IL VATICANO IN LINEA CON SOROS. Dimissioni di Ratzinger per intrighi di Palazzo

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di Silvano Danesi

Per rimanere nella tempistica utile non si poteva aspettare la morte di Benedetto XVI e così lo si è invitato, per usare un eufemismo, alle dimissioni. Si arriva, dunque, alla rinuncia del Papa teologo… (Stando così le cose, è evidente che le dimissioni di Ratzinger abbiano favorito la “mafia di San Gallo”. Il comportamento dell’ “emerito”, a seguito delle dimissioni è stato più che accondiscendente. Se, in realtà, egli fosse d’accordo, non lo sapremo mai. Sappiamo che ha assecondato la “mafia di San Gallo” e certamente non avrebbe dovuto. [N.d.R.] )

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Da tre giorni La Verità scrive dei rapporti tra la Cei, guidata dal cardinale Matteo Maria Zuppi e l’ex noglobal Luca Casarini. Rapporti che hanno dato luogo a finanziamenti alla ong che arma la Mare Jonio, un rimorchiatore che trasporta migranti e che ora è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’inchiesta giornalistica rivela che anche la Open Arms è stata finanziata, ma direttamente dal Papa.

L’inchiesta è stata iniziata da Panorama e ieri il direttore de La Verità, Maurizio Belpietro, dopo che Luca Casarin è stato addirittura invitato al Sinodo, si chiede come sia stato possibile inquinare così i vertici cattolici.

Forse la domanda ha una risposta nei vertici cattolici stessi, ossia in Jorge Mario Bergoglio, nella sua elezione, nelle sue esternazioni, nei suoi rapporti internazionali e nella sua posizione su clima, green e migranti.

Nell’insieme il papato di Jorge Mario Bergoglio si pone in perfetta linea con la Open Society Foundations di George Soros e con la cupola finanziario- filantropica che dirige la musica sul clima, sulla nuova religione green e sui rapporti con la Cina in chiave di controllo sociale.

I vertici cattolici non sono inquinati da Casarin, che è solo una delle tante pedine di un disegno, ma dal vertice stesso, in quanto, come scrive Sir Henry Sire, docente universitario e storico, nonché cavaliere dell’Ordine di Malta (poi espulso per aver scritto di Bergoglio) con lo pseudonimo di Marcantonio Colonna (“Il Papa dittatore”), “Bergoglio è stato eletto dalla “mafia” liberale, un gruppo di vescovi e di cardinali progressisti che per anni ha agito per centrare proprio questo obbiettivo”.

Papa dittatoreMaschera di Bergoglio

Il termine “mafia” è stato introdotto per la prima volta in un’intervista televisiva nel settembre 2015 dal Cardinal Godfried Danneels, arcivescovo emerito, ma al tempo ancora molto influente, di Bruxelles-Mechelen a proposito del Gruppo di San Gallo.

“Danneels – scrive Colonna – ha affermato di aver fatto per anni parte di questo gruppo che si era opposto a papa Benedetto XVI durante tutto il suo pontificato. Il gruppo ha lavorato, egli ha detto, per favorire la formazione di una Chiesa Cattolica ‘molto più moderna’ e per far eleggere papa l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio”.

Il gruppo “si incontrava ogni anno dal 1996” a San Gallo, in Svizzera, originariamente su invito del vescovo della città, Ivo Fürer, e dell’arcivescovo di Milano, il cardinale gesuita Carlo Maria Martini.

“Danneels – scrive Colonna – aveva rilasciato l’intervista per promuovere la sua biografia autorizzata e ha aggiunto che il gruppo San Gallo vantava vescovi e cardinali, “troppi da elencare”. Ma tutti avevano lo stesso obiettivo comune: l’attuazione di un programma “liberale/progressista” in opposizione a Papa Benedetto e all’orientamento di un moderato conservatorismo dottrinale”.

Uno degli aspetti interessanti, che mettono subito in risalto la rete italiana che collega le posizioni del Vaticano di Bergoglio con la politica italiana è Villa Nazareth a Roma.

Colonna riferisce che nel 2015, Paul Badde, scrittore tedesco ed esperto delle questioni concernenti il Vaticano, ha sostenuto di aver ricevuto informazioni attendibili “che tre giorni dopo la sepoltura del papa Giovanni Paolo II, i cardinali Martini, Lehmann e Kasper dalla Germania, Bačkis dalla Lituania, van Luyn da Paesi Bassi, Danneels da Bruxelles e Murphy O’Connor da Londra «si sono incontrati nella cosiddetta Villa Nazareth a Roma, casa del cardinale Silvestrini, il quale ormai non era più eleggibile; hanno poi discusso in segreto una tattica per evitare l’elezione di Joseph Ratzinger»”.

Silvestrini, discepolo del cardinal Casaroli, era il potere della curia romana dietro ad Andreotti ed è stato, come riferisce Colonna, anche uno dei manovratori che ha fatto si che i Gesuiti arrivassero al potere con l’elezione di Bergoglio.

