Snobbare la Cina è oggi un grande errore geopolitico

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Continua già da un mese la fruttuosa collaborazione con i giornalisti professionisti d’area cattolica dell’America Latina, che traducono in spagnolo gli editoriali settimanali di Matteo Castagna e li fanno pubblicare su media online in America Latina, Spagna e alcune volte sul sito del filosofo russo Alexander Dugin. Nel caso di questo articolo, è stato pubblicato, in versione un po’ diversa, anche da Arianna Editrice:

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna

GLI ANNI DI GUERRA IN UCRAINA SONO 9 E NON 1…

All’ultima seduta dell’ONU, il Ministro degli Esteri ucraino ha chiesto un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’aggressione russa del suo Paese. A stretto giro, gli ha risposto il rappresentante permanente all’ONU della Russia, Nebenzya: “vi chiediamo di onorare la memoria di tutte le vittime in Ucraina, dal 2014 in avanti!”. La memoria corta è, infatti, uno dei principali vizi dell’Occidente liberale, che non fa parte, invece, di quello sincero, che ama sempre la verità storica.

Gli anni di guerra sono 9 e non 1. Un anno fa, dopo aver riconosciuto ufficialmente le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, la Federazione Russa diede il via ad un’ operazione militare speciale per salvaguardare la popolazione del Donbass, che l’Ucraina attaccava da oltre otto anni e impedire all’esercito ucraino di costituire una minaccia per la sicurezza della Russia. Putin chiedeva colloqui con l’Occidente per delineare un piano di sicurezza europeo, rifiutato ad ottobre e dicembre 2021. Intendeva proporre di negare la richiesta di Kiev di entrare nella NATO, di bloccare la richiesta di Kiev di tornare ad avere armi nucleari, di porre fine al massiccio bombardamento della linea di contatto in Donbass. All’operazione speciale, l’Occidente rispose con una serie di misure e dichiarazioni già preparate: condanne, sanzioni, aiuti militari all’Ucraina.

L’Occidente ha gettato la maschera: ha ammesso di avere utilizzato, in questi anni, l’Ucraina e il conflitto in corso in Donbass dal 2014 come un cavallo di Troia in funzione antirussa. Ha ammesso di aver addestrato i soldati e miliziani ucraini. Ha ammesso di aver garantito il rispetto (si fa per dire) degli accordi di Minsk solo per preparare meglio l’Ucraina ad una guerra più grande contro la Russia che l’Occidente voleva già combattere, quasi nove anni fa. Ha dato il via alla più grande campagna russofoba dalla Seconda Guerra Mondiale.

Non serve essere “osservatori speciali” per notare che reali e concreti tentativi diplomatici, da parte della NATO per porre fine a questo conflitto non sono neppure all’orizzonte. I pacifisti nostrani tacciono e osservano i bombardamenti in televisione, esponendo fuori dalle sedi del Pd le bandiere ucraine. La linea assolutamente appiattita sugli Stati Uniti e la liason con Zelensky del premier Giorgia Meloni preoccupano parecchio, sembrano almeno imprudenti e così smaccate da rendersi grottesche. Nella maggioranza, sono poche e marginalizzate le voci di dissenso. I media sembrano quasi tutti allineati con Biden e Von der Leyen, in una propaganda che potrebbe rivelarsi un boomerang nel prossimo futuro.

Incredibilmente, è la Cina comunista, che politici italiani miopi, nani e ballerine non guardano colpevolmente come fattore fondamentale nell’attuale contesto, a proporre un piano di pace in 12 punti che mette al centro il dialogo e i negoziati come unica via d’uscita dalla crisi. La proposta appare molto equilibrata e da sviluppare nei contenuti più generici, assieme agli altri Stati. Particolarmente importante il punto 8: le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute. La minaccia o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastata. La proliferazione nucleare deve essere prevenuta e la crisi nucleare evitata. il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Tallin ha detto che «la Cina non ha credibilità perché non ha mai condannato l’invasione della Russia e ha firmato qualche tempo prima dell’invasione russa un accordo per una partnership senza limiti con Mosca». Gli USA non hanno preso neppure in considerazione il piano cinese. Anzi, la CNN informa che gli USA hanno informazioni per cui la Cina fornirà alla Russia droni e munizioni.

