AMIA Verona: Esposto dell’Avv. Luigi Bellazzi al Sindaco Tommasi

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dell’Avv. Luigi Bellazzi – VERONA

Mi è gradito farvi conoscere il mio Esposto indirizzato alle Autorità cittadine sulla pluriennale illegalità operativa di Amia: il linguaggio è tecnico e, dunque, lontano da quello stile che dovrebbe far sollevare l’indignazione e far gridare “Vergogna!!!”.

Vergogna per tutte le Amministrazioni di Destra come di Sinistra che in questi ultimi decenni hanno rubato , rubano e di questo passo, continueranno a rubare, sperperando denaro pubblico per appaltare lavori inutili ad imprese legate alla Sinistra (Lega delle Cooperative), così come alla Destra (Mazzi), imprese che in realtà sono cadaveri viventi.

Ma, fatto ancora più allarmante, per chi oltre ai principi etici guarda alla realtà più concreta, spese, bilanci, insomma ai soldi sperperati.

Non ho dubbi: sono spese  folli che porteranno il bilancio della Città al fallimento. Sto esagerando? Prima di rispondere permettetemi di segnalarvi  queste  cifre a spanne:

 Amia costa 15 milioni di euri per acquisirla dal gruppo AGSM AIM; altri  60 milioni in 5 anni serviranno per ricapitalizzare la Nuova Amia, la Filovia/ Rubovia costa al Comune al momento 46 milioni,(a cui si dovranno aggiungere tutti gli interventi di contorno) senza tener conto delle spese di gestione.

È vergognoso sottolineare che per la “Rubovia” 90  milioni di euri li tira fuori lo Stato( siamo sempre noi, noi italiani, mica i marziani…), ragion per cui questa Amministrazione sperpera complessivamente non meno di 121 milioni ( 15+60+ 46) di Euri.

Quale l’alternativa? È presto detto: Amia potrebbe essere affidata ai privati, per i danni della Filovia/Rubovia dovrebbe essere  chiamati a risarcirli tutti gli amministratori che l’hanno pervicacemente voluta, nonostante l’inutilità e i costi stratosferici.

Ricordiamoci anche che il danno nei confronti di noi cittadini è doppio: infatti sperperare 121 milioni significa che non avremo soldi per gli asili nido, per anziani non autosufficienti , per i disabili. Tutti questo per me è delinquenza politica… nel significato etimologico latino: de liquere, venir gravemente meno ai propri doveri.

Con questo spirito e tutta la mia e la vostra indignazione,vi auguro buona lettura,

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Al Sindaco del Comune di Verona

Damiano Tommasi

Ai Consiglieri comunali di Verona

Segretario generale del Comune di Verona

dott. Luciano Gobbi

Sindaco di Vicenza

Giacomo Possamai

Segretario generale del Comune di Vicenza

dott.ssa Stefania Di Cindio

Ai Consiglieri comunali di Vicenza

E p.c.                    Presidente del Gruppo Agsm-Aim Spa

Federico Testa

Presidente di Amia Verona Spa

Bruno Tacchella

Procura Regionale Veneta della Corte dei Conti

Presidente dell’ANAC

Egregio Sindaco,

nei giorni scorsi la stampa locale ha dato notizia di un «rallentamento» nel processo che dovrebbe portare alla creazione della «nuova» Amia «in house» del Comune di Verona, finalizzata a legittimare la gestione in via diretta e senza gara del servizio rifiuti e della manutenzione del verde pubblico.

La stampa ha riferito che la nuova Amia (AmiaVr, di proprietà del Comune di Verona) dovrebbe acquistare tutte le quote societarie di Amia Verona Spa al costo di 15 milioni di euro, ma l’operazione è stata rinviata sine die perché i consiglieri di minoranza vicentini di Agsm-Aim Spa (di centrodestra, a differenza del sindaco, che è di centrosinistra) avrebbero messo in dubbio la valutazione societaria chiedendo nuove, ulteriori garanzie.

Con il presente esposto intendo documentare che un siffatto rinvio non è frutto di un banale disguido o ritardo procedurale, ma si configura quale condotta omissiva illegittima foriera di un danno erariale certo, attuale, concreto e determinabile a carico del Comune di Verona.

A fondamento di tale assunto espongo le seguenti considerazioni, dalle quali emerge che il Comune ha abusato dello strumento societario utilizzando Amia Verona Spa in aperto contrasto non solo con la vigente normativa in materia, ma anche con i più elementari principi di buon governo e di sana gestione della cosa pubblica.

Con un processo di fusione per incorporazione attuato nell’anno 2012 il Comune ha conferito Amia Verona Spa in Agsm Verona Spa, e per effetto di tale operazione è venuto meno il rapporto di delegazione interorganica tra Amia e la Pa, il quale costituisce il presupposto di legittimità per la gestione dei servizi pubblici locali in via diretta e senza gara.

Nonostante la perdita della qualifica di società pubblica articolazione organizzativa della Pa, Amia Verona Spa dal 2012 fino ad oggi è rimasta (incredibilmente) concessionaria diretta del servizio rifiuti e della manutenzione del verde pubblico nel territorio comunale, in aperto contrasto con la normativa in materia (art. 16 del Tusp, art. 5 del dlgs 50/2016, ecc.).

Soggiungo, al riguardo, che l’affidamento diretto di servizi pubblici senza gara, oltre a risultare lesivo dei principi nazionali e comunitari in tema di mercato e di libera concorrenza, è foriero di un danno erariale pari alla differenza tra il maggior costo sostenuto dal Comune per oltre 10 anni (dal 2012, appunto), rispetto al costo che l’Ente locale avrebbe sostenuto dando corso una gara pubblica per l’affidamento dei servizi in ottemperanza alle vigenti disposizioni di legge in materia.

D’altra parte, è fuori discussione che Amia Verona Spa – da sempre società in mano pubblica – sia un’azienda fuori mercato, operante secondo condizioni economiche tutt’altro che competitive e concorrenziali.

La stessa Corte dei Conti nelle relazioni annuali in materia ha ripetutamente contestato con durezza le pessime prestazioni economiche delle società pubbliche, definendole, di fatto, le peggiori imprese del tessuto produttivo italiano.

In poche parole, le società pubbliche al 100 per cento, per quanto beneficiarie di affidamenti in regime di monopolio sono quelle meno efficienti, con maggiori perdite, più sbilanciate verso il debito e meno in grado di usare le tecnologie laddove queste possano supplire all’impiego di risorse umane.

È il caso di ricordare che la giurisprudenza contabile ha più volte chiarito che la nozione “danno da concorrenza” ricomprende tanto il nocumento subito dall’amministrazione per non aver conseguito il risparmio di spesa che sarebbe stato possibile ottenere mediante il confronto in gara tra più offerte (“danno alla concorrenza in senso stretto”: cfr. ex multis Sez. II Centr. App. 20 aprile 2011 n. 198), quanto quello corrispondente all’esborso dell’intero corrispettivo pagato all’impresa, al netto dell’utiliter datum, in esecuzione di un contratto nullo per violazione delle norme imperative (“danno alla concorrenza in senso ampio” o “atecnico”).

La circostanza che la Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale e di controllo del Veneto, e l’Anac – benché a suo tempo informate dallo scrivente della gestione illegittima dei servizi locali da parte del Comune di Verona – non siano finora intervenute presso l’Ente locale per porre un argine agli sprechi pubblici e ripristinare la legalità violata, non può certo costituire un “lasciapassare” al Comune di Verona per violare la legge con impunità.

Eppure a fronte della situazione deteriorata sopra descritta il Comune ha ulteriormente peggiorato lo stato delle cose grazie alla fusione per incorporazione di AIM Vicenza Spa in AGSM Verona Spa, con la costituzione dal 1° gennaio 2021 del gruppo AGSM – AIM Spa a capitale interamente pubblico, partecipato dal Comune di Verona con la quota del 61,2 % e dal Comune di Vicenza con la quota del 38,8%.

Va considerato, sul punto, che negli anni 2017 e 2018 AIM Vicenza Spa ha dato corso all’emissione di un prestito obbligazionario mediante quotazione presso il mercato regolamentato della Borsa di Dublino, con la conseguenza che – in base alla disposizione transitoria ex art. 26, comma 5, del dlgs n. 175/2016 – AIM Spa ha potuto acquisire lo status di “società quotata”, trasmettendo (chissà come) questo status all’intero gruppo intersocietario neocostituito.

In seguito alla fusione, la pagina relativa all’”Amministrazione trasparente” del nuovo gruppo AGSM-AIM Spa ha subito un totale cambiamento rispetto al corrispondente regime in vigore per società a controllo pubblico non quotate.

Oggi il sito del gruppo reca il seguente messaggio:

“A seguito dell’operazione di fusione per incorporazione, dal 1° gennaio 2021 la Capogruppo AGSM AIM S.p.A. ha conseguito lo status di “società quotata” ed è, pertanto, sottoposta alla normativa di disclosure applicabile alle società emittenti strumenti finanziari”.

Dopo il messaggio, le informazioni relative alla gestione sociale sono divenute parziali, lacunose o addirittura inesistenti, lasciando intendere che una società “quotata” non sarebbe tenuta all’osservanza degli obblighi di trasparenza, ma deve solo preoccuparsi di evitare la divulgazione di dati potenzialmente dannosa, per l’influenza sull’andamento del titolo e gli effetti nocivi sulla quotazione e/o sul rating della società.

