E se il dollaro crollasse?

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L’EDITORIALE

di Matteo Castagna perhttps://www.informazionecattolica.it/2023/07/24/e-se-il-dollaro-crollasse/  – pubblicato anche da www.2dipicche.news – www.tgpadova.telenuovo.org

e all’estero, tradotto in spagnolo dai giornalisti messicani per www.info.Hispania.it e Voces del Periodista

LA POTENZIALE FINE DEL REGNO DEL DOLLARO USA COME VALUTA DI RISERVA GLOBALE

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L’ambasciata russa in Kenya ha pubblicato su Twitter la seguente dichiarazione: “I paesi BRICS stanno pianificando di introdurre una nuova valuta commerciale, che sarà sostenuta dall’oro. Sempre più contee hanno recentemente espresso il desiderio di aderire ai BRICS”.

Questa mossa verso la de-dollarizzazione simboleggia una potenziale fine del regno del dollaro USA come valuta di riserva globale. Gli impatti di questo cambiamento si svilupperanno senza dubbio nei prossimi mesi, suggerendo la fine di un’era di dominio statunitense e l’inizio di una nuova era di stabilità economica e prosperità per le nazioni BRICS+.

Al loro prossimo vertice di agosto a Johannesburg, in Sudafrica, previsto tra il 22 e il 24 Agosto, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e numerosi altri Stati africani e latino-americani delibereranno in merito.

John Maynard Keynes (1883 – 1946) ha scritto che non c’è mezzo più sicuro per rovesciare un sistema economico che minare la fiducia nella sua moneta. L’ economia americana, pur rimanendo la più grande del pianeta, oggi corrisponde solo al 20% del pil mondiale. Il primato del dollaro, a livello geopolitico, pone gli Stati Uniti in una situazione di vantaggio senza eguali, soprattutto per quanto riguarda le materie prime, come gas naturale e petrolio, che la Federal Reserve può giocarsi come meglio crede nei confronti dei commerci internazionali. Ma la crisi politica, successiva alle elezioni di metà mandato, ha consegnato la maggioranza al Congresso ai repubblicani e una risicata maggioranza dei democratici al Senato.

Filippo Gori, su Limes (n.6/2023) scrive: “Il rischio di un default conseguente al mancato innalzamento del tetto d’indebitamento, danneggia la fiducia negli Stati Uniti e nel dollaro, cioè nella stabilità economico-politica del paese che è alla base del primato della sua valuta nel sistema finanziario globale. Non solo. Il costo per i paesi detentori di riserve valutarie in dollari – tipicamente accumulate con l’acquisto di titoli del Tesoro statunitense – di una possibile insolvenza americana pesa sull’utilizzo del biglietto verde negli scambi internazionali. Il ricorrere di crisi del tetto del debito, pertanto, non configura solo un rischio per la stabilità economica della più grande economia del mondo, ma anche una minaccia al ruolo dominante del dollaro nel sistema finanziario internazionale”.

In tale contesto, si andrebbe a favorire l’ingresso nel mercato globale di valute alternative, come quella anticipata ai media dai portavoce BRICS+. Osserva acutamente, sempre Gori: “la sempre maggiore frammentazione geopolitica, l’aumento delle tensioni economico-strategiche e il crescente uso del dollaro come strumento di politica estera da parte statunitense spingono tuttavia i rivali strategici di Washington, su tutti Russia e Cina, verso sistemi di pagamento indipendenti dal dollaro. Pechino, per volume di scambi commerciali e rilevanza economica, è oggi l’unico paese in grado di offrirne uno”.

Molti Paesi potrebbero far venir meno la loro fiducia nei confronti del biglietto verde se, come appare all’orizzonte, gli Stati Uniti andassero incontro a ricorrenti crisi del tetto del debito. E’ certo che – come conclude Filippo Gori – “non c’è mezzo più sicuro per rovesciare l’attuale sistema economico che minare la fiducia nella sua moneta”.

La crisi americana non è, però, soltanto di natura economica, perché è in corso uno sviluppo multipolare destinato ad emarginare il dollaro, quanto sociale e, quindi politica. Sembrerebbero raffreddarsi le posizioni americane e UE pro Zelensky, cui viene vietato l’ingresso nella NATO, forse per non provocare la Russia e mantenere al passo coi cambiamenti gli interessi finanziari statunitensi, che hanno visto un’ importante tappa nell’incontro tra il sempreverde Henry Kissinger e il Presidente cinese Xi Jinping.

Negli stravolgimenti socio-culturali dell’ideologia wok, che muta ogni paradigma naturale e ovvio, consacrando la dimensione, spesso distopica, dell’assurdo come forma di nuova normalità, l’Occidente liberale, costituito dall’Europa sembra seguire, senza ragionare, la deriva d’Oltreoceano, che rischia di crollare miseramente, se venisse accantonato il dollaro e, quindi, il potere globale degli americani venisse ampiamente ridimensionato.

Anziché intestardirsi nel rifiutare un mondo multipolare, il patto atlantico dovrebbe guardare al resto del mondo senza pregiudizi, guarendo dalla miopia che lo attanaglia, perché il processo di cambiamento di potere è già in corso e, difficilmente, farà passi indietro.

I BRICS+, seppur con sfumature differenti, mantengono una visione della vita molto lontana da quella liberal, che si avvicina a quella dell’ortodossia cattolica in campo etico e morale. Inconcepibile per loro che un uomo si faccia chiamare donna, come sancito dal Tribunale di Trapani, così come non è accettabile la mercificazione dei corpi, il genderismo e le conseguenti amenità dem del Vecchio Continente americanizzato e post-cristiano. Sarebbe, dunque necessario, ovviare al pacchetto cosiddetto progressista, che morirebbe con un forte indebolimento degli States nel mondo.

Per non finire come i filistei, le Istituzioni europee dovrebbero ricordare una grande lezione di uno dei più grandi intellettuali e scrittori inglesi del secolo scorso, quale G.K. Chesterton (1874 – 1936) che su Ortodossia, dato alle stampe nel 1908, aveva già colto l’essenziale: “l’ortodossia è non solo l’unico guardiano sicuro della morale e dell’ordine, ma è anche l’unico guardiano logico della libertà, dell’innovazione, del progresso. Se vogliamo far cadere il ricco oppressore, non possiamo farlo con la nuova dottrina della perfettività umana, ma con la vecchia dottrina del peccato originale. Se vogliamo sradicare crudeltà innate o risollevare popolazioni disperate, non possiamo farlo con la teoria scientifica, secondo cui la materia precede lo spirito, ma con la teoria sovrannaturale secondo cui lo spirito precede la materia. […]

Se desideriamo che la civiltà europea vada in soccorso delle anime così come ne va all’assalto, dovremmo insistere fermamente sul fatto che esse sono davvero in pericolo, piuttosto che affermare che il pericolo al quale sono esposte sia in fin dei conti irreale. […] Soprattutto se desideriamo proteggere i poveri dovremmo essere a favore di regole fisse e di dogmi chiari. Le regole di un club, di tanto in tanto, sono a favore dei membri più poveri. La tendenza di un club è sempre a favore di quelli ricchi”.

Perché Kiev si rifiuta di indagare sul massacro di Maidan 2014?

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Fonte: Come Don Chisciotte

di Christina Sizova, reporter moscovita che si occupa di politica, sociologia e relazioni internazionali.

La fase attiva delle ostilità in Ucraina dura da più di 500 giorni. Durante questo periodo, sono morte decine, forse centinaia di migliaia di persone.

Nel frattempo, i governi occidentali hanno speso miliardi per sostenere la guerra e in Russia è iniziata una discussione concreta sulla possibilità di utilizzare armi nucleari.

