L’Ecodittatura getta la maschera

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di Raffaele Amato, Viceresponsabile Christus Rex

L’Ecodittatura getta la maschera – Arriva tardi, Giorgia Meloni, con il suo progetto presidenzialista.

Arriva tardi perché, seppure non ufficialmente, siamo già in una repubblica presidenziale, in cui il Presidente detta l’agenda della politica e la sua linea.

Avevamo avuto già un assaggio di questo presidenzialismo strisciante ai tempi di Napolitano, non a caso soprannominato “Re Giorgio”.

Ultimamente, con le sue nette prese di posizione sul conflitto in Ucraina, sul gender, sulla commissione Covid, sulla cosiddetta transizione ecologica e molto altro, Mattarella sembra muoversi quasi più da capo politico che come figura super partes. In occasione della Cerimonia del Ventaglio, davanti ai giornalisti parlamentari, si è detto sbalordito del fatto che si dibatta sull’emergenza climatica.

I dogmi green

Insomma, i dogmi proclamati da Frans Timmermans e compagnia green vanno messi in pratica senza discutere e guai a citare dati e fonti che smentiscono, questi sì scientificamente, gli assunti di Bruxelles.

La radicalizzazione delle posizioni in merito ai temi del cambiamento climatico sta conoscendo un improvviso salto di qualità e così emergono atteggiamenti totalitari nemmeno troppo velati.

Ad iniziare le danze più recenti è stato Angelo Bonelli, dell’Alleanza Sinistra-Verdi, a cui non è sembrato vero di poter uscire dalle nebbie dell’inesistenza che contraddistinguono la sua esperienza politica e, sfoggiando un’impostazione sovietica, eccolo proporre il reato di “negazionismo” per chi osa discutere i dettami green.

Negazionista!

Certo, l’Italia è da tempo abituata a vedere il diritto di opinione – sancito dall’art.21 della “Costituzione-più-bella-del-mondo” – ridicolizzato dalle leggi Scelba e Mancino, per cui Bonelli si è sentito supportato da tanta giurisprudenza. Insomma, la finestra di Overton sul “pensa come vuoi, basta che pensi come noi” è già aperta da un pezzo.

Il termine “negazionista”, poi, è il nuovo marchio di infamia da gettare addosso all’avversario quando si vuole escluderlo dal consesso civile e trasformarlo nel peggiore dei mostri. Funziona molto bene.

Quindi ecco il prossimo passo: il pensiero unico -sul green ma non solo, il ricordo del ddl Zan è ancora fresco – imposto a colpi di sentenze e di manette.

Resosi conto di averla sparata un po’ troppo grossa, il deputato verde ha cercato di rimediare affermando di non voler colpire il diritto di opinione – ma quando mai? – bensì la “diffusione di notizie false”.

Ora, in pieno regime di relativismo, a chi spetti decidere la veridicità delle notizie, Bonelli non lo spiega, ma lo accenna soltanto.

La Scienzah, quella con l’”h” finale, quella che non ammette dibattito, ma che pretende di dimostrarsi da sola. Il contrario della vera scienza, in sostanza. Quella comunità -poco- scientifica autoreferenziale, a cui si sono abbeverati i Timmermans e le Grete con il ditino alzato, deciderà cosa è vero e cosa è falso, su cosa si potrà dibattere e cosa invece dovrà essere accettato senza riserve. Stupisce e un po’ diverte che l’area politica da cui partono le proposte più repressive verso la libertà di pensiero, stia ancora festeggiando in pompa magna la liberazione di Patrick Zaki, detenuto per reato di opinione.

Di fronte alle sparate dei Bonelli, l’Egitto di Al-Sisi sembra quasi un’oasi di libertà.

