Russia-Ucraina: è il momento di negoziare

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L’EDITORIALE 

di Matteo Castagna – ripreso dal sito www.marcotosatti.it Stilum Curiae del vaticanista Marco Tosatti, che ringraziamo per la stima: https://www.marcotosatti.com/2023/11/25/russia-ucraina-e-il-momento-di-negoziare-con-putin-matteo-castagna/

L’informazione mainstream ci ha abituato all’utilizzo di notizie ripetute fino alla nausea, per un certo lasso temporale, al fine di distrarre l’opinione pubblica da altre questioni importanti, che vuole far passare in sordina. E’ il caso drammatico dell’assassinio della povera Giulia? Forse. Molti vorrebbero che prevalesse il silenzio, almeno fino agli esiti del processo nei confronti di Turetta, momentaneamente in galera a Verona, in attesa di un carcere che abbia una “sezione protetti”…
Lasciando che le indagini e la giustizia facciano il loro corso, augurandoci il massimo dell’equità, osserviamo che gli equilibri mondiali, in progressivo mutamento, sono determinati da fatti che l’opinione pubblica dovrebbe ben conoscere, perché i cambiamenti epocali non cadano addosso alle persone come fossero macigni, provocando disagio e disorientamento, più di quanto vi sia già, a causa dell’imposizione da parte del Sistema globale di ideologie sovversive dell’ordine naturale.
Il Ministero degli Esteri cinese ha annunciato, nell’ultima puntata di Osservatorio sui Mondi, a Pechino, che i Paesi Arabi e musulmani chiedono la fine delle ostilità a Gaza Il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, ha avuto un colloquio con la delegazione congiunta dei ministri degli Esteri dei paesi arabi e musulmani, che hanno scelto la Cina come prima prima tappa del loro tour di mediazione internazionale sulla questione palestinese. Durante l’incontro, hanno chiesto un immediato cessate il fuoco a Gaza, sottolineando l’importanza di consentire l’accesso degli aiuti umanitari nell’enclave palestinese devastata. Inoltre, il capo della diplomazia cinese Wang Li ha sottolineato che qualsiasi accordo sul futuro e il destino della Palestina deve derivare dal consenso del popolo palestinese. Nonostante qualche intoppo, la mediazione cinese sta funzionando, nel senso che è in corso un breve periodo di tregua, con rilascio degli ostaggi.

Sul fronte russo, il Presidente Vladimir Putin ha partecipato al vertice di Minsk, in Bielorussia, del CSTO, che è un’ alleanza militare difensiva, composta da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan. Lo zar ha detto che la Russia rigetta ogni forma di terrorismo, che l’Organizzazione dei Paesi membri CSTO si sta ampliando e che ha stipulato importanti accordi  commerciali e sulle imprese militari. Infine, il dato maggiormente significativo è la costituzione, nell’ambito del CSTO, di un Consiglio di coordinamento per la Sicurezza biologica. Un atto preventivo, che, seppur in un’ottica difensiva, riesce a tenere col fiato sospeso tutto il mondo.

Il New York Times del 23 novembre ha titolato: “Al vertice BRICS, i paesi divergono leggermente su Israele e sulla guerra a Gaza”. Non si capisce dove si trovi questa piccola divergenza, dato che l’articolo stesso riporta la notizia di una dichiarazione congiunta firmata dai BRICS martedì 21 Novembre che include, tra le richieste: “il rilascio di tutti i civili tenuti prigionieri illegalmente, nonché una tregua umanitaria che porterebbe alla cessazione delle ostilità”. Sempre il NYT precisava che, nel testo condiviso dai Paesi membri BRICS c’è scritto: “abbiamo condannato qualsiasi tipo di trasferimento e deportazione individuale o di massa dei palestinesi dalla propria terra”. Poiché nella dichiarazione vi è anche scritto che i BRICS (alleanza politico-strategica e commerciale tra Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e altri Paesi, cosiddetti in “via di sviluppo”) “condannano gli atti di brutalità contro i palestinesi e israeliani”, osserviamo come la diplomazia degli Stati non atlantisti stia lavorando separatamente, ma nella medesima direzione, rivolta a cercare percorsi adeguati per giungere alla pace, nei conflitti in corso, sia in Ucraina, che in Medio Oriente.
Ne consegue che l’Occidente, a trazione anglo-americana, rimane alquanto isolato nella volontà di proseguire con le guerre, per il mantenimento di un potere unipolare che non è più possibile conservare. Clamorosa, al riguardo, la dichiarazione all’agenzia Strana.ua del 24.11.23 di David Arakhamia, leader parlamentare ucraino del partito “Servitore del popolo” del Presidente Zelensky: “La guerra sarebbe potuta finire nella primavera del 2022, ma la Gran Bretagna ha imposto di proseguire a combattere”, perché l’accordo avrebbe previsto, per parte ucraina, l’accettazione della neutralità e la rinuncia all’ingresso della NATO.
La Russia avrebbe ritirato il proprio esercito ed il Donbass avrebbe dovuto ottenere ampie autonomie all’interno dell’Ucraina. Ciò era stato confermato anche dall’ex cancelliere tedesco Schroeder, il quale aveva partecipato ai negoziati (secondo lui, falliti a causa delle pressioni USA).
Ma poi – ha concluso Arakhamia – «Boris Johnson è arrivato a Kiev dicendo che non voleva firmare nulla con i russi e di continuare semplicemente a combattere».
Ora, il partito di Zelensky vede un’unica via d’uscita nell’apertura di negoziati con la Russia, perché la guerra è praticamente persa e la situazione generale del Paese è disastrosa. L’ex comico, però, non si rassegna e, da un’emittente televisiva ucraina, chiede 50 miliardi di dollari all’Occidente, per continuare il conflitto…
Sullo sfondo, gli Stati Uniti apprendono che l’Iran sta considerando di vendere missili balistici a corto raggio alla Russia. Lo ha annunciato il Rappresentante Ufficiale del Pentagono, Contrammiraglio della Marina John Kirby. Il tono molto preoccupato dell’ufficiale americano è più che giustificabile, dato che già l’anno scorso, al fronte, sono stati fotografati degli eccellenti PTRK iraniani, che sono le repliche dei russi Kornet, e militari russi che indossavano corazze iraniane.
La Russia, come gli Stati Uniti, è firmataria del “Trattato INF”, che vieta lo sviluppo di missili a corto raggio, in grado di viaggiare oltre i 500 chilometri. L’Iran non è tra i firmatari del Trattato. Perciò dispone di missili che potrebbero essere molto utili alla causa russa: Fateh-110 e Zolfaghar. Il raggio d’azione dei primi è di 300 chilometri (addirittura inferiore a quello dei missili Iskander 9M723), mentre i secondi hanno una gittata di 700 chilometri.
Nel settembre 2022, l’Iran ha mostrato i missili balistici Rezvan, a testata staccabile, con una gittata di 1.400 chilometri. Questo è già sufficiente per bombardare l’Ucraina, non solo da nord a sud, ma anche da ovest a est. Perciò, sarebbe da irresponsabili insistere nel rifiutare i negoziati con Putin, anche perché egli dispone di un alleato come l’Iran, che è molto forte e che potrebbe innescare, col suo intervento bellico, un’escalation che con gran facilità potrebbe velocemente proporsi anche in Medio Oriente.

“Hamas? Liberatori, non terroristi”: l’attacco durissimo di Erdogan a Israele

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Erdogan, l’attacco a Israele

Erdogan attacca Israele con i fatti, dal momento che ha annunciato anche l’annullamento della visita di Stato a Tel Aviv. Ma anche con le parole, visto che dichiara: “Circa la metà di coloro che sono stati uccisi negli attacchi israeliani su Gaza sono bambini, persino questo dato dimostra che l’obiettivo è un’atrocità, per commettere crimini contro l’umanità premeditati”. Parole durissime, proferite in un discorso al gruppo parlamentare del suo partito Akp. Poi l’aggiunta: “Non abbiamo problemi con lo Stato di Israele ma non abbiamo mai approvato le atrocità commesse e il suo modo di agire, simile a un’organizzazione più che uno Stato”.

