Il mondo multipolare, vero incubo dell’élite di potere statunitense

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di Luciano Lago

L’ingerenza degli Stati Uniti e della NATO nell’Asia si va sviluppando in forma sempre più manifesta e pressante.

Washington, come una piovra, penetra nel sistema di sicurezza dell’Asia con i suoi tentacoli. La denuncia di questa ingerenza USA è stata sollevata nel corso di una un’intervista con il capo del dipartimento diplomatico russo, Sergei Lavrov.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov , in una conversazione con Dmitry Kiselev, amministratore delegato del gruppo di media internazionali Russia Today (censurato in Occidente), ha evidenziato uno dei problemi più urgenti nelle relazioni internazionali: il crescente coinvolgimento dei paesi occidentali nel sistema di sicurezza asiatico. Lo stesso segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, lo scorso 30 gennaio, durante una visita in Corea del Sud, ha affermato che “l’intensificarsi dei legami” con i Paesi della regione indo-pacifica è una prospettiva auspicabile e uno dei principali obiettivi dell’Alleanza. Risulta che il blocco occidentale guidato dal suo braccio militare, la NATO, stia insistentemente cercando una sponda in Asia e nella regione Indo Pacifico, per poter estendere il proprio controllo militare con l’obiettivo di contenere e mantenere sotto controllo le vie di collegamento strategiche della Repubblica Popolare Cinese.

Nonostante l’attività bellica di supporto all’Ucraina ed il coinvolgimento della NATO nel conflitto con la Russia, la volontà dell’egemone di estendere il proprio controllo militare sembra non abbia limiti e si voglia proiettare in tutto il pianeta.

La NATO non intende limitarsi all’area euro atlantica ma vuole proiettarsi verso l’Asia e l’Indo Pacifico nel suo costante sforzo di contenere la presunta minaccia della Cina. Quella della Cina come minaccia per l’Occidente non è una storia nuova, visto che è stata descritta come tale la scorsa estate nel documento descritto come “il Nuovo Concetto strategico della NATO 2022 ”.

In tale documento si sostiene che che la Cina usa la sua leva economica per creare dipendenze strategiche e aumentare la sua influenza. Oltre alla guerra commerciale a tutto campo, i paesi della NATO guidati dagli Stati Uniti conducono regolari esercitazioni tattiche e navali nella regione, come il “Super Garuda Shield” indonesiano, il più grande dal 2009, o esercitazioni congiunte USA-Canada nel Mar Cinese Meridionale.

Delegati statunitensi, fra cui l’influente vicesegretario di Stato, Victoria Nuland, si sono recati in visita in Nepal, ai confini della Cina, per cercare di influenzare questo paese con l’obiettivo di far allentare i legami con Pechino e proporre una forma di cooperazione ed alleanza con gli USA.

Instancabile è poi l’attività di informazione e propaganda mediatica su vasta scala: vengono regolarmente pubblicati articoli scientifici e giornalistici con il leitmotiv della “minaccia cinese”. Foreign Affairs, una delle maggiori riviste americane di studi internazionali, ha fatto di Xi Jinping e del sistema ideologico cinese i temi principali del numero di novembre/dicembre 2022. La frase di Mao Zedong è ben nota in tutto il mondo: “Il popolo cinese si è alzato in piedi”. Tanto che la NATO è entrata in allarme per il pericolo di una espansione del gigante cinese che possa mettere nell’angolo la presenza occidentale nel grande continente asiatico.

Per non parlare delle pressioni diplomatiche ed i ricatti economici che Washington sta esercitando sull’India per convincere questo grande paese asiatico a sostenere la campagna di sanzioni contro la Russia. Tutto però è stato inutile e l’India ha riaffermato e consolidato la sua partnership con la Russia di Putin.

In prospettiva non soltanto l’espansione della potenza cinese è una minaccia per l’egemonia USA ma il più grave pericolo è costituito dal diffondersi del multipolarismo e dagli equivalenti legami multilaterali, di cui Pechino è il centro di riferimento per molti paesi. Per contrastare tale pericolo si è costituito il partenariato strategico NATO-UE che deve affrontare le sfide sistemiche alla sicurezza euro-atlantica, che, come dichiara la NATO, oltre alla Russia, sono create dalla Cina.

Non è un mistero che Washington ha visto con molta preoccupazione l’incremento di cooperazione economica fra la UE e la Cina che ha fatto diventare quest’ultima il principale partner della UE mentre gli Stati Uniti sono di conseguenza passati al secondo posto, secondo Eurostat. Questa è considerata da Washington una sfida non soltanto economica ma anche una minaccia alla sicurezza euro-atlantica.

La perdita dell ‘”esclusività” americana e del ruolo dominante degli Stati Uniti è un vero incubo per la NATO, che sta cercando con tutte le sue forze di contenere l’influenza cinese nei paesi del continente asiatico e non soltanto in quello.

