Sondaggi, il centrodestra vola: è a un passo dal 50%

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…e la Lega diventa ufficialmente il partito sovranista italiano, fondato sulle radici cristiane. Come pochi auspicavano già negli anni Novanta.

Continua la crescita di Forza Italia di Silvio Berlusconi; il Movimento 5 Stelle si avvicina progressivamente al Partito democratico

La manovra 2020 ha influenzato e non poco le intenzioni di voto degli italiani. L’iter parlamentare e l’attenuarsi dei toni politici hanno determinato una ripresa di consenso per il governo, precedentemente penalizzato invece dai provvedimenti nel loro complesso.

Stando al sondaggio fornito da Ipsos per il Corriere della Sera, le valutazioni positive nei confronti dei giallorossi si attestano al 38%, praticamente in linea con i giudizi di fine settembre; una considerazione negativa viene attribuita dal 48% (in calo di 4 punti); nel complesso l’indice di gradimento passa dal 42 al 44. La figura di riferimento più apprezzata all’interno dell’esecutivo è rappresentata da Giuseppe Conte: è stimato dal 41%; disprezzato invece dal 46%. L’indice (47) è il medesimo dello scorso mese.

I numeri

Per quanto riguarda le fazioni politiche, la Lega continua a occupare il primo posto al 31,5%, in calo dello 0,4%. Seguono Partito democratico (18,2%, +0,1) e Movimento 5 Stelle (17,7%, +1,1) che riduce il gap con i dem. Al quarto posto Fratelli d’Italia, che perde lo 0,3 e va al 10,3%. In crescita Forza Italia (7,4%, +1,2). Chiudono Italia Viva (stabile al 5,3%), Europa Verde (1,8%, -0,5), Azione (1,5%, -0,8) e +Europa (stabile all’1,2%). A dominare è ancora la percentuale di astenuti/indecisi, che raggiunge quota 42,3.

Bisogna porre una particolare attenzione verso i flussi di voto tra i vari partiti a distanza di oltre 6 mesi dalle elezioni Europee e dopo 4 mesi dalla nascita del governo targato M5S-Pd: risulta evidente la capacità di mantenere fedele il proprio elettorato e di attrarne nuovi. Il livello di fedeltà più elevato appartiene al Carroccio di Matteo Salvini (82,7%), che cede il 6,5% a Fd’I ma riduce la capacità di attrarre nuovi votanti, come testimonia il fatto che l’84,5% degli elettori attuali è lo stesso dello scorso 26 maggio. Nonostante un elevato calo in seguito all’esito delle elezioni Europee, il Movimento 5 Stelle può godere di un alto livello di fiducia (73,9%) ma perde una grande quantità di elettori: circa il 10% va verso il centrodestra, 5,5% a favore della Lega e il 2,5% indirizzato a Fratelli d’Italia. Ha attratto invece il 29% dell’elettorato attuale dall’astensione: probabilmente si tratta di votanti precedentemente delusi dall’esperienza governativa con la Lega e che ora sono tornati.

Il partito di Giorgia Meloni continua a crescere grazie anche alla capacità di attrarre un nuovo elettorato: il 20,4% dei votanti proviene dalla Lega, il 6,2% da Forza Italia, il 2,5% dal M5S e il 24% dall’astensione. La fiducia si attesta al al 70,7%.

L’elettorato di Silvio Berlusconi è fedele per il 70,6%; si registrano flussi in uscita verso Fratelli d’Italia (7,8%), Lega (5,8%) e Italia Viva (4,2%). Forza Italia fatica ad attrarre nuovi, eccezion fatta per il ritorno di una parte di leghisti (6,2%).