 

“Hamas? Liberatori, non terroristi”

Erdogan non fa sconti neanche quando si tratta di andare uno dei “tentativi” di dogma imposti in Occidente: quello di Hamas come organizzazione terroristica (il che rappresenta quanto meno una semplificazione della realtà): “I militanti di Hamas sono dei liberatori che combattono per la loro terra”, dice, dunque non dei terroristi. Dalla politica italiana, ovviamente, arrivano critiche a pioggia. Soprattutto da parte governativa. Matteo Salvini ha definito le parole di Erdogan “gravi e disgustose” e “non in grado di aiutare la de-escalation”. Una de-escalation non certo resa più semplice dai bombardamenti senza quartiere che Tel Aviv sta attuando sulla Striscia di Gaza.

Indi è morta

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È un giorno triste.

Al mio risveglio, ho trovato questo messaggio del legale dei genitori di Indi sul mio telefono: Indi è morta.

Sono andato subito ad aprire la chat di Dean, il papà di Indi Gregory, e questo è stato il messaggio che ho trovato:

Potrei essere assopito nel mattino …. ma la vita di Indi è finita alle 01.45. Io e Claire siamo arrabbiati, affranti e pieni di vergogna. I servizi sociali e i tribunali non solo le hanno tolto la possibilità di vivere, ma le hanno anche tolto la dignità di morire nella casa di famiglia a cui apparteneva. Sono riusciti a prendere il corpo e la dignità di Indi, ma non potranno mai prendere la sua anima. Hanno cercato di sbarazzarsi di Indi senza che nessuno lo sapesse, ma noi ci siamo assicurati che sarebbe stata ricordata per sempre. Sapevo che era speciale fin dal giorno in cui è nata.”

Anche noi come Dean proviamoo profonda vergogna.

Oggi dovremmo tutti provare profonda vergogna nei confronti di una falsa “civiltà” che, per falsa “pietà”, sopprime i più deboli e indifesi.

Ma, soprattutto, proviamo una profonda vergogna per tutte le falsità che in queste ore si stanno scrivendo sul caso della piccola Indi per mistificare la realtà dei fatti e giustificare l’efferatezza disumana dei giudici e del sistema eugenetico inglese.

Per questo ho pensato che fosse necessario fare chiarezza, dedicando una puntata della rubrica Restiamo Liberi al caso della piccola ed eroica Indi, assieme a Simone Pillon, avvocato che ha assistito passo dopo passo la famiglia in questo calvario giuridico.

Matteo, clicca sull’immagine qui sotto per ascoltare la breve puntata in cui con Simone Pillon, legale della famiglia Gregory, facciamo chiarezza sul caso della piccola Indi:

Come avete potuto ascoltare nel VIDEO, Indi è stata uccisa per soffocamento non nel suo interesse – come qualcuno si ostina a dire – ma nell’interesse di un sistema sanitario e legale impregnato di barbara cultura eutanasica.

Un sistema che in maniera cinica e cocciuta ha rifiutato la richiesta del papà e della mamma di poter anche solo sperare nella proposta clinica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Abbiamo tentato tutto il possibile, ma la resistenza ideologica del sistema sanitario e legale britannico è stata più forte.

Indi, sacrificata da questo sistema mortifero, si unisce alla schiera dei piccoli bambini martiri che la sanità e la magistratura inglese ha ritenuto “indegni” di vivere.

Non ho parole sufficienti per esprimere il dolore che provo…

Ma come ho avuto modo di dirti nella mia precedente email, non dobbiamo abbatterci: di fronte alla nascita in cielo della piccola Indi, dobbiamo trovare il coraggio per continuare a credere, a lottare e a dissentire!

Matteo, insieme, continueremo a batterci per contrastare questa folle deriva eutanasica.

E arriverà il momento della vittoria, ne sono certo.

In alto i cuori!

Indi Gregory è stata uccisa per soffocamento!

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Ciao Matteo,

“Potrei assopirmi un po’ questa mattina… ma la vita di Indi è finita all’01:45. Io e Claire siamo arrabbiati, abbiamo il cuore spezzato e siamo pieni di vergogna. Ai servizi sociali e ai tribunali non è bastato impedirgli di vivere, ma si sono presi anche la sua dignità facendola morire lontano dalla casa alla quale apparteneva. Sono riusciti a prendersi il suo corpo e la sua dignità, ma non potranno mai prendersi la sua anima. Hanno cercato di sbarazzarsi di Indi senza che nessuno lo sapesse, ma noi ci siamo assicurati che fosse ricordata per semrpe. Sapevo fosse speciale sin dal giorno in cui nacque.

Queste sono le parole che Dean Gregory, il papà di Indi, ha pronunciato ieri mattina al termine di quella che possiamo immaginare sia stata una notte interminabile per lui e per sua moglie.

Durante queste ultime settimane tu e io ci siamo legati fortemente alla piccola Indi tanto che i sentimenti di rabbia, vergogna, ai quali aggiungerei anche tanta delusione, di Gregori e di Claire sono anche i miei e i tuoi.

Indi è stata uccisa, è stata lasciata soffocare.

Questa è la cruda verità che dobbiamo tenere bene in mente. Mi tremano le dita mentre batto queste poche parole al computer.

Di fronte a quanto accaduto, esattamente come successo a Dean, la fede si risveglia, più viva e luminosa che mai: Indi ora è veramente Viva!

Ti invito a stringerti attorno a Dean e a Claire Gregory con il pensiero e con una preghiera affinchè abbiano la forza di superare questo momento difficile.

Ma preghiamo anche per questa società che rifiuta i suoi figli più deboli affinchè torni in sè e, coraggiosamente, difenda totalmente la vita.

Carissimi Dean e Claire, noi siamo con voi, continueremo a lottare!

Noi tutti non la dimenticheremo mai, come non dimenticheremo mai Alfie, Charlie, Sudiska e tutti gli altri martiri uccisi da un sistema malato e ingiusto.

Simone Guffanti e tutto il team di CitizenGO

Grazie al Battesimo Indi è salva

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di Cristina Siccardi,

 

Segnalazione Corrispondenza Romana

Chi resta ancorato ai valori eterni inorridisce di fronte a sistemi statali, antichi e moderni, che hanno e continuano ad introdurre modalità differenti per eliminare esseri umani non conformi al potere vigente: ogni epoca ha i suoi carnefici ed oggi assistiamo con orrore ad una legislazione britannica che si accanisce sugli innocenti, condannandoli a morte attraverso appositi protocolli.

Il sistema sanitario inglese è una macchina tirannica, per cui, se non entri all’interno di certi parametri, sei destinato a venire soppresso senza pietà in un contesto ospedaliero. Neppure se i pazienti sono bambini vengono graziati, nonostante gli appelli di richiesta di umanità che di tanto in tanto lanciano alcuni genitori e associazioni che stanno al loro fianco. Mamme e papà, letteralmente sfibrati dalle logoranti battaglie in tribunale, si ritrovano persino a non vedere esaudita la lacerante richiesta di portare a casa la propria creatura, affinché possa morire nel dolce e caldo contesto familiare.

Casi sconosciuti e casi mediatici, come Charlie Gard, Alfie Evans, RS, Archie Battersbee, Sudiksha Thirumalesh, vanno ad accrescere il numero di quei piccoli che vengono periodicamente condannati a morte dall’eutanasia di Stato. Ora è stata la volta di Indi Gregory, per la quale il governo italiano, distinguendosi ancora una volta, come era già accaduto per il caso di Alfie Evans nel 2018, le ha dato la cittadinanza italiana al fine di trasferirla all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che si era proposto per continuare le terapie a cui era sottoposta per curare la sua patologia mitocondriale. Il diabolico protocollo per Indi Gregory predisponeva che la fornitura di ossigeno fosse a tempo determinato, nonché la sospensione delle cure e il divieto di rianimazione in caso di crisi. Così il tribunale inglese ha disposto l’arresto ai trattamenti vitali e sabato 11 novembre è stata trasferita, scortata dalla polizia, dal Queen’s Medical Centre di Nottingham a un vicino hospice, dove è stata gradualmente interrotta la ventilazione assistita e le sono stati somministrati farmaci palliativi per alleviarne le sue sofferenze. L’agonia è durata un giorno e mezzo, terminando all’1:45 (2:45 ora italiana) di lunedì 13 novembre.

Indi è nata il 24 febbraio di quest’anno, nel giorno, “guarda caso”, in cui la Chiesa festeggia sant’Etelberto, re del Kent, che accolse la delegazione di monaci inviata da papa san Gregorio Magno e guidata da sant’Agostino vescovo di Canterbury – entrambi ricordati come apostoli degli Angli –, permettendo così il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo di migliaia di persone, battesimo a cui si sottopose re Etelberto nel giorno di Pentecoste del 597.

