Protezione dalle radiazioni

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di Matteo Orlando per www.agerecontra.it

Recenti pronunce giudiziarie che, in qualche modo, riconoscono qualche
nesso di causa-effetto tra tumore al nervo acustico (o al cervello) e
l’utilizzo degli smartphone, ha riacceso il dibattito massmediatico
sugli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Tuttavia i dati a disposizione al momento, e la posizione delle
autorità che si sono espresse sul tema, dipingono un quadro
contraddittorio, perché mancano risposte scientifiche certe.
L’Ufficio Federale Tedesco per la protezione dalle radiazioni
periodicamente pubblica una classifica degli smartphone che emettono
più radiazioni. L’ente tedesco ha misurato, pur con certi limiti, il
Sar (che in italiano sta per “tasso di assorbimento specifico”) dei
telefoni di quindici tra le principali compagnie.
Il tasso di assorbimento specifico è la percentuale di energia
elettromagnetica che il corpo umano assorbe quando è esposto
all’azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza. Si misura in
watt su chilogrammo: più è alto, più vuol dire che il telefono emette
radiazioni.
Infatti, tutti i cellulari emettono radiazioni elettromagnetiche
(nelle radiofrequenze 800-2600 MHz). La quantità di radiazioni
assorbite dal corpo è misurata in Specific Absorption Rate (Sar) ed è
espressa in watt per chilo. Questa unità di grandezza misura la
quantità di radiazioni assorbite e le traduce nel rischio di effetto
termico al quale il corpo è esposto.
Dall’indagine è emerso che i telefoni migliori appartengono alla
coreana Samsung e alla finlandese Nokia, che hanno sul mercato molti
smartphone a basso Sar, tutti ampiamente sotto la soglia di 0,60.
Non ci sono gli smartphone della Apple invece nella top 15 dei
migliori cellulari in quanto a radiazioni. Tre dei primi cinque
smartphone a basso Sar sono Samsung Galaxy Note, smartphone con lo
schermo grande oltre i 6 pollici. Ma al primo posto si è classificata
la cinese Zte che ha un tasso di assorbimento specifico di 0,17 W/kg.
Ci sono anche un Honor (che è della Huawei) e un Lg nella classifica
dei telefoni meno radioattivi.
Gli smartphone che emettono più radiazioni riguardano compagnie molto
pubblicizzate o che stanno scalando il mercato rapidamente. I tre
smartphone in testa alla classifica dei più radioattivi sono tutti
dell’azienda cinese cinese Xiaomi. Secondo il Bundesamt für
Strahlenschutz il peggior smartphone sul mercato tedesco a livello di
radiazioni è lo Xiaomi Mi A1. Il suo tasso di assorbimento specifico è
di 1,75 watt al chilogrammo, il triplo della soglia di 0,6 W/kg, sotto
la quale l’istituto tedesco dà al cellulare una certificazione per il
rispetto dell’ambiente (per garantire la sicurezza degli utenti
l’Unione Europea ha, invece, fissato a 2 W/kg il limite massimo
consentito per le emissioni dei cellulari per evitare qualsiasi
effetto termico).
Scorrendo la classifica dei peggiori si trovano anche due iPhone: il 7
e l’8 (1,39 e 1,32 di Sar). Dei quindici telefoni con maggior tasso di
assorbimento specifico, quasi la metà (7) sono cinesi.
Secondo Altroconsumo i cellulari emettono onde a diretto contatto con
la testa. Per evitare danni biologici basterebbe seguire piccole
regole. Intanto usare gli auricolari, perché il solo allontanare il
cellulare di qualche centimetro dalla testa riduce di molto il livello
di esposizione.
Poi la rivista consiglia di fare telefonate brevi, soprattutto quando
la linea è disturbata e il telefono è costretto a lavorare a piena
potenza (come accade quando si è in ascensore o treno).
Se è bene tenere i bambini alla larga dagli smartphone, lo stesso si
potrebbe dire della testa degli adulti quando si compone il numero,
visto che è il momento in cui lo smartphone funziona alla massima
potenza.
Il quadro che emerge dagli studi condotti finora è contradditorio. Ma
questo non esclude problemi. Come per altre sostanze cancerogene, come
per esempio il tabacco o l’amianto, possono passare decine di anni tra
l’esposizione alla sostanza e il manifestarsi di un tumore. I
telefonini sono tra noi in modo così massiccio solo da 15-20 anni e i
tumori cerebrali hanno lunghi periodi di latenza (anche fino a 30
anni). Se un rischio significativo esiste, dunque, sarà pienamente
visibile solo tra qualche anno. Nel frattempo si potrebbe cominciare a
seguire le indicazioni che abbiamo scritto su. Inoltre, è anche vero
che oggi passiamo molte ore al telefonino, per digitare messaggi di
testo, per navigare in rete o giocare, e lo teniamo prevalentemente
tra le mani (e, dunque, lontano dalle orecchie). Spesso le telefonate
vengono sostituite dai messaggi vocali ed è per questo che, rispetto
al passato, gli smartphone vengono più spesso accostati alla bocca che
non alle orecchie. Forse potrebbe essere più rischiosa la tecnologia
del 5G, ma in molti invitano ad evitare facili allarmismi, anche
perché di studi condotti in materia finora c’è poca traccia.