Nel Collegio di Villa Nazareth vengono fatti studiare dei ragazzi che faranno successivamente cureranno gli interessi del Vaticano in giro per il mondo.

Nel Collegio Nazareth di Roma, proprietà di una fondazione guidata dal cardinale Achille Silvestrini (ora defunto) ha studiato Giuseppe Conte e del Collegio era direttore monsignor Pietro Parolin, attuale segretario di Stato del Vaticano.

In una fase delicata della politica italiana, Giuseppe Conte è stato messo all’opera. Renzi, che faceva gli esercizi spirituali tutti gli anni dai Gesuiti, ha lanciato l’idea del Governo Conte bis, il cui operato è ben conosciuto da tutti noi, anche per quanto riguarda i rapporti con il Dragone.

In questo panorama si inserisce anche l’interessante esperimento italiano che ha dato vita al Movimento Cinque Stelle.

In un articolo di Giacomo Amadori e di Gianluca Ferraris (Panorama, 3 aprile 2013) l’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, fondatore della Gran loggia regolare d’Italia, restauratore in Italia degli Illuminati di Baviera e fondatore di Dignity, alla domanda dei giornalisti volta a chiedere se Gianroberto Casaleggio, autore di una profezia di “un futuro senza religioni in cui «l’uomo è Dio»” e che fa immaginare “un approccio umanistico”, sia stato un massone risponde: “Non mi risulta che Casaleggio sia massone, la sua ideologia è sicuramente più vicina a quella degli Illuminati di Baviera e all’accademia che io ho risvegliato in Italia nel 2002. Quale la differenza? I massoni vogliono migliorare il mondo così com’è, gli illuminati puntano a ripensarlo rispetto alle future condizioni; in più gli Illuminati considerano la democrazia una forma di degenerazione del potere che va superata come hanno già postulato Platone e Aristotele. Il credo contenuto nel video della Casaleggio e associati va proprio in questa direzione”. “La visione di Casaleggio in Gaia e la mia nel libro La conoscenza umana (Marsilio) – continua Di Bernardo – sono molto simili: entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal «tiranno illuminato», per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la rete, probabilmente controllata dal tiranno illuminato. Un concetto che, però, Casaleggio non ha ancora esplicitato”. Esplicitazione giunta di recente dal comico Giuseppe Grillo, con la sua teoria degli Elevati.

Panorama Burattinaio

Il 4 marzo 2013 Casaleggio mette in onda Gaia, un video dove si afferma che si arriverà, il 14 agosto 2054, ad un mondo governato dalla rete, con un governo mondiale chiamato Gaia eletto dai cittadini attraverso la rete. Nel 2054 non esisteranno più partiti politici, ideologie, religioni e i cittadini non avranno più carte d’identità o passaporti, ma esisteranno solo se saranno iscritti a Earthlink, un social network, mente una mega intelligenza artificiale collettiva, chiamata Braintrust, risolverà i problemi del mondo. Il primo esperimento è stato fatto sulla pelle degli Italiani e ne sopportiamo le conseguenze tragiche. Altro che intelligenza artificiale. Qui siamo in presenza di un tentativo di dittatura strisciante venduto per democrazia di massa ( https://www.youtube.com/watch?v=rx46BpHQ2mo ).

Le teorie di Gaia, frutto delle visionarietà di Gianroberto Casaleggio, esplicitate dal Comico Giuseppe Grillo, sono, secondo Giuliano Di Bernardo, molto vicine a quelle degli Illuminati di Baviera.

L’Ordine degli Illuminati fu organizzato, il primo maggio 1776 da Adamo Weishaupt sulla base di un modello gesuitico.

L’Ordine ebbe uno scopo più politico che religioso e la corrente illuministica interna alla Stretta Osservanza, alla ricerca di un progetto massonico da opporre ai Martinisti, guardò agli Illuminati con la mediazione di Knigge, che aveva come modello il Paraguay gesuitico e pensava a stati modello nelle Indie Occidentali (America).

Alain Wodroow, uno dei massimi esperti dei Gesuiti, a proposito dell’esperimento del Paraguay, afferma: “Questa esperienza di comunismo paternalista è singolare e fu esempio per gli utopisti del XX secolo. L’ammirava persino Voltaire, che fu allievo dei Gesuiti, ma li detestava”[1]

L’intreccio si fa ancor più interessante quando guardiamo alla politica estera del Vaticano di Bergoglio, con la sua deriva filo cinese e anti occidentale.

In un’intervista del giornalista americano Glenn Beck a Whitney Webb, autrice di “A Nation Under Blackmail”, una nazione sotto ricatto (disponibile grazie a Roberto Mazzoni – https://mazzoninews.com/2023/11/26/deep-state-finanzieri-spie-mafiosi-editori-e-pedofili-parte-4-mn-236-ritorno-alla-poverta/), l’intervistatore afferma: “Ho amici industriali che 30 anni fa mi dicevano: “La Cina è il nuovo modello”. E ho pensato, questo è un cattivo modello. Noi non lo vogliamo. Si limitavano a dire con leggerezza che la Cina era il nuovo modello. Ci sono voluti 10 anni, prima che iniziassi a rendermi conto che ne erano sinceramente convinti, e che avremmo portato in America l’approccio cinese”.