Ebbene, anche l’inglese Indi ha ricevuto il battesimo per volere dei genitori, sebbene non credenti. La Provvidenza ha le sue vie, ed ecco che tale decisione è scaturita da un ragionamento molto preciso e logico di suo papà, Dean Gregory: «Non sono religioso e non sono battezzato. Ma quando ero in tribunale mi sembrava di essere stato trascinato all’inferno. Ho pensato che se l’inferno esiste, allora deve esistere anche il paradiso. Era come se il diavolo fosse lì. Ho pensato che se esiste il diavolo allora deve esistere Dio. Una volontaria cristiana visitava ogni giorno il reparto di terapia intensiva e mi ha detto che il battesimo ti protegge e ti apre la porta del paradiso. […] Ho visto com’è l’inferno e voglio che Indi vada in paradiso» (https://lanuovabq.it/it/mia-figlia-indi-messa-a-morte-da-un-sistema-diabolico) e l’intenzione è quella che nella famiglia ci siano altri lavacri al fonte battesimale. Indi, grazie al battesimo è salva.

La salvezza, secondo il vocabolario della fede, riguarda quella oltre la vita terrena, ed è la Vita eterna. Insegna sant’Agostino a riguardo proprio del battesimo ricevuto dai bambini: «Se dunque si può dimostrare che siamo morti al peccato per il fatto che siamo stati battezzati nella morte di Cristo, certamente anche gli infanti che vengono battezzati in Cristo muoiono al peccato, perché vengono battezzati nella morte di lui. Senz’esclusione di nessuno, infatti, Paolo dice: Noi tutti che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte (Rm 6, 3). Perciò lo dice per dimostrare che noi siamo morti al peccato. E a quale peccato muoiono gli infanti, rinascendo, se non a quello che contrassero nascendo? Perciò riguarda anche loro ciò che l’Apostolo soggiunge: Infatti siamo sepolti insieme con lui, per il battesimo, nella morte, affinché come Cristo risorse dai morti per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in una nuova vita. […] gustate le cose di lassù, non quelle della terra: siete infatti morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (Col 3, 1-3)».

Il battesimo ha spalancato le porte del Paradiso alla piccola vittima della crudeltà laica dei “diritti umani”. San Tommaso spiega che il peccato originale è un «peccato di natura» (peccatum naturae); è un peccato contratto e non commesso (uno stato, non un atto). È il peccato di una persona (peccatum personae) solo nella misura in cui questa persona riceve la natura decaduta (natura corrupta) dei primi parentes (Adamo ed Eva). In virtù della sua appartenenza alla specie umana nella discendenza di Adamo, ogni essere umano eredita una disposizione disordinata della sua natura umana, che proviene dalla dissoluzione dell’armonia della giustizia e della santità originali.

La conseguenza propria del peccato originale è la privazione della visione di Dio, pertanto è necessaria la grazia per essere purificati dal peccato originale e per essere elevati alla comunione con Dio, così da poter entrare nella vita eterna e godere della visione di Dio. Ciò implica, per ogni essere umano, la necessità della redenzione per mezzo di Cristo. Da qui discende direttamente l’esigenza di battezzare i bambini al fine di procurare loro la remissione del peccato originale per ottenere la vita eterna. Ecco perché la Chiesa ante Concilio Vaticano II invitava tutti caldamente ad amministrare al più presto, attraverso il ministro di Dio, il sacramento del battesimo ai neonati, senza aspettare troppi giorni, perché, nell’ipotesi che fossero morti, essi potessero entrare comunque nella beatitudine eterna.

L’insegnamento tomista sostiene che il battesimo è conferito al bambino sia per liberarlo dal peccato originale, sia per procurargli la vita divina, ovvero l’incorporazione a Cristo attraverso il dono dello Spirito Santo, spalancandogli l’accesso alla vita eterna. Se è vero che i bambini hanno ereditato il peccato originale, scrive San Tommaso, «a maggior ragione (multo magis) essi possono ricevere la grazia da Cristo per regnare nella vita eterna» (Summa theologiae III, q. 68, a. 9, corpus). Precisa san Tommaso d’Aquino: «I bambini non sono capaci di un moto di libero arbitrio, perciò Dio li muove verso la giustizia con la sola ‘informazione’ della loro anima. E ciò non può compiersi senza il sacramento: così come il peccato originale, dal quale essi sono purificati, non li ha feriti per loro volontà ma per la loro origine carnale; allo stesso modo, attraverso la rigenerazione spirituale, la grazia in essi proviene da Cristo» (Summa theologiae I-II, q. 113, a. 3, ad 1). Il battesimo dei bambini manifesta in maniera eminente la misericordia/giustizia della Santissima Trinità, che offre mezzi certi di salvezza anche ai lattanti, i quali non possono ancora cooperare all’accoglimento della grazia che li rende partecipi della vita divina. Tale misericordia/giustizia offre quindi mezzi certi anche a chi, come l’innocente Indi di 9 mesi, viene giustiziato nell’esilio di questo mondo dagli aguzzini contemporanei, che vestono i camici dell’eutanasia.

 

Articolo completo: https://www.corrispondenzaromana.it/grazie-al-battesimo-indi-e-salva/

 

Una monumentale vittoria per la libertà – Celebriamo l’assoluzione di Päivi Räsänen!

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Segnalazione di CitizenGo

Scrivo con immensa gioia e con il cuore pieno di gratitudine per condividere la meravigliosa notizia del trionfo di Päivi Räsänen presso la Corte d’Appello di Helsinki.Fortunatamente, Päivi Räsänen è stata dichiarata NON COLPEVOLE di “discorso d’odio” per il suo tweet sulla Bibbia e per aver espresso pubblicamente le sue convinzioni cristiane!

CitizenGO ha sostenuto Päivi fin dall’inizio di quello che è stato un lungo processo, ad ogni passo. Il nostro team era presente sul campo, a Helsinki, in ogni processo.

Abbiamo coinvolto volontari e raccolto donazioni per la sua difesa, lanciato campagne sui social media, condotto interviste, pubblicato annunci sui giornali e portato il suo caso nel cuore delle Nazioni Unite per denunciare l’ingiustizia e la censura.

Non avremmo potuto intraprendere nessuna delle azioni in difesa di Päivi che ho menzionato senza il vostro aiuto e sostegno… Pertanto, questa vittoria appartiene principalmente a voi.

Voi e migliaia di cittadini in tutto il mondo avete svolto un ruolo fondamentale nel sostenere Päivi. Le nostre petizioni hanno raccolto più di 550.000 firme, evidenziando l’interesse globale per la libertà religiosa e la libertà di parola. Il tuo sostegno ha aiutato a spostare le sorti a favore di Päivi, contribuendo in modo significativo a questo fantastico risultato.

Sapevamo esattamente qual era la posta in gioco: questo caso avrebbe creato un probabile precedente per il futuro della libertà di parola e dei diritti dei cristiani.

Mi sono sempre detto che in quel caso era Päivi, ma in futuro potrebbe essere uno di noi a essere processato per aver semplicemente espresso la propria fede.

Io stesso ho avuto il privilegio di assistere al suo ultimo processo presso la Corte d’Appello di Helsinki in agosto, stando accanto a una vera guerriera che difende la libertà di parola e di religione per tutti noi.

Martedì scorso, la Corte d’Appello di Helsinki ha respinto all’unanimità tutte le accuse contro Päivi Räsänen. Questa decisione storica rivendica Päivi per la seconda volta.

E rappresenta anche un faro di speranza per noi cristiani, che non vogliamo che la nostra voce venga messa a tacere per aver condiviso apertamente le nostre convinzioni.

La battaglia di Päivi è stata un percorso segnato dalla resilienza e da una fede incrollabile nel diritto fondamentale alla libertà di parola e alla libertà religiosa.

Il suo rifiuto di cedere di fronte alle avversità è un potente promemoria della forza che si trova nella fede cristiana.

Siamo lieti di condividere un video esclusivo e commovente di quando abbiamo incontrato Päivi a Helsinki. Questo filmato è un potente promemoria dello spirito che definisce la nostra causa e di ciò per cui ci battiamo:

Tuttavia, Päivi rimane salda nella sua fede, piena di coraggio, speranza e gioia, anche di fronte a questa continua persecuzione ideologica. La sua forza e la sua determinazione continuano a ispirare tutti noi.

