Pensioni: i nuovi requisiti per accedere a Quota 103

Condividi su:
di Pierpaolo Molinengo

Inizia a prendere forma la pensione anticipata flessibile per il 2023: stiamo parlando di Quota 103, prevista direttamente dalla Legge di Bilancio 2023. Dal 1° gennaio i lavoratori dipendenti avranno la possibilità di andare in quiescenza al compimento dei 62 anni con 41 anni di contributi.

È bene ricordare, comunque, che i diretti interessati, fino a quando non saranno in possesso dei requisiti standard – ossia i 67 anni – percepiranno un assegno previdenziale che non potrà, in nessun caso, superare cinque volte il trattamento minimo.

Pensione, ecco cosa cambia

La Legge di Bilancio dedica ampio spazio al tema delle pensioni: si passa, infatti, dall’Ape Sociale fino ad Opzione Donna. Quest’ultima, tra l’altro, è oggetto di un importante ritocco. Vengono, inoltre, stabiliti nuovi criteri per procedere alla rivalutazione delle pensioni minime.

Ad attrarre maggiormente l’attenzione dei lavoratori, però, è senza dubbio Quota 103, che permetterà di andare in pensione con 62 anni e 41 di contributi. Si tratta, in altre parole, di una sorta di Quota 41 con alcune modifiche.

Ma come funzionerà nel dettaglio questa nuova misura? A spiegarlo è stata la stessa Giorgia MeloniPresidente del Consiglio, che nel corso della conferenza stampa di presentazione della Manovra ha affermato che “chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti, non potrà prendere una pensione superiore a cinque volte la minima”. In altre parole questo significa che, quanti hanno intenzione di andare in pensione tra i 62 ed i 67 anni, riceveranno un assegno previdenziale che non potrà superare un determinato limite.

Quota 103 ha un altro limite: fino a quando non vengono maturati i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. L’unica eccezione è rappresentata da quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, che devono, comunque, rimanere al disotto dei 5.000 euro lordi l’anno.

Un premio per chi rimane al lavoro

Chi dovesse decidere, invece, di non andare in pensione e volesse rimanere al lavoro – anche se è in possesso dei requisiti per l’anticipata – riceverà un bonus. Questa sorta di premio è costituita da un esonero contributivo del 10%, che permette un aumento dello stipendio della stessa misura.

La Manovra contiene anche la proroga dell’Ape Sociale e di Opzione Donna, anche se in quest’ultimo caso sono state introdotte alcune modifiche. Sostanzialmente, quindi, viene confermata la pensione per i lavori usuranti, disoccupati, invalidi e caregivers.

Per quanto riguarda Opzione Donna, invece, è importante segnalare che le lavoratrici avranno la possibilità di andare in pensione con 35 anni di contributi. Devono, però, accettare il calcolo contributivo dell’assegno previdenziale, nei seguenti casi:

  • a 58 anni d’età per donne con due o più figli;
  • a 59 anni con un figlio;
  • a 60 anni negli altri casi.

Sicuramente queste novità sono particolarmente interessanti per i lavoratori. Giorgia Meloni ha comunque ribadito che l’obiettivo dell’esecutivo è quello di procedere verso una nuova riforma delle pensioni, che sarà completata entro la fine del prossimo anno. Le misure che vengono introdotte come la Legge di Bilancio 2023 sono transitorie, perché, in questo momento, i tempi sono troppo stretti per completare una riforma previdenziale.

Pensioni minime, in arrivo un nuovo aumento a dicembre

Condividi su:

Segnalazione Wall Street italia

di Pierpaolo Molinengo

Regalo sotto l’albero per i pensionati italiani: le pensioni minime di dicembre saranno più alte. Nei cedolini arriveranno, infatti, la tredicesima, il bonus 155 euro – anche se saranno in pochi a beneficiarne – la perequazione e i vari conguagli effettuati dall’Inps. Ricordiamo che già le pensioni di ottobre e novembre sono state riviste verso l’alto: è arrivato l’aumento provvisorio del 2% per quanti stessero percependo un assegno previdenziale al di sotto dei 2.692 euro e dello 0,2% per la periodica indicizzazione.

Solo e soltanto per la mensilità di novembre 2022, i contribuenti che percepiscono dei redditi inferiori a 20 mila euro, hanno percepito il bonus 150 euro, che è stato previsto dal decreto Aiuti ter. Buone notizie, comunque, anche a dicembre: le pensioni minime saranno più pesanti. Scopriamo di quanto.

Pensioni minime, ecco cosa succede a dicembre

Così come è accaduto nel corso dei mesi di ottobre e novembre, le pensioni minime di dicembre saranno più alte di 11,52 euro. L’aumento è pari al 2,2%, mentre l’assegno previdenziale toccherà i 535,35 euro. A questo importo dovrà essere aggiunta la tredicesima, sulla quale dovrà essere applicato l’adeguamento del 2,2% e che, calcolata su tutto il 2022, arriverà a quota 535,50 euro. Discorso a parte, invece, per chi è andato in pensione nel corso del 2022: in questo caso riceverà una tredicesima proporzionata al numero di mesi nei quali è stato effettivamente in pensione. Ogni mese corrisponde a 44,61 euro.

I contribuenti che non raggiungono il reddito complessivo di 6.915,55 euro hanno diritto ad accedere a un ulteriore bonus. Questa particolare misura, che è stata introdotta attraverso la Legge di Bilancio 2001 (in quel periodo si chiamava ancora Legge Finanziaria) prevede l’erogazione di un importo pari a 154,94 euro, che viene erogato a quanti stanno percependo una pensione dall’Inps, con l’esclusione di chi riceve assegni sociali o di invalidità civile, o sia un ex dipendente di un ente creditizio o un dirigente d’azienda.

A chi spetta questo particolare bonus

Battezzato anche come bonus tredicesima, il contributo da 154,94 euro viene erogato a quanti abbiano una pensione compresa tra 6.815,55 euro e 6.971,49 euro. Per riuscire ad accedere al bonus tredicesima – oltre ai limiti di reddito pensionistico – è necessario essere in possesso di un reddito personale inferiore a 10.043,87 euro o 20.087,73 se coniugati. Facendo due conti, quindi, sommando la tredicesima al bonus tredicesima, la pensione minima a dicembre sarà pari a 1.225,64 euro.

Pensioni, indice di rivalutazione

Con la circolare n. 120 del 26 ottobre 2022, l’Inps ha definitivamente concluso le attività di rivalutazione delle pensioni. Nel testo di questo documento si legge, infatti, che “al fine di contrastare gli effetti negativi dell’inflazione per l’anno 2022 e al fine di sostenere il potere di acquisto delle prestazioni pensionistiche, il conguaglio per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2021 sarà anticipato, in via eccezionale, al 1° novembre 2022″.

L’Inps ha provveduto a spiegare nel dettaglio che, ai fini del calcolo dell’importo da considerare per quanto concerne la perequazione, devono essere prese in considerazioni le prestazioni pensionistiche, che sono assoggettabili al regime della perequazione cumulata. Queste prestazioni sono memorizzate all’interno del casellario centrale delle pensioni ed erogate da enti diversi dall’Inps.