Ivan Katchanovski, un ricercatore canadese di origine ucraina, ritiene che la prima tessera del domino sia caduta quasi dieci anni fa, quando le proteste di massa – oggi note come “EuroMaidan” – scoppiarono nella capitale ucraina.

In un giorno, a Kiev rimasero uccise più di 100 persone, tra manifestanti e polizia. La leadership ucraina, i politici occidentali e i media incolparono la forze speciali di polizia Berkut, ma molti fatti suggeriscono che i manifestanti potrebbero essere stati uccisi da altri “compagni oppositori”.

Nel suo articolo ‘Il processo e le rivelazioni dell’inchiesta sul massacro di Maidan: implicazioni per la guerra e le relazioni tra Ucraina e Russia‘, Katchanovski mostra come l’incapacità di indagare correttamente su crimini decennali abbia contribuito a portare le relazioni internazionali allo stato attuale.

Il massacro di Maidan: i risultati dell’indagine

Gli eventi in questione iniziarono il 21 novembre 2013, quando il governo ucraino sospese i preparativi per la conclusione di un accordo di associazione con l’Unione Europea. Intorno alle 22 dello stesso giorno, le prime proteste – sostenute dai principali leader dell’opposizione dell’epoca – scoppiarono nella piazza principale di Kiev.

Inizialmente, il raduno non attirò molte persone. Nel primo giorno, parteciparono tra i 1.000 e i 1.500 attivisti. Tuttavia, dopo alcuni giorni, quelli più estremisti  eressero una tendopoli in piazza Maidan. Alla fine si impadroniranno di diversi edifici amministrativi,  formato “forze di autodifesa” armate e sarebbero poi entrati in conflitto diretto con le forze dell’ordine.

Gli eventi raggiunsero il culmine tra il 18 e il 20 febbraio 2014, quando cecchini non identificati aprirono il fuoco sulla Maidan. Di conseguenza, furono uccise più di cento persone, tra cui manifestanti e agenti della forza speciale di polizia Berkut, parte del Ministero degli Affari Interni dell’Ucraina. Secondo l’Ufficio del Procuratore Generale, 2.442 persone rimasero ferite durante l’Euromaidan. Qualcuno doveva essere ritenuto responsabile del massacro e coloro che sono saliti poi al potere a seguito del colpo di stato hanno trovato rapidamente i presunti “colpevoli”.

Fu aperto un procedimento penale contro l’ex Presidente Viktor Yanukovych, che era fuggito dal Paese. Fu accusato di omicidio di massa di civili. Anche le forze speciali di polizia Berkut furono accusate dei crimini di Maidan, tra cui l’uso di armi contro i civili.

La grande bugia dell'Ucraina: perché Kiev si rifiuta di indagare sul massacro di Maidan 2014?Le persone depongono fiori e rendono omaggio al monumento ai manifestanti antigovernativi uccisi negli scontri con la polizia in Piazza Indipendenza il 23 febbraio 2014 a Kiev, Ucraina. © Brendan Hoffman / Getty Images

I capri espiatori

A febbraio 2015, i procuratori affermarono che 25 agenti del corpo Berkut e altri individui non identificati erano stati coinvolti nell’uccisione dei manifestanti. Due anni dopo, il capo del Dipartimento di Indagini Speciali dell’Ufficio del Procuratore Generale, Sergei Gorbatyuk disse che i membri del Berkut avevano ricevuto illegalmente dei bonus tra i 3.000 e i 5.000 grivna (337 e 562 dollari, all’epoca) per aver usato la forza contro i manifestanti.

I procedimenti giudiziari contro gli ex agenti di polizia iniziarono in tutto il Paese, spingendo molti agenti del Berkut a trasferirsi in Russia. La narrativa che implica che gli omicidi di Maidan del febbraio 2014 siano stati commessi dal Berkut non è mai stata messa in discussione dai funzionari ucraini, né dai loro sponsor occidentali.

Tuttavia, l’indagine continua ancora oggi. Nel febbraio dello scorso anno, il Procuratore Generale Irina Venediktova ha dichiarato che i tribunali ucraini avevano inflitto condanne a 50 persone per reati legati agli eventi di Maidan. Ha anche notato che su 518 accusati, 248 sono stati i rinvii a giudizio, mentre 372 persone sono state giudicate colpevoli.

Molte domande, tuttavia, rimangono senza risposta. Gli omicidi dei primi ‘attivisti’ di Maidan rimangono irrisolti. Anche il già citato “caso dei cecchini” rimane aperto – coloro che hanno sparato ai manifestanti e alle forze dell’ordine non sono stati toccati. I crimini contro la polizia non sono nemmeno oggetto di indagine, anche se secondo l’Ufficio del Procuratore Generale, 721 di loro sono stati feriti durante gli eventi di Euromaidan.

“La narrazione dominante in Ucraina e in Occidente attribuisce il massacro dei manifestanti di Maidan al governo di Yanukovych e per lo più ignora le uccisioni della polizia. Con alcune eccezioni, i media occidentali e ucraini non hanno riportato le rivelazioni del processo e dell’inchiesta sul massacro di Maidan, riguardanti i cecchini negli edifici controllati da Maidan”, afferma Ivan Katchanovski.

Cosa è successo veramente?

La versione degli eventi che accusano le forze di polizia Berkut è sempre stata priva di prove a sostegno. L’avvocato Alexander Goroshinsky ha dichiarato a RIA Novosti, nel 2019, che la mattina del 20 febbraio 2014, 39 poliziotti e militari sono stati feriti e quattro sono stati uccisi. Alla sera dello stesso giorno, 63 persone erano state ferite.

“Qualcuno ha sparato metodicamente contro gli ufficiali di Berkut e i soldati e gli ufficiali delle truppe interne”, ha affermato.

Nell’aprile 2014, l’emittente statale tedesca ARD/Das Erste TV ha condotto un’indagine giornalistica e ha concluso che la narrazione approvata dalla Procura ucraina era incoerente. Il giornalista Stephan Stuchlik ha presentato le prove che i manifestanti erano stati colpiti alle spalle dai loro stessi compagni.

Rimangono aperte diverse questioni importanti. Una di queste è se, quel 20 febbraio, gli oppositori sono stati davvero colpiti alle spalle.

Questo è importante perché proprio dietro di loro si trovava l’Hotel Ukraina, controllato dall’opposizione. Ciò significa che potrebbero essere stati colpiti dalla loro stessa gente. Abbiamo parlato con testimoni oculari, esperti di tiro e specialisti di balistica a questo proposito. Sostengono che sì, sicuramente [le persone] sono state colpite alla schiena”, ha detto il giornalista.

La possibilità che il massacro sia iniziato quando i manifestanti hanno sparato alla polizia è stata sollevata anche in un’inchiesta della BBC. Un uomo di nome Sergey ha dichiarato all’emittente statale britannica che, insieme ad un altro uomo, ha sparato dei colpi contro la polizia da un edificio che era poi sotto il controllo dei manifestanti. Secondo lui, i colpi sparati contro gli agenti del Berkut hanno costretto la polizia a ritirarsi.

SITU Research ha anche osservato che “è chiaro dalle prove forensi che le persone sono state colpite alla schiena” e “qualcuno sparava dai tetti”.

Questi rapporti sono stati confermati dal militante Ivan Bubenchik. Nel 2016, parlando nel film documentario ‘Brantsi‘ (‘Prigionieri’), diretto da Vladimir Tikhy, ha ammesso di aver sparato agli agenti di polizia del Ministero degli Interni con una mitragliatrice. “Dicono che li ho uccisi colpendoli alla nuca, ed è vero. Erano in piedi con le spalle rivolte a me. Non ho avuto la possibilità di aspettare che si girassero. Ho sparato dalla finestra più lontana dal Maidan, dietro le colonne del terzo piano. Da lì, potevo vedere chiaramente la polizia con gli scudi, posizionata vicino alla Stele”, ha detto Bubenchik.

