I veri cattolici voteranno Trump

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Con la ripresa delle attività del gruppo dopo la pausa estiva, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Leonardo Motta, che vive in Sudamerica e che scriverà un Editoriale in esclusiva per noi, a partire da oggi , ogni lunedì. Si tratterà di argomenti piccati e interessanti, provocatori e di riflessione, di formazione e informazione.

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il prossimo tre novembre i cattolici statunitensi non potranno votare che per Donald Trump.

Non stiamo parlando dei “cattolici” tra virgolette, cioè gli atei che vanno in Chiesa e sono favorevoli ad aborto, eutanasia, nozze gay ecc.

Stiamo parlando di coloro che professano la fede in Gesù Cristo, nella Chiesa Cattolica voluta dal Divino Maestro, nella fedeltà alla bimillenaria tradizione ecclesiale.

Utilizzando fenomeni incontrollabili (la cosiddetta pandemia da Covid-19) e controllabili (e fomentati) come le proteste razziali di stampo anarco-socialista (con venature anticristiane) e i media di regime, i Democratici hanno fatto e stanno facendo di tutto per screditare Donald Trump ed hanno persino candidato un falso cattolico (Joe Biden) per abbattere il miliardario newyorkese.

Ma Trump, impegnato in una corsa contro il tempo, senza aver recuperato terreno nei sondaggi (che non valgono poi così tanto, visto cosa è accaduto 4 anni fa per la prima elezione del Presidentissimo del Make America Great Again) e per molti osservatori nordamericani (quelli europei hanno i paraocchi, come 4 anni fa) dovrebbe spuntarla.

Il blocco dei gruppi evangelici che lo ha molto sostenuto si è ricompattato. E stavolta si uniranno anche i veri cattolici, cioè quelli fedeli alla tradizione, che certo non voteranno un abortista, garante delle lobby (come Planned Parenthood e le multinazionali del farmaco) e chi più ne ha più ne metta, come Biden.

I veri cattolici, unitamente agli evangelici e agli ebrei ortodossi, non permetteranno la vittoria di Biden e la conseguente scristianizzazione degli Stati Uniti. Continua a leggere

Blitz sugli 007. L’ultimo colpetto di Stato del monarca Conte

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Quando a luglio si polemizzò sulla intenzione del governo di prorogare lo stato di emergenza come poi è stato fatto fino al 15 ottobre, il premier Giuseppe Conte spiegò di non volere restringere gli spazi di democrazia e il ruolo del Parlamento che la rappresenta. Anzi, disse: «La proroga dello stato di emergenza  non incide sul potere di emanare decreti da parte del presidente del Consiglio. È, di fatto, un presupposto necessario, ma non sufficiente. Serve una fonte di rango primario, ovvero un decreto legge, che prevede un coinvolgimento del Consiglio dei Ministri e poi del Parlamento. Il decreto legge c’è stato ed è stato approvato dai ministri di Conte.

Poi il testo è arrivato in Parlamento. Hanno iniziato a discuterlo in dodici deputati lunedì, e ieri – martedì – il governo attraverso il ministro dei rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, ha posto la questione di fiducia sull’intero testo, che quindi è da prendere o lasciare senza un solo barlume di autonomia del Parlamento. Sì, in teoria quella fiducia può anche essere negata. Ma siamo uomini di mondo: con quel voto Conte chiedere a centinaia di deputati di maggioranza e non solo se preferiscono andare avanti a prendersi la loro indennità e i rimborsi spese che valgono poco meno di 15 mila euro al mese o se invece preferiscono tornare al lavoro che quasi tutti non avevano prima di essere eletti. Perché è chiaro a tutti che se cadesse così un governo non se ne potrebbe fare un altro e anche Sergio Mattarella sarebbe costretto a sciogliere anticipatamente la legislatura.

Dunque si è trattato di una recita di altri tempi, di pure scenette di propaganda cui ci ha abituato questo presidente del Consiglio che è un attore nato anche se purtroppo nei copioni che diligentemente impara non c’è mai un pizzico di verità nemmeno per errore. Il Parlamento non conta nulla, Conte ormai si è abituato in questi mesi a regnare più che a governare, e la scenetta di ieri né è amara testimonianza.
In realtà qualche atto in più alla commedia avrebbe potuto aggiungerlo il premier, anche per rendere un pizzico più credibile la sua vocazione democratica (che è pura fiction). Solo che nell’esercizio dei suoi superpoteri aveva lasciato andare un po’ troppo la mano, e in quel decreto legge sullo stato di emergenza sul Covid aveva inserito una norma adattissima ai suoi superpoteri ma assai estranea da quella materia. Un codicillo che gli permetteva di prolungare di altri quattro annetti per l’emergenza le nomine dei capi dei servizi segreti con cui si trovava in sintonia (è lui a guidarli). Intendiamoci, degnissime persone che farebbero bene il loro mestiere per anni. Ma quella «prorogatio» in beffa perfino a qualsiasi successore che non avrebbe avuto la libertà di scegliersi gli uomini più di fiducia per compiti tanto delicati, era un po’ troppo. Perfino dentro il gruppo di maggioranza che sostiene il governo, quei M5s che tanto hanno dimenticato delle loro origini, del loro credo e delle loro bandiere cedendo alla realpolitik, ma ogni tanto hanno un sussulto di dignità e se le ricordano.

Così una assai tenace come la giovane calabrese Federica Dieni, che siede nel Copasir e maneggia la materia, non ha voluto adeguarsi ai comodi di Conte. Ha presentato un bell’emendamento soppressivo di quel passaggio del decreto Covid, e trovato altri 50 che la pensavano come lei pronti ad aggiungere la loro firma. La questione è divenuta grossa, secondo il tam tam dei parlamentari dietro a quella scelta ci sarebbe stato addirittura il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha negato sdegnato in un comunicato. Ora sono convinto che se fosse libero Di Maio farebbe non uno sgambetto, ma assai di più a quel Conte da cui è stato tradito fino a dovere cedere la guida del movimento politico in cui è nato. Ma non è così sprovveduto da compiere un passo falso così clamoroso, di cui subirebbe conseguenze assai peggiori. Semplicemente quella prepotenza legislativa di Conte non andava giù nemmeno a gran parte della sua maggioranza. Ed essendo lui un vero democratico, ha risolto la questione in modo assai semplice: ha tolto loro la voce. Amen. Già che c’era ha pensato di farlo anche su un altro testo che doveva essere esaminato dal Parlamento: il decreto semplificazioni. Anche lì fiducia: o fanno come vuole lui perfino sulle virgole, o tutti a casa senza i 15 mila euro al mese. Non si può dire che Conte non sappia difendere il suo potere con le unghie e con i denti, ma è anche colpa della debolezza altrui.

Ecco, queste scenette bisognerebbe ricordarsele quando si discute del prossimo referendum sul taglio dei parlamentari come fosse una questione decisiva per il nostro sistema politico. No, non lo è. Gli eletti non contano un fico secco e al massimo rappresentano il leader che gli ha regalato quella poltrona. Il loro ruolo è nullo. Dieci, cento, mille non fa alcuna differenza, né la loro presenza aumenta o diminuisce il tasso di democrazia. Quella non c’è, e nel regno che siamo diventati vale solo chi porta la corona sul capo.

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/09/02/news/dl-covid-colpetto-stato-premier-giuseppe-conte-fiducia-nomine-servizi-segreti-m5s-pd-governo-24385266/

La Lega assedia Palazzo Chigi: “Vergogna, Conte ora scappa”

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Una delegazione del Carroccio attende il presidente del Consiglio alle porte della sede del governo: “Scappa e si chiude nel suo palazzo, anzichè venire a parlare coi rappresentanti del popolo”

La Lega scende in piazza e organizza una protesta chiedendo a Giuseppe Conte di uscire da Palazzo Chigi per dare delle urgenti risposte al Paese sulla questione immigrazione clandestina e gestione dell’emergenza Coronavirus, oltre che per supportare l’operato del presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci con cui il premier ha in programma un incontro quest’oggi.

La delegazione del Carroccio, guidata dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, è partita da Montecitorio intorno alle ore 14:30, radunandosi poi in piazza Colonna.“Processate anche me – Io sto con Salvini”, si legge nelle t-shirt bianche indossate dai rappresentanti della Lega, che espongono anche dei cartelli rossi con la scritta “Stop invasione”. Un flash mob organizzato a sostegno del governatore Musumeci, così come “dei tanti amministratori locali alle prese con un’emergenza generata da un governo che non sa gestirla”, spiega Romeo alla testa della delegazione come riportato da “AdnKronos”.

Scappa e si chiude nel suo palazzo, anzichè venire a parlare coi rappresentanti del popolo”, dice il capogruppo del Carroccio riferendosi al presidente del Consiglio dinanzi agli agenti che gli sbarrano la strada proprio all’ingresso di Palazzo Chigi. “Questo è un problema serio. Abbiamo la necessità di parlare direttamente con lui. Che almeno abbia il coraggio di venire giù, almeno questo”.

