Genocidio dei cristiani in Nigeria e Biden dorme!

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

L’ultima violenza si è verificata nel fine settimana di giugno, con 100 uomini armati che hanno attaccato una scuola governativa e rapito 70 studenti. Ma sono innumerevoli i sacerdoti, o ancora seminaristi, che sono stati uccisi o rapiti nell’ultimo anno.
Recentemente, negli Stati Uniti, a Capitol Hill, è stata ascoltata una testimonianza agghiacciante durante un panel della Commissione Usa sulla libertà religiosa internazionale, a proposito degli atti atroci perpetrati contro i cristiani in Nigeria, relativamente ai quali sembra esserci un silenzio assordante sulla diffusa persecuzione che si sta soffrendo nel paese dell’Africa occidentale.
Dal 2015 sono state distrutte più di 2.000 chiese e il Paese ha assistito a un esodo di massa di 4-5 milioni di cristiani che sono fuggiti dal Paese devastato dalla guerra civile.
Eric Patterson, vicepresidente dell’Istituto per la libertà religiosa, ha parlato al National Catholic Register e ha offerto dettagli su come la situazione è precipitata in questo stato.
“C’è un gruppo dello Stato islamico nel Paese che ha compiuto attacchi in tutto il Paese, sia contro altri musulmani, musulmani sunniti e musulmani sciiti, sia contro cristiani, cercando letteralmente di sterminare i cristiani in quella zona. La popolazione è divisa tra musulmani e cristiani. Le controversie e gli attacchi lasciano contadini, allevatori, pastori e la classe operaia di questa regione in mezzo al fuoco. Le fonti di cibo e acqua sono colpite e molti perdono la casa e le fonti di lavoro nei campi.
Un recente rapporto afferma che più di 12.000 cristiani in Nigeria sono stati uccisi in attacchi da giugno 2015. Alcuni considerano Boko Haram sinonimo di ISIS. Ma hanno un’origine molto diversa.
Boko Haram è iniziato davvero più come un movimento localizzato che come una campagna ben congegnata. Il suo nome significa essenzialmente “no all’istruzione occidentale”. Quindi è iniziato come un gruppo revisionista che voleva guidare la società nella parte settentrionale della Nigeria, dove avevano istituito la sharia [legge islamica] accanto al diritto civile più di dieci anni fa. E volevano trasferirlo nel XII secolo dell’Islam e rifiutare, in sostanza, tutto ciò che è occidentale.
Ora si sono fusi in un’organizzazione molto più grande. E lo hanno fatto attraverso il terrore, l’intimidazione, il rapimento, lo stupro, la schiavitù e l’omicidio.
Rivolgendo la nostra attenzione alla persecuzione strettamente cristiana, in mezzo a questo diffuso terrorismo, la fascia centrale della Nigeria sembra essere quella dove stiamo assistendo al maggior numero di morti. Lo spargimento di sangue più importante è causata dai pastori musulmani Fulani. Ma chi sono i Fulani e da quanto tempo hanno questa roccaforte?
Sentiamo spesso il termine Hausa-Fulani, che sono due tribù predominanti musulmane distinte ma strettamente unite che sono tra le più grandi di tutta la Nigeria. È interessante notare che negli ultimi dieci anni molte persone non si sono rese conto che sebbene questi due gruppi abbiano spesso lavorato insieme, in realtà c’è stata anche violenza tra di loro. Ma i Fulani sono un grande gruppo nazionale, decine di milioni di persone nella regione.
Non stanno solo combattendo per la terra o l’acqua, né stanno solo aumentando le popolazioni in conflitto. Attaccano e bruciano chiese, attaccano seminaristi, in casi recenti procedendo alla loro decapitazione. Attaccano missionari, suore, pastori. Solo in questi primi sei mesi de 2021 i rapporti indicano che almeno 1.300 cristiani sono stati uccisi in quella regione della Nigeria.
L’anno scorso, la Nigeria è stata elencata dall’ex segretario di Stato Mike Pompeo come un paese di particolare preoccupazione, mettendo il paese sotto lo stesso radar di alcuni dei più grandi violatori della libertà religiosa, come Iran e Cina. Dato il continuo aumento della violenza a cui stiamo assistendo in Nigeria, cos’altro si può fare? L’attuale amministrazione Biden sta prendendo sul serio la situazione?

