Grande successo a Verona per la presentazione del libro “Patria e Identità” con G. Amato, A. Sartori e M. Castagna

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NOTIZIA FORNITA ANCHE DA TELENUOVO IL 3/11/2022: https://tgverona.telenuovo.it/attualita/2022/11/03/patria-ed-identita-presentazione-del-libro-a-villa-delser-manor-house E CONFERENZA TRASMESSA IN DIRETTA SU MONDOETICO.TV (https://twitch.tv/mondoeticotv ) E SUI PROFILI FACEBOOK DEL CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO E GIANFRANCO AMATO FAN PAGE. GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO E ALTO LIVELLO DEGLI INTERVENTI. Gli autori sono disponibili a presentare il libro su invito, scrivendo a c.r.traditio@gmail.com

SI STANNO CARICANDO GLI INTERVENTI SU YOUTUBE. INTANTO, IL PRIMO STRALCIO:

LA LIBERTA’ DI EDUCARE di Gianfranco AMATOhttps://m.youtube.com/watch?v=Vav2Cb2kocc&t=1s

Matteo Castagna: Ad Jesum per Mariam! La miglior formula per gli auguri di una Santa Festa dell’Immacolata: https://www.youtube.com/watch?v=SUZrtujBj1g&t=15s…

LA RECENSIONE di Angelica La Rosa

Libertà non è fare ciò che si vuole, ma ciò che si deve, con regole che evitino il caos

PRESENTATO A VERONA IL LIBRO “PATRIA E IDENTITÀ” DI GIANFRANCO AMATO E MATTEO CASTAGNA (EDIZIONI SOLFANELLI)

Gianfranco Amato e Matteo Castagna sono due cattolici militanti, che non temono di dire la verità. L’avvocato Amato, classe 1961, è autore di numerosi saggi e presidente dei Giuristi per la vita. Il conferenziere e comunicatore pubblico Matteo Castagna, classe 1976, da oltre vent’anni responsabile nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio, è un noto volto mediatico di alcune emittenti venete e, recentemente, anche di La7.

I due sono amici e collaborano al 2018. Quando li si sente tenere conferenze assieme, generalmente si tende a dire che sono complementari. Con stili diversi, dovuti a formazioni e storie personali differenti, hanno entrambi il coraggio di parlare da tomisti convinti, con realismo e una capacità di coinvolgimento su tematiche religiose e d’attualità, che lasciano l’ascoltatore attento e riflessivo.

Nel loro libro “Patria e identità” (Edizioni Solfanelli, Chieti 2022, pp. 152, €12 + eventuali € 1,70 di spese spedizione, acquistabile dall’editore e nelle librerie, anche online oppure scrivendo a c.r.traditio@gmail.com), introdotto dall’avvocato Andrea Sartori, i due firmano e alternano i loro capitoli, che si trovano all’interno di tre parti: “Uno sguardo sulla Politica”, “Un’occhiata sulla Società”, “Una sbirciata sulla Chiesa”. Ne esce un testo alla portata di tutti che serve, nell’intenzione degli autori, a riflettere sulle questioni principali dell’uomo d’oggi, che vanno dalla critica politica al pensiero identitario sulla società, dalla Dottrina Sociale della Chiesa alla rivendicazione delle verità morali senza peli sulla lingua.

Presentato, in anteprima nazionale lo scorso giovedì 3 Novembre 2022 a Verona, nello splendido contesto classico di Villa Delser Minor House, il testo offre vari argomenti di riflessioni. Di fronte alle crisi individuali, economiche, sociali, religiose, materialiste, individualiste, relativiste, liberali, social-comuniste, globaliste, gli autori spiegano, a tratti con guareschiana ironia, quale potrebbe essere la via d’uscita per una autentica libertà. “Libertà non è fare ciò che si vuole, ma ciò che si deve, con regole che evitino il caos” – afferma Castagna. “La libertà è Cristo, Via, Verità e Vita” – chiosa Amato, mentre l’avvocato Sartori ricorda al proposito che proprio Gesù disse “la Verità vi renderà liberi“.

“Ateismo, edonismo, scientismo, società fluida sono i virus della post-modernità – continua Matteo Castagna – per i quali vi è solo una dose di vaccino che crea gli anticorpi per tutta la vita: il Cattolicesimo che opera per il bene comune”. “ – aggiunge Amato – ma nella valle di lacrime che stiamo vivendo abbiamo l’obbligo morale di rendere sempre più visibile e militante questa lotta che ci vedrà vincitori perché l’hanno detto sia Gesù col ‘non praevalebunt‘, sia la Madonna con la garanzia che ‘il suo Cuore Immacolato trionferà‘”.

