Metapolitica: da Evola, Guénon, Spengler e Junger al Cattolicesimo Tradizionale

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di Matteo Castagna per https://www.2dipicche.news/da-evola-guenon-spengler-e-junger-al-cattolicesimo-tradizionale/

Già nel 1927 René Guénon parlava di una “crisi” della società occidentale a lui contemporanea inserendosi in modo del tutto particolare (come spiega approfonditamente Giovanni Sessa nel suo saggio nell’Appendice 2) in quella che sarebbe stata poi definita proprio “letteratura della crisi”, di cui fa parte tutta una lunga serie di autori, delle più varie origini culturali, e di cui Julius Evola, nella sua introduzione del 1937, cita quelli allora più noti.

Gianfranco De Turris, nella prefazione del libro di Guénon sulla crisi del mondo moderno, ed. Mediterranee scrive cose molto importanti:

Il punto di partenza è “spirituale”; quindi, si può ritenere che la descrizione della “crisi” della società effettuata nel 1927 sia ancora attuale, e dopo tanti decenni valida non soltanto – se vogliamo seguire la dicotomia di Guénon – per l’Occidente materialista, che si basa sull’ “azione”, ma ormai anche per l’Oriente spiritualista che si basa sulla “contemplazione”.

La situazione per quest’ultimo, essendosi viepiù deteriorata e rispetto al tempo di Guénon e rispetto al tempo in cui Julius Evola scriveva l’introduzione del 1972. Del resto, il filosofo italiano aveva pubblicato sin dal 1950 un articolo dal titolo simil-spengleriano de Il tramonto dell’Oriente, in cui si spiegavano esattamente i motivi di questo declino.

Due sono i fenomeni che sia Guénon che Evola non avevano previsto novanta e quarant’anni fa (del resto non ci pare che nemmeno altri vi avessero pensato, né filosofi né tantomeno scienziati), ma che comunque non solo non inficiano i loro ragionamenti, ma addirittura li rafforzano: uno di tipo spirituale e uno di tipo più pratico. Il primo, paradossalmente, è il peso crescente delle religioni. L’Islam nel Vicino e Medio Oriente, il Cristianesimo proprio nelle regioni più lontane, in Sud America e nell’Oriente Estremo. Ma in una società sempre più secolarizzata il peso che esse hanno è deviato rispetto alle origini.

L’Islam è deviato con lo sviluppo delle sue correnti fondamentaliste e le frange terroristiche, con la “guerra santa” non solo contro gli occidentali ma soprattutto contro coloro che nei loro territori professano religioni diverse o sono di fazioni islamiche da sempre contrapposte.

Il Cristianesimo, al contrario, con il suo ecumenismo (o para religiosità) che mette ogni cosa sullo stesso piano e poi non ne sa accettare le conseguenze quando viene strumentalizzato o perseguitato e martirizzato senza suscitare troppa indignazione internazionale.

Il secondo aspetto è la scienza che, anche qui paradossalmente, si va sempre più “smaterializzando” in alcuni suoi settori che peraltro sono pervasivi e totalizzanti e che contribuiscono alla tanto vituperata “globalizzazione”: si pensi soltanto alla Rete telematica mondiale attraverso la quale, in modo del tutto virtuale, si possono compiere azioni talmente “concrete” da poter destabilizzare intere nazioni dal punto di vista economico-finanziario senza muovere un solo elemento “materiale” e mettendo in crisi le principali Borse mondiali.

Tutto questo però non dimostra altro, anche se in termini diversi, che la decadenza spirituale si espande in maniera sempre più accelerata, come scrive Guénon nella sua prefazione, a esemplificazione del fatto che si sta andando verso la fine non del mondo (come allora si pensava e ancora oggi qualcuno pensa nella galassia apocalittica d’area cattolica o assolutamente di stampo orientale, tribale e atea), ma verso la fine di un mondo, l’attuale, quello della tarda modernità, la cui fine non sarà una apocalisse atomica (vi alludeva Evola nella conclusione della ed. 1951 di “Rivolta contro il mondo moderno”), ma qualcosa di molto più sottile: la perdita dell’anima, della cultura, della indipendenza intellettuale, delle radici individuali e collettive. Insomma, della persona, dell’etica tradizionale collettiva e plurisecolare del Vecchio Continente, per l’instaurazione di uno Stato neutro, che chiamano liberale perché è più fine di a-morale.