Fonte: https://www.2dipicche.news/lecodittatura-getta-la-maschera/

Bergoglio coopta Casarini

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di Raffaele Amato, Vice-Responsabile del Circolo Christus Rex-Traditio

Bergoglio coopta Casarini – La XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in due sessioni distinte a ottobre 2023 e a ottobre 2024, basandosi sul testo dell‘Instrumentum Laboris, si propone di disegnare la nuova Chiesa affrontando temi quale il diaconato femminile, aperture verso il mondo Lgbtq+, e soprattutto, quella che è oramai un’autentica ossessione bergogliana: l’accoglienza verso i migranti.

Quella auspicata dal Pontefice, però, sembra aver poco di evangelico.

Tutta protesa verso il fenomeno migratorio assolutamente incontrastato, l’accoglienza modello ONG non sembra affatto proporsi l’ingresso dei migranti nella comunità dei credenti, la loro conversione, il loro accompagnamento verso la retta dottrina e il Sommo Bene, che è Dio.

E’ piuttosto un accontentarsi di rifocillare e mantenere parcheggiate a tempo indeterminato un numero illimitato di persone sradicate dalla loro terra, all’inseguimento del miraggio di un improbabile e, spesso, impossibile benessere puramente terreno.

In uno slancio di ulteriore strappo verso la tradizione cattolica, anche verso quella post conciliare, che tanto cattolica non è più, Bergoglio allarga il recinto sinodale anche a chi vescovo non è ed estende inviti di partecipazione anche ai non consacrati, fino ad un personaggio con cui i flirts in passato non sono mancati: Luca Casarini.

Centri sociali sovversivi

Esponente dei centri sociali (tra cui il noto “Pedro”) e della sinistra extra parlamentare padovana, Casarini balzò agli onori delle cronache ai tempi del G8 di Genova.

All’epoca il movimento No Global, molto composito al suo interno, contava accanto a sinceri idealisti anche non pochi facinorosi che sfruttavano le manifestazioni per devastare le città. Casarini era il capo della frangia dei cosiddetti “Disobbedienti”.

Ben presto in quel movimento maturò la convinzione che, in fondo, la globalizzazione non andava condannata in toto.

Riciclati

Quindi NO alle multinazionali, ma SI alla migrazione di massa – come se le due cose non fossero strettissimamente collegate-. Insomma, dato che le parole d’ordine No Global e No Border -quest’ultima nata successivamente ma con radici riconducibili allo storico internazionalismo rosso- sono in palese, reciproca e assoluta contraddizione, fu coniato il termine New Global. Dopo non molto tempo il movimento perse di consistenza, ma Casarini seppe restare sulla cresta dell’onda, come esponente di varie sigle dell’estrema sinistra vendoliana e non solo, fino a ricoprire l’incarico di consulente del ministro Livia Turco nel primo governo Prodi.

La Quinta Internazionale

Da anni si distingue per la sua attività nella Mediterranea Saving Humans e in altre ONG immigrazioniste, tutte ben attente che i migranti arrivino rigorosamente in Italia. La saldatura tra Bergoglio e il compagno Casarini, alla luce di quanto sopra, potrà forse scandalizzare, ma non certo stupire.

Questa nuova Chiesa che si sta cercando di costruire è qualcos’altro rispetto all’ essenza bimillenaria del cattolicesimo.

Una Chiesa tutta terrena, dove il Trascendente è evocato solo incidentalmente e quello che conta è il solo aiuto materiale, praticato il quale, ognuno può legittimamente percorrere qualunque strada. Una Chiesa per cui il proselitismo, che altro non è che la conversione del prossimo, cessa di essere un’esortazione del Vangelo e viene trasformato in uno dei peggiori abomini. Tutt’altra cosa, appunto. Ma allora perché chiamarlo “Sinodo dei vescovi”? Quinta Internazionale sarebbe stata assai più appropriata.

Fonte: https://www.2dipicche.news/bergoglio-coopta-casarini/

Russia ed Europa divorziano per sempre?

