Se anche la sinistra se ne accorge: “Il popolo si rivolta contro le élite”

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di Matteo Carnieletto

Se anche la sinistra se ne accorge:  “Il popolo si rivolta contro le élite”

Fonte: Gli occhi della guerra

Si fa presto a dire che il populismo è il male assoluto. Una sorta di fascismo del nuovo millennio da estirpare. Certo, nei movimenti populisti di oggi ci sono punte di estremismo, a volte perfino di razzismo. Ma non si può comprendere come questi movimenti stiano avendo successo in tutto il mondo senza comprenderne le cause. Quelle più profonde e che hanno creato il malcontento nel popolo che poi va alle urne e decide chi premiare (o castigare).
In un’intervista a Il Manifesto, il noto attivista Noam Chomsky ha detto la sua, non risparmiando nessuno, soprattutto la sinistra americana: “Negli Usa molti lavoratori hanno votato per Obama, credendo nel suo messaggio di speranza e cambiamento, e quando sono stati rapidamente disillusi, hanno cercato qualcosa’altro. Questo è terreno fertile per demagoghi come Trump, che fine di essere la voce dei lavoratori mentre li indebolisce di volta in volta attraverso politiche antisindacali della sua amministrazione, che rappresenta l’ala più selvaggia del Partito Repubblicano”. Qui Chomsky ha ragione sulla prima parte, ma torto sulla seconda, dato che con Trump si è registrato il tasso più basso di disoccupati dal 2000.  Continua a leggere

State attenti il Pd è finito la sinistra no

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Il mondo della scuola, della magistratura, della finanza, della cultura e dei centri nevralgici dello Stato sono saldamente in mano a una classe dirigente storicamente profondamente di sinistra

di Alessandro Sallusti

Si fa in gran parlare nei giornali e nei dibattiti estivi del tentativo in corso di ricostruire se non il Pd almeno una sinistra credibile e competitiva sul piano elettorale.

La prima considerazione è che c’è una sproporzione abissale tra il tanto spazio dedicato al tema sui mezzi di informazione e la scarsa affluenza di pubblico alle varie feste dell’Unità sui cui palchi si alternano vecchi residuati bellici, tipo Veltroni, e aspiranti neocapi, da Martina a Zingaretti. È questo il segno che il futuro della sinistra non interessa più a nessuno, neppure ai militanti storici, probabilmente nauseati dalla continua e inconcludente guerra tra le varie bande interne. Che ne sarà del Pd è un quesito che ormai si pongono solo opinionisti nostalgici, intellettuali allo sbando e politici frustrati.

Un paese apparentemente desinistrizzato è un sogno che si avvera, e se così fosse sarebbe una sorta di «missione compiuta» da parte di chi ha combattuto decenni, in politica e sui posti di lavoro, per raggiungere questo obiettivo. Se fosse vero, ma non lo è. Stiamo commettendo l’errore di fare coincidere la fine di un partito con la fine di un’ideologia, il momentaneo successo di Salvini con il definitivo riscatto di tutto ciò che non è di sinistra. Stiamo attenti. Già questo governo è nel suo dna di sinistra perché i Cinquestelle sono un movimento di neo-estrema sinistra, come hanno dimostrato tutte le analisi dei flussi elettorali. Ma cosa assai più importante è che il mondo della scuola, della magistratura, della finanza, della cultura e dei centri nevralgici dello Stato sono saldamente in mano a una classe dirigente storicamente profondamente di sinistra.

La quale non ci pensa neppure a farsi da parte solo perché, per la prima volta dal Dopoguerra, è rimasta orfana di un solido, organizzato e agguerrito partito di riferimento. Macché, questo sistema, sopravvissuto e anzi cresciuto nonostante elettoralmente minoritario negli anni del berlusconismo imperante, certo non disarmerà per le urla di Salvini o l’arroganza del finto democristiano Di Maio. Anzi, i buoni comunisti danno il meglio di sé proprio quando sentono squilli di battaglia e annusano l’odore del sangue. Il loro scopo oggi non è certo quello di resuscitare l’ormai inutile Pd, semmai è di sabotare la Lega (operazione già in corso) e infiltrarsi ancora di più nei Cinquestelle. Quindi per un liberale c’è poco da festeggiare e disarmare, perché il Pd sarà pure in rotta ma la sinistra è viva e vegeta.