Whitney Webb risponde: “Certo. Questo è stato il piano per molto tempo. Abbiamo parlato prima del CinaGate. Al suo interno troviamo le origini della Silicon Valley. E molte delle persone più potenti del nostro complesso industriale militare, tra cui Lockheed Martin, vi erano coinvolte e volevano che quella tecnologia segreta andasse in Cina e minasse la nostra sicurezza nazionale. Notiamo che c’era qualcosa che stava succedendo allora e penso che lo stiamo vedendo succedere sempre di più anche adesso.

Nel 2020 ho scritto un articolo sulla National Security Commission on Artificial Intelligence, la Commissione per la sicurezza nazionale sull’intelligenza artificiale. Fondamentalmente dice che, per essere competitivi nell’intelligenza artificiale e garantire l’egemonia economica e militare per gli Stati Uniti, dobbiamo andare oltre la Cina in termini di implementazione della tecnologia di sorveglianza, e dell’uso dell’intelligenza artificiale, dobbiamo abbandonare la proprietà privata delle automobili, a cui si riferiscono come sistema tradizionale. E bisogna abbandonare le visite mediche di persona, passando all’alternativa basata sull’intelligenza artificiale. Questo accadeva nel 2019, prima del Covid”.

Glenn Beck: “Due anni prima di questo, ho parlato con il presidente del consiglio di amministrazione di General Motors e mi ha detto che entro il 2030 non produrremo più auto di proprietà singola, ma flotte di veicoli di uso comune”.

Whitney Webb: “Uber offrirà noleggi solo all’interno delle città intelligenti e il passeggero non potrà controllare la destinazione. Non si potrà più viaggiare da una città all’altra. Niente più scampagnate. Non potrai più decidere dove andare, magari guidare per tre ore per vedere la tua famiglia o chiunque altro, magari i tuoi amici. È finita se queste persone vincono. E la Commissione per la sicurezza nazionale sull’intelligenza artificiale era gestita da Eric Schmidt, ex capo di Google. Uno dei co-presidenti era un uomo di alto livello che lavora a stretto contatto con Schmidt e che era al Dipartimento della Difesa. E le persone che sempre più decideranno cosa potete fare appartengono alla comunità dell’intelligence, alle forze armate e alla Silicon Valley. E ritengono che falliremo se non andremo oltre il sistema di sorveglianza cinese, le sue megalopoli e il suo modello di città intelligente”.

In buona sostanza, per combattere la Cina dobbiamo essere più cinesi dei cinesi, ossia per combattere una dittatura dobbiamo essere una dittatura ancor più dittatura. Non male come prospettiva. E come la mettiamo con la deriva filo cinese del Vaticano?

Torniamo a Bergoglio e alla “mafia di San Gallo”.

Danneels era uscito di scena, ma il conclave del 2013 – scrive Colonna – “lo ha riportato al centro della politica della Chiesa, con il nuovo papa che lo ha invitato a unirsi a lui nella Loggia di San Pietro per la sua prima apparizione alla folla. Ha avuto il privilegio di intonare le preghiere della Messa inaugurale di Francesco. Più tardi il cardinale, che molti avevano considerato “in disgrazia”, è stato invitato da papa Francesco, godendo così di uno speciale favore papale, a partecipare ad entrambi i Sinodi sulla Famiglia dove ha assunto una ruolo importante. Danneels stesso ha descritto il suo ultimo conclave come “un’esperienza di risurrezione personale”.

La “squadra Bergoglio” ha dunque completato l’opera di San Gallo.

“Nonostante regole della più rigorosa segretezza – scrive sempre Colonna – , dopo il conclave del 2005 si è venuto a sapere che lo sconosciuto gesuita di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, era arrivato secondo nelle votazioni. Il gruppo di San Gallo era presente quasi al completo e aveva lavorato sodo per il suo candidato. E il suo sostegno aveva avuto il suo peso”.

L’esergo del testo “Il Papa dittatore, di Marcantonio Colonna” è una citazione di Abramo Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.

Ai tempi di Peron, Bergoglio era uno dei suoi seguaci, ma il suo legame era con l’ala destra del Peronismo. “Nel 1971 – scrive Colonna – è stato nominato Maestro dei Novizi della provincia argentina e ha saputo coniugare questo incarico al sostegno della Guardia de Hierro (Guardia di Ferro), che a quel tempo era impegnata per il ritorno di Perón dall’esilio. Austen Ivereigh descrive questo coinvolgimento eufemisticamente come “sostegno spirituale” al movimento; esso era in realtà molto di più ed è rivelante degli interessi politici che dovevano distinguere Bergoglio per tutta la sua vita. Per tutte le norme, era un modo insolito per un maestro dei novizi di un ordine religioso di trascorrere il suo tempo libero”.

