Il giustificazionismo di matrice protestante avanza

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Il Direttore del giornale online www.informazionecattolica.it ci ha comunicato oggi il successo di questi editoriali settimanali, che vengono pubblicati ogni lunedì, da circa un anno e mezzo. Hanno picchi di 38.000 visite sul sito, mentre la pagina Facebook del quotidiano ha superato le 160.000 persone raggiunte. “Si tratta di un risultato molto importante per me – ha detto e scritto Matteo Castagnae soprattutto per i contenuti, non sempre facili ed intuitivi, che esprimo coi miei articoli a carattere teologico e metapolitico. Non mi aspettavo un simile successo, che mi stimola a fare sempre di più per i miei lettori, che sono gli unici miei editori, essendo il mio giornalismo un’opera di apostolato cattolico. Ringrazio il Direttore, che ha sempre riposto fiducia nel mio operato e sono lieto che anche i numeri gli diano ragione”. 

L’EDITORIALE del LUNEDI per InFormazione Cattolica

di Matteo Castagna

NELLA NOSTRA SOCIETA’ MANCA IL SENSO DEL PECCATO

La secolarizzazione porta con sé il fatto grave per cui le autorità, gli opinionisti, i filosofi cattolici sembrerebbero aver dimenticato il senso del peccato. Il giustificazionismo di matrice protestante pare avere avvolto anche i migliori, come la nebbia addormenta, in un certo qual modo, i sensi.

Se la Fede senza le opere è morta – come scrive San Giacomo – è, altresì vero che non basta la sola fede per salvarsi. Occorre, in via ordinaria, morire in grazia di Dio, ovvero riconciliati, attraverso il sacramento della confessione, con il nostro Creatore, che è immensa bontà e, altrettanto, somma Giustizia. Non sarebbe buono se non fosse, parimenti, giusto. E’ ovvio che nessuno può sostituirsi a Dio nel giudizio, così come mettere in discussione la Sua infinita misericordia, tanto quanto non ci si può far scudo di essa per peccare fortemente, con pieno assenso e deliberato consenso, in materia grave. Dove starebbe, altrimenti, il merito per la salvezza eterna? Per questo, possiamo ritenere come il colpo da maestro di Satana non solo il fatto di esser riuscito a far credere al mondo che egli non esista, ma soprattutto aver suscitato nella mente di alcuni e, de facto, nella prassi di molte persone, la facoltà di vivere come se anche il peccato non esistesse, o, comunque, fosse un qualcosa di superabile, perché perdonato, in automatico, dal Signore.

Non vi è nulla di più pernicioso per le anime di non riconoscersi peccatrici. Vediamo perché il peccato vada riconosciuto, accusato, perché siano indispensabili una contrizione perfetta nei suoi confronti, il proponimento serio e sincero di non commetterlo più, ed il pieno ravvedimento. Esso è un atto umano contro la Legge divina, che si esprime in pensieri, parole, azioni o omissioni. Trattandosi di atto umano esso presuppone sempre la cognizione e la libertà del soggetto, e quindi sempre qualche grado di malizia. La legge divina è naturale o positiva. Oltre ai peccati mortali e veniali che differiscono per gravità e livello di malizia, vi sono i peccati di specie morale, che sono gli atti che si oppongono alle virtù, in modo contrario oppure diverso.

Il peccato capitale è quello al quale la natura decaduta dell’uomo è molto proclive, e diviene sorgente di molte altre mancanze, senza che questo appellativo significhi che ciascuno di tali peccati sia necessariamente una colpa mortale. Anche le tendenze ai peccati, per cui conviene, in tal senso, parlare di difetti o vizi capitali. San Gregorio Magno rese comune l’uso di annoverare sette peccati capitali: la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’invidia, la gola, l’ira e l’accidia. S. Tommaso (S. Theol., I-II, q.84, a. 3 e 4) giustifica questo numero tenendo conto dei beni a cui l’uomo decaduto maggiormente tende, e dei mali da cui più rifugge. Tre, infatti, sono i beni creati ai quali la natura umana, dopo il peccato, è più proclive: la propria eccellenza, donde la superbia; i piaceri dei sensi, donde la gola e la lussuria; le ricchezze, donde l’avarizia. Due sono, d’altra parte, i mali dai quali maggiormente rifugge la natura decaduta: la diminuzione della propria eccellenza, donde l’invidia; la privazione della propria quiete e il dolore, donde l’accidia e l’ira. Nella Sacra Scrittura (Eccle. 9,15), la superbia è detta principio di tutti gli altri peccati; è stato, infatti, il peccato degli Angeli decaduti e di Adamo e, per natura sua, può condurre a qualunque peccato. La lotta contro i peccati capitali e le tendenze ad essi dà una pace profonda perché ristabilisce in noi l’ordine infranto dal peccato. Come sarebbe utile sentir predicare in tutte le chiese queste verità, indispensabili alla vita soprannaturale ed allo stato di grazia!