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Casa d’intolleranza

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

La sinistra è oggi la principale casa d’intolleranza funzionante a pieno regime. Benché sconfitta nelle urne e minoritaria nel Paese, esercita la sua intolleranza sui vivi e sui morti, sugli eletti e sui non allineati al politically correct, usa il passato come un’arma per colpire il presente, pone veti e divieti, minaccia chi esprime opinioni difformi presentandole come reati, grazie a leggi ad hoc che risalgono ai suoi governi. Si serve delle truppe d’assalto dei media e delle forze corazzate dei magistrati per mettere sotto scacco e fuori legge i suoi nemici. È una casa d’intolleranza che istiga alla prostituzione ideologica.

La riflessione mi è maturata ieri in seguito a un piccolo ma ennesimo episodio significativo. Mi hanno telefonato dalla Rai per chiedermi di partecipare a un programma sulla destra, l’estremismo e l’intolleranza. Occhio al tema, già dice tutto. Volevano che io facessi il salame di destra in un sandwich di sinistra, avendo un tema che già da sé suggerisce la soluzione. Si parla di destra e l’associazione di idee diventa associazione a delinquere. Eppure la destra è politicamente maggioranza nel paese, la destra è storicamente senso dello Stato e della Nazione, la destra è culturalmente tradizione e civiltà, ordine e sicurezza. Continua a leggere

Quella sinistra metamorfosi

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Quella sinistra metamorfosidi Alessio Trovato

Fonte: Sputnik
La generazione dai quarantenni in sù penso se la ricordi. C’era una volta una sinistra che parlava di Palestina, criticava il capitalismo, aborriva l’imperialismo, lottava per i diritti dei lavoratori e dei più deboli, voleva uno Stato forte, autorevole, capace di difendere tutte le classi sociali ed erogare servizi. Poi a un certo punto…
Ad un certo punto apri i giornali e leggi: “Il populismo è destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all’ultimo.”
Cioè, a un certo punto quella sinistra lì è sparita. Al suo posto è comparsa una ‘sinistra’ che parla di globalizzazione come del Santo Graal, è neoliberista come mai nessuno prima, bombarda Belgrado con la NATO senza risoluzione ONU, sanziona Russia e Siria senza passare dal Parlamento, si fissa con i diritti civili e dimentica completamente quelli sociali, definisce Soros un ‘filantropo’, si auspica maggiori controlli e censure sui social, parla di democrazia e libertà di espressione però se voti come ti pare ti dà del populista, se parli di sovranità nazionale ti dà del fascista e del razzista se ti preoccupi della difesa delle frontiere.
E piange McCain. Anzi, ti spiega che combatteva al tuo fianco, era lui che ti difendeva dalle destre perchè era lui quello che in caso di necessità poteva aiutarti ad organizzare l’ennesima rivoluzione colorata contro il tuo nemico politico. Perdere quindi non solo l’identità di sè ma anche quella del vero avversario. Continua a leggere

Lo so come andrà a finire

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Lo so come andrà a finire. Lo so perché conosco la storia, conosco la gente, conosco i potentati, conosco gli immigrati. Li conosco come li conoscete voi, per esperienza, precedenti, realismo e uso di mondo. Fino a ieri la scena era la seguente: non ho sentito un italiano che non fosse d’accordo con Salvini, che non giudicasse assurdo incriminare un ministro dell’interno che fa il suo dovere, oltre che il suo mandato elettorale, di salvaguardare i confini della nazione, come è previsto dalla Costituzione, e tutelare gli italiani, respingere gli arrivi clandestini e ribadire che i migranti non sbarcano in Italia ma in Europa. È assurdo che dobbiamo ricordarci dell’Europa quando si tratta di pagare i debiti o di non sfondare i bilanci. E invece dobbiamo scordarci dell’Europa quando arrivano i migranti perché allora, d’un tratto, diventiamo nazione e ce la dobbiamo sbattere noi. La nostra sovranità consiste nell’obbligo di accoglierli, anche se tutti gli altri non li vogliono. Fino a ieri non c’era una persona con cui ho parlato che in un modo o nell’altro non fosse di questa idea.