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggi-centrodestra-vola-passo-50-1802350.html

Vauro manda Gesù a Bibbiano: l’ignobile vignetta sul presepe

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Forti polemiche dopo l’ultima fatica del vignettista toscano. La Meloni attacca: “La satira è sempre legittima. Ma ridicolizzare uno scandalo che ha rovinato la vita di tanti genitori e bambini per il semplice gusto di attaccarmi è ripugnante”

Vauro Senesi torna a scatenare una mare di polemiche con la sua ultima fatica, l’ennesima vignetta dissacrante con la quale riesce ad ironizzare anche sulla vicenda di Bibbiano, in un connubio con le celebrazioni per il Natale che lascia un retrogusto decisamente amaro.

Il nuovo lavoro del vignettista toscano compare su “Left”, e prende spunto dal Presepe, altro tema caldo del periodo natalizio, viste tutte le battaglie tra i sostenitori del tradizionale simbolo di matrice cristiana e chi invece si oppone ad esso, in nome di una troppo decantata plurità culturale.

Polemica ripresa, tra l’altro, proprio a partire dal titolo della stessa raffigurazione (“In difesa del #presepe”), come a voler ulteriormente alimentare la diatriba in corso sminuendo allo stesso tempo l’importanza del valore che in tanti attribuiscono alla rappresentazione della Natività.

Nell’immagine diffusa da Vauro sul suo profilo Twitter sono raffigurati un San Giuseppe con le fattezze del leader della Lega Matteo Salvini, come sempre uno dei principali obiettivi della sua matita, ed una Madonna coi tratti somatici del presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

In mezzo ai due quello che dovrebbe essere il bambin Gesù il quale, terrorizzato dopo essersi reso conto dell’identità dei genitori, si lascia andare ad una esternazione decisamente infelice e poco delicata: “Mi sa che quest’anno chiedo asilo politico a Bibbiano. Il riferimento è abbastanza esplicito e non lascia spazio ad interpretazioni di alcun tipo.

Il fatto di aver calpestato con tanta leggerezza la tragedia vissuta da numerose famiglie vittime del sistema Bibbiano non ha lasciato insensibili gli utenti del social network.

Una delle prime a sfogarsi è proprio Giorgia Meloni, che commenta con grande amarezza: “La satira è sempre legittima e sacrosanta. Ma tentare di ridicolizzare uno scandalo che ha rovinato la vita di tanti genitori e bambini, per il semplice gusto di attaccarmi, è veramente qualcosa di ripugnante. Che pena”.

Non si è fatta attendere neppure la replica del popolo di Twitter, fortemente indignato per la mancanza di sensibilità mostrata da Vauro. “Aspettiamo (come sempre) che il suo cuore pieno di eroico coraggio si lanci anche in una vignetta contro Maometto…ma credo che resteremo delusi, visto che tutti quanti conosciamo fin troppo bene la sua cara e vecchia codardia, tipica dei vecchi comunisti falliti”, attacca un utente.

“Sei un poveretto. Primo perché se non credi non devi nemmeno nominarlo il Presepe e secondo perché su una storia come quella di Bibbiano starei molto attento a fare
dell’ironia. La satira è altro, un dono che tu hai perso da tempo”
, replica un altro.

“In un colpo solo hai denigrato i cristiani, Gesù, la famiglia, i bambini e genitori vittime del sistema affidi illeciti di Bibbiano. Sei l’esempio perfetto della sinistra, prima fai la morale per i ladri uccisi durante una rapina, poi ti fai beffe dei bambini. Orrore vomitevole”, si legge in un altro commento.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vauro-e-sua-vignetta-natalizia-ges-preferisce-bibbiano-1800873.html

Sardine, vergogna a Pescara: cartello di Salvini impiccato

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Altro che buonisti, la principale molla delle sardine è l’odio. Ieri sera a Pescara, hanno dato il peggio di sé e si sono rivelate per quello che sono. Vale a dire l’edizione aggiornata del vecchio estremismo di sinistra. Nella città abruzzese hanno tenuto una manifestazione. Tra la folla, come documentato da il Giornale, è apparso un orribile striscione. Quello di un uomo impiccato con riferimento a Salvini. “Lega Salvini e lascialo legato”. Questa l’orrenda scritta.  E meno male che le sardine si propongo come portatrici di pace.

