Bibbia Queer: “Blasfemie contro la Madonna nel commentario al Vangelo di Luca”

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Segnalazione di L.C.

Indizio n.162 Commentario Bibbia Queer: “Blasfemie contro la Madonna nel commentario al Vangelo di Luca: qualche alto prelato ha letto i contenuti pubblicati dalla ‘cattolica’ EDB?”
di INVESTIGATORE BIBLICO

Tempo d’Avvento: le profezie messianiche

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Testo tratto da: Gesauldo Nosengo, INCONTRO A CRISTO. Testo per l’insegnamento della Religione nella Scuola media inferiore. Volume primo per il primo anno, “Gesù Cristo Messia e Rivelatore, centro del tempo antico e della nostra fede, Felice Le Monnier, Firenze 1950, pagg. 84-90
 
GESU CRISTO CENTRO E TERMINE DELLE PROFEZIE 
 
SOMMARIO: Gesù sa e dice di adempiere le profezie. — I profeti: divinità delle profezie. — Il Cristo dei profeti. — I profeti hanno predetto del Messia: la stirpe; la nazione; la tribù; la famiglia; la Madre; il tempo della nascita; il luogo; la vita; la passione; la missione; la divinità; il sacerdozio; il trionfo; la regalità. 
 
GESU’ SA E DICE DI ADEMPIERE LE PROFEZIE. 
 
Gesù — dice il Vangelo — venne a Nazareth, dove era stato allevato, e, entrato, secondo l’usanza del sabato, nella Sinagoga, si alzò per fare la lettura. Gli venne dato il libro del profeta Isaia, ed Egli, apertolo, trovò quel passo dove è scritto : « Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo Egli mi ha unto per portare la buona novella ai poveri; mi ha mandato a guarire i contriti di cuore, ad annunciare la liberazione ai prigionieri e la vista ai ciechi, a rimettere in libertà gli oppressi, a predicare l’anno accettevole del Signore e il giorno del premio ». Poi, ripiegato il libro, lo restituì all’ inserviente, mentre tutti nella Sinagoga tenevano gli occhi fissi su di Lui. 
Allora Egli cominciò a dir loro : « Oggi le vostre orecchie hanno udito l’adempimento di questa profezia ». 
In questo caso — come in molti altri — Gesù applica a sè stesso i passi dei profeti e dimostra che si sono adempiuti nella Sua Persona e davanti agli occhi dei suoi contemporanei. 
Dunque le profezie avevano per termine Lui e trovavano in, Lui il loro compimenti. 
 
I PROFETI: DIVINITÀ DELLE PROFEZIE. 
 
Dio aveva preparato il popolo ebreo a ricevere il Salvatore colle promesse più volte rinnovate; aveva costellato la sua storia politica e religiosa di stupende figure messianiche, ma volle anche anticipatamente descrivere molti aspetti del Cristo venturo per mezzo delle profezie. 
Per un periodo di 400 anni Dio suscitò uomini straordinari chiamati profeti, affidando loro il compito di richiamare il popolo alla fede ed alla morale divina. La loro missione, per volere di Dio, fu confermata coi miracoli e colla predizione del futuro. 
I profeti, per risvegliare l’attesa messianica, parlarono spesso del Messia, e le loro profezie sul Cristo, unite ed ordinate, ne costituiscono quasi una biografia anticipata. Sono come le pietruzze di un mosaico che, sistemate secondo il piano dell’artista e vedute nel loro complesso, formano una meravigliosa composizione: la vita del Messia. 
Questo fu possibile perché una sola Mente ordinatrice ispirava i profeti e li dirigeva verso un unico fine ed un’unica persona : Gesù Cristo. Così il Messia, apparendo sulla terra, unificava e realizzava in sè tutto il passato e trovava nelle profezie un argomento invincibile della sua missione divina. 
 
IL CRISTO DEI PROFETI. 
 
Le profezie intorno a Gesù Cristo sono moltissime: tra esse scegliamo quelle che si riferiscono ai fatti più impor-tanti della sua vita. 
 
I PROFETI HANNO PREDETTO DEL MESSIA : 
 
1) La stirpe da cui sarebbe nato : quella di Sem. Infatti Noè benedicendo a Sem disse : « Benedici, o Signore, i padiglioni di Sem, e sia Canaan loro schiavo. Di-lati Iddio Iaphet e trovi dimora nei padiglioni di Sem » (Genesi, 9, 26). 
 
2) La nazione: quella discendente da Abramo. « Benedirò chi ti benedice — disse il Signore ad Abramo — e maledirò chi ti maledice e Per te saranno benedette tutte le nazioni » (Genesi, 22, 18). 
 