Di contro la Cina è riuscita in questi anni a tessere la sua tela ed a coinvolgere nella sua Belton Road di sviluppo e di cooperazione oltre 150 paesi. Con molti di questi la cooperazione non si limita all’ambito economico ma si estende anche ai settori dell’energia, delle sviluppo tecnologico e dell’ambito militare.

Questa competizione con gli Stati Uniti è considerata essenziale dalle autorità di Pechino che sono impegnate a creare una rete di protezione per evitare le trappole e i ricatti che costantemente le vengono tesi dagli incaricati di Washington.

D’altra parte il gruppo di potere che dirige la politica USA è ben convinto che il vero competitor degli Stati Uniti è la Cina e che quest’ultima si sta avvantaggiando del prolungarsi del conflitto in Ucraina che vede impegnati gli USA e la Russia, con la Cina in una posizione attendista.

Entra in gioco l’enigma cinese che vede nella questione ucraina un’opportunità non solo per aumentare la propria influenza nel sistema internazionale, ma anche per avvicinarsi a una posizione di leadership.

Per quanto non coinvolta nel conflitto, Pechino ha già deciso che assumerà la posizione secondo cui all’Occidente non dovrebbe essere permesso di mettere in ginocchio la Russia o sforzarsi di esaurirla. Per questo motivo la Cina non assisterà passivamente ad una possibile vittoria degli USA e della NATO in Ucraina perchè da questa Washington rafforzerebbe la sua leadership che oggi è fortemente messa in discussione.

Una cosa è certa: a prescindere dall’esito del confronto, il mondo unipolare a guida USA si avvicina al suo definitivo tramonto che piaccia o no agli strateghi della Casa Bianca.

Foto: Idee&Azione

5 febbraio 2023

Fonte: https://www.ideeazione.com/il-mondo-multipolare-vero-incubo-dellelite-di-potere-statunitense/

La finzione della guerra per difendere l’Ucraina è definitivamente caduta

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di Luciano Lago

Le élite di Washington e di Bruxelles ammettono ormai il vero disegno progettato per la guerra in Ucraina istigata e pianificata dagli Stati Uniti.

L’obiettivo era ed è la distruzione dell’integrità della Federazione Russa come stato e la sua disarticolazione per permettere agli Anglo USA di prendere il controllo dell’Eurasia e accedere alle sue enormi risorse.

Questo piano emerge non solo dai documenti scritti nero su bianco almeno tre anni prima (vedi quanto scriveva la Rand Corporation), ma anche da quello che emerge dagli incontri di Davos, dove il linguaggio è ormai scoperto e si sono abbandonati gli ipocriti appelli a “salvare la democrazia ucraina”, quella dominata dai gruppi neonazisti che assassinano gli oppositori o li fanno sparire, mentre viene appiccato il fuoco alle chiese ortodosse e perseguitato il clero ortodosso. Una democrazia che vedono solo loro e che viene rivenduta come argomento di propaganda per coprire le nefandezze commesse in quel paese.

L’élite finanziaria anglo sassone dominante oggi parla apertamente della necessità di impadronirsi delle risorse della Russia che non devono essere lasciate soltanto nella disponibilità dei russi. I veri obiettivi celati dietro la pianificazione delle azioni aggressive di Washington, l’espansione senza fine della NATO, l’utilizzo dell’Ucraina come piattaforma di attacco contro la Russia, adesso sono scoperti. Il destino degli ucraini destinati a fare da carne da cannone nella guerra contro la Russia interessa poco o niente all’élite di Washington, come questa non si è mai interessata al destino degli iracheni, dei libici, dei siriani o degli afgani e di tutti gli altri sacrificati per gli interessi egemonici degli Stati Uniti.

Questo spiega l’accrescere progressivo della retorica bellica dei neocon e delle loro reggicoda europei della NATO che sono pronti a intensificare il conflitto fino alla terza guerra mondiale, e neppure la minaccia nucleare, paventata come inevitabile sviluppo dalla Russia, potrà fermarli. Sembra che tutto sia stato già deciso da tempo e il piano deve essere portato a compimento, costi quel che costi.

Si comprende quindi la mancanza di volontà politica dei governi europei per cercare di risolvere il conflitto o di trovare una formula di negoziati. Washington ha sabotato qualsiasi tentativo di mediazione e tiene per le palle l’ex comico Zelensky, divenuto ormai una patetica marionetta, che lancia continui appelli per ricevere altre armi e finanziamenti. Le sceneggiate continuano e si prevede anche una sua comparsata in Italia a Sanremo. La regia di Hollywood non gli basta più.

Tuttavia, il tempo sta scadendo anche per Zelensky ed è probabile che si avvicini il momento di un rimpasto a Kiev e questo non sarà indolore per l’ex comico, come di frequente accaduto per le marionette degli USA, sempre destinate a fare una brutta fine.