I rappresentanti delle forze dell’ordine cercano di fare da pacieri e si assumono l’incarico di riferire direttamente il messaggio al sedicente avvocato del popolo, arroccato nella sua torre d’avorio. “Prima dobbiamo aspettare la risposta di Conte”, replica uno degli uomini all’ingresso. “Noi siamo qua”, risponde Romeo. “Non è che pensiamo di voler entrare tutti nel suo ufficio”, rassicura, prima che venga richiesto da un agente di sgomberare l’ingresso al palazzo. “Due o tre metri dietro si può stare?”. “Due metri indietro, dai”, dice il capogruppo leghista al Senato al resto dei manifestanti accalcato alle sue spalle, nell’attesa che il messaggio venga inoltrato il prima possibile a Giuseppe Conte.

Già in mattinata il leader del Carroccio Matteo Salvini aveva postato un tweet polemico sulla gestione del problema migranti e dell’emergenza sanitaria in atto, ritenuta deficitaria ed insufficiente a garantire la sicurezza pubblica. “Centinaia di sbarchi con Forze dell’Ordine allo stremo e Lampedusa sempre più nel caos”, aveva scritto l’ex vicepremier. “Denunciamo questo governo incapace e pericoloso per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e perché mette a rischio la salute dei cittadini e delle donne e uomini in divisa”.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/flash-mob-lega-favore-musumeci-conte-scappa-1887203.html

Viganò sconfessa il Concilio e i falsi Pastori

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Cari amici di Duc in altum, vi propongo questo contributo che monsignor Carlo Maria Viganò mi ha fatto pervenire. Si tratta di una risposta al giornalista Stephen Kokx e non esito a definirla determinante, decisiva.

A.M.V.

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Caro dottor Kokx, ho letto con vivo interesse un suo articolo dal titolo Domande per Viganò: sua eccellenza ha ragione sul Vaticano II, ma cosa pensa che dovrebbero fare i cattolici ora?, apparso su Catholic Family News lo scorso 22 agosto (qui). Trattandosi di questioni molto importanti per i fedeli, rispondo volentieri alle sue domande.

Ella mi chiede: «Cosa significa “separarsi” dalla chiesa conciliare secondo l’Arcivescovo Viganò?». Le rispondo a mia volta con una domanda: «Cosa significa separarsi dalla Chiesa cattolica secondo i fautori del Concilio?» Pur essendo evidente che non è possibile alcuna commistione con coloro che propongono dottrine adulterate del manifesto ideologico conciliare, occorre precisare che il semplice fatto di essere battezzati e membra vive della Chiesa di Cristo non implica l’adesione alla compagine conciliare; questo vale anzitutto per i semplici fedeli e per i chierici secolari e regolari che, per varie ragioni, si considerano sinceramente cattolici e che riconoscono la Gerarchia.

Andrebbe invece chiarita la posizione di quanti, dichiarandosi cattolici, abbracciano le dottrine eterodosse che si sono diffuse in questi decenni, con la consapevolezza che esse rappresentano una rottura con il Magistero precedente. In questo caso è lecito mettere in dubbio la loro reale appartenenza alla Chiesa cattolica, nella quale tuttavia essi ricoprono ruoli ufficiali che conferiscono loro autorità. Un’autorità esercitata illecitamente, se lo scopo che si prefigge è di obbligare i fedeli ad accettare la rivoluzione imposta da dopo il Concilio.

Una volta chiarito questo punto, risulta evidente che non sono i fedeli tradizionalisti – ossia i cattolici veri, secondo le parole di san Pio X – che devono abbandonare la Chiesa nella quale hanno pieno diritto di rimanere e dalla quale sarebbe sciagurato separarsi; ma i modernisti, i quali usurpano il nome cattolico proprio perché esso è l’unico burocratico elemento che consente loro di non essere considerati al pari di qualsiasi setta eretica. Questa loro pretesa serve infatti ad evitare di finire tra le centinaia di movimenti ereticali che nel corso dei secoli hanno creduto di poter riformare la Chiesa a proprio piacimento, anteponendo il proprio orgoglio all’umile custodia dell’insegnamento di Nostro Signore. Ma come non è possibile rivendicare la cittadinanza di una Patria di cui non si condivide la lingua, il diritto, la fede e la tradizione; così è impossibile che chi non condivide la fede, la morale, la liturgia e la disciplina della Chiesa cattolica possa arrogarsi il diritto di rimanere al suo interno e addirittura di ascendere i gradi della Gerarchia.

Non cediamo quindi alla tentazione di abbandonare – pur con giustificato sdegno – la Chiesa cattolica, col pretesto che essa è invasa da eretici e fornicatori: sono costoro che vanno cacciati dal sacro recinto, in un’opera di purificazione e di penitenza che deve partire da ciascuno di noi.

È altresì evidente che vi sono casi molto diffusi in cui il fedele incontra gravi problemi nel frequentare la parrocchia, così come sono ancora poco numerose le chiese in cui si celebra la Santa Messa nel rito cattolico. Gli orrori che dilagano da decenni in molte nostre parrocchie e santuari rendono impossibile anche solo assistere ad una «eucarestia» senza essere turbati e mettere a rischio la propria fede. Così come è molto difficile assicurare a sé e ai propri figli un’istruzione cattolica, sacramenti celebrati degnamente e una guida spirituale solida. In questi casi i fedeli laici hanno il diritto e il dovere di cercare sacerdoti, comunità e istituti che siano fedeli al Magistero di sempre. E che alla lodevole celebrazione della liturgia in rito antico sappiano accompagnare la fedele adesione alla dottrina e alla morale, senza alcun cedimento sul fronte del Concilio.

La situazione è certamente più complessa per i chierici, che dipendono gerarchicamente dal proprio vescovo o dal superiore religioso, ma che allo stesso tempo hanno il diritto sacrosanto di rimanere cattolici e di poter celebrare secondo il rito cattolico. Se da un lato i laici hanno più libertà di movimento nello scegliere la comunità alla quale rivolgersi per la Messa, i sacramenti e l’istruzione religiosa, ma meno autonomia per il fatto di dover comunque dipendere da un sacerdote; dall’altro lato i chierici hanno meno libertà di movimento, essendo incardinati nella diocesi o nell’ordine e sottoposti all’autorità ecclesiastica, ma più autonomia per il fatto di poter legittimamente decidere di celebrare la Messa e amministrare i sacramenti nel Rito Tridentino e di predicare conformemente alla sana dottrina. Il motu proprio Summorum Pontificum ha ribadito che fedeli e sacerdoti hanno il diritto inalienabile – che non può essere loro negato – di avvalersi della liturgia che più perfettamente esprime la nostra fede. Ma questo diritto va oggi usato non solo e non tanto per conservare la forma straordinaria del rito, ma per testimoniare l’adesione a quel depositum fidei che solo nel rito antico trova perfetta corrispondenza.

Ricevo quotidianamente lettere accorate di sacerdoti e di religiosi che vengono emarginati o trasferiti o ostracizzati a causa della loro fedeltà alla Chiesa: la tentazione di trovare un ubi consistam lontano dallo strepito dei novatori è forte, ma dobbiamo trarre esempio dalle persecuzioni che subirono molti santi, tra i quali sant’Atanasio, che ci offrono un modello di come comportarci dinanzi all’eresia dilagante e alla furia persecutoria. Come ha ricordato più volte il mio venerato confratello, monsignor  Athanasius Schneider, l’arianesimo che afflisse la Chiesa all’epoca del Santo Dottore di Alessandria d’Egitto era talmente diffuso tra i vescovi, da lasciar quasi credere che l’ortodossia cattolica fosse completamente scomparsa. Ma fu grazie alla fedeltà e all’eroica testimonianza dei pochi vescovi rimasti fedeli, che la Chiesa seppe risollevarsi. Senza quella testimonianza, l’arianesimo non sarebbe stato sconfitto: senza la nostra testimonianza odierna, non verrà sconfitto il modernismo e l’apostasia globalista di questo pontificato.

Non è quindi questione di lavorare dall’interno o dall’esterno: i vignaioli sono chiamati a lavorare nella Vigna del Signore, ed è che devono rimanere anche a costo della vita; i pastori sono chiamati a pascere il Gregge del Signore, a tenere lontani i lupi rapaci e a scacciare i mercenari che non si preoccupano per la salvezza delle pecore e degli agnelli.

Quest’opera spesso silenziosa e nascosta è stata compiuta dalla Fraternità San Pio X, alla quale va riconosciuto il merito di non aver lasciato spegnere la fiamma della Tradizione, in un momento in cui celebrare la Messa antica era considerato sovversivo e motivo di scomunica. I suoi sacerdoti sono stati una salutare spina nel fianco nel corpo ecclesiale, considerati come un insopportabile termine di paragone per i fedeli, un rimprovero costante al tradimento compiuto ai danni del popolo di Dio, un’alternativa inammissibile al nuovo corso conciliare. E se la loro fedeltà ha reso inevitabile la disobbedienza al Papa con le consacrazioni episcopali, grazie a esse la Fraternità ha potuto proteggersi dall’attacco furioso dei novatori e ha permesso, con la sua stessa esistenza, di rendere possibile la liberalizzazione del Rito Antico, fino ad allora proibito. Così come ha consentito di far emergere le contraddizioni e gli errori della setta conciliare, sempre ammiccante nei confronti degli eretici e degli idolatri, ma implacabilmente rigida e intollerante nei confronti della Verità cattolica.