3) La tribù: quella di Giuda. « Giuda, a te daran lode i tuoi fratelli — disse Giacobbe benedicendo i suoi figli — e ti adoreranno i figlioli del padre tuo. Lo scettro non sarà tolto da Giuda e dal condottiero della stirpe di lui, fino a tanto che venga colui che deve essere mandato, Egli sarà l’aspettazione delle nazioni » (Genesi, 40, 8). 
 
4) La famiglia: quella di Davide. « Il Signore ha dato a Davide promessa giurata e davvero non la ritratterà: un tuo figlio collocherò sul trono » (Salino, 131, 11). « Il seme di lui durerà in eterno » (Salmo 88). 
 
5) La Madre: Maria Vergine. « Ecco che una Vergine concepirà e darà alla luce un figlio e il suo nome sarà Emanuele cioè: Dio con noi (Isaia. 7. 14). 
 
6) Il tempo della nascita. —« Sappi dunque e nota attentamente : da quando uscirà l’ editto per la riedificazione di Gerusalemme fino al Cristo principe vi saranno sette settimane e sessantadue settimane; e saran di nuovo edificate le piazze e le mura in tempo d’angustie…. il Cristo sarà ucciso e non sarà più suo popolo quello che lo rinnegherà. E la città e il santuario saranno distrutti da un popolo con condottiero che verrà e la sua fine sarà la devastazione » (Daniele, 9. 25). 
« Quando verrà meno lo scettro di Giuda » (Genesi, 40, 10). 
« Prima della distruzione di questo secondo tempio che sarà da lui visitato» (Aggeo, 2-8). 
« La sua venuta sarà preceduta da una pace universale » (Isaia, 2, 4). 
« Sarà annunciata e preparata da uno speciale inviato » (Malachia, 3, 1). 
 
7) Il luogo. « E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei certo la più piccola fra le terre di Giuda; perchè da te uscirà Colui che reggerà il mio popolo di Israele » (Michea, 5, 2). 
 
8) La vita. « Sarà adorato dai re d’Oriente che gli offriranno oro e incenso » (Isaia, 60, 6). 
« Soggiornerà in Egitto » (Osea, 11, 1). 
« Sarà povero ed attenderà al lavoro » (Salmo 87, 16). « Sarà obbediente )) (Salmo 39, 
« Andrà a cercare le pecorelle smarrite, solleverà quelle che son cadute, fascerà le piaghe di quelle che son ferite » (Ezechiele, 34). 
« Consolerà gli afflitti » (Isaia, 61). 
« Opererà miracoli a favore dei ciechi, dei sordi, dei muti, ecc. » (Isaia, 35, 6). 
« Sarà anche una pietra di scandalo ed un’occasione di rovina per un gran numero di giudei » (Isaia, 1, 6, 8). 
« Entrerà trionfalmente in Gerusalemme « cavalcando un’asina e un asinello » (Zaccaria, 9, 9). 
 
9) La passione. « Egli non ha vaghezza nè splendore; e noi l’abbiamo veduto e non era bello a vedersi…. Veramente Egli ha preso su di sè i nostri languori e ha portato i nostri dolori, e noi l’abbiamo reputato un lebbroso e come flagellato da Dio e umiliato. Ma egli è stato piagato a motivo delle nostre iniquità, è stato sprezzato per le nostre scelleratezze; il castigo, cagione di nostra pace, cade sopra di Lui e per le lividure di Lui siamo risanati. Tutti noi siamo stati. come pecore erranti : ciascheduna deviò per la sua strada e il Signore pose addosso a lui le iniquità di tutti noi. È stato offerto, perché Egli ha voluto e non ha aperta la sua bocca; come pecorella sarà condotto ad essere ucciso; e come agnello muto si sta dinanzi a colui che lo tosa, così Egli non aprirà la sua bocca » (Dalle Profezie di Isaia). 
« Mi pesarono per mia mercede trenta monete d’argento » (Zaccaria, 11, 12).
« Hanno forato le mie mani ed i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa ; si son divise le mie vesti e han gettato la sorte per avere le mie vesti… ; quanti mi videro si burlarono di me, mossero le labbra e scossero la testa. Confidò nel Signore : essi dicono : lo liberi, lo salvi, se è vero che lo ama » (Salmo 21). 
« Per cibo mi diedero fiele, e per calmare la mia sete mi offersero aceto » (Salmo 62, 68). 10) La missione. — « Sarà il Salvatore » (Isaia, 51, 5). « Sarà il giusto per eccellenza » (Geremia, 23, 5). « Sarà l’Ammirabile; il Consigliere; il Principe della pa-ce » (Isaia, 9, 6).
 
11) La divinità. — « Il Signore mi ha detto : tu sei mio figliuolo oggi io ti ho generato ». 
« Tra gli splendori della santità, avanti ad ogni altra cosa, dal mio seno io ti generai – dice Iddio » (Salmo 109, 4). 
« Egli sarà l’Emanuele, il Dio forte, il Padre del futuro secolo » (Isaia, 42, 16). 
 
