Tutti i preti conciliari dovranno ripetere solo ed esclusivamente le parole del “Leader Maximo”

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LA “PRAVDA”

Pensate che ora il Vaticano ha istituito pure un’App che tutti i sacerdoti conciliari del mondo possono scaricare, dove ogni settimana vi è già una predica già pronta per la Domenica. Preparata dai delegati di Bergoglio. Con i temi di Bergoglio. Con le parole di Bergoglio. Oggi scaricare questa predica è facoltativo. Tra qualche mese sarà caldamente suggerito. Tra un anno “sarà imposto”. Perché tutti i sacerdoti, saranno obbligati a ripetere, ogni Domenica, solo ed esclusivamente le parole del “Leader Maximo”…

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http://www.lastampa.it/2018/01/02/vaticaninsider/ita/news/nasceclerus-app-unapplicazione-per-aiutare-i-preti-nelle-omelie-PltkmjF2y7eDyx2Fq4zWnO/pagina.html Continua a leggere

Disponibile il numero 94 di Sursum Corda

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Dio sia lodato!
Sul sito è disponibile il numero 94 (del giorno 7 gennaio 2018) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati. Ricordiamo agli Associati che, dopo aver effettuato il Login, potranno prendere visione del Rendiconto annuale 2017, decidere se approvarlo, votare le Cariche 2018-2019 e le Linee guida associative 2018: qui c’è il link riservato.
Clicca qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:
– Comunicato numero 94. Durata della vita pubblica di Gesù;

– Preghiera per l’ Epifania del Signore;

– Prontuario del Predicatore. La grazia dell’Epifania contro l’indifferentismo religioso;

– Novena ai Santi Re Magi (dal 28.12 al 5.1);

– Dizionario biblico. Epifania, i Magi;

– Preghiera nell’Ottava dei Santi Innocenti;

– San Tommaso: come il dominio di uno solo è il migliore, se è giusto;

– Preghiera a Santa Genoveffa;

– Vita e detti dei Padri del deserto: Padre Evagrio;

– Gli anatemi del Concilio di Trento, numeri 108, 109 e 110;

– Quando il Papa è infallibile? Parte dodici.

Nuovamente disponibili:

– La Rivoluzione secondo Mons. de Ségur e Chi è Maria? Catechismo mariano.

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi/e, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla protezione di san Giovanni di Dio.

Ossequi, Carlo Di Pietro.


SVRSVM CORDA® ONLUS
C.da Piancardillo, snc – 85010 Pignola
Provincia di Potenza (ITALIA)
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6/01: EPIFANIA DI NOSTRO SIGNORE

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Il nome della festa.

La festa dell’Epifania è la continuazione del mistero di Natale; ma si presenta, sul Ciclo cristiano, con una sua propria grandezza. Il nome che significa Manifestazione, indica abbastanza chiaramente che essa è destinata ad onorare l’apparizione di Dio in mezzo agli uomini.

Questo giorno, infatti, fu consacrato per parecchi secoli a festeggiare la, Nascita del Salvatore; e quando i decreti della Santa Sede

obbligarono tutte le Chiese a celebrare, insieme con Roma, il mistero della Natività il 25 dicembre, il 6 gennaio non fu completamente privato della sua antica gloria. Gli rimase il Nome di Epifania con la gloriosa memoria del Battesimo di Gesù Cristo, di cui la tradizione ha fissato a questo giorno l’anniversario.

La Chiesa Greca dà a questa Festa il venerabile e misterioso nome di Teofania, celebre nell’antichità per significare un’Apparizione divina. Ne parlano Eusebio, san Gregorio Nazianzeno, sant’Isidoro di Pelusio, e, nella Chiesa Greca, è il titolo proprio di questa ricorrenza liturgica. Continua a leggere

Editore sfida Trump, libro di Wolff esce oggi – Miliardaria sponsor Bannon lo sconfessa

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Risultati immagini per 'Fire and Fury'Dopo le rivelazioni contenute in a ‘Fire and Fury’

Uscirà oggi “Fire and Fury: inside the Trump White House”, il libro che sta imbarazzando Trump e la sua famiglia. Sfidando la diffida dei legali del presidente, l’editore Henry Holt ha deciso di anticipare la distribuzione, prevista inizialmente per il 9 gennaio.