Da ultimo si sono udite le parole dell’altro personaggio che ha la stessa valenza dell’ex comico, Joseph Borrel, l’alto rappresentante della UE, quello che aveva dichiarato “l’Europa come giardino incantato mentre fuori c’è un jungla”. Borrel ha paragonato il conflitto in Ucraina alle guerre passate condotte contro la Russia da parte di Napoleone e di Hitler. ““La Russia è un grande Paese, è abituata a combattere fino alla fine, è abituata a quasi perdere e poi a ripristinare tutto. L’hanno fatto con Napoleone, l’hanno fatto con Hitler (……). Pertanto, è necessario continuare ad armare l’Ucraina”, ha dichiarato Borrel.

Inutile commentare quale sia la logica di tali dichiarazioni, sarebbe tempo perso.

Altri politici occidentali, come la vicepremier canadese, Chrystia Freeland, hanno espresso concetti simili nella enclave di Davos, affermando che la sconfitta della Russia “sarebbe un enorme impulso per l’economia globale”.

Non per niente il Canada (assieme agli USA) è stato uno dei paesi che storicamente hanno accolto e protetto i gruppi nazisti ucraini e li hanno poi trasferiti in Ucraina dopo il crollo dell’URSS per utilizzarli come massa di manovra antirussa.

Le sconfitte continue sul campo e le enormi perdite subite dall’esercito ucraino fanno innervosire i vertici della NATO che insistono presso i governi occidentali per ottenere più carri armati, più armi e più attrezzature mentre si rende evidente che Washington e la NATO non solo mantengono l’esercito ucraino, ma forniscono anche le necessarie informazioni di intelligence, comandano le truppe ucraine sul campo di battaglia e hanno preso il controllo del processo decisionale militare.

Mentre Washington prepara nuovi pacchetti di aiuti, l’ultimo da 2,5 miliardi di dollari (che finiscono nel pozzo senza fondo di Kiev), le forze ucraine vengono addestrate in Germania, Regno Unito ed in altri paesi della NATO per l’utilizzo degli armamenti occidentali.

Come riferito da tutti i rapporti, il comando USA/NATO è quello che pianifica per l’esercito ucraino le possibili controffensive sul campo, impartisce ordini, fornisce l’intelligence per localizzare gli obiettivi russi da colpire attraverso i suoi aerei da avvistamento che sorvolano costantemente nei pressi dello spazio aereo russo e ucraino. Ultimamente il comando USA incita apertamente le forze ucraine a colpire il territorio della Federazione russa e in particolare la Crimea.

Si aggiungono a tutto questo le farneticanti dichiarazioni di Stoltenberg, il segretario della NATO, il quale dichiara che “. è necessario accelerare la fornitura all’Ucraina di armi più pesanti e avanzate per far capire alla Russia che non vincerà sul campo di battaglia”. Dichiarazioni rilasciate dopo un incontro con il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius.

Fornire Kiev con sistemi d’arma avanzati può essere l’unica via per la pace, aggiunge Stoltenberg.
In sostanza, quelli che si considerano i “padroni del mondo” si sentono in diritto di affermare che la potenza nucleare per eccellenza, la Federazione Russa, debba rassegnarsi alla sconfitta alle porte di casa propria nel territorio che le appartiene. Una dichiarazione farneticante che rivela quale sia il livello di onnipotenza della élite occidentale.

La reazione della leadership russa è molto meno misurata di prima e altrettanto dura e decisa: si parla apertamente di misure di ritorsione che potranno colpire non solo l’Ucraina ma anche gli interessi occidentali con utilizzo di “nuove armi” mai prima utilizzate. Chi vuole capire capisca ma non è difficile intendere che sono saltate tutte le linee rosse che la dirigenza russa aveva posto già molto tempo prima della operazione speciale in Ucraina. Le autolimitazioni che Mosca di era data nell’utilizzo dell’offensiva in Ucraina stanno venendo meno di fronte all’aggressività dell’occidente.

Di fronte alla prospettiva di un attacco portato avanti dalla NATO contro le città russe in Crimea o in altri territori, l’atteggiamento cambia e le dichiarazioni dei vari membri della leadership russa lo fanno intendere. L’occidente sta portando il mondo verso una catastrofe globale. Se Washington e i paesi della NATO, con la fornitura di armi a lungo raggio, spingeranno le forze ucraine ad attaccare città sul territorio russo o peggio, a tentare di impadronirsi dei territori russi, questo porterà a misure di ritorsione che renderanno il conflitto totalmente diverso da come appare oggi.

Questa la sostanza degli avvertimenti lanciati dalla Russia all’occidente. Dietro l’angolo c’è un allargamento definitivo del conflitto con il coinvolgimento di altre potenze e possibile utilizzo di armi nucleari, sulla base della dottrina russa.

 

A questo risultato ha portato la caparbia volontà delle élite europee di assecondare il piano di attacco USA contro la Russia, mascherato dietro il conflitto in Ucraina.