12) Il sacerdozio. « Il Signore ha giurato ed egli non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedecco » (Salmo 109). 
 
13) Il trionfo. «L’Agnello sarà il Dominatore ». « Disse il Signore al mio Signore : siedi alla mia destra fino a tanto che io ponga i tuoi nemici sgabello dei tuoi piedi ); (Salmo 109). « Non permetterai che il tuo unto veda la corruzione » (risurrezione) (Salmo 15). 
 
14) La regalità. « Fiorirà ai suoi dì la giustizia e somma pace…. dominerà da un mare all’altro e dal fiume fino all’estremità della terra )) (Salmo 71). « Ci è nato un pargolo, ci fu dato un figlio, il suo nome sarà Principe ,di Pace e il principato è stato posto sulle sue spalle. Il suo impero crescerà. Sederà sul trono di Davide e sopra il suo regno » (Isaia, 9, 6). « Gli conferì la potestà, l’onore, il regno; tutti i popoli, le schiatte e le lingue serviranno a Lui; la sua potestà sarà una potestà eterna che non gli sarà mai tolta, e il suo regno un regno che non sarà mai distrutto » (Daniele, 7, 13). 
 
Tutte queste profezie si sono verificate alla lettera; basta leggere la Vita di Gesù, e specialmente il Vangelo di S. Matteo che, scrivendo per gli ebrei, diede un forte rilievo al parallelismo tra le profezie e la vita del Salvatore, offrendo la più forte dimostrazione che l’Aspettato delle genti era venuto, che era lui, Gesù di Nazaret. 
 

Green pass, delirio della CEI: “Opporsi è contrario al Vangelo”

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di Redazione

IL MESSAGGIO DELLA CEI BACCHETTA NO VAX E NO GREEN PASS. MA CHE C’ENTRA COL VANGELO?

“Confesso a Dio Onnipotente che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni. Faccio pubblica ammenda, poi sarà mia premura replicare il tutto in confessionale: nutro più di un dubbio sulla legittimità e la correttezza, politica e giuridica, del green passMea culpa, mea culpa, mea màxima culpa. Voglio dire: mi son vaccinato con la stessa puntualità con cui mi sono cresimato, però oggi scopro di essere “irresponsabile” e soprattutto “lontano dal Vangelo” perché critico il lasciapassare. E visto che extra eclesiam nulla salus, e che io all’eternità ci tengo eccome, sono costretto a cospargermi il capo di cenere ben prima dell’inizio della Quaresima”.

Inizia così, tra il serio e il sarcastico, il primo capoverso dell’articolo di Giuseppe De Lorenzo sul sito di Nicola Porro. Il giornalista ha perfettamente ragione. Se si accetta la gerarchia ecclesiastica attuale come legittima, il cattolico è tenuto ad obbedire alla richiesta disciplinare dell’Assemblea dei vescovi. Non può attaccarla pubblicamente, perché quando la Chiesa docente dà un imperativo che ha implicazioni di fede o di morale, in questo caso l’implicazione è morale, la Chiesa discente deve (non, può) chinare il capo ed obbedire. Si tratta del principio di Autorità, su cui si fonda la Chiesa gerarchica, che va ubbidita, ovviamente, anche quando non si esprime ex chatedra, su tematiche inerenti la Fede e la Morale. E anche se non si è d’accordo. Pena la scomunica. Chi non conosce o ha penso il significato del principio di Autorità nella Chiesa si comporta come un eretico, che si permette di attaccare pubblicamente un vescovo o il Papa, in materia di Fede o Morale. E’ un’attitudine di matrice protestante, purtroppo, diffusa, in particolare dopo il Concilio Vaticano II, quella che induce il laico a dire che la Chiesa sbaglia in materia di Fede o di Morale, come se potesse farlo, e non fosse Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Non potendo insegnare costantemente l’errore di Fede e di Morale, l’insegnamento dei Padri, dei dottori della Chiesa, dei Papi e persino il can. 188 del codice di Diritto canonico 1917, ci dicono all’unisono che qualora ciò avvenisse, il chierico colpevole decadrebbe da ogni autorità nella Chiesa, “ispo facto, et sine ulla declaratione”. Di fronte all’eresia manifesta, dunque, il cattolico, deve saper reagire constatando la vacanza della Sede Apostolica e riconoscendo la drastica riduzione della dimensione visibile della Chiesa a coloro che, validamente consacrati ed ordinati, rimangono fedeli al Magistero Perenne. Per questo motivo, noi siamo sedevacantisti, consapevoli che il dogma dell’indefettibilità non verrà mai meno, perché ce l’ha promesso Gesù Cristo. Constatando la Sede Vacante per eresia manifesta ovvero pubblica, dovuta all’insegnamento di dottrine differenti o contrarie alla Tradizione, consapevoli dell’invalidità dei riti di consacrazione episcopale riformati nel 1968 e, per conseguenza diretta dell’invalidità dell’ordine sacerdotale post-conciliare effettuato con il nuovo rito modificato nelle formule essenziali, possiamo dire che non ci riguarda ogni cosa venga detta o scritta da chi si è messo fuori dalla Chiesa, professando le dottrine cripto-protestanti del Conciliabolo Vaticano II. E’ nostro dovere di carità, però, denunciare ogni crimine di apostasia o deviazione dottrinale/morale, anche pubblicamente, affinché vengano ingannate meno persone possibili, con l’aiuto della Grazia, perché questi signori occupano i Sacri Palazzi e la gente li crede cattolici. Non è possibile, invece, cadere nel grave errore dell’indisciplina e della disobbedienza verso coloro che si considerano legittimi pastori della Chiesa di Cristo. Sarebbe paradossale e una costante mens antipapista e a-cattolica quella di attaccare pubblicamente i legittimi Pastori della Chiesa in materia di Fede e/o morale. La Chiesa, su questi insegnamenti, non può sbagliare oppure non è Chiesa di Cristo. Tertium non datur.