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Tradotto dall’Ordine dei Giornalisti dell’america Latina in spagnolo e pubblicato su “La Voces del Periodista” (Messico) e Info.Hispania. Ripreso da www.2dipicche.news e altri siti

L’EDITORIALE 

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/07/03/russia-ed-europa-divorziano-per-sempre/

L’IDEA DI EUROPA È UN SOGNO IRREALIZZATO PERCHÉ NON INCLUDE LA RUSSIA

Quando in Russia si pensa all’Europa non si intende solamente un concetto di natura geografica, ma soprattutto un concetto culturale, storico, metafisico, simbolico cui la Russia aspira.

L’idea di Europa è un sogno irrealizzato perché non include la Russia che si sente parte integrante di essa. I grandi intellettuali russi duecento anni fa e i progressisti di trecento anni fa aspiravano ad un Vecchio Continente che fosse inclusivo della loro Patria. Invece, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Unione Europea, sostenuta dagli USA, ha impostato un rapporto con la grande Potenza che fu degli zar dettando tutta una serie di norme e disposizioni legali. Eppure la strutturazione dell’Europa contemporanea e quella della Federazione russa sono pressoché contemporanee. La Russia è apparsa sulla mappa politica il 25 dicembre 1991 e l’Unione Europea ha iniziato ad esistere nel febbraio 1992.

La compatibilità tra le due “federazioni” sarebbe potuta essere un progressivo obiettivo politico, etico, culturale, economico, oltre che geograficamente attiguo. L’integrazione di due mondi molto simili, al netto del comunismo, avrebbe portato una ricchezza enorme al Vecchio Continente. Avrebbe creato dinamiche internazionali tra gli Stati, oggi impensabili. Invece, ha prevalso l’indifferenza o, ancor di più, la diffidenza dell’Occidente e la totale indisponibilità dell’unica Superpotenza di allora, che credeva di perdere terreno e spazi di potere a favore di quello che fu il suo storico nemico.

La posizione dei Paesi europei, nonostante qualche liason con Putin, in un passato non propriamente remoto, è orientata verso un divorzio definitivo, completamente appiattito sugli interessi atlantisti.
Probabilmente, per la prima volta nella storia, l’Europa non è più il centro del mondo, come immagine ideale, perché il contesto globale è cambiato.

Al lettore sorgerà naturale e spontanea la domanda: cosa vuol dire essere un paese di cultura europea, in un mondo sempre meno eurocentrico? Fedor Luk’janov su Limes (5/2023) sostiene che “l’Europa non aspira più ad avere un ruolo centrale ma a quanto si può giudicare punta ad essere la “moglie preferita del signore” “, che ha la bandiera a Stelle e Strisce. La Russia, a partire dall’operazione speciale in Ucraina è fuori da questo paradigma, derubricata a male assoluto da sconfiggere. In coppia con la Russia si sta ponendo come partner privilegiato la Turchia. I detrattori della Russia di Putin parlano già di auto-isolamento della stessa, mentre al Cremlino la Russia è stata definita uno “Stato-civiltà a sé stante”. Il distacco tra Europa e Russia sia dal punto di vista fisico che economico è avvenuto in maniera repentina e contraria al buon senso da entrambe le parti.

In questa situazione caotica e profondamente incerta, si nota un rafforzamento, per alcuni un totale assorbimento, dell’Europa verso Oltreoceano, mentre è chiaro che Putin sta intensificando i rapporti coi Paesi asiatici e col Medio-Oriente, in particolare con Iran e Arabia Saudita e, comumque strizzando l’occhio alla galassia filo-palestinese.

Oggi l’Asia appare il centro dello sviluppo mondiale, la Cina e la maggioranza delle Nazioni globali non hanno alcuna intenzione di fare gli scendiletto degli Stati Uniti.

In tale contesto, la Russia non dovrebbe puntare ad essere il leader mondiale che soppianta gli Stati Uniti, perché questo finirebbe in un lago di sangue, ma, sempre come osserva il russo Luk’janov su Limes (5/2023) dovrebbe creare le condizioni per divenire nel prossimo futuro una “potenza (nazione) indispensabile”, un indispensabile power, senza il quale non si va da nessuna parte, come sosteneva Madeleine Albright negli anni Novanta. In un certo senso l’India si sta ponendo in questo modo, ora. E’ finita l’era dell’Occidente messianico.

