Sanatoria fiscale, quali tasse e multe si possono rottamare nel 2023?

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Segnalazione di Wall street Italia

di Pierpaolo Molinengo

Attraverso le sanatorie fiscali di multe e tasse, il Governo ha intenzione di alleggerire, almeno in parte, le tensioni che si sono create tra i cittadini e le varie entità fiscali. Le famiglie, a causa della pandemia e delle varie difficoltà finanziarie ed economiche, sono stati messe a dura prova nell’arco degli ultimi anni. Per questo le sanatorie fiscali si muovono principalmente su tre fronti:

  • ravvedimenti;
  • la risoluzione delle liti con l’Agenzia delle Entrate;
  • lo stralcio dei crediti, che sono ritenuti inesigibili.

Nell’ottica di allentare le possibili tensioni tra erario e contribuenti, l’esecutivo ha lavorato su criptovalute, multe e mini cartelle, in modo da permettere ai soggetti interessati di sanare eventuali posizioni ancora aperte.

Sanatoria fiscale, la rottamazione delle multe

Capitolo importante della sanatoria fiscale prevista dal Governo guidato da Giorgia Meloni, è la rottamazione delle pendenze fiscali. Le cartelle esattoriali, con importi inferiori a 1.000 euro gestite direttamente dall’ente di riscossione dal 2000 al 2015, possono essere rottamate. Previo accordo con gli enti locali. Attenzione, però, che le spese di riscossione devono essere rimborsate.

All’interno della rottamazione rientrano anche le multe. In questo caso le ammende devono essere pagate senza l’aggiunta delle sanzioni e degli eventuali interessi di mora. I diretti interessati hanno tempo a saldare le multe, comprensive delle eventuali spese sostenute per la riscossione, entro e non oltre il 31 luglio 2023. In alternativa è possibile scegliere il versamento in 18 rate, con un interesse pari al 2%.

Cosa succede alle controversie tributarie

Eventuali liti pendenti al 1° gennaio 2023 potranno beneficiare della sanatoria fiscale seguendo diverse procedure. Quelle che risultano essere ferme al primo grado, che corrisponde alle commissioni tributarie provinciali, possono essere definite saldando il 90% della somma richiesta dell’erario. Le pendenze giunte alle commissioni tributarie regionali possono essere chiuse versando il 40%, nel caso in cui la sentenza in primo grado abbia dato ragione al contribuente.

Nel caso in cui il contribuente abbia vinto anche in secondo grado, ha la possibilità di versare il 15%. La stessa percentuale vale anche nel caso in cui il ricorso sia arrivato in Cassazione e il contribuente abbia ottenuto ragione in entrambi i gradi di giudizio.

La rinuncia agevolata rientra nel concetto di pace fiscale. Questa è, in estrema sintesi, una sanatoria fiscale che permette al contribuente di rinunciare entro al 30 giugno 2023 alle liti fiscali, che sono arrivate direttamente in Cassazione e che abbiano come controparte l’Agenzia delle Entrate. Nel caso di rinuncia, è necessario pagare la cifra pretesa dall’erario con i relativi interessi: le sanzioni, però, sono ridotte.

Sanatorie in vista anche per gli avvisi bonari

Il legislatore ha previsto una sanatoria fiscale anche per quanti abbiano ricevuto un avviso bonario, in seguito a dei controlli automatizzati effettuati direttamente dal fisco. Quanto viene reclamato dall’Agenzia delle Entrate può essere definito in maniera agevolata, purché il termine di pagamento non sia già scaduto

Gli atti di accertamento formale possono sottostare ad un’agevolazione, nel caso in cui non siano stati impugnati dal contribuente. L’operazione deve avvenire all’interno dei termini fissati per il ricorso. In questo caso, per gli accertamenti di contestazione notificati fino al 31 marzo del 2023, le sanzioni sono ridotte da un terzo a un diciottesimo di quanto definito per legge.

Ultimo capitolo è quello riservato alle criptovalute: i guadagni ottenuti con questi investimenti non sono tassati fino a 2.000 euro. Per quanto riguarda i guadagni ottenuti fino al 31 dicembre 2021, il contribuente è tenuto a presentare una domanda di emersione e riconoscere un’imposta sostitutiva pari al 3,5%.

Pace fiscale, come funziona ed entro quando aderirvi

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di Pierpaolo Molinengo

Come funziona la pace fiscale? Ma soprattutto quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la sanatoria delle liti pendenti? Il nuovo esecutivo ha intenzione di smaltire il lavoro delle autorità competenti, che sono alle prese con almeno decine di migliaia di impugnazioni. Attraverso la definizione agevolata, si vogliono portare nuove risorse economiche all’erario.

ricordiamo che nel concetto di pace fiscale rientra anche il capitolo connesso alla sanatoria delle liti tributarie. Lo scopo è quello di andare a ridurre le almeno 47mila impugnazioni, sulle quali la Corte di Cassazione è stata chiamata a statuire.

Pace fiscale, la rottamazione delle cartelle esattoriali

La pace fiscale è, a tutti gli effetti, una rottamazione delle cartelle esattoriali, alle quali i contribuenti, in questi anni, hanno provveduto a fare opposizione. Queste vere e proprie liti, possono essere chiuse pagando delle cifre che oscillano dal 5% al 20% del valore della lite.

La principale condizione che deve essere rispettata, per poter accedere a questa pace fiscale, è che il contribuente abbia ottenuto ragione presso la Commissione Tributaria Provinciale o presso la Commissione Tributaria Regionale.

Sostanzialmente il funzionamento della pace fiscale è strettamente legato al grado di giudizio, che ha dato torto all’Agenzia delle Entrate. A questo punto entrano in gioco due diversi meccanismi:

  • nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate risulti sconfitta in uno solo dei due gradi di giudizio (presso la commissione provinciale o quella regionale), la lite può essere annullata per somme fino a 50.000 euro, pagando un importo pari al 20% di quello vantato dal fisco;
  • nel caso in cui l’Ade dovesse risultare sconfitta in entrambi i gradi di giudizio è possibile annullare le cartelle esattoriali fino ad un massimo di 100.000 euro, versando il 5% del valore della controversia.
Entro quando è possibile aderire

Attenzione, però, che i tempi per poter aderire alla pace fiscale sono particolarmente stretti. I diretti interessati hanno tempo per chiedere la sanatoria fino al 16 gennaio 2023. Sono, quindi, complessivamente 120 giorni a partire dal 16 settembre 2022, la data in cui è entrata in vigore la Legge n. 130/2022, con la quale venivano normate le nuove disposizioni in materia di processi tributari.

Per poter accedere alla pace fiscale è necessario presentare un’apposita domanda, così come è stato deliberato direttamente dall’Agenzia delle Entrate, attraverso il provvedimento 356446/2022. È necessario compilare l’apposito formulario ed inviarlo via Pec direttamente alla sede dell’Agenzia delle Entrate competente.

Nel momento in cui il contribuente deposita la domanda per la pace fiscale, deve provvedere a versare il 5% o il 20% del valore della lite. Da questo importo è necessario sottrarre quanto già versato in precedenza. Nel caso in cui siano già state versate delle somme superiori a quella dovuta, non sono previsti dei rimborsi.

È possibile presentare la domanda, per la definizione agevolata, per le liti che erano già pendenti presso la Corte di Cassazione fino alla data del 16 settembre 2022. Per essere considerate pendenti, il contribuente deve avere ricevuto notifica del ricorso alla medesima data.