Procede l’articolo di De Lorenzo, che, potrebbe essere identificato col cattolico, che si interroga, disorientato:

“Adesso vi spiego. Oggi il Consiglio Episcopale permanente della Cei ha reso noto il suo messaggio redatto per la 44a Giornata Nazionale per la vita. Ordinaria amministrazione. Ma tra i giusti richiami ad opporsi all’aborto (Signorini, almeno tu sei salvo), i Vescovi hanno infilato anche quello che i media già leggono come l’anatema contro i no vax e no green pass. Eccolo: “Non sono mancate – si legge nel testo – manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti. Molto spesso si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione“. Direte: chi ti assicura che ce l’hanno coi no green pass? Lo certifica l’Agensir, ovvero il Servizio di Informazione Religiosa sostenuto dalla stessa Cei. Insomma: non si sbaglia mica.

Ora, ho grande rispetto dei Vescovi tutti. Per alcuni di loro nutro anche personale amicizia. Però cribbio: già uno fatica a seguire la retta via dettata da Nostro Signore, se pure opporsi al green pass diventa “lontano dallo spirito del Vangelo” qui il cammino verso la redenzione si fa decisamente complicato. Anche perché la contrarietà non nasce da chissà quale “egoismo, indifferenza o irresponsabilità” (ripeto: sono stravaccinato). Inoltre non sono impaurito. Non mi ritengo confuso, se non quando mi sveglio la mattina prima di riuscire a sorseggiare un caffè. E la visione della persona umana è e resta quella che ho sempre avuto, anche quando tentavo indegnamente di dirigere una banda di scout scalmanati sul “sentiero bianco” della fede. Dunque ai Vescovi chiedo: possibile che opporsi al lasciapassare, ovviamente senza violenze in stile Forza Nuova, significhi davvero avere una visione dei rapporti sociali “assai lontana dal Vangelo” e “dallo spirito della Costituzione”?

Se è così, abbiamo un problema. Non se Dio sia davvero il primo liberale della storia, come sostiene Antonio Martino. Però a me hanno sempre insegnato che “la libertà cristiana” è “sequela di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce” (Papa Ratzinger, 1 luglio 2007). Ossia: vivere il libero arbitrio come servizio. Che c’azzecca col green pass? E coi no vax? Va bene richiamare alla responsabilità sociale. Va bene invitare i credenti a vaccinarsi. Però tutto questo col lasciapassare a poco a che fare. Il principio credo debba essere questo: rispettare il diritto di ognuno, almeno finché non vi sarà una legge che obbliga alla vaccinazione, di scegliere se inocularsi il siero o meno. Basta. Non parliamo di scie chimiche, chip sotto pelle o che altro: ma del fatto che il green pass uccide quella libertà di scelta falsamente garantita dallo Stato. E introduce un obbligo surrettizio a chi, legittimamente, non si fida di Figluolo, Burioni o Speranza. Punto.

