Mercati, le 10 previsioni per il 2023 di Lombard Odier

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Segnalazione Wall Street Italia

di Luca Losito

Un inizio del nuovo anno in salita per i mercati, l’aumento della disoccupazione e poi una ripresa con alcune indicazioni importanti per impostare l’asset allocation nel 2023.

Sono queste le indicazioni emerse dal webinar di Lombard Odier di ieri, in cui sono state esposte in particolar modo le 10 previsioni del primo semestre 2023 su Europa, Usa e Cina.

Le 10 previsioni sui mercati

In particolare secondo gli esperti di Lombard Odier,  il 2023 sarà un anno caratterizzato da due fasi distinte: una recessione nelle principali economie sviluppate, seguita da una svolta nel ciclo che dovrebbe preludere a una ripresa.

Di seguito l’elenco completo delle previsioni sui mercati elaborate dalla società di gestione:

  1. Prima metà del 2023 difficile, con episodi di recessione nelle principali economie, tra cui Stati Uniti ed Europa;
  2. Aumento della disoccupazione, prima dell’inizio del processo di ripresa;
  3. Rispetto agli Stati Uniti, ora siamo più fiduciosi che si possa evitare un errore di politica monetaria, avendo la prospettiva che il 5% rappresenterà un tetto massimo per i tassi di interesse all’inizio del 2023, piuttosto che una soglia minima;
  4. Per ora, il clima mite in Europa continua a sostenere le speranze che il continente possa resistere al prossimo inverno senza blackout e razionamenti energetici, in un contesto di sani livelli di stoccaggio del gas;
  5. L’economia della zona euro si espanderà ben al di sotto dell’1% nel 2023;
  6. Le previsioni sulla Cina per il 2023 dipendono fortemente dalle sue prospettive di riapertura. Nel secondo semestre saranno probabilmente previste riduzioni permanenti delle restrizioni legate al Covid-19. In questo scenario il gestore prevede una crescita annuale del 4%;
  7. Quanto all’asset allocation, il 2023 si dividerà in due fasi distinte: la prima caratterizzata da una politica monetaria più restrittiva e da un rallentamento della crescita e la seconda da un picco dei tassi reali, che crea migliori opportunità per gli asset di rischio;
  8. Una pausa imminente nella stretta monetaria dovrebbe vedere presto il picco dei rendimenti dei titoli di Stato, offrendo un migliore profilo di rendimento del rischio per il reddito fisso di alta qualità. Intravediamo un miglioramento delle opportunità per il credito più a rischio una volta scontati i rischi di recessione;
  9. Le valutazioni azionarie non sono ancora convenienti in senso lato, a causa dei declassamenti degli utili, ma Lombard Odier intravede prospettive migliori per il futuro;
  10. Per quanto riguarda le valute, potremmo essere prossimi alla conclusione della fase di rafforzamento del dollaro, sebbene il robusto trend di deprezzamento sia ben lungi dall’essere finito: con l’aumento dei timori di recessione, le valute sensibili agli scambi commerciali, come lo yuan cinese e la sterlina, potrebbero risentirne negativamente.

Insomma, gli spunti sono tanti e tutti da valutare con la massima attenzione, perché a maggior ragione nel 2023 sarà importante approcciare con la giusta selettività ai mercati finanziari, per riuscire a cogliere le migliori opportunità di investimento che inevitabilmente si presenteranno.

Spionaggio e denunce dietro il crash di FB, Instagram e WhatsApp

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Ma chi avrebbe lanciato l’attacco informatico?

di Leopoldo Gasbarro

Ecco cosa è successo: Un tecnico interno ha accusato il gigante dei social media di dare priorità al profitto. Quelli di FB, secondo le memorie, non si occuperebbero di reprimere l’incitamento all’odio e la disinformazione. I suoi avvocati hanno presentato almeno otto denunce alla US Securities e Commissione di cambio contro Zukeberg e soci.

Frances Haugen, così si chiama la talpa che ha lavorato come product manager nel team di Facebook, è apparsa domenica nel programma televisivo della CBS “60 Minutes”, rivelando la sua identità di informatore che ha fornito i documenti che hanno sostenuto un’indagine del Wall Street Journal. Haugen testimonierà davanti a una sottocommissione del Senato proprio oggi, in un’audizione intitolata “Proteggere i bambini online”, sulla ricerca  sull’effetto di Instagram sui giovani utenti.

“C’erano conflitti di interesse tra ciò che era buono per il pubblico e ciò che era buono per Facebook”, ha detto durante l’intervista. “E Facebook più e più volte ha scelto di ottimizzare per i propri interessi come fare più soldi”.

Haugen, che in precedenza ha lavorato presso Google e Pinterest, ha affermato che Facebook ha mentito al pubblico sui progressi compiuti per reprimere l’incitamento all’odio e la disinformazione sulla sua piattaforma.

Ha aggiunto che Facebook è stato utilizzato per aiutare a organizzare la rivolta al Campidoglio il 6 gennaio, dopo che la società ha disattivato i sistemi di sicurezza in seguito alle elezioni presidenziali statunitensi.

