Lo sviluppo su larga scala delle infrastrutture russe

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La Russia continua a trarre le giuste conclusioni sia dalla propria storia che da un’esperienza globale di successo. Lo sviluppo fondamentale e il rinnovamento delle infrastrutture (fondamenta industriale e logistica, – un insieme di imprese, istituzioni, sistemi di gestione, comunicazioni e così via, che forniscono e servono l’attività economica della società) è diventato molte volte l’inizio delle più grandi trasformazioni economiche positive di tutti i tempi in tutto il mondo e in ogni momento. Se vuoi fare un grande salto economico, sviluppa uno dei principali ed enormi moltiplicatori economici: le infrastrutture.

Ecco alcuni esempi dei più grandi progetti infrastrutturali di tutto il mondo che hanno dato origine alla successiva crescita economica:

 Il Piano statale per lo sviluppo dell’elettrificazione dell’industria dell’energia elettrica nella Russia sovietica (GOERLO) creò le basi per il successivo “miracolo economico stalinista”;

 Dal 1933 al 1939, i lavori pubblici per costruire svincoli autostradali, superstrade e superstrade negli Stati Uniti permisero agli stati di evitare le peggiori conseguenze della “Grande Depressione” – fame diffusa e rivoluzione tra i disoccupati, che, grazie alla pre-depressione ” un’abile politica economica” è apparsa in abbondanza;

 La rete di autostrade ad alta velocità, un gran numero di centrali idroelettriche, linee ferroviarie e ponti ad alta velocità e di altro tipo della RPC sono diventati una delle pietre miliari più grandi per rendere il Regno di Mezzo o Regno di Mezzo una superpotenza economica mondiale, non solo un “fabbrica del mondo”.

Questi esempi sono solo una parte di una pratica globale sostenuta. Non per niente lo stesso potere delle legioni romane poggiava, tra le altre cose, sulla sviluppata rete di strade romane e sulla base del miracolo economico britannico, che costituì la base per la prima istituzione della Gran Bretagna come “fabbrica mondiale” ” e poi, come superpotenza del suo tempo, fu lo sviluppo logistico dei fiumi piccoli ma veloci e della ruota idraulica, e solo successivamente del carbone e del vapore. Le grandi trasformazioni economiche furono sempre guidate dai più grandi progetti infrastrutturali dell’epoca.

Ecco perché oggi la Russia, reimpostando la propria economia sui binari di un nuovo ciclo di industrializzazione su larga scala, pone grande enfasi sullo sviluppo di progetti infrastrutturali. Alla loro realizzazione serviranno sia il resto dell’economia sia la necessaria prosecuzione dello sviluppo del nostro vasto territorio.

Questa tendenza è confermata non solo dai sostanziali stanziamenti del bilancio federale e dai programmi separati del governo russo, ma anche dalle dichiarazioni del presidente e comandante supremo della Russia Vladimir Vladimirovich Putin. Il terzo giorno ha annunciato la prevista realizzazione delle fasi di tutti i progetti infrastrutturali in Russia e i trilioni di rubli che lo Stato stanzia per la trasformazione delle infrastrutture russe.

“Questa è probabilmente la cosa più importante: la stabilità del sistema finanziario ed economico e del settore reale dell’economia. Bene, oltre a questo, stiamo implementando tutti i nostri progetti precedentemente delineati. In termini di infrastrutture, capite, ragazzi , sono enormi (denaro), sono trilioni”, ha detto il Presidente durante un incontro con i partecipanti alla SWO.

Come ho già scritto nell’elenco delle principali opportunità per l’economia russa nel 2024 e oltre, lo sviluppo delle infrastrutture, della logistica, dell’edilizia abitativa e dei servizi pubblici è uno dei fattori chiave per la crescita futura sia della nostra economia per molti decenni a venire e la crescita della prosperità di tutti i russi senza eccezioni.