Che poi, sbaglio oppure per andare a Messa il green pass non è richiesto? Perché se è così – ed è così – allora la faccenda puzza di bruciato. Confesserò anche i maligni pensieri. Ma io, qui, un ditino di ipocrisia lo noto eccome”. (fonte dell’articolo di De Lorenzo: https://www.nicolaporro.it/green-pass-delirio-dei-vescovi-opporsi-e-contrario-al-vangelo/

 

Un “Cordileone” agli ipocriti che si definiscono “cattolici e abortisti”: “non si può ricevere la Comunione”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di LEONARDO MOTTA*

L’Arcivescovo di San Francisco, Salvatore J. Cordileone, ha pubblicato il 1° maggio 2021 una lettera pastorale sulla dignità richiesta per la ricezione della Santa Comunione in cui insiste sul fatto che ogni cattolico che coopera con il male dell’aborto dovrebbe astenersi dal ricevere l’Eucaristia.

“Fondamentalmente è una questione di integrità: ricevere il Santissimo Sacramento nella liturgia cattolica significa abbracciare pubblicamente la fede e gli insegnamenti morali della Chiesa cattolica e desiderare di vivere di conseguenza”, ha scritto monsignor Cordileone. “Tutti pecchiamo in modi diversi, ma c’è una grande differenza tra sforzarsi di vivere secondo gli insegnamenti della Chiesa e rifiutare quegli insegnamenti”.

La lettera pastorale dell’arcivescovo arriva dopo la crescente, e ipocrita, copertura mediatica sull’opportunità di ammettere il presidente Biden alla Santa Comunione all’interno della Chiesa cattolica.

All’interno della sua lettera c’è una sezione specifica per i funzionari pubblici cattolici che difendono l’aborto. “Se si è in grado di fare qualcosa di concreto e decisivo per fermare il massacro”, ha detto, “lo si faccia, la si smetta di uccidere. E per favore smettetela di fingere che la difesa o la pratica di una morale grave e malvagia – che pone fine a una vita umana innocente, che nega un diritto umano fondamentale – sia in qualche modo compatibile con la fede cattolica. Non lo è. Per favore, tornate a casa, nella pienezza della vostra fede cattolica”.

Secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa, delineato dall’arcivescovo, la cooperazione formale e l’immediata cooperazione materiale con il male, come nel caso dell’aborto, impedisce di ricevere la Santa Comunione. “L’insegnamento e la disciplina della Chiesa sull’idoneità a ricevere la Santa Comunione sono stati coerenti nel corso della sua storia, fin dai primi tempi”, ha osservato l’arcivescovo. “L’insegnamento della nostra fede è chiaro: chi uccide o aiuta a uccidere il bambino (anche se si oppone personalmente all’aborto), chi fa pressione o incoraggia la madre ad abortire, chi lo paga, chi fornisce aiuti finanziari alle organizzazioni per fornire aborti, o coloro che sostengono i candidati o la legislazione con lo scopo di rendere l’aborto una ‘opzione’ più facilmente disponibile, stanno cooperando con un male molto grave”, ha dichiarato l’Arcivescovo Cordileone. “La cooperazione formale e la cooperazione materiale immediata nel male non è mai moralmente giustificata”.

L’arcivescovo ha citato anche l’insegnamento di san Paolo in I Corinzi per spiegare il pericolo di ricevere la santa Comunione mentre si coopera con un grave male, atto che la Chiesa ha sempre considerato indegno: “Pertanto, chi mangia il pane o beve il calice del Signore indegnamente, dovrà rispondere del corpo e del sangue del Signore. La persona deve esaminare se stessa e quindi mangiare il pane e bere il calice. Perché chi mangia e beve senza discernere il corpo, mangia e beve il giudizio su se stesso (1 Cor 11,27-29)”.

Monsignor Cordileone ha voluto ricordare anche la testimonianza del padre della Chiesa primitiva San Giustino Martire, che insegnò che “nessuno può condividere l’Eucaristia con noi a meno che non creda che ciò che insegniamo sia vero ; a meno che non sia lavato nelle acque rigeneranti del battesimo per la remissione dei suoi peccati, e a meno che non viva secondo i principi che Cristo ci ha dato”.

L’arcivescovo ha affrontato anche l’importanza di testimoniare la verità sul grave male dell’aborto. “Per decenni, la cultura occidentale ha negato la dura realtà dell’aborto. L’argomento è ammantato di sofismi dai suoi difensori e la discussione su di esso è vietata in molti luoghi”. Ma non è un peccato occasionale. “Nel caso di personaggi pubblici che si identificano come cattolici e promuovono l’aborto, non è un peccato commesso nella debolezza umana o un errore morale: è un rifiuto persistente, ostinato e pubblico dell’insegnamento cattolico”, scrive l’Arcivescovo. “Questo aggiunge una responsabilità ancora maggiore al ruolo dei pastori della Chiesa nella cura della salvezza delle anime. Sono convinto che questa cospirazione di disinformazione e silenzio sia alimentata dalla paura di cosa significherebbe riconoscere la realtà con cui abbiamo a che fare. Il diritto alla vita stesso è il fondamento di tutti gli altri diritti. Senza la tutela del diritto alla vita, non ha senso parlare di altri diritti”, ha osserva, sottolineando che la scienza è “chiara” su quando questa vita inizia. “Una nuova vita umana geneticamente diversa inizia al concepimento”.