Spinti dalla mobilitazione di Bologna, anche nella città abruzzese sono comparse le sardine. “La gente ha voglia di combattere Salvini. E i suoi discorsi pieni di odio. Prima si rispondeva sui social, ora si scende in piazza. Questo è un ottimo segnale”. Così il proclama. “Sentiamo fortemente la voglia di urlare a Salvini che non ci rappresenta”. Ma a loro giudizio questa non è solo un’occasione per andare contro il leader della Lega: “Qui siamo tutti pro Italia. Abbiamo cercato di portare più persone possibili. Per dire che il nostro Paese può avere meglio di Salvini. Partendo da un sentimento di umanità. Che viene chiamato buonismo. Ma che in realtà rappresenta un atto di generosità e dovrebbe legare tutti”.  Una sardina ha ribadito come al momento non vi sarebbe alcuna intenzione di schierasi : “Siamo semplicemente antifascisti. Ovviamente non andiamo con l’estrema destra che vuole dividere invece che unire”. La politica non è da considerarsi solo come destra e sinistra: “È anche questo. Alzarsi la mattina e organizzare una manifestazione. Siamo dalla parte delle persone che non ne possono più di questo clima di odio. Noi vogliamo la pace per tutti”.

Bel modo di combattere il “clima di odio”. Del resto, le sardine scendono in piazza contro qualcuno. Non per qualcosa…

 

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/sardine-vergogna-a-pescara-in-piazza-compare-uno-striscione-con-salvini-impiccato/

L’ultima follia del Pd: “Cancellare la parola famiglia”

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Vorrebbero sostituire la parola “famiglia” con “rete formale e informale della persona”. Ira di Salvini: “Vergogna, volete svendere i valori fondanti della nostra civiltà”

Non bastavano genitore 1 e genitore 2. Pur di cancellare la parola “famiglia“, il Partito democratico si è inventato l’ultima genialata per l’inclusione delle coppie omosessuali: una perifrasi per tentare di superare un termine definito discriminatorio ma che in realtà rappresenta la base di ogni civiltà.

I dem del Friuli-Venezia Giulia hanno presentato degli emendamenti per rimuovere il termine “famiglia” dalla riforma sanitaria che sta per essere approvata. Il gruppo si è giustificato dicendo che si tratta “di un allargamento delle tutele in ambito sanitario“, posto che “le reti prevedono la famiglia come nucleo centrale“. Perciò si vorrebbe allargare le tutele anche agli esterni, compagni, amanti, amici. Che però familiari non sono. E dunque potrebbero esserci anche delle novità in salsa rossa: “padre di famiglia” dovrebbe essere sostituito da “Genitore 1 della rete formale e informale della persona”.

“Vergognatevi”

A smascherare la recente follia della sinistra è stato il governatore leghista Massimiliano Fedriga: “Il Pd vuole eliminare il concetto di famiglia. Ci credete??? Nella riforma sanitaria che stiamo approvando in Friuli Venezia Giulia abbiamo inserito la centralità della famiglia. Questa è la sinistra! E poi ci raccontano che non vogliono attaccare la famiglia…“. Nell’emendamento si legge: “Al comma 2 dell’art. 8 le parole “famiglia” sono sostituite dalle seguenti ‘rete formale e informale della persona’“.

Duro l’attacco anche da parte di Matteo Salvini: “Pazzesco! Nella riforma sanitaria che il governo della Lega in Friuli Venezia Giulia sta approvando è stato inserito il riferimento alla centralità della famiglia. Il Pd che cosa fa? Vorrebbe togliere la parola famiglia e chiamarla rete formale e informale della persona“. Il leader della Lega ha poi proseguito: “Ma vergognatevi! Grazie al nostro governatore Massimiliano Fedriga e ai nostri consiglieri che impediscono la svendita dei valori fondanti della nostra civiltà. È solo buonsenso!“.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/lultima-follia-pd-cancellare-parola-famiglia-1795644.html

Attenti all’odio, anche a quello antifascista

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Chi odia non ha argomenti ed è per questo che l’odio è una brutta bestia difficile da estirpare. Il dominio dei social, poi, ha dato vita al fenomeno degli haters, ovvero odiatori che approfittano della visibilità offerta dal web per amplificare gli effetti delle proprie azioni.