Ne “La crisi del mondo moderno” Guénon definisce la società dell’Occidente “materialista” nei confronti dell’Oriente. Questo vale per i suoi aspetti esteriori (il preoccuparsi soltanto della parte materiale dei suoi interessi) e interiori (le filosofie contemporanee e la scienza). Ma, a parte la “materializzazione” dell’Oriente stesso, già denunciata da Evola dopo la guerra, persa anche dal Giappone, e emblematicamente rappresentata dalla Cina, colosso ormai “comunista-capitalista” nutrito al fondo di confucianesimo, per ritornare a parlare di scienza qualcosa è cambiato rispetto agli anni Trenta del Novecento: il sempre più inoltrarsi nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo, spostando così i confini della Realtà verso le origini dell’universo e verso le origini della materia, ha portato al sorgere di varie concezioni, sia cosmogoniche che fisiche, le quali prendono in considerazione un Ente creatore e ordinatore, e molti scienziati a porsi la domanda se definirsi “atei” sia ancora corretto.

Ciò non significa però che gli effetti pratici della scienza, le sue ricadute tecnologiche siano meno “materiali” e che gli scopi siano mutati: gli effetti, come denunciava Guénon, restano sempre gli stessi: l’industria e il profitto. Pur “smaterializzandosi” nella Rete Globale, per accedere a essa sono sempre necessari degli strumenti concreti che le grandi industrie producono a getto continuo, quasi giornalmente, creando, come si vede a ogni novità, una vera dipendenza dei consumatori, specie giovani.

Infatti, in periodo di crisi economica calano le vendite di alimentari e libri, ma non certo le vendite di telefonini e simili. E poiché si tratta di mezzi di comunicazione di massa condizionanti e diffusi per l’intero orbe terracqueo il risultato è un appiattimento conformistico a pseudo-verità camuffato di “democrazia di base”. Al punto che qualche teorico pentito di Internet ha lanciato l’allarme ipotizzando la nascita di una “mente collettiva” sviluppata dalla Rete, ma indipendente dal meccanismo in sé.

E a essa si potrebbero applicare le considerazioni che oltre un secolo fa illustrò Gustave Le Bon nel suo “Psicologia delle folle”, cui lo stesso Guénon indirettamente fa riferimento. Sono mutati i mezzi, ma identico è sempre il fine. Siamo in un Caos, inutile negarlo ironizzandoci su, e in mano a quelle “guide cieche” evocate dal pensatore francese nelle ultime pagine di quest’opera. Sorge quasi spontanea alla mente l’immagine del famoso quadro di Peter Bruegel con la catena dei ciechi che, guidata da un altro cieco, precipita in un abisso senza rendersene conto…

La preveggenza di Guénon, possiamo dire la sua illusione, come anche Evola rileva nelle sue introduzioni alle tre edizioni del libro, quindi nell’arco di trentacinque anni, è aver pensato che un tentativo di reazione alla “crisi del mondo moderno” potesse venire dalla Chiesa cattolica. Poiché la reazione non potrebbe che venire da una élite spirituale (avendo quelle politiche dei limiti o avendo già fallito del tutto) il metafisico francese riteneva che l’unica esistente in Occidente in forma già organizzata fosse la Chiesa di Roma. 

Al termine delle letture di questi due testi metapolitici di Evola e di Guénon, sentii la spinta per tornare alla Chiesa, che abbandonai per circa dieci anni, perché dal 1990 favoriva una politica ultra-progressista, come se il Muro di cui in famiglia e a scuola festeggiammo il crollo, fosse ancora da erigere, contro i “nuovi barbari” della Lega Nord, i “vecchi fascisti” del MSI e del suo Fronte della Gioventù. Strano, perché io, all’epoca, a Verona ritrovavo molti principi riconducibili alla dottrina sociale della Chiesa più nella sede di Via Santa Chiara del partito di Bossi o al “Motta”, dove si trovavano i missini e gli extraparlamentari, più che all’oratorio. Aborto, droga, comunismo erano banditi, mentre in parrocchia erano diventati oggetto di dialogo ed apertura inclusiva.