Monsignor Cordileone è stato anche attento nel sottolineare che “l’aborto non è mai un atto esclusivamente della madre. Altri, in misura maggiore o minore, condividono la colpa quando questo male viene perpetrato”. Inoltre ha sottolineato che la sua responsabilità di parroco, e pastore di anime, richiede che sia chiaro sia sulla gravità del male dell’aborto, sia sui motivi per cui una persona che procura, aiuta o promuove l’aborto in qualsiasi modo, non può ricevere la Santa Comunione, a meno che prima non si penta e venga assolta in confessione.

“Parlando per me”, ha detto l’Arcivescovo, “tengo sempre a mente le parole del profeta Ezechiele: tremo al pensiero che se non sfido francamente i cattolici che, sotto la mia cura pastorale, sostengono l’aborto, sia loro che io dovremo rispondere a Dio per il sangue innocente”.

Alla fine della sua lettera, l’arcivescovo ha ringraziato coloro che nella vita pubblica sono saldi nella causa del nascituro. “La vostra posizione coraggiosa e ferma di fronte a quella che spesso è un’opposizione feroce, dà coraggio ad altri che sanno cosa è giusto, ma potrebbero altrimenti sentirsi troppo timidi per proclamarlo con parole e fatti”.

L’arcivescovo Cordileone si è rivolto anche alle donne che hanno abortito e ad altre vittime di aborto. “Dio vi ama. Vi vogliamo bene. Dio vuole la vostra guarigione, e anche noi, e abbiamo le risorse per aiutarvi. Per favore, venite da noi, perché vi amiamo e vogliamo aiutarvi e vogliamo la vostra guarigione”. L’alto prelato ha aggiunto che coloro che sono stati curati dal trauma dell’aver compiuto l’aborto, possono diventare straordinari testimoni del Vangelo della Misericordia. “Per quello che hai sopportato, più di chiunque altro puoi diventare una voce potente per la santità della vita”. L’Arcivescovo di San Francisco ha concluso la sua lettera invitando tutti gli uomini di buona volontà a “lavorare per una società in cui ogni neonato sia ricevuto come prezioso dono di Dio e accolto nella comunità umana” ed ha invocato l’intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, patrono dei nascituri, nonché san Giuseppe e san Francesco, patrono dell’arcidiocesi californiana.

*Teniamo conto che l’ “Arcivescovo”, ufficialmente, appartiene alla “Chiesa conciliare”, quindi ciò che ha scritto e detto con coraggio e esattezza dottrinale assume un significato maggiore. Il Suo posto, forse, non è nella “deep Church” di Bergoglio…Esca, si faccia riordinare e riconsacrare da un vero vescovo e stia nella Chiesa di Cristo! Oremus

E’ arrivato il tempo della rivolta?

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di Matteo Castagna

Gianluca Castro scrive su “Il Talebano” di oggi: “Mi domando – razionalmente – quali siano le aspettative di chi preconizza un seguito popolare alle spontanee ribellioni di Napoli e dintorni di queste ore. Potremmo già azzardare a definire tali rivolte come parzialmente spontanee perché, accanto a pochi cittadini che sono scesi in piazza a gridare la loro rabbia verso le restrizioni di De Luca, la visibilità se la sono presa coloro che si sono infiltrati nella mischia e si sono resi protagonisti di episodi di guerriglia urbana. Continua Castro: “La rivolta (quella vera) dei gilet gialli francesi che ha bloccato un’intera nazione, durata mesi con l’assalto a Parigi dei ministeri e repressa nel sangue non ha forse insegnato niente? Una protesta strutturata e presente ai quattro lati della Francia, più volte interamente bloccata, scatenatasi contro le riforme economiche ultraliberali di Macron, si è consumata nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica internazionale, attenta a occuparsi solo dei temi scelti da chi gestisce la regia dell’informazione mondiale. Che tipo di speranze possono avere ora qualche centinaio (o migliaio) di giovani napoletani e campani che si oppongono a coprifuoco e confinamento di fronte ai milioni di pandementi, presenti in tutta Italia, terrorizzati ad hoc sulla pericolosità dei contagi dalla banda di Governo?