Resta il fatto che la Guardia de Hierro argentina si ispira all’omonimo gruppo rumeno. La Guardia di Ferro (in romeno Garda de Fier) è infatti la denominazione data da Corneliu Zelea Codreanu alla branca armata del movimento da lui fondato negli anni Trenta del XX secolo.

Dal 1965 ql 1981 il Generale dei Gesuiti è stato lo spagnolo Pedro Arrupe, il quale ha impresso alla Compagnia una svolta a sinistra, verso la teologia della liberazione.

Svolta che ha coinvolto la Università del Salvador e che ha visto contrario il peronista Bergoglio, il quale, ci dice Colonna, l’ha consegnata ad alcuni suoi compagni della Guardia di Ferro peronista.

Diventa, pertanto difficile capire come Bergoglio si sia poi orientato a sinistra, se non entrando nella logica argentina del peronismo.

Scrive in proposito Sir Henry Sire, alias Marcantonio Colonna: “Si narra la storia che Perón, nei suoi giorni di gloria, un giorno abbia proposto a un nipote di iniziarlo ai misteri della politica. Dapprima ha portato con sé il giovane quando ha ricevuto una delegazione di comunisti; dopo aver ascoltato le loro idee, ha detto loro: “Avete ragione”. Il giorno dopo ha ricevuto una delegazione di fascisti e ha risposto di nuovo alle loro argomentazioni: “Avete ragione”.

Poi ha chiesto a suo nipote cosa pensasse e il giovane ha detto: “Hai parlato con due gruppi con opinioni diametralmente opposte e hai detto ad entrambi che sei d’accordo con loro. Questo è completamente inaccettabile”. Perón ha risposto: “anche tu hai ragione”. Tale aneddoto è la spiegazione del motivo per cui nessuno può sperare di capire Papa Francesco se non comprende la tradizione della politica argentina, un fenomeno al di fuori dell’esperienza del resto del mondo; la Chiesa è stata colta di sorpresa da Francesco perché non possedeva la chiave per comprenderlo: egli è la trasposizione ecclesiastica di Juan Perón. Coloro che cercano di interpretarlo in altro modo non dispongono dell’unico criterio valido”.

Va anche considerato il rapporto di Bergoglio con il fevrerismo, al quale fu introdotto da Esther Ballestrino.

Le motivazioni che spingono il Vaticano di Francesco a cercare un rapporto con la Cina sono chiaramente non dovute alla difesa dei cristiani cinesi, ma agli interessi in altre aree del mondo: l’Africa, l’America Latina e la stessa Europa. Vi sono, inoltre, motivazioni ideologiche che coinvolgono i singoli protagonisti in campo. Bergoglio, fevrerista, peronista, propugnatore della Patria Latina, ha un rapporto difficile con gli USA e di collaborazione intensa con i regimi latino americani non collaborativi con gli States. La Curia vaticana è stata riempita di prelati latino americani in posizione di potere. Potere che condividono con il vero dominus della politica, il tedesco cardinale Reinhard Marx, sostenitore della politica filo cinese della Germania, dovuta agli interessi economici di Berlino nelle terre del Dragone.

Il grande enigma della conversione di Bergoglio alla sinistra e alla parte liberale della Chiesa, e in particolare il gruppo di San Gallo, che l’ha trasformato nel suo uomo guida, trova la giustificazione nella logica peronista. Perón, come Presidente, non ha avuto alcuna esitazione a spostarsi dalla destra all’estrema sinistra, fa notare Sir Henry Sire “se la sua smania di potere lo richiedeva”.

“Nel 2005 – scrive Sir Henry Sire -, i piani del gruppo di San Gallo sembravano infranti dall’elezione di Benedetto XVI. Si pensava che Benedetto avrebbe regnato per un periodo di dieci o addirittura quindici anni, e sarebbe stato un periodo troppo lungo per le persone interessate per poterne beneficiare. L’abdicazione del febbraio 2013 è arrivata appena in tempo per rilanciare il programma del gruppo di San Gallo. Il Cardinale Martini era morto l’anno precedente, ma Danneels e Kasper erano ancora abbastanza giovani per poter evitare l’esclusione dai conclavi papali che per i cardinali arriva all’età di ottanta anni, un limite che entrambi avrebbero raggiunto più tardi nel corso dell’anno. Specialmente Bergoglio, all’età di 76 anni, rimaneva papabile; il prolungamento del suo mandato da parte di Papa Benedetto significava che egli era ancora in carica come arcivescovo di Buenos Aires e quindi era un capo della gerarchia latino-americana”.

E qui facciamo i conti con i tempi e con la necessità di tenere un conclave in tempo utile per far votare i cardinali di San Gallo.

Per rimanere nella tempistica utile non si poteva aspettare la morte di Benedetto XVI e così lo si è invitato, per usare un eufemismo, alle dimissioni.

Si arriva, dunque, alla rinuncia del Papa teologo, inviso alla “mafia” di San Gallo.