Ci sono, poi, i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, quelli contro lo Spirito Santo e quelli che rendono l’uomo un pubblico peccatore. Dal sec. XVI invalse l’uso di includere nella prima categoria le colpe che infrangono gravemente l’ordine sociale, e delle quali è detto espressamente nelle Sacre Scritture che gridano al cospetto del Signore, ossia invocano il castigo di Dio su coloro che li commettono. Sono quattro: l’omicidio (Gen. 4,10); la sodomia (Gen. 19,13); l’oppressione delle vedove e degli orfani (Es. 22,22 ss.); il negare la mercede dovuta agli operai (Deut. 24, 14 ss: Giac. 5,4); (Tratto da: B. Markelbach, Summa theol. mor., I, Parisiis 1938, n. 445). Nella seconda categoria, l’espressione peccati contro lo Spirito Santo deriva da testi scritturistici (Matt. 12,31; Marc. 3,29; Luc. 12,10). Si intendeva la sistematica opposizione a qualunque influsso della grazia, da parte dei Farisei, i quali, per malizia, attribuivano al diavolo le opere miracolose fatte da Cristo per confermare la sua divina missione a salvare gli uomini. I Padri e gli Scolastici estesero in questa categoria tutti i peccati che consistono nel disprezzo e repulsione, per cattiva volontà, dei mezzi concessi dalla divina bontà all’uomo, al fine di ritrarlo dal peccato e salvarlo: una tale repulsione è un’offesa tutta particolare allo Spirito Santo, cui vengono attribuite le opere divine di santificazione. Essi sono: la disperazione della propria salvezza; la presunzione di conseguire l’eterna beatitudine senza meriti e penitenza; l’impugnazione ossia la negazione della verità cristiana, conosciuta come rivelata da Dio; l’invidia del bene soprannaturale del prossimo; l’ostinazione nel male, ossia la volontà di persistere nel peccato; il proposito di non pentirsi, ossia il resistere fino alla morte agli impulsi della grazia. Infine, peccatori pubblici sono coloro il cui stato di permanenza nella colpa grave è reso noto per mezzo di una sentenza di condanna, o è, di fatto, conosciuta da una gran parte degli abitanti di un luogo o dei membri di una comunità. Fra i pubblici peccatori si devono, dunque, annoverare, tra gli altri: coloro che danno grave scandalo con la loro condotta contraria alle Leggi di Dio, con ubriachezze e bestemmie; i nominalmente scomunicati o interdetti; i manifestatamente infami; i concubinari e le donne pubbliche, da molti conosciute come tali; coloro i quali notoriamente esercitano una professione illecita, o liberamente e pubblicamente fanno parte di una associazione proibita, ad esempio alla Massoneria, al partito comunista, o altre società dello stesso genere. A tali soggetti sono proibiti la Comunione, il Viatico e l’Estrema Unzione, laddove essi non siano pentiti sinceramente e abbiano dimostrato sincera volontà di riparare, nella misura del possibile, allo scandalo dato. (tratto da: B. Merkelbach, Summa Theologiae moralis, III, Parisiis 1939, n. 89, 277, 705, 871; M. Pruemmer, Manuale theologiae moralis, III, Frigurgi B. 1940, n. 79, 503. Cfr pure tutti gli altri testi di teologia morale e di diritto canonico nei trattati de Eucharistia, de sepoltura ecclesiastica. Contenuti presenti nel Dizionario di Teologia Morale, vol. II, pag. 319 – 322 Card. Roberti – Mons. Palazzini, Ed. Effedieffe 2019, da Edizione Studium, 1955).

Gesù non ha mai detto che essere cristiani sia facile. Occorre meritarsi la corona di Gloria, teniamolo sempre a mente, anche se queste eterne verità vengono sottaciute, deformate o, addirittura negate.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/10/11/il-giustificazionismo-di-matrice-protestante-avanza/

Rinascita-Scott, pentito Arena: ”Prima di Gratteri la massoneria deviata arrivava dappertutto”

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Il collaboratore di giustizia in aula: “Massoneria deviata, ‘Ndrangheta e politica sono la stessa cosa

“Prima che alla Dda approdasse il dottore Gratteri si riusciva ad arrivare dappertutto. La ‘Ndrangheta, tramite la massoneria, riusciva ad arrivare dappertutto. E questo vale per la pubblica amministrazione, per i palazzi di giustizia, per le Questure, per i carabinieri, da tutte le parti. E sono sicuro di quello che dico”. Sono state queste le parole pronunciate dal collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena nel corso del controesame condotto dall’avvocato Alessandro Diddi, che nel processo Rinascita-Scott difende Mario De Rito.