Per effetto della suddetta fusione AMIA Verona Spa – già teatro di infiltrazioni mafiose e losche manovre tuttora al vaglio della magistratura penale* – da un lato è stata sottratta al regime di trasparenza in vigore per le società in controllo pubblico, ma dall’altro non ha cessato di operare come società pubblica (grazie alla collusione dell’Ente affidante) continuando a gestire senza gara servizi pubblici di utilità generale sul territorio, come se fosse ancor oggi un’articolazione organizzativa della Pa.

Da ultimo, con un ritardo marchiano e paradossale il Comune di Verona ha tentato di sanare una situazione radicalmente illegittima con l’adozione della delibera consiliare n. 20 del 13 aprile 2022, con oggetto “Partecipate – provvedimenti in merito alla costituzione di una new.co per la gestione in house del servizio di igiene urbana e del servizio di manutenzione delle aree verdi”.

Il progetto di ristrutturazione societaria contenuto nella delibera puntava a ricondurre l’esercizio dei servizi pubblici di cui sopra alla gestione in via diretta e senza gara, attraverso un percorso a ostacoli estremamente complicato e macchinoso.

In sintesi, la delibera comunale di cui sopra prevede quanto segue.

  1. È decisa la costituzione immediata, da parte del Comune di Verona, di una New.Co (poi denominata AmiaVr) dotata di un capitale sociale di 1 milione di euro;
  2. tale società provvederà all’acquisizione del 100% della partecipazione in AMIA Verona S.p.A., dopo che questa sarà stata depurata dalle attività e dalle partecipazioni non necessarie allo svolgimento del servizio igiene ambientale e manutenzione del verde nel Comune di Verona;
  3. la “depurazione” di AMIA Verona Spa avrà luogo mediante scissione parziale e trasferimento del ramo d’azienda residuale ad altra società, costituita da AGSM AIM S.p.A. e mantenuta sotto il suo controllo.

Si tenga presente che:

–         La società scissa AMIA Verona S.p.A. non si estinguerà, ma proseguirà i propri servizi senza la parte di attività/passività trasferite alla società beneficiaria;

–         Una volta acquisito il 100% di AMIA Verona S.p.A. da parte della New.Co comunale (= AmiaVr), si procederà a una fusione inversa, attraverso cui la NewCo stessa confluirà in AMIA, la quale a sua volta dovrà adeguare lo Statuto per avere le caratteristiche di società in house providing;

–         AMIA proseguirà la propria attività senza soluzione di continuità, e conseguentemente, senza la necessità di espletare procedure di carattere burocratico, consentendo altresì di evitare i relativi costi di trasferimento delle autorizzazioni e dei cespiti, stimati in quasi 1,5 milioni di euro;

–         alla Società così ridefinita potranno essere affidati direttamente, con successivi provvedimenti motivati:

  1. a)da parte dell’Autorità di Bacino Verona Città i servizi di igiene ambientale;
  2. b)da parte del Comune di Verona la manutenzione del verde (fatto salvo il trascinamento di alcuni affidamenti in corso a favore di terzi, comunque nei limiti della quota inferiore al 20% consentita dalla normativa in materia di “in house providing”).

L’operazione consente di mantenere inalterata la quota di partecipazione del Comune di Verona in AGSM AIM S.p.A.

Al di là della complessità (ripeto: artificiosa e non giustificata) dell’operazione programmata, il vero nodo della questione sta nella mancanza di sostenibilità finanziaria per dare corso all’intervento deliberato.

È evidente che la neo-costituita New.Co comunale, con un capitale sociale di un milione di euro e senza la dotazione di ulteriori risorse (né di attività sociali remunerative) non potrà mai realizzare un investimento avente per oggetto l’acquisto di Amia Verona Spa.

E questo non solo per il fatto che, dopo la scissione, il patrimonio di Amia potrebbe assestarsi intorno a un valore di 15 milioni di euro, ma anche perché a tale valore aziendale dovrà aggiungersi un piano di investimenti che, secondo lo studio allegato alla delibera consiliare n. 20/2022, dovrebbe ammontare a circa 60 milioni di Euro nell’arco del periodo 2022-2036, ma soprattutto nei primi 4 esercizi (quasi 22 milioni di euro).

Si tratta di impegni finanziari impraticabili per una scatola vuota, qual è la neo-costituita New.Co comunale, inopinatamente designata quale soggetto acquirente.

A fronte di un siffatto disegno, perfino il prof. Stefano Pozzoli – il cui parere professionale è stato addotto a fondamento e giustificazione dell’intervento programmato – non ha potuto sottrarsi dall’osservare quanto segue:

“Risulta evidente, alla luce di quanto detto in merito agli investimenti, che i maggiori rischi per la NewCo nascono proprio sotto il profilo finanziario (…). Occorre rilevare che il livello molto modesto di capitalizzazione della NewCo, abbinato all’elevato fabbisogno finanziario determinato da necessità correnti e di investimento, rendono gli equilibri particolarmente delicati. È auspicabile, pertanto, che si proceda presto a una ricapitalizzazione della NewCo, e questo sia per evitare che il rischio di perdita, sempre possibile e comunque elevato nei primi esercizi di vita, sia quello di tensione finanziaria, creino difficoltà gestionali alla Società e comportino un rallentamento nel processo di investimento”.

Queste pesanti criticità (desunte dal provvedimento stesso che ha approvato il disegno di riorganizzazione societaria!) si commentano da sole, e spiegano perché la delibera consiliare n. 20/2022 non sia stata ancora eseguita con l’acquisto di Amia Verona Spa da parte della New.Co e con il risultato di ripristinare la gestione senza gara dei servizi pubblici locali interessati.

È singolare che il Documento unico di programmazione (DUP) per gli anni 2024-2027 approvato dal Comune di Verona con la delibera di Giunta n. 766 del 4 agosto 2023, nella Sezione strategica con orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo, veda ancora Amia Verona Spa (e non AmiaVr) titolare del servizio rifiuti e di manutenzione del verde pubblico sul territorio, e si limiti ad annotare meccanicamente  che “AmiaVr S.p.A. è stata costituita in data 01/12/2022, con atto del Notaio Casalini (ns. P.G. n. 438251 del 01/12/2022). Una volta acquisito il 100% di AMIA Verona S.p.A. da parte della NewCo comunale, si procederà ad una fusione inversa, attraverso cui la stessa NewCo confluirà in AMIA, la quale a sua volta dovrà adeguare lo Statuto per avere le caratteristiche di società in house providing”.

Una pura annotazione di stile che non indica date certe, ma che rimanda ancora una volta a un futuro imprecisato il cambiamento della gestione che dovrebbe mettere in regola il Comune davanti alla legge.

Resta il fatto che nel frattempo:

  1. a)in ottemperanza alle indicazioni del piano industriale approvato con la suddetta delibera consiliare n. 20/2022, la tassa sui rifiuti 2023 ha subito un aumento complessivo del 4,68% su tutte le utenze; quelle domestiche costeranno il 3,65% in più rispetto al 2022, quelle non domestiche il 5,67% in più. L’aumento delle tariffe vale circa 1.600.000 euro, su un totale di 52.600.000 euro del costo del servizio;
  2. b)in esecuzione della delibera consiliare di cui sopra la New.Co è stata prontamente costituita, con dovizia di costi e risorse pubbliche (per consulenze, costi di funzionamento della società, perizie di stima, ecc.), senza che il disegno ideato dal Comune di Verona sia stato portato a compimento, dopo ormai più un anno e mezzo dalla sua approvazione.

Oltretutto, la neo-costituita Società comunale rientra tra quelle “società che risultano prive di dipendenti o hanno un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti” (art. 20, comma 2, lett. b) del Tusp) e tra quelle “che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a un milione di euro” (art. 20, comma 2, lett. d) del Tusp).

Di conseguenza, ove l’acquisto di Amia Verona Spa non dovesse aver luogo da parte della Newco entro l’anno corrente, in sede di piano di razionalizzazione da approvarsi a cura del Consiglio comunale entro il 31 dicembre 2023, la nuova società dovrebbe essere posta in liquidazione dall’ente socio, stante l’assenza dei requisiti di legittimità previsti dal Tusp per essere mantenuta tra le partecipazioni comunali.

Resta il fatto, come si è già detto e ripetuto mille volte, che Amia ha operato e sta operando da oltre un decennio contra legem, non avendo alcun titolo giuridico per beneficiare di affidamenti diretti da parte del Comune di Verona.

Al quadro di criticità sopra descritto debbono essere aggiunte ulteriori dolorose note.

Se è vero che oggigiorno i nodi vengono al pettine perché con la delibera consiliare dell’aprile 2022 il Comune di Verona ha escogitato il disegno della New.co al solo fine di retrocedere Amia Verona Spa al patrimonio comunale cercando di evitare (maldestramente) lo stanziamento delle risorse pubbliche occorrenti per dare corso all’operazione, è altrettanto vero che nel settembre 2023 – a distanza di poco più di un anno dal provvedimento di cui sopra – la situazione economica del Comune è precipitata nel baratro, rendendo ormai impossibile e inimmaginabile un intervento di soccorso finanziario a favore di AmiaVr per l’acquisto di Amia Verona Spa.