Quello che traspare, dalle dichiarazioni e dai rapporti che arrivano da Mosca, è che il presidente Putin, nel suo prossimo discorso previsto a giorni, si accinge a cambiare l’impostazione del conflitto da “operazione speciale” a guerra patriottica”, sulla base delle esplicite minacce alla sicurezza della Russia ed alla volontà dichiarata dell’Occidente a guida USA di voler distruggere la Russia.

Questo significa che tutte le risorse e le forze dal paese saranno gestite in funzione dello sforzo bellico, in modo simile a quanto avvenuto ne 1942/45 quando la Russia fu attaccata dalla Germania e dai suoi alleati. La situazione è ormai paragonabile a quella della Seconda guerra mondiale e Putin si prepara a varare una economia di guerra con mobilitazione totale contro il nemico, senza guardare in faccia nessuno. Tale impostazione permetterà allo stesso Putin di effettuare i cambiamenti necessari (probabile nazionalizzazione delle grandi imprese) e soppressione delle varie quinte colonne interne dell’occidente.

In definitiva la Russia prende atto della sfida esiziale in corso da parte dell’Occidente collettivo sotto guida USA e si organizza per combattere con tutte le sue forze.

Lo scenario della catastrofe si avvicina sempre più….

Foto: Idee&Azione

27 gennaio 2023

Russia e Cina contrastano il piano egemonico degli USA in Eurasia

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di Luciano Lago

La inarrestabile discesa della influenza degli Stati Uniti sull’attuale ordine mondiale è segnata fra gli altri da due fattori essenziali: da un lato l’offensiva russa in Ucraina che segna il ruolo di protagonista assertivo della Russia come superpotenza che ostacola i piani egemonici degli Stati Uniti, dall’altro lato le nuove intese economiche e finanziarie che la Repubblica Popolare Cinese sta stringendo con i partner petroliferi del Golfo Persico, in primis con l’Arabia Saudita.

Se la Russia ha di fatto rotto l’accerchiamento della NATO e si è impegnata in un conflitto che, a prescindere dal suo esito, segnerà una svolta negli equilibri europei e non solo in quelli, la nuova dinamica cinese rischia di incrinare il predominio del dollaro negli scambi internazionali, visti gli accordi in definizione fra Cina e Arabia Saudita, il maggior produttore di petrolio mondiale.

Senza dubbio Washington sta perdendo il ruolo che ha svolto in Europa e in Medio Oriente negli ultimi 40 anni. L’operazione militare speciale in Ucraina è diventata un altro sintomo dell’indebolimento del ruolo dell’America come fattore di stabilizzazione globale.

Il cambiamento che si sta verificando è di fatto un riassetto degli equilibri mondiali in cui i protagonisti sono diversi da quelli che hanno predominato la scena internazionale negli ultimi 80 anni.

Il piano della elite di potere USA di disarticolare la Russia facendo leva sull’Ucraina quale piattaforma di ariete anti russa, sta ormai fallendo a prescindere da come si concluderà il conflitto. La Russia non permetterà alla NATO di stabilirsi in Ucraina e questo paese è destinato a essere disarticolato e suddiviso in varie regioni, che saranno con tutta probabilità rese neutrali.

L’equilibrio di sicurezza dovrà necessariamente essere ridefinito coinvolgendo la Russia, come lo stesso Macron e Shulz hanno dovuto ammettere.

Se si realizzerà un tale scenario, Washington avrà fallito un’altra volta e questo spiega l’ostinazione degli anglo statunitensi nel cercare di sostenere l’Ucraina nonostante il collasso previsto del suo esercito decimato dalle perdite. Lo avevamo previsto in tanti che la guerra per procura sarebbe stata combattuta dagli USA fino all’ultimo ucraino e così sta avvenendo.

L’idea di Washington di disarticolare la Russia ed ottenere un cambio di regime al Cremlino cozza con la realtà di un paese che al contrario si è stretto a grande maggioranza attorno al suo premier ed è consapevole di essere costretto dall’occidente ad una guerra esistenziale.

Il presidente Putin deve correggere alcuni sbagli e sottovalutazioni del nemico che aveva fatto all’inizio della offensiva russa: l’intervento massiccio di forze della NATO sul territorio ucraino, con forniture di armi, assistenza logistica, di intelligence, comando e controllo affidato a ufficiali statunitensi e britannici ha avuto l’effetto di prolungare le operazioni ma adesso siamo in una nuova fase dell’offensiva che assume una connotazione più decisa e diretta a neutralizzare l’intera infrastruttura del sistema ucraino e a distruggere quel che resta delle sue forze armate.

L’obiettivo strategico più ampio della Russia è quello di facilitare la liberazione dell’Europa dal controllo statunitense, questo potrà avvenire quando i paesi europei saranno costretti a trattare con Mosca per evitare un olocausto nucleare nel vecchio continente che servirebbe solo agli interessi americani.

Di conseguenza la dimostrazione della forza e della tecnologia militare russa, nel lungo termine, avranno l’effetto di convincere l’Europa che soltanto la Russia, non gli Stati Uniti, è in grado di fornire ai paesi europei una difesa strategica.