Anche a Lima i “vescovi” bestemmiano

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Secondo l’ACI Prensa, l’arcivescovo di Lima Monsignor Carlos Castillo Mattasoglio, ha avuto l’ardire di sostenere che “nessuno si converte davanti al Tabernacolo”, mentre, secondo lui, “è nelle relazioni umane che il Signore è nascosto”.
La blasfema affermazione dell’arcivescovo di Lima è arrivata nell’ambito dell’Assemblea arcidiocesana sinodale: “Chiesa di Lima, ti dico alzati!”, tenutasi dal 6 all’8 gennaio nella capitale peruviana.
Secondo l’arcivescovo di Lima, davanti al tabernacolo “possiamo anche sederci e pregare ma è molto raro che si abbia un’illuminazione in una situazione di passività. La contemplazione è estremamente importante, ma nella misura in cui la fede è stata trasmessa, qualcuno mi ha comunicato la fede”.
Nella sua presentazione, Monsignor Castillo ha detto ai partecipanti all’assemblea sinodale che sarebbe “terribile teologia” insegnare che la fede richiede anche uno “sforzo per corrispondere alla grazia”, mentre, secondo lui, la fede è solo un dono gratuito della grazia (esattamente quello che ha insegnato l’eretico tedesco Martin Lutero).
Questo vescovo modernista ha chiamato “soggetto credente autoreferenziale” chi si fa guidare “da certe norme e da un’interpretazione del dono di Dio come norme” ed ha spiegato che questi fedeli non si metterebbero “mai in discussione”, e credendosi di avere in mano “sempre la verità”, non sarebbe “attenti alle situazioni”.
Secondo l’ACI Prensa, in una sessione successiva Monsignor Castillo si è scusato per le sue parole sul Tabernacolo, ma non sull’attacco ai veri fedeli cattolici che cercano di rispondere alla grazia di Dio con il loro impegno morale.
Monsignor Castillo, prima della sua nomina come Arcivescovo di Lima, esattamente un anno fa, è stato professore della Pontificia Università Cattolica del Perú dove ha insegnato anche la Teologia della liberazione che ha appreso dal suo maestro, padre Gustavo Gutiérrez Merino. Non a caso, l’Arcivescovo ha assunto alcune posizioni in merito all’imposizione dell’ideologia gender molto aperte al dialogo. Lo stesso monsignor Castillo, ha dichiarato e ammesso la sua militanza a sinistra nel suo libro “Mi experiencia del laicado bajo la era Landázuri: entre testimonio e historia”. Inoltre, secondo il sito InfoVaticana, Castillo aveva legami con il Partito comunista rivoluzionario.