Considero monsignor Lefebvre un esemplare Confessore della Fede e penso sia ormai evidente quanto la sua denuncia del Concilio e dell’apostasia modernista sia fondata e quanto mai attuale. Non va dimenticato che la persecuzione di cui monsignor Lefebvre è stato oggetto da parte della Santa Sede e dell’episcopato mondiale è servita anzitutto come deterrente per i cattolici refrattari alla rivoluzione conciliare.

Concordo parimenti con quanto osservato da sua eccellenza monsignor Bernard Tissier de Mallerais, circa la compresenza di due entità in Roma: la Chiesa di Cristo è occupata ed eclissata dalla compagine modernista conciliare, la quale si è imposta nella stessa gerarchia ed usa l’autorità dei suoi ministri per prevalere sulla Sposa di Cristo e Madre nostra.

La Chiesa di Cristo – che non solo sussiste nella Chiesa cattolica, ma è a titolo esclusivo la Chiesa cattolica – è solo oscurata, eclissata da una strana chiesa, stravagante insediatasi in Roma, secondo la visione della beata Anna Katharina Emmerick. Essa convive, come il grano con la zizzania, nella curia romana, nelle diocesi, nelle parrocchie. Non possiamo giudicare i nostri pastori per le loro intenzioni, né supporre che tutti siano corrotti nella fede e nella morale; al contrario, possiamo sperare che molti di loro, finora rimasti intimiditi e silenti, comprendano, col dilagare della confusione e dell’apostasia, l’inganno di cui sono stati oggetto e si scuotano finalmente dal loro torpore. Numerosi sono i laici che stanno alzando la loro voce; altri seguiranno necessariamente, assieme a buoni sacerdoti, certamente presenti in ogni diocesi. Questo risveglio della Chiesa militante – oserei chiamarla quasi una resurrezione – è necessario, improrogabile e inevitabile: nessun figlio tollera che la propria madre sia oltraggiata dai servitori, né che il padre sia tiranneggiato dagli amministratori dei suoi beni. Il Signore ci offre, in questi dolorosi frangenti, la possibilità di essere suoi alleati e di combattere questa santa battaglia sotto il suo vessillo: il Re vincitore dell’errore e della morte ci permette di condividere l’onore della vittoria trionfale e il premio eterno che ne deriva, dopo avere con Lui sopportato e sofferto.

Ma per meritare la gloria immortale del Cielo siamo chiamati a riscoprire – in un’epoca svirilizzata e priva di valori quali l’onore, la fedeltà alla parola data, l’eroismo – un aspetto fondamentale per ogni battezzato: la vita cristiana è una militia, e con il sacramento della Confermazione siamo chiamati ad essere soldati di Cristo, sotto le cui insegne dobbiamo combattere. Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di un combattimento essenzialmente spirituale; ma nel corso della Storia abbiamo visto quanto spesso, dinanzi alla violazione dei diritti sovrani di Dio e delle libertà della Chiesa, sia stato necessario anche prendere le armi: ce lo insegna la strenua resistenza per respingere le invasioni islamiche a Lepanto e alle porte di Vienna, la persecuzione dei Cristeros in Messico, dei cattolici in Spagna, ed ancor oggi la guerra crudele ai cristiani di tutto il mondo. Mai come oggi possiamo comprendere l’odio teologico dei nemici di Dio, ispirati da Satana: l’attacco a tutto ciò che ricorda la Croce di Cristo – la Virtù, il Bene e il Bello, la purezza – ci deve spronare ad alzarci, in un sussulto di fierezza, per rivendicare il nostro diritto non solo a non esser perseguitati dai nemici esterni, ma anche e soprattutto ad avere dei pastori forti e coraggiosi, santi e timorati di Dio, che facciano esattamente quello che i loro predecessori hanno fatto per secoli: predicare il Vangelo di Cristo, convertire i singoli e le nazioni, espandere in tutto il mondo il Regno del Dio Vivo e Vero.

Siamo tutti chiamati a compiere un gesto di Fortezza – virtù cardinale dimenticata, che non a caso in greco richiama la forza virile, ἀνδρεία – nel saper resistere ai Modernisti: una resistenza che si radica nella Carità e nella Verità, attributi di Dio.

Se celebrate solo la Messa tridentina e predicate la sana dottrina senza menzionare il Concilio, cosa potranno mai farvi? Cacciarvi dalle vostre chiese, forse, e poi? Nessuno potrà mai impedirvi di rinnovare il Santo Sacrificio anche su un altare di fortuna in una cantina o in una soffitta, come i preti refrattari durante la Rivoluzione francese, o come ancor oggi avviene in Cina. E se proveranno ad allontanarvi, resistete: la legge canonica serve per garantire il governo della Chiesa nel perseguimento delle sue finalità principali, non per demolirla. Smettiamola di temere che la colpa dello scisma sia di chi lo denuncia, e non di chi lo compie: sono scismatici ed eretici coloro che feriscono e crocifiggono il Corpo Mistico di Cristo, non coloro che lo difendono denunciando i carnefici!

I laici possono pretendere dai loro ministri di comportarsi come tali, preferendo quanti danno prova di non esser contaminati dagli errori presenti. Se una Messa diventa un’occasione di tortura per il fedele, se egli è costretto ad assistere a sacrilegi o a sopportare eresie e farneticamente indegni della Casa del Signore, è mille volte preferibile recarsi in una chiesa in cui il sacerdote celebri degnamente il Santo Sacrificio, nel rito che la Tradizione ci ha consegnato, e predichi conformemente alla sana dottrina. Quando i parroci e i vescovi si accorgeranno, che il popolo cristiano pretende il pane della fede e non le pietre o gli scorpioni della neo-chiesa, metteranno da parte le proprie paure e asseconderanno le legittime richieste dei fedeli; gli altri, veri mercenari, si mostreranno per quello che sono e sapranno raccogliere intorno a sé solo quanti condividono i loro errori e perversioni. Si estingueranno da soli: il Signore secca la palude e rende arida la terra su cui crescono i rovi; spegne le vocazioni nei seminari corrotti e nei conventi ribelli alla Regola.

I fedeli laici hanno oggi un compito sacro: confortare i buoni sacerdoti e i buoni vescovi, stringendosi attorno a loro come le pecore al loro pastore. Ospitarli, aiutarli, consolarli nelle tribolazioni. Creare comunità in cui non domini la mormorazione e la divisione, ma la Carità fraterna nel vincolo della fede. E poiché nell’ordine stabilito da Dio – κόσμος – i sudditi devono obbedienza all’autorità e non possono far altro che resisterle quando abusa del proprio potere, nessuna colpa sarà ad essi imputata per l’infedeltà dei suoi capi, sui quali invece pesa la responsabilità gravissima del modo in cui esercitano il potere vicario che è stato loro dato. Non dobbiamo ribellarci, ma opporci; non dobbiamo compiacerci degli errori dei nostri pastori, ma pregare per loro e ammonirli con rispetto; non dobbiamo mettere in discussione la loro autorità, ma il modo in cui essi la usano.

Sono certo, di una certezza che mi viene dalla Fede, che il Signore non mancherà di ricompensare la nostra fedeltà, dopo averci punito per le colpe degli uomini di Chiesa, concedendoci santi sacerdoti, santi vescovi, santi cardinali e soprattutto un santo Papa. Ma questi santi sorgeranno dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, dalle nostre chiese: famiglie, comunità e chiese in cui la Grazia di Dio dev’esser coltivata con la preghiera costante, con la frequenza della Santa Messa e dei sacramenti, con l’offerta di sacrifici e penitenze che la comunione dei santi ci permette di offrire alla divina maestà per espiare i nostri peccati e quelli dei nostri fratelli, anche di quelli costituiti in autorità. I laici hanno in questo un ruolo fondamentale: custodire la Fede all’interno della famiglia, in modo che i giovani che sono educati nell’amore e nel timore di Dio possano un giorno esser padri e madri responsabili, ma anche degni ministri del Signore, suoi araldi negli ordini religiosi maschili e femminili, suoi apostoli nella società civile.

La cura contro la ribellione è l’obbedienza. La cura contro l’eresia è la fedeltà all’insegnamento della Tradizione. La cura contro lo scisma è la filiale devozione per i sacri pastori. La cura contro l’apostasia è l’amore di Dio e della sua Santissima Madre. La cura contro il vizio è la pratica umile della virtù. La cura contro la corruttela dei costumi è vivere costantemente alla presenza di Dio. Ma l’obbedienza non può pervertirsi in servilismo stolido; il rispetto dell’autorità non può pervertirsi in cortigianeria. E non dimentichiamo che se è dovere dei laici obbedire ai loro pastori, è ancor più grave dovere dei Pastori obbedire a Dio, usque ad effusionem sanguinis.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

DA

https://www.aldomariavalli.it/2020/09/02/non-cediamo-alla-tentazione-di-abbandonare-la-chiesa-perche-invasa-da-eretici-e-fornicatori-sono-loro-che-vanno-cacciati/amp/

Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

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Il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, dice che i soldi del Recovery Fund non devono essere usati per abbassare le tasse. Ma perché? E se ci fosse un buon progetto per lasciare più soldi nelle tasche degli italiani, così da poter rilanciare l’economia? Purtroppo, gli aiuti dell’Ue, di questo passo, serviranno solo a due cose: perpetuare il sistema dei bonus e mantenere un insano dirigismo economico. Malissimo.