Mentre celebriamo questa monumentale vittoria, portiamo avanti la fiaccola della speranza, della gioia e della volontà di combattere per la nostra fede in Cristo.

Il viaggio di Päivi ci ricorda che quando siamo uniti, possiamo superare anche le sfide più difficili.

Continuiamo a lavorare per un mondo in cui questi casi appartengano al passato e in cui la voce della verità e della libertà sia ascoltata forte e chiara.

Ti ringrazio per l’inflessibile sostegno che hai dato a Päivi e a noi di CitizenGO nel corso di questo duro e lungo processo.

Con speranza e determinazione,

Matúš Hagara e tutto il team di CitizenGO

 

 

Insistono con la sciocchezze sul colonialismo italiano

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di Stelio Fergola,

 

Roma, 20 nov – La sberla alla Mostra coloniale di Torino è stata fortissima e insindacabile. Al punto da fare irritare i fegati di molti esponenti della sedicente cultura mainstream. Gli italiani che offrivano contratti di lavoro in Somalia devono dare troppo fastidio a una narrazione stupida e completamente anti-scientifica, quella del colonialismo italiano oppressore, violento e schiavista praticamente per principio, senza guardare minimamente ai fatti storici ben evidenziati da Alberto Alpozzi, che della “sberla” di cui sopra e della marcia indietro della direzione dei musei stessi è stato indubbiamente artefice. E allora reagisce goffamente Gianni Oliva (e Alpozzi gli risponde su queste pagine), reagisce un sistema intero addirittura andato a pubblicare sulla Treccani una sottospecie di esaltazione di Angelo Del Boca, uno degli autori maggiormente protagonisti di questa storia senza dati storici ma solo di parole vuote spacciate per profonde.

 

Treccani, l’apologia di Del Boca

Secondo ciò che è pubblicato sulla Treccani, Del Boca sarebbe addirittura un rivoluzionario. E la narrazione che definisce il colonialismo italiano in termini scientifici, dati e fatti alla mano, un “luogo comune”, una “vulgata”. Si legge: “La polemica è nota: italiani brava gente, per dire che il nostro fu un colonialismo “buono”, che non si è macchiato di atrocità e persecuzioni. La vulgata è diventata luogo comune, titolo di film, certezza storica basata su testimonianze di italiani presenti e protagonisti in quei luoghi lontani”. Il tutto mentre quel Sant’uomo di Del Boca, noto per aver diffuso le narrazioni in assoluto più mainstream nella cultura italiana degli ultimi decenni (si pensi anche alle aperte sciocchezze raccontate sulla Grande Guerra, aggiunta doverosa da parte di chi scrive) è nientemeno che una “voce solitaria”. Ma solitaria di cosa, ribattiamo noi, che non ha fatto altro che perpetrare narrazioni sostenute da musica, cinematografia e giornalismo di massa, tutto rigorosamente a senso unico?  Ma si sa, il pensiero dominante lavora spesso in questo modo: si auto-definisce anticonformista nonostante sia l’apice estremo dell’assenza critica.

 

La sberla resta e la verità non è negoziabile

Il penoso tentativo pubblicato sulla Treccani, in buona sostanza, si estrinseca nello sciorinare il curriculum del personaggio in questione. Ha scritto tante cose, è tanto figo, come può avere torto? Ha ricevuto dei premi, come può avere torto? Come si può pensare che sia anche lontanamente in malafede? Macché, per il sito della popolare – e in teoria prestigiosa – Enciclopedia, quelli in malafede sono coloro che, come Alpozzi, portano i documenti e i fatti. La questione dei Musei di Torino trova, in questa nuova evoluzione, un nuovo ambito di tristezza. Quello di chi non ammette di averla sparata grossolana e ignorante, nemmeno di fronte all’evidenza. La verità però è nei documenti, e per quanto si possa sbattere i piedini non viene scalfita.

 

Aricolo completo: https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/musei-torino-il-pensiero-unico-insiste-in-treccani-lapologia-di-chi-racconta-sciocchezze-sul-colonialismo-italiano-271581/

 

Sodalitium.it: Come fare per avere dei funerali cattolici?

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Segnalazione www.sodalitium.it 

Queste informazioni sono scaricabili in formato PDF 

PER AVERE UN FUNERALE CATTOLICO

Come fare per avere dei funerali cattolici?

Per rispondere alle vive preoccupazioni dei fedeli e delle loro famiglie, consigliamo le disposizioni che devono essere prese per esigere una cerimonia secondo il rito delle Esequie che si trova nel Messale Romano codificato da S. Pio V e nel Rituale Romano.

Per evitare dei procedimenti sempre spiacevoli nei confronti del clero o dei propri familiari, quali regole si devono osservare per ottenere delle esequie conformi alla propria fede?

È consigliabile prevedere un testamento distinto da quello che regola il lascito dei propri beni, perché molto spesso quest’ultimo viene aperto solo dopo i funerali. Questo testamento di cui stiamo parlando deve essere obbligatoriamente scritto di pugno dell’interessato in due o tre esemplari.

1 – Consegnare questo testamento ad una, o meglio a parecchie persone che godono della vostra completa fiducia e che saranno avvisate del vostro decesso molto rapidamente.

Indicare se possibile nel testamento:

Io nomino mio esecutore(i) testamentario (i) incaricato di occuparsi dello svolgimento dei miei funerali e della cerimonia religiosa:
1° Il signor (o la signora) X … , nato (a) il… a… (città, provincia) (per le signore sposate indicare anche il cognome da signorina), residente a ….
Soltanto in caso di una pluralità di esecutori testamentari:
2° Il signor Y (stesse indicazioni);
3° Il signor Z (stesse indicazioni);
Ciascuno degli esecutori testamentari suddetti potrà agire anche da solo.

2 – Non indicare il luogo dei funerali. Scrivere per esempio, secondo il sacerdote (o i sacerdoti) che sceglierete: “Voglio che i miei funerali siano celebrati da un sacerdote dell’Istituto Mater Boni Consilii, o da un sacerdote indicato dall’Istituto Mater Boni Consilii”, e darne una copia al sacerdote (o ai sacerdoti).

3 – Indicare l’indirizzo dell’Istituto:

Istituto Mater Boni Consilii
Località Carbignano, 36
10020 Verrua Savoia TO
tel. 0161-839335; fax 0161-839334
info@sodalitium.it

• Se è la famiglia (o altri aventi diritto sul defunto) ad opporsi ai funerali, è necessario saperlo il più presto possibile. Bisogna ricorrere ad un ufficiale giudiziario che farà un’“ingiunzione” all’oppositore. In attesa di questa risposta scritta, scegliere un avvocato (facoltativo, ma più sicuro).

Pervenuta la risposta, l’avvocato o il richiedente si rivolge al giudice per conoscere l’ora fissata per il giudizio. In seguito l’ufficiale giudiziario fa una citazione a comparire davanti al tribunale d’Istanza.

Dopo il giudizio, si dovrà fare un verbale e farlo eseguire.

• Conclusione: Tutto si può fare in un giorno ma è una corsa contro il tempo. Di qui la necessità per gli esecutori testamentari di essere avvisati del decesso il più presto possibile.

Qui di seguito trovate un modello di disposizioni testamentarie, da ricopiare a mano, in più esemplari se necessario, modificandolo secondo le vostre esigenze, da datare per esteso (ad es. quattro maggio duemiladieci) e da firmare.

• Pensate a lasciare disposizioni per la celebrazione di S. Messe per la vostra anima (non è detto che gli eredi ci pensino e provvedano loro necessariamente…). Se potete provvedete a dare disposizione per le “Messe gregoriane” (si tratta di 30 Messe celebrate di seguito, alla fine delle quali l’anima, se vi si trova, è liberata dalle fiamme del purgatorio secondo una rivelazione di Papa S. Gregorio Magno). [L’elemosina per una Messa è di € 15, e per le gregoriane di circa € 500]

Modello di disposizioni testamentarie da adattare.

Io sottoscritto…, nato a…, il…., residente a…, desidero che i miei funerali si svolgano nel modo seguente.