I “diritti umani” in Cina

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Un nuovo rapporto del governo degli Stati Uniti afferma che gli abusi dei diritti umani in Cina sono peggiorati nell’ultimo anno e ha messo in luce in particolare la crescente persecuzione dei cattolici cinesi sulla scia dell’accordo Vaticano-Cina del 2018.”Durante l’anno di riferimento 2019, la Commissione esecutivo-congressuale sulla Cina ha scoperto che la situazione dei diritti umani è peggiorata e lo stato di diritto ha continuato a deteriorarsi,poiché il governo e il Partito cinesi hanno sempre più utilizzato regolamenti e leggi per far valere il controllo sociale e politico”, ha svelato il rapporto annuale della commissione.Il rapporto afferma che “dopo che il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare della Cina ha firmato un accordo con la Santa Sede nel settembre 2018, le autorità locali cinesi hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento le persecuzioni demolendo chiese,rimuovendo le croci e continuando a detenere il clero sotterraneo”.L’intervallo di tempo del rapporto copre i diritti umani in Cina da agosto 2018 ad agosto 2019. La commissione è stata istituita dal Congresso nel 2000, quando la Cina doveva entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio, e doveva riferire sui diritti umani nel paese e mantenere un database di prigionieri politici.Quest’ultimo rapporto rileva l’ascesa di campi di internamento di massa nella provincia occidentale dello Xinjiang, la brutale persecuzione di cristiani, musulmani e altre chiese o gruppi religiosi non registrati e la repressione dei manifestanti democratici a Hong Kong.Il piano quinquennale di “sinacizzazione”del Partito Comunista Cinese è in corso per stabilire il controllo statale sulla religione. “Studiosi e gruppi per i diritti internazionali hanno descritto la persecuzione religiosa in Cina nel corso dell’ultimo anno con un’intensità mai vista dalla Rivoluzione Culturale”, ha affermato il rapporto. Secondo quanto riferito, la Cina sta addirittura aumentando i controlli più severi su gruppi ed eventi religiosi nel 2020.Le nuove restrizioni che saranno applicate a febbraio 2020 includono l’obbligo che i gruppi religiosi “aderiscano alle direttive sulle religioni in Cina, implementando i valori del socialismo”e promuovano i “principi e le politiche del Partito Comunista Cinese”.Un altro articolo richiede che le autorità governative siano coinvolte nella selezione degli ufficiali religiosi e coinvolte in controversie, mentre le chiese sotterranee o le chiese”domestiche” saranno assolutamente vietate.L’accordo 2018 Vaticano-Cina sulla nomina dei vescovi mirava a unificare l’Associazione patriottica cattolica cinese, promossa dallo stato, con la Chiesa sotterranea, in comunione con Roma. Invece, la persecuzione della Chiesa sotterranea è continuata e, secondo alcuni, intensificata.Si stima che il numero di cattolici in Cina sia superiore a 10 milioni, con statistiche ufficiali che affermano che 6 milioni di cattolici fanno parte della chiesa promossa dallo stato.”Osservatori e credenti cattolici hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’accordo non ha fornito un sostegno sufficiente per la comunità cattolica cinese, con uno studioso che ha sottolineato che la persecuzione delle autorità delle comunità cattoliche sotterranee e ufficiali si è effettivamente intensificata nell’ultimo anno sotto la campagna di sinicizzazione”, ha rilevato il rapporto, che ha ricordato come “le autorità cinesi locali hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento delle persecuzioni, demolendo chiese,rimuovendo croci, continuando a detenere clandestino membri del clero”.Il rapporto ha anche evidenziato il trattamento del governo cinese nei confronti di altre comunità religiose.Nella regione autonoma uigura dello Xinjiang,nell’estremo ovest del paese, “la Commissione ritiene che le autorità cinesi possano commettere crimini contro l’umanità contro il popolo uiguro e altri musulmani turchi”, con stime di “un milione o più di uiguri” detenuti nei campi di internamento e di lavoro forzato.“Il personale di sicurezza nei campi ha sottoposto i detenuti a torture, inclusa l’ingestione forzata di droghe; punizione per comportamento ritenuto religioso; lavoro forzato; sovraffollamento; privazione di cibo; e indottrinamento politico”, afferma il rapporto. A causa del sovraffollamento, alcuni detenuti sono stati inviati in campi altrove in Cina;alcuni “sarebbero morti nei campi a causa di cattive condizioni, abbandono medico o altri motivi”. Sono stati segnalati anche “l’uso di scosse elettriche e il blocco di persone in posizioni dolorose” nei campi.In molte zone della Cina le autorità hanno istituito un “sistema di sorveglianza pervasivo e ad alta tecnologia”con telecamere di riconoscimento facciale e monitoraggio dei telefoni cellulari, nonché la raccolta di dati biometrici di membri di minoranze etniche. Mentre i musulmani sono stati sottoposti a severi controlli sulla pratica religiosa nella regione, le presunte misure “antiterrorismo”del governo potrebbero essere utilizzate nella regione autonoma di Ningxia Hui(Ningxia) dove risiedono molti musulmani Hui. Negli Stati Uniti sia la Camera che il Senato hanno approvato una legge, l’Uyghur Human Rights Policy Act, per fornire maggiori informazioni al governo federale sulle violazioni dei diritti umani commesse contro le minoranze etniche nello Xinjiang e sul trasferimento di tecnologia per consentire la sorveglianza di massa.In Italia, nei giorni scorsi, il deputato della Camera, on.le Vito Comencini, intervenendo in aula (qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=9RvapES347E)ha reso noti una serie di dati agghiaccianti sul regime comunista cinese. Rendendo noti i dati forniti dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”nel suo ultimo report sulla persecuzione anticristiana, Comencini ha spiegato che nella Cina di Xi Jinping la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi. Questa normativa ha ulteriormente limitato la libertà di fede, delimitando molte attività religiose ai luoghi di culto registrati e introducendo ulteriori restrizioni. Il Partito Comunista ha, infatti, vietato gli insegnamenti religiosi “non autorizzati”, mentre gli sforzi per “sinicizzare” le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto, così come in alcune province del Paese continua la demolizione delle chiese e la rimozione delle croci, con le norme edilizie che vengono usate dal governo come dei pretesti per gli abbattimenti. Nel mese di aprile del 2018, in attesa della pubblicazione di una nuova versione delle Sacre Scritture dei cristiani “compatibile” con la sinicizzazione e il socialismo, è stata vietata la vendita online della Bibbia. In alcune regioni cinesi l’educazione è usata come uno strumento di condizionamento sociale: gli alunni hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui sono stati costretti ad affermare che avrebbero «promosso l’ateismo e si sarebbero opposti alla fede in Dio».Lo scorso mese di marzo 2019 nella città di Guangzhou, funzionari pubblici hanno introdotto premi in denaro per coloro che forniscono informazioni in merito a chiese sotterranee e altri luoghi di culto “non ufficiali”. Chi procura informazioni utili riceve in cambio 100 yuan (l’equivalente di 12 euro e 85 centesimi), che possono diventare ben 10 mila yuan, circa due mesi di stipendiomedio, per chi aiuta il governo ad identificare ed arrestare ministri e membri di gruppi religiosi non graditi al regime.Parafrasando il professor Ernesto Galli della Loggia, ha concluso Comencini, dovremmo chiederci: «come mai la nostra cultura ha scarsa consapevolezza e memoria di questi fenomeni?». Dobbiamo arrivare ai livelli di persecuzione anticristiana come quella praticata dai “Boxers” all’inizio del ventesimo secolo (trentamila esecuzioni di cristiani in solo due mesi) per svegliarci? Dobbiamo ritornare ai livelli di crudeltà espressi dal famigerato Mao Tse-Tung e dalla sua persecuzione contro i cristiani per fare qualcosa?