Secondo Bartolomeo Arena esiste un prima e un dopo Gratteri e per spiegare il concetto il pentito in aula ha fatto alcuni esempi. “Sono stati toccati in particolare due esercenti a Vibo: il bar di Daffinà e il Tribeca di Filippo La Scala. Siccome Daffinà è un soggetto che è legato a poteri forti e anche Filippo La Scala per amicizia era legato a soggetti… per adesso chiamiamoli poteri forti. Io non volevo che si toccassero questi soggetti perché sapevo come sarebbe andata a finire, cioè che quelli più intercettati eravamo noi, le perquisizioni le ricevevamo solo noi, le microspie erano solo per noi. Ai Lo Bianco-Barba, quando parlavamo di un’ipotetica operazione, io lo dicevo che avrebbero arrestato solo noi, ovvero il mio gruppo: io, i Pardea, i Camillò, i Macrì, i Lo Bianco. Poi per fortuna non avevano fatto i conti con la Dda di Catanzaro che – ha continuato – da quando è entrato il dottore Gratteri, indaga a 360 gradi e quindi non tocca (non indaga, ndr) solo a una parte, tocca pure agli altri e quindi ci siamo finiti tutti nel pentolone. Se fosse stato come ai tempi passati avrebbero arrestato solo noi. Quelli che avevano i santi in paradiso tutte le colpe le avrebbero fatte cadere su di noi“.

Il pentito durante l’udienza ha spiegato che lui cercava di spiegare a quelli del suo gruppo che “se andiamo a toccare certe persone, non solo ci mettiamo contro alcuni ‘ndranghetisti, che sono pure massoni, ma poi ci saltano addosso tutti gli altri massoni e di conseguenza le indagini le girano e le dirottano come vogliono su di noi“.

Perché massoneria fa indagini contro di voi?“, ha chiesto l’avvocato Diddi.

Perché massoneria deviata, ‘Ndrangheta e politica sono la stessa cosa” ha risposto Arena, sottolineando che “c’erano dei soggetti che le cosche volevano toccare e io dicevo: ‘Quel soggetto non lo tocchiamo perché è amico di quel politico, di quell’altro massone e con questi soggetti poi abbiamo problemi perché non solo sono collegati a ‘ndranghetisti di un certo livello ma poi possiamo avere problemi con la magistratura’. Io sto parlando sempre del periodo prima che arrivasse Gratteri alla Dda“.

L’estorsione all’ex direttore generale della Vibonese calcio
Durante l’udienza il collaboratore di giustizia ha parlato di una estorsione condotta dallo stesso pentito nei confronti di Danilo Beccaria, ex direttore generale della Vibonese calcio.  “Io sono andato – ha detto Arena – perché lo conoscevo e gli ho detto che avevamo bisogno di soldi perché c’erano diversi miei parenti che erano usciti da poco dal carcere. Nel giro di un paio d’anni mi ha dato intorno ai 50-60 mila euro circa. Una volta ricordo che aveva avuto un problema con un giocatore perché non se ne voleva andare, o forse gli voleva mettere l’avvocato, non ricordo, e mi ha chiesto se io potevo intervenire. Io ho accettato poi però lui ha fatto diversamente e non è successo nulla. Io a Beccaria non gli ho fatto mai nessun favore. Questa estorsione è stata la più grossa e facile perché senza fare nessuna intimidazione, senza andare a minacciare nessuno in due anni, forse meno, abbiamo preso 50/60mila euro“.

Io con le estorsioni – ha continuato il collaboratore – ho guadagnato qualcosa ma le facevo a modo mio, gli altri usavano farle col metodo del danneggiamento, i proiettili… a me non piaceva questa metodologia. Mettevano sotto estorsione chiunque, anche quello che doveva fare il ponteggio per pitturare una casa. A me non piaceva di andare a ingarbugliarmi in una situazione con la giustizia per una fesseria“.

Al tempo, come raccontato dal pentito, “Vibo era una polveriera, forse era l’unica provincia dove ancora si mettevano le bottigliette incendiarie e i proiettili. Certe cose non succedono nemmeno a Reggio. Una volta un soggetto della cosca Libri, quando seppe che il mio gruppo faceva estorsioni con danneggiamento, ci disse: ‘Ma voi ancora con i danneggiamenti siete?’. Ormai nelle altre zone sono meglio organizzati. Ormai un commerciante o un imprenditore che viene dal nord sa già dove andare perché o c’è un colletto bianco che fa da ponte tra l’imprenditoria e la ‘Ndrangheta o perché ci si accorda con l’amico dell’amico. Insomma non c’è più bisogno del danneggiamento“, ha detto Arena.

Ma il vero cambiato nella strategia nel compiere estorsioni era avvenuto con l’arrivo di Gratteri. “Quelli del mio gruppo non ci credevano – ha detto Arena – a quello che dicevo e le facevano lo stesso (le estorsioni con danneggiamento, ndr). Io appena è arrivato a Catanzaro (Gratteri) lo avevo detto: ‘Ci arresta a tutti’. E non lo dico perché c’è il procuratore in aula. L’ho sempre detto“. Arena racconta di avere proposto al proprio gruppo di cambiare strategia, “di avvicinare imprenditori che versavano in condizioni precarie e diventarne soci. Loro non volevano perché dicevano che non volevano investire e continuavano a fare le estorsioni come quando c’era Andrea Mantella cioè con i danneggiamenti“.