Giancristiano Desiderio, 1° settembre 2020

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Gentiloni ci vieta di abbassare le tasse

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII DOPO IL RITO DI CANONIZZAZIONE DI SAN PIO X

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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII DOPO IL RITO DI CANONIZZAZIONE DI SAN PIO X Sabato, 29 maggio 1954

 

Quest’ora di fulgente trionfo, che Iddio, suscitatore degli umili, ha disposto e quasi affrettato, per sigillare la mirabile ascesa del suo servo fedele Pio X alla suprema gloria degli altari, ricolma l’animo Nostro di gaudio, al quale voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, con la vostra presenza così largamente partecipate. Eleviamo pertanto fervide grazie alla divina bontà per averCi concesso di vivere questo straordinario evento, tanto più che forse per la prima volta nella storia della Chiesa la formale santificazione di un Papa è proclamata da chi ebbe già il privilegio di essere al servigio di lui nella Curia Romana. Fausto e memorando questo dì, non soltanto per Noi, che lo annoveriamo tra i giorni felici del Nostro Pontificato, cui la Provvidenza aveva pur riservato così numerosi dolori e sollecitudini; ma altresì per la intiera Chiesa, che, spiritualmente stretta intorno a Noi, esulta all’unisono in veemente palpito di religiosa commozione. Il caro nome di Pio X in questo vespro radioso attraversa da un capo all’altro la terra, scandito con gli accenti più diversi; e destando da per tutto pensieri di celestiale bontà, forti impulsi di fede, di purezza, di pietà eucaristica, risuona a perenne testimonianza della feconda presenza di Cristo nella sua Chiesa. Con generoso ricambio, esaltando il suo servo, Dio attesta la eccelsa santità di lui, per la quale, anche più che per il suo supremo Ufficio, Pio X fu in vita inclito campione della Chiesa, e come tale è oggi il Santo dato dalla Provvidenza ai nostri tempi. Ora Noi desideriamo che precisamente in questa luce voi contempliate la gigantesca e mite figura del Santo Pontefice, affinchè, calate le ombre su questa memoranda giornata e spente le voci dell’immenso osanna, il solenne rito della sua santificazione permanga in benedizione nelle anime vostre ed in salvezza per il mondo. 1. — Il programma del suo Pontificato fu da lui solennemente annunziato fin dalla prima Enciclica (E supremi del 4 Ottobre 1903), in cui dichiarava essere suo unico proposito di instaurare omnia in Christo (Eph. 1, 10), ossia di ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in Cristo. Ma quale è la via che ci apre l’adito a Gesù Cristo? egli si chiedeva, guardando amorevolmente le anime smarrite ed esitanti del suo tempo. La risposta, valida ieri, come oggi e nei secoli, è: la Chiesa! Fu pertanto sua prima sollecitudine, incessantemente perseguita fino alla morte, di rendere la Chiesa sempre più in concreto atta ed aperta al cammino degli uomini verso Gesù Cristo. Per questo intento egli concepì l’ardita intrapresa di rinnovare il corpo delle leggi ecclesiastiche, in guisa da dare all’intiero organismo della Chiesa più regolare respiro, maggior sicurezza e snellezza di movimento, come era richiesto da un mondo esterno improntato a crescente dinamismo e complessità. È ben vero che questa opera, da lui stesso definita « arduum sane munus », si adeguava all’eminente senso pratico ed al vigore del suo carattere; tuttavia la sola aderenza al temperamento dell’Uomo non sembra che spieghi l’ultimo motivo della difficile impresa. La scaturigine profonda dell’opera legislativa di Pio X è da ricercarsi soprattutto nella sua personale santità, nella sua intima persuasione che la realtà di Dio, da lui sentita in comunione incessante di vita, è la origine e il fondamento di ogni ordine, di ogni giustizia, di ogni diritto nel mondo. Dov’è Dio, là è ordine, giustizia e diritto; e, viceversa, ogni ordine giusto tutelato dal diritto manifesta la presenza di Dio. Ma quale istituzione sulla terra doveva più eminentemente palesare questa feconda relazione fra Dio e il diritto, se non la Chiesa, corpo mistico di Cristo stesso? Iddio benedisse largamente l’opera del beato Pontefice, cosicchè il Codice di diritto canonico resterà nei secoli il grande monumento del suo Pontificato, ed egli stesso potrà considerarsi come il Santo provvidenziale del tempo presente. Possa questo spirito di giustizia e di diritto, del quale Pio X fu al mondo contemporaneo testimone e modello, penetrare nelle aule delle Conferenze degli Stati, ove si discutono gravissimi problemi della umana famiglia, in particolare il modo di bandire per sempre il timore di spaventosi cataclismi e di assicurare ai popoli una lunga era felice di tranquillità e di pace. 2. – Invitto campione della Chiesa e Santo provvidenziale dei nostri tempi si rivelò altresì Pio X nella seconda impresa che contraddistinse l’opera sua, e che in vicende talora drammatiche ebbe l’aspetto di una lotta impegnata da un gigante in difesa di un inestimabile tesoro: l’unità interiore della Chiesa nel suo intimo fondamento: la fede. Già dalla fanciullezza la Provvidenza divina aveva preparato il suo eletto nell’umile sua famiglia, edificata sull’autorità, sui sani costumi e sulla fede stessa scrupolosamente vissuta. Senza dubbio ogni altro Pontefice, in virtù della grazia di stato, avrebbe combattuto e respinto gli assalti miranti a colpire la Chiesa nel suo fondamento. Bisogna tuttavia riconoscere che la lucidità e la fermezza, con cui Pio X condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo, attestano in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di santo. Unicamente sollecito che l’eredità di Dio fosse serbata intatta al gregge affidatogli, il grande Pontefice non conobbe debolezze dinanzi a qualsiasi alta dignità o autorità di persone, non tentennamenti di fronte ad adescanti ma false dottrine entro la Chiesa e fuori, nè alcun timore di attirarsi offese personali e ingiusti disconoscimenti delle sue pure intenzioni. Egli ebbe la chiara coscienza di lottare per la più santa causa di Dio e delle anime. Alla lettera si verificarono in lui le parole del Signore all’Apostolo Pietro: « Io ho pregato per te, affinchè la tua fede non venga meno, e tu . . . conferma i tuoi fratelli » (Luc. 22, 32). La promessa e il comando di Cristo suscitarono ancora una volta nella roccia indefettibile di un suo Vicario la tempra indomita dell’atleta. È giusto che la Chiesa, decretandogli in quest’ora la gloria suprema nel medesimo luogo ove rifulge da secoli non mai offuscata quella di Pietro, confondendo anzi l’uno e l’altro in una sola apoteosi, canti a Pio X la sua riconoscenza ed invochi in pari tempo la intercessione di lui, affinchè le siano risparmiate nuove lotte di tal genere. Ma ciò di cui allora propriamente si trattò, vale a dire la conservazione della intima unione della fede e del sapere, è un così alto bene per tutta la umanità, che anche questa seconda grande opera del santo Pontefice è di una importanza che va molto al di là dello stesso mondo cattolico. Chi, come il modernismo, separa, opponendole, fede e scienza nella loro fonte e nel loro oggetto, opera in questi due campi vitali una scissione così deleteria, « che poco è più morte ». Si è veduto praticamente: l’uomo, che al volger del secolo era già nell’intimo di sè diviso, e tuttavia ancora illuso di possedere la sua unità nella sottile apparenza di armonia e di felicità, basate in un progresso puramente terreno, è stato poi visto come spezzarsi sotto il peso di una ben differente realtà. Pio X vide con vigile sguardo approssimarsi questa spirituale catastrofe del mondo moderno, questa amara delusione specialmente dei ceti colti. Egli intuì come una tale fede apparente, la quale cioè non si fonda in Dio rivelatore, ma si radica in un terreno puramente umano, si diluirebbe per molti nell’ateismo; ravvisò parimenti il fatale destino di una scienza, che, contrariamente alla natura e in volontaria limitazione, s’interdiceva il cammino verso l’assoluto Vero e Buono, lasciando così all’uomo senza Dio, di fronte alla invincibile oscurità in cui giaceva per lui tutto l’essere, soltanto l’atteggiamento dell’angoscia o della arroganza. Il Santo contrappose a tanto male l’unica possibile e reale salvezza: la verità cattolica, biblica, della fede, accettata come « rationabile obsequium » (Rom. 12, 1) verso Dio e la sua rivelazione. Coordinando in tal modo fede e scienza, quella come estensione soprannaturale e talora conferma dell’altra, e questa come via introduttiva alla prima, restituì all’uomo cristiano l’unità e la pace dello spirito, che sono imprescrittibili premesse di vita. Se oggi molti, volgendosi di nuovo verso questa verità, quasi sospintivi dal vuoto e dall’angoscia del suo abbandono, hanno la sorte di poterla scorgere in saldo possesso della Chiesa, di ciò debbono essere riconoscenti alla lungimirante opera di Pio X. Egli è infatti benemerito della preservazione della verità dall’errore, sia presso coloro che di quella godono la piena luce, cioè i credenti, sia presso quelli che sinceramene la cercano. Per gli altri la fermezza di lui verso l’errore può forse rimanere ancora quasi una pietra di scandalo; in realtà essa è l’estremo caritatevole servigio reso da un Santo, come Capo della Chiesa, a tutta l’umanità. 3. — La santità, che nelle ricordate imprese di Pio X si rivela come ispiratrice e guida di queste, sfavilla anche più direttamente negli atti quotidiani della sua persona. In sè stesso, prima che negli altri, egli attuò l’enunciato programma: ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in Cristo. Da umile parroco, da Vescovo, da Sommo Pontefice, egli stimò per certo che la santità, cui Dio lo destinava, era la santità sacerdotale. Quale altra santità può infatti Iddio maggiormente gradire da un sacerdote della Nuova Legge, se non quella che si addice ad un rappresentante del Sommo ed Eterno Sacerdote, Gesù Cristo, il quale lasciò alla Chiesa la perenne memoria, la perpetua rinnovazione del sacrificio della Croce nella santa Messa, fino a tanto che Egli verrà per il giudizio finale (1 Cor. 11, 24-26); che con questo Sacramento della Eucaristia diede sè stesso a nutrimento delle anime: « Chi mangia di questo pane vivrà in eterno » (Io. 6, 58)? Sacerdote innanzi tutto nel ministero eucaristico, ecco il ritratto più fedele del santo Pio X. Servire come sacerdote il mistero della Eucaristia e adempiere il comando del Signore « Fate questo per mio ricordo » (Luc. 22, 19), fu la sua via. Dal giorno della sacra ordinazione fino alla morte da Pontefice, egli non conobbe altro possibile sentiero per giungere all’eroico amore di Dio e al generoso contraccambio verso il Redentore del mondo, il quale per mezzo della Eucaristia « quasi effuse le ricchezze del divino suo amore verso gli uomini » (Conc. Trid. sess. XIII, cap. 2). Uno dei documenti più espressivi della sua coscienza sacerdotale fu l’ardente cura di rinnovare la dignità del culto, e specialmente di vincere i pregiudizi di una prassi traviata, promovendo con risolutezza la frequenza, anche quotidiana, dei fedeli alla mensa del Signore, e là conducendo senza esitare i fanciulli, quasi sollevandoli sulle sue braccia per offrirli all’amplesso del Dio nascosto sugli altari, donde una nuova primavera di vita eucaristica sbocciò per la Sposa di Cristo. Nella profonda visione che aveva della Chiesa come società, Pio X all’Eucaristia riconobbe il potere di alimentare sostanzialmente la sua intima vita e di elevarla altamente sopra tutte le altre umane associazioni. Solo l’Eucaristia, in cui Dio si dona all’uomo, può fondare una vita associata degna dei suoi membri, cementata dall’amore prima che dall’autorità, ricca di opere e tendente al perfezionamento dei singoli, una vita cioè « nascosta con Cristo in Dio ». Provvidenziale esempio per il mondo odierno, in cui la società terrena, divenuta sempre più quasi un enigma a sè stessa, cerca con ansia una soluzione per ridonarsi un’anima! Guardi esso dunque, come a modello, alla Chiesa raccolta intorno ai suoi altari. Ivi, nel mistero eucaristico l’uomo scopre e riconosce realmente il suo passato, il presente e l’avvenire come unità in Cristo (cfr. Conc. Trid. 1. c.). Consapevole e forte di questa solidarietà con Cristo e coi propri fratelli, ciascun membro dell’una e dell’altra società, la terrena e la soprannaturale, sarà in grado di attingere dall’altare la vita interiore di personale dignità e di personale valore, vita che al presente è sul punto di esser travolta dalla tecnicizzazione e dalla eccessiva organizzazione della intera esistenza, del lavoro e perfino dello svago. Solo nella Chiesa, par che ripeta il santo Pontefice, e per essa nella Eucaristia, che è « vita nascosta con Cristo in Dio », sta il segreto e la sorgente di rinnovata vita sociale. Di qui consegue la grave responsabilità di coloro ai quali, come a ministri dell’altare, spetta il dovere di schiudere alle anime la vena salvifica della Eucaristia. Multiforme è invero l’azione che un sacerdote può svolgere per la salvezza del mondo moderno; ma una è senza dubbio la più degna, la più efficace, la più duratura negli effetti: farsi dispensatore della Eucaristia, dopo essersene egli stesso abbondantemente nutrito. L’opera sua non sarebbe più sacerdotale, se egli, sia pure per lo zelo delle anime, mettesse in secondo luogo la vocazione eucaristica. Conformino i sacerdoti le loro menti alla ispirata sapienza di Pio X, e fiduciosamente orientino sotto il sole eucaristico ogni loro attività di vita e di apostolato. Parimente i religiosi e le religiose, viventi con Gesù sotto il medesimo tetto, e dalle sue carni quotidianamente nutriti, riguardino come norma sicura quanto il santo Pontefice dichiarò in una importante occasione, che cioè i vincoli con Dio mediante i voti e in comunità religiosa non debbono essere posposti a nessun altro, per quanto legittimo, servigio a vantaggio del prossimo (cfr. Ep. ad Gabrielem M. Antist. Gen. Fr. a Scholis Christ. 23 Apr. 1905 – Pii X P. M. Act. v. II pag. 87-88). Nell’Eucaristia l’anima deve affondare le radici per trarne la soprannaturale linfa della vita interiore, la quale non è soltanto un bene fondamentale dei cuori consacrati al Signore, ma necessità di ogni cristiano, cui Dio ha assegnato una vocazione di salute. Senza la vita interiore qualsiasi attività, per quanto preziosa, si svilisce in azione quasi meccanica, nè può avere l’efficacia propria di una operazione vitale. Eucaristia e vita interiore; ecco la suprema e più generale predicazione, che Pio X rivolge in quest’ora, dal fastigio della gloria, a tutte le anime. Quale apostolo della vita interiore egli si colloca nell’età della macchina, della tecnica, dell’organizzazione, come il Santo e la guida degli uomini di oggi. Sì, o Santo Pio X, gloria del sacerdozio, splendore e decoro del popolo cristiano; – Tu in cui l’umiltà parve affratellarsi con la grandezza, l’austerità con la mansuetudine, la semplice pietà con la profonda dottrina; Tu, Pontefice della. Eucaristia e del catechismo, della fede integra e della fermezza impavida; volgi il tuo sguardo verso la Chiesa santa, che Tu tanto amasti e alla quale dedicasti il meglio dei tesori, che con mano prodiga la divina Bontà aveva deposto nell’animo Tuo; ottienile la incolumità e la costanza, in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni dei nostri tempi; sorreggi questa povera umanità, i cui dolori così profondamente Ti afflissero, che arrestarono alla fine i palpiti del tuo gran cuore; fa che in questo mondo agitato trionfi quella pace, che deve essere armonia fra le nazioni, accordo fraterno e sincera collaborazione fra le classi sociali, amore e carità. fra gli uomini, affinchè in tal guisa quelle ansie, che consumarono la Tua vita apostolica, divengano, grazie alla Tua intercessione, una felice realtà, a gloria del Signor Nostro Gesù Cristo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia!

Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVI,
Sedicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1954 – 1° marzo 1955, pp. 31 – 37
Tipografia Poliglotta Vaticana

L’ERESIARCA BERGOGLIO

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A sinistra, Bergoglio. A destra, San Carlo che comunica gli appestati, raffigurato da Tanzio da Varallo. La differenza tra i due è decisiva. Il secondo sta accanto ai sofferenti, come Cristo. È tra loro e non cessa di portare loro il messaggio di speranza. Bergoglio, invece, ha messo da parte la fede in Cristo per aderire alla fede nella scienza e nella nuova religione terapeutica: distanziamento sociale, acquasantiere di gel e – questo il punto – abbandono dei sofferenti al loro destino. Dei due soli, di cui scriveva il padre Dante, uno si è oggi oscurato, piegandosi all’altro: la Chiesa si è piegata al potere temporale. Quando durante il lockdown i preti volevano seguitare nelle funzioni religiose, Bergoglio si oppose: bisogna obbedire al governo, disse. Che è, appunto, riconoscere che il potere spirituale è stato scardinato da quello temporale.

Da post di Diego Fusaro

BAGNAI vs GENTILONI IN COMMISSIONE PARLAMENTARE. A domanda l’imputato non rispose…

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Vi presentiamo un estratto dell’Audizione del ̶s̶o̶t̶t̶o̶s̶e̶g̶r̶e̶t̶a̶r̶i̶o̶ ̶d̶i̶ ̶D̶o̶m̶b̶r̶o̶v̶s̶k̶i̶s̶  Commissario Europeo al Bilancio Gentiloni davanti alla V Commissione Bilancio presieduta da Marattin (che riprende Bagnai per essersi temporaneamente tolto la maschera…). Bagnai fa cinque domande precise:

  • Esistono delle stime dell’impatto macro del recovery fund. Commentatori parlano di un impatto dell’1% del PIL a fronte di un calo a livello europeo del 8%;
  • “Ora abbiamo le risorse” ha detto Gentiloni, che poi sono prestiti. La Commissione ha valutato l’impatto sui mercati dei bond nazionali diq euste emissioni, perchè oggi  anche il Sole 24 Ore ha parlato di un possibile penalizzazione dei tassi dei mercati nazionali;
  • Ci sono studi sul pricing di titoli italiani di seniority, cioè privilegio, pari a quello dei titoli europei, e sulla base di quale norma la seniority dei titoli europei è superiore a quella dei titoli nazionali;
  • Se uno stato non restituisce i fondi, chi paga? Chi tappa il buco;
  • Il SURE è stato chiesto da 17 paesi, ma non da Francia e Germania. Il MES è stato chiesto solo da Cipro, che è molto diverso dal nostro?