Designo come mio(i) esecutore(i) testamentario (i) incaricato di eseguire le mie volontà qui sotto espresse (per le donne indicare i due cognomi da nubile e da sposata):

sig. x (stato civile, domicilio)

sig. y (stato civile, domicilio)

sig. z (stato civile, domicilio).

Ciascuno dei suddetti esecutori testamentari designati e in possesso di una copia di queste disposizioni potrà agire da solo.

Desidero che la Messa dei miei funerali sia una Messa di S. Pio V, in latino, secondo il rito in vigore nella Chiesa cattolica, celebrata da un sacerdote dell’Istituto Mater Boni Consilii (ricopiare le coordinate complete dell’Istituto e i telefoni, come sulla prima pagina) o da un sacerdote designato dall’Istituto. Il comune e il cimitero in cui sarò inumato saranno indicati dai miei esecutori testamentari.

Mi oppongo formalmente alla cremazione.

Le modalità della mia sepoltura (luogo di celebrazione della Messa, luogo dei funerali, condizioni e luogo di inumazione, scelta dell’impresa di pompe funebri, tipo di tomba, di sarcofago, ecc.) saranno stabilite dai miei esecutori testamentari.

Il costo del funerale, inumazione e tomba, saranno prelevati sul totale del mio attivo successorio, prima di ogni ripartizione legale o convenzione tra i miei eredi, o rimborsate dai miei aventi diritto alla prima richiesta dei miei esecutori testamentari se essi lo hanno anticipato. Saranno ugualmente rimborsati ai miei esecutori testamentari, alle stesse condizioni, tutti gli onorari legali di qualsiasi specie, erogati a titolo di semplice consultazione o consiglio, nell’ambito di procedimenti giudiziari, ogni attività di ufficiale giudiziario e più in generale tutte le spese che i miei esecutori testamentari avranno giudicato necessarie o utili per giungere a eseguire le mie volontà.

Scritto interamente di mio pugno, nel pieno possesso delle mie facoltà, in X copie originali consegnate a ciascuo dei miei X esecutori testamentari sopra designati, a…, il… (la data in lettere).

NB: Il testamento deve essere scritto interamente dalla mano del testatore, in più esemplari, con data per esteso in lettere, e firmato.

Indulgenze per le anime dei defunti
Trovate sul nostro sito i dettagli relativi alle indulgenze che possono essere lucrate, in favore delle anime dei defunti, nel corso dell’anno, e quelle proprie al mese di novembre.
Approfondire
Prossimo appuntamento
XIX convegno di studi Albertariani:
“I moderati contro
i cattolici integrali”
(Milano, 18 novembre 2023)
Sabato 18 novembre 2023 ore 15,00, presso l’Hotel Andreola di Milano, via Domenico Scarlatti 24. Relatore don Francesco Ricossa.
Programma e informazioni

Web e bambini: ecco perché i fondatori lo vietano ai propri figli

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https://elenagadaldi.com/2022/07/13/web-e-bambini-ecco-perche-i-fondatori-lo-vietano-ai-propri-figli/#:~:text=Perch%C3%A9%20stare%20troppo%20tempo%20davanti,soprattutto%20dal%20punto%20di%20vista

di Elena Gadaldi

Gli argomenti di questo articolo:
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Come possiamo limitare l’uso dei dispositivi?

Sempre più spesso mi capita che i genitori mi chiedano quanto tempo possono lasciare i figli davanti a smartphone e dispositivi vari: quante ore durante il giorno? E quante ore durante la notte?

Quindi, di fronte ad un numero sempre crescente di richieste e difficoltà, ho cercato e scoperto cosa fanno coloro che hanno fondato siti web e piattaforme social, e devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Ma andiamo con ordine.

Cosa dice l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) rispetto al tempo di utilizzo di supporti tecnologici e social?

Le linee guida dell’OMS non lasciano spazio a dubbi e chiariscono che il primo grosso limite da tenere presente è legato all’età: da 0 a 2 anni, divieto assoluto, quindi niente schermi di alcun genere; dai 2 ai 4 anni, al massimo 1 ora al giorno; dai 6 ai 10 anni non più di 2 ore fermi davanti a schermi televisivi o di altro genere.

Perché i tempi di esposizione sono chiari e definiti?

Perché stare troppo tempo davanti agli schermi danneggia i bambini sotto vari aspetti: disturbi del comportamento alimentare, soprattutto obesità e sovrappeso, problemi sviluppo motorio, problemi di sviluppo cognitivo e psico-sociale, unitamente ad una difficoltà appresa ad esprimersi soprattutto dal punto di vista emotivo.

Fino a circa 20 anni fa, internet faceva la differenza: solo chi aveva le possibilità economiche, poteva usufruire di questo importante canale per conoscere il mondo fuori casa. Oggi, soprattutto con la pandemia, la tecnologia ha raggiunto livelli altissimi e per tutti.

Gli americani si sono studiati e hanno scoperto che nel 2011 solo il 23% degli adolescenti possedeva smartphone o tablet, oggi la percentuale è salita al 95%.

Si passa da una media di 8 ore circa al giorno in adolescenti appartenenti a famiglie a basso reddito a quasi 6 ore al giorno in caso di famiglie a reddito più elevato.

Cosa ne pensano i creatori di questi dispositivi?

Tengono lontani i loro figli da qualsiasi tipo di social o dispositivo!

Vediamo alcuni nomi famosi.

Bill Gates (fondatore di Microsoft) non ha dato il cellulare ai figli prima dei 14 anni; Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, ha vietato ai figli il cellulare prima dei 14 anni e limitato la tv; Evan William co-fondatore di Twitter, Blogger e Medium, preferisce comprare libri anziché dispositivi tecnologici, e questi sono solo alcuni degli esempi che riporto ai genitori che chiedono cosa e come fare.

E fuori casa cosa succede?

Sempre in America (zona Silicon Valley dove nascono i grandi della tecnologia), a scuola per esempio, anziché favorire l’uso di supporti digitalizzati, è preferibile avvalersi di strumenti “semplici”, ma ad alto impatto, interazione e tanto movimento (non voglio fare alcun tipo di pubblicità, ma a me ricorda la scuola Montessoriana, carica di stimoli e movimento).

Per certi aspetti, sembra un ritorno a vecchie abitudini: io ricordo perfettamente che mia nonna mi concedeva la tv 30 minuti al giorno, giusto per guardare un paio di cartoni animati e poi cercava, per quel che poteva, di giocare con me. È ovvio che oggi sia tutto diverso e spesso non ci si possa permettere le medesime abitudini di 20 o 30 anni fa, ma a volte si tratta solo di fare attenzione e, perché no, accettare la sfida di ispirarsi al passato.

E quindi dobbiamo vietare l’uso dei dispositivi?

Come rispondo spesso ai genitori, il problema non è la tecnologia in sé, ma provvedere ad una educazione che tuteli i bambini e i ragazzi. Non si può eliminare la tecnologia che ormai fa parte della nostra vita (io stessa in questo momento la sto utilizzando!), ma insegnare a far si che diventi uno strumento e non una dipendenza.

E come possiamo limitare l’uso dei dispositivi?

Si può iniziare dal principio, cioè a non far diventare la tecnologia un problema limitando il tempo sin dai primi utilizzi. Partiamo da piccole regole: non si usano dispositivi durante i pasti (oltre a non favorire il rapporto in famiglia, creano danni al rapporto con il cibo); non si va a dormire con il telefono (molti disturbi del sonno sono legati ad un uso spropositato durante le ore notturne); quando si può, si cerca di favorire lo stare all’aria aperta anziché l’uso illimitato del divano.

Difficile?

Si, credo che lo sia, soprattutto perché l’uso degli smartphone spesso diventa un gioco per i bambini e una “comodità” per i grandi. Ma questa è tutta un’altra storia.

Cina, non basta la politica dei crediti esteri per diventare grande potenza

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EDITORIALE DI MATTEO CASTAGNA 

Ripreso da: www.affaritaliani.itwww.marcotosatti.it www.informazionecattolica.it www.2dipicche.news.it 

La Cina non è ancora pronta a dominare il mondo
Non basta la politica dei crediti esteri manca una mentalità da “grande potenza”

di Matteo Castagna

La Cina e i nuovi equilibri geopolitici

Gli Stati Uniti hanno invitato tutti i membri della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC), compresa la Russia, al vertice di San Francisco, in California, tra l’11 e il 17 novembre, dal titolo “Costruire un futuro di sostenibilità e resilienza per tutti” – ha dichiarato Matt Murray, funzionario senior dell’APEC.”.