Fonte:corrieredellacalabria.it

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”Calabria in mano alla massoneria deviata”: la verità dei pentiti della ‘Ndrangheta

Fonte: https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/306-giustizia/86006-rinascita-scott-pentito-arena-prima-di-gratteri-la-massoneria-deviata-arrivava-dappertutto.html

Una recensione di Marcello Veneziani

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un articolo di Marcello Veneziani sui rapporti tra massoneria e politica italiana, in particolare col fascismo. Sullo stesso argomento segnaliamo un video di don Ricossa sul tema: ”I Fasci di Combattimento: per quale combattimento?” (seminario di studi alla XIV giornata per la regalità sociale di Cristo, Modena, 12.10.2019): https://youtu.be/S8zQfGvC5V8
 
All’armi siam fascisti, anzi massoni
di Marcello Veneziani
 
In una giornata d’autunno di cent’anni fa un gruppo di giovanotti in abiti borghesi posa davanti al Teatro Augusteo di Roma dove sta nascendo il Partito Nazionale Fascista. Tra loro il ventiseienne Dino Grandi, unico col cappello in testa, il ventiquattrenne Italo Balbo, con la sigaretta in bocca e un bastone, i ventiseienni Giuseppe Bottai e Ulisse Igliori, e il più giovane di tutti, il ventitreenne Curzio Malaparte. Nella foto che segue ci sono i quadrumviri della Marcia su Roma: Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono, lo stesso Balbo, e i due vicesegretari del Pnf, Attilio Teruzzi e Achille Starace.
Cos’hanno in comune questi signori? Sono fascisti, direte voi, anzi sono il fascismo, Duce a parte. Si, ma non solo: tutti i camerati appena citati risultano affiliati alla Massoneria. Tutti. Di alcuni di loro era noto, di altri no. E sono la quasi totalità della nomenklatura fascista. Non è presente nelle foto ma è presente in spirito e in loggia anche il fascista intransigente per antonomasia, Roberto Farinacci, massone pure lui. E’ impressionante scorrere gli elenchi e le relative qualifiche massoniche nel libro appena uscito di Luca Irwin Fragale La Massoneria nel Parlamento. Primo novecento e Fascismo, edito da Morlacchi University Press.
All’alba del governo Mussolini erano ben 267 i parlamentari affiliati alla Massoneria: una loggia più che un emiciclo. Massoni di riti diversi furono altri nomi importanti nella storia del fascismo: il sindacalista Edmondo Rossoni, il gran ministro Araldo di Crollalanza, il gran giurista Alfredo De Marsico; e Peppino Caradonna, Bernardo Barbiellini Amidei, Aldo Finzi, Balbino Giuliano e Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, Alberto Beneduce, il futuro patron dell’Iri e Giacomo Acerbo, autore della legge elettorale che porta il suo nome; Ezio Maria Gray, che sarà poi esponente dell’ Msi, Armando Casalini e tanti altri.
Di massoni ce ne sono anche dalla parte opposta: dal leader dell’opposizione aventiniana Giovanni Amendola al comunista e disertore Francesco Misiano, dal socialista Ivanoe Bonomi al compagno Arturo Labriola, dal futuro partigiano Emilio Canevari al democratico sociale Andrea Finocchiaro Aprile, dal demoliberale Luigi Luzzatti al socialista Corso Bovio, da Pietro Mancini (padre di Giacomo) a Mario Berlinguer, della nota famiglia. E personalità come Vittorio Emanuele Orlando, l’economista Maffeo Pantaleoni, gli scrittori Paolo Orano e Sem Benelli, tanti sindacalisti rivoluzionari. Un elenco infinito. Senza dire dei massoni “esoterici”.
Considerando che quasi tutte le personalità significative del fascismo appartenevano o transitarono per la Massoneria, non si può nemmeno parlare d’infiltrazione, almeno nei primi anni del regime fascista e nel tempo che lo precede. Oltre i casi personali e famigliari, le relazioni e gli opportunismi di carriera o le infiltrazioni strategiche del potere massonico nelle istituzioni e nei partiti, anche più avversi, c’era pure un movente politico e ideale.
I Massoni erano da un verso risorgimentali (Garibaldi, si sa, era un Gran Maestro e la Massoneria ebbe un ruolo decisivo nel processo unitario) e dall’altro erano nemici del Trono e dell’Altare, della Tradizione cattolica, degli Imperi centrali. Il grande evento storico che li unì fu la Prima Guerra Mondiale che da un verso si poneva in Italia come il compimento del Risorgimento e dall’altro verso nasceva contro l’Ancien Regime, le potenze restauratrici del Congresso di Vienna. La Massoneria, già legata al mondo internazionale, liberale e radicale, aprì al nazionalismo e ai sindacalisti rivoluzionari. Anche una parte dei socialisti si convertì all’interventismo: tra loro spicca il compagno Benito Mussolini. Che diventò interventista intervenuto; abbandonò la direzione de l’Avanti! e fondò il Popolo d’Italia. Lo fece con l’aiuto di Filippo Naldi, massone e amico di massoni che sostennero l’impresa. Dal punto di vista ideologico, precursore della svolta interventista mussoliniana fu il compagno avvocato e docente Giuseppe Rensi, filosofo e massone. L’interventismo e la guerra coagularono energie giovanili e anche intellettuali di prim’ordine. Lo stesso D’Annunzio, in odore di massoneria, scrisse col sindacalista e massone Alceste De Ambris la Carta del Carnaro per Fiume e ammise: “Senza l’appoggio incondizionato della massoneria, l’impresa di Ronchi non avrebbe potuto raggiungere il suo obbiettivo”.
Mussolini si avvalse del sostegno massonico ma quando fu al potere se ne volle liberare, anche per le ingerenze franco-inglesi. Vi risparmio la storia raccontata in dettaglio da storici di diverso orientamento, da Gianni Vannoni ad Aldo G.Mola. La svolta fu il delitto Matteotti, con la longa manus della Massoneria nella vicenda. Venne la legge per sciogliere la Massoneria che da allora diventò nemica giurata del fascismo. E vennero gli attentati a Mussolini, ben quattro in pochi mesi. Il primo fu di un deputato socialista e massone, Tito Zaniboni nell’anniversario della Vittoria, il 4 novembre del 1925. Zaniboni finì in carcere e uscirà solo nel ’43. La fece franca invece il confratello generale Luigi Capello, nascosto dai fratelli massoni. Il Concordato con la Chiesa allargò la rottura con la Massoneria.
Alla seduta del Gran Consiglio il fatidico 25 luglio del ’43, otto massoni votarono contro Mussolini; due confratelli furono invece dalla sua parte, Farinacci e Buffarini Guidi. Poi ci fu il governo Badoglio, con tanti massoni. Insomma, la massoneria è alle origini del fascismo e della sua caduta, del regime e dell’opposizione. La storia non si può scrivere in bianco e nero, ha tante sfumature di grigio.
 