Dall’altro versante del mondo, nell’Indo Pacifico, il ruolo di protagonista viene assunto inevitabilmente dalla Cina che procede verso l’internazionalizzazione dello yuan. Dopo la visita in Arabia Saudita e gli accordi presi, lo stesso Xi Jinping ha dichiarato che la Cina utilizzerà lo yuan per il commercio di petrolio, attraverso la Borsa nazionale del petrolio e del gas di Shanghai, a cui ha invitato gli altri paesi produttori.

Negli ultimi cinque anni, la Cina è stata il più grande importatore mondiale di greggio, che proviene da metà dalla penisola arabica e più di un quarto dall’Arabia Saudita.

La Cina prosegue nel suo percorso di sviluppo e di investimenti (con la Belton Road) coinvolgendo un sempre maggiore numero di paesi in Asia in Africa, in Medio Oriente e in America Latina.

D’altra parte i cinesi non nascondono di essere determinati a distruggere la invasiva egemonia degli Stati Uniti, per stabilire l’uguaglianza e la giustizia nel mondo. In questo contesto l’America invita a boicottare la Cina ed a diffidare della cooperazione con Pechino ma non ottiene ascolto e piuttosto sta perdendo la fiducia dei suoi alleati e della comunità internazionale.

In altro modo, gli americani stanno stringendo il cappio economico e politico sull’Europa e stanno provocando un’agguerrita concorrenza volta a danneggiare in primis l’economia europea, con la finzione di mascherare l’egemonia da “ordine internazionale” basato su regole, una finzione a cui non crede più nessuno e che sta volgendo al termine.

Questa ascesa della Cina preoccupa l’elite di potere USA che aveva previsto di affrontare il gigante asiatico soltanto dopo una possibile sottomissione della Russia con l’istigazione del conflitto in Ucraina.
Il piano tuttavia non sta andando come si aspettavano gli strateghi di Washington e i decisori del Deep State sono ad un bivio: a breve devono decidere per una conflitto nucleare o per una accettazione di un ordine multipolare con ridimensionamento del loro ruolo. Una scelta difficile ma necessaria e da questa dipenderà il futuro di tutta l’umanità.

Foto: Today.it

24 dicembre 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/russia-e-cina-contrastano-il-piano-egemonico-degli-usa-in-eurasia/

Di fronte alla catastrofe?

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di Luciano Lago

L’impressione lasciata dagli avvenimenti relativi alla caduta del missile in territorio polacco è ancora alta, si è sfiorata la guerra tra la NATO e la Russia ma la paura di una guerra nucleare è divenuta concreta. Dai commenti dei media mainstream non si capisce se fosse la paura di fronte alla realtà di una guerra nucleare davanti ai propri occhi o per il contrario se questi commentatori erano entusiasmati per il fatto che la NATO adesso avrebbe avuto le mani libere per distruggere la Russia, visto che affermavano convinti che la NATO sarebbe invincibile.

Intanto ieri Putin ha legalizzato formalmente il fatto che i volontari internazionali possano integrarsi all’Esercito russo e si deduce per sicuro che volontari provenienti dall’Iran o dalla Repubblica della Corea del nord arriveranno ad integrarsi alla battaglia contro i seguaci di Stephan Bandera e i loro patron occidentali. Dei volontari della Corea del Nord si era già molto parlato per i treni avvistati in transito da quel paese verso la Russia. Nessuno sa quale fosse il carico.

Così risulta che il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto che modifica il procedimento per reclutare cittadini stranieri che potranno servire nell’Esercito russo. Il documento modifica il regolamento approvato nel 1999 sul servizio militare e, in accordo con questo, da adesso in poi i cittadini stranieri potranno servire nell’esercito russo,media mainstream sotto contratto, al pari dei cittadini della Federazione Russa.

Inoltre nell’attacco russo dell’altro ieri, attuato con più di cento missili, si è saputo che lo stato Maggiore delle forze ucraine è stato distrutto a Kiev. Questo indica che la guerra è entrata in una nuova fase.

Secondo i rapporti, come risultato dell’attacco uno dei missili ha colpito l’obiettivo a Kiev, lo Stato Maggiore delle forze armate dell’Ucraina è stato distrutto, nonostante i missili antiaerei lanciati, quando nessuno dei missili antiaerei ucraini ha intercettato l’obiettivo e questo a dimostrazione della bassa efficienza del sistema di difesa antiaereo ucraino. Al momento si sa che, come risultato dell’attacco, l’edificio è stato parzialmente distrutto e sembra che questo sia avvenuto mentre era in corso una riunione a cui partecipavano ufficiali di alto rango delle forze straniere che sono coinvolte nelle operazioni in Ucraina.