Esistono ancora i buoni Samaritani

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Quasi 400 buoni samaritani hanno donato ad un veterano della Seconda Guerra Mondiale circa 10 mila dollari che aveva perso a causa di una truffa.
Il fatto è accaduto a Fresno, in California.
Floyd Smith, 92 anni, che ha prestato servizio nella Marina alla fine della seconda guerra mondiale, aveva perso gran parte dei suoi risparmi per colpa di Mark Gleizer, un uomo che aveva fatto lavori a casa sua poco dopo la morte di sua moglie.
Smith ha spiegato di avere sentito Gleizer affermare di essere in gravi difficoltà finanziarie e per questo motivo gli aveva prestato circa diecimila dollari che non ha mai più recuperato.
Dopo che la storia di Smith si è diffusa sui media americani, ben 374 persone hanno deciso di fare donazioni al veterano che ha ricevuto un regalo speciale per questo Natale: un assegno di dodici mila e 472 dollari.
“Non è fantastico? Ci sono così tante brave persone in questo mondo”, ha detto Smith. Il 92enne ora prevede di tornare al mare, o almeno in spiaggia, per una luna di miele con la sua nuova moglie. Un hotel a Cayucos, in California, ha donato un soggiorno di due notti per la coppia.
Smith riceverà anche una donazione di nuovissimi apparecchi acustici da Beltone.
“Dio ha il suo braccio intorno alle mie spalle”, disse Smith. “sorridi, e il mondo ti sorride. Piangi e piangi da solo”.
Una bella storia natalizia che ci invita a riflettere e che invita i nostri anziani a stare attenti a chi lasciano entrare in casa

Cristiani del Medioriente a rischio genocidio?