Due sono i motti degli autori: “Stat Crux dum volvitur orbis!” e “sub Christi Vexilli Regis militare gloriamur!”. Attraverso un apostolato di testimonianza pubblica della Fede, aperto a tutti coloro che vogliano contribuire, secondo le loro propensioni, alla maggior gloria di Dio, da soldati di Cristo, da discepoli, da ausiliarie, da persone di preghiera e contemplazione, i due autori si battono per l’affermazione del principio teologico della Regalità Sociale di Cristo.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/11/06/liberta-non-e-fare-cio-che-si-vuole-ma-cio-che-si-deve-con-regole-che-evitino-il-caos/

 

Una recensione sul dibattito vaccinale

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo una recensione di don Francesco Ricossa al libro di Roberto De Mattei: “Sulla liceità morale della vaccinazione…”, pubblicata sulla rivista Sodalitium (n. 72, Natale 2021). Il Circolo Christus Rex- Traditio ha sempre tenuto, fin da principio, la posizione che viene espressa in maniera cristallina da don Francesco in questa recensione e, per gli stessi motivi, ha mantenuto un basso profilo:
“Io constato piuttosto che si tratta di una questione divisiva tra i veri fedeli cattolici. Sono favorevoli ai vaccini dei cattolici anche tradizionalisti alla De Mattei come pure degli scientisti e degli increduli. Sono contrari ai vaccini dei cattolici tradizionalisti, come pure ogni sorta di adepto “new age” nemico aprioristico della “scienza ufficiale”; la “medicina alternativa” furoreggia negli ambienti esoterici, teosofici ecc., come pure l’adorazione della “scienza moderna” è dogma di tanti atei senza Dio. Sono le due facce della stessa medaglia massonica: razionalismo naturalista ed esoterismo”.
 
Il dibattito sui vaccini 
 

Recensione 💯 di questi anni di Pietro Ferrari

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di Giovanni Gabriele Morra
“Cento di questi anni” di Pietro Ferrari è una straordinaria opera ucronica – metagenere tra fantascienza e fantapolitica – in cui personaggi storici ed immaginari si fondono in una cornice narrativa utopica, nella quale la divaricazione allostorica scompagina e disallinea l’intero orizzonte storiografico del lettore.
Il punto di svolta che separa irriducibilmente la narrazione interna da quella storiograficamente autentica è racchiuso in un episodio periferico del 1936 che, sebbene possa passare quasi sottotraccia per un lettore non particolarmente attento alle vicende dell’anteguerra, ben presto determinerà una divergenza talmente estesa da non poter essere oltremodo mascherata.
Le pagine che conducono al “point of divergence” sono una vera e propria wunderkammer dei principali movimenti culturali, filosofici e politici che hanno campeggiato la storia del Novecento, i cui frequenti richiami lasciano trapelare un intenso e meticoloso lavoro di ricostruzione storiografica dell’Autore, con l’ulteriore pregio di aver sapientemente unificato le vicende umane dei protagonisti con i macro-eventi che si sono all’epoca tanto repentinamente succeduti.
Posteriormente alla diramazione temporale, la cronistoria si sottrae, come invero sovente accade in romanzi di tal fatta, da una deformazione eccessivamente marcata e disallineata, optando per una maggiore graduale verosimiglianza storica degli accadimenti, tale da instillare il dubbio nel lettore che effettivamente “un’altra storia era possibile”, lasciando così intendere che ogni ingranaggio, per quanto perimetrale, sia invero in grado di mutare il decorso degli eventi, aprendo ad infinite e perfino inimmaginabili possibilità.
Tuttavia, se questo è il messaggio che traspare dal substrato più esterno del racconto, il finale, in cui gli eventi sono intensificati e velocizzati in modo sorprendente, lascia velatamente trapelare una potenziale dicotomia tra l’autodeterminazione dei processi storici e l’immutabilità del “Fato”, da intendersi come destino al quale non è dato sottrarsi: in altri termini, la storia che, nonostante gli sforzi, riprende il suo corso prestabilito senza lasciare scampo all’hybris umana.
Per completare potrebbero essere utili questi spunti da mettere in fondo alla stessa:
Nascondi testo citato
Dal minuto 36 in poi intervento televisivo:
Intervista:
Scheda sintetica di descrizione dell’opera:
AUDIO stralci

Mussolini in Giappone?

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PUBBLICHIAMO QUESTA RECENSIONE DI AMBROGIO BIANCHI. 

Angelo Paratico, storico e romanziere, nei prossimi giorni presenterà il suo ultimo libro, pubblicato dalla Gingko Edizioni e intitolato “Mussolini in Giappone”. Si tratta di un romanzo breve, contenente una notevole quantità di riferimenti storici. Viene così esposta, per la prima volta la possibilità, secondo noi non del tutto peregrina, che l’uomo ucciso a Giulino di Mezzegra, il 28 aprile 1945, non fu Benito Mussolini, ma un sosia.