 

Pentimento Grande Aracri, terremoto giudiziario in caso di conferma delle dichiarazioni

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di AMDuemila

Se le dichiarazioni del boss Nicolino Grande Aracri venissero riscontrate da parte degli inquirenti si scatenerebbe un vero e proprio terremoto giudiziario, non solo contro la ‘Ndrangheta ma anche nei confronti di quel “mondo di mezzo” composto dai cosiddetti “colletti bianchi”, professionisti e funzionari infedeli compiacenti.
Sopratutto le sue dichiarazioni potrebbero andare a incidere su molti filoni investigativi e processuali in corso o conclusi in assoluzione, in virtù del ruolo apicale ricoperto per molto tempo all’interno della consorteria criminale.
Ma se la sua decisione di collaborare con la giustizia da un lato potrebbe portare notevole beneficio all’azione giudiziaria, dall’altro solleva molte domande. Andiamo per ordine.
Nicolino Grande Aracri oltre ad essere stato condannato a molteplici ergastoli per essere stato il mandante di sette delitti che insanguinarono il Crotonese negli anni tra il ’99 e il 2000 e per l’omicidio di Giuseppe Ruggero, commesso a Brescello nel ’92 ed eseguito da un commando di killer travestiti da carabinieri, ha anche subito diverse altre condanne detentive ed è tutt’ora implicato in numerosi processi penali su cui potrebbero piovere come macigni le sue presunte confessioni. Come ad esempio, il processo Scacco Matto, nel quale Aracri è stato condannato a 17anni di carcere (ormai esauriti) per associazione mafiosa e in cui si è sancito come la famiglia Grande Aracri si era legata con i Nicoscia di Isola Capo Rizzuto per scalzare il comando dei Dragone a Cutro e degli Arena a Isola Capo Rizzuto, è direttamente collegato ad un altro un altro processo, denominato Kyterion – in cui si è scoperto che il boss della famiglia Dragone, Raffale, venne ucciso da Grande Aracri – citato nel maxi processo “Rinascita Scott” in corso a Lamezia Terme. Vedremo quindi il boss Grande Aracri testimoniare davanti ai pm dell’aula bunker?
Sarà in grado di dirci qualcosa in merito anche ad altri avvenimenti in cui è implicato? Come ad esempio sull’assoluzione decisa dalla corte di appello di Bologna per i suoi presunti sodali, Angelo Greco, Antonino Ciampà e Antonio Lerose finiti sotto processo per l’uccisione di Nicola Vasapollo, compiuto a Reggio Emilia; o anche in merito ai quattro omicidi commessi nei primi anni novanta dal pentito Salvatore Cortese, suo ex braccio destro; c’è poi il processo Grimilde contro le “nuove leve” della cellula emiliana di ‘Ndrangheta e l’inchiesta FarmaBusiness, in cui i suoi familiari (di Grande Aracri n.d.r) sono stati accusati di aver messo le mani sullo smercio e la vendita dei farmaci e di aver cercato un accordo con l’ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini.
Poi ancora c’è l’inchiesta Thomas contro i presunti colletti bianchi del clan e le indagini più recenti contro la cosca di San Leonardo di Cutro, ritenuto organico della “provincia” di ‘Ndrangheta fondata da Grande Aracri, E sulla faida scoppiata in Emilia negli anni di piombo? Continua a leggere