Dobbiamo stare molto attenti in questo periodo. Forse non a caso Mattarella, nel silenzio generale, ha convocato per l’ 11 novembre il Comitato di Difesa con un ordine del giorno controverso, in cui si correla il Covid con la protezione dal terrorismo. E’ sul sito della Presidenza della Repubblica, per cui pubblico e accessibile a tutti. Ad alcuni ricorda copioni già visti in passato, laddove il disagio sociale e le teste calde sono già parcheggiati all’interno di alcuni gruppi politici degli opposti estremismi al fine di essere monitorati e controllati con maggior facilità e potrebbero essere pronti a infiltrarsi nelle proteste per cavalcarle ai fini della loro visibilità, guidati da una manina oscura (ma non troppo), che ne manovra e paga i capi ma ne usa i militanti ingenui ed ignari come carne da macello per la repressione. Il tutto potrebbe essere prodromico ad una strategia della tensione che potrebbe trovare terreno fertile nella fragilità di questi giorni drammatici. Noi di “Christus Rex” non ci facciamo strumentalizzare e seguiamo gli eventi, ma non saremo mai al servizio di organizzazioni volte a finalità opache, con mezzi altrettanto nebulosi. Noi stiamo con le persone serie, per il bene comune e l’amore per la Patria per amor di Dio, stigmatizzando eventuali iniziative personali. Ciò non significa che staremo immobili. E’ necessario che le opposizioni parlamentari compiano azioni decise seguendo una linea chiara e condivisa a tutela delle nostre imprese, dei lavoratori, delle libertà individuali. Non si può essere tiepidi, in questo momento, anche per non dare il pretesto a formazioni extraparlamentari di fomentare inutile violenza e pericoli per la stabilità delle Istituzioni. Vorremmo meno selfie, meno gattini e più decisione nei provvedimenti. Vorremmo vedere alzare le barricate e guidare le piazze da voi e non da improbabili leader.

Sì, perché, sempre come dice Gianluca Castro, “la strada scelta dalle elites mondiali dovrebbe essere evidente per tutti: resettare l’economia e la società (almeno in quella parte di mondo definita ‘Occidente’) per imporre nuovi modelli di riferimento. Ecco quindi, come, dopo l’imposizione del culto laico immigrazionista caro alle bande di arcobalenati ‘restiamoumanisti’, voluto allo scopo di importare mano d’opera a basso costo (l’esercito industriale di riserva come lo definiva Karl Marx) per cancellare gli antieconomici benefit garantiti dallo Stato Sociale – frutto di decenni di conquiste e sacrifici di tutti i lavoratori – arrivare la ‘pandemia’ giunta dalla Cina e con essa il pretesto per distruggere le basi dei rapporti umani alla base della socialità.Casualmente è proprio il ‘modello cinese’ quello usato per combatterlo, mentre le susseguenti, automatiche, ipotesi di complotto non fanno altro che intorbidare le acque. Dalle accuse ai cinesi di essere mangiatori di topi e pipistrelli a quella di rappresentare uno Stato ‘comunista’ abbiamo assistito a un florilegio di esternazioni – a ogni livello – di desolante superficialità”. Continua a leggere

Timoner alla guida dell’ordine dei Domenicani

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di Matteo Orlando per www.agerecontra.it 

Dall’estate scorsa, per la prima volta nella storia, l’Ordine mendicante dei Predicatori (Domenicani), che ha diversi secoli di storia ed è stato fondato nell’Europa medievale da San Domenico di Guzman, è guidato da qualcuno nato nel sud-est asiatico.
Fra Gerard Francisco Timoner sarà il maestro dell’Ordine dei Predicatori fino al 2029. Intervistato qualche giorno fa dalla rivista spagnola ECCLESIA, Timoner ha spiegato di avere, come Maestro dell’Ordine “una responsabilità molto grande. Ma i miei fratelli mi hanno incoraggiato e mi hanno fatto capire che dovevo accettare”.
In Europa il numero delle vocazioni cattoliche alla vita consacrata sta diminuendo. In Asia, invece, la tendenza è in crescita. Nell’Ordine dei Predicatori, ha spiegato il Maestro, “la provincia in più rapida crescita è il Vietnam, che conta 400 frati e mille suore apostoliche domenicane. In un paese con il 7% di cristiani”.
Per gestire una tale quantità di vocazioni “la prima cosa dare fare è quella di dare la migliore formazione possibile a chi entra. È la stessa cosa che preoccupava i frati degli anni ’50 e ’60 in Spagna, quando c’erano così tante vocazioni”.
Secondo Fra Gerard Francisco Timoner in Europa “ci sono un numero significativo di persone trentenni, e anche più giovani, che non sono mai entrati in Chiesa da bambini perché i loro genitori non li hanno mai portati in Chiesa. Adesso si avvicinano da soli alla Chiesa e sono un’area da evangelizzazione”.
Le sfide più importante per i domenicani d’oggi, secondo il Maestro, sono “il rinnovamento della vocazione dei predicatori del Vangelo, integrando tutti gli aspetti della vita domenicana come la vita comune, le osservanze, lo studio, i servizi liturgici, e il costruire il Corpo di Cristo che è la Chiesa”.
Sulla politica il Maestro ha le idee chiare: “in tutto il mondo ci sono governi o capi di stato senza umanità di base. Vengono criticati questi leader, ma sono stati scelti dal popolo. Sono un riflesso, in una certa misura, di chi li ha scelti”.
In merito ad uno dei carismi dei Domenicani, lo studio, l’approfondimento del pensiero intellettuale,
Timoner ha spiegato che molti frati “sono nelle università” e che lo stesso Ordine ha un’università. “Sono luoghi dove si discutono tutti i problemi che emergono”.
Riguardo alla più grande sfida per la Chiesa oggi, il Maestro ritiene che essa sia, “ad intra, l’unione reale, perché ci sono divisioni. Il Corpo di Cristo è ferito da controversie. Penso che sia una perdita di tempo discutere quando c’è tanto lavoro da fare”.
Ad extra, “in nessun altro momento della storia mondiale ci sono state così tante persone che non hanno ascoltato il Vangelo. Il lavoro da fare per la Chiesa è eccezionale” mentre per i domenicani “la formazione non si ferma solo al seminario in vista dell’ordinazione, ma dura per tutta la vita”.