In questo momento storico, particolarmente tumultuoso, e di posizionamenti mirati a nuovi equilibri geopolitici, sembrerebbe la prima volta che gli Stati Uniti diano un segnale di apertura nei confronti della Russia di Putin e dei Paesi più importanti dell’Eurasia. Da un lato, è un atto strategico. Negli States si è compreso che sono emerse delle superpotenze nuove, con le quali è più conveniente, almeno per il momento, cercare diplomaticamente una forma di cooperazione, rispetto al braccio di ferro bellico. Dall’altro, alla luce del comportamento tradizionale degli Stati Uniti, potrebbe apparire il primo, grande segnale di debolezza sul piano globale, dalla nascita delle Nazioni Unite.

L’ex premier italiano Mario Draghi, ad un recente evento del Financial Time, dà conferma di quanto poc’anzi asserito, cogliendone i fatti principali: “…una lunga serie di arretramenti sui nostri valori fondamentali [il globalismo liberale unipolare, n.d.r.]: l’ammissione della Russia al G8, nonostante il mancato riconoscimento della sovranità ucraina, la promessa mancata di un intervento in Siria nel caso in cui Assad avesse usato il gas come arma, la Crimea, il ritiro dall’Afghanistan” sono stati indicazioni di profonda debolezza.

Draghi ha continuato, dicendo: “La lezione che se ne può trarre è che non dobbiamo mai scendere a compromessi sui nostri valori fondamentali su cui è stata costruita l’UE…” . Draghi afferma con decisione: “Dobbiamo combattere, ciascuno nella propria sfera personale ma anche collettivamente, per fare in modo che la negazione dei nostri valori [quelli delle democrazie liberal-capitaliste, n.d.r.] non prevalga”.

Nella grande scacchiera internazionale, l’economia, che da almeno due secoli ha, gradualmente, sostituito la politica, gioca un ruolo primario. I big della Terra dividono il mondo in due categorie: Paesi creditori netti e Paesi debitori netti, come base di partenza per creare, successivamente, le strategie di potere e muoversi nella difficile sfera geopolitica post-moderna.

Un rapporto pubblicato da AidData ci informa del fatto che la Cina è il maggior creditore dei confronti degli altri paesi della Terra, per un valore complessivo di 1.300 miliardi di dollari. Gli 8 principali Paesi debitori sono gli stessi da molti anni, ma l’ammontare del debito è in aumento: 63mila miliardi di dollari totali, per ora. I primi 8 grandi debitori sono: Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Paesi Bassi, Francia, Irlanda, Italia e Germania. Questi dati sono importantissimi perché non è possibile non tenerne conto nella strategia e nell’asset degli equilibri globali.

Se si vuole evitare un conflitto armato che potrebbe assumere connotazioni mondiali, serve riconoscere che la Cina è una grande e compatta Nazione, con una connotazione identitaria profonda, che sul piano finanziario è creditrice di tutte le altre potenze. Si aggiunga, però, che la sua aspirazione a dominare il mondo non è alla sua portata, perché non è pronta per svolgere tale ruolo. La fonte che dichiara questo è cinese ed autorevole: il Prof. Liang Xiaojun, docente alla China Foreign Affairs University di Pechino sostiene, già in un articolo su “East Asia Forum” del 13 settembre 2016, che alla Cina manca una mentalità da “grande potenza”, in grado di candidarsi a dominare il mondo. Il regime comunista è, spesso, chiuso e distaccato dal sentire comune e dalle necessità di una popolazione enorme. Inoltre, rimane ancora in ballo, la delicata questione Taiwan.

La logica multipolare non è ancora realmente dominante in Cina, perché la politica dei crediti esteri, di cui sopra, si basa esclusivamente su un rapporto “do ut des” di benefici reciproci, e, molte volte, questa politica produce enormi e gravissime opposizioni interne. Infine, la sempre maggiore comunità del web è divenuta molto più nazionalista e identitaria, quindi protesa a mantenere alta la tensione nei confronti di un rigido regime, che rischia di autoisolarsi, proprio per questa sua durezza e questo suo inquadramento ideologico, considerato, oramai, superato e da sostituire con maggiore libertà all’interno del ritorno di una forte nostalgia per il passato imperiale. Tutto ciò non pone Xi Jinping nelle condizioni di proporsi al resto del mondo come leader sufficientemente affidabile, credibile, che sia in grado di garantire stabilità e fiducia, prosperità, pace e tranquillità.

Fonte:https://www.affaritaliani.it/esteri/cina-non-basta-la-politica-dei-crediti-esteri-per-diventare-grande-potenza-886161.html 

Hanno ammazzato la piccola Indi

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Segnalazione del Centro Studi Livatino

di Maria Pia Baccari Vari
già professore ordinario di Diritto romano

Per i giudici inglesi la piccola Indi Gregory di otto mesi deve morire. In proposito, su un quotidiano, è apparsa un’intervista a uno studioso di Filosofia del diritto, allievo della gloriosa scuola di Sergio Cotta, che è stato molti anni membro e poi presidente del Comitato nazionale di bioetica. Il prof. D’Avack non solo condivide la decisione, ma addirittura aggiunge: “non stiamo salvando una bambina da una guerra o da una pericolosa epidemia, ma vogliamo strapparla a uno degli ospedali pediatrici migliori del mondo, dove eccellenti medici hanno decretato che tenerla in vita attaccata a delle macchine è disumano”. Aggiunge D’Avack: “Questa è la vera pietas. Non l’atto ipocrita di un governo che in otto minuti dà la cittadinanza italiana a una bambina inglese che nel suo Paese ha tutte le cure possibili”. Anche l’utilizzo di pietas, a ben vedere è errato e fuorviante: il termine indica il rispetto, sentimento religioso, amore, affetto, fedeltà, senso del dovere, la devozione verso gli dei: tutto ciò che comporta l’adoperarsi per salvare vite e sicuramente non eliminarle.

La esemplare decisione del Consiglio dei Ministri di dare la cittadinanza italiana per portare in Italia la piccola Indi addirittura per lo studioso “sarebbe stato un atto di vero accanimento terapeutico”.

In realtà, a essere iniqua è la decisione del giudice inglese. A quanto risulta dalle notizie di stampa il giudice, Robert Peel, ha respinto anche l’appello con cui la famiglia chiedeva almeno di poter portare la piccola a casa per farla spirare tra i suoi cari.

Viene proclamata una vera e propria sentenza che porta alla morte. Vorrei chiedere al professore D’Avack: “ma uccidere è umano?” D’altronde anche in Francia il presidente Macron vuole far riconoscere tra i diritti dell’uomo l’aborto.

Mi sembra siano violate le norme riconducibili alla protezione e alla indisponibilità della vita, ai principi elementari di diritto naturale, principi “non negoziabili”, alla autodeterminazione dei genitori.

Arturo Carlo Jemolo alla fine degli anni ’40, diceva: «la famiglia appare sempre … come un’isola che il mare del diritto può lambire soltanto … la famiglia è la rocca sull’onda, ed il granito che costituisce la sua base appartiene al mondo degli affetti, agl’istinti primi, alla morale, alla religione, non al mondo del diritto», aggiungendo che la legislazione ordinamentale non può penetrarvi senza il rischio di travolgerla. Ed è proprio così: uno Stato deve aiutare, proteggere difendere la vita, sostenere la famiglia e non eliminare alcuni membri della stessa.

Il compasso politico si è rotto

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di Fabio Fioresi, Christus Rex

Viviamo in tempi strani e conturbanti, nei quali gli assunti ideologici della guerra fredda e del mondo del dissenso si squagliano come neve al sole. 

Fino a prima dello scoppio della seconda fase della guerra in Ucraina e della ripresa del conflitto arabo-israeliano, il quadro politico appariva molto più semplice e apparentemente lineare; da una parte i mainstreammari ipnotizzati dalla propaganda e i budda denoaltri unici detentori delle sorti progressive della specie umana. 

Questo modo di pensare ha reso “il mondo del dissenso” estremamente vulnerabile al pressapochismo al razzismo e alla superbia tipica dello pseudo provincialotto italico, fintotradizionalista e dimentico della realtà delle sue tradizioni. 

La realtà è molto più complessa e fumosa rispetto a quello che buona parte del dissenso ha pensato. 