Il “Buscetta” della ‘ndrangheta ora collabora

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di Redazione

Avevamo iniziato a studiare questi fenomeni, riferiti soprattutto alle ramificazioni in Veneto ed a Verona, sin dal lontano 2014. Ora sembrano giungere notizie confortanti che, probabilmente, nei prossimi mesi potrebbero rivelarsi degli tzunami per alcuni ambienti legati alla politica, al mondo imprenditoriale, ai colletti bianchi, alla massoneria deviata e, addirittura a uomini di Chiesa. Ce lo rivela un altro collaboratore di giustizia… (n.d.r.)

Nicola Grande Aracri decide di parlare col procuratore anti mafia Gratteri

di Felice Manti

«Nicolino Grande Aracri si è pentito? Che bella notizia. Ora spero lo proteggano mandandolo all’estero con una nuova identità, a lui e alla sua famiglia. Perché presto le Regioni rosse esploderanno». Al telefono con il Giornale c’è Luigi Bonaventura, pentito di ‘ndrangheta dell’omonima cosca, colui che fece scattare la prima condanna all’ergastolo per il capo del clan che dettava legge a Cutro, nell’intera Calabria centro-settentrionale e soprattutto tra Toscana, Umbria ed Emilia Romagna. L’annuncio della collaborazione della giustizia del potente boss da oltre un mese – notizia che ha colto di sorpresa il suo legale Gregorio Aversa («Decisione personale, ne ero all’oscuro») è decisiva nella lotta alla ‘ndrangheta soprattutto nelle sue ramificazioni nel Centro Italia, come confermano le sentenze del processo AEmilia per cui Grande Aracri è all’ergastolo al 41bis e i guai giudiziari del braccio destro del governatore toscano del Pd Eugenio Giani, sfiorato da un’indagine per ‘ndrangheta.

Nella potente organizzazione calabrese, ramificata ormai in tutto il mondo, il boss crotonese Nicolino ha (anzi, aveva) un ruolo fondamentale. Ha deciso di consegnarsi al suo peggior nemico, Nicola Gratteri, l’unico forse in grado di soppesare e valutare gli indicibili segreti che Nicolino detto manu i gumma custodisce da più di 40 anni. «Era il capo delle ‘ndrine di Catanzaro, Cosenza, Crotone e di una parte di Vibo – dice Bonaventura al telefono – il suo pentimento rischia di distruggere buona parte del potere dei clan. Soprattutto per quanto riguarda i rapporti con massoneria, colletti bianchi, Chiesa e politica». Continua a leggere

Fratellanza massonica, fratellanza modernista

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Sulla scia della dichiarazione “Nostra ætate” e delle giornate interreligiose di Assisi, promosse da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, Jorge M. Bergoglio è protagonista di due video inneggianti agli stessi errori del relativismo e dell’indifferentismo religioso. Il primo video è del gennaio 2016, il secondo è recente, del gennaio 2021: li segnaliamo entrambi col testo del comunicato dell’Istituto Mater Boni Consilii relativo al video bergogliano del 2016.

Il dialogo interreligioso – Gennaio 2016

Al servizio della fraternità – Gennaio 2021

Tante opinioni, una certezza. Un video e i suoi commenti

Il 6 gennaio scorso è stato diffuso nel mondo intero, in lingua spagnola con sottotitoli in varie lingue, tra le quali l’italiano, un video, detto “Video del Papa”, come “iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide dell’umanità”.

Il protagonista del video – ormai a tutti noto – è lo stesso occupante della Sede Apostolica, Jorge Mario Bergoglio; oltre a lui, quattro esponenti di varie religioni: una ‘monaca’ buddista, un rabbino, un sacerdote cattolico, un musulmano, ognuno rappresentato alla fine del video da un simbolo della propria religione: un idolo di Budda, una menorah, un Bambinello e un “rosario” musulmano. Al di là delle diverse religioni e credenze, li accomuna una medesima professione di fede: “Credo nell’amore”.

