L’assimilazione? Una storia di fallimenti

Condividi su:

di Michel Geoffrey

Fonte: Barbadillo

L’assimilazione è tornata di moda. Eppure non ha mai funzionato così male. Assimilare chi e a cosa? In un momento in cui le vite che contano di meno sono quelle dei popoli indigeni, l’assimilazionismo, giacobino nella sua essenza, si scontra con qualcosa di più forte di sé stesso: i popoli che sono decisamente stranieri. Michel Geoffroy, enarca e collaboratore di Polémia, traccia la storia di questo fallimento programmato in “Immigration de masse, l’assimilation impossible” (“Immigrazione di massa: l’assimilazione impossibile”), un opuscolo corroborante che è stato appena pubblicato dalle edizioni di Nouvelle Librairie.

ÉLÉMENTS: Cos’è l’assimilazione? È il problema o sono cambiati gli ordini di grandezza?

MICHEL GEOFFROY. Assimilare è diventare come qualcosa di diverso da sé stessi. Per un immigrato, l’assimilazione significa diventare simile alla gente, alle tradizioni e alla cultura a cui si unisce. Quando si parla della naturalizzazione di uno straniero, che di conseguenza è chiamato a cambiare la sua natura per diventare francese, si parla della stessa ambizione. L’assimilazione è quindi concepita come un processo proattivo e individuale: la persona che si unisce al gruppo deve fare lo sforzo di assimilarsi, di cambiare la sua natura, per diventare compatibile con esso. L’assimilazione non può quindi ridursi allo sforzo che solo la società ospitante dovrebbe fare per integrare gli immigrati.

L’assimilazione si riferisce anche al concetto francese di nazione unica e indivisibile, stabilito dopo la rivoluzione francese, anche se Tocqueville ha dimostrato che la monarchia aveva lavorato costantemente per unificare il regno. Ma la Repubblica non riconosce la legittimità, a differenza dell’Ancien Régime, né dei corpi intermedi né delle nazioni particolari all’interno della Nazione. Vuole saperne soltanto dei cittadini, individui uguali per diritto, secondo la famosa obiezione del deputato Stanislas de Clermont Tonnerre nel dicembre 1789: “È ripugnante che ci sia nello Stato una società di non-cittadini ed una nazione nella nazione.

Ma non dobbiamo dimenticare che, contrariamente a ciò che viene ampiamente fantasticato, l’assimilazione non è mai auto-evidente. È sempre difficile assimilare una cultura diversa dalla propria perché l’identità – un fatto di natura – ha la precedenza sulla nazionalità – che rimane un costrutto politico. Questo non è compreso da coloro che fabbricano francesi di carta alla catena di montaggio.

Il giornale La Savoia ha riferito recentemente che un prigioniero, colpevole di violenza contro una guardia carceraria, aveva detto alla corte che lo aveva fatto “per essere rimandato nel suo paese, l’Algeria“: il giudice ha dovuto fargli notare che era di nazionalità francese, nato a Sallanches! Che simbolo… Continua a leggere

Svezia: vietato insegnare all’Università che uomini e donne sono biologicamente diversi

Condividi su:

Segnalazione Redazione BastaBugie

Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): in India l’omosessualità non è più reato, bandiera arcobaleno all’ambasciata italiana in Spagna, la Massoneria apre ai trans
di Caterina Giojelli

(LETTURA AUTOMATICA)

Germund Hesslow è professore di neurofisiologia a Lund, in Svezia, ed è anche sotto inchiesta per avere affermato che esistono differenze biologiche tra maschi e femmine. Non solo: quando è stato invitato a ritirare subito queste affermazioni «transfobiche» e «antifemministe» si è rifiutato di fare marcia indietro. Il fattaccio si è consumato durante una lezione del suo corso “Heritage and Environment”, nel corso della quale Hesslow ha citato uno studio secondo il quale le differenze tra uomini e donne sono «biologicamente fondate», quindi entrambi i generi non possono essere considerati come «soli costrutti sociali».

L’IRA DEGLI STUDENTI
Accusato dagli studenti di aver pronunciato affermazioni incompatibili con la “value base” svedese (che richiede a tutte le scuole del paese di aderire a una politica etica comune, che include valori come egualitarismo, libertà individuale e uguaglianza dei sessi), al professore è stato chiesto dai vertici dell’Università di scusarsi pubblicamente. A quel punto Hesslow si è rivolto alla Academic Rights Watch (fondata per monitorare i tentativi di limitare i diritti fondamentali di insegnanti e ricercatori) col dubbio che qualcuno volesse rimuoverlo dal suo corso.
Secondo l’Arw i problemi del professore sono iniziati quando una studentessa ha inviato una mail a un altro docente dell’università lamentandosi: «Perché non possiamo avere un docente con le competenze giuste sull’argomento?». La ragazza ritiene che le differenze biologiche e la teoria genetica non rientrino nelle aree di insegnamento del professore e che sarebbe piuttosto opportuno per gli studenti assistere a lezioni su quanto hanno subito le donne per centinaia di anni in nome della scienza medica, dalle mutilazioni genitali alle lobotomie forzate. Ritiene inoltre che Hesslow si sia espresso in modo «transfobico» quando ha detto «cambiare sesso è una moda». Un’affermazione scandalosa, che oltre a offendere studenti magari già soggetti a transfobia potrebbe influenzare il comportamento nei confronti dei transgender che già rimpolpano le statistiche sui suicidi e via discorrendo. Continua a leggere