Con la guerra in Ucraina si sono trovati dalla stessa parte gruppi che fino a giorni prima si erano sputati in faccia: comunisti, cattolici integrali, addirittura libertari. 

All’interno del mondo libertario americano vi è una reale spaccatura tra due fazioni: gli ideologi e quelli in buonafede. 

I primi sono l’incarnazione dello spirito anarcolibertario puro, coloro che accusano chiunque non sia uno squalo della finanza di essere un infiltrato dell’internazionale comunista. 

I secondi invece, riconoscono che nei sistemi basati sull’economia reale e non sulla finanza vengono che realizzano le premesse della libertà individuale. 

La comunità LGBT, in maniera contraria a tutte le attese, si è schierata a favore della causa palestinese è oltretutto vi è una fazione estremamente ostile all’apparato neoliberale e ultracapitalistico. 

La questione delle nuove tecnologie e del transumanesimo, che da noi è visto come l’anticamera del satanismo, dimenticandosi che questa fobia è nata dalla struttura ultracompetitiva e americanocentrica della vita, la quale incentra tutto come competizione e sopraffazione. Questa paura deve essere riferita alle elite economiche e finanziarie non verso le infinitè possibilità di evoluzione della nostra specie. 

Per concludere solo il confrontarsi in maniera onesta e mettendo a nudo le proprie convinzioni e si fa una vera autocritica, oppure ci si isola in gruppuscoli animati da belle intenzioni ma privi di qualsiasi volontà di reale cambiamento. 

 

 

JACK KEROUAC, TRA CRISTIANESIMO E NICHILISMO

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo molto originale, cha fa riflettere. Si può non essere d’accordo con alcune affermazioni di Ferdinando, ma sicuramente gli va dato atto di saper sempre cogliere fattori cui spesso non si fa caso, ma che sono calzanti, graffianti e scritti con un bello stile. (n.d.r.)

di Ferdinando Bergamaschi*

E’ negli Stati Uniti che nasce e si sviluppa quella che è una delle più interessanti e importanti avventure esistenziali e culturali che la storia moderna ci ha offerto e cioè quel movimento che prende il nome di Beat Generation. Padre spirituale di questo movimento può essere considerato Jack Kerouac in quanto probabilmente egli, più di Allen Ginsberg, Neal Cassady, William Burroughs e altri, portò a consapevolezza l’entità stessa di questo movimento. Esso, che come realtà letteraria nasce tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta dello scorso secolo (solitamente si fa coincidere il suo inizio nel 1951, data della pubblicazione del più celebre romanzo del Kerouac, On the road) è probabilmente il più “arcaico” e meno attuale dei movimenti d’avanguardia dello scorso secolo; sia rispetto al futurismo che ebbe ed ha importanti risvolti in ambito artistico, sia rispetto al sessantottismo (e per estensione all’hyppismo) che ha avuto e in parte ancora ha risvolti in ambito artistico, sociale, culturale e talvolta perfino politico; sia rispetto al femminismo che ha inciso molto nella società da tutti i punti di vista.

Ciononostante il movimento beat contiene un fascino particolare perché, crediamo, il suo carattere così individualistico ed estremo (più individualistico ed estremo anche del futurismo che comunque ha espresso in parte, benchè in modo velleitario, anche esigenze politiche, quindi sociali) lo conduce direttamente alle soglie estreme dell’alienazione umana. Forse l’unico paragone che regge è quello con un fenomeno del secolo ancora precedente, quello dei “poeti maledetti”, che in altro modo, cioè in modo intimistico, ha portato a risultati simili da un punto di vista esistenziale;  benchè però questi poeti francesi abbiano lasciato un’impronta letteraria e artistica molto più incisiva di Kerouac e sodali ma senza arrivare agli estremismi esistenziali di questi ultimi. Nel vero beat non c’è una “teoria” o una “ideologia” come fu per gli altri movimenti d’avanguardia ma c’è solo una fiamma che brucia; la creatività del beat è quella di vivere bruciando: l’autodistruzione. Non scomoderemo dunque Bakunin o Stirner per dare una giustificazione teorica a questo movimento.

I temi principali dell’ “arsione esistenziale” del beat sono noti: il viaggio senza meta, la voglia irrequieta di totale libertà, l’insofferenza per ogni regola esteriore, il rifiuto della società materialistica e più in generale del materialismo, la disinibizione sessuale, l’uso di droghe e di alcool, talvolta la violenza; a ciò si aggiungeva l’ecologismo e l’interesse per le religioni orientali.

E’ vero che Kerouac propose anche istanze politiche qua e là ma esse furono da lui vissute in modo tutt’altro che organico e conseguente ad una chiara visione del mondo, ma solo come estremo gesto anticonformista; come quando, per provocazione, ad un’assemblea di beatnik nel 1967 egli citò in funzione celebrativa il discorso di Hitler al Reichstag nel 1937: “la volontà che unisce i nostri gruppi ci fa comprendere che gli uomini e le donne devono apprendere il sentimento comunitario al fine di difendersi contro lo spirito di classe, la lotta delle classi, l’odio di classe” e poi “Noi andiamo a vivere presto in comune la nostra vita e la nostra rivoluzione! Una vita comunitaria per la pace, per la prosperità spirituale, per il socialismo!”. In questo modo scioccò perfino il suo stesso pubblico composto ormai, nel 1967, più da hippy che da veri beat; pubblico il quale era giunto fin lì per osannarlo; e infatti questi giovani lo osannarono prima di scoprire che le parole che il loro precursore e “maestro” aveva pronunciato erano del Fuhrer.  O come quando proprio in Italia, a Napoli, assieme all’amica Fernanda Pivano, davanti a una folla pronta, anche qui, ad incensarlo rovinò deliberatamente la festa di questi suoi sedicenti discepoli definendosi un “patriota”; naturalmente fu insultato e gli fu gridato “fascista” dalla folla sconvolta. Ma tutto ciò, com’è evidente, è secondario rispetto al significato intrinseco dell’esperienza di Kerouac.

Egli rimane un isolato o trova un posto e quindi un nesso in questo mondo? Se da un lato sembra che Kerouac non riesca a collegare nessuna delle sue inclinazioni alla società in cui vive e quindi non riesca a creare nulla che gli sopravviva, d’altra parte, però, ciò che gli sopravvive lo ha dentro di sé, nella sua fede cristiana, nel suo intimo cristianesimo, in quella fiamma di devozione per il Cristo che rivendica fino alla fine. Un anno prima della sua morte, al suo intervistatore Ted Berrigan che gli chiedeva perché non aveva mai scritto di Gesù rispose: Tutto ciò che scrivo è Gesù”: dunque è proprio ciò che scrive, che “è Gesù”, quel qualcosa che gli sopravvive,  quel nesso con il mondo. Questa fiamma di devozione per il Cristo è proprio ciò che egli proietta all’esterno in quelle meravigliose e lunghissime strade americane a cui dedica la sua vita. In fondo il suo “bruciare, bruciare, bruciare è, forse, solo l’espressione scomposta ma genuina di un forte idealismo, quasi misticismo, che egli ha connaturato in sé; solo la scrittura ha permesso di trovare per questo idealismo o misticismo il canale di atterraggio quaggiù, fra gli altri uomini.

Infine vi è da considerare che solo la società statunitense poteva regalarci questa epopea, nel bene e nel male. Nel bene, perché gli States sono la più affascinante e bella possibilità che ha l’uomo di confrontarsi con la modernità e di sfidarla; nel male, perché l’uomo subisce la potenza materialistica degli States, una potenza materialistica che non ha avuto pari nella storia delle civiltà, persino al paragone con l’Unione Sovietica. Quest’ultima considerazione ci porta ad un interrogativo fulminante: le catene (non troppo lunghe né troppo corte, ma a giusta misura) della civiltà capitalistica statunitense sono come la gabbia del totalitarismo stalinista?  A questa domanda rispondiamo sì. Intendiamoci: Kerouac non è un Solzenycyn americano. Ma, se Solzenycyn può essere considerato figura compiuta di asceta, anche Kerouac possiede dei tratti ascetici. E se Solzenycyn ha vissuto da carcerato lottando per la vera libertà in un mondo dichiaratamente non libero (l’Unione Sovietica), Kerouac invece ha vissuto da “disadattato” e da “bruciato” bramando la libertà  in un mondo di finta libertà (gli Stati Uniti).