Insomma davvero una vicenda tutta da spiegare e riportata da un’agenzia di stampa prestigiosa come Reuters. Il giorno dopo la trasmissione è arrivato il Blocco…una coincidenza?

La versione di Facebook sui blocchi di ieri

Facebook non ha fornito alcuna informazione specifica sulla natura del problema né ha detto quanti utenti erano stati interessati dall’interruzione.

Diversi dipendenti di Facebook che hanno rifiutato di essere nominati, hanno, invece affermato di ritenere che l’interruzione sia stata causata da un errore interno ad un dominio Internet. L’errore sarebbe stato aggravato dai guasti degli strumenti di comunicazione interna e di altre risorse che dipendono dallo stesso dominio per funzionare.

Gli esperti di sicurezza, invece, hanno dichiarato che l’interruzione potrebbe essere il risultato di un errore interno, anche se il sabotaggio da parte di un insider sarebbe teoricamente possibile Insomma si rimanda tutto al mittente. Così, nell’ attesa che qualcuno ci capisca qualcosa veramente. Troppe le contraddizioni, troppe le incertezze di comunicazione. Se davvero si fosse trattato di un processo di routine andato in tilt, proprio l’esistenza di una routine avrebbe previsto anche la soluzione.

La reazione dei mercati. Facebook, che è la seconda piattaforma pubblicitaria digitale più grande al mondo, ha perso circa 545.000 dollari di entrate pubblicitarie. Le azioni di Facebook, che ha quasi 2 miliardi di utenti attivi ogni giorno, sono scese del 4,9%,  il loro più grande calo giornaliero dallo scorso novembre.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/articoli/spionaggio-e-denunce-dietro-il-crash-di-fb-instagram-e-whatsapp/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

SONO LE BANCHE CENTRALI A DETERMINARE IL COSTO DEL DEBITO E NON I MERCATI

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Segnalazione di Pietro Ferrari

ECCO LA DIMOSTRAZIONE

di Primo Gonzaga

( Savona ha ragione. Senza riforma della BCE qualsiasi sforzo è vano)

Due considerazioni semplicissime le cui conseguenze hanno una importanza fondamentale nell’Economia degli stati UE e in questo caso, dell’Italia e della Germania .

Livello microeconomico: un investitore che compra Bund decennali tedeschi (sono l’equivalente del BTP) ogni hanno perde circa 1,5 % del suo capitale. Infatti ha un rendimento dello 0,5% ma l’inflazione in Germania è al 2% e quindi ha un rendimento reale negativo. Al contrario un investitore che compra oggi un BTP a dieci anni guadagna circa 1,4% annuo. Infatti il BTP paga il 2,972% di interesse ma l’inflazione in Italia e del 1.6% . In questo caso il rendimento reale è positivo.

Livello macroeconomico: A livello di stati, ovviamente il ragionamento si inverte, lo Stato Tedesco vede il suo debito ridursi ogni anno per effetto del differenziale negativo tra tassi di interesse e inflazione. Lo Stato Italiano al contrario dovendo pagare un interesse reale positivo vede il suo debito crescere inesorabilmente. Continua a leggere

Scatta a settembre il complottazzo del Nazzareno

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Risultati immagini per patto del Nazarenodi Maurizio Blondet

“Nel giro di pochi mesi questo governo finirà”, ha  profetizzato Silvio ai suoi residui parlamentari radunati a Montecitorio.  Cambia  nome al partito, ora si chiamerà “Altra Italia”.  “Ci  aspetta un nuovo inizio!”, li ha rassicurati. Da dove ricava tanto ottimismo, col suo 8 per cento scarso rimasto? Il punto che Matteo Renzi ha detto la stessa cosa: “Salvini? Non reggerà alle pressioni politiche e giudiziarie”, ai suoi, in una circostanza paurosamente simili a quella di Berlusconi:  ha radunato i suoi in un ristorante romano per rianimarli. «Basta piagnistei. Non abbiamo nessun motivo per essere sconfortati. Il governo cadrà presto.  Dobbiamo farci trovare pronti”.

http://tg.la7.it/politica/berlusconi-profetizza-questo-governo-dura-poco-conte-mediocre-26-07-2018-129888

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ldquo-teniamoci-pronti-caso-soldi-lega-esplodera-rdquo-179762.htm

Pronti a che?  A  Roma, città che “tutto sa e nulla tace” (diceva Tacito),   del complotto sembrano al corrente in tanti, che le vociferazioni sono fedelmente riprese da  Dagospia.  La quale   ha definito “un pizzino” di Renzi quello che   il fiorentino piddino ha twittato:  «Una sentenza – ha scritto – dice che la Lega deve restituire 49 milioni agli italiani. Salvini ha detto che lui, ministro e leader della Lega, Non intende farlo. Lui, ministro della Legalità, annuncia che non seguirà la sentenza che gli impone di restituire i soldi. Siamo all’ illegalità più sfacciata. E non risponde. Salvini annuncia, ma non risponde». Continua a leggere

Messaggio del Ministro Paolo Savona a Confindustria

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Risultati immagini per Ministro Paolo Savonadel Ministro per gli Affari Europei Paolo Savona

Signor Presidente della ConfindustriaSignore e Signori,

la data del 27 giugno, giorno antecedente al Consiglio d’Europa, si è mostrata un ostacolo all’adempimento del mio impegno di partecipare a questo incontro. In questo stesso momento mi trovo alla Camera per raccogliere la volontà dei Deputati sulla posizione che il Governo, tramite il suo Presidente, assumerà nel prossimo vertice del 28-29.

