Posizione strategica e basi militari statunitensi: i rischi per l’Italia

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di Mario Porrini

Fonte: Italicum

La vittoria elettorale della coalizione di centro-destra prefigura, salvo imprevisti da non escludere a priori, la formazione di un governo a trazione Fratelli d’Italia. Questa eventualità, ha suscitato timori e fatto nascere speranze di cambiamenti radicali, sia nel campo economico che della politica estera. Naturalmente timori e speranze sono del tutto fuori luogo perché nulla cambierà, a parte qualche intervento di facciata.

Uno dei punti cardine cui il nuovo esecutivo dovrà dimostrarsi affidabile riguarda la posizione italiana sullo scenario internazionale e Giorgia Meloni, che presumibilmente avrà l’incarico da Mattarella, si è subito preoccupata di tranquillizzare gli americani sulla fedeltà alle vecchie alleanze, anche perché deve farsi perdonare dall’attuale amministrazione USA, gli attestati di stima che aveva rivolto a Trump, in occasione della sua elezione alla Casa Bianca. Per cercare di accreditarsi come fedele alleata deve inoltre cercare di tenere a badai suoi alleati Salvini e Berlusconi, frenando le loro esternazioni filo-Putin. I suoi tentativi di “captatio benevolentiae” nei confronti di Biden, l’aveva spinta, già in campagna elettorale ad affermare che, la Destra è lì, salda, dal dopoguerra nella sua adesione all’Alleanza Atlantica; che avrebbe continuato a sostenere l’Ucraina sia economicamente che con l’invio di armi; che avrebbe mantenuto le sanzioni alla Russia. La Meloni cerca di mascherare il suo atlantismo di ferro dietro la retorica dell’Europa, sostenendo che la Nato dovrebbe essere composta, da due colonne, una americana ed una europea e per cercare di giustificare la sua intenzione di aumentare le spese militari, come richiesto espressamente da Washington, ha aggiunto una spruzzatina di sovranismo spicciolo, dichiarando che queste spese rappresentano “il costo della libertà. Vogliamo essere alleati, non sudditi ma essere alleati e non sudditi ha un costo”.

In realtà lo status dell’Italia appare sostanzialmente quello di un paese suddito, sottoposto ad una vera e propria occupazione militare che dura dal 1943. Il nostro paese “ospita” ben 120 basi Nato ufficiali e 20 segrete ed almeno in due di queste, Aviano, presso Pordenone e Ghedi in provincia di Brescia sono stoccate circa 70 testate nucleari. A Sigonella  nella piana di Catania, si trova il principale hub dell’Aviazione di Marina Usa, oltre ad essere la più attrezzata base logistica in appoggio alla sesta Flotta americana nel Mediterraneo. In questo sito, sono dislocati i famosi droni spia “Global Hawk” essenziali per le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione e sempre da questa base partono i droni d’attacco “Reaper”. A Napoli,dal 2013, si trova la sede dell’Allied Joint Force Command, che rappresenta uno dei due comandi strategici operativi assieme all’Allied Joint Force CommandBrunssum, dipendente direttamente dall’AlliedCommand Operations del “Supreme Headquarters AlliedPowers Europe”, il quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa.Il comandante ha la responsabilità anche della VI flotta della Marina statunitense, che oltre alle basi di Sigonella e, appunto, Napoli, dispone di un attracco nel porto di Gaeta. A Mondragone, in provincia di Caserta, c’è invece il sotterraneo antiatomico per il comando americano e Nato da utilizzare in caso di guerra. A Vicenza, nella caserma Carlo Ederle c’è la base dell’Esercito Usa, con il 173esimo Airborne Brigade Combat Team e lo United States Army Africae dal  2013 un altro campo ha affiancato l’Ederle, il Camp Del Din. A seguire, a Motta di Livenza a Treviso, nella caserma Mario Fiore, è di stanza il “Multinational Cimic Group”, reparto multinazionale interforze. La Spezia ospita il “Centre for maritimeresearch and experimentation”, specializzato in ricerche di tipo scientifico e tecnologico.  In quel di Poggio Recanatico, a Ferrara, c’è il “Deployable Air Command and Control Xentre” all’interno della base. Nel porto di Taranto si trova il comando delle forze navali e anfibie concesso dall’Italia alla Nato.