Nel corso degli attuali 27 anni di conversione militante al Cattolicesimo fedele alla Tradizione, ho conosciuto varie persone, anche sacerdoti, che avevano compiuto il mio stesso percorso, magari con esperienze diverse. Lo stesso cui paradossalmente non giunsero mai né Guénon, né Evola, che nella pars costruens si sono persi nell’esoterismo, nella gnosi, nella magia e in un paganesimo assurdo, per l’evoluzione delle loro stesse riflessioni..

Ne “La crisi del mondo moderno” Guénon scrive che la Chiesa, con gli ultimi pontefici non ha fatto altro che “aprirsi al mondo moderno” sempre più, facendosi un vanto del venire incontro alle sue “istanze”, di accogliere le novità della cosiddetta “società civile” sui piani più diversi, di modificare un poco alla volta una sua “tradizione” millenaria che sembrava consolidata.

Quindi per così dire “materializzarsi” nel senso guénoniano del termine, nel senso di adeguarsi alla corrente del tempo, in pratica essere “al passo coi tempi”, seguire lo Zeitgeist, e così portare un suo contributo alla “crisi” stessa, seguendone la deriva, piuttosto che fare da ostacolo, barriera, freno, “insomma quel katechon paolino che era sempre stato una sua caratteristica spirituale. In tal modo, ha ottenuto una apparente popolarità mediatica e di massa, ma a caro prezzo: perdendo il carisma spirituale e conservando solo quello morale”, sfumando, progressivamente anche in quello, nei decenni successivi.

Era la stessa critica che trovai dai tradizionalisti, prima a Verona e, poi, agli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, predicati da uno dei migliori sacerdoti in quest’ambito. Mi rilessi alcuni brevi testi, che alcuni amici mi avevano consigliato, di cui erano gelosissimi perché praticamente introvabili, se non dal compianto Benizzi Ferrini, che li custodiva per la libera vendita, in un grande magazzino. Capii dopo perché dovevano restare così nascosti…Offrivano troppi tesori da esplorare e spunti per crescere liberi, conoscendo ciò che la modernità giacobina, borghese, liberale, progressista e cattocomunista voleva censurare.

Il Ribelle, di Ernst Jünger (1895-1998) fu uno di questi, illuminanti ed in linea con un pensiero, il mio, che stava procedendo verso la sua definizione. Questa figura, in un’epoca che anche io ritenevo di dittatura tecnologica e burocratica, decide di fare “passaggio al bosco”, ovvero di affermare la propria libertà interiore e agire autonomamente, rifiutando il conformismo. Per me rifiutarlo significava giungere all’essenza dell’identità italiana ed europea, ovvero alla Civitas Christiana ed Chiesa Cattolica, che era stata fino a Papa Pio XII quel katechon che il Concilio Vaticano II (1962-1965) aveva eclissato, oscurato, impoverito, trasformato sino a rendere gli inquilini dei Sacri Palazzi assolutamente ininfluenti, nella “civitate Homini” e assenti dalla “Civitate Dei”, come Sant’Agostino chiamerebbe la Società Temporale e quella Spirituale.

Jünger scrisse che “il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Inoltre, è molto determinato a difendersi, non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento”. E chi sono costoro se non i vescovi e i sacerdoti sinceramente e integralmente cattolici, apostolici, romani?

Infine, sempre il grande filosofo tedesco ammoniva: “la resistenza richiede grandi sacrifici: il che spiega anche perché la maggior parte delle persone scelga la costrizione”, che è, a mio avviso, mediocrità. Cristo ci chiede sacrifici. La via per la Vita Eterna non è una passeggiata, ma un Calvario, il cui segreto è l’accettazione della Croce, grande o piccola che sia, perché redentrice, quanto il dolore è purificazione ed espiazione del male e dei peccati che commettiamo.

Il caos loro e l’opportunità nostra

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di Roberto Siconolfi

Il caos loro e l'opportunità nostra

Fonte: Roberto Siconolfi

E il disordine politico-sociale è il primo passo per l’instaurazione di un nuovo ordine!