Gentiloni parla di domande “Molto numerose”… sono cinque.

Risposte:

  • L’impatto dovrebbe essere del 1,8% nel 2021-22 e del 2,2 nel 2014.. (no , nel 2024… gaffe di Gentiloni) . Gentiloni, bontà sua, afferma che l’impatto sui paesi più indebitati dovrebbero essere maggiori… Però le risorse sono “Strategiche” perchè è “Debito comune per obiettivi comuni”. Il che è bello, ma potrebbe anche non interessare;
  • La Commissioni avrà condizioni favorevoli… ed dovrebbe diventare n”Un asset sicuro molto ricercato”, ma, così dicendo, viene a confermare il fatto che i debiti di stato saranno colpiti, anche se Gentiloni auspica che questo effetto non vi sia;
  • il tema della Seniority è astratto e, secondo Gentiloni, è discutibile che il debito della Commissione sia Senior. Per Gentiloni non esiste la possibilità di ristrutturazione dei debiti nazionali. Si diceva lo stesso delle obbligazioni bancarie. Comunque la base di seniority del Recovery è tutta da capire;
  • perchè funziona il SURE e il MES no? Perchè chi ha usato il MES non lo vuole più !!!!! resta il report sull’uso (ed in realtà, come ha chiarito la Corte dei conti, anche sulla capacità di Rimborso dei prestiti e sulla coerenza dei comportamenti verso le indicazioni della Commissione, ma Gentiloni se l’è dimenticato)…

le risposte non sono complete: l’effetto sui tassi dei debiti, che è molto generico, e cosa succede se qualcuno non paga. Anche lo studio macroeconomico è poco chiaro, dato che, ad esempio, non si è calcolato un  effetto specifico per l’Italia, ma un effetto medio, molto basso, con l’auspicio che qualcuno ne dovrebbe risentire di più. A furia di auspici però si muore…

DA

BAGNAI vs GENTILONI IN COMMISSIONE PARLAMENTARE. A domanda l’imputato non rispose…

SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Note sulla nuova destra sionista israeliana

Il 19 luglio 2018, giorno in cui la Knesset approva pur con stretta maggioranza la legge che definisce Israele “Stato nazionale del popolo ebraico”, rappresenta certamente una sorprendente rottura di paradigma nella storia israeliana. Identità ebraica e democrazia rappresentativa inclusiva erano i due cardini su cui si reggeva il sionismo storico, di radice laicista e illuminista.

Per quanto la legge venga emendata delle parti più controverse dopo l’intervento del presidente Reuven Rivlin (Likud), è di certo una vittoria storica della destra nazionale religiosa israeliana sulla sinistra internazionalista sionista e globalista, di quella stessa destra nazionale israeliana rappresentata, nello scorso secolo, da frazioni ultraconservatrici che andavano dal Partito revisionista di Ze’ev Jabotinsky al Brit Ha’Birionim (Alleanza degli uomini leali) di Abba Achimeir, Uri Greenberg e Joshua Yeivin, sino al cananismo social-nazionale di Ratosh.
Bentzion Netanyahu, padre dell’attuale premier e insigne rappresentante della destra radicale israeliana, considerava oggettivo nemico politico non tanto il nazionalismo palestinese o panarabista  ma soprattutto quel tradizionale ed egemonico sionismo di sinistra, molto più potente del revisionismo israeliano di destra tra le elite globaliste occidentali e, almeno sino al 1952, anche di quelle sovietiche, rappresentato da Chaim Weizman, David Ben Gurion, Golda Meir.

La legge del 2018 è, anche, una vittoria storica della destra israeliana più intransigente contro la stessa frazione Sharon, laica centrista e liberale, che aveva anche questa ottime entrature nell’elitismo globalista di sinistra dell’ebraismo internazionale e dell’intero Occidente. Durante il passaggio della legge, la frazione di Benjamin Netanyahu (Likud), attuale premier, ha rigettato lo stesso testo predisposto in senso correttivo da Benny Begin, figlio del premier ed ideologo nazionalista conservatore Menachem Begin, il primo, nella storia israeliana, a esautorare dal potere la sinistra socialista o socialdemocratica di Tel Aviv(1977). Benny Begin, in seguito al rigetto della sua proposta da parte della direzione del Likud, ha sostenuto che il nazionalismo israeliano dell’attuale destra avrebbe aperto una nuova fase storica e culturale rispetto al tradizionale sionismo, la cui eredità sarebbe stata cancellata e liquidata dalla frazione Netanyahu.

Vi è, effettivamente, a nostro avviso, una netta rottura e inversione di tendenza sul piano dei principi base. Per la sinistra israeliana e per l’ebraismo mondiale progressista, laico o Reform, Israele sarebbe una conquista storica e politica in quanto Stato secolarizzato quale espressione della storica e originaria essenza socialista e di sinistra del sionismo. Questa tendenza incarna, pur con le varie differenze e sfumature, il concetto di “Medinat Yisra’el”. Viceversa, la frazione nazionalista del Likud si fa promotrice del concetto religioso e atemporale di “Eretz Ysra’el” il quale è stato da Avi Dichter, promotore della legge, sintetizzato nell’immagine di Terra israeliana come fondamento identitario sacrale e originario dello Stato (Medinat), che ne sarebbe parziale contenitore di successiva istanza.

Come la sinistra laburista e globalista è frammentata, così lo è anche la destra nazionalconservatrice. Abbiamo infatti la Nuova Destra israeliana di Bennet e di  Ayelet Shaked, ex ministra della giustizia, i cui spot elettorali rimandano esplicitamente al profumo di fascismo che si leverebbe dalla Tel Aviv sovranista e antiglobalista e alla democrazia nazionalista autoritaria, sostenitrice critica del Likud, abbiamo poi la frazione “russa” di Avigdor Lieberman, linea nazionalista e militaristica ma non religiosa con ottime entrature nell’esercito e nell’intelligence, abbiamo infine il neosionismo messianico di “Lehava”, i seguaci di Benzi Gopstein, un discepolo del noto rabbino Mehir Kahane, movimento molto radicato nel fronte dei coloni, che divenne noto alle cronache quando, nel 2010, intimò alla top model israeliana Bar Refaeli di interrompere seduta stante la promiscua relazione con il “cattolico romano” Di Caprio. “Lehava” contesta da destra, con posizioni ultrascioviniste e razziste, la frazione Netanyahu e in più casi il presidente israeliano Rivlin (Likud) ha definito il movimento d’estrema destra una seria minaccia per il “governo democratico” di Tel Aviv. Sempre alla destra del Likud, abbiamo una circonferenza di movimenti settari messianici nazional-religiosi particolarmente rappresentati nel mondo dei coloni. Il sionismo messianico, a differenza di quello antisionista dei “Guardiani della città” (Neturei Karta), ha paradossalmente democraticizzato la metafisica escatologica ebraica, pur da posizioni politiche e sociali di destra ultraconservatrice: l’inclusione potrebbe inverarsi sul piano nazionale-religioso, evento questo inconcepibile per la rigorosissima ortodossia rituale e religiosa dei “Guardiani della città”, che è viceversa su posizioni politiche genericamente di sinistra e antimperialiste.

L’osservatore politico che voglia essere disincantato deve trarre alcuni elementi per ora definitivi dalla questione israeliana. Sul piano internazionale, l’ascesa della frazione Netanyahu ha voluto dire, per la prima volta nella storia israeliana, il predominio di un Israele a trazione antioccidentale.

Durante la presidenza statunitense di Obama, Putin e Netanyahu, i principali antagonisti mondiali del globalismo obamiano, in più casi marciarono assieme per disarcionare il piano strategico mediorientale della Casa Bianca. Potremmo addirittura affermare, con la prudenza del caso, che il premier israeliano e Erdogan sono sul piano globale i due statisti più “sovversivi” e con il più notevole intuito tattico da statista.

Inoltre, vi è in ballo, nella odierna lotta di frazione dell’ebraismo mondiale, l’egemonia culturale, che significa l’avanzata di una nuova identità ebraica e l’annientamento dell’altra. Edward Luttwak, analista statunitense di origine ebraica, legato alla vecchia frazione Kissinger e neocon, che in Israele voleva dire Ehud Barak-Ariel Sharon, sconfitta su tutta la linea dalla Nuova Destra sionista israeliana di Netanyahu, ha scritto in un interessante articolo che la Silicon Valley è in un certo senso la concretizzazione di una utopia ultraprogressistica e tecnico-scientifica ebraica. A questa utopia ebraica, globalista, progressista e di sinistra liberale, si sta opponendo da anni con fermezza assoluta la contro-utopia neo-israeliana della nuova destra sionista, nazionale e religiosa di Partito-stato di Bibi Netanyahu.