Viceversa non ho sentito un tg, un programma, un commentatore, un uomo di potere o un giornale che non fosse schierato contro l’Italia, contro gli italiani, contro Salvini e dalla parte dell’Europa che se ne frega dei migranti, dalla parte dei giudici che incriminano i ministri nel nome della legge, dalla parte dei migranti che sbarcano illegalmente. Una partita secca, il popolo compatto da una parte, il potere compatto dall’altra. In compagnia di Salvini quasi nessuno, la Lega c’è ma non si vede, c’è solo lui, c’è la Meloni e poi giù il deserto. I grillini, quando non sono appesi al Fico, e dunque pendono a sinistra, fanno i furbetti come di Maio che pur di galleggiare e di restare dove sta, e giocare a fare il superministro, è pronto a rimangiarsi tutto e a scaricare l’Alleato su cui sono puntati i cannoni mediatico-giudiziari del Palazzo, dai catto-bergogliosi alla sinistra sparsa. Continua a leggere

Sul ponte il silenzio dei vip di sinistra

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Anzaldi, vigilanza Rai: "Fabio Fazio? Costa troppo e non funziona"VERGOGNA ITALIA

di Gaetano Mineo

Da Vauro alla Mannoia fino a Saviano, l’intellighenzia democratica è in ferie. Sulla tragedia del viadotto solo commenti di circostanza. Oppure bocche cucite

La cosiddetta sinistra intellettuale sembra essere in vacanza. Nella grande comunicazione, protagonista di questa tragedia genovese, poche tracce di chi è sempre in prima linea a dire la sua per essere della partita. E a tutti i costi. Poche tracce per quei sciacalli della politica (e non), pronti a cavalcare l’onda, a volte del dramma, per racimolare qualche consenso o punto di share. Forse, la risposta sta tutta in questi fischi che hanno accompagnato l’ingresso nei Padiglioni della Fiera di Genova di alcuni esponenti politici che in questi ultimi anni – a loro dire – hanno incarnato la sinistra, per l’appunto.  Continua a leggere

La doppia morale di Asia Argento e compagnia

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di Perucchietti Enrica

La doppia morale di Asia Argento e compagnia

Fonte: Perucchietti Enrica

Da vittima a predatrice: ovvero la doppia morale di certi personaggi che si ergono a paladini dei diritti, che si fanno bandiera di campagne di linciaggio mediatiche, che fanno i finti buonisti, che hanno (però) ingombranti scheletri negli armadi… e che fungono da armi di distrazione di massa.
Asia Argento, tra le prime donne nel mondo del cinema a denunciare la violenza sessuale subita dal produttore Harvey Weinstein e paladina del movimento #MeToo… si sarebbe accordata per risarcire con 380 mila dollari Jimmy Bennett, giovane attore e musicista. La notizia è stata data dal «New York Times», che ha ricevuto in forma anonima i documenti legali che testimoniano l’accordo raggiunto lo scorso aprile (https://www.nytimes.com/…/asia-argento-assault-jimmy-bennet…)
Bennett accusa la Argento di violenza sessuale. I fatti sono relativi al 2013. All’epoca il ragazzo aveva da poco compiuto 17 anni, e la violenza sarebbe avvenuta in una camera d’albergo in California dopo che lei lo avrebbe fatto bere. Alla fine gli chiese di scattare una serie di foto di loro due insieme. I due interessati si sono rifiutati di rilasciare commenti. Il «New York Times» ha comunque trovato tre persone a conoscenza dei fatti che hanno confermato l’autenticità dei documenti ricevuti dal giornale… Ovviamente non sapremo mai che cosa sia realmente successo in quella camera d’albergo, come non sapremo mai con esattezza cosa sia successo negli altri casi di abuso, quali siano state effettivamente violenze e su chi e quali le “cessioni” di sesso in cambio di ruoli in film importanti (alcuni sms d’amore di una accusatrice Weinstein che stanno emergendo dal processo gettano una luce diversa sul caso, http://www.tgcom24.mediaset.it/…/weinstein-colpo-di-scena-a…).
Rimane comunque deprecabile e disgustoso che qualcuno possa abusare del proprio ruolo di potere.

Chiariamo: un abuso è un abuso che avvenga su una donna, un uomo o su un ragazzino. Il problema è che a certi livelli il marcio colpisce uomini e donne in modo indistinto, il potere ti offusca, ti corrompe, il male ti sfiora e ti contamina come un morbo facendoti perdere qualunque bussola morale e probabilmente ti sconnette dalla realtà. Un altro problema è che questi hano in mano le chiavi della “fabbrica dei sogni” e che manipolano l’immaginario di milioni di persone. Permettetemi un “volo pindarico”.

Ho l’impressione che lo scandalo Weinstein, Spacey, Hoffman sia servito per silenziare una bomba che stava per scoppiare: l’esistenza di una rete di pedofili seriali ad Hollywood (ne parlavamo già con Gianluca Marletta in UNISEX). Sono stati offerti dettagli morbosi delle violenze di produttori e attori per distrarre l’opinione pubblica da uno scandalo ben peggiore che avrebbe potuto travolgere e distruggere definitivamente Hollywood: e lì non sarebbe bastato un colpo di spugna per cancellare la violenza. Perché lì le vittime erano una sorta di agnello sacrificiale dato in pasto al Moloch di turno in cambio di denaro e successo: bambini. Questo credo sia il peggior crimine che si possa immaginare, la violenza su un bambino.