La grande bugia dell'Ucraina: perché Kiev si rifiuta di indagare sul massacro di Maidan 2014?Manifestanti antigovernativi trasportano i feriti durante i continui scontri con la polizia in Piazza dell’Indipendenza, nonostante la tregua concordata tra il Presidente ucraino e i leader dell’opposizione, il 20 febbraio 2014 a Kiev, Ucraina. © Jeff J Mitchell / Getty Images

1.000 ore di riprese video, decine di testimoni

Queste sono solo alcune delle testimonianze oculari disponibili pubblicamente nel caso degli omicidi di Maidan. Katchanovski ha basato la sua indagine su circa 1.000 ore di filmati ufficiali del processo per il massacro di Maidan, del processo per tradimento di Yanukovych e dell’indagine su questi eventi in oltre 2.500 sentenze giudiziarie disponibili nel database ufficiale online.

Katchanovski nota che il filmato che mostra le forze di polizia Berkut sparare ai manifestanti è stato presentato al processo.

Tuttavia, l’ora e la direzione degli spari nel video non coincidevano con il momento delle sparatorie a Maidan. Ritiene che i video e le altre prove presentate durante il processo abbiano confermato che tre manifestanti sono stati uccisi (in via Institutskaya) prima che la polizia arrivasse e aprisse il fuoco.

Allo stesso tempo, gli avvocati di Berkut hanno sottolineato che l’ora e la direzione del colpo sparato da un manifestante con un fucile da caccia (come si vede nel video e nella foto) coincidevano con l’ora e la direzione del colpo che ha ucciso un ufficiale delle forze speciali, come stabilito dagli esperti forensi dello Stato.

Katchanovski sostiene che il tiratore di Maidan è stato identificato ma non è stato accusato.

Al processo sono stati mostrati anche video inediti registrati dal canale televisivo belga VRT. Il filmato mostra un manifestante che avverte gli altri di non avanzare perché i cecchini posizionati all’interno dell’Hotel Ukraina stavano sparando ai manifestanti, e che aveva visto i lampi dei colpi sparati. Il video VRT mostra anche un proiettile che colpisce un albero in direzione di un gruppo di manifestanti. Questi si girano, indicano l’hotel e gridano ai cecchini, chiedendo loro di non sparare.

Circa 51 dei 72 manifestanti di Maidan feriti, che la polizia Berkut è accusata di aver attaccato il 20 febbraio, e la cui testimonianza è stata resa nota, hanno affermato durante le indagini e al processo di essere stati colpiti dai cecchini da luoghi e edifici controllati dagli attivisti di Maidan. Hanno testimoniato di aver visto personalmente i cecchini o di averne sentito parlare da altri manifestanti. Un totale di 31 manifestanti feriti hanno detto di essere stati attaccati dall’Hotel Ukraina, dalla banca Arkada, dal Palazzo Ottobre, dagli edifici di Museyny Lane e di Gorodetsky Street, tutti edifici e territori allora controllati dalle forze di opposizione.

Cecchini georgiani

Secondo una narrazione, coloro che hanno sparato ai manifestanti non erano cittadini ucraini, ma mercenari stranieri, anche dalla Georgia. Questo è stato dichiarato per la prima volta dall’ex comandante dell’unità d’élite dell’esercito georgiano “Avaza”, il generale Tristan Tsitelashvili, che ha affermato di sapere che i georgiani avevano partecipato agli eventi del Maidan.

La grande bugia dell'Ucraina: perché Kiev si rifiuta di indagare sul massacro di Maidan 2014?Manifestanti antigovernativi camminano tra detriti e fiamme vicino al perimetro di Piazza dell’Indipendenza, nota come “Piazza Maidan”, il 19 febbraio 2014 a Kiev, Ucraina. © Brendan Hoffman / Getty ImagesNel febbraio 2018, diversi cittadini georgiani hanno ammesso in un’intervista a RIA Novosti di aver sparato ai manifestanti. Koba Nergadze, un ex militare dell’esercito georgiano, ha detto che i cecchini erano venuti a Kiev con l’aiuto di Mamuka Mamulashvili, un ex consigliere dell’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili. Nergadze e il suo gruppo hanno ricevuto 10.000 dollari e hanno promesso altri 50.000 dollari dopo il ritorno da Kiev. Sono entrati in Ucraina con passaporti falsi. A Kiev, il gruppo aveva sede in via Ushinsky e ogni giorno partecipava agli eventi di Maidan.

Nella sua indagine, Katchanovski ha notato che, nelle interviste rilasciate ai media statunitensi, italiani, israeliani, macedoni e russi, i cecchini georgiani avevano affermato di aver ricevuto l’ordine, insieme a gruppi di cecchini degli Stati baltici e ucraini associati a movimenti di estrema destra, di sparare sia ai manifestanti che alla polizia, per impedire a Yanukovych e ai leader di Euromaidan di firmare un accordo di pace.

Nessun accusato

Nonostante i numerosi fatti, l’esame delle prove, le registrazioni video e le testimonianze oculari, Katchanovski è scioccato dal fatto che nessuno sia stato condannato o arrestato per l’omicidio e il ferimento degli agenti di polizia.

Ritiene che ciò sia dovuto al fatto che l’Ufficio del Procuratore Generale sia stato diretto da politici dei partiti di estrema destra Svoboda e Fronte Popolare, che hanno partecipato direttamente agli eventi del 2013-2014, o da stretti collaboratori dei successivi Presidenti Petr Poroshenko e Vladimir Zelensky.

“Il fatto che membri di spicco dei partiti Svoboda e Fronte Popolare siano stati scelti per dirigere l’Ufficio del Procuratore Generale, anche se questi partiti sono stati accusati da altri attivisti di Maidan e dalle confessioni dei membri georgiani dei gruppi di cecchini di Maidan, di essere stati direttamente coinvolti nel massacro, suggerisce un insabbiamento e un ostruzionismo”, afferma Katchanovski.

Ha anche sottolineato che il processo ha portato alla luce casi di manomissione delle prove. I proiettili dei manifestanti presumibilmente morti e feriti sono apparsi e scomparsi senza alcuna documentazione, oltre a cambiare dimensioni, forma e confezione. Ad esempio, il rapporto autoptico di Maxim Shymko elencava un frammento di proiettile giallo e tre grigi, ma negli esami balistici forensi, un frammento grigio è stato sostituito da un nuovo frammento di proiettile giallo di dimensioni molto più grandi. Poi questo nuovo frammento di proiettile è stato abbinato a un fucile Berkut Kalashnikov, ribaltando numerosi esami forensi precedenti senza fornire alcuna spiegazione.

La grande bugia dell'Ucraina: perché Kiev si rifiuta di indagare sul massacro di Maidan 2014?Un uomo reagisce accanto ai fiori lasciati per i dimostranti antigovernativi uccisi negli scontri con la polizia il 22 febbraio 2014 a Kiev, Ucraina. © Jeff J Mitchell / Getty Images

Cosa succede ora?

Secondo Katchanovski, queste conclusioni sono importanti per comprendere l’Euromaidan, le cause del conflitto in Ucraina, nonché i conflitti tra Russia e Ucraina e tra Russia e Occidente.

Egli sostiene che il massacro a false flag abbia portato al rovesciamento violento del governo ucraino, di fatto sostenuto dall’Occidente e all’adesione della Crimea alla Russia, al conflitto armato in Ucraina e all’offensiva russa del febbraio 2022.

“I processi e le rivelazioni investigative dimostrano che non le proteste popolari di ‘Euromaidan’, ma questa messa in scena di omicidi di massa e tentativi di assassinio contro Yanukovych sono stati decisivi per il suo rovesciamento. Dimostrano che, contrariamente alle narrazioni dominanti in Ucraina e in Occidente, la transizione politica durante l’Euromaidan non è stata democratica. Questa uccisione di massa dei manifestanti e della polizia è stata anche uno dei crimini politici e delle violazioni dei diritti umani più significativi nella storia dell’Ucraina indipendente”, scrive Katchanovski.

