ma soprattutto al gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (Hts, affiliato ad al Qaeda e inserito nelle lista delle formazioni terroristiche) e infine al gruppo “Jaish Khalid Ibn Walid”, affiliato ad Isis. 

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Il piano per distruggere l’uomo

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

La campagna contro la violenza sulle donne in realtà ha come obiettivo la messa all’indice dell’uomo (preferibilmente bianco e occidentale, infatti le femministe davanti all’islam si zittiscono)
di Costanza Miriano

Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?

L’OBIETTIVO È LA MESSA ALL’INDICE DELL’UOMO
Per me è evidente che l’obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne – fenomeno non in aumento ma in flessione – sia la messa all’indice dell’uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c’è un’altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.
Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l’unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E’ un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare – prendere o lasciare – vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.

I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO
E’ violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l’industria dell’intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.
E’ violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l’aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo “problema”, e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E’ violenza sulle donne aver tolto l’obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all’anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l’Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.
E’ violenza usare l’indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell’antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.

Nota di BastaBugie: l’articolo sottostante dal titolo “L’obiettivo dell’iperbolica campagna social sulle molestie è la scomparsa dell’uomo” spiega che accusare senza prove è un regresso della civiltà. Le femministe si zittiscono solo davanti all’islam.
Ecco dunque l’articolo completo pubblicato su Tempi il 22 novembre 2017:
Anche in Francia impazza la campagna social che, sulla scorta del caso Weinstein, spinge le donne a mettere sulla piazza digitale abusi, molestie e violenze subiti dagli uomini, accusandoli non nelle sedi appropriate ma su Twitter e Facebook. L’hashtag coniato, l’equivalente dell’inglese #MeToo e dell’italiano #Quellavoltache, è #BalanceTonPorc, fai il nome del tuo maiale. L’obiettivo, più che la denuncia formale, è la gogna.
Intervistato dal Figaro, Alain Finkielkraut commenta preoccupato la nuova moda: «Mi è venuto un colpo quando ho visto l’hashtag. Il fine non giustifica i mezzi, l’emancipazione non può passare dalla delazione, questo va contro ai valori della civiltà. Un avvocato, Marie Dosé, l’ha detto chiaramente: “La colpevolezza non si stabilisce sui social, ma attraverso la giustizia”. Sgravare la parola dalle difficoltà del contraddittorio non è un progresso ma una regressione pericolosa». Secondo l’intellettuale, pur non potendo screditare tutte le testimonianze che appaiono sui social solo perché «non rispettano la forma», e pur ammettendo che «il sessismo evidentemente non è morto», «è assurdo dire che la giustizia resta passiva quando un terzo dei detenuti nelle prigioni francesi sono condannati per crimini e delitti sessuali».
La Francia punisce già dal punto di vista civile e penale le molestie sul luogo di lavoro ma ora si vogliono «gonfiare le cifre abolendo ogni distinzione tra seduzione fallita e aggressione fisica», alimentando la «bulimia del penale». Per Finkielkraut la campagna contro le molestie non è che l’ultimo passaggio di un percorso cominciato con aborto e divorzio, proseguito con la lotta sulla pari dignità salariale fino alla filiazione senza padre garantita dalla fecondazione assistita per lesbiche e donne single (che Macron vuole approvare), che mira in ultima istanza alla scomparsa dell’uomo: «Quando la scomparsa dell’uomo diventa un diritto della donna, si può ancora parlare seriamente di ordine patriarcale?».
L’unica cosa strana per l'”immortale” dell’Academie Française è che le femministe, sempre pronte a denunciare qualsiasi abuso da parte dei maschi bianchi e cristiani, si zittiscono improvvisamente quando si tratta di musulmani, come nel caso di Colonia: «Uno degli obiettivi della campagna #balancetonporc era quello di affogare il pesce dell’islam: nascondere Colonia, nascondere la Chapelle Pajol, i bar vietati alle donne a Sevran o a Rillieux-la-Pape».

 Titolo originale: La vera violenza sulle donne
Fonte: Il Foglio, 25/11/2017

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L’evoluzionismo non è scienza, ma fede cieca

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Chi segue Darwin lo fa con convinzione ”religiosa” creando dogmi ”religiosi” intoccabili… anche se ben il 40% degli americani non crede all’evoluzionismo (VIDEO: L’inganno di Darwin)
di Mauro Faverzani

È non solo mistificante, ma falso definire l’evoluzionismo darwiniano una scienza.
Eppure il mensile Le Scienze ci prova e, nel numero in edicola, definisce tale teoria «sostenuta da prove sperimentali». Che non sia così lo ha, però, ammesso persino uno scientista doc come il matematico Piergiorgio Odifreddi, presidente onorario dell’Uaar-Unione Atei Agnostici Razionalisti: «Non esiste una teoria condivisa, che spieghi il passaggio dalla materia inorganica a quella organica», ha dichiarato.
L’evoluzionismo darwiniano è privo di qualsiasi connotazione scientifica: si basa, in realtà, su una semplice teoria filosofica, peraltro smentita dalle recenti conoscenze genetiche, che hanno sposato invece la teoria della «permanenza della specie». Continua a leggere

Così la malavita degli stranieri cancella la “messa” di Natale (anche questo, però, è un frutto conciliare…)

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Segnalazione di F.F.

A Bari nel multietnico rione Libertà il parroco abolisce la funzione di mezzanotte: «Pericoloso, qui c’è il coprifuoco»

di Ludovica Bulian

A volte accade che tra le polemiche politiche e le accuse incrociate di populismo, buonismo o razzismo faccia capolino la realtà.

A raccontare che nel cuore di Bari c’è un parroco che ha paura. Di tenere aperta la chiesa quando fuori cala il buio, quando i banchi si svuotano e lui si ritrova a chiudere i portoni guardandosi le spalle. Ne ha quanto basta da convincersi quest’anno a non celebrare la messa la notte di Natale.

Ci sono luoghi dove il disagio non è un sentito dire, come «qui, dove a una certa ora scatta il coprifuoco». «Qui» è il cuore del multietnico quartiere Libertà, zona popolare ad alta densità di immigrati, malavita e degrado. È stato il vice parroco della chiesa di Santa Cecilia, don Giovanni Lorusso, il primo ad avvertire che la liturgia di mezzanotte con ogni probabilità non si farà: «Abbiamo deciso di eliminare la celebrazione perché ormai, complici le abitudini dei baresi, ci sarebbe venuta pochissima gente». E perché il fuggi fuggi non ammette deroghe di orario neanche a Natale. Parole che descrivono una situazione «inaccettabile» anche per chi è in prima linea nel tentativo di favorire l’integrazione, di coniugare problematiche e soluzioni di un quartiere attraversato da un mix di criminalità, immigrazione e povertà pronto a esplodere dietro alveari di cemento. Don Giovanni non è una voce fuori dal coro. Gli altri parroci si uniscono al grido di allarme e sembrano tutti, o quasi, pronti alla ritirata. Questione di prudenza: l’ora tarda sconsiglia la celebrazione. Continua a leggere

Le fake news sono una bufala, la verità è che abbiamo leader stanchi

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Segnalazione Linkiesta

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Le fake news sono una bufala, la verità è che abbiamo leader stanchi

Le fake news sono le nuove scie chimiche. L’idea che qualche hacker stia influenzando la nostra campagna elettorale è francamente risibile. E mostra tutta la debolezza politica d’Occidente. (di Flavia Perina, LEGGI)

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