Roberto Saviano, il nientologo che si erge a maestro di vita
di Lorenzo Zuppini
Saviano non è un simbolo, perché il nulla non simboleggia alcunché. Saviano è fine a sé stesso, è il tormentone di ogni estate che tutti ascoltano ma che nessuno balla tanto è inascoltabile, banale, profondamente retorico e melenso. È una mela cotta che può essere ben voluta solo da chi pensa che i talk televisivi siano una vera piattaforma di informazione, chi pensa che Mamma Rai sia un servizio pubblico e non uno scatolone al servizio perenne dell’indignazione e del perbenismo di sinistra. Saviano è costruito su misura per quella parte civilissima dello strapaese Italia, attentissima alle cose futili, che due o tre volte a settimana ha bisogno di sentirsi parte di una grande lotta ai grandi problemi esistenziali, sempre onestissima e dalla parte del bene inequivocabile, inattaccabile, come è l’antimafia o l’umanitarismo degli umanitaristi di origine-non-governativa, Ong appunto. Saviano, detto ‘o scrittore, è buono per le visite nelle scuole medie e superiore, nelle aule magne colme di studentelli sfaccendati che vogliono applaudire ad un eroe della società civile, indotti a questa soporifera idiozia dagli insegnanti pubblici ammaestrati e appiattiti su posizioni perbeniste e de’ sinistra. Potremmo scriverci sopra un romanzo, intitolandolo “Le lingue di legno”, perché è proprio quel genere di costante correttezza politica che caratterizza Saviano e i suoi seguaci, i filantropi, gli intellettuali impegnati, i giornalisti salottieri, sempre buoni, supereroi minacciati dalle mafie e dai politici cattivi di destra, proprio come pare stia accadendo all’autore del romanzo Gomorra, tanto per tornare alla cronaca giornaliera. Continua a leggere


L’“uomo che sussurra ai potenti” esprime la sua opinione in una delle sue consuete lettere domenicali al direttore de Il Tempo, secondo giornale della Capitale. Il lettore si chiederà perché questi sporadici spazi a chi è sotto moltissimi punti di vista estremamente lontano dalle nostre posizioni. Ebbene, dopo averlo conosciuto, il motivo è presto detto: l’ “uomo che sussurra ai potenti” può dire cose, alle volte, più interessanti di altri. Senza offesa verso chi non sussurra niente a nessuno… anzi…(N.d.R.)