Egli ritiene che il fallimento delle forze dell’ordine ucraine e del sistema giudiziario nel garantire una risoluzione adeguata degli eventi di Euromaidan abbia minato lo Stato di diritto e la prospettiva di riconciliazione nella società ucraina, che si è trovata divisa in termini di sostegno alle proteste di Maidan, così come ad altre questioni politiche durante e dopo Euromaidan.

Nel frattempo, è improbabile che il verdetto del tribunale per il massacro di Maidan porti giustizia a causa della politicizzazione del caso e della mancanza di indipendenza del sistema giudiziario ucraino, soprattutto durante le ostilità in corso tra Russia e Ucraina.

Le varie narrazioni del massacro di Maidan hanno complicato qualsiasi soluzione pacifica della situazione in Crimea e Donbass, così come il conflitto tra l’Occidente e la Russia, e hanno avvelenato le relazioni tra Russia e Ucraina.

“Consegnare alla giustizia i veri responsabili del massacro di Maidan in Ucraina è un passo difficile, ma necessario, per risolvere questi pericolosi conflitti”, conclude l’autore.

Come molti altri, Katchanovski è pienamente consapevole che il sostegno de facto dell’Occidente al rovesciamento violento del governo democraticamente eletto in Ucraina – ottenuto con il massacro di Maidan – ha portato ai conflitti in Crimea e Donbass, al conflitto tra Russia e Ucraina e tra Russia e Occidente.

Come risultato di ‘Euromaidan’, l’Ucraina è diventata uno Stato cliente degli Stati Uniti, scrive Katchanovski. Egli osserva inoltre che questo ha portato alle ostilità tra l’Ucraina e la Russia e a una guerra per procura tra l’Occidente e la Russia in Ucraina.

Il massacro di Maidan e l’incapacità dell’Ucraina di garantire un’indagine equa hanno avuto conseguenze globali.

È persino possibile che alla fine possa sfociare in una guerra diretta tra la NATO e la Russia, che potrebbe diventare nucleare.

Fonte: https://www.rt.com/russia/579602-big-lie-behind-modern-ukraine/

Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org

Snobbare la Cina è oggi un grande errore geopolitico

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Continua già da un mese la fruttuosa collaborazione con i giornalisti professionisti d’area cattolica dell’America Latina, che traducono in spagnolo gli editoriali settimanali di Matteo Castagna e li fanno pubblicare su media online in America Latina, Spagna e alcune volte sul sito del filosofo russo Alexander Dugin. Nel caso di questo articolo, è stato pubblicato, in versione un po’ diversa, anche da Arianna Editrice:

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna

GLI ANNI DI GUERRA IN UCRAINA SONO 9 E NON 1…

All’ultima seduta dell’ONU, il Ministro degli Esteri ucraino ha chiesto un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’aggressione russa del suo Paese. A stretto giro, gli ha risposto il rappresentante permanente all’ONU della Russia, Nebenzya: “vi chiediamo di onorare la memoria di tutte le vittime in Ucraina, dal 2014 in avanti!”. La memoria corta è, infatti, uno dei principali vizi dell’Occidente liberale, che non fa parte, invece, di quello sincero, che ama sempre la verità storica.

Gli anni di guerra sono 9 e non 1. Un anno fa, dopo aver riconosciuto ufficialmente le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, la Federazione Russa diede il via ad un’ operazione militare speciale per salvaguardare la popolazione del Donbass, che l’Ucraina attaccava da oltre otto anni e impedire all’esercito ucraino di costituire una minaccia per la sicurezza della Russia. Putin chiedeva colloqui con l’Occidente per delineare un piano di sicurezza europeo, rifiutato ad ottobre e dicembre 2021. Intendeva proporre di negare la richiesta di Kiev di entrare nella NATO, di bloccare la richiesta di Kiev di tornare ad avere armi nucleari, di porre fine al massiccio bombardamento della linea di contatto in Donbass. All’operazione speciale, l’Occidente rispose con una serie di misure e dichiarazioni già preparate: condanne, sanzioni, aiuti militari all’Ucraina.

L’Occidente ha gettato la maschera: ha ammesso di avere utilizzato, in questi anni, l’Ucraina e il conflitto in corso in Donbass dal 2014 come un cavallo di Troia in funzione antirussa. Ha ammesso di aver addestrato i soldati e miliziani ucraini. Ha ammesso di aver garantito il rispetto (si fa per dire) degli accordi di Minsk solo per preparare meglio l’Ucraina ad una guerra più grande contro la Russia che l’Occidente voleva già combattere, quasi nove anni fa. Ha dato il via alla più grande campagna russofoba dalla Seconda Guerra Mondiale.

Non serve essere “osservatori speciali” per notare che reali e concreti tentativi diplomatici, da parte della NATO per porre fine a questo conflitto non sono neppure all’orizzonte. I pacifisti nostrani tacciono e osservano i bombardamenti in televisione, esponendo fuori dalle sedi del Pd le bandiere ucraine. La linea assolutamente appiattita sugli Stati Uniti e la liason con Zelensky del premier Giorgia Meloni preoccupano parecchio, sembrano almeno imprudenti e così smaccate da rendersi grottesche. Nella maggioranza, sono poche e marginalizzate le voci di dissenso. I media sembrano quasi tutti allineati con Biden e Von der Leyen, in una propaganda che potrebbe rivelarsi un boomerang nel prossimo futuro.

Incredibilmente, è la Cina comunista, che politici italiani miopi, nani e ballerine non guardano colpevolmente come fattore fondamentale nell’attuale contesto, a proporre un piano di pace in 12 punti che mette al centro il dialogo e i negoziati come unica via d’uscita dalla crisi. La proposta appare molto equilibrata e da sviluppare nei contenuti più generici, assieme agli altri Stati. Particolarmente importante il punto 8: le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute. La minaccia o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastata. La proliferazione nucleare deve essere prevenuta e la crisi nucleare evitata. il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Tallin ha detto che «la Cina non ha credibilità perché non ha mai condannato l’invasione della Russia e ha firmato qualche tempo prima dell’invasione russa un accordo per una partnership senza limiti con Mosca». Gli USA non hanno preso neppure in considerazione il piano cinese. Anzi, la CNN informa che gli USA hanno informazioni per cui la Cina fornirà alla Russia droni e munizioni.

E’, perciò, estremamente difficile, intravvedere, umanamente, una soluzione pacifica. Perciò “ogni vero cattolico deve ricordarsi sopra ogni cosa di essere in ogni circostanza e di apparire veramente cattolico, accedendo agli Uffici pubblici ed esercitandoli con il fermo e costante proposito di promuovere a tutto potere il bene sociale ed economico della patria e particolarmente del popolo, secondo le massime della civiltà spiccatamente cristiana e di difenderne insieme gli interessi supremi della Chiesa che sono quelli della Religione e della giustizia” (San Pio X, Enciclica “fermo proposito” ai Vescovi d’Italia, 11/06/1905).

Fonte: Informazione Cattolica.it

Despreciar a China es, hoy, un gran error geopolítico

 

Por Matteo Castagna

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: “¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!”.

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que  el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un “observador especial” para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. el secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que “China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasion rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú” Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, “todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo” con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para “defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia” (San Pío X, Encíclica “Firme Propósito” a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Fonte: La Voce del Periodista

Despreciar a China es, hoy, un gran error geopolítico

Photo of Matteo Castagna Matteo Castagna

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: «¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!».

