Ultra abortisti SCONFITTI
Segnalazione di Antonio Brandi
Segnalazione di Antonio Brandi
Le Unioni civili sono state un fallimento. Infatti la media a semestre di unioni civili tra il 2016 e il 2017 è di 2.238 unioni civili. Nel 2018 la media scende quasi della metà: 1.185. Così come avviene per gli altri Paesi, ad un iniziale entusiasmo per le Unioni civili a cui concorre anche l’effetto accumulo – tutti coloro che per anni hanno atteso di unirsi civilmente scelgono di farlo contemporaneamente – segue poi nell’immediato una perdita di interesse. Insomma le Unioni civili non le vogliono nemmeno i gay e servono solo culturalmente per sdoganare il concetto di “famiglia arcobaleno”.
Altro dato interessante è l’età di chi si unisce civilmente: assai elevata. 49anni per lui, 45 per lei. Ciò a dimostrazione che le Unioni civili vengono soprattutto intese come strumento per garantirsi alcuni benefici patrimoniali e fiscali, non tanto come suggello di “ämore” eterno.
https://www.provitaefamiglia.it/blog/unioni-civili-dimezzate-dopo-due-anni-erano-cosi-urgenti
Segnalazione Corrispondenza Romana
Mentre il 25 maggio, data del referendum sull’aborto in Irlanda, si avvicina rapidamente, Google ha deciso di vietare tutti gli annunci relativi alla consultazione, anche sulla sua controllata YouTube. Ad affermarlo, è il quotidiano Irish Independent.
Simile la politica promossa in merito da Facebook, che accetterà solo gli spot irlandesi, tanto pro quanto contro.
Un’improvvisa censura quanto meno sospetta, sia perché blinda i social, nel momento in cui il relativismo impazza su televisione, radio e carta stampata, sia perché ha trovato subito favorevole accoglienza da parte pro-choice. Si dice che sia una scelta compiuta per evitare l’ombra di influenze straniere sul referendum, il che appare ridicolo, tenendo conto di come nemmeno due anni fa, nel 2016, un documento rivelò le forti interferenze sull’Irlanda e su altri Paesi, poste in essere dalla Open Society Foundation del miliardario George Soros, a sostegno di una “disinvolta” legalizzazione dell’aborto.
Una campagna fatta propria anche dalla sezione irlandese di Amnesty International in cambio dei 137 mila euro giunti dallo stesso Soros, secondo quanto rivelato dall’agenzia Médias-Presse Info: si è trattato di un finanziamento del tutto illegale, in base almeno alla normativa elettorale varata nel 1997. Senza tener conto delle centinaia di milioni di dollari, donati da Soros a potenti gruppi abortisti quali Planned Parenthood e l’Aclu, l’American Civil Liberties Union. Senza che nessuno trovasse alcunché da ridire. A fronte di tutto questo, l’improvviso moralismo dei social appare alquanto un’operazione di facciata. Continua a leggere
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