Per contrastarli, al di là di leggi e provvedimenti repressivi, sarebbe importante tornare a sentirsi membri di una stessa comunità, di un popolo, al cui interno le differenze (culturali, di sensibilità, ideologiche) sono sacrosante e anzi rappresentano un valore aggiunto e non certo occasioni per alimentare ulteriore odio o realizzare campagne di denigrazione collettiva contro chi la pensa in modo differente.

Questo vale per tutti, perchè – piaccia o no – l’odio non ha colore politico, non è di destra, di sinistra o di centro, ma una modalità che nasce e si sviluppa quando si rifiuta il confronto con l’altro, mettendo avanti l’assunto che “le mie idee sono giuste punto e basta”. Partendo da questo presupposto, ecco che tutti coloro che la pensano in modo diverso possono potenzialmente diventare dei “nemici” da abbattere e debellare dalla società.

Affermare che vi è in Italia un pericolo fascismo, al di là del merito della questione (che, diciamola tutta, non sta né in cielo né in terra), può però rappresentare, oltre che uno specchietto per le allodole per allontanare l’attenzione dalle vere emergenze, una miccia che, se alimentata, rischia di produrre conseguenze gravi. Negli anni settanta, l’estrema sinistra di allora uscì dal cappello magico il cosiddetto “antifascismo militante“, coniando il lugubre slogan “uccidere un fascista non è reato“. Ecco, avvenne che in molti casi non ci si limitò a strillare queste frasi deliranti in piazza, ma ci fu chi – approfittando di quel clima di odio e del sostanziale consenso culturale di molti intellettuali e giornalisti – passò all’azione, ritenendo di doverlo fare quasi come dovere etico, “per continuare e portare a termine la lotta partigiana“.

Pochissimi sanno che la prima azione delittuosa delle Brigate Rosse fu commessa proprio contro persone inermi, additate come fascisti e quindi da eliminare: avvenne a Padova il 17 giugno del 1974, quando un commando di cinque terroristi rossi, pistole in pugno, fece irruzione nella sede del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, facendo fuoco contro chi in quel momento si trovava nei locali del partito e assassinando due persone innocenti (o meglio, colpevoli di essere considerate ‘fasciste’), Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, vittime dimenticate del terrorismo. Da quel duplice omicidio ne seguirono altri, sempre ai danni di altri giovani di destra. Ovviamente si sparò anche dall’altro lato della barricata contro i “rossi”, innescando la triste stagione degli “opposti estremismi“, con ragazzi che in preda all’odio reciproco persero la vita scagliandosi l’uno contro l’altro o uccidendo esponenti delle forze dell’ordine vittime per aver fatto il proprio dovere, mentre i poteri consolidati non venivano scalfiti e poterono superare indenni quella stagione.

In quell’epoca, prima di sparare e di uccidere, ci fu chi seminò il terreno, facilitando l’affermazione di quell’humus culturale e di quel brodo, nel quale ammazzare il nemico divenne pratica abituale. L’auspicio è che la recente storia italiana insegni qualcosa, ma purtroppo le nuove generazioni non hanno memoria, mentre chi dovrebbe più saggiamente isolare gli odiatori di professione e fermare la novella “strategia della tensione“, non fa nulla e anzi spesso plaude a frasi intrise d’odio.