Il comando della Forze Armate ucraine ancora non si è pronunciato ma questo è uno dei pochi attacchi diretti alla sede centrale del comando. I residenti locali parlano di un fumo nero che si è levato dall’edificio e dall’area dove si è verificata l’esplosione ma nulla si sa sul numero delle vittime.

Tutto è molto confuso in questo momento nei paesi alleati della UE e nelle reazioni scomposte degli USA e della NATO. Sopratutto si nota che c’è una grande preoccupazione che gli USA se ne vengano fuori con una uscita precipitosa e le dichiarazioni rilasciate in proposito sono molto sconcertanti.

In occasione della caduta del missile in Polonia si è visto che Biden non ha risparmiato tempo per smentire che il missile fosse russo e che tutto indicava che la Russia non era la responsabile. Cosa questa che ha rappresentato un secchio di acqua fredda sulle aspettative ucraine di coinvolgere direttamente la NATO nel conflitto con il sostenere che il missile fosse russo. Gli USA conoscono perfettamente la traiettoria del missile e questo mette in dubbio che possa essere stato un errore della contraerea ucraina, visto che gli obiettivi dell’attacco russo erano tutti a oltre 30/40 Km. dal confine polacco.

Potrebbe essere stata questa una provocazione ucraina per ottenere il coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto? Il dubbio rimane dalle frettolose accuse lanciate subito da Zelensky e compagnia cantante.

Le notizie che arrivano sono indicative di un qualche cosa che sta avvenendo in questo momento. Il capo del Dipartimento di Sicurezza interna USA, Alejandro Mayorkas, ha dichiarato che se si verifica una esplosione nucleare in Europa questa non avrà conseguenza negativa per la salute degli americani e le minacce radiologiche sono basse; che voleva dire? Inoltre lo stesso ha detto che, mentre gli USA hanno espresso la loro preoccupazione per il fatto che la Russia sta facendo tintinnare le sciabole …non ci sono indizi che una esplosione nucleare in Europa possa avere conseguenze dirette sulla salute negli Stati Uniti, come dichiarato nella sua udienza davanti al comitato del Congresso.

Il presidente Putin ha detto in precedenza che l’Occidente ha lanciato un ricatto nucleare e i rappresentanti della NATO stanno parlando della possibilità di usare armi di distruzione massiva contro la Russia.

Anche l’ammiraglio ritirato Mike Mullen si è pronunciato su questo dicendo che il momento è molto pericoloso e tutto indica che potrebbe verificarsi uno scontro diretto fra Russia e USA. Il conflitto in Ucriana potrebbe produrre una escalation verso una conflagrazione nucleare.

Bisogna far terminare il conflitto senza l’uso di armi nucleari e, se appariranno tali armi, saremo molti vicini ad una guerra nucleare, ha detto l’ammiraglio con molta saggezza. Bisogna riprendere quindi un processo di negoziato per evitare questo rischio.Putin, NATO,

Da notare che Zelensky a minacciato ripetutamente la Russia di un bombardamento nucleare preventivo, anche se più tardi il suo segretario ha voluto rettificare le dichiarazioni (censurate dai media occidentali) per diminuire il significato di queste affermazioni. La natura psicopatica del personaggio sta diventando sempre più evidente e viene nascosta all’opinione pubblica dei paesi occidentali che lo stanno finanziando.

Tutto darebbe l’impressione in apparenza che gli USA non vogliano far precipitare la situazione in un conflitto nucleare.

Il rappresentante russo Dimitry Peskov ha rimarcato che Zelensky con la sua retorica ha chiesto l’inizio di una guerra mondiale. Lo stesso ha raccomandato ai paesi occidentali di prestare attenzione alle dichiarazioni improvvide di questo personaggio e ha ricordato che, in caso di tale conflitto, le conseguenze sarebbero mostruose per tutti.

Anche il ministro Lavrov ha ricordato che i rischi crescenti dell’uso di armi di distruzione di massa sono sempre più forti per effetto delle dichiarazioni del presidente ucraino. Tutti dovrebbero essere messi di fronte alle proprie responsabilità prima di fare dichiarazioni affrettate e prive di riscontro, come accaduto in occasione della notizia del missile in Polonia.

Prevarrà la prudenza fra i leader occidentali? Questo si vedrà a breve scadenza ma le dichiarazioni dei leader occidentali sono molto contraddittorie.

Foto: Idee&Azione https://www.ideeazione.com/di-fronte-alla-catastrofe/

19 novembre 2022

Sun Tzu entra in un bar a Kherson…

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QUINTA COLONNA

di Pepe Escobar

Fonte: Controinformazione

Deal or no deal, il “generale Winter” sta arrivando in città, pronto a intrattenere il suo ospite d’onore Sun Tzu (l’arte della guerra) con così tanti nuovi piatti a tavola.

L’annuncio del ritiro di Kherson potrebbe aver segnato uno dei giorni più cupi della Federazione Russa dal 1991.

