L’amore verso Dio e il prossimo traspare anche dalla castità

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Oggi è sotto gli occhi di tutti la realizzazione della profezia di San Paolo: si vuole proibire il matrimonio e si vuole imporre la dieta vegana. Si può ricordare, per esempio, la propaganda animalista e tutti gli strabici divieti da idioti che si fanno, come proibire l’agnello pasquale o le carni o i latticini o le cinture di cuoio.

Il matrimonio eterosessuale e monogamico è impedito, ostacolato, minato alla base, sostituito da convivenze senza obblighi di sorta. L’idea di famiglia tradizionale non esiste più, ma è sostituita da qualunque unione di persone e pure con animali domestici. 

“La lotta finale tra Dio e Satana sarà sulla famiglia” scrisse Lucia di Fatima allo scomparso cardinale italiano Carlo Caffarra (che fu a capo del Pontificio Istituto per la Famiglia). 

Questo Istituto oggi è stato completamente rifatto e smodellato, tanto da non corrispondere più alle linee di Giovanni Paolo II lo aveva fondato ed è in mano a Monsignori favorevoli allo sdoganamento della omosessualità, come accade per il giornale dei vescovi italiani “Avvenire” e, ancor più tragicamente, a livello internazionale con il quotidiano vaticano “L’Osservatore Romano” e il quindicinale mondiale dei gesuiti “La Civiltà Cattolica”, che si mostrano spesso gay-friendly. 

Sappiamo, invece, come la depravazione della pratica omosessuale sia molto diffusa, ma sappiamo anche che coloro che hanno questo orientamento tendono ad accettarlo e giustificarlo! 

Il vero rimedio non è né la trasparenza né la tolleranza zero, ma solo la conversione dei soggetti. Tutti i sacerdoti del pianeta, dediti ad attività sessuali (di natura eterosessuale o omosessuale), supportati dai mass media compiacenti e anticristiani, spesso dimenticano un particolare essenziale: hanno violato i voti di celibato e castità. Avrebbero potuto, e molti ancora potrebbero, essere leali con se stessi e soprattutto con Dio, semplicemente spogliandosi dell’abito talare (si fa per dire, perché oramai quasi più nessuno indossa la talare…). Tuttavia molti hanno preferito, e continuano a preferire, la perpetuazione di tali violazioni trincerandosi dietro il ruolo sociale di ministro di culto o simili diciture. In tal modo, stipendiati dalla Chiesa (attraverso la congrua), continuano a compiere le loro attività sessuali, assolutamente non compatibili con l’ideale di vita da loro scelto liberamente e senza che nessuno li abbia costretti a diventare chierici e, si presume, non per paura delle donne o per avversione al matrimonio!, ma per conoscere, amare e servire Dio per poi goderlo nell’eternità.

La castità consacrata è una espressione della purezza di cuore che unisce i chierici a Cristo ed ai fratelli nella fede. L’amore verso Dio e il prossimo traspare anche dalla castità, segno di profonda fedeltà alla Santissima Trinità.

I crimini compiuti dagli abusatori sessuali, in gran parte di matrice omosessuale, “offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli. Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa, così che la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la piena credibilità dell’annuncio evangelico e l’efficacia della missione della Chiesa. Questo diventa possibile solo con la grazia dello Spirito Santo effuso nei cuori”. Così J. M. Bergoglio, che ha invitato i vescovi ad esercitare la loro autorità e sacra potestà, per edificare “il proprio gregge nella verità e nella santità”. E questo deve essere fatto, “in maniera più stringente” per tutti coloro che “in diversi modi assumono ministeri nella Chiesa, professano i consigli evangelici o sono chiamati a servire il Popolo cristiano”, affinché si prevengano e contrastino certi “crimini che tradiscono la fiducia dei fedeli”. 

La pratica dell’omosessualità, quelli dei chierici in particolare, è intrinsecamente perversa, peccato mortale: uccidono l’anima e meritano l’Inferno. L’unico rimedio è il pentimento, la vera conversione a Dio, vivere i Sacramenti come insegna la Chiesa. Tutto il resto è fumo: fumo di Satana.

 

Leonardo Motta

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