Segnalazione Quelsi
| by Eugenio Cipolla |
C’è una questione di fondo nella vicenda che riguarda Sergio Cofferati e che sta spaccando il Pd: perché l’ex sindaco di Bologna viene considerato un traditore dai suoi ex compagni di partito, mentre i fuoriusciti di Sel che hanno aderito al Pd, capitanati da Gennaro Migliore, sono degli eroi della patria? Perché Cofferati si dovrebbe dimettere da europarlamentare (richiesta che più di qualcuno nel Pd ha avanzato) e tutti coloro che in Parlamento sono passati a sostenere Matteo Renzi possono beatamente continuare a fare il proprio lavoro (si pensi a quelli di Sel, già sopra citati, a quelli di Ncd, agli ex grillini)? E’ ovvio che siamo di fronte al classico due pesi due misure della sinistra italiana.
Ciò detto, nemmeno Cofferati, però, è un martire. «Io di Renzi non parlo. Lui fino ad ora non ha detto una sola parola, e se sta zitto non posso attribuirgli un ruolo che il segretario né rivendica né smentisce. Ma la questione delle regole stravolte e dell’inquinamento delle primarie liguri l’ho denunciata per tempo a tutti i livelli. A Roma ci sono persone che rivestono ruoli per esercitarli: ecco, io attendo che comincino a farlo», ha detto l’altro giorno l’ex segretario della Cgil, intervistato da Federico Geremicca su La Stampa. Aggiungendo: «Alla Commissione dei garanti abbiamo girato un mucchio di segnalazioni. Cinesi, giovani marocchini, ex fascisti e vecchi arnesi».
Esatto, avete letto bene. Il Cinese contro i cinesi. Eppure tutto questo astio verso i connazionali della “grande guida” politico-spirituale Mao Tse Tung fino a qualche tempo fa non c’era. Nel 2011 quando a Napoli si tennero le primarie del Pd per il candidato sindaco, poi annullate per evidenti brogli elettorali (in quell’occasione votarono morti, cinesi, truppe cammellate e criminalità organizzata), Cofferati prese una posizione diversa rispetto a quella che oggi lo ha portato ad abbandonare il Pd. A La Zanzara, ospite di Cruciani e Parenzo, Cofferati disse: «I troppi cinesi? Chi li ha contati, non lo so. Perché non dovevano votare? Se ci sono comunità straniere i cui componenti risiedono in Italia, e sono dei normali elettori, non capisco perché non dovrebbe votare».
Ed è quello che ci chiediamo un po’ tutti: perché allora andava bene che i cinesi votassero in massa, mentre oggi no? Cosa ha fatto cambiare idea a Cofferati? Sarà che delle primarie napoletano lui era un semplice osservatore, mentre oggi, suo malgrado, è protagonista? La risposta sembra ancora più scontata, andando a ripescare un’altra dichiarazione di Cofferati del 2009. All’indomani delle primarie che videro trionfare Pier Luigi Bersani, Cofferati, sostenitore di Franceschini, non si scompose, non denunciò brogli (nonostante diverse segnalazioni a livello nazionale), anzi aprì addirittura uno spiraglio di dialogo con l’allora neo segretario Pd.
«I risultati non devono dividere. Del resto Bersani per prima cosa ha manifestato chiaramente di voler puntare sull’unità e il rispetto delle diverse anime. Quando si fa politica bisogna accettare di vincere e di perdere». Ed è proprio quello che Cofferati non riesce a fare. D’altronde la sinistra e la coerenza non sono mai andati d’accordo. E questa, se ancora ce ne fosso bisogno, è una chiara ed ulteriore conferma.