Sir Henry Sire cita le pressanti “circostanze che l’avevano causata: la piaga continua delle finanze vaticane, che per anni aveva resistito ad ogni sforzo di essere sanata; lo scandalo “Vatileaks” del 2012, quando il maggiordomo del Papa aveva rivelato documenti segreti proprio per mostrare quanto Benedetto XVI fosse impotente nel controllare il caos intorno a lui; e infine il rapporto privato che è circolato nel dicembre 2012, il quale rivelava una tale corruzione morale nella Curia che si pensava fosse la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso nel persuadere Benedetto di non essere più in grado a far fronte a una tale situazione”.

Ora i nodi vengono al pettine e come diceva Abramo Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”.

Le linee seguite dal Vaticano sono sempre più leggibili e sono sempre più evidenti i legami tra la linea di Bergoglio e quella del centro finanziario e dei sedicenti filantropi (Soros in primis, in quanto finanziatore di ong che si occupano di migranti).

La vicenda Casarin inoltre disastra la politica estera vaticana, ultimamente molto delegata al cardinal Zuppi, il quale è in rapporto stretto con la Comunità di Sant’Egidio (filocinese) e colpisce nell’intimo il Pd, perché il cardinal Zuppi è in stretti rapporti con Romano Prodi e con l’ala cattolica del Partito democratico, la cui politica sui migranti è chiaramente ispirata da quella vaticana.

E così, alla domanda di Maurizio Belpietro riguardante come sia stato possibile che si siano inquinati a tal punto i vertici vaticani la risposta la troviamo nella “mafia di San Gallo e in tutto quello che è avvenuto in questi anni.

Chiaramente la Chiesa sta passando un gran brutto momento, basti pensare ai recenti siluramenti di prelati Usa invisi a Bergoglio.

L’emergenza climatica pare stazionare sulla cupola di San Pietro.

 

[1] Alan Woodrow, Una storia di potere, Newton Compton

 

Fonte: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/politica/15026-il-vaticano-in-linea-con-soros.html?fbclid=IwAR2IPXRvN4_O6tGm9EBtrI7ylpOcWs6vnjZ6ROHkWfacHRkOjV9sCLZSnkE

Il ddl Zan serve per contrastare l’omotransfobia? Ecco la verità sui report dell’Arcigay

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di Redazione

L’Arcigay dà i numeri del 2020 e 2021. Emergenza? Priorità? Le leggi che puniscono le aggressioni esistono già e anche l’aggravante dei futili motivi. L’Italia, soprattutto in questo momento, ha delle priorità, che sono legate all’emergenza sanitaria ed al lavoro. Il ddl Zan era solamente una legge ideologica per entrare nelle scuole a indottrinare i bambini con la teoria gender, per accedere a finanziamenti e per poter imbavagliare i cattolici e tutti coloro che pensano che i minori abbiano bisogno di una mamma e un papà. Perché, inoltre, fare degli omosessuali una categoria a parte, come fossero una specie protetta? Un omosessuale ci ha recentemente espresso la sua contrarietà al ddl Zan, sostenendo che sarebbe ingiusto trasformare le persone con questo orientamento sessuale nei nuovi “panda” da tutelare con leggi speciali. Osserviamo, infine, che il Senato ha affossato il ddl Zan sì grazie alla cosiddetta “tagliola”, studiata e proposta da Roberto Calderoli (Lega) che fa parte dei regolamenti della democrazia parlamentare cui si aggrappano sempre tutti i sinistri, ma soprattutto a causa delle defezioni di Pd e M5S, che sono state determinanti. 

di Francesca Totolo

Roma, 7 lug – Secondo i sostenitori del Ddl Zan, il disegno di legge va approvato immediatamente perché la comunità Lgbt è vittima di aggressioni ogni giorno. Per verificarlo, abbiamo analizzato i report dell’Arcigay che elencano le aggressioni subite da gay, lesbiche e trans. Prima di analizzarli dettagliatamente, è necessario ricordare che l’Arcigay non sopravvive grazie ai fondi ricavati dalle quote associative (nel 2020, 8.090 euro, l’1,8% dei ricavi totali), ma attraverso i finanziamenti pubblici (nel 2020, 228.467 euro dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e 52.000 euro dalla presidenza del Consiglio dei ministri) e le erogazioni private (per diversi anni, è stata finanziata dalla Open Society Foundations di George Soros).

Il report dell’Arcigay del 2020

Nel 2020, sono stati denunciate dall’Arcigay 137 aggressioni nei confronti della comunità Lgbt. Di queste, 48 riguardano violenze, adescamento, ricatto, rapine e omicidio, 34 discriminazioni, minacce e insulti, 8 intolleranza in famiglia, 3 intolleranza al lavoro, 13 messaggi politici dal contenuto omofobo, 17 scritte omofobe, 12 casi di omofobia sui social network, e 2 esternazioni omofobe divulgati da cantanti.