E’, perciò, estremamente difficile, intravvedere, umanamente, una soluzione pacifica. Perciò “ogni vero cattolico deve ricordarsi sopra ogni cosa di essere in ogni circostanza e di apparire veramente cattolico, accedendo agli Uffici pubblici ed esercitandoli con il fermo e costante proposito di promuovere a tutto potere il bene sociale ed economico della patria e particolarmente del popolo, secondo le massime della civiltà spiccatamente cristiana e di difenderne insieme gli interessi supremi della Chiesa che sono quelli della Religione e della giustizia” (San Pio X, Enciclica “fermo proposito” ai Vescovi d’Italia, 11/06/1905).

Fonte: Informazione Cattolica.it

Despreciar a China es, hoy, un gran error geopolítico

 

Por Matteo Castagna

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: “¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!”.

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que  el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un “observador especial” para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. el secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que “China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasion rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú” Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, “todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo” con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para “defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia” (San Pío X, Encíclica “Firme Propósito” a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Fonte: La Voce del Periodista

Despreciar a China es, hoy, un gran error geopolítico

Photo of Matteo Castagna Matteo Castagna

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: «¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!».

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un «observador especial» para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. El secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que «China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasión rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú» Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, «todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo» con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para «defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia» (San Pío X, Encíclica «Firme Propósito» a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Photo of Matteo Castagna

Matteo Castagna

Analista geopolítico, escritor y líder del movimiento italiano Christus Rex, organización que defiende la Enseñanza Tradicional de la Iglesia Católica, el Orden Natural y la Soberanía de los Estados Nacionales.
Fonte: Info Hispania

DESPRECIAR A CHINA ES, HOY, UN GRAN ERROR GEOPOLÍTICO

01.03.2023

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: “¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!”.

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que  el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un “observador especial” para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. el secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que “China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasion rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú” Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, “todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo” con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para “defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia” (San Pío X, Encíclica “Firme Propósito” a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Fonte: Geopolitika.ru – sito di Alexandr Dugin

 

Articolo in versione un po’ differente su Arianna Editrice:

Gli anni di guerra sono 9 e non 1: un errore rigettare la proposta di pace della Cina

di Matteo Castagna – 26/02/2023

Gli anni di guerra sono 9 e non 1: un errore rigettare la proposta di pace della Cina

Fonte: Matteo Castagna

All’ultima seduta dell’ONU, il Ministro degli Esteri ucraino ha chiesto un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’aggressione russa del suo Paese. A stretto giro, gli ha risposto il rappresentante permanente all’ONU della Russia, Nebenzya: “vi chiediamo di onorare la memoria di tutte le vittime in Ucraina, dal 2014 in avanti!”. La memoria corta è, infatti, uno dei principali vizi della propaganda, che si contrappone, sempre, alla verità storica.
Gli anni di guerra sono 9 e non 1.
Un anno fa, dopo aver riconosciuto ufficialmente le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, la Federazione Russa diede il via ad un’ operazione militare speciale per salvaguardare la popolazione del Donbass, che l’Ucraina attaccava da oltre otto anni e impedire all’esercito ucraino di costituire una minaccia per la sicurezza della Russia. Putin chiedeva colloqui con l’Occidente per delineare un piano di sicurezza europeo, rifiutato ad ottobre e dicembre 2021. Intendeva proporre di negare la richiesta di Kiev di entrare nella NATO, di bloccare la richiesta di Kiev di tornare ad avere armi nucleari, di porre fine al massiccio bombardamento della linea di contatto in Donbass. All’operazione speciale, l’Occidente rispose con una serie di misure e dichiarazioni già preparate: condanne, sanzioni, aiuti militari all’Ucraina.
L’Occidente ha gettato la maschera: ha ammesso di avere utilizzato, in questi anni, l’Ucraina e il conflitto in corso in Donbass dal 2014 come un cavallo di Troia in funzione antirussa. Ha ammesso di aver addestrato i soldati e miliziani ucraini. Ha ammesso di aver garantito il rispetto (si fa per dire) degli accordi di Minsk solo per preparare meglio l’Ucraina ad una guerra più grande contro la Russia che l’Occidente voleva già combattere, quasi nove anni fa. Ha dato il via alla più grande campagna russofoba dalla Seconda Guerra Mondiale.
Non serve essere “osservatori speciali” per notare che reali e concreti tentativi diplomatici, da parte della NATO per porre fine a questo conflitto non sono neppure all’orizzonte.
I pacifisti nostrani tacciono e osservano in pantofole i bombardamenti trasmessi nei tg, esponendo fuori dalle sedi del Pd le bandiere ucraine.
La linea assolutamente appiattita sugli Stati Uniti e la liason con Zelensky del premier Giorgia Meloni preoccupano parecchio, sembrano almeno imprudenti, e politicamente inutili perché l’Italia, in tutto questo contesto, conta zero. Nella maggioranza, sono poche e marginalizzate le voci di dissenso. La comunicazione sembra quasi tutta il megafono di Biden e Von der Leyen, in una propaganda che potrebbe rivelarsi un boomerang, nel prossimo futuro, sulla pelle dei popoli europei, già col conto corrente alleggerito dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita.
Incredibilmente, è la Cina comunista, che politici italiani miopi, nani e ballerine non guardano, colpevolmente, come attore fondamentale nell’attuale situazione, a proporre un piano di pace,  in 12 punti, che mette al centro il dialogo e i negoziati come unica via d’uscita dalla crisi. La proposta appare molto equilibrata e da sviluppare nei contenuti più generici, assieme agli altri Stati. Particolarmente importante il punto 8: le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute. La minaccia o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastata. La proliferazione nucleare deve essere prevenuta e la crisi nucleare evitata. il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Tallin ha detto che «la Cina non ha credibilità perché non ha mai condannato l’invasione della Russia e ha firmato qualche tempo prima dell’invasione russa un accordo per una partnership senza limiti con Mosca». Gli USA non hanno preso neppure in considerazione il piano cinese, sottovalutando la più grande superpotenza economica e nucleare del mondo. Anzi, la CNN informa che gli USA hanno informazioni per cui la Cina fornirà alla Russia droni e munizioni.
E’, perciò, estremamente difficile, intravvedere, umanamente, una soluzione pacifica. Occorre prepararsi ad una guerra dagli esiti incerti. In questi momenti difficili torna in mente la saggia frase di Fedor Dostoevskji, secondo il quale “il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive”. Ovvero, quello che la società fluida vorrebbe far dimenticare.