Non si contano i commenti a queste immagini che diffondono, nel modo più efficace per l’uomo moderno, l’indifferentismo religioso. Il messaggio parla da sé, e per chi ancora non lo conoscesse lo accludiamo al presente comunicato. Ci interessano di più i commenti, anche critici, alle parole e alle immagini diffuse da J. M. Bergoglio. Continua a leggere

‘Ndrangheta, Gratteri nel Vibonese: «Mi odiano? Significa che stiamo facendo bene»

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VIDEO | Il procuratore di Catanzaro a San Nicola da Crissa: «Stanno cadendo templi massonici, c’è nuova fiducia nelle istituzioni». Il correntismo in magistratura? «Mai aderito». L’antropologo Teti: «Mitologia mafiosa può essere sostituita»

di Agostino Pantano

Torna nella provincia delle operazioni Rinascita Scott e Imponimento, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, e lo fa per partecipare ad una conversazione su “Immagini, Mitologie e Realtà” organizzata dal Comune di San Nicola Da Crissa.

Nel paese del Vibonese di cui è originario l’antropologo Vito Teti, è stato proprio il docente a instradare i temi culturali di un confronto che ha impegnato anche il giornalista Michele Albanese, cronista calabrese che vive sotto scorta da 6 anni.

«I templi massonici»

Non è stata nominata la madre di tutte le indagini, quella che nei prossimi giorni culminerà con l’udienza preliminare a Roma per 456 inquisiti, ma tutta la riflessione nella piazza gremita si è incentrata sul suo esito definito rivoluzionario.

«Diversi templi massonici stanno cominciando a cadere», ha detto il capo della Procura di Catanzaro, con Albanese che – per allargare il raggio – ha sottolineato come «questa nuova fiducia verso le istituzioni deve essere accompagnata da una robusta presa di coscienza culturale e sociale».

Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Condello, che ha ricordato anche gli altri due eventi antimafia che si susseguiranno a partire da stasera, Teti ha rilanciato il concetto di una «mitologia ‘ndranghetista che il calabrese può sostituire con il richiamo ad un bisogno di legalità che mai come oggi è realtà».

Una piazza molto gremita, tra gli altri nel pubblico si sono notati i vertici provinciali delle forze dell’ordine e il sindaco del capoluogo, Maria Limardo, ha ascoltato parole precise anche rispetto alle critiche da rivolgere ai Palazzi.

«Stiamo facendo bene»

«Alle parole di odio – si è sfogato Gratteri – sono abituato e le interpreto come il segno che stiamo facendo bene. Ho spalle abbastanza larghe e non cadrò mai in un fallo di reazione». Rispondendo alle domande del nostro network, il magistrato inoltre si è detto convinto «che il tempo dirà se meritiamo il consenso anche delle altre istituzioni e del sistema dei partiti, visto che l’appoggio dei cittadini c’è e ci dà fiducia».

Parole che lasciano intendere l’avvio di un percorso col quale Gratteri vuole abbassare al massimo il rischio di un isolamento – «abbiamo impiegato 2 anni per derattizzare gli uffici», ha detto – in un uno con le sue dichiarazioni finali che si riferiscono al contesto nazionale quando, rispondendo alle domande del cronista, ha dichiarato «non ho mai avuto bisogno di aderire ad alcuna corrente interna alla magistratura», concludendo: «Rimarrò in Calabria per il tempo necessario».

Fonte: https://www.lacnews24.it/cultura/ndrangheta-gratteri-nel-vibonese-mi-odiano-significa-che-stiamo-facendo-bene_122421/