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Nel monastero si realizza la perfetta società cristiana

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Segnalazione Redazione BastaBugie

La clausura è la prova vivente che accettare senza riserve di vivere pienamente il Vangelo in questo mondo è possibile (e gioioso)

di Madre Ildegarde Cabitza

(LETTURA AUTOMATICA)

C’è una funzione della vita monastica, in seno alla società, che in genere sfugge agli osservatori superficiali.
A chi ci domanda: “Cosa fate, voi, chiuse nei vostri monasteri, per cooperare all’affermazione e all’estensione del regno di Cristo?” siamo solite rispondere che al mondo diamo la nostra preghiera e il nostro sacrificio, per creare un segreto e pur reale compenso alle paurose deficienze spirituali che scavano un abisso sempre più profondo tra l’uomo e Dio.
La risposta è vera, ma non è completa. Preghiera e penitenza sono gli elementi più facilmente percepiti e più facili a comprendere dagli estranei, ma dovremmo dire con umile e ardente fierezza: “Noi siamo qui per pregare in nome dei fratelli e per offrirci ogni giorno in unione al sacrificio del Cristo, certo, ma anche per dare testimonianza vivente al Cristo, alla sua dottrina di verità”.
Ogni monastero deve essere “in signum”: il tipo ideale della perfetta società cristiana, dove i valori dello spirito hanno la precedenza assoluta su qualunque interesse umano, dove legge suprema è la carità, dove i singoli membri hanno, una volta e per sempre, creduto all’Amore, e hanno insieme, con una fede senza riserve, accettato il rischio di vivere in pieno la parola evangelica, rinunziando ai canoni della “sapienza della carne”.
A chi, anche fra i credenti, anche fra i più sinceri praticanti, il Vangelo appare nella sua pratica integrale, utopia, e le sue esigenze inconciliabili con le nostre possibilità umane, noi testimoniamo, vivendo, che nessuna dottrina potrà, mai, più perfettamente aderire al bisogno più profondo dello spirito, della stessa convivenza umana. Continua a leggere

La profezia di San Francesco d’Assisi: la divisione nella Chiesa e l’antico serpente sul trono

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Si tratta di un testo apocrifo attribuibile agli eretici Spirituali o Fraticelli del Medioevo. Cf Sodalitium n. 49, aprile 1999, pp. 65-67. Per cui non ha alcuna attendibilità sul piano cattolico. Mentre sul piano storico è un rilievo interessante. La precisazione, giunta da don Francesco Ricossa, che ringraziamo, sia utile anche alla fonte “Gloria.tv”

Segnalazione di Luciano Gallina

“Nostro Signore Gesù Cristo invierà loro non un degno pastore, ma uno sterminatore“.

Dopo aver convocato i suoi fratelli poco prima della sua morte (1226), Francesco ha avvertito su tribolazioni future, dicendo: “Fratelli agite con forza e fermezza in attesa del Signore. Un periodo di grandi tribolazioni e afflizioni in cui grandi pericoli e imbarazzi temporali e spirituali accadranno; la carità di molti si raffredderà e l’iniquità dei malvagi abbonderà. Il potere dei demoni sarà più grande del solito, la purezza immacolata della nostra comunità religiosa e altri saranno appassiti al punto che ben pochi fra i cristiani vorranno obbedire al vero sommo Pontefice e alla Chiesa Romana con un cuore sincero e perfetta carità.
“Nel momento decisivo di questa crisi, un personaggio non canonicamente eletto, elevato al soglio pontificio, si adopererà a propinare sagacemente a molti il veleno mortale del suo errore. Continua a leggere