Su 48 reali violenze, 10 sono state commesse da stranieri, ovvero il 21 per cento. Gli stranieri in Italia rappresentano l’8,8 per cento della popolazione residente. Un caso di adescamento e ricatto, che ha visto come vittima un uomo di 80 anni, riguarda un ventenne cittadino italiano, ma di origini marocchine. A Udine, sono stati invece due pakistani, di cui uno richiedente asilo, ad aggredire e rapinare un travestito. Un ragazzo gay, che passeggiava mano nella mano con il compagno, è stato ferito a colpi di bottiglia da una banda di nordafricani a Milano, nella centralissima zona di Porta Ticinese, mentre una ragazza nigeriana è stata aggredita da un connazionale perché aveva rifiutato le sue avances. L’uomo le ha anche urlato “Sei lesbica, ti ucciderò”, ricordandole che “nel nostro Paese queste cose non sono ammesse”.

Delle 48 violenze pubblicate dall’Arcigay, 4 sono fake news, mentre 7 sono state riportate con diverse imprecisioniTra le bufale più conosciute, troviamo quella l’aggressione denunciata dall’influencer Marco Ferrero, meglio noto come Iconize. Poco dopo, sarà lui stesso a confessare di essersi provocato i lividi da solo con una confezione di surgelati. Arcigay ha anche pubblicato, come se fosse avvenuto in Italia, il caso della ventenne inglese Charlie Graham, malmenata nella città di Sunderland. L’unico omicidio riportato dall’Arcigay, è quello Elisa Pomarelli, morta per mano di Massimo Sebastiani. Come poi evidenziato nelle indagini, il movente non aveva nulla a che fare con l’omofobia. Sebastiani ha ucciso perché era ossessionato dalla vittima, che frequentava come amica da tre anni e di cui sapeva l’orientamento sessuale. La Pomarelli non è stata uccisa perché lesbica.

Per quanto riguarda le imprecisioni, l’Arcigay ha definito “omofobia interiorizzata” l’accoltellamento commesso da un diciassettenne gay ai danni del suo partner, perché quest’ultimo si rifiutava di cancellare delle foto scattate durante i rapporti intimi. Non sarebbe stata l’omofobia, invece, a far scattare una rissa a Barletta tra due colleghi, di cui uno omosessuale, ma semplici divergenze lavorative. Tra le “aggressioni”, l’Arcigay ha inserito anche un diverbio al ristorante finito con insulti omofobi e un caso di abusi sessuali avvenuto nel 2011.

Delle 8 intolleranze in famiglia, 4 riguardano famiglie straniere, per la precisione due tunisine, una egiziana e una bulgara. Quest’ultima, dopo aver scoperto che il figlio era gay, lo hanno rapito e riportato nel Paese di origine. A Padova, invece, si era scatenata la faida tra due famiglie tunisine che avevano scoperto la relazione tra due ragazzi trentenni, finita poi con l’accoltellamento di uno dei due. Il ventenne egiziano Mohammed, che voleva diventare Lara, è stato disconosciuto dalla famiglia, dopo non aver accettato di tornare in Egitto per “guarire”, mentre Aisha è stata abbandonato dalla famiglia perché lesbica, nonostante fosse malata e sottoposta alla chemioterapia.

Nel report, viene riportato il caso del lancio di uova contro l’auto di Giulia Bodo, presidente dell’Arcigay di Vercelli, senza però motivare cosa era successo in precedenza. In occasione del Capodanno 2019, la Bodo aveva augurato su Facebook “Buonanno” a tutti i leghisti, allegando una fotografia del deputato Gianluca Buonanno scomparso tragicamente nel 2016.

Nel report delle aggressioni del 2020, l’Arcigay ha inserito pure Cristina D’Avena. La sua colpa è una frase pronunciata durante un concerto: “Luxuria è invidiosa di Lady Oscar perché ha la spada più lunga della sua”.

Il report del 2021

Sono 119 aggressioni denunciate nel rapporto 2021 dell’Arcigay, 4 sono state riportate due volte e una era già stata pubblicata nel report 2020. Di queste, 27 riguardano violenze, 59 discriminazioni, minacce e insulti, 7 intolleranza in famiglia, 2 intolleranza al lavoro, 6 messaggi politici dal contenuto omofobo, 4 scritte omofobe e 14 casi di omofobia sui social network.

Delle 27 violenze, 5 sono state commesse da stranieri, il 19 per cento. La coppia gay bolognese, assalita a Vernazza, in Liguria, ha testimoniata che la baby gang era formata da ragazzini di nazionalità diverse. Dopo qualche giorno, è stato arrestato un moldavo di 19 anni. A Cattolica, un senegalese voleva estorcere 1.600 euro ad un trentenne pesarese, dopo un rapporto sessuale. A Roma, quartiere Casilino, un uomo di 31 anni è stato aggredito e derubato da una banda di giovani, tra di loro anche ragazzi di colore. Ad Ancona, una baby gang, con diversi ragazzi rom, ha terrorizzato e rapinato almeno otto ragazzi, due addirittura affetti da una minorazione psichica. A Torino, una banda, probabilmente di stranieri, ha picchiato un ragazzo cileno, dopo averlo definito “maricon”.