Questo perché con la sopraggiunta delibera consiliare n. 35 del 22 giugno 2023 il Comune ha approvato l’accordo di contribuzione tra l’Ente locale, Amt3 Spa e la Bei, nonché il nuovo piano economico finanziario per la realizzazione dell’infrastruttura.

In base al nuovo accordo, il Comune si è impegnato al versamento di un contributo a favore di Amt3 Spa pari a 46,653 milioni di euro articolato su un arco temporale di 20 anni, andando a gravare sulla spesa corrente.

Come ha scritto il responsabile finanziario nel parere allegato alla delibera di cui sopra, “gli importanti impegni assunti con la presente proposta di deliberazione renderanno oltremodo necessario mantenere sotto controllo negli anni futuri la spesa del Comune senza alcun incremento di servizi e semmai con una razionalizzazione degli stessi, in ragione anche delle attuali spinte inflazionistiche, oltre ad attuare politiche di ottimizzazione delle entrate”.

Tutto ciò significa, in parole povere, che le avventure di grandezza lanciate dal Comune andranno a falcidiare le risorse (già scarse e ridotte) destinate all’assistenza sociale, all’istruzione scolastica, alle mense, asili nido e a sostegno alle categorie più fragili della popolazione, tra cui in primis gli anziani, le famiglie numerose e/o indigenti, i disabili e i cittadini meno fortunati.

In questa strettoia in cui si è addentrata l’Amministrazione comunale, resta pur vero che la strategia avviata per la ristrutturazione dei servizi pubblici locali deve essere comunque portata a compimento, per evitare il danno erariale conseguente all’impiego di risorse che non siano state messe a frutto.

TUTTO CIÒ PREMESSO

LO SCRIVENTE DIFFIDA IL COMUNE DI VERONA

 

1)    A ULTIMARE ENTRO IL 31.12.2023 L’ESECUZIONE DELLA DELIBERA CONSILIARE N. 20/2022 CON L’ACQUISTO DI AMIA VERONA SPA DA PARTE DI AMIAVR (NEW.CO) E LA MESSA IN ESERCIZIO DI QUEST’ULTIMA SOCIETÀ NEI TERMINI PREVISTI CON LA DELIBERA STESSA;

2)    IN CASO CONTRARIO, A PORRE IN LIQUIDAZIONE AMIAVR (NEW.CO) CON IL PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE DA APPROVARSI ENTRO IL 31.12.2023;

3)    DI RISERVARSI L’ADOZIONE DEI RIMEDI DI LEGGE IN CASO DI ULTERIORE INERZIA DA PARTE DEL COMUNE DI VERONA;

4)    DI INVITARE SIN D’ORA LA CORTE DEI CONTI E L’ANAC AD ATTIVARE LE INDAGINI DEL CASO E MONITORARE L’OPERATO DELL’ENTE LOCALE, NELL’ESERCIZIO DELLE LORO RISPETTIVE COMPETENZE.

 

Resto in attesa di cortese sollecito riscontro in ordine a quanto sopra esposto, chiedendo fin d’ora al Comune di Verona di poter essere costantemente e periodicamente aggiornato al riguardo.

Distinti saluti.

luigi bellazzi( bellazzi.luigi@bellazzi.it)

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* È il caso di ricordare che recentemente la Corte d’Appello di Venezia ha confermato l’impianto accusatorio delineato dalla Direzione distrettuale Antimafia di Venezia in ordine alla c.d. operazione “Isola scaligera” e ha condannato l’ex Presidente di Amia Verona Spa per corruzione a una pena di 2 anni e 8 mesi.

Secondo i giudici, si tratta di un segnale che varie organizzazioni di stampo mafioso collegate all’ndrangheta calabrese si sono infiltrate nel circuito dell’economia e delle istituzioni locali, alimentando il malaffare con i reati di estorsione, truffa, riciclaggio, corruzione, turbativa d’asta, fatture false e traffico di droga.

Come ha anche riferito la Direzione investigativa antimafia nella relazione presentata al Parlamento in tema di fenomeni mafiosi del primo semestre 2022, la criminalità organizzata sembra aver messo radici anche nella provincia di Verona e nel Veneto, dove “la presenza delle organizzazioni criminali di tipo mafioso è stata evidenziata da numerose investigazioni, che hanno dimostrato come nel corso degli anni il territorio sia stato infiltrato da esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra”.

 

Immigrati e le Sirene del consumismo. Ipocrisie e falsità dell’accoglienza europea

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dell’Avv. Luigi Bellazzi

Il tema dell’immigrazione è “caldo” più che mai. Torno a parlarne non solo per la sua drammatica attualità, ma per smascherare la demagogia falsa e pietosa degli  Atleti del pensiero comodo”, i cosiddetti “Buoni”. E per mostrarne falsità e ipocrisie.

C’è una guerra? C’è la fame? Viene spontaneo dire che “Uno rimane a casa propria a far la guerra o a zappare la terra”. Come avveniva da noi durante tutto il Novecento. Del resto, è evidente che la differenza tra il tenore di vita del contadino Siciliano di mezzo secolo fa e il suo Omologo dell’Africa subsahariana di oggi è più o meno la stessa. Domandiamoci, allora: perché, in passato, non c’erano le attuali migrazioni bibliche?
                                            Prima di rispondere, ecco alcune considerazioni di massima: in primo luogo, il braccio di mare tra Lampedusa e la costa Africana misura  da sempre solo 152 Km. Inoltre, guerre, carestie e malattie ci sono sempre state. Teniamo anche conto che è dal secondo dopoguerra che le Colonie hanno chiuso un’epoca.
                                            E allora? Che cosa c’è di nuovo? Che cosa è cambiato?
                                            Innanzitutto, da qualche decennio, si è diffusa in Africa la Tv Satellitare. Questa è la Sirena irresistibile che richiama le orde in Europa, mostrando la falsa immagine di una Società Europea ricca, opulenta, felice.
                                            Inoltre, sempre dal Secondo dopoguerra  ci è stata “liberamente” imposta una Economia basata sulla spesa e sui consumi, quando per tradizione la nostra economia era fondata sul risparmio e sugli investimenti ( el mal de la piera...).
Per aumentare i consumi, anche di noi Europei, c’è una sola ricetta: aumentare il numero dei consumatori. Si badi bene che non è l’aumento del reddito che fa aumentare i consumi. Anzi, le famiglie della fascia medio borghese (magari raggiunta da poco) educano i figli alla parsimonia, non allo sperpero. E’ nell’armadio della prostituta o del giovane spacciatore che si trovano stipati file di scarpe e di abiti firmati. Dunque, occorre trovare nuovi consumatori. Può sembrare illusorio vedere negli immigrati, poveri e coperti di stracci, dei nuovi consumatori, ma molti Buoni hanno la vista lunga.
                                        Mi sono chiesto e mi sono già dato la risposta: “Visto quello che si spende nel soccorrerli in mezzo al mare, viste le problematiche legate alla loro “accoglienza”, non converrebbe andare a prendere questi migranti a domicilio con torpedoni Gran Turismo? E perché invece si fanno rischiare di morire tra la sabbia del deserto, o annegati in mezzo al mare?
                                       Semplice e crudele la risposta che mi sono dato: perché, così facendo, “i Buoni” fanno una selezione eugenetica dei Migranti: anche solo un foruncolo nel culo ne impedisce la migrazione.
                                      Sofferenze e annegamenti selezionano, a loro volta, i più coraggiosi, i più intraprendenti e anche i più banditi.
Questa la vera ragione per la quale di questi Migranti abbiamo Ospedali vuoti e Carceri piene.
                                      Tirarli su fino ai vent’anni,  ai “Buoni” non sono costati nulla. E cosa si ritrovano, dopo averli lavati, ripuliti, rifocillati e rivestiti? Dei giovani immigrati, in un Continente di vecchi da mantenere, consumatori già adulti con braccia buone per imprese vecchie e superate, come lo schiavismo delle Coltivazioni di Cotone  degli Stati Confederati al tempo di “Via col Vento“.  Solo che, se per Rossella O’ Hara “Domani è un altro giorno”, per noi, sia nelle acque del Mediterraneo, sia nei centri di accoglienza, sia nelle politiche dell’immigrazione, “Domani è sempre lo stesso giorno” .

Verona: esposto al Sindaco Tommasi dell’Avv. Luigi Bellazzi sul filobus

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dell’Avv. Luigi Bellazzi

Al signor Sindaco

Damiano Tommasi

Ai signori Consiglieri Comunali

COMUNE DI VERONA

OGGETTO: REALIZZAZIONE DEL FILOBUS PER LA CITTÀ DI VERONA – SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 28.7.2022.

Egregio signor Sindaco,

in vista della trattazione dell’argomento in oggetto da parte del Consiglio comunale nell’imminente seduta del 28 luglio p.v., ritengo indispensabile e doveroso che la S.V. e i membri del neo-eletto organo collegiale siano posti a conoscenza del presente esposto, già inviato al Comune di Verona il 28 marzo 2022 e rimasto senza risposta.

La prego, pertanto, signor Sindaco, di prendere buona nota di quanto segue, nonché di far pervenire la presente denuncia-esposto – per il tramite degli Uffici della Sua Segreteria – a ogni consigliere comunale in vista della seduta di cui sopra.