Non sarà accettata neppure una Russia messianica o una Cina che esporta il suo modello a Roma. Invece, una Russia come paese di buon senso, con una forte identità culturale e ideale derivante dal Cristianesimo potrebbe divenire un eccellente garante d’equilibrio mondiale, “che ha molto da dare a coloro che si rapportano a essa con rispetto”. Questa è una di quelle folli fantasie che finora trovano posto solo tra i desideri di Luk’janov e miei.

 

Finlandia: il relativismo è legge

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di Raffaele Amato

Finlandia: il relativismo è legge – Su proposta del governo socialdemocratico, il parlamento finlandese ha approvato la legge sul “riconoscimento di genere”, in base alla quale sarà sufficiente una semplice autodichiarazione all’anagrafe, seguita da un periodo di “riflessione” di 30 giorni, per vedersi riconosciuto il genere prescelto.

Basta una firma

Vengono così scavalcati gli accertamenti medici e psichiatrici previsti dalla precedente legislazione. Sconcertante? Non abbastanza, a quanto sembra, se è vero che c’è chi considera questa nuova “conquista” ancora troppo restrittiva, essendo riservata ai soli adulti. Matti (nomen omen?) Pihlajamaa, consulente per i diritti LGBT+ per conto di Amnesty International Finland, promette battaglia: “Escludere i bambini dal riconoscimento legale del genere viola la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. Continueremo a chiedere al governo di modificare la legislazione, di conseguenza, per garantire che promuova i diritti dei bambini”.

I limiti della legge

Le ricadute pratiche di simili follie nel mondo si sono già registrate. Nel 2018, nelle elezioni municipali di Oaxaca, in Messico, 19 candidati uomini (di cui solo 2 classificati come transgender mentre gli altri 17 erano in gran parte padri di famiglia con mogli e figli) si sono dichiarati donne per poter rientrare nelle quote rosa.

In seguito alla causa legale intentata nel 2019 dall’American Civil Liberties Union (ACLU), a partire dal 2021 sono iniziati trasferimenti di detenuti transgender dalle carceri maschili a quelle femminili. Da allora non si contano gli episodi di molestie, gravidanze indesiderate, stupri subiti da detenute.

Questi sono gli aspetti macroscopici, spettacolari, clamorosi della deriva relativista, ma, a costo di apparire complottisti, non deve sfuggire il disegno che c’è dietro questi fenomeni. L’ideologia gender, parte integrante di quella Woke, mira ad un transumanesimo in cui ogni identità è necessariamente liquida.

Per cui nessun elemento identitario, quali la razza, la patria, la lingua, la religione, la cultura, la cucina, o come in questo caso, il sesso, può essere considerato un punto fermo, un dato certo. L’Umanità, privata di ogni riferimento, è oggetto di una svolta antropologica omologante, in cui falsi diritti diventano i totem a cui immolare la civiltà stessa.

Come fermare la deriva?

Di fronte a questa ondata nichilista che sta sommergendo l’Occidente, non si vedono argini di rilievo, non si levano che poche voci contrarie, soprattutto non si organizzano fronti di resistenza. Forse nella speranza che, prima o poi, la ragione tornerà a prevalere e le pericolose stravaganze woke – arcobaleno si afflosceranno su sé stesse. Ma le cronache degli ultimi anni ci raccontano una storia diversa. E cioè che il fronte nichilista più ottiene e più pretende, in una corsa senza fine verso l’abisso, Matti Pihlajamaa docet.