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

I cristiani del Medio Oriente sono a diretto rischio di un secondo genocidio che li minaccia di spazzare via dalle terre della Bibbia.
È quanto ha affermato un esperto della regione che ha coordinato i soccorsi di emergenza lì per quasi un decennio.
Padre Andrzej Halemba, capo dei progetti per il Medio Oriente di Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre), ha affermato che i cristiani potrebbero affrontare la sradicazione totale da paesi come l’Iraq e la Siria, dove sono esistiti fin dai tempi dei primi apostoli di Cristo.
Padre Halemba ha dichiarato: “Non posso immaginare il Medio Oriente senza i cristiani. Ma la minaccia è reale, anche dopo l’ISIS. La mentalità genocida è viva con Al-Nusra e altri gruppi. Solo se i cristiani rimarranno uniti potranno rimanere in Medio Oriente. Altrimenti, potrebbe accadere quello che è accaduto in Turchia dopo il terribile genocidio del 1915″.
Padre Halemba ha affermato che la sradicazione del cristianesimo sarebbe tragica sia dal punto di vista della pluralità religiosa sia per il fatto del ruolo che i cristiani rivestono come costruttori di ponti di pace nelle zone di conflitto.
I cristiani sono l’anima del Paese e svolgono un ruolo molto importante nelle società mediorientali.
“I cristiani lavorano per la pace, la coesistenza pacifica e la collaborazione per il bene del Paese”.
Nel 2003, c’erano 1,5 milioni di cristiani in Iraq, ora ce ne sono meno di 250 mila.
In Siria nel 2011 c’erano 1,5 milioni di cristiani e ora ce ne sono 500 mila.
In Iraq e Siria, Aiuto alla Chiesa che soffre ha sostenuto centinaia di progetti, aiutando i cristiani che vogliono rimanere nelle loro terre natali con cestini alimentari, acqua pulita, latte per bambini, borse di studio e riparazioni per case e chiese.
In questo 2019 l’organizzazione benefica ha approvato 147 progetti in Siria. Nel 2018 ACS ha supportato 40 progetti in Iraq.
Padre Halemba ha dichiarato: “Quando cerchiamo di aiutare i cristiani in una mano abbiamo il pane per sfamare la gente, nell’altra la Bibbia. Forniamo aiuto sia materiale che spirituale nella forma”

Ricorda gli insegnamenti cattolici sul suicidio: donna fa causa al prete

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

La madre di un ragazzo adolescente, che si è suicidato, ha intentato una causa contro un prete dell’arcidiocesi di Detroit perché si è sentita “offesa” da quanto detto dal sacerdote durante il funerale del figlio, prete che condivideva semplicemente l’insegnamento cattolico sul suicidio. Continua a leggere

Sri Lanka, ai terroristi islamici: “Nessuno cambierà la nostra fede cattolica”

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di Matteo Orlando per
I sopravvissuti agli attacchi terroristici di matrice islamica che hanno colpito lo Sri Lanka in occasione dell’ultima Pasqua hanno cominciato a condividere le loro testimonianza di fede cattolica.
Dopo 6 mesi, i fedeli hanno espresso la convinzione che la fede cattolica è l’unica base autentica per andare avanti. “Solo le preghiere, un buon rapporto con il Signore e con Maria sono strumenti di salvezza”.
“Le bombe hanno ucciso tante persone”, hanno detto diversi credenti ad AsiaNews. “È un dolore fisico che è difficile da sopportare. Le ferite causate dai proiettili sono già state chiuse, ma non l’impatto della violenza”.
I sopravvissuti hanno spiegato che, anche se sono passati 6 mesi, le loro lacrime, le loro perdite e la loro agonia “sono molto forti”.
“Un giorno le ferite fisiche guariranno, ma quelle interiori non guariranno mai. Avremo bisogno di molto tempo prima che la vita torni alla normalità”.
I fedeli cattolici contattati da AsiaNews hanno espresso la convinzione che i 263 morti sono martiri della fede cattolica.
Ai musulmani terroristi la sessantottenne
Theresa Haami ha detto:
“Non abbiamo ancora una risposta certa dalla legge sui fatti terroristi ma la nostra fede è rimasta la stessa di prima della tragedia. Nessuno può cambiare la nostra fede cattolica”.
Per i cattolici srilankesi l’attacco ha significato “una lezione spirituale e fisica per il paese e il mondo. In termini spirituali ci hanno fatto capire che dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento ad abbandonare la vita terrena e rispondere alla chiamata di Dio”.
I sopravvissuti agli attacchi hanno spiegato che dal punto di vista fisico “le autorità devono creare un paese pacifico, un ambiente che protegga tutti gli abitanti, in modo che possiamo vivere come una nazione libera”.

