Draghi ingigantisce i benefici del green pass: ecco perché i suoi conti non tornano

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di Francesca Totolo

Roma, 26 ott – Il presidente del consiglio Mario Draghi non è nuovo a dichiarazioni dal tenore meramente propagandistico sui vaccini e sulla gestione dell’emergenza coronavirus, non degne certo di chi è stato definito il “migliore”. Il 22 luglio scorso, durante la conferenza stampa sull’introduzione del green pass, rispondendo alla domanda di un giornalista di Repubblica, Draghi affermò: “Non ti vaccini, ti ammali, muori, oppure fai morire. Non ti vaccini, ti ammali, contagi lui/lei muore”.

VIDEO: https://youtu.be/hiLHu0wnpRo

Era già noto all’epoca che il vaccino non comporta un’immunizzazione perfetta e che quindi anche i vaccinati potessero infettarsi e trasmettere il virus alle altre persone. Peraltro, per quanto riguarda i decessi, è documentato dai dati dell’Istituto superiore di sanità che una bassissima percentuale di positivi al Covid-19 muoreIl tasso di mortalità del virus è dello 0,22 per cento. Il tasso di letalità è invece del 2,89%, ma questo dato può risultare falsato a causa dell’elevato numero di positivi asintomatici o paucisintomatici non tracciati. Infatti, nel 2021, come riportato nei bollettini quotidiani del ministero della Salute, solamente lo 0,5 per cento dei positivi al Covid-19 è stato ricoverato in terapia intensiva, mentre il 3,68 per cento è stato ospedalizzato.

Sempre durante la conferenza stampa dello scorso 22 luglio, Draghi ha ribadito che i vaccinati non possono contagiare le altre persone: “Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, ad andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto, al chiuso, con la garanzia però di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”. Appare ancora più singolare questa dichiarazione del premier italiano se consideriamo che, una settimana prima, al festival musicale di Utrecht, in Olanda, era scoppiato un enorme focolaio di Covid-19, nonostante tutti i partecipanti fossero muniti di green pass.

I conti di Draghi alla Camera non tornano

Dalle conferenze stampa alle comunicazioni alla Camera, Draghi colpisce ancora. Il 20 ottobre scorso, durante la replica in Aula pre Consiglio europeo, il presidente del consiglio, per glorificare il decreto che ha sancito l’estensione del green pass a tutti i lavoratori, ha dichiarato: “Dal decreto che prevede l’estensione ai luoghi di lavoro le prime dosi di vaccino sono cresciute del 46 per cento rispetto al trend atteso tra il 16 settembre e il 13 ottobre. Ci sono state 559.954 prime dosi di più rispetto al previsto. Non stiamo a guardare anche il numero dei decessi che è caduto del 94 per cento, del 95 per cento i ricoveri in terapia intensiva, le ospedalizzazioni del 92 per cento. Mi pare che ci siano molti fatti che giustificano l’attuale scelta politica su questo”. Non sappiamo se Draghi sia in possesso di dati provenienti da fonti differenti, ma analizzando i bollettini quotidiani del ministero della Salute la realtà è ben diversa. Dal 16 settembre al 13 ottobre, i decessi registrati sono stati 1.321 mentre, nei 28 giorni precedenti (dal 19 agosto al 15 settembre), sono stati 1.521. Ciò significa che, dalla data del decreto che ha esteso ai luoghi di lavoro l’obbligo di green pass, i decessi non sono diminuiti del 94 per cento, come ha affermato Draghi, ma del 13 per cento.

Dal 16 settembre al 13 ottobre, i ricoveri in terapia intensiva sono stati 704 mentre, nei 28 giorni precedenti (dal 19 agosto al 15 settembre), sono stati 1.080. Quindi, la diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva è stata del 35 per cento e non del 95 per cento come ha dichiarato il presidente del consiglio.

Il bollettino del ministero della Salute non riporta le nuove ospedalizzazioni giornaliere (dal 13 al 26 ottobre). Per questo motivo, non si può verificare la veridicità della percentuale dichiarata da Draghi alla Camera.
Le prime dosi dopo il decreto per l’estensione del green pass

Mario Draghi ha affermato che, dopo il decreto per l’estensione del green pass a tutti i lavoratori, ci sono state 559.954 prime dosi di più rispetto al previsto. Non è noto cosa il presidente intenda con quel “previsto” ma le somministrazioni delle prime dosi hanno avuto un drastico calo. Dal 16 settembre al 13 ottobre, le prime dosi sono state 1.796.997 contro le 2.601.900 somministrate dal 19 agosto al 15 settembre. Quindi, ci sono state 804.903 prime dosi in meno, confrontando i dati dei 28 giorni precedenti al decreto per l’estensione del green pass con i 28 giorni successivi.

Come più volte asserito anche dagli esperti designati dal mainstream media, il green pass non è un provvedimento sanitario ma uno strumento politico per imporre agli italiani la vaccinazione. Dai dati sulle prime dosi somministrate nei 28 giorni precedenti all’entrata in vigore dell’obbligo della certificazione verde per tutti i lavoratori, non sembrerebbe che tale imposizione abbia sortito gli effetti sperati dal presidente del Consiglio.