Soltanto scorrendo questo elenco che a taluno potrà sembrare anche noioso, comprendente comunque solo una minima parte degli oltre 120 siti, si capisce come nel nostra paese ci sia una presenza spropositata di basi e caserme americane che ha pochi eguali nel mondo. Vero e proprio esercito di occupazione e come tale si comporta, potendo godere di uno speciale status tipico del conquistatore: i militari americani infatti, di fatto, non rispondono alla giustizia italiana dei reati commessi in Italia. Dalla terribile strage del Cermis alla recente uccisione di un ragazzo di 15 anni a Pordenone, investito da una macchina guidata da una soldatessa statunitense ubriaca, i responsabili godono di una sostanziale immunità alle leggi italiane e sono soggetti soltanto alla giurisdizione americana. Il nostro paese è tornato ad essere una semplice espressione geografica la cui posizione al centro del Mediterraneo, la rende strategicamente troppo importante.

Lucio Caracciolo, direttore di Limes, in un articolo pubblicato su “La Stampa”, facendo il paragone con lo scontro tra Washington e Pechino sulle rotte dell’Indo-Pacifico sostiene che “siamo la Taiwan del Mediterraneo”. “Il centro di quel mare è Taiwan, del nostro l’Italia” dice che “rispettate le proporzioni, la sfida fra Stati Uniti, Cina e Russia si deciderà sul controllo dello Stretto di Taiwan e di quello di Sicilia. Perni delle rotte oceaniche che legano Cina e America via Eurafrica”.”Nel contesto bellico in espansione, visto dal mare”, puntualizza Caracciolo, “il Belpaese è boccone grosso, gustoso, disponibile”. E a questo proposito il direttore propone un piccolo esercizio che dovrebbe costringerci a guardare in faccia la realtà. Chiede infatti dove dovrebbe trovarsi sulla mappa dell’Euro – mediterraneo una potenza marittima che volesse dominarlo? La risposta è scontata: “In Italia, diamine!”. Qual è questa potenza? “Risposta: l’America, dal 1945”. Questa posizione di straordinaria importanza strategica e la presenza sul nostro territorio di un così alto numero di basi militari americane, espone la nostra penisola a rischi altissimi. Le possibilità di un attacco nucleare tattico da parte della Russia non appaiono più così remote e l’Italia rappresenta un potenziale obiettivo di primaria importanza. Ci troviamo in prima linea rischiando di combattere una guerra che non è la nostra.

 

 

Guerra tra Russia e Ucraina: la proposta di Musk è intelligente e fattibile

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/10/10/guerra-tra-russia-e-ucraina-la-proposta-di-musk-e-intelligente-e-fattibile/

LA PROPOSTA DI PACE TRA RUSSIA E UCRAINA DI ELON MUSK FA DISCUTERE

Tra propaganda e minacce nucleari, la comunicazione mainstream ci dice che la Russia è guidata da un dittatore impazzito che vorrebbe usare l’atomica contro l’Ucraina. Come al solito, pare di essere in un film di Hollywood, ove i buoni sono i pacifisti americani, i loro alleati sono le vittime che i supereroi a stelle e strisce salveranno dal bruto di turno. La storia ci insegna che non è mai stato così, anche se ad alcuni piace fingere di crederlo e, soprattutto, ingannare i popoli nel darlo a bere.

Le persone oneste sanno che Zelensky è un ex comico, messo lì dagli Stati Uniti per farne gli interessi geopolitici, sfruttando, soprattutto, la posizione geografica di Kiev, rispetto alla Federazione Russa. Sanno anche dei 48 laboratori bio-chimici in territorio ucraino e delle basi coi missili puntati a 700 km dal Cremlino. Sanno che la Crimea e le altre quattro regioni annesse sono Russia e non Ucraina, sul piano storico, culturale, religioso. L’attacco terroristico al ponte di Kerch, rivendicato dal consigliere dell’ufficio di Zelensky, Podolyak, con un esplicito “tutto ciò che è occupato dalla Russia deve essere distrutto”, la manomissione del gasdotto Nord Stream e le costanti provocazioni dell’ex attore ebreo-ucraino, dimostrano che, fra i contendenti, c’è chi vuole alzare l’asticella dello scontro.