***

Debbo segnalare, in primo luogo, l’assenza di un piano economico-finanziario (PEF) regolarmente approvato e idoneo a supportare la realizzazione del filobus, secondo quanto ho potuto desumere dalla mozione consiliare n. 1551 del 9 luglio 2020, allegata in copia alla presente, recante una dettagliata cronistoria del procedimento.

Tale circostanza è di una gravità assoluta e inaudita.

Premetto che il piano economico-finanziario afferente a un’opera pubblica è uno strumento obbligatorio ex lege e imprescindibile, che deve, tra l’altro, fornire indicazioni sull’investimento complessivo ivi compresi gli oneri finanziari, i costi di manutenzione delle infrastrutture e degli impianti, i costi di gestione, i proventi dell’esercizio calcolati sulla base delle tariffe definite per conseguire l’equilibrio del piano economico-finanziario medesimo, nonché gli investimenti privati e i finanziamenti pubblici derivanti da leggi statali e regionali e da impegni di bilancio comunale.

Dalla rassegna di provvedimenti indicati nella mozione di cui sopra si deduce che il solo e unico piano economico dell’opera finora adottato dal Consiglio comunale è quello (obsoleto e superato) di cui alla delibera n. 22 del 25 marzo 2010, la quale, allo stesso tempo:

–       prendeva atto del provvedimento del CIPE n. 28/2009;

–       approvava lo schema di convenzione tra Comune di Verona e AMT Spa (poi stipulata il 15 aprile 2010) con cui AMT si impegnava a realizzare l’investimento per conto del Comune;

–       recepiva il progetto preliminare del sistema di trasporto pubblico per un importo di 143,053 milioni di euro al netto dell’IVA, al quale veniva assegnato un contributo statale di 85,832 milioni di euro, pari al 60 per cento del costo dell’opera.

Dal testo della mozione si desume che, nel corso degli anni successivi, è cambiato sia il costo complessivo del progetto, sia l’importo del finanziamento statale (più volte rideterminato dal Ministero dei Trasporti).

Nel corso del tempo è inoltre mutata la mobilità urbana sul territorio, con un forte incremento del parco macchine in circolazione e una viabilità connotata da una progressiva estensione delle zone a traffico limitato, con forti influenze e ricadute sul sistema del trasporto pubblico locale.

In poche parole, dall’anno 2010 a oggi tutto è cambiato sul territorio urbano, per cui nel PEF a suo tempo approvato dal Consiglio sono superate le analisi dei flussi di traffico, e risultano obsoleti i dati relativi all’utilizzo dei mezzi pubblici che dovrebbero garantire i proventi tariffari al gestore del trasporto pubblico.

Per fare un esempio, il piano economico finanziario di cui alla delibera consiliare n. 22/2010 non poteva tenere conto della sopravvenuta integrazione delle reti di trasporto urbano ed extra-urbano a seguito della costituzione di ATV Srl, Società indirettamente partecipata dal Comune e dalla Provincia, nonché sorta per effetto dei conferimenti di ramo d’azienda da parte di AMT Spa e APTV Spa, divenute socie di ATV Srl al 50%.

È evidente che l’integrazione delle reti a livello urbano ed extra-urbano ha rivoluzionato le interferenze e i nodi di interscambio tra i sistemi di trasporto su gomma e su binari, con la conseguente necessità di una riprogrammazione complessiva del servizio assunto a base del PEF originario.

Per mettere in luce l’assoluta inidoneità del piano in questione a garantire la copertura economica dell’investimento, si può aggiungere – ad abundantiam – la sopravvenuta carenza della principale fonte di finanziamento che avrebbe dovuto assicurare l’equilibrio economico dell’intervento per la realizzazione del nuovo sistema.

Già si è detto che il filobus dovrebbe costare circa 143 milioni di euro, mentre il contributo statale di 85,8 milioni potrà essere erogato dal Ministero dei trasporti a condizione che il Comune e/o le proprie aziende siano in grado di finanziare la parte residua dell’investimento, pari a circa 57 milioni di euro.

Secondo quanto riferisce la suddetta mozione n. 1551/2020, in data 14 maggio 2010 ATV Srl ha stipulato con AMT Spa un contratto “per dare garanzia e certezza alla relativa fonte di finanziamento”, consistente nell’impegno di versare ogni anno ad AMT – quale canone per la gestione del nuovo sistema filoviario (purché affidabile in via diretta ad ATV) – una somma fino a 2,75 milioni di euro per 20 anni (totale 55 milioni), per il rimborso dei mutui accesi da AMT e finalizzati alla realizzazione dell’opera.

La “certezza della fonte di finanziamento” derivante dal contratto di cui sopra è tuttavia caduta nel vuoto, dopo che la Provincia di Verona – da sempre contraria a un proprio coinvolgimento nella realizzazione dell’opera – nel 2017 ha alienato la propria quota di ATV (per l’intero 50%) ai soci milanesi di Ferrovie Nord per un corrispettivo pari a 21 milioni di euro.

La privatizzazione si ATV Srl ha scardinato l’impianto logico-organizzativo approvato con la delibera consiliare n. 22/2010 sopra citata, per le seguenti ragioni:

  1. a)la fuoriuscita della Provincia dalla compagine societaria di ATV ha dato luogo al sostanziale disconoscimento del contratto del 14 maggio 2010 (e del relativo debito), confermando la volontà della Provincia di rifiutare qualsiasi forma di cooperazione con il Comune per la realizzazione del nuovo sistema di trasporto rapido di massa;
  2. b)il passaggio di ATV Srl dallo status di società a totale partecipazione pubblica a quello di società mista pubblico/privata ha reso impraticabile la possibilità di un affidamento diretto in house della gestione del filobus, minando così il presupposto alla base dell’impegno contrattuale a carico di ATV nei confronti di AMT Spa.

A quanto pare, neppure dopo questo evento macroscopico il Comune di Verona ha provveduto a riscrivere il piano economico-finanziario del 2010 a sostegno del filobus, ma ha preferito ignorare il problema e proseguire con l’avanzamento dell’opera, in coerenza con le obbligazioni del contratto d’appalto sottoscritto nel 2012 tra ATI e AMT Spa.

Si tenga presente, per inciso, che nel 2016 sono state effettuate le consegne dei lavori di 2 stralci dell’opera, mentre sotto il profilo tecnico è stato deciso il cambiamento del mezzo filoviario in versione elettrificata – in difformità dalle specifiche tecniche previste nella delibera consiliare n. 22/2010 (!) – come se tutto fosse in regola con la programmazione dell’intervento.

A fronte di un PEF superato e inidoneo alla copertura dell’investimento, il buonsenso imponeva alla stazione appaltante di revocare la gara, anziché addivenire alla formalizzazione di obblighi contrattuali verso i terzi.

La Corte dei conti è sempre stata molto chiara sul punto, avendo più volte ribadito che “la mancanza della copertura finanziaria rende doveroso il ritiro degli atti di indizione della gara, che rappresenta l’unico strumento utilizzabile dall’amministrazione per evitare l’affidamento di un appalto e la successiva stipulazione del contratto in assenza della necessaria copertura finanziaria” (ex plurimis: TAR Sicilia, sez. I, 4 febbraio 2011 n. 210).

Come è potuto accadere che il Comune – all’unisono con la propria Società in house – abbia ignorato e violato questo principio fondamentale, rigorosamente codificato dall’art. 191 del Tuel?

Per trovare una risposta è utile dare uno sguardo alle notizie della stampa locale, all’epoca dell’aggiudicazione della gara e del contratto di appalto relativi all’opera pubblica in questione.

Sull’Arena del 23 novembre 2011 appariva il seguente articolo, a firma di Enrico Giardini.

Procede l’iter del filobus, anche in assenza del piano economico-finanziario (Pef) e anche se il Cipe non ha ancora assegnato il contributo statale di 86 milioni a copertura del 60 per cento della spesa. L’Amt ha formalizzato ieri l’aggiudicazione definitiva della gara al Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, la cordata che ha ottenuto il punteggio migliore e provvisoriamente si era aggiudicata la gara. L’Amt, con il Comune, ha compiuto il passo dopo mesi di stallo seguiti all’assegnazione provvisoria, avendo in mano un parere legale in base al quale l’iter può continuare, pur in assenza del Pef e del contributo, dopo che l’impresa aggiudicatrice si è impegnata a non chiedere i danni al Comune nel caso il contratto definitivo non venga sottoscritto (…).

 Da oggi, dunque, scattano 35 giorni di tempo entro i quali la Rizzani De Eccher, giunta seconda, potrà eventualmente eccepire se la commissione di gara ha valutato in maniera corretta i progetti. Qualora non ci sia alcun ricorso, dopo i 35 giorni, spiega l’ing. Carlo Alberto Voi, Amt potrà avviare le procedure per ottenere l’autorizzazione dal ministero dei trasporti e quella ambientale dalla Provincia. Ciò richiederà 60 giorni. Nel frattempo, il Cipe dovrebbe dare i soldi statali e inoltre dovrebbe essere redatto il nuovo e aggiornato piano economico-finanziario. Soltanto dopo, in presenza di tutte queste condizioni, si potrà stipulare il contratto definitivo con la cordata di imprese che dovrà costruire il filobus, che poi sarà gestito dall’Atv”.

