Perché il Politicamente Corretto è un “peccato mortale”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/05/23/perche-il-politicamente-corretto-e-un-peccato-mortale/

IL “PENSIERO” DEVE ESSERE UNICO (IL LORO) FINO ALL’ASSURDO, OVVERO FINO AL PUNTO CHE DIRE LA VERITÀ È DIVENTATO UN ATTO RIVOLUZIONARIO, COME SOSTENERE CHE LE FOGLIE SONO VERDI D’ESTATE

Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica (II-II, qq. 72-75) tratta delle ingiustizie che si compiono con le parole. Troppo spesso si tratta di peccati mortali che, a torto, non vengono presi particolarmente sul serio, ma possono rivelarsi molto gravi. “Ne uccide più la lingua che la spada” – afferma il detto popolare. E, si sa: vox populi, vox Dei. L’ingiuria verbale lede l’onore, la diffamazione o detrazione lede la buona fama, la mormorazione distrugge l’amicizia, e la derisione toglie il rispetto.

San Tommaso spiega che nei peccati di parola bisogna considerare soprattutto con quali disposizioni d’animo ci si esprime, ossia il fine della contumelia, che è disonorare il prossimo nella sua moralità. Se non vi è l’intenzione di disonorare la persona insultata, perché i fatti si danno per veri ed acclarati, rimane peccato l’insulto, ma non vi è contumelia.

La detrazione (q. 73, a. 1) è una maldicenza o denigrazione della fama altrui, fatta di nascosto. Essa consiste nel «mordere di nascosto la fama (ossia la “stima pubblica o notorietà”, N. Zingarelli) di una persona” come si legge nell’Ecclesiaste (X, 11): “Se il serpente morde in silenzio, non è da meno di esso chi sparla in segreto». Poi l’Angelico spiega che come ci sono due modi di danneggiare il prossimo in azioni: apertamente (p. es. la rapina o le percosse in faccia) o di nascosto (p. es. il furto o una percossa “a tradimento” ossia alle spalle); così vi sono due modi di nuocere con le parole: apertamente (la contumelia in faccia, q. 72) o di nascosto (la maldicenza o detrazione, q. 73). San Paolo: “è degno di morte [spirituale o dell’anima] non solo chi commette il peccato di [detrazione], ma anche chi approva coloro che lo commettono” (Rom., I, 32).

Dall’insegnamento di S. Tommaso si evince: 1) il dovere morale di non insultare, denigrare, calunniare o mormorare e deridere il prossimo, soprattutto se costituito in autorità. 2) di riparare il torto fatto alla sua reputazione 3) di difendere chi è denigrato, senza far finta di non vedere. Certamente davanti agli uomini è più comodo “far finta che va tuto ben”, ma davanti a Dio non ci si trova in regola, anzi si sta in peccato grave, quod est incohatio damnationis.

E’, pertanto, nostro dovere denunciare pubblicamente il politicamente corretto, innanzitutto come difesa della nostra dignità e intelligenza dalla sua volontà dolosa di costringerci ad accettare l’errore, fingendo che sia un bene comune. Scrive Mario Giordano nel suo ultimo libro, appena uscito, dal significativo titolo Tromboni (Edizioni Rizzoli): “Bisogna stare attenti alla lingua” al pari di quelli che predicano contro l’odio e insegnano a odiare. L’ipocrisia di costoro, che si annoverano in larga parte nella categoria dei cosiddetti intellettuali o giornalisti, in ultima analisi coloro che si occupano della diffusione dei messaggi su larga scala, aggrava il peccato di lingua della detrazione di coloro che la pensano diversamente, col falso doloso consapevole e remunerato. L’effetto che molti credano alle loro dicerie è conseguenza ancor peggiore, che ci fa trovare nella situazione di crisi morale, ideale, sociale in cui ci troviamo, andando sempre peggio.

“Tromboni” ricorda come odiano quelli della Commissione anti-odio, creata per fermare l’”intolleranza”, “contrastare il razzismo” e “combattere l’istigazione all’odio”. L’idea è stata partorita dal Ministro dell’Istruzione del “governo dei migliori” Patrizio Bianchi, scopiazzando dal suo illustre predecessor* [metto l’asterisco perché secondo la scrittrice Michela Murgia (da L’Espresso del giugno 2021) potrebbe essere offensivo usare la vocale maschile o femminile per indicare il titolo di una persona, che forse potrebbe non sapere se è uomo o donna] Lucia Azzolina. Nella commissione speciale entra il professore associato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Simon Levis Sullam che, fresco di nomina, aveva diffuso sui social una foto a testa in giù dell’ultimo libro di Giorgia Meloni. Chiaro riferimento alla macelleria di Piazzale Loreto. «Quasi un invito a impiccare il testo, se non proprio l’autrice, al palo più alto dell’antifascismo militante». Ma, domanda Giordano: «si può combattere l’istigazione all’odio inneggiando a piazzale Loreto? E alludendo all’impiccagione più o meno simbolica, ma sempre a testa in giù, di un leader politico?».