Lasciare la riva destra del Dnepr per allestire una linea di difesa sulla riva sinistra può esprimere un senso di sconfitta militare. Lo stesso generale Armageddon, sin dal suo primo giorno di lavoro, aveva lasciato intendere che questo avrebbe potuto essere inevitabile.

Così com’è sulla scacchiera, Kherson è dalla parte “sbagliata” del Dnepr. Tutti i residenti di Kherson Oblast – 115.000 persone in totale – che volevano essere trasferiti a latitudini più sicure sono stati evacuati dalla riva destra.

Il generale Armageddon sapeva che era inevitabile per diversi motivi:
nessuna mobilitazione dopo che i piani iniziali dell’operazione SMO hanno colpito la polvere; distruzione di ponti strategici attraverso il Dnepr – con tanto di metodico martellamento ucraino di ponti, traghetti, pontoni e moli per tre mesi; nessuna seconda testa di ponte a nord di Kherson o a ovest (verso Odessa o Nikolaev) per condurre un’offensiva.

E poi, la ragione più importante: l’armamento massiccio unito alla NATO, quella che de facto guida la guerra, si è tradotta in un’enorme superiorità occidentale in ricognizione, comunicazioni, comando e controllo.

Militari NATO in Ucraina

Alla fine, il ritiro di Kherson potrebbe essere una perdita tattica relativamente minore. Eppure, politicamente, è un disastro assoluto, un imbarazzo devastante.

Cherson è una città russa. I russi hanno perso, anche se temporaneamente, la capitale di un nuovissimo territorio annesso alla Federazione. L’opinione pubblica russa avrà enormi problemi ad assorbire le notizie.

L’elenco degli aspetti negativi è considerevole. Le forze di Kiev si assicurano il fianco e possono liberare le forze per andare contro il Donbass. L’armamento fornito da parte dell’Occidente collettivo ottiene una spinta importante. Il sistema HIMARS ora può potenzialmente colpire obiettivi in ​​Crimea.

L’ottica è orrenda. L’immagine della Russia nel Sud del mondo è gravemente offuscata; dopotutto, questa mossa equivale all’abbandono del territorio russo, mentre i crimini di guerra seriali ucraini scompaiono all’istante dalla “narrativa” principale.

Come minimo, molto tempo fa i russi avrebbero dovuto rafforzare il loro principale vantaggio strategico testa di ponte sul lato occidentale del Dnepr in modo che potesse resistere, a meno di un’alluvione della diga di Kakhovka ampiamente prevista. Eppure i russi hanno ignorato per mesi anche la minaccia del bombardamento della diga. Questo spiega una pianificazione terribile.

Ora le forze russe dovranno conquistare di nuovo Kherson. E parallelamente stabilizzare le linee del fronte; tracciare confini definitivi; e poi sforzarsi di “smilitarizzare” per sempre le offensive ucraine, tramite negoziati o bombe a tappeto.

È abbastanza rivelatore che una serie di tipi di informazioni della NATO, dagli analisti ai generali in pensione, sono sospettosi della mossa del generale Armageddon: la vedono come una trappola elaborata, o come ha detto un analista militare francese, “una massiccia operazione di inganno”. Uno stile Sun Tzu classico. Questo è stato debitamente incorporato come narrativa ufficiale ucraina.

Quindi, per citare Twin Peaks , quel classico eversivo della cultura pop americana, “i gufi non sono quello che sembrano”. In tal caso, il generale Armageddon cercherebbe di allungare gravemente le linee di rifornimento ucraine; indurli all’esposizione; e poi cimentarsi in un’enorme sparatoria al tacchino.

Quindi o questa è una mossa stile Sun Tzu; o un accordo è dietro le quinte, in coincidenza con il G20 per la prossima settimana a Bali.

L’arte dell’affare

Sembra che sia stato raggiunto un accordo tra Jake Sullivan e Patrushev.
Nessuno conosce davvero i dettagli, nemmeno quelli che hanno accesso agli sgargianti informatori della quinta colonna a Kiev. Ma sì, l’accordo sembra includere Kherson. La Russia manterrebbe il Donbass ma non avanzerebbe verso Kharkov e Odessa. E l’espansione della NATO sarebbe definitivamente congelata. Un affare minimalista, forse.

Questa ipotesi spiegherebbe perché Patrushev è stato in grado di imbarcarsi su un aereo per Teheran in contemporanea all’annuncio della ritirata di Kherson e di occuparsi, in tutta tranquillità, di importanti affari di partnership strategica con Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano.

L’accordo potrebbe essere stato anche il “segreto” insito nell’annuncio di Maria Zakharova che “siamo pronti per i negoziati”.

I russi lasceranno la sponda del fiume Dnepr in una ritirata militare gestita. Ciò non sarebbe possibile senza negoziati militari-militari gestiti.

Queste trattative di back channel vanno avanti da settimane. Il messaggero è l’Arabia Saudita. L’obiettivo degli Stati Uniti, a breve termine, sarebbe verso una sorta di accordo di Minsk 3 – con annessa mediazione Istanbul/Riyadh.