La motivazione è legata ad una “domanda senza precedenti”, come conferma anche Amazon, dove è il libro più richiesto. Intanto l’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, le cui dichiarazioni fanno parte integrante del libro, perde il sostegno della miliardaria conservatrice Rebekah Mercer, sua principale finanziatrice. “Sto con Trump”, fa sapere al Wp.

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http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/05/miliardaria-sponsor-bannon-lo-sconfessa_1269f429-f7a0-417a-982c-a3da0e898f7e.html Continua a leggere

Disperato S.O.S. alla Nuova Chiesa!

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di Danilo Quinto

A Voi tutti, membri della Nuova Chiesa. La vostra coscienza sarà sicuramente tormentata in questi giorni da un gigantesco problema che i giornali raccontano nelle loro prime pagine e le televisioni mostrano nei titoli di testa. Non si tratta dei 5 milioni italiani in povertà assoluta o della guerra nucleare che potrebbe scoppiare da un momento all’altro per un pazzo al comando di un paese che pigia un bottone o dell’invasione dei musulmani per cui tanto meritoriamente e onestamente vi prodigate, per impedire che a causa dei 6 milioni di aborti in 40 anni, della non sufficiente natalità e della distruzione della famiglia, la popolazione italiana scompaia.

Il problema è rappresentato dalla zia d’Italia, come lei si è definita. A causa delle firme autenticate da raccogliere per le prossime elezioni e dei candidati da trascrivere sulle liste per iniziare la raccolta, Emma Bonino e la sua lista + Europa – un nome che è tutto un programma – minaccia di presentarsi da sola, con il rischio di non riuscire nell’impresa e di non allearsi con il Partito Democratico, come pare vorrebbe.  Continua a leggere

Israele e Usa uniti contro l’Iran da un accordo strategico politico-militare

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di Giacomo Colonna

Israele e Usa uniti contro l'Iran da un accordo strategico politico-militare

Fonte: Clarissa

Il processo di destabilizzazione del Medio Oriente continua a tappe forzate. Dopo l’esplosiva dichiarazione del presidente statunitense Trump su Gerusalemme il 6 dicembre, che ha riportato tensione scontri e vittime in Palestina, Channel 10 ha dato notizia che lo scorso 12 dicembre sarebbe stato siglato a Washington un accordo al livello dei più alti alti funzionari della sicurezza nazionale statunitensi ed israeliani, formalmente rivolto a contrastare lo sviluppo del programma nucleare iraniano.
L’accordo sarebbe stato formalizzato dal Consiglio di sicurezza nazionale Usa (NSC, organismo deputato alla elaborazione della strategia politico-militare americana) nella forma di un documento quadro informale, in linea con quanto affermato lo scorso 13 ottobre dal presidente Trump in merito alla volontà della sua amministrazione di non riconfermare l’adesione nordamericana all’accordo raggiunto nel 2015 a livello internazionale sul programma nucleare iraniano. Continua a leggere

Il bollino rosso del politicamente corretto

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Il bollino rosso del politicamente corretto

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

C’è un oscuro desiderio di censura che attraversa l’Occidente, i suoi media, le scuole e le università. È una censura liberal o radical, nel segno del progresso e della libertà.

Si accanisce non con estremisti e malfattori ma con fior di scrittori, poeti e letterati del passato, come Shakespeare, Dante, Ovidio, Euripide. O con artisti che ebbero vite violente o descrissero scene violente. All’università di Cambridge, per esempio, alcuni grandi classici, incluso Shakespeare, sono stati dotati di un bollino rosso.