Numerosi fatti di cronaca − come l’accusa di stupro dell’ex attore-bambino Michael Egan al regista Bryan Singer − hanno spinto la regista Amy Berg, già premio Oscar nel 2006 al miglior documentario, Deliver Us from Evil, a realizzare un documentario An Open Secret, che analizza alcuni casi di abusi sessuali su minori all’interno dell’industria cinematografica hollywoodiana. Dai pettegolezzi, si è passati alle testimonianze con i nomi degli accusati, ricostruendo un vero e proprio “cerchio magico” composto da un’élite blindata e deviata (http://www.ilgiornale.it/…/ecco-i-pedofili-hollywood-i-pote…).
An Open Secret mostra come potenti e intoccabili personalità di Hollywood convincano bambini e le loro famiglie a fidarsi di loro. Si assiste cioè a un primo richiamo suadente delle sirene hollywoodiane (i provini, le feste, i primi film) che ti promettono una carriera sfavillante, poi le spire del serpente si stringono sempre di più attorno alla preda, strappando i bambini alla loro infanzia e consegnandoli nelle mani di ricchi pervertiti.

Molti hanno ovviamente gridato allo scandalo facendo quadrato attorno ai presunti pedofili e impedendo la distribuzione del film: è però lunga la lista di attrici e attori che hanno raccontato di aver subito (persino da bambini o adolescenti) molestie sul set o ancora prima durante i provini.
Elijah Wood ha per esempio denunciato che a Hollywood “La pedofilia è un problema diffuso”. L’attore, che ha cominciato a recitare da bambino, ha spiegato che la madre lo ha protetto da questo ambiente malsano e non lo ha mai portato alle feste del mondo dello spettacolo. (https://movieplayer.it/…/elijah-wood-a-hollywood-le-baby-s…/).
Molti altri attori bambini non sono stati però così fortunati.
Corey Feldman, star dei Goonies e di Stand by Me, ha affermato di essere stato molestato nel 1980 e ha portato la testimonianza di altri bambini/attori vittime di abusi. Da anni denuncia pubblicamente l’esistenza della pedofilia ad Hollywood.
Nel marzo 2018, pochi giorni dopo aver annunciato di aver intenzione di rivelare tutto quello che sa in un film documentario, Feldman è stato aggredito e pugnalato (http://www.tgcom24.mediaset.it/…/corey-feldman-assalito-e-a…).
Ecco, temo che questo sia il segreto sotto gli occhi di tutti che non verrà mai alla luce e che non si garantirà lo spazio sui media di massa e nelle aule di tribunale che meriterebbe.

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Tutti i link tra i Benetton e la sinistra

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Dall’ex premier Enrico Letta (e soprattutto da due suoi collaboratori), passando per l’ex ministro Paolo Costa, ecco tutti i collegamenti tra i Benetton e il mondo della sinistra italiana

di Francesco Curridori

Tra il “controllato” e il “controllore” esistono una serie di porte girevoli grazie a cui gli ex politici passano con molta nonchalance dal settore pubblico a quello privato, come dimostra il caso Atlantia-Benetton.

Il caso più celebre, spiega in un lungo articolo Claudio Antonelli de La Verità, è quello dell’ex premier Enrico Letta che, dopo essere stato azzoppato da Renzi, nel 2015 è diventato docente Scuola di affari internazionali di Parigi. Ma non solo. Sempre in quell’anno viene nominato membro del cda di Abertis, colosso spagnolo intrecciato con Atlantia che possiede la maggioranza di Autostrade per l’Italia. Ed è proprio l’azienda dei Benetton che la scorsa estate avvia una scalata per acquisire Abertis, insieme alla tedesca Acs. A tal proposito Enrico Letta, ieri, ha replicato sul giornale diretto da Maurizio Belpietro, essere entrato nel cda di Abertis “alla fine del 2016 quando questa era una società spagnola, e prima che venisse ventilata l’ipotesi di Opa da parte italiana”. “Da Abertis – precisa l’ex premier – sono uscito, dimettendomi volontariamente, e dandone pubblica notizia nel maggio scorso, esattamente quando è cambiata la proprietà con l’ingresso di Atlantia”. Una scelta intrapresa “proprio per evitare al massimo possibili conflitti di interesse con le mie precedenti funzioni”. Continua a leggere

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