Francesca Totolo

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/camera-draghi-ingigantisce-benefici-green-pass-212102/

Covid, le cifre che allarmano. Cure, arriva l’Anakinra farmaco riduce mortalità

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Segnalazione di Antonio Amorosi News Fonte:https://www.affaritaliani.it/coronavirus/covid-le-cifre-che-allarmano-ma-in-arrivo-l-anakinra-farmaco-riduce-mortalita-759712.html?refresh_ce

Pregliasco, Broccolo, Tarro: perché l’anno scorso ci contagiavamo meno, i pareri diversi sui numeri

di Antonio Amorosi

Il confronto tra i numeri delle terapie intensive, ricoverati, ospedalizzati e casi attivi di Covid di un anno fa, 13 settembre 2020, e quelli di quest’anno, sempre riferiti al 13 settembre ma del 2021, ha preso forma in una foto che gira ossessivamente sui social, utilizzando i report della fondazione Gimbe. Guarda l’immagine.

13 settembre 2020: Terapie intensive 187 persone; Ricoverati con sintomi: 2042; Isolamento domiciliare: 36.280; Totale ospedalizzati: 2229; Totale casi attivi: 38.509; Deceduti nelle ultime 24 ore (dato aggiuntivo non contenuto nella foto): 7

13 settembre 2021: Terapie intensive 563 persone; Ricoverati con sintomi: 4200; Isolamento domiciliare: 121.141; Totale ospedalizzati: 4763; Totale casi attivi: 125.904; Deceduti nelle ultime 24 ore (dato aggiuntivo non contenuto nella foto): 36

I numeri sono corretti, li abbiamo verificati. Tutti i trend sembrano in crescita esponenziale. Ma su questi numeri ci sono interpretazioni differenti. 

Abbiamo contattato la fondazione Gimbe che ci ha confermato che i dati sono corretti, anche se la slide non è una loro produzione. Per la fondazione non si possono confrontare i dati del settembre 2020 con quelli del settembre 2021 perché i due periodi sono sottoposti a ondate pandemiche diverse, fasi diverse della malattia, varianti diverse e a numeri differenti di persone testate e di tamponi fatti.

Di parere diverso altri esperti come il professor Francesco Broccolo, docente di Microbiologia clinica presso l’Università Milano-Bicocca ma anche di altri esperti.

Perché il dubbio sorge spontaneo, al di là della narrazione governativo-televisiva dell’Italia Paese più protetto, tanto più perché siamo a settembre, le temperature continuano ad essere alte, non sono arrivate le stagioni più fredde che facilitano la circolazione del virus. Leggendoli sorge un dilemma sia sull’efficacia dei vaccini vista la diffusione delle varianti sia sul senso del Green Pass imposto dal governo Draghi agli italiani, unico caso al mondo di limitazione della libertà individuali di lavorare.

Il professor Fabrizio Pregliasco: “L’anno scorso ci sono stati dei lockdown importanti che limitavano i rapporti, ma non potevamo andare avanti così. Ogni contatto interumano ha una probabilità di rischio. Oggi abbiamo un virus più contagioso e che coinvolge di più i giovani. Il rischio è più basso perché abbiamo il vaccino che riduce gli effetti pesanti anche se la variante delta buca un po’ il vaccino”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Pregliasco: “Dobbiamo immaginare dei possibili colpi di coda. La pandemia va visualizzata come delle onde di sassi nello stagno. Le prime onde le abbiamo viste, ora dobbiamo vedere l’andamento e le onde che si sovrappongono nel mondo. Quest’inverno avremo un possibile colpo di coda perché gli sbalzi termici, stare al chiuso come ogni anno, lavorare di più che nell’ultimo anno e mezzo, le scuole che tornano alla didattica in presenza, massimizzano la concentrazione dei rischi. E’ probabile che ci sia solo un colpettino di coda ma dobbiamo comunque prepararci a uno scenario che potrebbe non essere piacevole, questo per riuscire a governare un processo meno pesante possibile”.

Il professor Francesco Broccolo: “Ho visto la slide, non ho controllato se i dati sono veri ma se fossero veri, cioè che gli ospedalizzati sono di più dell’anno scorso, lo commento in questo modo: l’effetto positivo dei vaccini viene modulato dalla presenza della variante delta. Io ad agosto avevo già fatto questo raffronto che lei mi sta sottoponendo ma mi veniva fatta la critica che non tenevo conto dell’effetto lockdown del maggio 2020. Ma erano già passati tre mesi. Ora siamo a fine settembre. E passato ancora più tempo. Non ci possiamo più aggrappare a questa scusa che l’anno scorso c’era il lockdown e quest’anno non ce l’abbiamo. Non possiamo puntare sull’immunità di gregge che non  otterremo più ormai con queste varianti”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Broccolo: “Un autunno di terapie. Dobbiamo mettere in campo le nuove terapie, come l’ anakinra, il farmaco è stato appena approvato dall’Aifa. L’anakinra si è rivelato un farmaco molto efficace. Il farmaco deve essere utilizzato in una fase moderata della malattia, nei primi tre giorni. Quando il marcatore suPar (un marcatore prognostico precoce di evoluzione dell’infiammazione, ndr) è particolarmente alto si inizia il trattamento. Si possono salvare tra il 55 e l’80% dei pazienti”.