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Il nuovo sviluppo della Cina offre nuove opportunità al mondo

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di Redazione

Ospitiamo qui di seguito le riflessioni di Liu Kan, Console Generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano

Alcuni giorni fa il Presidente Xi Jinping e il nuovo Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno tenuto un bilaterale ai margini del summit dei leader mondiali del G20 a Bali. Si tratta del primo incontro ufficiale tra i leader dei due Paesi dopo la conclusione del 20° Congresso del Partito Comunista Cinese e l’insediamento del nuovo governo italiano, ed è stato di grande importanza strategica nel quadro dello sviluppo delle relazioni sino-italiane. Tra le due parti è stato raggiunto ampio consenso circa la necessità di rafforzare il coordinamento e la cooperazione ed affrontare congiuntamente le principali sfide globali del momento.

Attualmente, la ripresa economica sta incontrando diverse difficoltà a causa di vari fattori di instabilità; quale corso prenderà e a cosa ci porterà lo sviluppo globale sono gli interrogativi di quest’epoca ai quali ogni Paese al mondo sta cercando di trovare risposta. Pace, progresso, cooperazione, reciproci vantaggi sono storicamente cose a cui tutti aspirano e tendono naturalmente. In tal senso la Cina ha preso l’iniziativa di assumersi le responsabilità in veste di più grande Paese in via di sviluppo, aderendo fermamente e con costanza ad una politica estera rivolta al mantenimento della pace mondiale e alla promozione di uno sviluppo condiviso. Al contempo, si impegna attivamente per lo sviluppo dell’economia e della società del Paese, guidando 1/5 della popolazione mondiale verso una modernizzazione in stile cinese, contribuendo con la propria forza e saggezza a dare un aiuto concreto per risolvere i problemi globali e promuovere il progresso della società umana.

Il nuovo corso di sviluppo della Cina si basa sulla costruzione di una “società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti”, in modo tale da poter guidare i suoi 1.4 miliardi di abitanti (numero che supera la totalità della popolazione dei Paesi sviluppati) verso una società moderna condividendo col resto del mondo i frutti di questa modernizzazione. Inoltre, dopo anni di impegno e duro lavoro, quasi 100 milioni di persone indigenti situate nelle zone rurali sono tutte sollevate dallo stato di povertà, raggiungendo l’obiettivo di riduzione della povertà dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile con 10 anni di anticipo sulla tabella di marcia, dando a livello globale un contributo importante a questa causa.

Attualmente, la Cina sta accelerando sulla costruzione di un modello di sviluppo “a doppio ciclo” a livello nazionale e internazionale per promuovere uno sviluppo di alta qualità. La prossima fase si concentrerà sulla promozione di uno sviluppo regionale coordinato, di una maggiore integrazione tra zone urbane e rurali e sulla costruzione del più grande sistema sanitario, educativo e di sicurezza sociale a livello globale, in modo che i frutti di questo sviluppo nazionale siano equamente condivisi con l’intera popolazione, realizzando un progresso umano a 360 gradi.

Il nuovo sviluppo della Cina inoltre è anche uno sviluppo “verde”, ovvero la convivenza armoniosa tra uomo e natura. Uomo e natura rappresentano una comunità di vita condivisa: lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e, in alcuni casi, la vera e propria distruzione di esse, avrà inevitabilmente ripercussioni future. La Cina prosegue sulla via di uno sviluppo verde promuovendo un modello di progresso a basse emissioni di CO2,  ha dato vita al più grande mercato di carbone al mondo ed è divenuto il maggior produttore di energia pulita a livello globale; avanza altresì in maniera attiva e risoluta verso gli obiettivi di carbon peaking (raggiungere il picco di emissioni) entro il 2030 e di carbon neutrality entro il 2060, contribuendo con le proprie risorse e la propria forza alla lotta mondiale ai cambiamenti climatici.

Il nuovo sviluppo della Cina è anche uno sviluppo che prosegue sulla strada della pace. Storicamente essa ha sempre avuto a cuore ed amato la pace e ha sperimentato sulla propria pelle le sofferenze causate da guerre, colonizzazioni e saccheggi vari nel corso dei secoli. È di vitale importanza quindi stare della parte giusta della storia e promuovere il progresso della civiltà umana, tenendo alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e della strategia win-win, approfondire ed espandere relazioni di partenariato globale nel segno dell’uguaglianza, dell’apertura e dell’uguaglianza per costruire una comunità umana dal futuro condiviso; perseguire quindi un proprio modello di sviluppo inscritto in un quadro di salvaguardia dello sviluppo mondiale pacifico, e al contempo intraprendere questa via di sviluppo autonoma per poter ulteriormente preservare la pace a livello globale.