 

Guerra tra Russia e Ucraina: la proposta di Musk è intelligente e fattibile

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/10/10/guerra-tra-russia-e-ucraina-la-proposta-di-musk-e-intelligente-e-fattibile/

LA PROPOSTA DI PACE TRA RUSSIA E UCRAINA DI ELON MUSK FA DISCUTERE

Tra propaganda e minacce nucleari, la comunicazione mainstream ci dice che la Russia è guidata da un dittatore impazzito che vorrebbe usare l’atomica contro l’Ucraina. Come al solito, pare di essere in un film di Hollywood, ove i buoni sono i pacifisti americani, i loro alleati sono le vittime che i supereroi a stelle e strisce salveranno dal bruto di turno. La storia ci insegna che non è mai stato così, anche se ad alcuni piace fingere di crederlo e, soprattutto, ingannare i popoli nel darlo a bere.

Le persone oneste sanno che Zelensky è un ex comico, messo lì dagli Stati Uniti per farne gli interessi geopolitici, sfruttando, soprattutto, la posizione geografica di Kiev, rispetto alla Federazione Russa. Sanno anche dei 48 laboratori bio-chimici in territorio ucraino e delle basi coi missili puntati a 700 km dal Cremlino. Sanno che la Crimea e le altre quattro regioni annesse sono Russia e non Ucraina, sul piano storico, culturale, religioso. L’attacco terroristico al ponte di Kerch, rivendicato dal consigliere dell’ufficio di Zelensky, Podolyak, con un esplicito “tutto ciò che è occupato dalla Russia deve essere distrutto”, la manomissione del gasdotto Nord Stream e le costanti provocazioni dell’ex attore ebreo-ucraino, dimostrano che, fra i contendenti, c’è chi vuole alzare l’asticella dello scontro.

In questo scenario di guerra a lungo termine, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden sembrerebbe disposto a tutto, senza escludere il nucleare. Ma il popolo americano ed occidentale lo seguirebbero in questa, eventuale, terribile decisione? A Novembre, alle elezioni di metà mandato, vedremo come si esprimeranno gli statunitensi nei confronti dell’amministrazione Biden. Sul fronte europeo, si va a ruota degli Stati Uniti, che dal 1945 esercitano una sovranità assoluta, qui da noi, anche se, spesso, sono stati capaci di mascherarla. Bettino Craxi, a Sigonella, tolse loro la maschera, ma poi la pagò a caro prezzo. In Italia, Giorgia Meloni ha già ricevuto i messaggi d’Oltreoceano, al di là dello spauracchio delle garanzie contro il ritorno fascista, che serve all’establishment da teatrino per spaventare la gente, per delle politiche completamente asservite al deep State progressista. Il primo governo politico dopo un decennio di tecnocrati dovrà operare come la sinistra, nascondendolo ai suoi elettori. In politichese, servirà essere democratici, ovvero servi degli Stati Uniti.