L’obiettivo? Ammonire gli studenti per evitare che rimangano sconvolti dalla lettura di «rappresentazioni della violenza sessuale»Ma da Cambridge alla Columbia University, da Parigi alle sedi nostrane della cultura e della letteratura, contagia teatri e musei, scuole e cinema. Continua a leggere

Trump, la religione musulmana e l’Islam politico

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di Thierry Meyssan

Trump, la religione musulmana e l'Islam politico

Fonte: Voltairnet

Da una decina di anni in qua, gli Stati Uniti sono prigionieri della loro contraddizione di fronte all’Islam. Da un lato, pensano a se stessi come alla terra della libertà religiosa, dall’altro utilizzano i Fratelli Musulmani per destabilizzare il Medio Oriente allargato, e da un altro lato ancora lottano contro lo straripamento del terrorismo islamico fuori da questa regione. Hanno vietato qualsiasi ricerca che consenta di distinguere l’Islam in quanto religione dalla sua manipolazione a fini politici. Dopo aver rotto con il terrorismo dei Fratelli Musulmani, Donald Trump ha deciso di riaprire questo dossier, rischiando di provocare delle violenze nel suo stesso paese. Perché negli Stati Uniti la libertà di praticare l’Islam non implica la libertà di entrare in politica.

ILLUSTRAZIONE IN APERTURA: Quando Donald Trump dichiara: “Penso che l’Islam ci odii”, si riferisce alla religione musulmana o all’ideologia politica omonima?

DAMASCO (Siria)  –  Nella sua nuova Strategia di sicurezza nazionale, il presidente Trump modifica la terminologia ufficiale e fa riferimento ai gruppi armati musulmani come “jihadisti terroristi “.  L’Islam: religione o ideologia?

Dopo gli attentati dell’11 settembre attribuiti ad Al Qa’ida, una violenta polemica aveva agitato Washington: i gruppi terroristici erano rappresentativi o no dell’Islam? Se lo erano, conveniva che tutti i musulmani fossero considerati nemici della patria. In caso contrario, si poteva fare una distinzione tra musulmani “moderati” ed “estremisti”.

Tuttavia, i britannici usavano questi stessi termini con un altro significato: i “moderati” sono dei musulmani “moderatamente antimperialisti”, come Hamas, che non solleva alcuna obiezione di ordine politico verso Israele, ma rifiuta unicamente che i musulmani siano governati da ebrei; mentre gli “estremisti” sono musulmani “estremamente antimperialisti”, come Hezbollah, che rimette in questione la vittoria dello Stato coloniale israeliano sugli arabi.

La controversia è culminata in una conferenza del giugno 2006 del New York Metro InfraGard. Un agente ed esperto dell’FBI, William Gawthrop, assicurò che è inutile distinguere i diversi gruppi terroristici musulmani, allorché tutti si fondano sulla stessa ideologia, l’Islam. Cinque documenti interni dell’FBI sono poi trapelati [1]. Destinati all’addestramento dei loro ufficiali, essi stabiliscono che più si è “islamici”, più si è potenzialmente “radicali”, e che il profeta Maometto era il leader di una setta violenta. Gawthrop si basava su uno studio indiscutibile del Corano, degli Hadith e dei principali testi teologici. Dimostrava che lungo tutta la Storia, i teologi delle quattro principali scuole sunnite hanno sostenuto la guerra contro gli infedeli, ma non i pensatori della scuola sciita. Gawthrop era anche un istruttore presso il controspionaggio del Dipartimento della Difesa. Lì aveva spinto a studiare Maometto in quanto capo militare.

Nel 1953, il presidente Eisenhower ricevette una delegazione dei Fratelli musulmani guidata da Said Ramadan. Gli Stati Uniti ora sostengono l’Islam politico all’estero.

Questa polemica non era nuova. Da una parte, a partire dal 1953 e dal ricevimento di Said Ramadan da parte del presidente Eisenhower, la CIA e il Dipartimento della Difesa hanno lavorato all’estero con i sostenitori dell’Islam politico, i Fratelli Musulmani. Dall’altra parte, durante la segregazione razziale, fu concesso che i discendenti degli schiavi potessero essere musulmani, ma non che ne facessero una rivendicazione politica. Nel 1965, il leader politico nero e musulmano Malcolm X fu assassinato, probabilmente con l’aiuto passivo dell’FBI. Mentre agonizzava al suolo, cercò di dare alla sua segretaria, poco prima di morire, un messaggio per Saïd Ramadan.

In ritorsione rispetto a questo punto di vista, un eminente personaggio musulmano americano, Salam Al-Marayati, ha minacciato di fare appello affinché cessasse ogni cooperazione con l’FBI [2].

