Il complesso di superiorità

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di Gianni Petrosillo

Dobbiamo dare pienamente ragione a Orsini benché noi stiamo dicendo le stesse cose da mesi o anni. L’Occidente è in preda ad un delirio di onnipotenza in cui il delirio è molto e l’onnipotenza ormai poca. La battaglia contro la realtà del circo mediatico nostrano ha superato qualsiasi narrazione distopica e non si discosta mai dai dalla versione del potere ufficiale nonostante le evidenti bugie con gambe sempre più corte e il naso chilometrico.
La Russia doveva essere sconfitta in poco tempo ma Putin non doveva essere umiliato perché il suo paese è pur sempre una forza nucleare. Si continua a ripetere queste sciocchezze benché i fatti si siano già incaricati di rovesciare le finte convinzioni che girano dalle nostre parti. Mosca non è stata sottomessa e l’onore di Putin non è mai stato così saldo, almeno in confronto alla reputazione dei suoi omologhi anglofoni ed europei. Aspettiamo con ansia il colpo di grazia all’Ucraina per vedere cos’altro si inventeranno per non farsi abbassare un’autostima smisurata ma senza alcun fondamento.
“I russi perderanno la guerra in pochi giorni perché non hanno voglia di combattere”. E poi i russi hanno vinto, con smodata determinazione, la battaglia di Bakhmut, il corpo a corpo più brutale della guerra. Ecco un ulteriore esempio del complesso di superiorità dell’Europa: “L’esercito russo è tecnologicamente arretrato mentre quello occidentale è avanzatissimo”. Però il blocco occidentale invia armi vetuste all’Ucraina. La superiorità tecnologica dell’Occidente in Ucraina? Non pervenuta.
Nel lungo periodo, i complessi di superiorità distorcono i fatti fino al capovolgimento della realtà.
Per esercitare il ragionamento critico contro le manipolazioni dei media dominanti, individuo periodicamente sul mio canale YouTube quella che chiamo “l’idea più cretina sulla guerra in Ucraina”. Questo mese il podio è di Richard Moore, capo dell’MI6, i servizi segreti esteri britannici. La sua frase, enfaticamente rilanciata dal Corriere della Sera, recita così: “Stiamo attenti a non umiliare Putin”. Le parole di Moore sono un esempio di capovolgimento della realtà causato dai complessi di superiorità dell’Inghilterra nei confronti della Russia. Putin rade al suolo Mariupol, Bakhmut, Severodonetsk, Lysychansk, Kherson, Rubizhne? Epperò! Il blocco occidentale smetta di umiliare Putin! Secondo i media dominanti, Putin distrugge perché è umiliato. Il ragionamento critico impone la seguente domanda: “Se chi distrugge è umiliato, quant’è umiliato chi è distrutto?”. Ecco la mia conclusione contro le manipolazioni dei media: i veri umiliati sono gli occidentali che non riescono a proteggere l’Ucraina dal fuoco russo.

Una delegazione dell’Azov va in gita a Masada

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Reggimento Azov in Israele: lo strano legame tra due ultranazionalismi
 
Il Battaglione Azov, adesso chiamato Reggimento, ha fatto visita a Israele. Il viaggio ha attirato l’attenzione della stampa israeliana e internazionale per la sua singolarità: il reggimento ha un trascorso ideologico che trova le sue radici nel neonazismo ma nonostante ciò è stato accolto dalle autorità israeliane con entusiasmo e senso di amicizia. Singolare è stata anche la tappa in uno dei luoghi simbolo del nazionalismo sionista. Il viaggio è stato ricco di contraddizioni e colmo di significati contrastanti vedendo contrapposti, e allo stesso tempo uniti, due nazionalismi diversi nelle radici storiche ma simili nelle intenzioni presenti. 
 
Ilya Samoilenko e Yuliya Fedosyuk: figure controverse
 
Il viaggio ha visto protagonista una delegazione di Azov guidata dall’ufficiale Ilya Samoilenko, 28 anni, responsabile dell’intelligence del reggimento – uno dei soldati che si è barricato nelle acciaierie Azovstal della città di Mriupol, tentando di proteggerla dall’invasione russa – e Yuliya Fedosyuk, vice capo dell’Associazione delle famiglie dei difensori di Azovstal. La visita è stata organizzata dall’organizzazione “Israeli Friends of Ukraine” in collaborazione con l’ambasciata ucraina in Israele e dalla Fondazione Nadav, fondazione attiva in progetti che hanno come obiettivo la sicurezza nazionale di Israele e la sicurezza del popolo ebraico. 
 
