Schiaffo del Senato a Macron. E Benalla fa tremare l’Eliseo
Alexandre Benalla, l’ex responsabile della sicurezza del presidente Emmanuel Macron, torna a fare tremare i muri dell’Eliseo. Questa volta a colpire duro la presidenza francese è il Senato. La commissione d’inchiesta che indaga sull’affaire Benalla ha infatti consegnato un rapporto di venti pagine in cui di parla apertamente di “importanti disfunzioni” nel sistema di sicurezza dell’Eliseo.
Secondo la stampa francese, l’ex guardia del corpo di Macron e responsabili della sicurezza era in realtà “l’anello debole della sicurezza del capo dello Stato”. Ma non solo, la commissione del Senato ha puntato il dito direttamente contro l’Eliseo, che a suo dire ha dato un’importanza “eccessiva” a Benalla, mentre nessuno dell’organizzazione della sicurezza ha saputo contenere le azioni dell’uomo. Per la commissione d’inchiesta, Benalla ha rappresentato una vera e propria “fonte di fragilità per il dispositivo di sicurezza”. Anzi, per i senatori francesi l’uomo ha esercitato “una funzione essenziale all’organizzazione e alla gestione della sicurezza del presidente della Repubblica” con il “rischio di disturbare il funzionamento normale” delle attività della sicurezza dell’Eliseo. Continua a leggere


I partiti sovranisti già decidono le sorti dell’Unione europea. E a cento giorni dalle elezioni europee, quello che è certo che questi movimenti hanno già un ruolo fondamentale nel panorama politico del Vecchio Continente. In attesa di una tornata elettorale che appare ormai chiaro che rappresenterà la certificazione d una scalata di questi partiti. Che ormai rappresentano una realtà radicata nel quadro istituzionale del continente.
Brutta perturbazione in arrivo dalla Scandinavia su Bruxelles, cioè la caduta, dopo oltre un secolo, del partito Socialdemocratico svedese. Che vorrebbe dire un colpo da ko alla già precaria stabilità politica dell’Unione, soprattutto perché la prevista disfatta del «partito-Stato» dato al massimo al 25 per cento (solo negli anni Novanta viaggiava su percentuali intorno al 45) potrebbe essere accompagnata dal balzo della destra sovranista, dal 4 per cento del 2010 al 20 per cento nelle prossime elezioni generali del 9 settembre. Bruxelles guarda a Nord con terrore perché, anche se la Svezia ha gli stessi abitanti dell’Ungheria di Viktor Orban, il suo peso politico e simbolico è di ben altro genere. Cosa accadrebbe se si aprisse una falla anche in Scandinavia, addirittura nel Paese più progressista, bastione del multiculturalismo e dei valori universali dell’accoglienza? Infatti il governo, nonostante gli ottimi risultati sul fronte economico, con una disoccupazione praticamente inesistente, paga per non aver rinunciato, nemmeno in tempo di antiglobalismo dilagante, alla tradizionale solidarietà terzomondista del partito che fu di Olof Palme («siamo una superpotenza umanitaria», diceva solo tre anni fa il premier Stefan Lofven), accogliendo, in un Paese di soli 9.5 milioni di abitanti, più profughi di tutti gli altri membri dell’Unione europea, 600mila dal 2014, 163mila richiedenti asilo solo nel 2015.
“C’è un piano per islamizzare la Nigeria”, è il grido di allarme del vescovo (conciliare, n.d.r.) Wilfred Chikpa Anagbe della diocesi di Makurdi alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.