Si può notare che, al tempo dell’aggiudicazione della gara, vi era piena consapevolezza dell’amministrazione che:

–          l’aggiudicazione definitiva avveniva “in assenza di PEF e di contributo”;

–         l’aggiudicazione definitiva (di regola preclusa senza copertura economica) era ritenuta possibile, in via eccezionale, ad avviso di un parere legale commissionato dal Comune, secondo cui l’impresa aggiudicatrice non avrebbe potuto chiedere i danni se il contratto di appalto non fosse stato successivamente stipulato;

–         il contratto di appalto – in ogni caso – avrebbe potuto essere sottoscritto soltanto dopo che fosse stato aggiornato e approvato in sede consiliare un nuovo PEF, rispetto a quello del 2010. Con il perfezionamento del contratto, infatti, il committente assume formalmente obblighi di spesa nei confronti dell’appaltatore, che esigono l’indispensabile copertura economica.

Il giornalista dell’Arena proseguiva scrivendo che “dall’inizio dei lavori, che potrebbe essere in primavera [del 2012], si prevedono 1.000 giorni, circa tre anni, per vederli terminati. Il Pef va rivisto perché si prevede un risparmio di chilometri per gli autobus extraurbani quando ci sarà il filobus visto che non dovranno più percorrere anche certi tratti in città. Comune e Provincia dovranno quindi accordarsi, sulle linee, ma intanto l’iter della filovia si può procedere. «Questa firma», dice Zanella, «dimostra la volontà di Amt di agire con la massima trasparenza, anche per tutelarsi. Il parere legale ottenuto dal Comune ci conforta però sul fatto che è possibile stipulare il contratto anche senza la copertura finanziaria».

Qui il presidente Zanella, forse non molto esperto in diritto amministrativo (sic!), faceva confusione e scambiava l’aggiudicazione definitiva con il contratto di appalto: secondo il parere legale del Comune era l’aggiudicazione, e non il contratto, che poteva aver luogo in assenza di copertura finanziaria.

Per quanto grossolana possa apparire una simile svista, essa è stata anticipatrice di una successiva condotta di mala gestio da parte della stazione appaltante, gravida di conseguenze disastrose e irreparabili per la città di Verona.

Infatti, a distanza di meno di un anno dall’aggiudicazione definitiva, il 5 settembre 2012 tra AMT Spa e l’ATI veniva firmato il contratto di appalto per la realizzazione del filobus, senza la previa approvazione del nuovo PEF dell’opera e, quindi, non solo in aperto contrasto con la legge, ma perfino con le stesse indicazioni che il Comune aveva acquisito con il suddetto parere legale.

Il 5 settembre 2012 segna quindi la data della svolta epocale e del “non ritorno”, con l’assunzione di un onere economico di 143 milioni di euro a carico della PA, in assenza di una qualsiasi copertura di spesa.

***

Chiarita la dinamica dei fatti, resta da verificare quali conseguenze preveda l’ordinamento amministrativo nel caso di assunzione di spesa in assenza di idonea copertura economico-finanziaria.

Si osserva preliminarmente che l’art. 191, comma 4, del Tuel dispone che “nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo [di copertura di spesa], il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione (…) tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura”.

È un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità quello per cui “l’atto con cui l’ente locale assume un obbligo contrattuale è valido a condizione che sia emesso un impegno di spesa destinato ad incidere, vincolandolo, su un determinato capitolo di bilancio, con attestazione della sussistenza della relativa copertura finanziaria come previsto dall’art. 191 D.Lgs. n. 267 del 2000, diversamente discendendone la nullità tanto della deliberazione che lo autorizza quanto del susseguente contratto stipulato in attuazione di essa, ferma l’obbligazione a carico dell’amministratore, funzionario o dipendente del medesimo ente che sia responsabile della violazione (cfr. per tutte Cassazione, sentenza n. 33768 del 19 dicembre 2019).

Il punto chiave della questione, che merita un cenno di approfondimento, è la nullità della delibera dell’ente e del conseguente contratto con i terzi, in carenza di una previa copertura economico-finanziaria.

A questo riguardo, la normativa di settore e l’ampia giurisprudenza in materia non lasciano adito a dubbi.

A titolo esemplificativo,  con la delibera n. 677 del 17 luglio 2019 l’ANAC precisa che il principio di buon andamento ex art. 97 della Costituzione, unitamente alle previsioni di cui all’art. 81 della stessa, impone che i provvedimenti comportanti una spesa siano adottati soltanto in presenza di idonea copertura finanziaria, di modo che “la stazione appaltante ha l’onere di verificare ex ante la sostenibilità finanziaria degli interventi che intende realizzare, anche in considerazione dei limiti posti dal ‘Patto di stabilità’. Inoltre, è nullo il contratto stipulato dalla Pubblica Amministrazione in mancanza di copertura finanziaria ovvero che rinvia a bilanci futuri per l’assunzione delle successive coperture finanziarie. 

In altre parole, gli atti di acquisizione di beni e servizi assunti in violazione delle regole contabili risultano solo apparentemente riconducibili all’ente locale, realizzandosi una vera e propria scissione del rapporto di immedesimazione organica tra agente e pubblica amministrazione, e tale frattura del nesso organico con l’apparato pubblico rende l’ente locale estraneo agli impegni di spesa irregolarmente assunti, in virtù di “una sorta di novazione soggettiva di fonte normativa” (Corte cost., sent. 30 luglio 1997, n. 295).

Ne deriva che il contratto, seppure formalmente stipulato tra l’ente pubblico, in persona di un proprio funzionario e/o amministratore, e un contraente privato, laddove rilevi la violazione delle regole contabili in tema di assunzione degli impegni spesa, viene convertito ex lege in un rapporto intercorrente con il suddetto funzionario e/o amministratore.

Per quanto riguarda la ratio legis del disposto in esame, la Cassazione civile ha chiarito che l’art. 191 del Tuel, nell’imporre l’indicazione dell’ammontare delle spese e dei mezzi per farvi fronte a pena di nullità delle relative delibere adottate in violazione di legge, tutela, con tutta evidenza, il preminente interesse pubblico all’equilibrio economico-finanziario delle Amministrazioni locali in un quadro di certezza della spesa secondo le previsioni di bilancio e di trasparenza dell’azione amministrativa (Sez. I, Ord., 11 marzo 2019, n. 6919).

Con riferimento alla circostanza che il contratto di appalto con l’ATI sia stato sottoscritto nel 2012 da AMT Spa (e non dal Comune di Verona), non vi è alcun dubbio in ordine alla piena riferibilità del contratto stesso all’ente locale per le seguenti ragioni:

  1. AMT Spa, partecipata dal Comune in via totalitaria, è una società in house, di modo che essa è la longa manus dell’ente locale, risultando un’articolazione organizzativa della PA soggetta a “controllo analogo”.  La giurisprudenza ha chiarito che tale forma di controllo si sostanzia in un potere assoluto di direzione, coordinamento e supervisione dell’attività del soggetto partecipato, che non possiede alcuna autonomia decisionale in relazione ai più importanti atti di gestione e che, in concreto, costituisce parte della stessa Pubblica amministrazione, rispetto alla quale si trova in una condizione di dipendenza finanziaria e organizzativa;
  2. il vicolo di appartenenza al Comune di AMT Spa – in veste di società in house – risulta ancora più accentuato rispetto al procedimento di realizzazione del filobus, per via della convenzione stipulata tra l’ente locale e AMT Spa in data 15 aprile 2010. In base all’art. 1 di tale accordo “il Comune di Verona, dato atto che il nuovo sistema filoviario è destinato a integrare l’ordinario sistema di mobilità e trasporto urbano conferisce ad AMT Spa le funzioni e le competenze correlate alla realizzazione dell’opera”. Di conseguenza, AMT Spa è in grado di beneficiare dei finanziamenti statali assegnati al Comune di Verona ed è un soggetto attuatore che agisce in nome e per conto del Comune stesso;
  3. sotto il profilo civilistico, la fonte di responsabilità prevista dall’art. 2497 c.c. per attività di direzione e coordinamento di società è applicabile ai rapporti tra l’ente locale e le società a capitale pubblico. Nello specifico, l’art. 2497 c.c. individua la responsabilità degli enti che, “esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell’interesse proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime”. La norma prevede che, per le conseguenze dannose cagionate al patrimonio sociale dalla condotta illegittima, l’ente assume una diretta responsabilità nei confronti dei soci e dei creditori sociali. Questa fattispecie di responsabilità, connaturata alla fisionomia dei rapporti societari intrapresi dall’ente locale nella veste di azionista, ha come presupposto la sussistenza di una soggezione all’altrui attività di direzione e di coordinamento e si presenta nei seguenti casi:
  4. a) quando l’ente sia tenuto a consolidare i bilanci della società;
  5. b) quando l’ente dispone della maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria della società.

Va notato che, al ricorrere di questi presupposti, il legislatore presume, salvo prova contraria, l’esercizio dell’attività di direzione e di coordinamento della controllata, con tutte le responsabilità conseguenti (art. 2497-sexies). Come già si è detto, la fonte di responsabilità prevista dall’art. 2497 è applicabile ai rapporti tra l’ente locale e le società a capitale interamente pubblico. Questo perché l’esercizio sulla società, da parte dell’ente locale, di un “controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi”, nonché la circostanza che “la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”, sono requisiti che legittimano l’affidamento dei servizi in house senza pubblica gara, ma, al contempo, sono prova certa che la società partecipata altro non è che una longa manus dell’ente locale, che è dunque, a ogni effetto di legge, titolare indiscusso dell’attività di direzione e di coordinamento della controllata. In questa logica, l’Ente locale viene ad assumere tutte le responsabilità che l’art. 2497 c.c. ricollega alla posizione del soggetto che si trovi al comando di un gruppo di imprese (holding).