La storia del reggimento è estremamente controversa. Accusato di essere neonazista e di essere stato protagonista di innumerevoli atti di torture nella regione del Donbass dal 2014, il reggimento è stato infatti accusato dalle Nazioni unite di crimini di guerra. Impegnati adesso in una campagna pubblicitaria a sostegno dei membri del reggimento rimasti in Ucraina, Samolienko e Fedosyuk hanno rilasciato dichiarazioni a favore della democrazia e comparato Israele all’Ucraina, entrambe impegnate a preservare il loro status democratico. 
 
Nonostante ciò entrambi in passato si sono espressi con toni più estremisti. La stessa Fedosyuk nel 2020, come riportato da Haaretz, aveva affermato che “le persone che si assumono maggiori responsabilità dovrebbero avere più diritti. […] Mi piace la democrazia descritta da Aristotele: il diritto di scegliere appartiene a chi ha la giusta istruzione, lo status intellettuale. È sbagliato equiparare i voti di un accademico e di una persona che non ha finito la scuola”.  
 
Da tenere di conto sono state anche le segnalazioni dell’Anti-Defamation League (Adl), un’importante organizzazione non governativa internazionale ebraica con sede negli Stati Uniti. L’Adl nel 2019 aveva segnalato Azov come “gruppo estremista ucraino” con “legami con neonazisti e suprematisti bianchi”. Molti giornali, soprattutto locali israeliani, si sono chiesti se questa visita non abbia lo scopo di “ripulire” la figura del reggimento per raccogliere ancora più consensi all’estero, facendo passare il reggimento come un vecchio “pentito” adesso unito alle cause di tutto l’Occidente. 
 
La visita a Masada e la peculiare analogia con l’ultranazionalismo ebraico 
 
La delegazione ha poi proseguito il suo itinerario nell’area del Maro Morto dove ha visitato il sito archeologico di Masada. Il sito ha attirato l’attenzione di Samoilenko che ha paragonato la resistenza ebraica del 73 d.C. alla difesa di Mariupol. 
L’account Telegram dell’associazione Azovstal ha postato foto dei membri di Azov a Masada e ha dichiarato: “Quando oggi in Israele si parla della difesa di Mariupol, gli israeliani ripetono costantemente: “Mariupol è la vostra Masada”. 
 
Oltre a Masada, i tweet mostrano che i due militanti ucraini hanno incontrato anche soldati israeliani riservisti, hanno assistito a una proiezione cinematografica e hanno incontrato Naama Lazimi – un politico israeliano di spicco del Partito Laburista, che fa parte della coalizione di governo uscente. 
 
Perché scegliere proprio Masada? Il sito archeologico è dal 1948, anno della Nakbapalestinese e della dichiarazione dello Stato di Israele, simbolo del nazionalismo ebraico. Simboleggia, per gli israeliani, eroismo e sacrificio e rappresentazione dell’orgoglio di una nuova nazione. Non a caso i soldati appena arruolati vengono portati alla fortezza nel deserto per prestare giuramento di fedeltà, anche al grido di “Masada non cadrà di nuovo!”. La destra nazionalista israeliana vede quindi in questo sito, un punto fermo del nazionalismo ebraico.
 
 

Mariupol, la verità dei civili: “Il battaglione Azov ci sparava contro”

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di Bianca Leonardi

Siamo ufficialmente nella seconda fase della guerra, come lo stesso presidente Zelensky ha affermato: una guerra combattuta nella parte meridionale del paese, una guerra che non trova fine e che vede al centro dei bombardamenti la regione del Donbass, con le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. È qui che il battaglione Azov – quello che ormai è rimasto – si è asserragliato nell’acciaieria di Azovstal a Mariupol, teatro ormai della spietata guerra.

Se da una parte gli Azov sono a tutti gli effetti militari ucraini e quindi vittime di quell’invasione russa che sta sconvolgendo il mondo, è, però, infantile e poco producente ai fini dell’informazione catalogare i buoni a prescindere e i cattivi a prescindere. Nei conflitti non ci sono gironi speciali, ci sono solo uomini, con i propri errori e le proprie glorie.

