Il nuovo sindaco di Verona dovrà usare sgrassante, olio buono e forze fresche

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VERSO LE ELEZIONI COMUNALI DI VERONA

di Matteo Castagna per https://www.veronanews.net/il-nuovo-sindaco-di-verona-dovra-usare-sgrassante-olio-buono-e-forze-fresche/

Mancano poco più di venti giorni alle elezioni amministrative per il Comune di Verona. Sarà un banco di prova importante, forse una prova del nove per ambizioni nazionali da parte di qualcuno. Certamente, una delle città più belle ed importanti del Veneto si appresta a rinnovare il mandato del Sindaco uscente Federico Sboarina, sostenuto dal centro-destra, oppure a voltare pagina, scegliendo l’ex calciatore Damiano Tommasi, che ha unificato tutto il centro-sinistra scaligero. Particolare attenzione, dato il momento storico, meritano ben tre liste civiche della galassia cosiddetta “no vax” o “free vax”, che corrono ciascuna col proprio candidato, soprattutto per sondare il reale pensiero dei veronesi su determinate tematiche sensibili, relative alla restrizione di alcune libertà, alla legittimità del rilascio di un green pass, per condurre una vita normale, tra cui spicca, come coraggiosa outsider, Paola Barollo per la Lista Verona Costituzione libero pensiero.

In riva all’Adige non ci si fa mai mancare nulla, per cui ritorna in pista anche l’ex sindaco Flavio Tosi, sconfitto nel 2017, proprio da Sboarina. Viene sostenuto da alcune liste civiche e Forza Italia, che ha compiuto una scelta di campo diversa da quella degli altri municipi al voto Domenica 12 Giugno, correndo contro il centro-destra e rinunciando a fungere da perno di un progetto d’aggregazione civica inclusivo ed equilibrato, cui molti guardavano con interesse. In politica, comunque: mai dire mai.

La percezione che in città si respiri voglia di vacanze, complice anche il caldo di queste giornate, lo stress da due anni di pandemia non favorisce le 26 liste ammesse alla competizione elettorale. Il partito dell’astensionismo viene sempre sottovalutato perché, comunque, valgono i risultati, a prescindere da quanti aventi diritto si siano recati alle urne. Poi, si dà la colpa a una serie di circostanze, come alibi alla disaffezione generale verso la politica, che viene espressa da molti restando a casa, perché “quando i è là, i fa solo i affari soi e i se ne frega de noaltri” – dice un capannello di persone di mezza età, uscito dal Liston 12.

I candidati hanno il compito di essere convincenti e di saper ascoltare ed amministrare il bene comune come un buon padre di famiglia, attraverso investimenti ed innovazione in tutti gli ambiti, dal turismo al sociale, dallo sport alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. Un capitolo importante dovrà essere quello riguardante l’aeroporto Catullo, che merita un rilancio sostanziale attraverso scelte coraggiose di governance, per non lasciare Verona ai margini, nonostante le enormi potenzialità e la posizione geografica  straordinaria. L’ente lirico deve essere all’altezza dell’Arena, tornando a darle quel prestigio e quella ricchezza che sembrerebbero mancare da troppi anni. Progetti faraonici o fantasiose quanto roboanti opere pubbliche non interessano ai veronesi, che sono stanchi di trafori promessi da decenni e mai realizzati, ma richiedono attenzione per l’ambiente e, ancor più, le condizioni minime per condurre una vita normale, quali strade senza trafori (quelli sì!), regolamentazione del traffico, ZTL più elastica, parcheggi e meno stalli blu, abbattimento delle barriere architettoniche, servizi pubblici a misura d’uomo, possibilità di lavorare dignitosamente e incentivi alle famiglie. Verona vuole continuità con i suoi valori e principi tradizionali.

Non è, però, sufficiente. Verona non è più la città ricca dei primi anni del Duemila. I tre principali istituti finanziari presenti nella nostra città, ovvero Cattolica Assicurazioni, Banco Ppm e Fondazione Cariverona che rappresentavano la grande ricchezza della comunità, si sono persi, gradualmente, nell’ultimo ventennio. …“Il patrimonio della Fondazione si è ridotto a poco più di un terzo, e le erogazioni di conseguenza, mentre dalla prima quotazione alla Borsa di Milano l’azione del Banco Popolare e quella di Cattolica hanno subito un vero e proprio crollo. La perdita collettiva è evidente. In questi anni Verona ha perso le sue due banche più antiche e prestigiose, il Banco aggregato a quello milanese in posizione subalterna e la Cassa di Risparmio, fagocitata dal colosso Unicredit, che ha dimostrato, però, di avere spesso i piedi d’argilla. E Cattolica ha visto entrare nel proprio capitale, in posizione dominante, e nella propria struttura, proprio la sua maggior rivale, ossia Generali di Trieste: un’operazione che è stata pienamente avallata, anzi condotta, al proprio gruppo dirigente e che potrebbe preludere, per la città, alla sottrazione anche della gloriosa e antica compagnia assicurativa.(…) Alessandro Mazzucco ha avuto modo di notare come “Verona sia una città tendenzialmente assopita”.” (Schei in fumo, Ivano Palmieri, Cierre Edizioni, 2021)

I giovani hanno, spesso, modo di notare come sembri addirittura “morta”, in un inutile ed eccessivo rigorismo, a loro scapito e a scapito, così come delle attività commerciali.

