Israele prepara la guerra?

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di Alastair Crooke

Israele prepara la guerra?

Fonte: Aurora sito

Il generale Mattis dichiarava al Comitato delle forze armate del Senato degli Stati Uniti che crede che uno scontro militare tra Israele e Iran in Siria sia sempre più probabile: “Posso vedere come potrebbe iniziare, ma non sono sicuro quando o dove“. Questo non dovrebbe sorprendere. Chiunque sbirci attraverso la membrana della bolla occidentale, può vedere le principali dinamiche “colmarsi e rafforzarsi” in modo tale da chiudersi inesorabilmente su Israele. Diventa “inesorabile”: non tanto perché gli Stati del Medio Oriente desiderano la guerra (non la vogliono); ma perché Israele si sente culturalmente costretto a legarsi al presidente Trump e alla sua squadra di estremisti collocandosi a primo collaboratore nella “guerra” degli Stati Uniti per respingere Cina, Russia, Iran e farne del loro progetto commerciale un’entità inefficace ed indebolita. La retorica belluina di Pompeo e Bolton può sembrare un elisir inebriante per certi israeliani; ma semplicemente il Medio Oriente non è il posto in cui collaborare a tale nuova “guerra” ibrida statunitense contro le nuove dinamiche emergenti. Continua a leggere

Il “grande gioco” israeliano

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di Giacomo Gabellini

Il “grande gioco” israeliano

Fonte: Giacomo Gabellini

All’inizio del 2012, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si recò alla riunione annuale della potentissima American Israel Public Affairs Committee (Aipac) per pronunciare un duro atto d’accusa contro la linea politica dell’amministrazione Obama, interrotto dalla lettura di una alcuni passaggi di una lettera, risalente al 1944, attraverso la quale il Dipartimento della Guerra statunitense aveva comunicato ai rappresentanti del movimento sionista il rifiuto alla loro proposta di bombardare un segmento del tratto ferroviario che conduceva al campo di concentramento di Auschwitz. Alla fine del suo intervento, il leaderdel Likud affermò inoltre che «nessuno di noi può permettersi di aspettare ancora a lungo. In qualità di premier israeliano, non permetterò che il mio popolo viva all’ombra dell’annientamento», strumentalizzando così la sofferenza degli ebrei a fini ideologici conformemente all’ormai consolidata pratica di giustificare la politica israeliana. Lo stesso premier israeliano si prestò a una sceneggiata dello stesso genere in occasione anche dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del settembre 2012, presentandosi dinnanzi ai delegati di tutto il mondo con in mano un manifesto raffigurante una bomba a palla con una miccia accesa, su cui tracciò una linea rossa corrispondente, a suo dire, al “punto di non ritorno”, vale a dire il limite che le Nazioni Unite dovrebbero impedire all’Iran di superare «prima che completi l’arricchimento necessario a fabbricare una bomba».  Continua a leggere

Facebook: Obama violò senza problemi la privacy degli americani, ma se lo fa Trump…

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

PERCHE’ DUE PESI E DUE MISURE? (N.D.R.)
Ad Obama fu permesso di rubare i dati dei cittadini americani e di utilizzarli per la campagna elettorale, ma quando lo ha fatto Trump si è gridato allo scandalo
di Giampaolo Rossi

(LETTURA AUTOMATICA)

Carol Davidsen è stata il capo Dipartimento “Media Targeting” dello staff di Obama nelle elezioni del 2012 ed è considerata un’esperta di campagne elettorali online in America. In una conferenza pubblica, tre anni dopo l’elezione di Obama, rivelò qualcosa che allora passò sotto silenzio ma che oggi è dirompente alla luce dello scandalo Cambridge Analityca: “Noi siamo stati capaci di ingerire l’intero social network degli Stati Uniti su Facebook”.
Nello stesso intervento affermò che i democratici acquisirono arbitrariamente i dati dei cittadini americani a cui i Repubblicani non avevano accesso; e questo avvenne con la complicità dell’azienda americana che lo consentì tanto che la Davidsen è costretta ad ammettere che “ci fu uno squilibrio di acquisizione informazioni ingiusto”

FACEBOOK CONSENTÌ AD OBAMA DI RUBARE I DATI DEI CITTADINI
Nei giorni scorsi su Twitter, la Davidsen è tornata sulla questione confermando che a Facebook furono sorpresi quando si accorsero che lo staff di Obama aveva “succhiato l’intero social graph” (vale a dire il sistema di connessioni tra gli utenti) “ma non ce lo impedirono una volta capito cosa stavamo facendo”. Continua a leggere

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