Lo scontro non è economico, non può essere etnico evidentemente. E’ perciò di visione del mondo.

DA

SCISMA NELL’EBRAISMO MONDIALE di F.f.

Sudafrica, migliaia di bikers in corteo: “Stop alle violenze contro gli agricoltori bianchi” (Video)

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Roma, 31 ago – Un lunghissimo corteo di moto ha attraverso due giorni fa le strade di Pretoria, capitale amministrativa del Sudafrica, nei dintorni degli Union Buildings (sede degli uffici presidenziali e del governo). Circa 5mila bikers hanno dato vita così a una protesta silenziosa, fatta eccezione ovviamente per il rombo dei motori, contro i continui attacchi alle fattorie e alle violenze nei confronti dei proprietari delle aziende agricole della nazione africana. Una manifestazione contro il razzismo nei confronti dei bianchi ma più in generale contro le violenze subite dai farmer. Protesta che in questo caso “curiosamente” non rimbalza però su tutti i media internazionali. Eppure quanto accade ogni anno in Sudafrica dovrebbe far drizzare le antenne. Dozzine di agricoltori prevalentemente bianchi vengono uccisi: stando alle statistiche della polizia, soltanto nei dodici mesi prima dello scorso aprile, gli omicidi sono stati 49.

Le richieste dei manifestanti

Come si nota nel video che pubblichiamo, i motociclisti hanno mostrato cartelli – alcuni dei quali attaccati direttamente alle proprie moto – con vari slogan e frasi piuttosto emblematiche. “Se non ci sarà giustizia per gli agricoltori, non ci sarà pace per il governo”, si legge in uno di essi. Tra i bikers c’erano oltretutto molti proprietari di fattorie, che quindi in prima persona subiscono o rischiano di subire le violenze. Scesi dalle moto, i manifestanti hanno alzato le braccia incrociandole per formare una X, simbolo della loro richiesta di porre fine agli attacchi. Gli agricoltori chiedono che la polizia garantisca più sicurezza e che vengono inasprite le pene previste per i crimini legati agli assalti alle aziende agricole. Secondo AfriForum, un’organizzazione non governativa sudadfricana, quest’anno sono stati registrati 216 attacchi alle fattorie e 26 omicidi. Assalti non solo contro bianchi, ma anche nei confronti di lavoratori neri e indiani.

 

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/sudafrica-migliaia-bikers-stop-violenze-contro-agricoltori-bianchi-video-166506/

“Il silenzio di Conte fa paura”: Lampedusa entra in sciopero

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A Lampedusa la situazione è critica: sono oltre 1500 i migranti sull’isola e i cittadini sono allo stremo. Il sindaco pronto a dichiarare lo sciopero generale immediato

La pazienza di Lampedusa è arrivata al limite. Lo sbarco di ieri notte sull’isola ha fatto salire la tensione dei lampedusani, che si sono riversati sul molo per una protesta spontanea. In 370, non 450, sono arrivati ieri a bordo di un peschereccio, che si è palesato improvvisamente a 4 miglia dalle coste di Lampedusa.

Sono state le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza a intercettarlo e a scortarlo in porto, dove sono poi stati fatti sbarcare. Tutto questo mentre le due navi a pieno carico della ONG Sea Watch stanno facendo rotta verso le coste siciliane per chiedere un porto sicuro. “Il silenzio di Conte fa paura“, ha dichiarato il sindaco lampedusano Martello.

Lampedusa è una polveriera pronta a esplodere e ora se ne rende conto anche il sindacoTotò Martello, che dopo la rivolta pacifica dei suoi cittadini al porto ha alzato ulteriormente i toni contro il governo. Adesso l’isola minaccia lo sciopero generale ed è lo stesso Totò Martello a dichiararlo. “Domattina convocherò i rappresentanti delle associazioni di categoria dell’isola, dichiariamo lo sciopero generale: abbassiamo le saracinesche, il governo nazionale continua ad mantenere un silenzio che fa paura. Qualcuno può ricordare a #Conte che Lampedusa è italiana?“, dice il sindaco, supportato in questo dai suoi cittadini. “Lampedusa sta morendo, Lampedusa dice basta“, urlavano gli uomini e le donne al porto ieri sera mentre chiedevano l’immediato intervento del ministro Lamorgese.

L’hotspot dell’isola ospita 1100 migranti e ne potrebbe avere solo 200, tanto che gli ultimi arrivati sono stati trasferiti in una struttura a gestione ecclesiastica. La rabbia dei cittadini è tutta lì, nella preoccupazione di popolo che si sente abbandonato dal suo Stato distratto, che vive in un’isola troppo lontana da un governo centrale perché questo possa davvero capire il dramma che si sta consumando in questo fazzoletto d’Italia proteso verso l’Africa. “Posso capire che non si vedono arrivare i barchini. ma se un peschereccio di queste dimensioni con centinaia di persone arriva fin qui e nessuno se ne accorge, vuol dire che non c’è alcun controllo nel Mediterraneo“, aggiunge giustamente Totò Martello, che non si dà pace per l’arrivo fantasma di un’imbarcazione da oltre 100 tonnellate. Possibile che nessuno lo abbia avvistato prima? “Ma che fanno le navi militari? Mica siamo in guerra, perché non le impiegano per interventi di sicurezza in mare, e per trasferire i migranti?“, continua il sindaco di Lampedusa.

Lampedusa, sit-in di protesta contro lo sbarco di 450 migranti. Bloccati pulmini diretti verso l’hotspot. Tensione con la polizia nella notte

Pubblicato da Local Team su Sabato 29 agosto 2020

La preoccupazione dell’isola, tra le altre cose, è legata al mancato rispetto delle normative anti-Covid da parte dei migranti in quarantena, che come testimoniato da più parti escono dall’hotspot e circolano liberamente nel paese, entrano nel supermercato e negli esercizi commerciali. Lampedusa è allo stremo ed è pronta ad azioni eclatanti: “Domani ci riuniamo con gli imprenditori locali dichiariamo lo sciopero sull’isola, questa situazione non ha precedenti. La gente in pericolo va aiutata, ma l’accoglienza umanitaria ha bisogno di regole perché qui adesso ad essere in pericolo siamo noi“.

Dopo la protesta del porto, questa mattina le stesse scene si sono viste davanti al municipio di Lampedusa, dove un gruppo di cittadini si è riunito spontaneamente per chiedere la chiusura del’hotspot. I lampedusani hanno sempre dimostrato grande spirito d’accoglienza e sono noti per questo, ma adesso c’è in gioco la sicurezza e la salute di una comunità. Proprio questa mattina un migrante è stato portato all’ospedale con diverse fratture, causate da una caduta da oltre 4 metri nel tentativo di fuggire dal centro di accoglienza. “L’hotspot va chiuso, perché abbiamo oltrepassato ogni limite“, dicono a gran voce gli isolani. Adesso sull’isola sono oltre 1500 i migranti e oggi non è previsto nessun traferimento, a causa delle cattive condizioni meteo che non permettono alle navi quarantena di avvicinarsi all’isola.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/esplode-rabbia-lampedusa-siamo-pericolo-dichiariamo-sciopero-1886466.html

Hanno avuto sei mesi e non hanno fatto nulla. Ecco il disastro Azzolina

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La scuola sta per riaprire ma fa già acqua da tutte le parti. Gli attacchi vengono da Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia che ricorda come anche il Pd ha criticato la gestione della ministra Azzolina. E si va verso la mozione di sfiducia al ministro.

Delmastro di Fratelli d’Italia va all’attacco: “Le prime critiche vengono proprio dal capogruppo del Pd Marcuzzi che ha definito inadeguata la ministra Azzolina e insufficiente il suo operato. Per i banchi non c’è stato un bando tempestivo e non sappiamo se arriveranno in tempo per le lezioni. Sul trasporto pubblico, poi, hanno definito i compagni di classe “congiunti”. Ci sono clamorose manchevolezze per la ministra Azzolina. Hanno avuto 6 mesi per fare un bando per i nuovi banchi. Infine l’organico nelle scuole che è stato clamorosamente sottovalutato e non è corrispondente al fabbisogno delle regioni. Come se non bastasse non è stato affrontato il problema del pre-scuola e post-scuola. Insomma è un disastro su tutti i fronti”.

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/08/29/news/andrea-del-mastro-attacca-lucia-azzolina-ministro-scuola-bando-banchi-scaricata-pd-24347656/

Devozione a Maria Bambina

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Novena PER LA NATIVITÀ della Beata Vergine Maria (Festa 8 settembre)

 

“La cui festa fu ordinata da Sergio I nel 688 per ottenere, come ottenne, coll’intercessione di Maria: 1. Di essere liberato dalle inique vessazioni dell’imperatore Giustiniano II, il quale voleva sostenere come ecumenico il Concilio Trullano o Quinisesto, tenuto dai Greci in Costantinopoli, malgrado la disapprovazione del Papa, il quale perciò nè vi spedì i proprj legati, né volle mai approvarne i canoni;  2. Di riconciliare colla Chiesa romana il Patriarcato di Aquileja in Istria, che si ostinava a non riconoscere come legittimo il V Concilio Ecumenico, in cui si erano condannati i tre eretici libri di Teodoreto, Teodoro di Mopsuesta ed Iba, denominati i Tre Capitoli.”