Questo spiegherebbe l’incoerenza di certi suoi comportamenti, nei suoi ultimi giorni e tutti i misteri che ancora circondano le circostanze della sua fine. Pare inspiegabile la sua scarsa lucidità nel prendere decisioni dopo Como, e il fatto che il suo viso apparve sfigurato già all’arrivo a Piazzale Loreto. E non si capisce perché venne fucilato di nascosto e non portato sul lungolago di Dongo, distante solo pochi chilometri e lì giustiziato, in bella vista, assieme agli altri gerarchi e a uno sfortunato autostoppista.

A Milano, il 25 aprile 1945, Mussolini ebbe varie opportunità per mettersi in salvo, ma non volle coglierle. Prima fra tutte quella di chiudersi nel Castello Sforzesco e attendere l’arrivo degli Alleati. I partigiani non disponevano di armi pesanti e non sarebbero mai riusciti a espugnarlo. Un’altra via di fuga, caldeggiata da Vittorio Mussolini, fu una corsa sino all’aeroporto di Ghedi, per salire su di un SM79 che lo avrebbe portato in Spagna. La Svizzera, contrariamente a ciò che si crede, non fu mai un’opzione, Mussolini sapeva che non lo avrebbero mai lasciato passare.

Sul tavolo stava anche un’altra via di fuga, assai più complessa e per la quale la segretezza più assoluta era una condizione indispensabile. Questa prevedeva l’utilizzo di un sommergibile. Tale piano era stato approntato da Enzo Grossi (1908 -1960), un abilissimo e pluridecorato sommergibilista, che in Francia era stato a capo della base di Betasom. A tali preparativi accennò lo stesso comandante Grossi nelle sue memorie, ormai introvabili, intitolate “Dal Barbarigo a Dongo”.  Grossi fu un coraggioso uomo di mare che morì giovane, consumato dall’amarezza per essere stato ingiustamente accusato di aver imbrogliato le carte in cambio di due medaglie d’oro, una d’argento e due croci di guerra tedesche. Lo accusarono di aver mentito sull’affondamento di due corazzate americane, con il sommergibile Barbarigo da lui comandato, il 20 maggio 1942, al largo delle coste brasiliane.

Una commissione di ammiragli, dopo la guerra, discusse il suo caso, accusandolo di frode ma dimenticando di tenere conto dei diversi fusi orari. Come dimostrò Antonino Trizzino nel suo libro “Navi e poltrone” uscito nel 1952, Grossi affondò due grandi navi nemiche, ma non erano quelle che lui pensava. Viste dal periscopio d’un sommergibile, nel mezzo di una rischiosa azione e con il mare mosso, tutte le navi sono difficili da identificare.

Un decreto del Presidente della Repubblica lo privò delle sue decorazioni. Lui protestò con veemenza e, nell’ottobre del 1954, a causa di una sua lettera indirizzata al Presidente, fu condannato a  5 mesi e 10 giorni di reclusione per ‘vilipendio del capo dello Stato’.  Grossi aveva militato nella RSI, pur non avendo mai accettato la tessera del partito fascista ed era sposato con una donna ebrea, che non smise di praticare la propria religione. Riuscì a stento a sottrarla alle SS, che la rilasciarono, permettendole di tornare a casa dai loro bambini.

Nel capitolo XI del suo libro, intitolato “Un sommergibile per Mussolini”, Grossi racconta che Tullio Tamburini gli rivelò di essersi accordato con gli alleati giapponesi per approntare un grosso sommergibile, al fine di metterlo in salvo, e nei suoi piani sarebbe stato proprio lui a comandarlo, portandolo nel Pacifico. Tamburini accennò a Mussolini di quel piano, ma gli rispose che non ne voleva sapere. Questo fu confermato da Mussolini stesso quando incontrò Grossi, nel febbraio 1945 e lo ringraziò per i suoi sforzi. Poi aggiunse: “Non sono interessato a vivere come un uomo qualunque. Vedo che la mia stella è al tramonto e che la mia missione è conclusa…”.

L’esistenza di questi piani fu confermata anche dal vicesegretario del Partito fascista repubblicano ed ex federale di Verona, Antonio Bonino, nelle sue memorie, intitolate “Mussolini mi ha detto” uscito in Argentina nel 1950.