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un «observador especial» para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. El secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que «China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasión rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú» Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, «todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo» con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para «defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia» (San Pío X, Encíclica «Firme Propósito» a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Photo of Matteo Castagna

Matteo Castagna

Analista geopolítico, escritor y líder del movimiento italiano Christus Rex, organización que defiende la Enseñanza Tradicional de la Iglesia Católica, el Orden Natural y la Soberanía de los Estados Nacionales.
Fonte: Info Hispania

DESPRECIAR A CHINA ES, HOY, UN GRAN ERROR GEOPOLÍTICO

01.03.2023

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: “¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!”.

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que  el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un “observador especial” para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. el secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que “China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasion rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú” Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, “todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo” con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para “defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia” (San Pío X, Encíclica “Firme Propósito” a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Fonte: Geopolitika.ru – sito di Alexandr Dugin

 

Articolo in versione un po’ differente su Arianna Editrice:

Gli anni di guerra sono 9 e non 1: un errore rigettare la proposta di pace della Cina

di Matteo Castagna – 26/02/2023

Gli anni di guerra sono 9 e non 1: un errore rigettare la proposta di pace della Cina

Fonte: Matteo Castagna

All’ultima seduta dell’ONU, il Ministro degli Esteri ucraino ha chiesto un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’aggressione russa del suo Paese. A stretto giro, gli ha risposto il rappresentante permanente all’ONU della Russia, Nebenzya: “vi chiediamo di onorare la memoria di tutte le vittime in Ucraina, dal 2014 in avanti!”. La memoria corta è, infatti, uno dei principali vizi della propaganda, che si contrappone, sempre, alla verità storica.
Gli anni di guerra sono 9 e non 1.
Un anno fa, dopo aver riconosciuto ufficialmente le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, la Federazione Russa diede il via ad un’ operazione militare speciale per salvaguardare la popolazione del Donbass, che l’Ucraina attaccava da oltre otto anni e impedire all’esercito ucraino di costituire una minaccia per la sicurezza della Russia. Putin chiedeva colloqui con l’Occidente per delineare un piano di sicurezza europeo, rifiutato ad ottobre e dicembre 2021. Intendeva proporre di negare la richiesta di Kiev di entrare nella NATO, di bloccare la richiesta di Kiev di tornare ad avere armi nucleari, di porre fine al massiccio bombardamento della linea di contatto in Donbass. All’operazione speciale, l’Occidente rispose con una serie di misure e dichiarazioni già preparate: condanne, sanzioni, aiuti militari all’Ucraina.
L’Occidente ha gettato la maschera: ha ammesso di avere utilizzato, in questi anni, l’Ucraina e il conflitto in corso in Donbass dal 2014 come un cavallo di Troia in funzione antirussa. Ha ammesso di aver addestrato i soldati e miliziani ucraini. Ha ammesso di aver garantito il rispetto (si fa per dire) degli accordi di Minsk solo per preparare meglio l’Ucraina ad una guerra più grande contro la Russia che l’Occidente voleva già combattere, quasi nove anni fa. Ha dato il via alla più grande campagna russofoba dalla Seconda Guerra Mondiale.
Non serve essere “osservatori speciali” per notare che reali e concreti tentativi diplomatici, da parte della NATO per porre fine a questo conflitto non sono neppure all’orizzonte.
I pacifisti nostrani tacciono e osservano in pantofole i bombardamenti trasmessi nei tg, esponendo fuori dalle sedi del Pd le bandiere ucraine.
La linea assolutamente appiattita sugli Stati Uniti e la liason con Zelensky del premier Giorgia Meloni preoccupano parecchio, sembrano almeno imprudenti, e politicamente inutili perché l’Italia, in tutto questo contesto, conta zero. Nella maggioranza, sono poche e marginalizzate le voci di dissenso. La comunicazione sembra quasi tutta il megafono di Biden e Von der Leyen, in una propaganda che potrebbe rivelarsi un boomerang, nel prossimo futuro, sulla pelle dei popoli europei, già col conto corrente alleggerito dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita.
Incredibilmente, è la Cina comunista, che politici italiani miopi, nani e ballerine non guardano, colpevolmente, come attore fondamentale nell’attuale situazione, a proporre un piano di pace,  in 12 punti, che mette al centro il dialogo e i negoziati come unica via d’uscita dalla crisi. La proposta appare molto equilibrata e da sviluppare nei contenuti più generici, assieme agli altri Stati. Particolarmente importante il punto 8: le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute. La minaccia o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastata. La proliferazione nucleare deve essere prevenuta e la crisi nucleare evitata. il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Tallin ha detto che «la Cina non ha credibilità perché non ha mai condannato l’invasione della Russia e ha firmato qualche tempo prima dell’invasione russa un accordo per una partnership senza limiti con Mosca». Gli USA non hanno preso neppure in considerazione il piano cinese, sottovalutando la più grande superpotenza economica e nucleare del mondo. Anzi, la CNN informa che gli USA hanno informazioni per cui la Cina fornirà alla Russia droni e munizioni.
E’, perciò, estremamente difficile, intravvedere, umanamente, una soluzione pacifica. Occorre prepararsi ad una guerra dagli esiti incerti. In questi momenti difficili torna in mente la saggia frase di Fedor Dostoevskji, secondo il quale “il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive”. Ovvero, quello che la società fluida vorrebbe far dimenticare.

 