Il genocidio dei cristiani armeni riconosciuto dagli Usa, non senza polemiche turche e fake news

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha riconosciuto ilgenocidio armeno. Attraverso una votazione storica l’organo
rappresentativo nordamericano ha approvato una risoluzione che riconosce uno dei più gravi genocidi della storia, perpetrato dai musulmani turchi nei confronti dei cristiani armeni.
La risoluzione, approvata con 405 voti a favore e 11 contrari, prevede la “commemorazione del genocidio armeno” e “il rifiuto dei tentativi (…) di associare il governo degli Stati Uniti alla negazione del genocidio armeno”.
Il governo turco ha reagito con rabbia. Il ministro degli Esteri, Mevlut Çavusoglu, ha assicurato che “è una vendetta per aver rovinato i piani americani in Siria “. E ha aggiunto che “questa vergognosa decisione di sfruttare la storia per scopi politici è nulla per il nostro governo e il nostro popolo”. Il presidente-sultano turco Erdogan, da parte sua, ha affermato che “l’accusa è un grande insulto”.
Già nell’aprile 2015 il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione che chiedeva alle autorità turche di riconoscere il genocidio armeno. Continua a leggere

Libri e pubblicità per far credere a certe discriminazioni…

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

Durante un incontro sul curriculum e gli standard della Alperton Community School di Brent (nel nord di Londra) Maureen Griffith, 73 anni, che ha lavorato come infermiera del Servizio Sanitario Britannico, come consigliera scolastica aveva espresso preoccupazione per il fatto che “i genitori non erano stati consultati” sui libri proposti agli alunni dalla biblioteca scolastica durante lo scorso Pride Month LGBTQ+.
“Come genitore non voglio che i miei figli leggano libri LGBTQ+ o siano coinvolti nel mese di orgoglio LGBTQ+”, aveva detto Griffith. E aveva aggiunto che, in particolare, i genitori religiosi “non vogliono che i loro figli abbiano questa forma di educazione sessuale”.
Per queste semplici considerazioni Griffith è stata sospeso dalla sua funzione accusata di avere violato “il Codice di condotta” facendo “commenti omofobi in una riunione pubblica”.
“Con questo programma LGBTQ+, non solo nelle scuole, ma in tutta la società, non c’è dibattito, nessuna domanda e c’è solo una democrazia a senso unico”, ha denunciato la Griffith, che ha portato il suo caso al Christian Legal Center (CLC), gruppo di avvocati che ha accettato di difenderla.
“Ciò che è accaduto in questa scuola è un microcosmo di ciò che sta accadendo nella nostra società e invia un messaggio chiaro a insegnanti, governatori e studenti: se ti opponi all’agenda LGBTQ+ verrai messo a tacere e punito”, ha dichiarato l’avvocato Andrew Williams, amministratore delegato di CLC.
“Tale censura per il semplice fatto di chiedersi se i libri con temi LGBTQ+ siano adatti alle biblioteche scolastiche” e per evidenziare se i genitori “fossero stati adeguatamente consultati” è incredibile. “Chiediamo alla scuola di ripristinare la signora Griffith e di scusarsi”.
Ma la Alperton Community School non ha ancora voluto riprendere in mano la questione.
Anche in Italia, in particolare a Verona, viene pubblicizzato il mondo LGBTQ+ puntando sullo choc sociale (ma basato su dati ipotetici).
Così una pubblicità su alcuni bus cittadini recita:
“In un anno le violenze contro la comunità LGBT sono meno di 100000. E se fossero molti di più a denunciare? Non nascondere, dilloagiulia.it“.
Dalla cifra dei cento mila nella pubblicità risultano sfocati alcuni zero. Ma agli occhi degli osservatori distratti la cifra che arriva risulta sconvolgente.
In realtà le cifre sono molto basse per un dato semplicissimo: gli italiani non sono omofobi, non giudicano e non si interessano proprio alla comunità LGBTQ+. Forse è proprio questo ignorare lo sparuto gruppo di persone LGBTQ+ (che rappresentano uno zero virgola… della popolazione nazionale) che da fastidio alla “gaya community”!
Secondo i dati dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) nel 2017 a questo ente sono arrivate 324 segnalazioni di “GROUND  DISCRIMINATORIO” legate all’orientamento  sessuale e solo 38 riguardavano l'”Identità di  genere”. Inoltre, tra i casi rientranti nel ground “Orientamento sessuale”, solo nel 38,1% dei casi (135 casi) la vittima era stata individuata in quanto omosessuale, mentre nell’8,3% (27 casi) in quanto lesbica. Altro che i centomila casi paventati dalla pubblicità sui bus…

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