Verona è rimasta fuori dalle dieci città finaliste come capitale della cultura. Speriamo nelle Olimpiadi. Sempre Palmieri scrive che “c’è chi suggerisce che la bella addormentata tale sia perché determinate coalizioni di interesse o gli stessi pubblici poteri si dedicano ad addormentarla con tecniche soporifere” così come Paolo Danieli sottolinea  che “Verona è assopita, ferma, non cresce, non ha una visione, non ha un progetto, si limita a gestire il presente, ferma mentre gli altri corrono…E perché questa paralisi? La risposta va ricercata nel sistema di potere che gestisce Verona da troppi anni, a prescindere da chi amministra e costituisce un’incrostazione che impedisce agli ingranaggi della città e del territorio di girare come dovrebbero”. (Lettera Politica n. 159 in “Officina”, 25/03/2019)

Chiunque vinca dovrà usare sgrassante, olio buono e forze fresche, per togliere ruggini e calcare dagli ingranaggi, ripulire dalla polvere, dalla sporcizia e dal marciume il modello Verona, che merita rilancio internazionale, perché è la città più bella del mondo. 

La politica è un topo morto

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di Marcello Veneziani

La politica è un topo morto. È questo il responso globale delle urne. Mezza Italia non va a votare e la metà che resta, vota in larga parte per tutto ciò che è nuovo, è fuori, è contro. Viva gli outsider, via gli extra moenia…

La politica è l’unico campo in cui la verginità è ancora un valore, anzi è oggi il requisito principale. Virginia Raggi, ha già un nome promettente… Non avere un passato, un curriculum, una storia è la carta vincente dei grillini. Per un paese vecchio, che non fa figli, vedere un giovane è già un evento euforico. Quando vedi irrompere le facce della Raggi e dell’Appendino, Di Battista e Di Maio, partecipi all’incanto di un inizio, la magia dello stato nascente, la promessa senza ricordo, puro avvenire senza passato, pura intenzione senza bilancio. Fa simpatia lo stato nascente. Grillo è solo l’Ayatollah, la politica è nelle mani dei pischelli. Godiamoci le novità, una donna alla guida di Roma come non accadeva dai tempi di Rea Silvia, cioè prima della fondazione di Roma…Non dirò che è prevedibile la parabola, è probabile il flop, la delusione. Non si sa mai, meglio augurarsi che i 5stelle smentiscano i pronostici pur facili per città così difficili. E poi il mondo che si opponeva a loro, il vecchio mondo dei politici senza politica, era fatiscente e furbesco, da troppo tempo beveva veleno e sputava fiele, aveva perso la passione e la visione, meritava di crollare.

Però mi dico: cosa può fare, cosa può dare, quanto può durare, un movimento che non ha una visione politica e tantomeno storica, che non ha idee o progetti ma indica solo comportamenti e limitazioni, che confonde la purificazione dei mezzi con l’efficacia degli scopi? E l’onestà, che è ora una bandiera pagante, può reggere alla lunga senza una motivazione ideale, confondendo un principio di vita con un metodo e a prescindere dalla capacità? Quanto è disonesto, immorale, antisociale, promettere il reddito di cittadinanza, che è poi la radicalizzazione dello stessa demagogia degli 80euro renziani? A parte la difficoltà di reperire fondi cospicui per un’impresa così vasta, non è devastante, scoraggiante, l’effetto su chi lavora per guadagnare due soldi? Si crede davvero che si possano risolvere le voragini economiche italiane coi piccoli risparmi di qualche indennità parlamentare dimezzata? Si pensa davvero che diecimila pensioni d’oro possano compensare dieci milioni di pensioni da fame, si ha un’idea della proporzioni? Si pensa davvero che un paese possa rinascere semplicemente dicendo di no a tutte le imprese che aumentano i rischi di malaffare e di corruzione ma anche le prospettive di ripresa?

Ma lasciamo stare, l’irrealismo è quel che di solito caratterizza gli stati nascenti, poi col passare del tempo non vengono a galla solo i vizi, le velleità, i fallimenti ma si fa tesoro dell’esperienza, si acquista il senso attivo della realtà.
E dall’altra parte cosa c’è, tra gli insider, gli intra moenia estromessi dalle mura, insomma i topi morti? C’è il marasma senile. C’è lo squagliamento generale. Renzi che è la versione anagraficamente-politicamente corretta di Berlusconi,  ha giocato la partita Uno contro tutti, che ora si è ritorta avendo Tutto contro uno. Per lui ora la scommessa non è smontare e rifare il partito come lui dice, ma separare le sorti del governo da quelle del partito. Lasciare la leadership del partito per salvare la premiership del governo. E depotenziare il referendum.

Il centro-destra invece esiste come area d’opinione ma non ha più leader, oltre che classe dirigente. Basta con Berlusconi, ma Salvini non basta, e nemmeno Meloni. Non bastano più le faccine, le gag televisive, il popolo di centrodestra non vota o s’ingrillisce, vede i suoi leader come topi morti o sorci mai nati e intorno il deserto. Salvo pochi italiani, nessuno più vota per convinzione, ma per sfregio, per veder crollare questo o quello, ci teniamo Renzi perchè non abbiamo alternativa, votiamo Grillo perché vogliamo il Giudizio Universale.

A volte ho l’impressione che i grillini siano come gli orfanelli che una volta accompagnavano i funerali. Ignari, spaesati, a volte allegri, seguono da estranei il feretro dello sconosciuto. Dicono che l’ignoto defunto si chiamasse Politica.

Fonte: www.marcelloveneziani.it