Nell’attesa (speriamo breve) che l’Occidente realizzi la sua vera natura di libertà e di socialità, e non sia più cavalcato dall’Alta Finanza che si presenta con il finto abito della liberaldemocrazia, possiamo guardare con un certo rispetto e una certa ammirazione alla figura di “bruciato” e “disadattato” quale fu Jack Kerouac.

 

*Ferdinando Bergamaschi fu il principale collaboratore di Matteo Castagna nella ricerca e nello studio durati oltre 2 anni, che portarono all’edizione del primo libro di Matteo: “Cattolici tra europeismo e populismo – la sfida al nichilismo” (Ed. Solfanelli, 2018) di cui egli curò la postfazione. Il testo, poi tradotto e utilizzato anche all’estero, soprattutto in ambiente universitario, è disponibile sulla home page di questo sito, presso l’editore, negli store online o, su ordinazione, nelle migliori librerie.

 

 

 

Il conflitto israelo-palestinese mette in luce il suprematismo occidentale

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di Fabio Fioresi

Ormai è una settimana che le bombe cadono su Gaza uccidendo uomini, donne e bambini.
La propaganda sionista non fa che accusare tutti quelli che dissentono come filonazisti e genocidi, mentre sono i cari sostenitori dell’unica democrazia del medioriente che festanti predicano la trasformazione della striscia in un cimitero.
La cosa più incredibile è la quantità di razzismo, xenofobia e intolleranza che i benpensanti hanno riscoperto.
Eppure, il nostro paese ha combattuto un’occupazione, noi più di tutti dovremmo sapere cosa vuol dire non passa lo straniero, e si sa i massacri perpetrati ai civili occupanti sono comunque colpa dei colonizzatori, perché sono loro che gli hanno messi in quella situazione di pericolo.
L’islamofobia da due soldi è forse la parte più esilarante ed irritante insieme, la saccenza di pensionati della domenica che giudicano popoli che non sanno neanche trovare sulla mappa geografica, che attacca i mussulmani per gli attentati recenti a Bruxelles. Ma lo vogliamo ricordare che noi bombardiamo quei paesi un giorno sì e l’altro pure, e ci indigniamo per attacchi che in confronto ai nostri sono nulla?
Un piccolo inciso, perché quando c’è un attentato di matrice islamista ogni mussulmano deve sempre chiedere scusa? Noi italiani per ogni cosa legata alla mafia ci dobbiamo vergognare?
Contemporaneamente la libertà di parola sta venendo ulteriormente irregimentate dal regime libertario.
economicamente ma totalitario politicamente, ovvero il nostro caro Piantedosi vorrebbe mandare agenti nelle scuole per verificare se hanno dei sentimenti pro Palestina.
Più va avanti la situazione più penso che la definizione di Russia e Cina come autocrazie sia solo un esempio di lapsus freudiano.

La via alla vera pace secondo Pio XII

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Riceviamo e pubblichiamo questo interessante articolo del Prof. De Mattei, che ci vede concordi, sebbene con posizioni dottrinali differenti (n.d.r.)

del Prof. Roberto De Mattei

Tra gli anniversari che ricorrono nel mese di ottobre c’è quello dell’enciclica di Pio XII Summi Pontificatus, pubblicata il 20 ottobre 1939, la prima e una delle più importanti del suo pontificato.

Il cardinale Eugenio Pacelli era stato elevato al soglio di Pietro, con il nome di Pio XII, il 2 marzo del 1939. Per temperamento e vocazione, Pio XII era un uomo di pace. Il suo stemma mostrava una colomba con un ramo d’ulivo e il suo motto indicava la pace come frutto della giustizia: Opus justitiae pax (Is. 34, 17).  E il primo messaggio inviato via radio a tutto il mondo fu dedicato a: La pace, dono di Dio desiderato da tutti gli uomini retti, frutto dell’amore e della giustizia“.

Pio XII invocava la pace perché il mondo era alla vigilia della guerra. Egli, scrive uno dei suoi biografi, “ricevette la tiara come se fosse un elmetto, perché l’Europa era in armi“.

Nella conferenza di Monaco del settembre 1938 Hitler si era formalmente impegnato a garantire l’incolumità dello stato cecoslovacco. Ma il 15 marzo 1939, pochi giorni dopo l’incoronazione del Papa, il dittatore nazista violò gli accordi di Monaco e invase la Ceco-Slovacchia, annettendo Boemia e Moravia al Reich tedesco. La posizione della Francia e della Gran Bretagna nei confronti di Hitler, che a Monaco era stata cedevole, da questo momento cambiò: le due nazioni decisero di impegnarsi a proteggere la Polonia.

Il 23 agosto 1939 i ministri degli Esteri sovietico Molotov e tedesco Ribbentrop firmarono un trattato di non aggressione accompagnato da un protocollo segreto che prevedeva la spartizione della Polonia e la divisione dell’Europa orientale in due sfere d’influenza:

Il 1° settembre dello stesso anno, dopo il rifiuto polacco di concedere a Hitler il “corridoio” di Danzica, l’esercito tedesco invase la Polonia. Due giorni dopo, il 3 settembre, Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania.

La Seconda guerra mondiale era iniziata. Un conflitto che non conosceva frontiere e coinvolgeva i civili di tutto il mondo, con un bilancio spaventoso di più di sessanta milioni di morti ma soprattutto di milioni di vittime spirituali e morali.

Poche settimane dopo l’inizio della catastrofe, il 20 ottobre, Pio XII, pubblicò l’enciclica Summi Pontificatus, in cui non si limitò a deplorare la guerra ma ne indicò con chiarezza le cause. Pio XII affermava: “Il tempo presente, venerabili fratelli, aggiungendo alle deviazioni dottrinali del passato nuovi errori, li ha spinti a estremi, dai quali non poteva seguire se non smarrimento e rovina. Innanzitutto è certo che la radice profonda e ultima dei mali che deploriamo nella società moderna sta nella negazione e nel rifiuto di una norma di moralità universale, sia della vita individuale, sia della vita sociale e delle relazioni internazionali; il misconoscimento cioè, così diffuso ai nostri tempi, e l’oblio della stessa legge naturale.

Questa legge naturale trova il suo fondamento in Dio, creatore onnipotente e padre di tutti, supremo e assoluto legislatore, onnisciente e giusto vindice delle azioni umane. Quando Dio viene rinnegato, rimane anche scossa ogni base di moralità, si soffoca, o almeno si affievolisce di molto, la voce della natura, che insegna, persino agli indotti e alle tribù non pervenute a civiltà, ciò che è bene e ciò che è male, il lecito e l’illecito, e fa sentire la responsabilità delle proprie azioni davanti a un Giudice supremo”.

Sono parole da meditare in tempi, come quelli in cui viviamo, in cui il rinnegamento della legge naturale è arrivato al punto di negare l’esistenza stessa di una natura umana, attraverso teorie e pratiche abominevoli come quella del gender.

Ma Pio XII va più a fondo. “La negazione della base fondamentale della moralità – dice – ebbe in Europa la sua originaria radice nel distacco da quella dottrina di Cristo, di cui la cattedra di Pietro è depositaria e maestra; dottrina che un tempo aveva dato coesione spirituale all’Europa, la quale, educata, nobilitata e ingentilita dalla croce, era pervenuta a tal grado di progresso civile da diventare maestra di altri popoli e di altri continenti”. 

Per ottenere la pace, la vera pace, che è la tranquillità dell’ordine, la vita nazionale e internazionale – afferma Pio XII – deve fondarsisulla roccia incrollabile del diritto naturale e della divina rivelazione”.  Non c’è altra strada possibile. “La rieducazione dell’umanità, se vuole sortire qualche effetto, deve essere soprattutto spirituale e religiosa: deve, quindi, muovere da Cristo come da suo fondamento indispensabile, essere attuata dalla giustizia e coronata dalla carità”.

Questo insegnamento costituì l’asse del pontificato di Pio XII e ha un valore perenne. Le generiche deplorazioni della guerra i generici appelli alla pace non sono sufficienti. Solo il rispetto della legge naturale e la conversione a Cristo potrà restituire pace al mondo e gloria alla Chiesa, che potrà tornare ad essere, la civitas supra montem posita, la “città posta su un colle”, la roccia incrollabile, contro cui si infrange invano la furia delle onde marine.

 

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