La Massoneria tra Francescani e partiti politici

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Come ha annunciato la Gran Loggia spagnola del Grande Oriente spagnolo nella sua ultima newsletter, è stato firmato un accordo di collaborazione tra la loggia massonica Maimonide di Cordova e i fratelli francescani della Croce bianca,
presenti nella città andalusa dal 1977.
L’accordo, firmato da un rappresentante della comunità massonica e da un religioso della congregazione francescana, si sostiene che avrà come scopo quello di “affrontare i bisogni più urgenti delle persone che ospita” la Casa della Famiglia di San Francesco di Assisi.
La loggia Maimonide contribuirà, “altruisticamente, con le sue risorse umane e materiali ai programmi di povertà, salute o dipendenza”.
La notizia non è stata accolta bene dai veri cattolici di Spagna, consci dell’inconciliabilità tra fede cattolica e massoneria, come ricordato dai papi degli ultimi due secoli.
Malumori di questo tipo ha causato anche in Italia la scelta della sezione umbra di Fratelli d’Italia di candidare un noto massone, già maestro venerabile di loggia.
Si tratta del commercialista camerunense Paul Dongmeza, da 37 anni in Italia.
“Vengo da una cultura sincretica e iniziatica”, ha sostenuto Dongmeza. E con questa formazione para-spirituale fu semplice per Dongmeza entrare nella Loggia massonica “Tiberi” di Perugia.
Sentito da La Nuova Bussola Quotidiana ha detto: “non sono più maestro venerabile, ma sono iscritto alla Massoneria. Del resto, non è un mistero, i giornali parlano di me”.
Dongmeza, che è il primo massone africano pubblicamente candidato in un partito di destra, ha naturalmente attirato le critiche degli stessi militanti cattolici del partito.
“Non abbiamo preclusioni. Non so se Dongmeza sia ancora affiliato”, ha detto al giornalista Andrea Zambrano il senatore Franco Zaffini, coordinatore di FdI in Umbria.
“Collabora con noi sui temi a lui cari come la cooperazione con l’Africa, dato che ha una associazione che si chiama Italia Attiva”.
Secondo il Senatore non sarebbe un problema per il partito l’eventuale affiliazione alla Massoneria di Dongmeza. “A Perugia ci sono una trentina di logge, non mi meraviglierei, ma non è materia politicamente rilevante. Si tratta di scelte private”.
Non la pensa così la leader nazionale di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che si richiama sovente alle radici cristiane (come ha fatto recentemente in Piazza San Giovanni) e si è più volte opposta a massonerie e poteri forti.
La leader di Fratelli d’Italia ha fatto della propria distanza da tutte le consorterie lobbistiche, Massoneria compresa, un imperativo della sua azione politica, imperativo confermato più volte durante le sue interviste e comizi.
Se è così, allora cosa è successo con le candidature in Umbria?
La Meloni, solitamente molto attenta e precisa, ha sbagliato un colpo? O, come sostengono alcuni sui social, è stata tenuta all’oscuro dell’affiliazione massonica di uno dei candidati umbri? Richiamarsi alla dottrina e alla tradizione cristiana implica necessariamente il rifiuto delle posizioni antropocentriche e anticattoliche della Massoneria.
Indipendentemente dalla conoscenza del caso da parte della Meloni, come è probabile, il caso rilancia il tema del reclutamento di candidati massoni nei partiti politici.
Parafrasando la richiesta della Meloni di un patto anti-inciucio, si potrebbe chiedere anche un patto pubblico per non candidare massoni nelle liste dell’intero centro-destra.
Solo così Giorgia Meloni si riprenderà da questa “mancata vigilanza da buona mater familias” e i militanti di Fratelli d’Italia potranno dormire sonni tranquilli e tenere lontani “corpi idealmente estranei alla base elettorale tradizionale” del partito in forte crescita.

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Saggio sulla Massoneria Americana

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 88/18 del 12 novembre 2018, Sant’Alberto Magno
Arthur Preuss, Saggio sulla Massoneria Americana, CLS, Verrua Savoia 2014, pagg. 334, euro 18,00.
Prefazione dell’edizione francese del 1998 
“Une remarquable étude”: è il giudizio di un esperto, Léon de Poncins (in Christianisme et F∴ M∴) sul libro di Arthur Preuss, A Study in American Freemasonry, che viene ora pubblicato dal Centro Librario Sodalitium.
L’autore
Arthur Preuss nacque a Saint Louis (Missouri, Stati Uniti) il 22 marzo 1871 da Edward e Concordia Schuricht, entrambi di origine tedesca. Fu scrittore, giornalista e editore cattolico. Dopo aver studiato nel Canisius College di Buffalo (New York), Preuss iniziò la carriera giornalistica e letteraria collaborando col padre nel Saint Louis Daily America (1890-1892). Nel 1893 fondò la Chicago Review, che diventò The Review (1894) ed infine The Catholic Fortnightly Review (dal 1905). Come editore, Preuss diffuse soprattutto negli Stati Uniti dei testi di teologia dogmatica e morale. Come autore, egli pubblicò The Fundamental Fallacy of Socialism (1907), A Study in American Freemasonry (1908) e Dictionary of Secret and Other Societies (1924).

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Bergoglio, le prove del legame tra la sua Chiesa e la massoneria: un attacco durissimo

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Papa Francesco

Fari puntati sui legami tra il Vaticano e la massoneria. Un caso che si aprì con un intervento del cardinale Gianfranco Ravasi su Il Sole 24 ore, quando il 14 febbraio del 2016 scriveva un articolo titolato: “Cari fratelli massoni“. Come sottolinea Il Giornale, fu l’occasione per lanciare un messaggio ben preciso: basta chiusure e pregiudizi, è l’ora del dialogo, cerchiamo quello che ci unisce e non quello che ci divide. Non a caso, da allora sono iniziati degli incontri nelle diocesi italiane con l’attiva partecipazione del Grande Oriente d’Italia (Goi).

Eppure, la massoneria, è per definizione molto lontana dalla Chiesa Cattolica. E la ragione è molto semplice: la Chiesa ha sempre ravvisato il carattere satanico del progetto massonico e quindi la sua pericolosità per i fedeli cattolici. Eppure, ora, sottolinea sempre l’articolo del quotidiano di via Negri, si segue il metodo del “pastoralismo”, la base del pontificato di Papa Francesco. In buona sostanza, una Chiesa che si disinteressa della dottrina, nella teoria sempre valida ma in pratica anche pronta ad essere scardinata.

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