In questo scenario di guerra a lungo termine, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden sembrerebbe disposto a tutto, senza escludere il nucleare. Ma il popolo americano ed occidentale lo seguirebbero in questa, eventuale, terribile decisione? A Novembre, alle elezioni di metà mandato, vedremo come si esprimeranno gli statunitensi nei confronti dell’amministrazione Biden. Sul fronte europeo, si va a ruota degli Stati Uniti, che dal 1945 esercitano una sovranità assoluta, qui da noi, anche se, spesso, sono stati capaci di mascherarla. Bettino Craxi, a Sigonella, tolse loro la maschera, ma poi la pagò a caro prezzo. In Italia, Giorgia Meloni ha già ricevuto i messaggi d’Oltreoceano, al di là dello spauracchio delle garanzie contro il ritorno fascista, che serve all’establishment da teatrino per spaventare la gente, per delle politiche completamente asservite al deep State progressista. Il primo governo politico dopo un decennio di tecnocrati dovrà operare come la sinistra, nascondendolo ai suoi elettori. In politichese, servirà essere democratici, ovvero servi degli Stati Uniti.

In questi giorni, ha fatto parecchio rumore la presa di posizione dell’imprenditore miliardario Elon Musk, americano, proprietario di Tesla e promotore di missioni nello spazio. Apparirà insolito, ma l’unica proposta di pace concreta, giunta finora, è quella formulata da lui su Twitter. Nello specifico, ha proposto di “rifare le elezioni nelle regioni annesse sotto la supervisione dell’Onu”, con la Russia che lascia le aree annesse “se questa è la volontà del popolo”; ricordando che “la Crimea è formalmente parte della Russia, come è stato dal 1738 (fino all’errore di Krusciov)”; “forniture d’acqua assicurate alla Crimea”; “l’Ucraina resta neutrale”. Oltre che concreta, tale proposta appare ragionevole per aprire un tavolo di negoziati.

Quasi immediata la risposta stizzita di Kiev, che rimanda al mittente, con particolare sarcasmo, ogni parola. “La maggioranza degli ucraini vuole certamente far parte dell’Ucraina, ma alcune regioni orientali sono a maggioranza russa e preferiscono la Russia”, ha scritto, poi, sempre su Twitter, Elon Musk, aggiungendo che “se la volontà della gente conta, dovrebbe essere sempre sostenuta, a prescindere da dove i conflitti hanno luogo”.

A differenza del presidente Zelensky e del suo braccio destro Podolyak, il sondaggio lanciato da Musk su Twitter, che ha sfondato il muro del milione e mezzo di votanti, è stato preso molto sul serio dalla Russia. È il caso, per esempio, di Mikhail Sheremet, deputato della Duma russa per la Crimea, il quale ha detto che “persone come Musk dovrebbero diventare presidente degli Stati Uniti, e non come Biden, che è diventato la vergogna del popolo americano, trasformando il Paese in un tiranno e assassino internazionale”.

Sheremet non sbaglia quando dice che “con persone come Musk si possono costruire relazioni pragmatiche e reciprocamente vantaggiose volte alla conservazione e allo sviluppo del mondo intero”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribattuto: “Rispetto a molti diplomatici professionisti, Musk è ancora alla ricerca di modi per raggiungere la pace. E raggiungere la pace senza soddisfare le condizioni della Russia è assolutamente impossibile”.

In questo botta e risposta su Twitter, anche l’Ue è intervenuta rivendicando in maniera netta e chiara la sua posizione: “Non c’è Ucraina senza Crimea, così come non c’è Tesla senza batterie”. A dirlo è stato il commissario europeo all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, il quale ha contestato la proposta di Musk avvertendo che Kiev non può rinunciare alla penisola annessa dai russi nel 2014 e ha suggerito – con toni polemici – al “Signor Elon Musk” che “questa non è scienza dei missili: la Russia ha invaso l’Ucraina”.

Fino a quando la Politica internazionale non proporrà un tavolo di pace serio e concreto, il destino dell’umanità resterà “nelle mani di Dio”. Però Musk continua a lavorare e a trovare sostegno tra alcuni Repubblicani al Congresso e in Senato, oltre a quello, già espresso, di Newsweek. Nel mezzo di equilibri instabili, con all’orizzonte una guerra atomica, il silenzio della diplomazia diventa assordante e ottuso, quanto al contrario, la posizione di Musk si dimostra intelligente e fattibile. E, chissà, forse tutto ciò sarà prodromico alla sua candidatura alla Casa Bianca, che potrebbe cambiare gli orizzonti.