L’Occidente, regno della menzogna

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di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini

Se il cosiddetto Occidente continuerà imperterrito nella propria, costante, estenuante, ripugnante politica di doppio-pesismo, di cui, per restare sul pezzo, dà buona misura quel che sta succedendo a Gaza, con l’equiparazione fra un esercito tecnologicamente avanzatissimo e i guerriglieri straccioni di Hamas, fra i circa duecento razzi sparati verso Gerusalemme e Tel Aviv che hanno causato otto morti e i  circa duecentoventi palestinesi uccisi, tra cui un numero imprecisato di bambini, provocati dai bombardamenti israeliani su Gaza (davvero “intelligenti” questi missili se in un sol colpo sono riusciti a sterminare una famiglia composta da due donne e i loro otto bambini, sicuramente terroristi – peraltro, com’è noto, i bambini degli altri sono diversi dai nostri bambini se nella prima Guerra del Golfo, per non affrontare fin da subito l’imbelle esercito iracheno, che era stato battuto persino dai curdi, le “bombe chirurgiche” e i “missili intelligenti” uccisero, fra Bagdad e Bassora, 32.195 bambini, dati del Pentagono) politica sostenuta dai suoi media che, inutilmente vili, riescono a essere più realisti del re, nascondendo le verità scomode o rivelandole a metà il che è ancora più scorretto, dai e ridai farà la fine che si sarà meritato: morirà soffocato dalle sue stesse menzogne.

Una decina di giorni fa c’è stato un attentato terroristico a Kabul contro una scuola media frequentata da ragazzi e ragazze che ha causato 55 vittime. La Reuters, che non è proprio l’ultima agenzia di notizie del mondo,  ha subito attribuito l’attentato ai Talebani, seguita poi da pressoché tutta la stampa occidentale. Un falso. Bisognava andare a cercare con la lente sull’Internazionale la notizia, data da Tolo News, che è l’emittente dell’attuale governo afghano e quindi, in questo senso, al di sopra di ogni sospetto, che l’attentato era opera dello Stato islamico, cioè dell’Isis, e che i Talebani avevano escluso ogni loro coinvolgimento. Del resto questa smentita non era nemmeno necessaria. I Talebani, nella loro guerra d’indipendenza, hanno sempre puntato ad obbiettivi militari e politici cercando di limitare il più possibile gli inevitabili “effetti collaterali” per la semplice ragione  che non hanno alcun interesse ad inimicarsi la popolazione sul cui appoggio hanno potuto costruire la propria lotta di indipendenza durata vent’anni. Del resto nel “libretto azzurro” del 2009, naturalmente snobbato in Occidente, in cui il Mullah Omar dettava le regole cui dovevano attenersi i suoi combattenti, è scritto a chiare lettere: “Attacchi terroristi e attentati kamikaze. Il sacrificio di valorosi figli dell’Islam è lecito soltanto se il bersaglio è importante, vale a dire solo per obbiettivi militari e politici che abbiano una certa rilevanza col massimo impegno per scongiurare vittime civili”. Per altro c’è un precedente significativo. Quando nel 2014 i talebani pachistani attaccarono una scuola frequentata dai figli dei militari pachistani facendo 156 morti e 130 feriti, il movimento talebano afghano guidato dal Mullah Omar condannò senza se e senza ma quell’eccidio: “L’Emirato islamico è scioccato da quanto avvenuto e condivide il dolore della famiglie dei bambini uccisi nell’attacco”. Continua a leggere

Francia, un quarto dei musulmani vuole la sharia prima della legge repubblicana

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di Matteo Orlando

per AGERECONTRA
Aumenta l’influenza sociale dei musulmani in Francia e i risultati di una recente indagine dell’IFOP hanno inquietato non poco i cattolici d’oltralpe.
Il 38% dei musulmani ha dichiarato di andare alla preghiera pubblica del venerdì mentre molti cattolici, specialmente quelli progressisti, sotto l’effetto del “clima laicista” francese, si sono allontanati sempre di più dalla pratica pubblica della fede.
Hanno fatto riflettere anche ulteriori dati sull’Islam.
Al digiuno durante il Ramadan o al rispetto del divieto di bere alcolici partecipano sempre più islamici francesi.
Ma l’indicatore più inquietante è quello che svela come per un quarto dei musulmani la sharia dovrebbe avere la precedenza sulla legge repubblicana. E questo dato tende ad aumentare.
Per i musulmani, quindi, è la società sempre più secolarista che deve adattarsi alla loro religione.
Quale lezione possiamo trarre da questi dati?
In primo luogo, e contrariamente a quanto molti sociologi si aspettavano, la traiettoria della secolarizzazione, seguita dalla maggioranza dei francesi, non è quella della maggioranza dei musulmani.
In secondo luogo questa più forte pratica musulmana si nota a causa dell’indifferenza per la religione dei fedeli di altre religioni, cristiani in particolare, nonostante una ripresa importante del cattolicesimo nell’ambito tradizionale.
Un terzo rilievo riguarda la Repubblica Francese e il suo sistema scolastico. Se il 20% dei musulmani con un diploma di laurea ritiene che sarebbe meglio applicare la sharia che le leggi repubblicane forse significa una cosa basilare: il fallimento del sistema d’istruzione, laicista e cristianofobico, francese.