Immediatamente, il procuratore generale aggiunto James Cole ha reso inaccessibili tutti questi documenti, non solo presso l’FBI, ma in tutte le giurisdizioni.

Solo che i documenti dell’FBI erano stati concepiti per dei corsi in cui gli istruttori specificavano a lungo che non trattavano l’Islam in quanto religione, ma in quanto ideologia politica [3].

Gli Stati Uniti: paese della libertà religiosa o dell’islamofobia?

Fu in quel periodo che il Dipartimento di Stato creò diverse strutture per influenzare l’opinione pubblica statunitense e straniera, in modo che gli Stati Uniti non fossero accusati di intraprendere una guerra contro la religione musulmana. Questo dispositivo comprendeva in particolare una cellula di una ventina di persone, che parlava diverse lingue, chiamata a intervenire sotto false identità nei forum per orientare i dibattiti.

Qualunque fosse il modo di affrontare la questione, gli Stati Uniti tornavano sempre allo stesso problema: già nel settimo secolo, la parola “Islam” è usata in arabo per designare tanto una religione quanto un’ideologia politica, tuttavia perfettamente distinta.

Infine, nel gennaio 2008, il Dipartimento per la sicurezza interna ha emanato, per iniziativa del segretario Michael Chertoff, la Terminologia per definire i terroristi (Terminology to Define the Terrorists: Recommendations from American Muslims). Poi, nel marzo 2008, l’ufficio del direttore dell’intelligence nazionale (allora guidato da Mike McConnell) ha redatto una nota semantica rivolta all’intera amministrazione. Queste istruzioni miravano a ripulire l’amministrazione Bush – che nel 2001 aveva parlato di «crociata contro Al Qa’ida» – da ogni sospetto di islamofobia e a ripristinare l’onore del «paese della libertà religiosa».

Il fatto di portare alla Casa Bianca Barack Hussein Obama doveva risultare sufficiente a risolvere il problema. Ma non accadde così, non da ultimo perché, mentre un terzo dei suoi elettori pensava che fosse musulmano, egli precisava di essere un cristiano di famiglia musulmana; il che sembrava convalidare il modello di identità degli immigrati provenienti dal Nord Europa: si può essere un americano essendo culturalmente e anche religiosamente musulmano, ma un presidente deve essere un cristiano. Da qui la violenza della campagna finanziata dall’immobiliarista Donald Trump in merito al luogo di nascita di Obama (le Hawaii o il Kenya britannico?). Certo, la risposta condizionava la costituzionalità della sua elezione, ma, cosa più importante, implicava il fatto che fosse nato cristiano o musulmano.

Prima di lanciare la “primavera araba”, Barack Obama e Hillary Clinton hanno infarcito la loro amministrazione di sostenitori dell’Islam politico.

Nel 2011, il sottosegretario di Stato per la Propaganda (Public Diplomacy) ha creato il Centro per le comunicazioni strategiche contro il terrorismo (Center for Strategic Counterterrorism Communications). Nel 2016, questa struttura è diventata nota come Centro di impegno globale (Global Engagement Center) e ha ampliato le sue competenze alla lotta contro la Russia. Il suo budget è stato poi moltiplicato per 13. Il fatto di affidare la lotta contro il terrorismo e la rivalità con la Russia alla stessa organizzazione non ha aiutato ovviamente a chiarire le cose. Fu in questo periodo che Washington adottò l’espressione dell’ONU “estremismo violento” per designare l’ideologia dei terroristi [4].

Torniamo indietro: il 22 dicembre 2012, la rivista egiziana Rose El-Youssef ha rivelato la presenza di diversi leader dei Fratelli Musulmani in seno all’amministrazione Obama, tra cui Salam Al-Marayati. In particolare, costui ha rappresentato il Segretario di Stato Hillary Clinton e ha presieduto la delegazione ufficiale degli Stati Uniti in occasione della Conferenza dei diritti umani dell’OSCE. Sua moglie, Laila, era vicina a Hillary Clinton quando era la first lady e faceva parte della Commissione per la libertà religiosa internazionale. L’intervento di Al-Marayati contro Gawthrop, sei anni prima, era in realtà solo una manovra dei Clinton, che avevano usato la Fratellanza Musulmana per far cambiare idea all’FBI e al Dipartimento della Difesa.

