SALVIAMO MAMMA E PAPÀ! No a Genitore 1 e 2 sui documenti dei bambini!

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Segnalazione di Pro Vita & Famiglia

Vogliono eliminare mamma e papà con un colpo di spugna, ma possiamo impedirlo.

Il Tribunale di Roma ha ordinato al Governo di eliminare le parole PADRE e MADRE dai documenti di riconoscimento dei bambini.

Secondo i giudici devono essere sostituite con GENITORE 1 e GENITORE 2, per assecondare le richieste delle coppie Lgbtq.

Il Governo Meloni deve opporsi a questa richiesta ideologica e continuare a scrivere “madre” e “padre”: firma la petizione e fai sentire la tua voce, è urgente!

Salviamo Mamma e Papà, firma ora!

Sai perché il Tribunale ha fatto questa richiesta ideologica?

Per riconoscere legalmente le cosiddette “famiglie arcobaleno”.

Si tratta di coppie omosessuali che pianificano a tavolino la nascita di bambini “senza papà” o “senza mamma”.

Come fanno?

Sfruttano all’estero pratiche illegali in Italia: l’utero in affitto (nel caso di due uomini) o l’acquisto di sperma e la fecondazione artificiale (nel caso di due donne).

Incredibilmente, i giodici vogliono “premiare” chi sfrutta queste pratiche riconoscendo due uomini o due donne come “due padri” o “due madri” dei bambini nati.

È un attacco micidiale: blocchiamolo.

FIRMA ORA per chiedere al Governo Meloni di continuare a scrivere LA VERITÀ sui documenti di identità dei bambini: esiste solo un padre e una madre! [CLICCA QUI]

Appena ho letto la notizia ho rilasciato un durissimo comunicato ripreso dalla stampa:

Come vedi ci siamo mossi immediatamente, ma occorre anche il tuo aiuto per essere più incisivi e mandare al Governo un messaggio chiaro: MAMMA E PAPÀ NON SI TOCCANO!

La sentenza “bomba” sui Dpcm di Conte: “Sono illegittimi e incostituzionali”

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Secondo il Tribunale di Roma i decreti che limitano le nostre libertà sono “viziati da molteplici profili di illegittimità”: per questo sono “caducabili”, cioè da annullare

di Luca Sablone

Il governo sta agendo fuori dalle norme dello Stato democratico e sta dunque limitando le nostre libertà violando le leggi? Nel mirino delle polemiche sono finiti nuovamente i Dpcm partoriti dal premier Giuseppe Conte, che da marzo sta modificando le abitudini di vita degli italiani per tentare di limitare la diffusione del Coronavirus.

Restrizioni, lockdown e coprifuoco. Eppure, stando allo studio del 18 dicembre della Johns Hopkins University, dai dati emerge che l’Italia è il Paese al mondo con la più alta mortalità da Coronavirus ogni 100mila abitanti: 111,23 decessi ogni 100mila abitanti; seguono la Spagna (104,39), il Regno Unito (99,49) e gli Stati Uniti (94,97). Evidentemente i decreti del presidente del Consiglio sono serviti pure a poco.

Comunque c’è una sentenza “bomba” del Tribunale di Roma, chiamato a esprimersi su un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità a causa del mancato pagamento canoni per la chiusura imposta dai divieti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Il giudice è arrivato alla conclusione che i Dpcm “siano viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità“. Pertanto, in quanto tali, risultano essere “caducabili“. Ovvero non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, sono da annullare. I decreti con cui è intervenuto il governo non sono “di natura normativa” ma hanno “natura amministrativa“. Quindi dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente. Continua a leggere