L’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, campionessa di buonismo e inginocchiatoi a senso unico, paladina di tolleranza e rispetto, ultras femminista ad oltranza, genderista e vestale di tutti i presunti diritti richiesti dai desideri di chiunque, «è finita sotto inchiesta perché avrebbe licenziato la sua colf, dopo otto anni di fedele servizio, tirando in lungo per non darle la liquidazione (3.000 euro)». Altro maestro di propaganda tollerante è Roberto Saviano, «che in diretta tv ha sentenziato candidamente: “Sì, la mia contro la Meloni è una campagna d’odio“» (M. Giordano, “Tromboni”, 2022).

Potremmo continuare all’infinito perché esempi simili ne esistono quotidianamente. Ultimi, in ordine cronologico sono coloro che hanno imbrattato le mura di un istituto tecnico di Milano con la scritta: «Tutti i fasci come Ramelli, con una chiave inglese fra i capelli». Nessun solone (o trombone) del politicamente corretto ha detto una parola. Muto Paolo Berizzi, il “Simon Wiesenthal” de La Repubblica, per la quale scrive una rubrica contro Verona e i fantasmi di un fascismo che non esiste. Muto Vauro. Muto Travaglio. Muti tutti. Perché il “pensiero” deve essere unico (il loro) fino all’assurdo, ovvero fino al punto che dire la verità è diventato un atto rivoluzionario, come sostenere che le foglie sono verdi d’estate. Noi continueremo in questa “rivoluzione Green” dell’ovvietà e dell’ordine naturale perché non vogliamo peccare di lingua contro il bene comune.

L’Avv. Luigi Bellazzi: “non mi piego al pensiero unico”