Preoccupano le continue “mobilitazioni antifasciste” e certe parole d’ordine che suonano un po’ da slogan in stile “anni di piombo”, specialmente perchè c’è chi tende a definire fascista chiunque non esalti il pensiero progressista-dem: non soltanto Salvini, Meloni e tutti coloro che li seguono, ma in genere diventa ‘fascista’ chiunque venga solo additato di non pensarla come i campioni di democrazia a senso unico. Il presupposto è sempre lo stesso: da un lato tutto il bene e dall’altro il male assoluto, gettando in quest’ultimo pentolone chiunque risulti scomodo o non allineato al verbo dominante. Al punto che qualcuno ha ben pensato di definire fascista anche il filosofo marxista Diego Fusaro, per il solo fatto di pensarla in modo autonomo e difforme su tanti temi coccolati dai radical chic di casa nostra.

Dispiacciono e sono da condannare senza tentennamenti gli insulti sul web rivolti alla senatrice Liliana Segre, ma dispiace pure la pericolosa cortina di silenzio calata su buste con proiettili recapitate all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini o sulle scritte, ormai sempre più frequenti, con minacce di morte che campeggiano sui muri di tutta Italia. Nessuna mobilitazione all’orizzonte per condannare anche questo odio e questi episodi.

Occorre fermare il clima di odio che incomincia a respirarsi in Italia, alimentato – spesso in modo inconsapevole – da chi rifiuta a priori di ascoltare le ragioni dell’altro, di confrontarsi, di aprirsi a chi la pensa in modo diverso da sé. Occorre fermarsi, prima che possano innescarsi effetti drammatici come quelli di qualche decennio fa, troppo frettolosamente archiviati e rimossi dalla memoria.

‘Non sparare a salve, spara a Salvini’, scritta shock a Lecce

Da https://www.ilsicilia.it/attenti-allodio-anche-a-quello-antifascista/

Sulle Ong i giudici scagionano Salvini

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I giudici scagionano Salvini: «Le Ong sbarchino nel loro Paese»

Il Tribunale dei ministri sul caso migranti: lo Stato di primo contatto è quello della nave

La responsabilità di assegnare un «porto sicuro» alle navi con i profughi soccorsi in mare spetta allo «Stato di primo contatto», che però non è sempre facile individuare. Tuttavia, volendo seguire «alla lettera» le indicazioni che si possono ricavare da Convenzioni e accordi, «lo Stato di primo contatto non può che identificarsi in quello della nave che ha provveduto al salvataggio»; dunque se un’imbarcazione che ha raccolto i naufraghi batte bandiera tedesca, è alla Germania che deve rivolgersi per ottenere l’approdo.

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Carola in passerella da Fazio: “Dovrebbe stare in galera”

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La capitana sbarca in Rai e scoppia la polemica. La Meloni: “Una vergogna, ha speronato la GdF”

Rai e Carola Rakete. Un binomio che non poteva che infiammare la polemica. Questa sera a Che tempo che fa farà il suo exploit, in prima serata e sulla seconda rete nazionale, la discussa capitana della Sea Watch, resasi famosa alle cronache per aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza. Continua a leggere

Demonizzare il nemico: manuale di sopravvivenza di una Sinistra al tramonto

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di Manuel Massimiliano La Placa

Il ‘’viziaccio” striscia, silenzioso e velenoso, tra le schiere della social-democrazia in salsa italiana ormai  da tempo incalcolabile.

Per rintracciare – in quella zona del campo politico – qualche rantolo di genuinità, l’impeto delle lotte di piazza per proposte concrete, credibili affermazioni ideologiche dei diritti sindacali e collettivi in nome del socialismo bisogna riavvolgere il nastro della storia fino all’epoca del P.C.I. Continua a leggere

Salvini difende il sindaco di Forlì: “Sacrosanto il diritto a non abortire”

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«Mi auguro che il diritto a non abortire per chi non vuole abortire sia sacrosanto. Anzi, il 70% degli aborti sono fondati su motivi economici. Onore a tutti i volontari dei centri alla vita che danno alle donne la possibilità di scegliere di mettere al mondo dei figli. Poi è la donna che sceglie, mi sembra una polemica fondata sul nulla». Continua a leggere

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