Tuttavia non dimentichiamo che questo tipo di élite, le élite mondialiste, dominano proprio grazie al caos!
E’ così nel medio-oriente, è così in sud America, i mondialisti, a differenza degli imperialismi nazionali otto-novecenteschi (es. USA e URSS), hanno bisogno del “disordine” per governare, non della stabilità.
E ora vorrebbero portare questo disordine anche nell’Europa occidentale, scatenando una guerra civile senza precedenti!
A questo proposito potrebbero risalire le violenze della manifestazione del 25 a Roma, violenze “volute”, secondo uno schema della tensione già collaudato in precedenti stagioni politiche!
Far pilotare una genuina manifestazione di popolo da una forza criminale, i cui dirigenti sono da tempo a libro paga dei servizi segreti, e avvalorare la tesi secondo la quale un intero movimento di popolo è “fascista”!
Il fascismo: l’ossessione mediatica, culturale, sociale dei nostri tempi! Una banda di cretini a reti unificate, ignoranti e in mala fede, dalle televisioni, alle università, passando per talune piazze definisce con questo termine tutto ciò che non capisce, tutto ciò che dissente dalla propria assurda visione del mondo!
Ma il problema di oggi è tutt’altro, ed è il “liberalismo” nella sua versione “totalitaria”, neo liberale, o “rosa”, “liberal”, che ha fatto proprie le battaglie sui diritti, alcuni dei quali depotenziati (civili e mai sociali), altri completamente inventati (Gender).
Sono le liberaldemocrazie ad essersi svuotate di senso, con gli organi istituzionali “ufficiali” che han perso definitivamente di potere, a vantaggio delle lobby, delle mafie internazionali, dei gruppi del “dietro le quinte”.
Siamo nel XXI secolo, nel terzo millennio, e anche la visione del mondo, la politica, le strategie, i modelli organizzativi, sono cambiati.
Non è più il tempo delle istituzioni borghesi, dei parlamenti, dei movimenti di massa, della presa del potere: le nuove comunità vanno costruite daccapo, dalla “base”, sottraendosi istituzione per istituzione, uomo per uomo dallo Stato centrale!
Il caos potrà essere dunque un nostro alleato, solo se diretto con chiarezza, lucidità, organizzazione e avendo un progetto: “nuove comunità alternative” nell’economia, nella politica, nella scuola, nella medicina, nelle imprese, nell’agricoltura, nella cultura.
TRASFORMEREMO IL LORO GRANDE RESET NEL GRANDE RISVEGLIO DEGLI UOMINI LIBERI E DEI POPOLI SOVRANI!