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Sono Gigi. Sono un uomo. Sono un fascista.
So da un grande comunista che “la verità è sempre rivoluzionaria” e mi oppongo al pensiero unico. Dunque non criminalizzo il “nemico”, come fa abitualmente la fabbrica protestante e anglosassone delle bugie.
Per limitarmi alle guerre che hanno reso il mondo ciò che è, ricordo che nel 1914 l’Impero britannico sosteneva che i tedeschi, invasori del Belgio, tagliassero le mani ai bambini. Ci credettero in tanti, ma non era vero.
Ricordo che, nel 1915, il transatlantico “Lusitania”, con molti passeggeri americani, viaggiava verso la Gran Bretagna carico di armi. Lo si fece sapere ai tedeschi, proprio perché essi l’affondassero; Londra ci rimise le armi, ma quella strage favorì l’ingresso in guerra degli Usa dalla loro parte.
Ricordo che, nel 1941, gli Stati Uniti bloccarono il flusso del petrolio indonesiano verso il Giappone, obbligando quest’ultimo ad attaccarli (ancor oggi i più credono che siano stati i giapponesi gli aggressori…).
Ricordo che gli Stati Uniti “dimenticarono” nel 1950 di includere la Corea del Sud nella lista dell’area asiatica di loro protezione, illudendo così i sovietici di poter unirla a quella del Nord; ne derivò un conflitto di tre anni e l’armistizio tuttora vigente…
Ricordo che, avendo imposto al Vaticano la morte innaturale di un papa italiano e l’avvento di un bellicoso papa polacco, dal 1978 gli Stati Uniti (con soldi del Banco Ambrosiano) sovvertirono proprio la Polonia, esponendo la Francia a pesanti rappresaglie. Infatti, nella Nato, la Francia corrispondeva gerarchicamente a ciò che, nel Patto di Varsavia, era la Polonia…
Ricordo Saddam Hussein, già agente della Cia negli anni ’50 contro il presidente nazionalista Qassem, che nel 1990 chiese il placet agli Usa per completare l’unità irachena col Kuwait, a risarcimento della guerra contro l’Iran del 1980-88. Il Kuwait era stato infatti una provincia dell’Impero ottomano per vari secoli, tutt’uno col resto della Mesopotamia. A proposito: l’Ucraina per secoli non è stata tutt’uno con Russia e Bielorussia? Ma resto per ora a Saddam Hussein. Egli ottenne il silenzio-assenso dalla ambasciatrice Usa a Bagdad, April Glaspie, peraltro almeno lei in perfetta buonafede. Saddam Hussein abboccò. Il resto è storia, atroce, con la strage, oltre che per guerra, per embargo di circa mezzo milione di iracheni, bambini poveri soprattutto.
Indico altre località di stragi “made in Nato” per completare il quadretto. Se la Cecoslovacchia, creatura francese col trattato di Versailles nel 1919, fu demolita pacificamente nel 1992, mentre la Jugoslavia, altra creatura francese col trattato di Versailles, venne frantumata dal 1991 in poi dalla micidiale cooperazione Usa/Vaticano + Austria/Germania. E il modello dell’Ucraina, domani, sarà la Bosnia. oggi: una triste confederazione di popoli nemici:
Quanto a macelleria bellica, rammento quella perpetrata, ogni tot anni, a Gaza, città egiziana abitata da palestinesi e bombardata dagli israeliani. Ma chi piange mai per Gaza nei tg Rai, Mediaset o de La 7, questo prestanome di Mediaset?
Ricordo la Siria, devastata inizialmente da “milizie islamiche”, di origine irachena (ex militari del disciolto esercito, messesi per disperazione al servizio degli israeliani e di chi ne tira i fili).
Via via di questo passo, gli USA trascinano l’Europa nella quarta guerra mondiale (la terza essendo la Guerra fredda). Siamo al suo prologo ucraino, come nel 1939 eravamo al prologo polacco. Un caso? Il 2022 è gemello del 1939. Tutto si volge nella stessa area geografica, tra polacchi diventati ucraini nell’Urss del 1945, ma rimasti cattolici; e russi o russofoni di fede ortodossa.
C’è ora un conflitto per procura, con gli ucraini lì a morire per conto di interessi polacchi, lituani, léttoni, éstoni, finlandesi… Tutti già sudditi dei russi e poco ansiosi di tornarlo. Ma questo è solo il guscio della vicenda. Il fine geopolitico vero degli angloamericani è rompere il nuovo patto di non aggressione tra Germania e Russia.
I guai di domani dei tedeschi di oggi possono anche giovarci, brevemente. Però piangeremo presto anche noi italiani. Non scrivo dunque in nome del torto e della ragione. Scrivo in nome dell’interesse nazionale. All’interrogativo retorico francese del 1939, “Mourir pour Danzig?”, con implicito “no” di allora, fa eco oggi il gesto dell’ombrello che mi suscita il falso dilemma “Pace o condizionatori d’aria?” di un presidente del Consiglio, nominato e non eletto, che così ha ammesso di aver portato l’Italia in guerra senza averla dichiarata.
Poiché sono un fascista in età, ma non un cretino, non volerò a Mosca, come faceva, per affari malcondotti, il duo Salvini & Savoini. Né volerò a Washington a farmi benedire dagli epigoni di Trump, alla maniera di come “Sono Giorgia-sono-una-donna” Meloni il 24 febbraio scorso, proprio il giorno di apertura di previstissime ostilità in Ucraìna.
Sono stato nostalgico di Benito Mussolini. Non sono mai stato nostalgico di Bettino Craxi, pur con i meriti che gli riconosco. Dunque non miagolerò parole sagge, come fa il socialista Alessandro Orsini.
Concludo quindi da temerario. Apprezzo l’esempio della Chiesa ortodossa russa e dello Stato russo nel sostegno alla famiglia tradizionale, con quanti più figli sia naturalmente possibile. Esorto i giovani russi, in Italia e non, a essere fieri della Grande Madre Russia. Mi addolora vederli morire, anche se mi è stato insegnato da ragazzo che “Dulce et decorum est pro Patria mori” (Orazio). Da vecchio so però anche che “non bisogna perdere le guerre” (Hermann Bickler).
Giovani russi, prevedo che in questa rossa [di sangue] primavera i vostri nemici vedranno crescere l’erba. Dalla parte delle radici.
Gigi Bellazzi
P.S. Amate la Vostra Patria, non disprezzate mai i Vostri Nemici. Rispettateli e trattateli con L’Onore che si deve al combattente nemico.I vinti di oggi potranno essere i migliori alleati di domani. Il male americano è la metastasi da estirpare. Il Battaglione Azov e il gruppo Wagner hanno gli stessi simboli e lo stesso mito indo europeo.

Chi liberò veramente l’Italia

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di Marcello Veneziani

Si può celebrare in tanti modi la Liberazione dell’Italia nel 1945 ma ci sono dati, numeri e vite che non si possono smentire e che sono la base necessaria e oggettiva per dare una giusta dimensione storica all’evento. Dunque, per la Liberazione dell’Italia morirono nel nostro Paese circa 90mila soldati americani, sepolti in 42 cimiteri su suolo italiano, da Udine a Siracusa. Secondo i dati dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, furono 6882 i partigiani morti in combattimento.