È tempo di agire, magari non temendo di affermare, con forza, che la realtà è un dato oggettivo, non soggettivo. Che i sessi sono due: maschi e femmina. E che i generi sono i mariti delle figlie.

https://www.2dipicche.news/finlandia-il-relativismo-e-legge/

Anpi-nquisizione e la fase isterica dell’antifascismo

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di Raffaele Amato

Anpi-nquisizione e la fase isterica dell’antifascismo. – La recente, penosa, vicenda della maglietta della X Mas di Montesano ci riporta al tema dell’involuzione dell’antifascismo. Dall’antifascismo di opinione, ideologico, si è passati prima all’antifascismo militante, che tanti lutti e tragedie ha provocato soprattutto negli anni ’70, e quindi all’attuale antifascismo isterico, autentica patologia psichiatrica, che si manifesta con attacchi di orticaria, convulsioni, urla, vesti stracciate e bave alla bocca alla sola vista di un qualunque elemento che possa essere anche lontanamente ricondotto al Fascismo, a Mussolini o al Ventennio.

La solita ANPI

La (per nulla) santa inquisizione, che ha nell’ANPI la sua alta gerarchia e nei mediocri artisti del circuito radical chic i suoi banditori, non fa un processo alle idee, ai contenuti, alla Storia ma, direttamente, condanna senza appello a quello che vorrebbe fosse un totale oblio. Il tanto deprecato ventennio, semplicemente, deve essere cancellato e tutto ciò che lo ricorda non ha diritto ad esistere. Paradossalmente, più ci si allontana dal 1945 e più questo fenomeno si intensifica, anziché lasciare spazio ad un dibattito serio, sereno e soprattutto scientifico su ciò che il fascismo ha rappresentato.

FDI latitante

Nel 1983, in occasione del centenario della nascita del Duce, ci fu un intenso periodo di iniziative culturali, convegni, conferenze. Il MSI promosse diversi eventi di alto livello e nessuno pensò di scandalizzarsi. Nel centenario della marcia su Roma, 39 anni dopo, Fratelli d’Italia, il partito erede del MSI, fischietta facendo finta di niente, stando bene attento a non farsi trascinare in qualche accostamento sconveniente, aspettando nervosamente che passi la nottata. Venuti meno la disputa ideologica, il confronto su visioni della vita e della società, appiattitosi tutto nel pantano liberal-liberista-libertario, rimane spazio solo per le urla scomposte di qualche testa di cazzullo, di qualche Pif (cosa aspettarsi da chi ha scelto come nome d’arte il suono di una flatulenza mal trattenuta?), di qualche Lucarelli, che invocano il rogo e il pubblico ludibrio per chi osa deviare dai binari del conformismo.

Il politicamente corretto impera

Copione già visto e rivisto: il personaggio di turno (Montesano il più recente) commette il peccato mortale verso il politicamente corretto, che può essere un simbolo su una maglietta o, molto peggio, un giudizio non del tutto ostile riguardo al Fascismo.

I pretoriani dell’antifascismo

L’Anpi-nquisizione si scatena immediatamente. Segue un breve periodo di smarrimento del colpevole e tutto si conclude con l’immancabile ammenda, il capo cosparso di cenere, le scuse condite da lacrime. Viene da chiedersi come mai persone alquanto navigate possano scivolare in certe ingenuità. Sorge quasi il sospetto che certi episodi siano costruiti ad arte, forse per regalare un attimo di notorietà a personaggi non più sulla cresta dell’onda o, più probabilmente, per sancire, una volta di più, chi è che comanda, chi stabilisce cosa si può dire e cosa no, cosa si può pensare e cosa no. Il diritto di opinione stabilito dall’art.21 della “Costituzione più bella del mondo”? Acqua fresca. La libertà di espressione per cui “i partigiani hanno combattuto”? Aria fritta. Quando fu istituita la famosa commissione Segre, con il compito di combattere l’incitamento all’odio, pensai, un po’ troppo candidamente, che avremmo finalmente assistito allo scioglimento dell’ANPI. Invece … E la destra tace o, al massimo, fischietta.

Fonte: https://www.2dipicche.news/anpi-nquisizione-e-la-fase-isterica-dellantifascismo/