“Conoscere il Fascismo”…

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CONTROCORRENTE

Segnalazione de Il Covo

Gli avvenimenti di questi ultimi mesi ci avvertono che alcuni popoli vanno sentendo più forte il bisogno di un rinnovamento morale, politico e sociale e che, specie negli ambiti della contestazione culturale, si sono avute in tal senso delle sintomatiche manifestazioni. Uomini che negli scorsi anni, pur criticando la dottrina comunista, sembravano attaccati ai principi liberal-democratici come cozze agli scogli, oggi cominciano a riconoscere che tali principi vanno riformati; uomini delle nuove generazioni che si mostrano disgustati da tutte le esperienze politiche magnificate dal cosiddetto “occidente democratico” a trazione anglo-americana. Tanta gente, insomma, va finalmente constatando che il “vangelo democratico” ha ridotto la libertà in licenza, l’uguaglianza in sovvertimento di valori, la fratellanza in caotica lotta per le poltrone da parte di oligarchie politiche, ed ora essa invoca il nascere di uno Stato vero che con autorità restauri i valori spirituali e morali della Civiltà latina, ristabilisca l’ordine e la giustizia, e faccia imperare la legge là dove regna l’arbitrio dei partiti, tutti e senza distinzioni chiaramente asserviti al potere economico globalista. 
Questo bisogno di rinnovamento – pur giungendo in ritardo – non può che rallegrare noi fascisti de “IlCovo”, antesignani della verità, che da anni ci battiamo affermandola a chiare lettere e ribadendo che quella odierna è la stessa battaglia politico-spirituale già avviata a suo tempo dal governo di Mussolini contro gli stessi nemici di ieri e di oggi del nostro popolo così come di tutte le nazioni; senonché queste persone, nel tracciare programmi, nel farsi banditori di un nuovo modo di pensare, nel mostrare le “piaghe sanguinanti” della società presente e nel formulare le basi di quella futura, mostrano in modo palese d’ignorare volutamente e di conoscere malamente e in modo pregiudiziale il Fascismo. Si parla d’autorità, di ordine, di giustizia, dimenticando che proprio questo trinomio il Fascismo ha contrapposto a quello menzognero di “libertà-eguaglianza-fratellanza” a mezzo del quale, con decenni di preparazione e in virtù della martellante propaganda istituzionale volta all’istupidimento della collettività, imposta a mezzo di televisioni e giornali compiacenti, si è giunti all’attuale tirannia sanitaria globale! Poco importa, però, che il potere democratico abbia gettato la maschera! Poiché questo disconoscimento in relazione al contenuto verace dell’ideale fascista ci irrita, questa ignoranza ci addolora, e l’uno e l’altro non ci lasciano indifferenti. Ma se finalmente si riconosce in modo pubblico e trasversale che le istituzioni democratiche e antifasciste stanno clamorosamente mentendo al popolo, allora bisogna anche avere il coraggio di accettare che esse lo fanno sistematicamente da sempre, come su questo blog argomentiamo da oltre quindici anni (qui), e dunque comprendere logicamente che la narrativa ufficiale del sistema al potere imposta sul Fascismo, dipinto da costoro come “male assoluto”, è anch’essa una palese menzogna! E’ un imperativo morale che questi ceti culturali ormai critici verso la narrativa ufficiale del sistema di potere vigente, tanto in Italia che all’estero, conoscano seriamente il contributo morale e materiale, sociale e culturale che la rivoluzione fascista storicamente ha dato affinché nasca un’autentica nuova civiltà dello Spirito, insieme nazionale e universale, sulle ceneri del mondo post-illuminista votato al caos a mezzo del materialismo individualista; s’impone da sé che queste persone debbano poter comprendere la vera dottrina e prassi del Fascismo, che invece i burattinai della plutocrazia mondialista additano da sempre al pubblico disprezzo mistificandola, ben sapendo, come abbiamo più volte spiegato, che essa non ha mai avuto nulla a che spartire con l’insulso e squallido mondo del neofascismo, che proprio su mandato delle istituzioni ufficiali al potere ha da sempre rappresentato la quinta colonna dell’antifascismo di Stato, votata esclusivamente a screditare col proprio insignificante operato la memoria del regime mussoliniano, tanto agli occhi del popolo italiano quanto del mondo intero. Conoscere il Fascismo, dunque, questo è necessario, specie agli innovatori ed ai giovanissimi di tutte la latitudini, i quali così soltanto potranno evitare di cadere nelle continue trappole politiche tese dal regime liberal-democratico (qui) e comprendere nella sua essenza il perché, contro l’Europa dominata dalla finanza plutocratica e massonica votata allo sterminio dei popoli, dovrà sorgere fatalmente… “L’Europa Fascista,, ad essa frontalmente contrapposta!

Per questo motivo invitiamo, coloro che hanno coraggio e buona volontà, a leggere il testo che mettiamo gratuitamente a disposizione e rivolto proprio a “CONOSCERE IL FASCISMO”! (scaricate lo scritto digitando QUI) Ma anche per coloro che ancora tremano solo al pensiero di accostarsi alla verità, temendo così di mettere in discussione decenni di menzogne assimilate e credute vere per una vita intera, nel leggere il testo, auspichiamo che essi potrebbero forse scoprire le ragioni autentiche di un coraggio a loro sconosciuto o che finora loro è mancato solo il motivo per risvegliare! A tutti costoro auguriamo di cuore buona lettura!

Fonte: https://bibliotecafascista.org/2021/09/24/conoscere-il-fascismo/

La Madonna del Carmelo, che promette la salvezza a chiunque si farà «suo»

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Risultati immagini per La Vergine del Carmelodi Cristina Siccardi 

Il 16 luglio ricorre una festa mariana molto importante nella Tradizione della Chiesa: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto.