Su 27 violenze denunciate dall’Arcigay, 3 sono fake newsIl caso più clamoroso è quello di Padova: una coppia gay aveva pubblicato un video, diventato subito virale, dove raccontava di essere stati picchiati perché gay. Le telecamere di videosorveglianza e le testimonianze avevano però svelato una realtà diversa: quella successa era una comune rissa, senza alcun intento omofobo. A Trieste, l’attivista LGBT Antonio Parisi aveva raccontato di essere stato aggredito da un gruppo di ragazzi. Le indagini delle Forze dell’ordine hanno poi accertato che era da escludere la connotazione omofoba dell’aggressione. Infatti, il fattore scatenante del pestaggio sarebbe stato l’eccesso di bevande alcoliche consumate dagli aggressori nel corso del pomeriggio. Una transgender aveva dichiarato sui social network di essere stata malmenata da un gruppo di giovani a Torre del Greco. La stessa non si era fatta refertare i segni della violenza subita e non aveva denunciato l’accaduto. Convocata dalle Forze dell’ordine, aveva riferito che era stata soltanto una “bravata”. La ventiseienne trans, quattro anni prima, era stata arrestata per furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il tribunale del riesame le aveva però concesso gli arresti domiciliari. La transgender era poi evasa qualche giorno dopo facendosi notare dai carabinieri per essere arrestata per evasione e venire ricondotta nel carcere di Poggioreale perché si sentiva sola.

Delle 59 denunce dell’Arcigay su discriminazioni, insulti e minacce, 3 sono fake news e 12 sono state riportate con imprecisioni. L’associazione ha riportato il caso di un gruppo di turisti, accompagnati da una guida, che sarebbero stati insultati in un ristorante di Marzamemi perché omosessuali. Il proprietario del locale riporterà poi un’altra versione della storia: “La guida che accompagnava quel gruppo mi aveva suggerito di offrire la cena che i tre non avevano gradito, per evitare recensioni negative sul web. Mi sono rifiutato, il cibo era di qualità. Ho invitato a pagare e togliere il disturbo”. La vicenda ricorda quella successa a Fasano. Una coppia gay in viaggio di nozze, dopo l’unione celebrata da Alessandro Zan, aveva sostenuto che lo chef del resort Canne Bianche aveva disegnato, con la salsa, la forma di un pene su un loro piatto. Non si è fatta attendere la replica del resort: “Il caso raccontato è completamente falso. Nessuna foto di quanto affermato è stata fornita dai nostri due ospiti in questione, mentre hanno impiegato pochi minuti per farci giungere una richiesta di soggiorno gratuito. Dopo la nostra risposta, che declinava la loro richiesta di risarcimento, hanno puntato all’attenzione mediatica. Dopo aver capito di aver sollevato accuse molto forti nei nostri confronti senza ragione diversa da quella di conseguire un soggiorno gratis, poi hanno aggiornato la recensione adducendo delle scuse da noi mai formulate”. L’Arcigay ha riportato come “aggressione” anche il post di Fabio Barsanti, consigliere comunale di Lucca, su Laurel Hubbard, quarantatreenne atleta transgender neozelandese, qualificatasi per le Olimpiadi. Barsanti aveva fatto solo notare che la competizione sportiva tra donne e transgender, nate uomo e con una muscolatura maschile, è sleale.

Francesca Totolo

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/verita-report-arcigay-omotransfobia-200156/

Migranti, ricorso di associazioni finanziate da Soros e Rockefeller

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di Roberto Vivadelli

Ricorso di due associazioni supportate dall’Open Society Foundations di George Soros e dalla Fondazione Rockfeller contro Italia, Malta e Libia. “Ricorrenti violazioni contro i migranti”

L’Asgi e il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs), associazioni sostenute e sponsorizzate rispettivamente dai magnati Soros e Rockfeller, hanno denunciato Italia, Libia e Malta dinanzi al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite per presunte “ricorrenti violazioni“. Al centro del ricorso delle due associazioni pro-immigrazione, cioè che è successo nella giornata del 18 ottobre 2019, quando due uomini somali, insieme ad altre 50 persone, fuggono dalla Libia. Quando si trovano nella zona Sar maltese, “molto vicini a Lampedusa, chiamano soccorso. Hanno iniziato ad imbarcare acqua e la loro vita è in pericolo. Alarm Phone ricevuta la segnalazione dell’evento Sar chiede l’intervento di Malta e dell’Italia, autorità competenti secondo il diritto internazionale. Entrambe le autorità non effettuano alcun salvataggio mentre aspettano per molte ore l’arrivo della cosiddetta Guardia Costiera libica, che intercetta la barca e riporta in Libia tutte le persone a bordo. La motovedetta utilizzata è il “Fezzan” fornito ai libici dal governo italiano“.