Il diritto di riflettere

La controversia è rimbalzata nel luglio 2017 con la presentazione di un emendamento alla legge sulla programmazione militare (NDAA) che autorizza il Dipartimento della Difesa a studiare «l’uso di dottrine religiose musulmane violente o non ortodosse per sostenere la comunicazione di estremisti o terroristi e giustificarla» Il testo è stato respinto per 217 voti a 208, sempre nel nome della protezione dell’Islam come religione.

Il presidente Trump ha finalmente deciso di applicare la parola “jihadista” ai terroristi musulmani, sebbene in origine il jihad non fosse la lotta armata contro gli infedeli, bensì un’introspezione e un esame di coscienza personale.

Finora, le decisioni di Donald Trump sono state oggetto dei peggiori fraintendimenti. Il suo decreto che sospendeva l’immigrazione da paesi in cui le delegazioni consolari non avevano i mezzi per verificare l’onestà dei candidati è stato interpretato come “islamofobo” perché questi paesi hanno una popolazione a maggioranza musulmana.

La sua decisione è una vera rivoluzione intellettuale per gli Stati Uniti. Finora, il Dipartimento della Difesa ha applicato la strategia dell’ammiraglio Arthur Cebrowski, distruggendo – paese dopo paese – ogni forma di organizzazione politica del Medio Oriente allargato, mentre il Dipartimento di Stato vigilava affinché questa politica non fosse anti-musulmana in sé.

Tuttavia, da un punto di vista mediorientale, non è questo ad esser stato percepito. Poiché per quindici anni gli Stati Uniti hanno messo in opera la strategia di Cebrowski [5] soltanto nella parte prevalentemente musulmana del mondo, era impossibile per gli afgani, i persiani, i turchi e gli arabi, capire alcunché degli slogan USA. È d’altronde contro questa contraddizione che Barack Obama si è scontrato durante il suo discorso al Cairo, nel giugno 2009.

Se si capiscono perfettamente gli obiettivi della propaganda statunitense, si può solo osservare che ne sono stati la prima vittima. In effetti, la contraddizione tra la loro retorica edulcorante e il loro sostegno ai Fratelli Musulmani all’estero (e non la loro strategia di distruzione del Medio Oriente allargato) li ha portati a vietare ogni ricerca sulle origini dell’Islam politico, sia a casa loro che tra i loro alleati.

Tuttavia Maometto era un generale e un governante. Questa particolare situazione storica ha permesso, fin dai primi giorni dell’Islam, a una corrente di pensiero di tentare di manipolare questa religione per impadronirsi del potere. La maggior parte dei musulmani è stata allevata con degli Hadith, composti molto tempo dopo la morte del Profeta, che gli attribuiscono successi militari e un pensiero politico particolare. L’attuale Fratellanza Musulmana si appoggia su una lunga storia di significativi precedenti.

Nel 1965, il leader dell’Islam politico USA fu assassinato con il probabile aiuto dell’FBI.

Per il resto, gli Stati Uniti non saranno in grado di distinguere i due significati della parola “Islam” finché non avranno risolto la questione della propria identità. Donald Trump e i suoi elettori accettano senza difficoltà che i Neri e gli Ispanici siano cittadini degli Stati Uniti, ma difficilmente che essi esercitino funzioni politiche di primo piano.

Paradossalmente, mentre sarebbe appropriato che gli intellettuali musulmani intraprendessero questa ricerca e quindi permettessero alla loro religione di essere separata dalla sua manipolazione politica, probabilmente saranno gli Stati Uniti a condurre questa esplorazione da soli. Anche se negli USA c’è un gran numero di ricercatori musulmani, è poco probabile che questo paese non proietti i propri problemi culturali su questo argomento di studio a rischio di interpretarlo male.

NOTE

[1] Il lettore troverà troverà qui i principali documenti citati nel presente articolo.

[2] “The wrong way to fight terrorism”, Salam Al-Marayati, Los Angeles Times, October 19, 2011.

[3] Questo video d’un corso tenuto a Quantico non lascia alcun dubbio in merito a questo argomento.