Concludendo, le argomentazioni svolte consentono di affermare che:

  1. a)il contratto per la realizzazione del filobus del 5 settembre 2012 è stato sottoscritto tra AMT Spa (per conto del Comune di Verona) e ATI, in assenza di un adeguato piano economico-finanziario, volto a fare fronte all’investimento;
  2. b)la carenza di copertura della spesa ha prodotto la nullità del contratto di cui sopra e degli atti connessi e conseguenti;
  3. c)tale nullità ha prodotto un danno erariale devastante, con riflessi diretti e indiretti impossibili, al momento, da individuare.

Con riferimento al punto c), si possono elencare, in via approssimativa, le seguenti componenti di danno che si sono protratte in un arco di tempo pluriennale, pari all’intera durata del procedimento:

–         incarichi di consulenza tecnica, legale e amministrativa;

–         indennità di esproprio e oneri connessi e conseguenti;

–         oneri derivanti da scelte urbanistiche condizionate dall’opera pubblica;

–          mancata capitalizzazione dei costi in capo ad AMT Spa per mancata realizzazione dell’opera (a titolo esemplificativo, nel bilancio di esercizio del 2020 AMT esponeva euro 4.441.692,00 per “incrementi di immobilizzazioni” riconducibili a costi di realizzazione del filobus); conseguente prospettiva di fallimento o messa in liquidazione della Società stessa;

–         risarcimento danni nei confronti delle imprese appaltanti, per oneri e riserve al momento solo in piccola parte quantificate;

–         risarcimenti a diverso titolo nei confronti di soggetti terzi e dello Stato.

In esito alla disamina svolta, con la presente segnalo la condotta di mala gestio nei termini sopra descritti perché il Comune – accertata la veridicità dei fatti esposti e acquisite le occorrenti informazioni dai competenti uffici – valuti con senso di responsabilità le più adeguate iniziative del caso, adottando le determinazioni conseguenti.

Ricordo, in particolare, che l’art. 1, comma 3, della legge n. 20/1994 chiama a rispondere del danno erariale coloro che, con l’aver “omesso o ritardato la denuncia”, abbiano determinato la prescrizione del relativo diritto al risarcimento.

Mi rivolgo al nuovo Sindaco – quale capo dell’Amministrazione – e ai Consiglieri comunali, in qualità di membri dell’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo del Comune, tenuto conto del fatto che l’art. 42, comma 2, lett. b) del Tuel assegna al Consiglio la competenza a deliberare in materia di piani economico-finanziari (competenza che, nel caso di specie, non è stata esercitata con diligenza in conformità agli obblighi e doveri di legge).

Si fa salva ogni ulteriore iniziativa presso le competenti Autorità giurisdizionali, di vigilanza e di controllo.

In attesa di cortese urgente riscontro, porgo distinti saluti.

luigi bellazzi

Lettera aperta ad un giovane Russo dimorante in Italia. Terza ed ultima parte

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Riceviamo e pubblichiamo la terza ed ultima parte della lettera aperta dell’Avv. Luigi Bellazzi

Caro ragazzo di Russia, 

potresti aver finito il liceo e aver cominciato a gioire dell’estate. O essere già sotto le armi per l'”operazione speciale” in Ucraìna ( “dulce et decorum est pro Patria mori“). In questo Ti stupirai che – dall’Italia nemica dichiarata tra 1941 e 1943 e nemica di fatto tra 1947 e 1989, un Vecchio mai visto Ti scriva come fosse nonno che parli a nipote.

E’ in base alla mia esperienza di vita che giudico la campagna di odio e mistificazione in corso contro la Russia negli ultimi quattro mesi così intensa e ignobile da far impallidire quella  nei quarant’anni di Guerra fredda… Chi da allora ha imposto alla Russia una morsa armistiziale sempre più stretta, ora accusa la Russia di volersi espandere, perché difende i confini che sono all’incirca quelli che aveva nel 1921, non quelli del 1945. Usa e Ue parlano di tribunali penali internazionali( per gli Altri) da presiedere, di criminali( sempre gli Altri) da giudicare, di militari da assassinare, di oligarchi da espropriare… Vogliono trattare la Russia come cercarono di trattare la Germania nel 1919, riuscendoci però solo nel 1945, complici, caro il mio Ragazzo, proprio i sovietici di allora, alleati belligeranti della Germania contro la Polonia nel settembre 1939, quando ancora il Re d’Italia sperava di ripetere ai danni dell’Austria- Ungheria e della Germania la sua capriola diplomatica dell’aprile 1915…

Quanto ho sentito discettare di aggrediti e aggressori, di buoni e cattivi, da Coloro che stanno sempre con la ragione( anche se nel loro diario portano i massacri di Abu Gharaib, le torture di Guantanamo, Iraq, VietNam e mille ancor più mille) e mai col torto. Costoro sono propagandisti, non analisti. Così come le controversie personali si risolvono nei tribunali, i conflitti statali si risolvono sui campi di battaglia. Le categorie giusto/sbagliato, colpevole/innocente appartengono al lessico del diritto. Ma è l’interesse nazionale che conta “quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare“.

L’interesse nazionale non comprende solo la convenienza economica, ma anche il complesso di valori che dovrebbero permeare una comunità. Resta che le materie prime, specie le risorse energetiche, hanno la parte del leone nel conflitto in Ucraìna. Ma esse non sono tutto. Ci sono anche le ragioni storiche, che affondano nella Terza Roma, e le ragioni geopolitiche. “Chi parla di umanità ti vuole fregare”, ricorda Carl Schmitt. E quanto se ne parla; se ne parla, eccome se ne parla…Se ne parla solo, perchè nessun italiano rinuncerebbe( giustissimamente) ad un solo grado di fresco o ad un solo grado di caldo per sostenere l’Ucraìna.

Personaggi principali della vicenda, in ordine di importanza, sono: Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Germania. A quest’ultima in Italia ora si fa poco caso, se non per il differenziale c.d. “spread“, ma è la Germania, quasi quanto la Russia, il bersaglio della guerra per procura dove gli ucraini muoiono per un un progetto egemonico più Britannico che Russo.

Usa e G.B., combattono la loro guerra contro la Russia fino all’ultimo Ucraìno e fino all’ultimo Europeo ( purchè non British). Brexit è solo lo pseudonimo dell’intento di restaurazione del Commonwealth a egemonia bianca: Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda. Ben lo sanno e molto lo temono non solo la Cina, ma anche la Turchia, l’Iran, l’Indonesia e l’India…

Che cosa fanno gli europei, oltre a prosternarsi, talora a fingere di prosternarsi, alla logica Nato? Già cuore europeo della Nato, la Germania sa bene di essere, con la Russia, il nemico principale degli anglosassoni in questa fase neocoloniale che ha come meta finale la Cina, prima che essa scavalchi il Pil degli Usa.

La guerra in Ucraina ha due antecedenti determinanti: il primo lungamente e apertamente (ricordate film come The Queen nel 2006 e quelli venuti dopo come Il discorso del Re, Dunkirk, le serie tv Downton Abbey e The Crown? Non sono venute a caso)ha preparato la Brexit; il secondo è il Covid, di cui si sa tutto e il contrario di tutto, ma almeno di una cosa si è certi: che in ogni Paese è stato colto dai militari e dai loro scienziati, anche in Italia fin dall’estate 2019, come un episodio di guerra batteriologica, seppur ufficialmente di incerta origine( personalmente riterrei probabile l’origine Cinese).

E’ nell’estate 2019 che è cominciato il ricalco degli “errori” che portarono alla prima fase di guerra civile europea e di connessa guerra mondiale nell’estate 1914 e alla seconda fase nell’estate 1939. Se si va a vedere dove si sono sprigionate le prime scintille, ieri come oggi, si nota che scaturiscono sempre nell’Europa centro-orientale, tra Mar Baltico e Mar Nero. C’è un terreno fertile in questo senso, ma gli Incendiari( USA e G.B. danno fuoco alle casa degli altri, non alla propria). Fuor di metafora, chi ha basato la sua egemonia terrestre pur essendo una potenza marittima e senza disporre di una grande esercito, ma contando sulle rivalità altrui? La Gran Bretagna. Nessuno come gli inglesi è urtato dall’unificazione – perfino la peggiore delle unificazioni – dell’Europa. Perciò De Gaulle non li voleva nel Mercato Comune. Perciò l’Italia ce li voleva, sapendo che Berlino non avrebbe condiviso l’egemonia continentale con Roma, se poteva condividere, alla lunga, l’egemonia mondiale con Londra e Parigi.

Questi piani sono tramontati. La Germania uscirà dal conflitto ucraino ridimensionata nella sua vera forza.