In questo Paese, osservano, “i due uomini non trovano alcuna forma di protezione. Vengono più volte detenuti in diversi centri di detenzione. Alcuni di questi centri sono quelli finanziati dalle autorità italiane. Sono torturati e molte volte cercano di lasciare la Libia, dove rimangono bloccati per molto tempo“. Secondo le due associazioni, infatti, questo episodio esemplifica una prassi di respingimenti illegali perpetrati in accordo con la Libia, un Paese dove migranti, richiedenti asilo e rifugiati sono notoriamente perseguitati e dove c’è un sistematico ricorso alla detenzione arbitraria e la tortura. Alla conferenza stampa di presentazione del ricorso sono intervenuti Lorenzo Trucco, presidente di Asgi e uno dei legali rappresentati dei ricorrenti, e Karim Salem del Cairo Institute for Human Rights. Il ricorso, hanno sottolineato, è un modo per portare davanti al Comitato una strategia chiara: l’esternalizzazione delle frontiere dell’Europa, in cui ogni paese coinvolto svolge un ruolo preciso e decisivo.

Poco importa se l’Italia è stata lasciata sistematicamente sola dall’Europa dinanzi a un fenomeno come quello dell’immigrazione dall’Africa: l’obiettivo delle due associazioni è fare pressione al fine di stralciare l’accordo con i libici, che amplificherebbe a dismisura l’arrivo dei barconi sulle nostre coste, già fuori controllo. Secondo i dati del Viminale, i migranti sbarcati sulle nostre coste dal 1 gennaio ad oggi sono 13.381; nel 2019 erano stati 3.654. Solo a luglio ne sono arrivati 6.431, contro gli appena 1.088 del 2019. La cosa curiosa è che, rispetto al 2018 e al 2019, il numero di minori è crollato: 1.441 contro i 1.680 del 2019. Come se non bastasse siamo in emergenza sanitaria – come deciso dal governo – e alcuni dei migranti che sbarcano riescono a fuggire e a dileguarsi nel nulla. Stralciare l’accordo con i libici avrebbe conseguenze semplicemente catastrofiche e non risolverebbe certo il problema dei “diritti umani”: festeggerebbero solamente i trafficanti di esseri umani.

Ma da chi sono supportate Asgi e il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs)? Come riporta La Verità, la prima, si legge sul sito, è un’associazione di promozione sociale nata dall’intenzione di condividere la normativa nascente in tema d’immigrazione da un gruppo di avvocati, giuristi e studiosi che ha, nel tempo, contribuito con suoi documenti all’elaborazione dei testi normativi statali e comunitari in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza, promuovendo nel dibattito politico-parlamentare e nell’operato dei pubblici poteri la tutela dei diritti nei confronti degli stranieri. È supportata dall’Open Society Foundations, l’organizzazione “filantropica” del finanziere George Soros, e dalla Fondazione Charlemagne. Come abbiamo già approfondito in questo articolo, George Soros supporta molte realtà che sponsorizzano l’immigrazione di massa, anche in Italia.

Per quanto riguarda il Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs), spiega La Verità, parliamo di “un’organizzazione non governativa indipendente fondata nel 1993” allo scopo di “promuovere il rispetto dei principi dei diritti umani e della democrazia” e promuovere “la cultura dei diritti nella regione araba“. Il principale finanziatore del Cihrs è la Rockefeller Brothers Fund, fondata nel 1940 dai figli di John D. Rockefeller.

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Soros si arrende a Orbán La fondazione e la ong abbandonano Budapest

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Il motivo è una legge ad hoc che vuole tassare chi si occupa dei migranti nel Paese magiaro

di Manuela Gatti

«Capirete che non mi metto a piangere», ha commentato Viktor Orbán. Come se ci fossero dubbi a riguardo.

Probabilmente il primo ministro ungherese, rieletto lo scorso 8 aprile per il quarto mandato, avrà festeggiato alla notizia che la fondazione del miliardario e filantropo George Soros chiuderà i suoi uffici di Budapest per trasferirsi a Berlino nel corso dell’estate. Dalla Ong non confermano, ma parlano della necessità di tutelare «la sicurezza dello staff e l’integrità del lavoro». Il presidente Patrick Gaspard sarebbe però già volato di persona nella capitale ungherese per informare i circa 100 dipendenti della decisione.

La battaglia a distanza tra Orbán e Soros va avanti da tempo. Il casus belli che ora ha fatto precipitare la situazione ha un soprannome piuttosto esplicito: «Stop Soros». Si tratta della legge che sarà discussa dal parlamento ungherese la prossima settimana e che il governo si è impegnato a far passare che imporrebbe una tassa del 25% su tutte le donazioni straniere a organizzazioni non governative che supportano i migranti nel Paese. Proprio come la «Open Society Foundations» del filantropo ebreo statunitense di origini ungheresi, la terza organizzazione umanitaria al mondo per patrimonio (18 miliardi di dollari). Una scorciatoia particolarmente comoda per il leader della destra populista e conservatrice di Budapest, che in questo modo riuscirebbe a eliminare una buona parte dell’attività del nemico all’interno dei suoi confini nazionali. Continua a leggere