Canzoni e cannoni

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di Marcello Veneziani

Mettete dei fiori nei vostri cannoni, cantavano I Giganti al festival di Sanremo del 1967. Da allora in poi il pacifismo fu uno dei messaggi obbligati al festival dei fiori e dei canti. Da quest’anno invece si fa la retromarcia e Sanremo canta: Donate a Zelensky i vostri cannoni. E’ il messaggio che il presidente ucraino verrà a lanciare dalla tribuna di Sanremo. E’ proprio opportuno che Volodymyr Zelensky venga a Sanremo a perorare la sua richiesta d’armi? Un conto è essere vicini alle sofferenze del popolo ucraino, dice, un altro è alimentare da un palco dedicato alla musica questo scellerato “clima bellicista”, questa “propaganda di guerra” al posto di una vera, seria trattativa. Si può non sposare il pacifismo, ritenerlo puro irrealismo da anime belle e notare che nessun pacifismo ha mai fermato una guerra, ma l’obiezione è sensata.
Mezza Italia e forse più non vuole la nostra attiva partecipazione a questa guerra, con la fornitura di armi e supporti. Perché serve a prolungare la guerra anziché risolverla, ad aumentare il numero di vittime e distruzioni, a inguaiare pure noi e serve soprattutto agli Stati Uniti per indebolire Putin e al tempo stesso l’Unione europea, usandola come strumento subalterno della strategia egemonica degli Stati Uniti. La gente ha visto in passato tante invasioni russe, sotto lo sguardo impietrito dell’occidente: l’Ungheria, la Polonia, la Cecoslovacchia erano Europa a differenza dell’Ucraina che per secoli è stata russa, ha una lingua affine, i due popoli sono intrecciati da secoli, hanno la stessa religione ortodossa e tanta storia in comune. Abbiamo visto muti e inermi le invasioni cinesi del Tibet, le repressioni di Hong Kong, le invasioni americane in mezzo mondo, portandoci sull’orlo di tante crisi mondiali. E mai si è deciso d’intervenire in difesa dei popoli invasi. Questa volta invece è d’obbligo armare l’Ucraina e intervenire in suo favore, fino a svenarsi e inguaiarsi. Con un battage mediatico senza precedenti. Al gesto scellerato di Putin d’invadere l’Ucraina ha contribuito la linea di Biden ostile a ogni negoziato per rendere neutrale l’Ucraina e riconoscere che due regioni come il Donbass e la Crimeache sono per storia e maggioranza filo-russe. Quando Trump dice che con lui non ci sarebbe stata l’invasione, riconosce di fatto le corresponsabilità americane nella guerra.
E poi, diciamolo francamente: Zelensky non è affatto simpatico a larga parte della platea italiana, anche se si ha timore a dichiararlo perché s’incappa subito, come ieri sui vaccini e la pandemia, nell’accusa di filo-putinismo, che obiettivamente riguarda solo una piccola minoranza. Zelensky non piace per i suoi trascorsi, per il suo cinismo, per il suo vecchio mestiere di guitto, per le repressioni passate del potere ucraino contro i russi e i partiti non allineati, per le sue ingiunzioni al mondo; e poi per il suo governo di corrotti e per le vistose limitazioni alla libertà d’espressione. Agli occhi di tanti è un fantoccio degli Usa. Quanto ha pesato il suo protagonismo, il suo istrionismo narcisista e la sua dipendenza dagli Stati Uniti nella decisione di resistere ad oltranza, mandando allo sbaraglio il suo popolo e generando danni a catena a mezzo mondo? Insomma, per il senso comune della gente, le responsabilità della guerra non sono solo quelle, accertate e inescusabili, di Putin e della sua nostalgia dell’Impero sovietico e zarista. Ma sono anche dall’altra parte. E a farci le spese, nel mezzo, è in primo luogo il popolo ucraino, le città ucraine, l’economia ucraina (su cui sperano di avventarsi per la ricostruzione molti sciacalli, anche nostrani, dopo aver contribuito ad aggravarle). E in secondo luogo ne fanno le spese tanti paesi europei, sul piano economico ed energetico. Un’Europa al rimorchio degli Stati Uniti e succuba delle sue decisioni e dei suoi interessi, priva di una sua strategia autonoma e di una capacità diplomatica e militare di mediazione e dissuasione, mostra in Ucraina la sua incapacità di diventare una Potenza mondiale in grado di trattare a pari condizioni con le altre superpotenze.
Tra poco sarà un anno dall’inizio della guerra in Ucraina e sono in molti a pensare, e in pochi a dire, che sin dall’inizio era chiara l’intenzione degli Stati Uniti di riequilibrare le forze in campo per rendere più lunga possibile ed estenuante questa guerra, in modo da colpire, sfiancare Putin e indebolire l’Europa sul piano energetico, economico e geopolitico, con la scusa di difenderla dall’aggressore russo (ma Putin non vuole espandersi in Europa; mira, con velleità, a restituire i confini passati all’Impero russo).
Infine, una piccola nota su Sanremo. Da anni ormai è diventato il Tempio scemo del Politically correct, il Collettore delle sciocchezze nazionali e globali, la discarica di tutte le ipocrisie, i buonismi e lo scemenzaio delle mode. Le finte trasgressioni, i sessi in transito, i fatui sermoni strappalacrime (e scrotoclasti), la rassegna dei nuovi luoghi comuni. Una trasgressione di massa non è più trasgressione ma conformismo; è come se per ogni infrazione ti arrivasse a casa non una multa ma un bonus. Sanremo misura il tasso di minchioneria che è nell’aria e inscena una serie di carri allegorici: la Vittima Nera, il Trans virtuoso, la Femminista indignata, l’Accoppiata omosex, il Predicatore antimafia, il Menagramo pandemico, il Pugno chiuso, il Blasfemo, la legalizzatrice della droga. Mancava solo Zelensky…

Il mondo multipolare, vero incubo dell’élite di potere statunitense

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di Luciano Lago

L’ingerenza degli Stati Uniti e della NATO nell’Asia si va sviluppando in forma sempre più manifesta e pressante.

Washington, come una piovra, penetra nel sistema di sicurezza dell’Asia con i suoi tentacoli. La denuncia di questa ingerenza USA è stata sollevata nel corso di una un’intervista con il capo del dipartimento diplomatico russo, Sergei Lavrov.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov , in una conversazione con Dmitry Kiselev, amministratore delegato del gruppo di media internazionali Russia Today (censurato in Occidente), ha evidenziato uno dei problemi più urgenti nelle relazioni internazionali: il crescente coinvolgimento dei paesi occidentali nel sistema di sicurezza asiatico. Lo stesso segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, lo scorso 30 gennaio, durante una visita in Corea del Sud, ha affermato che “l’intensificarsi dei legami” con i Paesi della regione indo-pacifica è una prospettiva auspicabile e uno dei principali obiettivi dell’Alleanza. Risulta che il blocco occidentale guidato dal suo braccio militare, la NATO, stia insistentemente cercando una sponda in Asia e nella regione Indo Pacifico, per poter estendere il proprio controllo militare con l’obiettivo di contenere e mantenere sotto controllo le vie di collegamento strategiche della Repubblica Popolare Cinese.

Nonostante l’attività bellica di supporto all’Ucraina ed il coinvolgimento della NATO nel conflitto con la Russia, la volontà dell’egemone di estendere il proprio controllo militare sembra non abbia limiti e si voglia proiettare in tutto il pianeta.

La NATO non intende limitarsi all’area euro atlantica ma vuole proiettarsi verso l’Asia e l’Indo Pacifico nel suo costante sforzo di contenere la presunta minaccia della Cina. Quella della Cina come minaccia per l’Occidente non è una storia nuova, visto che è stata descritta come tale la scorsa estate nel documento descritto come “il Nuovo Concetto strategico della NATO 2022 ”.

In tale documento si sostiene che che la Cina usa la sua leva economica per creare dipendenze strategiche e aumentare la sua influenza. Oltre alla guerra commerciale a tutto campo, i paesi della NATO guidati dagli Stati Uniti conducono regolari esercitazioni tattiche e navali nella regione, come il “Super Garuda Shield” indonesiano, il più grande dal 2009, o esercitazioni congiunte USA-Canada nel Mar Cinese Meridionale.

Delegati statunitensi, fra cui l’influente vicesegretario di Stato, Victoria Nuland, si sono recati in visita in Nepal, ai confini della Cina, per cercare di influenzare questo paese con l’obiettivo di far allentare i legami con Pechino e proporre una forma di cooperazione ed alleanza con gli USA.

Instancabile è poi l’attività di informazione e propaganda mediatica su vasta scala: vengono regolarmente pubblicati articoli scientifici e giornalistici con il leitmotiv della “minaccia cinese”. Foreign Affairs, una delle maggiori riviste americane di studi internazionali, ha fatto di Xi Jinping e del sistema ideologico cinese i temi principali del numero di novembre/dicembre 2022. La frase di Mao Zedong è ben nota in tutto il mondo: “Il popolo cinese si è alzato in piedi”. Tanto che la NATO è entrata in allarme per il pericolo di una espansione del gigante cinese che possa mettere nell’angolo la presenza occidentale nel grande continente asiatico.

Per non parlare delle pressioni diplomatiche ed i ricatti economici che Washington sta esercitando sull’India per convincere questo grande paese asiatico a sostenere la campagna di sanzioni contro la Russia. Tutto però è stato inutile e l’India ha riaffermato e consolidato la sua partnership con la Russia di Putin.

In prospettiva non soltanto l’espansione della potenza cinese è una minaccia per l’egemonia USA ma il più grave pericolo è costituito dal diffondersi del multipolarismo e dagli equivalenti legami multilaterali, di cui Pechino è il centro di riferimento per molti paesi. Per contrastare tale pericolo si è costituito il partenariato strategico NATO-UE che deve affrontare le sfide sistemiche alla sicurezza euro-atlantica, che, come dichiara la NATO, oltre alla Russia, sono create dalla Cina.

Non è un mistero che Washington ha visto con molta preoccupazione l’incremento di cooperazione economica fra la UE e la Cina che ha fatto diventare quest’ultima il principale partner della UE mentre gli Stati Uniti sono di conseguenza passati al secondo posto, secondo Eurostat. Questa è considerata da Washington una sfida non soltanto economica ma anche una minaccia alla sicurezza euro-atlantica.