Questo è quanto se ne sa ma, secondo Paratico, il meccanismo continuò a muoversi, indipendentemente dalla volontà degli  ideatori e fu adattato, affidando  il comando del sommergibile oceanico Luigi Torelli a un tedesco. Dunque, Mussolini, nel primo pomeriggio del 25 aprile 1945, sarebbe stato prelevato da un’auto guidata da un diplomatico giapponese che lo portò a Trieste, dove s’imbarcò sul sommergibile Torelli, che lo attendeva nel porto, dopo che era stato fatto rientrare dal Giappone, dove si trovava e dove effettivamente ritornò. Tale sommergibile fu affondato dagli americani nel settembre 1945, davanti alla baia di Tokyo. dove ancora si trova.

Mettendo da parte la storia alternativa e passando al romanzo, dobbiamo dire che questo libro si legge bene e  me ne ha ricordato un altro, avente un tema e uno sviluppo simile, che lessi alcuni anni fa. L’autore fu il grande scrittore e sinologo belga, Simon Leys (Pierre Ryckmans), ed era intitolato: “La morte di Napoleone”. Il Leys immaginava la sostituzione con un sosia al Napoleone confinato a Sant’Elena e un suo ritorno, in incognito, in Francia. Dopo varie peripezie, Napoleone è costretto a una vita da “uomo qualunque” dividendo il letto con una ortolana parigina. E, intanto, fra i cavoli e gli ortaggi, lavorava segretamente per compiere le sue vendette, ma infine s’ammalò e morì. Tutti coloro che hanno studiano l’epopea napoleonica restano colpiti da questa bizzarra fantasia del Leys, che ha il merito di aggiunge una nuova sfaccettatura, un nuovo punto di meditazione, su questa figura storica.

Il Mussolini che l’autore descrive è segnato dal lutto e dai sensi di colpa, ha frequenti crisi di pianto. Ripensando alla sua giovinezza da anarchico e squattrinato socialista, pensa che avrebbe dovuto salire sulle montagne come partigiano e poi lottare contro al tedesco invasore, invece di assecondarlo. La sua sofferenza e i suoi rimpianti vengono solo parzialmente leniti fra le mura di un antico tempio buddista, a Nikko.

L’idea dell’autore è assai originale e mai prima esplorata. E con questo scarno libro mostra di possedere una profonda  conoscenza non solo di quell’uomo, ma anche dell’uomo.

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Amazon.it: Mussolini in Giappone – Paratico, Angelo – Libri

Oppure nelle migliori librerie.

 

È gradita la camicia nera, Berizzi no: Verona sbatte la porta in faccia al giornalista

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di Matteo Castagna

Avevo garantito ai miei 4 lettori una recensione del libro in questione, dopo averlo letto. Non potrò farla perché la gente della mia città sta dimostrando che non è interessata a questo testo. Sarà per un’altra volta.

 

di Valerio Benedetti

Roma, 28 ott – A quanto pare, a Verona Paolo Berizzi è ospite non gradito. Il giornalista di Repubblica, infatti, sta facendo una fatica del diavolo a trovare un luogo dove presentare il suo ultimo gioiello, È gradita la camicia nera: Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa (Rizzoli). Come denuncia Repubblica, «gli addetti della casa editrice, in queste settimane, hanno cercato una sistemazione per organizzare l’evento ma non è emersa alcuna disponibilità. Nessuno a Verona si prende la responsabilità di ospitare la presentazione di un libro che parla di estrema destra, o almeno questo è ciò che emerge dopo le prime ricerche».

Perché Verona non vuole Berizzi?

Per Repubblica, insomma, nessuno vorrebbe presentare un «libro che parla di estrema destra», lasciando intendere che la città scaligera non sarebbe interessata a questo tema. Ma siamo sicuri che l’ostracismo di Verona nei confronti dell’irreprensibile Berizzi derivi proprio da questo? Forse no. Forse i colleghi di Repubblica hanno dimenticato che il loro inviato non si è comportato molto bene con i veronesi. Nessun problema, ci pensiamo noi a rinfrescar loro la memoria.

Chiagni e fotti

Nell’agosto del 2020 un violento nubifragio aveva duramente colpito Verona (nonché Vicenza e Padova), e Berizzi pensò bene di pubblicare questo tweet: «Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma». In sostanza, l’«umano» Berizzi disse che Verona, novella Sodoma dell’internazionale nera, si era meritata il nubifragio.

Come potete ben immaginare, il Comune scaligero non gradì affatto l’uscita del prode inviato di Repubblica. E lui, ovviamente non pentito, non si è mai sognato di chiedere scusa. Anzi: ha addirittura rilanciato pubblicando un libro sulla Gomorra dell’Adige. Davvero strano che Verona non muoia dalla voglia di accogliere Berizzi tra le sue mura. Sarà il karma.

Valerio Benedetti  

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/gradita-camicia-nera-berizzi-no-verona-sbatte-porta-in-faccia-a-giornalista-212518/