In questi giorni, ha fatto parecchio rumore la presa di posizione dell’imprenditore miliardario Elon Musk, americano, proprietario di Tesla e promotore di missioni nello spazio. Apparirà insolito, ma l’unica proposta di pace concreta, giunta finora, è quella formulata da lui su Twitter. Nello specifico, ha proposto di “rifare le elezioni nelle regioni annesse sotto la supervisione dell’Onu”, con la Russia che lascia le aree annesse “se questa è la volontà del popolo”; ricordando che “la Crimea è formalmente parte della Russia, come è stato dal 1738 (fino all’errore di Krusciov)”; “forniture d’acqua assicurate alla Crimea”; “l’Ucraina resta neutrale”. Oltre che concreta, tale proposta appare ragionevole per aprire un tavolo di negoziati.

Quasi immediata la risposta stizzita di Kiev, che rimanda al mittente, con particolare sarcasmo, ogni parola. “La maggioranza degli ucraini vuole certamente far parte dell’Ucraina, ma alcune regioni orientali sono a maggioranza russa e preferiscono la Russia”, ha scritto, poi, sempre su Twitter, Elon Musk, aggiungendo che “se la volontà della gente conta, dovrebbe essere sempre sostenuta, a prescindere da dove i conflitti hanno luogo”.

A differenza del presidente Zelensky e del suo braccio destro Podolyak, il sondaggio lanciato da Musk su Twitter, che ha sfondato il muro del milione e mezzo di votanti, è stato preso molto sul serio dalla Russia. È il caso, per esempio, di Mikhail Sheremet, deputato della Duma russa per la Crimea, il quale ha detto che “persone come Musk dovrebbero diventare presidente degli Stati Uniti, e non come Biden, che è diventato la vergogna del popolo americano, trasformando il Paese in un tiranno e assassino internazionale”.

Sheremet non sbaglia quando dice che “con persone come Musk si possono costruire relazioni pragmatiche e reciprocamente vantaggiose volte alla conservazione e allo sviluppo del mondo intero”. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribattuto: “Rispetto a molti diplomatici professionisti, Musk è ancora alla ricerca di modi per raggiungere la pace. E raggiungere la pace senza soddisfare le condizioni della Russia è assolutamente impossibile”.

In questo botta e risposta su Twitter, anche l’Ue è intervenuta rivendicando in maniera netta e chiara la sua posizione: “Non c’è Ucraina senza Crimea, così come non c’è Tesla senza batterie”. A dirlo è stato il commissario europeo all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, il quale ha contestato la proposta di Musk avvertendo che Kiev non può rinunciare alla penisola annessa dai russi nel 2014 e ha suggerito – con toni polemici – al “Signor Elon Musk” che “questa non è scienza dei missili: la Russia ha invaso l’Ucraina”.

Fino a quando la Politica internazionale non proporrà un tavolo di pace serio e concreto, il destino dell’umanità resterà “nelle mani di Dio”. Però Musk continua a lavorare e a trovare sostegno tra alcuni Repubblicani al Congresso e in Senato, oltre a quello, già espresso, di Newsweek. Nel mezzo di equilibri instabili, con all’orizzonte una guerra atomica, il silenzio della diplomazia diventa assordante e ottuso, quanto al contrario, la posizione di Musk si dimostra intelligente e fattibile. E, chissà, forse tutto ciò sarà prodromico alla sua candidatura alla Casa Bianca, che potrebbe cambiare gli orizzonti.

Elon Musk criticato (a torto!) per il suo piano di “pace” tra Russia e Ucraina

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Per noi ha ragione Elon Musk ! (n.d.r.)

di Alena Botros

Elon Musk si è preso una pausa dal suo lavoro quotidiano alla guida della casa automobilistica Tesla e della società di trasporto spaziale SpaceX per pubblicare un piano di “pace” per porre fine alla guerra in Ucraina. Ma la sua proposta è stata subito criticata, anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Musk ha pubblicato lunedì su Twitter un sondaggio con quattro proposte per porre fine alla guerra. Il primo: arruolare le Nazioni Unite per supervisionare la ripetizione dei recenti referendum relativi alle quattro regioni ucraine che la Russia ha formalmente annesso. Poi ha chiesto che la Crimea, invasa dalla Russia nel 2014 e attualmente occupata, diventi formalmente parte della Russia. Ha affermato che l’approvvigionamento idrico della Crimea dovrebbe essere garantito. Infine, ha sostenuto che l’Ucraina dovrebbe rimanere neutrale piuttosto che aderire alla NATO.