[4] «Plan d’action pour la prévention de l’extrémisme violent», par Ban Ki-moon, Réseau Voltaire, 24 décembre 2015.

[5] The Pentagon’s New Map, Thomas P. M. Barnett, Putnam Publishing Group, 2004. «Gli Stati Uniti e il loro progetto militare mondiale», di Thierry Meyssan, Haïti Liberté (Haiti), Rete Voltaire, 24 agosto 2017.

Traduzione a cura di Matzu Yagi.

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Anno zero

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di Marcello Veneziani

Anno zero

Fonte: Marcello Veneziani

Il nostro Millennio è diventato maggiorenne. Ha compiuto 18 anni e può dunque votare, patentarsi, è l’anno zero della vita adulta. Degli anni precedenti eredita il disagio.

Se al giro di boa dell’anno volessimo dire in sintesi qual è la chiave del malessere del nostro presente, come potremmo delinearlo? È la quadratura di un circolo vizioso composto da oppressione fiscale, tirannia del market, perdita del confine, intolleranza permissiva.

Proviamo a spiegarci partendo dal più semplice.

Lo Stato come principio d’unità al di sopra delle parti e come spirito pubblico non c’è più da un pezzo. E lo Stato sociale, come sostegno e garanzia per i popoli e i cittadini, fu aggredito, prosciugato e svilito negli anni, prima attraverso le sue caricature obese di tipo assistenziale – che dettero luogo allo statalismo e al parassitismo pubblico – poi attraverso lo smantellamento, lo spostamento dell’asse dal pubblico al privato, l’onda liberista, il precariato universale e il mercatismo. Continua a leggere

Dalio: “Recessione fomenterebbe rivolte in Usa”

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Dalio: Segnalazione di Wall Street Italia
di Daniele Chicca

In caso di recessione economica negli Stati Uniti, si rischia un aggravamento delle tensioni sociali, con la prima potenza economica e geopolitica al mondo che potrebbe assistere a sommosse e rivolte. È quanto teme Ray Dalio, gestore del grande fondo da 150 miliardi di dollari Bridgewater Associates.

In un paese che è stato teatro delle proteste di Occupy Wall Street contro il cosiddetto 1% della popolazione privilegiata, in un contesto di stipendi stagnanti e tagli alle tasse per multinazionali e ricconi, alcune fette della popolazione si sentirebbero infatti relegate ai margini.

Il paese non è mai stato tanto polarizzato come lo è da quando è stato eletto un presidente controverso come Donald Trump. Inoltre, come sottolinea il gestore del fondo hedge più grande al mondo, il 60% delle famiglie non esce avvantaggiato dalla maxi riforma fiscale che aumenta il deficit e premia i più benestanti. Se l’economia frena saranno guai.

Se gli Stati Uniti piombano in una fase di recessione i problemi non si limiterebbero infatti soltanto al campo economico: “Se subiremo un rallentamento della fase di espansione dell’economia”, dice Dalio in un’intervista al Wall Street Journal, “temo che salteremo gli uni addosso agli altri“.

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/fondo-hedge-recessione-causerebbe-rivolte-in-usa/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+WallStreetItalia&utm_content=04-01-2018+dalio-recessione-fomenterebbe-rivolte-in-usa+primo-piano

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Il Sionismo in Italia e nella politica estera fascista

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Segnalazione Edizioni di Ar

Spinelli, Livio

I libri del Borghese, 2013

Questo saggio raccoglie un insieme di memorie sulla vita degli ebrei italiani durante il Regime fascista; sulla politica di Mussolini verso le comunità israelitiche; sui sostenitori giudeo-fascisti di Jabotinsky. Fra gli aneddoti narrati da Spinelli c’è quella del colonnello Liuzzi, tra gli organizzatori delle imponenti parate in onore del Fuhrer il 6 maggio 1938; pochi mesi dopo, lo stesso Liuzzi venne congedato per motivi razziali, in quanto ebreo. Eppure, egli era uno dei tantissimi ebrei italiani che credevano nel Fascismo, apertamente favorevoli al Duce, che sostenevano la sua avventura sin dalle origini. Infatti, quel 23 marzo 1919, a Milano, la cerimonia di fondazione dei Fasci di combattimento si tenne in una saletta di piazza San Sepolcro, messa a disposizione di Mussolini da Cesare Goldman, finanziere e uomo politico ebreo. L’autore ricorda gli esponenti dell’ebraismo vicini al Duce, come la Margherita Sarfatti, sua amante, condirettrice della rivistaGerarchia ed autrice di Dux, la prima biografia di Mussolini, che contribuì a magnificare il Fascismo all’estero. Viene ricordata la Scuola Marittima per giovani ebrei di Civitavecchia, nata nel 1934 dall’accordo fra lo Stato italiano ed i seguaci di Jabotinsky; primo nucleo della moderna Marina di Israele, sorta quindi, con la ‘benedizione’ del Duce.