Nondimeno desidero che giunga a questo consesso, insieme alle mie scuse per l’involontaria assenza, un mio breve messaggio.

1° Il Capitolo 2 del Rapporto sul “Come e perché rafforzare l’Europa” è la migliore più recente analisi che ho letto in argomento. Ho temuto che in Italia non si potesse neanche discutere di questo argomento e la lettura del documento mi ha rasserenato e incoraggiato ad affrontare i problemi in discussione a Bruxelles uscendo dal contingente e inquadrandoli nella necessità e urgenza di mutamenti dell’architettura istituzionale dellUE. Congratulazioni quindi agli autori del Capitolo e alla Presidenza che ha voluto questo incontro-dibattito.

2° Il primo, il terzo e il quarto blocco dell’Introduzione contengono una sintesi dei contenuti delle materie europee che attendono d’essere regolate. Sono perciò un’ottima agenda delle scelte che devono essere fatte. Ovviamente non significa che concordo con tutte le iniziative proposte come soluzione, ma se siamo d’accordo sugli obiettivi, sugli strumenti tecnici si può trovare un accordo. Continua a leggere

Fermate l’Italia, voglio scendere

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di Roberto Pecchioli

Fermate l’Italia, voglio scendere

Fonte: Ereticamente

Fermate l’Italia, voglio scendere. Uno dei problemi, invecchiando, è non riuscire più a comprendere ciò che vediamo. Sfuggono dalle mani i codici per decifrare la realtà nuova, ci si sente estranei, inadeguati e si finisce per rinchiudersi in se stessi. Se la vedano “loro”, noi rimaniamo spettatori di fatti che accadono nostro malgrado e di cui non sappiamo individuare senso o direzione. Come assistere a un film bengalese in lingua originale. Per questo siamo in tanti a voler scendere.

L’Italietta è diventata Italiaccia. Per un paio di giorni abbiamo avuto tre governi. Quello in carica “per il disbrigo degli affari correnti”, come recita la formula ampollosa e sottilmente umoristica del protocollo ufficiale, quello “del presidente” di Carlo Cottarelli, funzionario del Fondo Monetario Internazionale, nonché quello sgradito a tutte le oligarchie, capitanato dal professor Conte con la partecipazione del bieco bolscevico, fascista e anti europeo Paolo Savona. La formazione gesuitica del capo dello Stato ha permesso di riesumare una categoria teologica caduta nell’oblio, quella dei peccati commessi con pensieri, parole, opere e omissioni. Il processo alle intenzioni del diabolico ottuagenario Savona, pronto ad uscire dall’euro in 48 ore nette (?!) ha tuttavia consentito agli italiani di vederci più chiaro.

Il buon Mattarella si è presentato al popolo per rivendicare lo stop a Savona nel nomedei Mercati, rivelando – santa ingenuità – di chi è garante e presidente. Il commissario europeo con passaporto tedesco, HerrOettinger, colto anch’egli da un attacco di sincerità, ha ringhiato che ci penseranno i Mercati (sempre con la maiuscola!) a insegnare agli italianuzzi, piccoli, neri, sporchi e fetenti a votare come si deve. Persino Juncker, forse tradito dalla birra belga, ha rivelato apertisverbis quanto gli stiano sulle scatole gli abitatori dello Stivale, fannulloni, mantenuti, corrotti (verissimo, ma in affollata compagnia) e tante altre cose. Continua a leggere

L’aiutino americano al governo populista

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Risultati immagini per Steve Bannon e SalviniI famosi “mercati” hanno votato pro

Martedì sera, mercoledì e pure ieri. I grandi fondi americani hanno dato il via ad acquisti massicci di titoli di Stato italiani. A far scattare il «buy» sono stati inizialmente gli algoritmi che hanno letto lo sfondamento della soglia al ribasso e hanno azionato le operazioni automatiche.
Bridgewater, Aqr, Glg e Ahl sono in prima fila, ma a ingrossare il gruppo, dopo gli avanposti, di Citi Jp Morgan, si sono messi nella giornata di ieri Blackrock, Pimco, Prudential e Dodge & Cox.
Tutti fondi pronti a entrare nella fase due degli acquisti: attendere che la volatilità si stabilizzi al ribasso per fare man bassa di titoli a prezzi scontati
Per chi operino, soprattutto le banche d’ affari come Citi e Jp Morgan, non è dato sapere.
Sono infatti dealer primari che si muovono per conto di terzi. 
Certamente interessati al nostro debito deprezzato ci sono i fondi pensione americani, ma anche quelli inglesi. Il primo effetto dell’ ingresso massiccio americano è stato quello di bilanciare i rendimenti e di mitigare al ribasso l’ andamento dello spread sul bund tedesco.

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