“È molto probabile che alla fine il risultato sia questo: si tratta solo di capire quanti moriranno prima di allora”, ha scritto Musk. “Vale anche la pena notare che un possibile, anche se improbabile, esito di questo conflitto è la guerra nucleare“.

Meno di tre ore dopo il primo tweet, Zelensky ha risposto a Musk con un proprio sondaggio, prendendo in giro il piano di Musk.

“Quale @elonmusk vi piace di più?” ha chiesto Zelensky. Le due scelte? Uno che sostiene l’Ucraina e uno che sostiene la Russia.

Musk ha poi risposto a Zelensky dicendo: “Sono ancora molto favorevole all’Ucraina, ma sono convinto che un’escalation massiccia della guerra causerà grandi danni all’Ucraina e forse al mondo intero“.

Anche l’ambasciatore dell’Ucraina in Germania, Andrij Melnyk, ha attaccato Musk in modo atipico per un diplomatico. “Fottiti è la mia risposta molto diplomatica”, ha scritto. Melnyk ha poi aggiunto che nessun ucraino avrebbe mai comprato una Tesla, augurando a Musk “buona fortuna”.

Musk, tuttavia, ha insistito.

“Proviamo questo allora: la volontà delle persone che vivono nel Donbass e in Crimea dovrebbe decidere se sono parte della Russia o dell’Ucraina”, ha scritto, chiedendo ai suoi follower su Twitter di rispondere “sì” o “no”.

Il corrispondente del Financial Times Christopher Miller ha risposto al tweet di Musk, riferendosi al referendum sull’indipendenza dell’Ucraina, quando gli ucraini sono stati chiamati a votare sull’indipendenza del Paese.

“Non proviamoci, @elonmusk”, ha scritto. “Il popolo del Donbass e della Crimea ha preso la sua decisione nel 1991, quando gli ucraini di quelle aree e di tutte le altre hanno votato liberamente e all’unanimità per far parte dell’Ucraina”.

Il Donbass, una regione dell’Ucraina orientale, è ora quasi completamente occupata dalla Russia. Ma l’Ucraina ha giurato di liberarla.

Nel suggerire che la Crimea – una penisola che è stata al centro dei conflitti tra Russia e Ucraina – dovrebbe formalmente diventare parte della Russia, Musk ha chiarito la sua convinzione che la regione appartenga alla Russia, aggiungendo che il trasferimento della Crimea all’Ucraina dalla Russia da parte del premier sovietico Nikita Krusciov è stato un “errore”.

Un importante consigliere di Zelensky ha risposto sarcasticamente alla diplomazia di Musk su Twitter dicendo che c’era un “piano di pace migliore”, che comprendeva la liberazione dei territori da parte dell’Ucraina, la smilitarizzazione e la denuclearizzazione della Russia in modo che non potesse più minacciare gli altri e la messa sotto processo dei criminali di guerra.

Non sono stati solo i funzionari ucraini a ribattere a Musk. Molti dei suoi follower su Twitter si sono scatenati nei commenti, definendolo una “delusione” e chiedendogli di astenersi dall’intervenire su un argomento che è al di fuori delle sue competenze.

Nonostante la risposta spesso ostile, Musk ha dato un’ulteriore spinta al suo piano di pace su Twitter.

“La Russia sta facendo una mobilitazione parziale. Passerà alla mobilitazione bellica completa se la Crimea è a rischio. La morte da entrambe le parti sarà devastante”, si legge nel tweet. “La Russia ha più di 3 volte la popolazione dell’Ucraina, quindi la vittoria dell’Ucraina è improbabile in una guerra totale. Se avete a cuore il popolo ucraino, cercate la pace”.

Starlink di Musk, che fornisce accesso a Internet via satellite, ha svolto un ruolo fondamentale nella guerra offrendo il suo servizio gratuitamente in Ucraina. Gestito da SpaceX, ha aiutato l’Ucraina a contrastare la disinformazione della Russia e ad aiutare gli ucraini e i militari ucraini a comunicare, collegando al contempo il Paese al mondo esterno.

“Il costo di SpaceX per attivare e supportare Starlink in Ucraina è stato finora di circa 80 mln di dollari”, ha dichiarato. “Il nostro sostegno alla Russia è pari a 0 dollari. Ovviamente, siamo a favore dell’Ucraina”.

L’articolo originale è su Fortune.com

Fonte: https://www.fortuneita.com/2022/10/04/musk-piano-pace-russia-ucraina/