176 pagine, 16 € PER ORDINI: info@libreriaar.com  Continua a leggere

CAMBIARE SESSO IN VENETO: LA MEDICINA ASSERVITA ALL’IDEOLOGIA… E I MEDICI SI ALLINEANO

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): il progetto porno-gender dell’Ausl di Bologna, i bagni pubblici di Londra saranno gender-neutral, in Francia le 120 giornate di Sodoma di Sade sono bene nazionale
da Notizie Provita

Ad Abano (Padova) trionfa l’ideologia gender, quella che secondo alcuni, esiste solo nella mente dei fanatici bigotti. Si può cambiare sesso, basta un bisturi!
Con un qualche ritardo rispetto a quella originale di John Money, che risale alla metà degli anni 50 del secolo scorso, la Gender Identity Clinic per la riassegnazione chirurgica del sesso ha aperto i battenti ad Abano, per decisione della giunta regionale su proposta dell’assessore alla sanità Luca Coletto (Lega Nord). I fondi stanziati sono “solo 200 milioni” di euro ma in futuro, chissà, può darsi che ci sia una maggiore richiesta da soddisfare, come sta già accadendo nel Regno Unito.
“Una decisione presa nel segno della qualità e della modernità” ha affermato l’assessore regionale veneto. Forse l’assessore alla sanità Coletto non conosce il seguito della storia della Gender Identity Clinic di Baltimora che ha visto la chiusura nel 1979 dopo che lo studio del Dr John Meyer aveva messo in evidenza il fatto che una procedura lunga, dolorosa e costosa in realtà non aveva prodotto i risultati sperati in termini di riabilitazione psichica e sociale delle persone transessuali. (Meyer JK, Reter DJ. Sex reassignment. Follow-up. Arch Gen Psychiatry. 1979 Aug;36(9):1010-5.) Continua a leggere

German Government Study Links Rise in Violent Crime To Mass Migration

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Segnalazione Breitbart

http://media.breitbart.com/media/2018/01/GettyImages-491835132.png

A new study conducted by the German Federal Ministry for Family Affairs has found a direct correlation between the mass influx of migrants during the migrant crisis and the rising level of violent crime in Germany.

TO BE CONTINUED:

http://www.breitbart.com/london/2018/01/04/german-government-study-links-rise-violent-crime-mass-migration/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180104 Continua a leggere

Paghiamo 1,5 milioni di euro ​per finanziare film sui migranti

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Il bando del ministero del Beni Culturali per i progetti di cinema e spettacolo che raccontino le diverse culture presenti in Italia

di Claudio Cartaldo

Migrarti. Ovvero arte e migranti. Il progetto del ministero dei Beni Culturali, diretto – per ora – da Dario Franceschini ha rinnovato per il terzo anno di fila il finanziamento da circa un milione e mezzo di euro per realizzare spettacoli teatrali e film che raccontino “le diverse culture presenti in Italia”. Continua a leggere

Ai giovani non interessa nulla dell’Italia

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Segnalazione Linkiesta

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Ai giovani non interessa nulla dell’Italia, e hanno ragione da vendere

Per capire quanto all’Italia interessi dei giovani basta guardare l’offerta del Capodanno televisivo, un Paese costruito a misura di chi sa a memoria “Felicità”. Risparmiate le prediche ai giovani: questo non è il loro Paese. Piuttosto, meglio un “buona fortuna”. (di Flavia Perina, LEGGI)

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