Diventa sempre più urgente ed ineludibile, affrancare l’Europa dalla Camicia di Nesso impostale dall’Entità Sionista che quotidianamente massacra l’Eroico Popolo Palestinese sotto gli occhi indifferenti degli Europei col complesso della immaginifica colpa olocaustica. Abbiamo con la Russia lo stesso problema dell’Inverno demografico e la necessità di mantenere una identità religiosa e razziale. Avremo poi nei decenni a venire un Nemico comune con la Russia, la Cina che con i suoi mille500 milioni di abitanti, deve sostituire gli USA sul gradino più alto del Pianeta. Ripresa Taiwan, la Cina controllerà il bene della vita nel Mondoquei microprocessori la cui produzione ad oggi è spartita tra USA e Formosa.Piuttosto di diventare domani schiavi dei Cinesi, è preferibile oggi essere alleati dei Russi.

luigi bellazzi

P.S.Il Male Americano oggi contro la Russia apre  un  altro fronte servendosi dei Paesi Baltici. USA e G.B. pur di combattere la Russia, ci consentiranno di ricordare che Kaliningrad era Konigsberg( fino al ’45). Ma per Te Giovane Russo, oggi, domani e sempre sarà solo Kaliningrad. Anche se con la saudade rivolta a Konigsberg, oggi l’interesse Nazionale dell’Italia e dell’Europa ci vuole a Kaliningrad. A Konigsberg ci penseremo sempre, senza parlarne mai.

l.b.

LETTERA APERTA AGLI ELETTORI VERONESI (di Gigi Bellazzi)

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Riceviamo e pubblichiamo questa piccata e sempre controcorrente (ma intelligente!) lettera aperta inviataci dall’Avv. Luigi Bellazzi

Al ballottaggio ci sarà il testa a testa tra Tommasi e Sboarina. E’ probabile una minima differenza di voti, tra i due Candidati a Sindaco. Per noi Fascisti, potrebbe essere l’occasione di far pendere l’ago della bilancia. Abbiamo però tutti bisogno di fare un bagno di verità.
Non conosco Damiano Tommasi. Tutti quelli che lo conoscono personalmente, me ne parlano un gran bene per l’aspetto umano.
Conosco Federico Sboarina. Tutti quelli che lo conoscono ne parlano un gran male, per tutti gli aspetti.
Per molti elettori veronesi, Tommasi è la ingannevole speranza; Sboarina è lo spiacevole ricordo.
Tommasi ha una zavorra: si porta a rimorchio la sinistra anarchica, quella dei diritti senza Doveri, ancor più anticomunista che antifascista, riportando in vita un gruppo consiliare di minoranza di sx che reggeva le mutande alla maggioranza di destra: corrotta, corruttrice oltreché imbelle.
Sboarina, ha un salvagente: si aggrappa al ricordo di un M.S.I. eroico, da solo contro tutti, che pagava con l’esclusione il rifiuto di correre in soccorso dei Vincitori, ribadendo l’orgoglio di “anche se tutti, noi No!”. Sboarina mollato in fretta il salvagente, dopo l’elezione nel 2017, eccolo passare subito dalla Rari nantes in gurgite vasto, al podio di Direttore dell’Orchestra della Societas Sceleris che amministra la Città. Del resto, non dimentichiamoci che Sboarina è passato, di recente, a Fratelli d’Italia, quando sono iniziate a suonare le trombe dei sondaggi favorevoli a questo partito. A pensar male …
Probabilmente Tommasi non avrà le palle per dire NO a Finocchierie e Lesbismi, travestiti e pervertiti, Drogati e fluidi Individui di incerta fattura. Tommasi non avrà gli attributi per ricordare a tutti costoro che nello Stato Etico ( Fascista o Comunista che sia) non esiste nessun Diritto, se prima non si è adempiuto a tutti i propri Doveri. Quando la Famiglia naturale è il primo dei doveri! Eh poi quanto conosce il Calciatore, tra Roma, Spagna e Cina, di Verona? Se gli facessimo un esame solo di topografia della città, come andrebbe? Un sindaco ha da fare un lavoro concreto, non ripetere massime buoniste tanto per lisciare il pelo. Senza dimenticare che Tommasi ha riempito la sua lista civica di giovani di belle speranze: ma non siamo stufi delle improvvisazioni nazionali dei Cinque Stelle?Non serve sostituire le persone, se non si cambiano le regole. Chi guiderà Tommasi e gli insegnerà il mestiere di sindaco? Se fosse( e certamente lo sarà) il PD veronese, c’è già da piangere …
Certamente Sboarina ha gettato l’amministrazione Comunale tra le braccia di nani, puttane e ballerini. ”Sboa”, nel 2017, sventolava la bandiera della Trasparenza per impedire infiltrazioni mafiose nelle partecipate. La Bandiera della trasparenza l’ha talmente dispiegata al punto da oscurare l’intero gruppo Agsm-Aim impedendone il controllo da parte dei veronesi mediante l’accesso civico generalizzato. Proprio di quei veronesi da cui oggi Sboarina pretenderebbe il voto.
Nella seconda votazione, ai veronesi verrà chiesto di scegliere tra il “Santo” Tommasi ( con l’ Inferno al seguito) e Barabba Sboarina.
Per fortuna che per noi provvede e ammonisce Cicerone: ”Mala tempora currunt, sed peiora parantur”. Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori.
In Verona nell’intervallo per il ballottaggio 2022,
( con la certezza che si è persa l’ennesima occasione per una Città che si sappia valorizzare e faccia stare bene i suoi cittadini. Del resto, se vogliamo andare in cerca di questa Verona, possiamo appellarci solo a Cangrande. Ma erano 700 anni fa!)
Fascista, Negazionista Storico, Difensore del Male Assoluto ( cos’altro ancora?)
gigi bellazzi

Scrivere pericolosamente: lettera aperta ad un Giovane Russo dimorante in Italia. Parte seconda

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Riceviamo e pubblichiamo la seconda parte della Lettera del Lettore che abbiamo ricevuto dall’Avv. Luigi Bellazzi di Verona:

dell’Avv. Gigi Bellazzi

Scrivere pericolosamente:
Lettera aperta ad un Giovane Russo dimorante in Italia. Parte seconda
Sconosciuto ma prezioso Amico,
nella vicenda dell’Ucraina c’è una vendetta della Storia. Nel 1945 le sue frontiere si spostavano a ovest di 500 km, ai danni della Polonia, mentre quelle della Polonia si spostavano di altri 500 km ai danni della Germania.
L’Ucraìna, da allora, non era più omogenea, russa per lingua, ortodossa per cristianesimo. Era diventata il polpettone etnico che conosciamo oggi, una sorta di super Bosnia, fonte di ogni possibile conflitto, nutrita di ricordi (olocausto per fame del 1934 come mito anticomunista per i russofoni; nostalgie asburgiche come mito fondatore per i polacchi diventati, senza volerlo, russi). Ebbene quell’Ucraìna sovietica collaborava dal 1945 con gli anglosassoni alla damnatio memoriae degli eroici tedeschi vinti e dei loro collaboratori ucraìni, criminalizzandoli.

 

Oggi, vigente la dittatura del Pensiero Unico, la Csi – vulgo Russia – subisce analoga sanzione propagandistica. Diventati artificialmente atroci, i simboli dei vinti del ’45 sono riabilitati da agenti degli Usa perché gli ucraini servono – come carne da macello – contro i Russi.

 

Se questo il testo, veniamo al contesto. L’Entità Sionista scatena la fabbrica delle bugie a qualsiasi costo e con qualsiasi simbolo. Torna in auge perfino la Croce Uncinata, vietata nei modellini in scatola di montaggio e sulle gradinate degli stadi. Anch’essa serve, pur di condurre passo a passo, se non al conflitto mondiale in territorio europeo, a incoraggiare come negli anni ‘30/’40 del ‘900 l’emigrazione di ogni cittadini ucraìno che abbia un solo avo ebreo e, più determinante per ottenere accoglienza, un titolo di studio scientifico superiore.

 

Così l’Entità sta ottenendo che il perno geopolitico mondiale torni dall’Estremo Oriente al Medio Oriente. Ovvero che al perno segua l’”attenzione” della Us Navy e quella finanza internazionale(BlackRock), che investiva sui mercati cinesi, non più su quelli europei. E poi, comunque finisca, una parte di Ucraìna sarà da ricostruire. E l’Entità riavrà il ruolo di cuneo tra una Europa ancora ricca di tecnologie, ma sempre povera di risorse energetiche. Cuneo che, alimenti l’integralismo islamico, impedendo la collaborazione con l’Europa cristiana, che si sta tagliando le vene del gas con la Russia.
Ciò che accade da tre mesi pare un telefilm della serie americana The Twilight Zone (in Italia nota come Ai confini della realtà). Solo nella persecuzione contro i negazionisti storici (Irving, Rassinier, Garaudy, Harwood, Butz, Leuchter, Faurisson, Mattogno…) si era vista la quasi totalità della propaganda – stampa, tv, radio, cinema, teatro, fumetti, libri – schierata contro il “Male Assoluto” di turno.

 

Con gli stessi mezzi mediatici, però oggi il battaglione (?) Azov viene elogiato per riproporre la figura del soldato politico. Da dove scaturisce, dalle trincee del Carso? Dall’epopea del Baltico 1919-21? Dalla guerra di Spagna, evidente modello per internazionalizzare e ideologizzare quella di Ucraina oggi?

 

No, sono i figli dei reduci di Terza Posizione o gli ormai maturi scampati delle bande mercenarie al servizio dei croati (contro i serbi). Ed è grottesco ritenerli gli eredi delle gesta militari delle Waffen Ss. Offrire loro, per la resa, l’onore delle armi, è la speranza ( per i Sognatori?) che i peggiori nemici di oggi diventino i migliori alleati di domani contro il male americano. Magari certe illusioni sono come le promesse elettorali: impegnano solo chi ci crede.