Nel Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento si racconta che il profeta Elia, che raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico «giardino»), operò in difesa della purezza della fede in Dio, vincendo una sfida contro i sacerdoti del dio Baal. Qui, in seguito, si stabilirono delle comunità monastiche cristiane. I crociati, nell’XI secolo, trovarono in questo luogo dei religiosi, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Nel 1154 circa si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia, e venne deciso di riunire gli eremiti a vita cenobitica. I religiosi edificarono una chiesetta in mezzo alle loro celle, dedicandola alla Vergine e presero il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo acquisì, in tal modo, i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento ad Elia ed il legame a Maria Santissima. Continua a leggere

E nun ce vonno sta’

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di Raffaele Pengue

E nun ce vonno sta’

Fonte: byebyeunclesam

Succedono tante cose in questo strano Paese. Forse sarà il caldo che rende tutti un po’ nervosi, ma siamo tutti concentrati, con rabbia, angoscia, curiosità e tifo. E il punto non è la paura del ritorno al fascismo (una colossale sciocchezza) e al razzismo e altri concetti propri del caldo e dell’assenza di un pensiero. Non sono neanche le magliette rosse (oramai i colori iniziano a scarseggiare…), hanno già annoiato. Non sono i digiunatori. Il borghese da centro storico, il “radical chic con il Rolex e l’attico a New York”. La duecentesima “reunion” del PD all’Ergife. L’ennesimo scoop sulla Raggi: “Chi di buca ferisce di buca perisce: Virginia Raggi inciampa e rischia di cadere”. La fine dell’era degli Emilio Fede e delle meteorine, perché comincia finalmente la stagione della tivù di qualità e perciò, colpo di scena: in tivù Matteo Renzi. No. Il problema dei problemi d’Italia, è ‘sto fatto che un mondo sia ormai fuori dai giochi. Un mondo che per non dissolversi del tutto confida nella zizzania e così separare i gialli dai verdi. Diventati, negli ultimi mesi, il parafulmine e i responsabili principali di ogni disumanità internazionale. Continua a leggere

Fake News e verità indotte

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di Enrica Perucchietti

Fake News e verità indotte

Fonte: Italicum

Intervista a Enrica Perucchietti, autrice del libro “Fake News”, Arianna Editrice 2018, a cura di Luigi Tedeschi 

  1. Secondo il pensiero di Walter Lippmann, la nostra percezione della realtà è condizionata da immagini, concetti, valori morali non acquisiti direttamente, ma trasmessici da altri. Pertanto, la narrazione dei fatti è necessariamente soggettiva, una rappresentazione della realtà formatasi attraverso stereotipi, assunti quali canoni interpretativi della realtà stessa. Nella fluidità della odierna comunicazione telematica quindi nuovi stereotipi si sostituiscono a vecchie forme di manipolazione della realtà. Occorre allora concludere che se la percezione della realtà è sempre mediata dal succedersi ininterrotto di stereotipi culturali nel tempo, ogni verità scaturisce da parametri selettivi di interpretazione della realtà stessa. In tal caso le post – verità virtuali della tecnologia mediatica, non finiscono per essere equiparate alle concezioni metafisiche del sapere filosofico e/o alle verità trascendenti proprie delle fedi religiose?

Il rischio esiste. Eppure la verità è una, con le sue infinite sfumature, al di là degli stereotipi o degli archetipi culturali che ognuno di noi ha ereditato o in cui è stato indottrinato. Concordo con il filosofo Alain De Benoist secondo cui l’intento della post-verità sarebbe quello di screditare la verità presentandola come un “grande racconto” al quale non si può più credere proprio perché ognuno si è costruito la propria verità soggettiva. Sarebbe il trionfo relativismo: tutto diventa “relativo”, virtuale e pertanto caotico. A questo punto di spaesamento collettivo ecco che il Potere garantisce l’esistenza della propria verità tramite l’azione di vigilanza dei media mainstream e delle leggi introdotte per garantire l’ordine. Si vuole cioè che ognuno di noi diffidi sempre più delle notizie che può trovare sul web anche qualora siano documentate e vere e più in generale dell’informazione alternativa per fare esclusivo riferimento alle notizie “certificate”: ci si deve affidare solo a quello che il Partito dice e ha deciso per tutti. Gli altri saranno complottisti, webeti e avvelenatori di pozzi. Continua a leggere