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha reso disponibili in queste ore i medicinali anakinra, baricitinib e sarilumab per il trattamento del COVID-19. La copertura sarà a carico del Servizio Sanitario Nazionale dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Il farmaco più interessante del gruppo è proprio l’anakinra che cita il professor Broccolo, per efficacia e sicurezza (è un farmaco utilizzato per trattare l’artrite reumatoide e altri gravi patologie infiammatorie): spegne l’eccessiva risposta immunitaria, causa di degenerazione della malattia, e contribuisce in questo modo alla ripresa funzionale dei polmoni. I nuovi casi studiati sembrano dimostrare che l’anakinra, somministrato in dosi di 100 mg una volta al giorno per 10 giorni in aggiunta alla terapia standard, fa fare grandi progressi terapeutici ai pazienti in una fase della malattia per cui non esisteva ancora un’indicazione medica supportata da dati significativi in letteratura.

“Anakinra, baricitinib e sarilumab si aggiungono al tocilizumab nel trattamento di soggetti ospedalizzati con COVID-19 con polmonite ingravescente sottoposti a vari livelli di supporto con ossigenoterapia”, spiega in un comunicato Aifa, “tale decisione, basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, allarga il numero di opzioni terapeutiche e nello stesso tempo consente di evitare che l’eventuale carenza di tocilizumab o di uno di questi tre farmaci possa avere un impatto negativo sulle possibilità di cura”.

Il professor Giulio Tarro: “Nel marzo 2020 avevo spiegato che la Sars-Cov-2 aveva già infettato decine di milioni di italiani, nessuno ci credeva, anche perché le cifre ufficiali, pur di giustificare il lockdown, lo davano presente solo nei pochi malati Covid sottoposti a tampone. Il virus è già endemico ed è come se si ‘risvegliasse’ dentro di noi, permettendo così ad eventuali test di intercettarlo. Questo ‘ridestarsi’ quasi mai produce sintomi. È diventato endemico e non si debella col vaccino che qualche, temporanea, protezione dovrebbero garantirla. Anzi. Veda il caso di Fasano. Vengono vaccinati 33 ospiti e 10 componenti dello staff sanitario, nella residenza socio sanitaria il 3 febbraio, ricevendo la seconda dose di vaccino Pfizer. Ma poco dopo risultano tutti positivi. Non è la variante. Potrebbe dipendere dal fatto che l’RNA messaggero, introdotto con il vaccino per il Covid-19, abbia ‘attivato’ il virus latente già presente nell’organismo, oppure quello arrivato in seguito ad una nuova infezione prima della risposta anticorpale. E’ la stessa proteina spike che attiva il virus, almeno per quanto riguarda i vaccini a RNA messaggero”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Tarro: “Penso che saremo come gli inglesi, loro senza lockdown noi con mascherina e altri limiti ma se investissimo di più sulle cure…”.

La sentenza “bomba” sui Dpcm di Conte: “Sono illegittimi e incostituzionali”

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Secondo il Tribunale di Roma i decreti che limitano le nostre libertà sono “viziati da molteplici profili di illegittimità”: per questo sono “caducabili”, cioè da annullare

di Luca Sablone

Il governo sta agendo fuori dalle norme dello Stato democratico e sta dunque limitando le nostre libertà violando le leggi? Nel mirino delle polemiche sono finiti nuovamente i Dpcm partoriti dal premier Giuseppe Conte, che da marzo sta modificando le abitudini di vita degli italiani per tentare di limitare la diffusione del Coronavirus.

Restrizioni, lockdown e coprifuoco. Eppure, stando allo studio del 18 dicembre della Johns Hopkins University, dai dati emerge che l’Italia è il Paese al mondo con la più alta mortalità da Coronavirus ogni 100mila abitanti: 111,23 decessi ogni 100mila abitanti; seguono la Spagna (104,39), il Regno Unito (99,49) e gli Stati Uniti (94,97). Evidentemente i decreti del presidente del Consiglio sono serviti pure a poco.

Comunque c’è una sentenza “bomba” del Tribunale di Roma, chiamato a esprimersi su un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità a causa del mancato pagamento canoni per la chiusura imposta dai divieti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Il giudice è arrivato alla conclusione che i Dpcm “siano viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità“. Pertanto, in quanto tali, risultano essere “caducabili“. Ovvero non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, sono da annullare. I decreti con cui è intervenuto il governo non sono “di natura normativa” ma hanno “natura amministrativa“. Quindi dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente. Continua a leggere