A tal proposito, il servizio fatto da Report, realizzato da Manuele Bonaccorsi tra Mariupol e Donetsk, ha mostrato un lato sconosciuto, o nascosto, che la stampa occidentale e italiana ha sempre preferito non approfondire. “Il battaglione Azov, con i suoi carrarmati, ha sparato su casa mia”, racconta una giovane abitante di Mariupol confermando che si trattava di milizie ucraine, in quanto avevano la bandiera del paese sulla divisa.

Le condizioni di vita dei civili di Mariupol, da più di un mese, versano infatti in una situazione drammatica: tra l’impossibilità di uscire dai rifugi e le abitazioni bombardate, e tutto per mano dei nazionalisti ucraini, raccontano. “Senza luce, senza acqua, senza cibo: abbiamo vissuto come i ratti”, spiega una coppia di anziani ormai rimasta senza niente.

E ancora: “I militari ucraini mettevano davanti ai portoni dei barattoli rossi, segnalando alle truppe i punti di fuoco: noi li abbiamo fatti sparire e così abbiamo salvato nostra casa, altrimenti saremmo morti. Quelli del palazzo davanti non l’hanno fatto e lì hanno messo un obice sul tetto da cui sparavano a ripetizione: ora di quel palazzo non resta niente, è stato completamente distrutto”. Un vero tiro al bersaglio da parte del battaglione Azov sui civili di Mariupol: così racconterebbero gli abitanti della città che, stremati, cercano ora una via di fuga verso Donetsk.

“Il 24 febbraio Mariupol è stata chiusa, eravamo in gabbia: non c’è mai stato un corridoio verde per portare via bambini e anziani. Hanno fatto saltare le rotaie del treno ed era impossibile uscire dalla città”. Smontata quindi, stando agli abitanti della città presa di mira, anche tutta l’organizzazione legata alla creazione di corridoi umanitari per far evacuare almeno le persone più fragili, come ha sempre riportato la stampa ucraina.

Anzi, dalle loro parole, sembrerebbe proprio che i civili siano stati tenuti con la forza nei confini della città: “Fin dall’inizio della guerra non è stato possibile lasciare Mariupol, i soldati avevano messo carrarmati in mezzo alle strade e ci dicevano che c’erano i ponti minati. Dopo era troppo tardi per fuggire. Solo quando la Russia ha conquistato tutta la costa orientale siamo riusciti a scappare”, spiega un ragazzo padre di due bambini che ha vissuto per almeno un mese in uno scantinato ed è stato costretto a rubare per dare cibo ai suoi figli.

E per quanto riguarda il fiume di persone che solo adesso si sta spostando nella capitale della repubblica indipendente separatista di Donetsk, l’Ucraina ha parlato di vere e proprie “deportazioni” russe. “Nessuno ci ha deportato: stiamo solo fuggendo all’inferno. Abbiamo persone sepolte sotto ogni casa, ci sono croci ovunque e hanno messo l’artiglieria tra gli edifici residenziali anche se c’era la scritta “bambini”: ci hanno usato come scudi umani”, prosegue un’altra donna raccontando come il battaglione Azov non abbia avuto pietà nemmeno dei più piccoli.

La città di Mariupol è infatti abitata, per la maggior parte, da persone di lingua russa e gli occupanti – cioè le milizie di Putin – vengono chiamati “liberatori” essendo – come riferiscono gli intervistati – gli unici ad aver permesso ai civili di salvarsi e scappare dalla furia Azov. “Noi ci sentiamo russi – racconta un uomo – È stata l’Ucraina che ci ha bombardato, non la Russia: tutto questo lo hanno fatto i neonazisti dell’Azov”.

E stando a quanto dichiarato dai civili è inevitabile tornare a riflettere su quei famosi uomini e donne rinchiusi nell’acciaieria e che, stando alle fonti ucraine, insieme ai nazionalisti non riescano a liberarsi a causa dell’avanzata russa. Torniamo a domandarci: come mai durante il cessate il fuoco, che le truppe del Cremlino ormai fanno quasi regolarmente, quei civili in Azovstal non riescono ad uscire?

Bianca Leonardi, 6 maggio 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/mariupol-la-verita-dei-civili-il-battaglione-azov-ci-sparava-contro/