 

  1. Vergine singolarissima, che, nascendo a questa vita, la pace annunciaste agli afflitti mortali, ottenete la vera pace ai nostri cuori, alla Chiesa e a tutto il mondo.

Ave…

 

  1. Vergine invitta, che sin dal vostro nascimento cominciaste ad abbattere il regno del demonio, impetrate anche a noi tutti di distruggere in noi le opere sue e di resistergli sempre con viva fede, affinché possa in noi e con noi regnare Gesù Cristo.

Ave…

 

III. Vergine intatta, che nasceste e viveste sempre più pura de’ cieli e degli Angeli, fate che anche noi da qui in avanti conduciamo sempre una vita tutta illibata e propria del cristiano.

Ave…

 

  1. Vergine celestiale, che veniste al mondo, non per essere del mondo, ma per trionfarne compitamente: impetrate anche a noi di viverne affatto staccati, conformandoci sempre alle massime del sacrosanto Vangelo.

Ave…

 

  1. Vergine gloriosa, che nasceste per essere trionfatrice di tutte le eresie che fossero insorte nel mondo, dissipate col vostro potere tutti gli errori contrarj alla nostra SS. Religione, e conservate viva in noi quella fede che opera per mezzo della carità.

Ave.

 

  1. Vergine Santissima, che non per altro appariste al mondo che per essere specchio tersissimo d’ogni virtù, fate che a Voi teniamo sempre rivolti gli occhi nostri per poter imitare le virtuose vostre operazioni, e divenire santi ancora noi.

Ave…

 

VII. Vergine felicissima, cui Dio fece nascere al solo fine di diventare la nostra corredentrice, dando alla luce il comune Riparatore, fate che per esso siamo salvati da ogni male, e conseguiamo con sicurezza la nostra eterna salute.

Ave…

 

Gloria…

 

ORAZIONE. Adjuvet nos quaesumus, Domine, sanctae Mariae intercessio veneranda; cujus etiam diem quo mundo exorta est annua festivitate celebramus. Per Dominum nostrum, etc.

[Ci soccorra, Te ne preghiamo Signore, la venerabile intercessione di santa Maria; Il cui giorno della nascita in terra pure celebriamo con annuale festività. Per il N.S.G.C., etc.]

FONTE: Sac. G. Riva “La Filotea” – imprimatur 1901

 

Catechismo Maggiore di San Pio X

DELLA NATIVITÀ DI MARIA VERGINE

 

129. Quando celebra la Chiesa la festa della Natività di Maria Vergine?

La Chiesa celebra la festa della Natività di Maria Vergine nel giorno otto di settembre.

 

130. Perché si celebra la festa della Natività di Maria Vergine?

La Chiesa celebra la festa della Natività di Maria Vergine, perché ella fino dalla sua nascita fu la più santa di tutte le creature, e perché era destinata ad essere la madre del Salvatore.

 

131. Si celebra la festa della Natività solamente per la beata Vergine?

Si celebra la festa della Natività per la beata Vergine e per S. Giovanni Battista. Conviene osservare però che la beata Vergine non solo nacque in grazia, ma fu in essa grazia concepita; mentre di S. Giovanni Battista può dirsi soltanto che egli fu santificato prima di nascere.

 

132. Qual vita condusse la beata Vergine?

La beata Vergine, benché discendente dalla stirpe reale di David condusse vita povera, umile e nascosta, ma preziosa avanti Dio, non peccando mai neppur venialmente e crescendo continuamente nella grazia.

 

133. Che cosa vi è da ammirare in ispecial guisa nelle virtù della beata Vergine?

Nelle virtù di Maria Vergine vi é da ammirare in ispecial guisa il voto di verginità ch’ella fece fin da’ suoi più teneri anni; cosa di cui non si aveva ancora esempio.

 

134. Che cosa dobbiamo noi fare nella festa della Natività di Maria Vergine?

Nella festa della Natività di Maria Vergine dobbiamo fare quattro cose: 1. ringraziar Dio de’ doni e delle prerogative singolari con cui l’ha privilegiata sopra tutte le creature; 2. pregarlo per l’intercessione di lei, che distrugga in noi il regno del peccato, e ci renda fedeli e costanti nel suo divino servigio; 3. venerare la santità di Maria, e congratularci con essa delle sue grandezze; 4. procurare d’imitarla nel conservare gelosamente la grazia, e nell’esercizio delle virtù, principalmente dell’umiltà e della purità, per le quali ella meritò di concepire Gesù Cristo nel suo purissimo seno.

 

FONTE: “Catechismo Maggiore di San Pio X”

 

Natività dell’Immacolata Vergine Madre di Dio

O Maria Santissima, eletta e destinata ab aeterno dalla Triade augustissima a Madre dell’unigenito Figlio del Padre, preannunziata dai Profeti, aspettata dai Patriarchi, e desiderata da tutte le genti; sacrario e vivo tempio dello Spirito Santo; sole senza macchia, perché concepita senza peccato; Signora del cielo e della terra; Regina degli Angeli; noi umilmente prostrati vi veneriamo, e ci rallegriamo dell’annua rimembranza solenne della vostra felicissima Natività: e dal più intimo del nostro cuore, vi supplichiamo a volervi benignamente degnare di venire spiritualmente a nascere nelle nostre anime, acciocché queste, prese dalla vostra amabilità e dolcezza, vivano sempre unite al vostro dolcissimo e amabilissimo Cuore. Così sia.

 

FONTE: “Il mio libro di preghiere” C.L.S.

 

ORAZINE PER LA NATIVITÀ DI MARIA SS.

Gloriosissima Vergine e clementissima Madre di Dio, Maria, eccomi prostrato ai Vostri santissimi piedi, come servo umile e Vostro indegno devoto. Vi prego dal più profondo del mio cuore di degnarVi di ricevere queste mie piccole lodi e fredde benedizioni che Vi offro con questa santa orazione; sono preghiere che cercano di unirsi a quelle numerose e fervorose che gli Angeli ed i Santi innalzano a Voi ogni giorno. In cambio Vi supplico di concedermi che, come Voi siete nata al mondo per essere Madre di Dio, rinasca anch’io alla Grazia per essere Vostro figlio, in modo che amando Voi dopo Dio sopra ogni altra cosa creata e servendoVi fedelmente sulla terra, possa un giorno venire a lodarVi e benedirVi per sempre in Cielo. Così sia.

 

PREGHIERA PER LA NATIVITÀ DI MARIA SS.

Gloriosissima Vergine e clementissima Madre di Dio, Maria, eccomi prostrato ai tuoi santissimi piedi, come servo umile e tuo indegno devoto. Ti prego dal più profondo del mio cuore di degnarti di ricevere queste mie piccole lodi e fredde benedizioni che ti offro con questa santa novena; sono preghiere che cercano di unirsi a quelle numerose e fervorose che gli Angeli ed i Santi innalzano a te ogni giorno. In cambio ti supplico di concedermi che, come tu sei nata al mondo per essere Madre di Dio, rinasca anch’io alla Grazia per essere tuo figlio, in modo che amando te dopo Dio sopra ogni altra cosa creata e servendoti fedelmente sulla terra, possa un giorno venire a lodarti e benedirti per sempre in Cielo. Così sia.

 

PREGHIERA ALLA B. VERGINE GRAZIOSA BAMBINA

O graziosa Bambina, nella felice tua nascita hai rallegrato il Cielo, consolato il mondo, atterrito l’Inferno; hai recato sollievo ai caduti, conforto ai mesti, salute ai malati, la gioia a tutti, Ti supplichiamo: rinasci spiritualmente in noi, rinnova il nostro spirito a servirti; riaccendi il nostro cuore ad amarti, fai fiorire in noi quelle virtù con le quali possiamo sempre più piacerti. O grande piccina Maria, sii per noi «Madre», conforto negli affanni, speranza nei pericoli, difesa nelle tentazioni, salvezza nella morte. Così sia.

 

TRIDUO IN ONORE DI MARIA SS.MA BAMBINA

Dolce Bambina Maria, che destinata ad essere madre di Dio siete pur divenuta augusta Sovrana e amatissima Madre nostra, per i prodigi di grazie che compiste fra noi, ascoltate pietosa le mie umili suppliche. Nei bisogni che mi premono da ogni parte, e specialmente nell’affanno che ora mi tribola, tutta la mia speranza è in Voi riposta. O santa Bambina, in virtù dei privilegi che a Voi sola furono concessi e dei meriti che avete acquistati, mostratevi ancora oggi verso di me pietosa. Mostrate che la sorgente dei tesori spirituali e dei beni continui che dispensate è inesauribile, perché illimitata è la Vostra potenza sul Cuore paterno di Dio. Per quell’immensa profusione di grazie di cui l’Altissimo Vi arricchì fin dai primi istanti del Vostro immacolato concepimento, esaudite, o celeste Bambina, la mia supplica, e loderò in eterno la bontà del Vostro cuore. Così sia. Pater…, Ave…, Gloria…

FONTE: SursumCorda

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