 

Poiché il mondo è ormai piccolo, ricordiamo la Cina, con la quale per la Russia potranno esservi intese tattiche, non strategiche. La Mongolia esterna per i cinesi (per i russi è Siberia), tredici milioni di kmq e trenta milioni di abitanti, è il punto di instabilità che ha finora consentito la stabilità tra Russi e Han (etnia prevalente in Cina). Alle megalopoli serve che le industrie pericolose siano poste fuori dai confini: la Siberia sarebbe la loro auspicata collocazione. Ma la Csi – che, come tutti gli Imperi, vive prima di immagine e poi di forza – non può cedere un solo centimetro di quei milioni di kmq, pena il rischio dello sgretolamento degli altri diciotto milioni di kmq, quelli già nella Csi.

 

Gli Usa, che cercano di staccare Pechino dall’Asse con Mosca (da quello con Berlino ce l’hanno quasi fatta), potrebbero presto immolare Taiwan, con una formula analoga a quella che dal 1997 si applica a Hong Kong, detta “una bandiera, due sistemi”. Può funzionare anche in Europa, come funzionò per mezzo secolo anche alle nostre frontiere, con la Jugoslavia.

 

Belgrado – che per decenni ha fatto manovre militari nel Mediterraneo con la Marina britannica, era alleata di Ankara (che era nella Nato) – aveva attriti scintillanti con l’Albania (alleata della Cina) per il Kosovo e divergenze con l’Italia (anch’essa nella Nato) per Trieste, Istria e Adriatico tutto. Emerse più avanti, ma già prima del trattato di Osimo, che Slovenia e Croazia erano, informalmente, anch’esse nella Nato, mentre il resto della Jugoslavia era col… Patto di Varsavia.

 

Parevano trucchi da magliari, eppure hanno tenuto insieme la Jugoslavia per mezzo secolo e di conseguenza salvato la pace in Europa. La tregua che forse verrà in Ucraìna, dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti a novembre, potrebbe essere connessa a una soluzione “bosniaca” per l’Ucraina. Solo una tregua. Per la pace si dovrà aspettare un futuro Presidente USA affrancato dal ruolo di burattino dell’Entità Sionista( ad impossibilia…).

 

A forza di continuare a sostenere con armi e bugie l’Ucraina, stiamo rischiando una terza (quarta?) guerra mondiale. E’ l’esito del “sonnambulismo” dei popoli Europei che si lasciano scivolare consapevolmente e di buon grado nella imminente catastrofe bellica.

 

San Marco 2022

 

Luigi Bellazzi

L’Avv. Luigi Bellazzi: “non mi piego al pensiero unico”

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Sono Gigi. Sono un uomo. Sono un fascista.
So da un grande comunista che “la verità è sempre rivoluzionaria” e mi oppongo al pensiero unico. Dunque non criminalizzo il “nemico”, come fa abitualmente la fabbrica protestante e anglosassone delle bugie.
Per limitarmi alle guerre che hanno reso il mondo ciò che è, ricordo che nel 1914 l’Impero britannico sosteneva che i tedeschi, invasori del Belgio, tagliassero le mani ai bambini. Ci credettero in tanti, ma non era vero.
Ricordo che, nel 1915, il transatlantico “Lusitania”, con molti passeggeri americani, viaggiava verso la Gran Bretagna carico di armi. Lo si fece sapere ai tedeschi, proprio perché essi l’affondassero; Londra ci rimise le armi, ma quella strage favorì l’ingresso in guerra degli Usa dalla loro parte.
Ricordo che, nel 1941, gli Stati Uniti bloccarono il flusso del petrolio indonesiano verso il Giappone, obbligando quest’ultimo ad attaccarli (ancor oggi i più credono che siano stati i giapponesi gli aggressori…).
Ricordo che gli Stati Uniti “dimenticarono” nel 1950 di includere la Corea del Sud nella lista dell’area asiatica di loro protezione, illudendo così i sovietici di poter unirla a quella del Nord; ne derivò un conflitto di tre anni e l’armistizio tuttora vigente…
Ricordo che, avendo imposto al Vaticano la morte innaturale di un papa italiano e l’avvento di un bellicoso papa polacco, dal 1978 gli Stati Uniti (con soldi del Banco Ambrosiano) sovvertirono proprio la Polonia, esponendo la Francia a pesanti rappresaglie. Infatti, nella Nato, la Francia corrispondeva gerarchicamente a ciò che, nel Patto di Varsavia, era la Polonia…
Ricordo Saddam Hussein, già agente della Cia negli anni ’50 contro il presidente nazionalista Qassem, che nel 1990 chiese il placet agli Usa per completare l’unità irachena col Kuwait, a risarcimento della guerra contro l’Iran del 1980-88. Il Kuwait era stato infatti una provincia dell’Impero ottomano per vari secoli, tutt’uno col resto della Mesopotamia. A proposito: l’Ucraina per secoli non è stata tutt’uno con Russia e Bielorussia? Ma resto per ora a Saddam Hussein. Egli ottenne il silenzio-assenso dalla ambasciatrice Usa a Bagdad, April Glaspie, peraltro almeno lei in perfetta buonafede. Saddam Hussein abboccò. Il resto è storia, atroce, con la strage, oltre che per guerra, per embargo di circa mezzo milione di iracheni, bambini poveri soprattutto.
Indico altre località di stragi “made in Nato” per completare il quadretto. Se la Cecoslovacchia, creatura francese col trattato di Versailles nel 1919, fu demolita pacificamente nel 1992, mentre la Jugoslavia, altra creatura francese col trattato di Versailles, venne frantumata dal 1991 in poi dalla micidiale cooperazione Usa/Vaticano + Austria/Germania. E il modello dell’Ucraina, domani, sarà la Bosnia. oggi: una triste confederazione di popoli nemici:
Quanto a macelleria bellica, rammento quella perpetrata, ogni tot anni, a Gaza, città egiziana abitata da palestinesi e bombardata dagli israeliani. Ma chi piange mai per Gaza nei tg Rai, Mediaset o de La 7, questo prestanome di Mediaset?
Ricordo la Siria, devastata inizialmente da “milizie islamiche”, di origine irachena (ex militari del disciolto esercito, messesi per disperazione al servizio degli israeliani e di chi ne tira i fili).
Via via di questo passo, gli USA trascinano l’Europa nella quarta guerra mondiale (la terza essendo la Guerra fredda). Siamo al suo prologo ucraino, come nel 1939 eravamo al prologo polacco. Un caso? Il 2022 è gemello del 1939. Tutto si volge nella stessa area geografica, tra polacchi diventati ucraini nell’Urss del 1945, ma rimasti cattolici; e russi o russofoni di fede ortodossa.
C’è ora un conflitto per procura, con gli ucraini lì a morire per conto di interessi polacchi, lituani, léttoni, éstoni, finlandesi… Tutti già sudditi dei russi e poco ansiosi di tornarlo. Ma questo è solo il guscio della vicenda. Il fine geopolitico vero degli angloamericani è rompere il nuovo patto di non aggressione tra Germania e Russia.
I guai di domani dei tedeschi di oggi possono anche giovarci, brevemente. Però piangeremo presto anche noi italiani. Non scrivo dunque in nome del torto e della ragione. Scrivo in nome dell’interesse nazionale. All’interrogativo retorico francese del 1939, “Mourir pour Danzig?”, con implicito “no” di allora, fa eco oggi il gesto dell’ombrello che mi suscita il falso dilemma “Pace o condizionatori d’aria?” di un presidente del Consiglio, nominato e non eletto, che così ha ammesso di aver portato l’Italia in guerra senza averla dichiarata.
Poiché sono un fascista in età, ma non un cretino, non volerò a Mosca, come faceva, per affari malcondotti, il duo Salvini & Savoini. Né volerò a Washington a farmi benedire dagli epigoni di Trump, alla maniera di come “Sono Giorgia-sono-una-donna” Meloni il 24 febbraio scorso, proprio il giorno di apertura di previstissime ostilità in Ucraìna.
Sono stato nostalgico di Benito Mussolini. Non sono mai stato nostalgico di Bettino Craxi, pur con i meriti che gli riconosco. Dunque non miagolerò parole sagge, come fa il socialista Alessandro Orsini.
Concludo quindi da temerario. Apprezzo l’esempio della Chiesa ortodossa russa e dello Stato russo nel sostegno alla famiglia tradizionale, con quanti più figli sia naturalmente possibile. Esorto i giovani russi, in Italia e non, a essere fieri della Grande Madre Russia. Mi addolora vederli morire, anche se mi è stato insegnato da ragazzo che “Dulce et decorum est pro Patria mori” (Orazio). Da vecchio so però anche che “non bisogna perdere le guerre” (Hermann Bickler).
Giovani russi, prevedo che in questa rossa [di sangue] primavera i vostri nemici vedranno crescere l’erba. Dalla parte delle radici.
Gigi Bellazzi
P.S. Amate la Vostra Patria, non disprezzate mai i Vostri Nemici. Rispettateli e trattateli con L’Onore che si deve al combattente nemico.I vinti di oggi potranno essere i migliori alleati di domani. Il male americano è la metastasi da estirpare. Il Battaglione Azov e il gruppo Wagner hanno gli stessi simboli e lo stesso mito indo europeo.