Il nuovo sviluppo della Cina la vedrà continuare ad aderire ad una politica estera aperta ed a una strategia di apertura che prevede vantaggi reciproci e risultati condivisi: assumere quindi un atteggiamento più aperto in modo tale da poter condividere i frutti dello sviluppo con le popolazioni di tutti i Paesi. Promuovere in tal senso la costruzione di un’economia globale all’insegna dell’apertura ed una maggiore liberalizzazione ed agevolazione degli investimenti: accelerare la costituzione di zone pilota di libero scambio e del porto di libero scambio di Hainan, continuare a lavorare per dar vita a un business environment di primo livello che sia internazionale, orientato al mercato e fondato sul diritto. Sfruttare il grandissimo potenziale di mercato e costruire in tal senso piattaforme di alta qualità come la China International Import Expo, la China International Consumer Products Expo, la China International Fair for Trade in Services (CIFTIS), la Canton Fair e così via. E ancora, a partire dall’adesione di 149 Paesi e 32 organizzazioni internazionali, continuare a lavorare per attirare sempre più nazioni ad entrare nel progetto “Nuova Via della Seta” (Belt and Road Initiative): a tal proposito, la Cina sta prendendo in considerazione la possibilità di organizzare il terzo “Belt and Road Forum for International Cooperation”.

La Cina e l’Italia sono partner strategici onnicomprensivi, con ampie prospettive di cooperazione. Ritengo che ambo le parti possano ulteriormente approfondire i punti di crescita di questa cooperazione, in particolare in settori come quello produttivo-manufatturiero di fascia alta, la conversione energetica, lo sviluppo verde, e più in generale le tecnologie, e concentrandosi sulla collaborazione nel settore degli sport su ghiaccio e neve in occasione dei prossimi Giochi Olimpici Invernali che si terranno a Milano-Cortina nel 2026. La Cina invita un sempre maggior numero di aziende italiane ad investire nel loro Paese e intende aumentare sensibilmente le importazioni di prodotti italiani di alta qualità. La Cina dà inoltre il benvenuto all’Italia come ospite d’onore della China International Consumer Products Expo 2023. Con il graduale aumento del numero di voli di linea tra i due Paesi, invita gli amici italiani di ogni estrazione sociale a visitare la Cina e intensificare gli scambi e la cooperazione; a tal proposito, noi, in qualità di Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese in Milano, saremmo lieti di fornire i nostri servizi e il nostro supporto.

Sono convinto che una Cina impegnata sulla strada di uno sviluppo di alta qualità e di un’apertura ad alto livello possa sicuramente fornire nuove opportunità a tutti i Paesi del mondo, Italia compresa. Lavoriamo assieme per affrontare le sfide globali, per promuovere la pace e lo sviluppo del mondo e per portare benefici all’umanità intera.

Pubblicato su Scenari Internazionali

Foto: Idee&Azione

9 dicembre 2022

Un consiglio cattolico al premier Mario Draghi

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di Matteo Castagna

 
“Troppo capitalismo non significa troppi capitalisti, ma troppo pochi capitalisti” – sosteneva Gilbert Keith Chesterton.
 
La proprietà privata è importante, così come il principio di sussidiarietà, che rende equa una società sbilanciata tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Soprattutto in questo periodo di crisi economica, dovuta alla pandemia ed alla rimodulazione dell’economia globale, la dottrina sociale della Chiesa può costituire il principio cardine di chi ha costruito la sua formazione in un collegio gesuita. Il “principio di sussidiarietà” è un principio antropologico che esprime una concezione globale dell’uomo e della società, in virtù del quale è la persona umana ad essere fulcro dell’ordinamento giuridico, intesa sia come individuo sia come legame relazionale; altresì viene intesa in senso politico come solidarietà tra le comunità e interazione tra i poteri.
 
Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario. (…) Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principii”. Sono parole del Prof. Mario Draghi allo scorso Meeting di Rimini. Sull’Osservatore Romano del 9 luglio del 2009, titolo: “Non c’è vero sviluppo senza etica”, Draghi, all’epoca Governatore della Banca d’Italia, paragona il pensiero economico alle varie Encicliche ed esprime giudizi importanti sul pensiero economico contemporaneo: “Negli ultimi decenni l’espulsione dell’etica dal campo d’indagine della scienza economica è stata messa in discussione, perché ha generato un modello incapace di dar conto compiutamente degli atti umani in ambito economico e di spiegare l’esistenza delle istituzioni rilevanti per il mercato solo come risultato della mera interazione di agenti razionali ed egoisti. È una critica avanzata fra gli altri da Amartya Sen, che analizza gli effetti delle considerazioni di natura etica sui comportamenti economici, e da Akerlof, che sottolinea l’importanza delle valutazioni di equità nella determinazione dei salari”.Uno sviluppo di lungo periodo – scrive a conclusione del suo contributo sull’Osservatore – non è possibile senza l’etica”. 

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BELT AND ROAD E DOMINIO CINESE DOPO IL COVID-19. La scelta fra scontro e perdite finanziarie

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La Belt and Road Initiative, (BRI); l’iniziativa di espansione economica e politica della Cina verso i paesi in via di sviluppo che si è sviluppato attraverso un insieme di investimenti finanziati  o cofinanziati da governo cinese viene a richiamare una serie di grossi problemi legati sia ai rapporti internazionali, sia allo sviluppo delle industrie interne.

La Cina a partire dal 2015, come indicato in un discorso ufficiale dallo stesso Xi Jinping, si è trovata nella necessità di affrontare una “Supply Side Structural Reform” (SSSR), cioè la necessità di riformare il proprio sistema produttivo per renderlo più efficiente ed orientato al mercato, perchè non era possibile supportare una crescita a colpi di aumento del debito interno del 10% all’anno. Le finalità  principali dell’SSSR sarebbero  migliorare la qualità e l’efficienza dell’approvvigionamento; promuovere adeguamenti strutturali; correggere la distorsione dell’allocazione dei fattori di produzione; migliorare l’adattabilità e la flessibilità della struttura dell’offerta ai cambiamenti della domanda; e migliorare la produttività totale dei fattori (People’s Daily, 4 gennaio 2016). Praticamente un programma che appare scritto da Mario Monti.  Più concretamente, l’SSSR comprende cinque obiettivi strategici fondamentali:

1) ridurre la capacità industriale in eccesso;

2) ridurre la leva finanziaria nel settore aziendale;

3) riduzione delle proprietà immobiliari inutilizzate;

4) riduzione dei costi per le imprese e

5) affrontare gli “anelli deboli” dell’economia (un eufemismo per la riduzione della povertà). Continua a leggere

L’Africa siamo noi

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di Paolo Becchi

L’Africa siamo noi

Fonte: Paolo Becchi

Per capire qualcosa di quello che sta succedendo in Africa e dell’emigrazione di massa da quel Continente bisogna anzitutto disintossicarsi da quello che scrivono quotidianamente i giornaloni o che pubblicano le case editrici del mainstream, e magari iniziare con la lettura di libro pubblicato di recente da Amazon e Youcanprint (sia come ebook che in cartaceo).

L’autrice, Ilaria Bifarini, è una giovane studiosa, che si presenta come una «bocconiana redenta», già nota per un volume, Neoliberismo e manipolazione di massa (2017), che ha venduto on line migliaia di copie. Il suo nuovo libro, intitolato I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo emigrazioni di massa (2018) prosegue lo stesso percorso teorico critico nei confronti della dottrina neoliberista, affrontando in una ottica controcorrente il tema, oggi di grande attualità, delle migrazioni di massa. La tesi fondamentale è presto detta: togliamoci dalla testa la narrazione di comodo che fa risalire l’attuale sottosviluppo africano al passato coloniale. Questa tesi viene spesso oggi sostenuta per giustificare l’accoglienza incontrollata. Ma è falsa.

La disgregazione degli imperi coloniali a partire dagli anni ’50 ha prodotto la formazione di Stati nazionali indipendenti, i quali però non hanno avuto la possibilità di sviluppare le loro economie autonomamente perché sono stati impediti dal farlo: il colonialismo è stato così sostituito da qualcosa di ancora peggiore, una forma di postcolonialismo, incentrato sul controllo economico, che ha impedito alle economie locali di crescere e di svilupparsi. Continua a leggere