Ricavo questi dati da una monumentale ricerca storica, in undici volumi raccolti in cofanetto, dedicata a La liberazione alleata d’Italia 1943-45 (Pensa ed.), basata sui Report of Operations di diversi reggimenti statunitensi, gli articoli del settimanale Yank dell’esercito americano e i reportage dell’Associated press. E naturalmente la ricerca storica vera e propria. Più un’ampia documentazione fotografica. L’autore è lo storico salentino Gianni Donno, già ordinario di Storia contemporanea, che ha analizzato i Reports of Operations in originale, mandatigli (a pagamento) da Golden Arrow Military Research, scannerizzati dall’originale custodito negli Archivi nel Pentagono. L’opera ha una doppia, autorevole prefazione di Piero Craveri e di Giampiero Berti e prende le mosse dallo sbarco di Salerno.

Secondo Donno, non certo di simpatie fasciste, il censimento dell’Anpi è “molto discutibile” ma già quei numeri ufficiali rendono le esatte proporzioni dei contributi. Facciamo la comparazione numerica: per ogni partigiano caduto in armi ci furono almeno 13 soldati americani caduti per liberare l’Italia. Senza considerare i dispersi americani che, insieme ai feriti, furono circa 200mila. E il conto risuona in modo ancora più stridente se si comparano i 120mila militari tedeschi caduti in Italia, soprattutto nelle grandi battaglie (Cassino, Anzio e Nettuno) contro gli Alleati e sepolti in gran parte in quattro cimiteri italiani.

Naturalmente, diverso è parlare di vittime italiane della guerra civile, fascisti e no, di cui esiste un’ampia documentazione, da Giorgio Pisanò a Giampaolo Pansa, per citare le ricerche più scomode e famose. Ma non sto parlando di fascismo e guerra civile, bensì di Liberazione d’Italia, ovvero di chi ha effettivamente liberato l’Italia dai tedeschi o se preferite dai “nazifascisti”. Continua a leggere

Foiba di Jazovka, orrore in Croazia: tra i corpi riesumati donne, bambini e suore

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La macabra notizia è stata divulgata dai media croati circa una settimana fa. Si sono concluse lunedì scorso le operazioni di recupero delle vittime dei partigiani di Tito dalla Foiba di Jazovka, nei pressi del villaggio di Sošice, nel Comune di Žumberak, in Croazia, non poco lontano dal confine sloveno. Complessivamente, dalla squadra di speleologi sono stati riportati in superficie i resti di ben 814 corpi, riferiti a ustascia, domobranci, civili, medici, infermieri e suore di diversi ospedali di Zagabria, gettati nella cavità alla fine e dopo la seconda guerra mondiale dai partigiani comunisti.

“Tali iniziative  di recupero ci sono utili per smontare il mito di un comunismo  sociale e rispettoso della libertà al popolo” spiega il direttore Archivio museo storico di Fiume Marino Micich. “Erano sistemi totalitari, dove pochi avevano il predominio di tutto e su tutti. Le foibe sono l ‘ esempio più eclatante in casa nostra come anche il triangolo rosso.. bisogna insistere a far conoscere queste verità per il rispetto della storia e per la libertà. Per lunghi anni a sinistra si è cercato e si continua per molto versi a minimizzare tali efferatezze”.

Secondo quanto dichiarato da alcuni membri del team incaricato del recupero delle salme, diversi sarebbero anche i resti di donne e bambini.

Fonte: https://www.iltempo.it/attualita/2020/07/27/news/foibe-croazia-jazovka-cadaveri-infoibati-suore-23995077/ Continua a leggere

Fantoccio del Duce a Macerata, solita tragicommedia degli infami

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La vigliaccheria dei nonni, padri, figli, figliastri di traditori, imboscati e compagni è sempre la stessa. Ma la Mussolini non va lasciata sola, perché la sua è una battaglia di civiltà, che finalmente va portata a compimento: “in gabbia i cani da Piazzale Loreto!” (Matteo Castagna, “Christus Rex”)

Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

Macerata, scontro tra Alessandra Mussolini e il sindaco sul fantoccio del duce

Dopo il fantoccio del duce in piazza a Macerata, scontro al limite dell’impatto fisico tra Alessandra Mussolini e il sindaco Pd Romano Carancini

 Macerata, scontro tra Alessandra Mussolini e il sindaco sul fantoccio del duce

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