La perdita dell ‘”esclusività” americana e del ruolo dominante degli Stati Uniti è un vero incubo per la NATO, che sta cercando con tutte le sue forze di contenere l’influenza cinese nei paesi del continente asiatico e non soltanto in quello.

Di contro la Cina è riuscita in questi anni a tessere la sua tela ed a coinvolgere nella sua Belton Road di sviluppo e di cooperazione oltre 150 paesi. Con molti di questi la cooperazione non si limita all’ambito economico ma si estende anche ai settori dell’energia, delle sviluppo tecnologico e dell’ambito militare.

Questa competizione con gli Stati Uniti è considerata essenziale dalle autorità di Pechino che sono impegnate a creare una rete di protezione per evitare le trappole e i ricatti che costantemente le vengono tesi dagli incaricati di Washington.

D’altra parte il gruppo di potere che dirige la politica USA è ben convinto che il vero competitor degli Stati Uniti è la Cina e che quest’ultima si sta avvantaggiando del prolungarsi del conflitto in Ucraina che vede impegnati gli USA e la Russia, con la Cina in una posizione attendista.

Entra in gioco l’enigma cinese che vede nella questione ucraina un’opportunità non solo per aumentare la propria influenza nel sistema internazionale, ma anche per avvicinarsi a una posizione di leadership.

Per quanto non coinvolta nel conflitto, Pechino ha già deciso che assumerà la posizione secondo cui all’Occidente non dovrebbe essere permesso di mettere in ginocchio la Russia o sforzarsi di esaurirla. Per questo motivo la Cina non assisterà passivamente ad una possibile vittoria degli USA e della NATO in Ucraina perchè da questa Washington rafforzerebbe la sua leadership che oggi è fortemente messa in discussione.

Una cosa è certa: a prescindere dall’esito del confronto, il mondo unipolare a guida USA si avvicina al suo definitivo tramonto che piaccia o no agli strateghi della Casa Bianca.

Foto: Idee&Azione

5 febbraio 2023

Fonte: https://www.ideeazione.com/il-mondo-multipolare-vero-incubo-dellelite-di-potere-statunitense/

Castagna a Telenuovo: “Chiudere i Centri sociali, ricettacolo di odio e violenza politica”

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di Redazione

Il nostro Resp. Naz. Matteo Castagna ospite, ieri, dalle 12.40 alle 14.30 circa via Skype di Rosso&Nero, la trasmissione di approfondimento e dibattito condotta da Mario Zwirner su Telenuovo:

Presenti il segretario del PD di Padova Franco Conti, Settimo Gottardo, indipendente di Centro, già sindaco patavino, il sindaco di Vigonza Gianmarco Boscaro di Centrodestra. Ecco le tematiche trattate:
Giusta la presenza di Zelensky a Sanremo? I primi 100 giorni di Meloni premier. La gestione dell’immigrazione ai sindaci. Pugno di ferro del governo con gli anarchici, Castagna chiede la chiusura dei Centri Sociali, ove i “valori” sono odio e violenza politica!

LA REGISTRAZIONE DELLA PUNTATA: https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13244206

 

La finzione della guerra per difendere l’Ucraina è definitivamente caduta

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di Luciano Lago

Le élite di Washington e di Bruxelles ammettono ormai il vero disegno progettato per la guerra in Ucraina istigata e pianificata dagli Stati Uniti.

L’obiettivo era ed è la distruzione dell’integrità della Federazione Russa come stato e la sua disarticolazione per permettere agli Anglo USA di prendere il controllo dell’Eurasia e accedere alle sue enormi risorse.

Questo piano emerge non solo dai documenti scritti nero su bianco almeno tre anni prima (vedi quanto scriveva la Rand Corporation), ma anche da quello che emerge dagli incontri di Davos, dove il linguaggio è ormai scoperto e si sono abbandonati gli ipocriti appelli a “salvare la democrazia ucraina”, quella dominata dai gruppi neonazisti che assassinano gli oppositori o li fanno sparire, mentre viene appiccato il fuoco alle chiese ortodosse e perseguitato il clero ortodosso. Una democrazia che vedono solo loro e che viene rivenduta come argomento di propaganda per coprire le nefandezze commesse in quel paese.

L’élite finanziaria anglo sassone dominante oggi parla apertamente della necessità di impadronirsi delle risorse della Russia che non devono essere lasciate soltanto nella disponibilità dei russi. I veri obiettivi celati dietro la pianificazione delle azioni aggressive di Washington, l’espansione senza fine della NATO, l’utilizzo dell’Ucraina come piattaforma di attacco contro la Russia, adesso sono scoperti. Il destino degli ucraini destinati a fare da carne da cannone nella guerra contro la Russia interessa poco o niente all’élite di Washington, come questa non si è mai interessata al destino degli iracheni, dei libici, dei siriani o degli afgani e di tutti gli altri sacrificati per gli interessi egemonici degli Stati Uniti.

Questo spiega l’accrescere progressivo della retorica bellica dei neocon e delle loro reggicoda europei della NATO che sono pronti a intensificare il conflitto fino alla terza guerra mondiale, e neppure la minaccia nucleare, paventata come inevitabile sviluppo dalla Russia, potrà fermarli. Sembra che tutto sia stato già deciso da tempo e il piano deve essere portato a compimento, costi quel che costi.

Si comprende quindi la mancanza di volontà politica dei governi europei per cercare di risolvere il conflitto o di trovare una formula di negoziati. Washington ha sabotato qualsiasi tentativo di mediazione e tiene per le palle l’ex comico Zelensky, divenuto ormai una patetica marionetta, che lancia continui appelli per ricevere altre armi e finanziamenti. Le sceneggiate continuano e si prevede anche una sua comparsata in Italia a Sanremo. La regia di Hollywood non gli basta più.

Tuttavia, il tempo sta scadendo anche per Zelensky ed è probabile che si avvicini il momento di un rimpasto a Kiev e questo non sarà indolore per l’ex comico, come di frequente accaduto per le marionette degli USA, sempre destinate a fare una brutta fine.

Da ultimo si sono udite le parole dell’altro personaggio che ha la stessa valenza dell’ex comico, Joseph Borrel, l’alto rappresentante della UE, quello che aveva dichiarato “l’Europa come giardino incantato mentre fuori c’è un jungla”. Borrel ha paragonato il conflitto in Ucraina alle guerre passate condotte contro la Russia da parte di Napoleone e di Hitler. ““La Russia è un grande Paese, è abituata a combattere fino alla fine, è abituata a quasi perdere e poi a ripristinare tutto. L’hanno fatto con Napoleone, l’hanno fatto con Hitler (……). Pertanto, è necessario continuare ad armare l’Ucraina”, ha dichiarato Borrel.

Inutile commentare quale sia la logica di tali dichiarazioni, sarebbe tempo perso.

Altri politici occidentali, come la vicepremier canadese, Chrystia Freeland, hanno espresso concetti simili nella enclave di Davos, affermando che la sconfitta della Russia “sarebbe un enorme impulso per l’economia globale”.

Non per niente il Canada (assieme agli USA) è stato uno dei paesi che storicamente hanno accolto e protetto i gruppi nazisti ucraini e li hanno poi trasferiti in Ucraina dopo il crollo dell’URSS per utilizzarli come massa di manovra antirussa.

Le sconfitte continue sul campo e le enormi perdite subite dall’esercito ucraino fanno innervosire i vertici della NATO che insistono presso i governi occidentali per ottenere più carri armati, più armi e più attrezzature mentre si rende evidente che Washington e la NATO non solo mantengono l’esercito ucraino, ma forniscono anche le necessarie informazioni di intelligence, comandano le truppe ucraine sul campo di battaglia e hanno preso il controllo del processo decisionale militare.

Mentre Washington prepara nuovi pacchetti di aiuti, l’ultimo da 2,5 miliardi di dollari (che finiscono nel pozzo senza fondo di Kiev), le forze ucraine vengono addestrate in Germania, Regno Unito ed in altri paesi della NATO per l’utilizzo degli armamenti occidentali.

Come riferito da tutti i rapporti, il comando USA/NATO è quello che pianifica per l’esercito ucraino le possibili controffensive sul campo, impartisce ordini, fornisce l’intelligence per localizzare gli obiettivi russi da colpire attraverso i suoi aerei da avvistamento che sorvolano costantemente nei pressi dello spazio aereo russo e ucraino. Ultimamente il comando USA incita apertamente le forze ucraine a colpire il territorio della Federazione russa e in particolare la Crimea.

Si aggiungono a tutto questo le farneticanti dichiarazioni di Stoltenberg, il segretario della NATO, il quale dichiara che “. è necessario accelerare la fornitura all’Ucraina di armi più pesanti e avanzate per far capire alla Russia che non vincerà sul campo di battaglia”. Dichiarazioni rilasciate dopo un incontro con il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius.

Fornire Kiev con sistemi d’arma avanzati può essere l’unica via per la pace, aggiunge Stoltenberg.
In sostanza, quelli che si considerano i “padroni del mondo” si sentono in diritto di affermare che la potenza nucleare per eccellenza, la Federazione Russa, debba rassegnarsi alla sconfitta alle porte di casa propria nel territorio che le appartiene. Una dichiarazione farneticante che rivela quale sia il livello di onnipotenza della élite occidentale.

La reazione della leadership russa è molto meno misurata di prima e altrettanto dura e decisa: si parla apertamente di misure di ritorsione che potranno colpire non solo l’Ucraina ma anche gli interessi occidentali con utilizzo di “nuove armi” mai prima utilizzate. Chi vuole capire capisca ma non è difficile intendere che sono saltate tutte le linee rosse che la dirigenza russa aveva posto già molto tempo prima della operazione speciale in Ucraina. Le autolimitazioni che Mosca di era data nell’utilizzo dell’offensiva in Ucraina stanno venendo meno di fronte all’aggressività dell’occidente.

Di fronte alla prospettiva di un attacco portato avanti dalla NATO contro le città russe in Crimea o in altri territori, l’atteggiamento cambia e le dichiarazioni dei vari membri della leadership russa lo fanno intendere. L’occidente sta portando il mondo verso una catastrofe globale. Se Washington e i paesi della NATO, con la fornitura di armi a lungo raggio, spingeranno le forze ucraine ad attaccare città sul territorio russo o peggio, a tentare di impadronirsi dei territori russi, questo porterà a misure di ritorsione che renderanno il conflitto totalmente diverso da come appare oggi.

Questa la sostanza degli avvertimenti lanciati dalla Russia all’occidente. Dietro l’angolo c’è un allargamento definitivo del conflitto con il coinvolgimento di altre potenze e possibile utilizzo di armi nucleari, sulla base della dottrina russa.

 

A questo risultato ha portato la caparbia volontà delle élite europee di assecondare il piano di attacco USA contro la Russia, mascherato dietro il conflitto in Ucraina.

Quello che traspare, dalle dichiarazioni e dai rapporti che arrivano da Mosca, è che il presidente Putin, nel suo prossimo discorso previsto a giorni, si accinge a cambiare l’impostazione del conflitto da “operazione speciale” a guerra patriottica”, sulla base delle esplicite minacce alla sicurezza della Russia ed alla volontà dichiarata dell’Occidente a guida USA di voler distruggere la Russia.

Questo significa che tutte le risorse e le forze dal paese saranno gestite in funzione dello sforzo bellico, in modo simile a quanto avvenuto ne 1942/45 quando la Russia fu attaccata dalla Germania e dai suoi alleati. La situazione è ormai paragonabile a quella della Seconda guerra mondiale e Putin si prepara a varare una economia di guerra con mobilitazione totale contro il nemico, senza guardare in faccia nessuno. Tale impostazione permetterà allo stesso Putin di effettuare i cambiamenti necessari (probabile nazionalizzazione delle grandi imprese) e soppressione delle varie quinte colonne interne dell’occidente.

In definitiva la Russia prende atto della sfida esiziale in corso da parte dell’Occidente collettivo sotto guida USA e si organizza per combattere con tutte le sue forze.

Lo scenario della catastrofe si avvicina sempre più….

Foto: Idee&Azione

27 gennaio 2023

Zelensky a Sanremo

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di Antonio Catalano

Il Festival di Sanremo potrebbe essere l’occasione per il popolo italiano per seguire una competizione canora all’insegna della spensieratezza e del piacere di ascoltare nuove proposte. Ci sono sempre stati quelli che ogni anno si dissociavano perché la ritenevano una manifestazione nazional popolare, quindi priva di “cultura” alta, così esprimendo un atteggiamento radical chic. Il fatto, purtroppo, è che da un bel po’ di tempo, a partire dagli anni ’90, di competizione canora ce n’è ben poca, i giochi si fanno prima, a seconda dell’aria che tira e degli interessi commerciali della grande distribuzione discografica. Ma il fatto fastidioso è Sanremo diventato una grande passerella, alla quale sono invitati le “migliori” espressioni del pensiero, “artistico” e non, omologato. Operazione tesa a “educare” gli italiani secondo i dettami del pensiero uniformante, fatto di fluidità sessuale (e di regolari baci in bocca non etero), di antirazzismo da operetta, di ambientalismo della grande finanza, di trasgressività concordata con il potere e menate di questo tipo. Una sorta di prolungamento musicale di quel tg 1, che rimane la fonte di principale stordimento nazionale, in cui l’informazione è presentata come un susseguirsi di fatti trattati alla “Novella 2000”: gossip, luoghi comuni, banalità, re e regine, fatti presentati senza approfondimento critico eccetera (non che gli altri siano meglio, ma il tg1 è maestro in questo campo). Il Tg1 di ieri riserva in ultima notizia la “sorpresa” (oh, guarda un po’!) dei Maneskin super ospiti al festival, gli stessi che qualche giorno fa hanno inscenato la misera sceneggiata del “matrimonio” (come distruggere la sacralità di questo rito) prima dell’uscita del loro nuovo album “Rush”. Ma quest’anno la grande “sorpresa” è data dalla presenza nell’ultima serata (in collegamento da Kiev) di Zelensky. Operazione tramata dal gran ciambellano Bruno Vespa e raccolta con entusiasmo («Sono felice di avere questo collegamento») dal conformista baciapile dell’establishment dello spettacolo Amadeus. E qui non c’è più da scherzare. Si tratta di una vera e propria operazione di guerra (che si sa, si combatte anche con le armi della diplomazia, della cultura, dello spettacolo, dello sport, dell’arte…), che si inserisce nel quadro del pieno e sciagurato coinvolgimento bellico che i nostri governi hanno deciso da un anno a questa parte, con l’accelerazione atlantista del governo Meloni. E questo non si può accettare. Non si può accettare che il pupazzo ucraino (il cui popolo è diventato carne da macello per la strategia di dominio geopolitico americana) in quota Nato imperversi anche al festival di Sanremo, tradizionalmente grande appuntamento dell’intrattenimento nazionale. Qui non si tratta di spegnere la tv o girare canale, si tratta di esprimere la piena ostilità a questa campagna di guerra che stanno attrezzando sopra le nostre teste. Zelensky a Sanremo è il senso dell’accettazione della logica di guerra che gli americani vogliono infondere negli italiani (come nei popoli europei). Ben venga quindi qualsiasi manifestazione di protesta ferma e decisa tesa a impedire che questo scempio vada in onda sulla tv nazionale.
NO ZELENSKY A SANREMO!
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