Nessuno presta la minima attenzione al pagliaccio della coca cola Zelensky. Sullivan è andato a Kiev per presentare una sorta di fatto compiuto.

Il Dnepr sarà – nella tesi – il fronte stabile e negoziato.

Kiev dovrebbe ingoiare una linea di contatto congelata a Zaporizhye, Donetsk e Lugansk – con Kiev che riceve elettricità da Zaporozhye, quindi cessa di bombardare la sua infrastruttura.

Gli Stati Uniti avrebbero escogitato un prestito di 50 miliardi di dollari più parte dei beni russi confiscati – cioè rubati – per “ricostruire” l’Ucraina. Kiev riceverà moderni sistemi di difesa aerea.

Non c’è dubbio che Mosca non accetterà nessuna di queste disposizioni.

Si noti che tutto questo coincide con l’esito delle elezioni americane, dove i democratici non hanno esattamente perso.

Nel frattempo la Russia sta accumulando sempre più guadagni territoriali nella battaglia per Bakhmut.

Non ci sono illusioni di sorta a Mosca sul fatto che questo cripto-Minsk 3 sarebbe rispettato dall’Impero “non in grado di accettare accordi”.

Jake Sullivan è un avvocato di 45 anni con zero background strategico ed “esperienza” pari a una campagna per Hillary Clinton. Patrushev può mangiarlo a colazione, pranzo, cena e spuntino a tarda notte – e vagamente “accettare” qualsiasi cosa.

Allora perché gli americani sono disperati per offrire un accordo? Perché potrebbero intuire che la prossima mossa russa con l’arrivo del generale Winter dovrebbe essere in grado di vincere definitivamente la guerra alle condizioni di Mosca. Ciò includerebbe la chiusura del confine polacco con una lunga mossa a freccia dalla Bielorussia verso il basso. Con il taglio delle linee di rifornimento per armi, in tal caso il destino di Kiev sarebbe segnato.

Deal or no deal, il “generale Winter” sta arrivando in città, pronto a intrattenere il suo ospite d’onore Sun Tzu con così tanti nuovi piatti a tavola.

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

Le idee di Putin stanno guadagnando popolarità in Occidente

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di Luciano Lago

Le idee del presidente russo Vladimir Putin risuonano sempre più nelle menti dei leader e delle persone nei paesi occidentali, secondo un articolo pubblicato dal Washington Post. “Alla fine del mese scorso, lui (Vladimir Putin – ndr) ha tenuto un discorso che suonerebbe familiare – e per molti attraente – nelle democrazie dagli Stati Uniti a gran parte dell’Europa”, osserva la pubblicazione.

Il 30 settembre Putin, parlando al Cremlino in seguito ai risultati dei referendum nelle regioni DPR, LPR, Kherson e Zaporozhye, ha affermato che il crollo dell’egemonia occidentale iniziato è irreversibile, il mondo è entrato in un periodo di trasformazioni rivoluzionarie che sono di natura fondamentale, si stanno formando nuovi centri di sviluppo. Putin ha sottolineato che l’Occidente sostiene un ordine basato su regole, ma non è chiaro chi abbia inventato queste regole, questa è una frode completa e un doppio standard. Putin ha rimproverato gli Stati Uniti per aver tentato di attaccare la Russia e altri stati sovrani per districarsi dall’ennesimo groviglio di contraddizioni. Coloro che sono pronti a vivere secondo le regole dell’Occidente, Putin ha definito masochisti politici e “seguaci di relazioni politiche non tradizionali”.

Il leader russo ha anche osservato che i concetti dell’ideologia Gender e LGBT sono inaccettabili per il Paese slavo che si basa sulla cultura tradizionale ortodossa. “La tendenza che stiamo vedendo riflette la frustrazione del mondo per il fatto che il processo democratico non possa produrre leader carismatici efficaci”, ha detto a WP Nicholas Gvozdev, professore di studi sulla sicurezza nazionale presso l’US Naval War College. “In paese dopo paese, si sta diffondendo l’idea che abbiamo bisogno di leader forti che portino a termine le cose. E non si tratta solo di politica: stiamo assistendo a un aumento del valore di tecnocrati come Elon Musk come risolutori di problemi e portare a termine il lavoro”.

In precedenza, l’editorialista Gerhard Lechner della Wiener Zeitung ha osservato che la Germania e l’Austria hanno un alto livello di sostegno alla Russia e al suo presidente Vladimir Putin. Tra la popolazione di questi paesi cresce il malcontento a causa delle conseguenze delle sanzioni economiche, ha aggiunto l’osservatore.

Il malcontento nei paesi europei è in forte crescita per le conseguenze delle sanzioni e della guerra che i politici di Washington e di Bruxelles sostengono contro la Russia.

18 ottobre 2022 – https://www.ideeazione.com/le-idee-di-putin-stanno-guadagnando-popolarita-in-occidente/

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ALCUNI PARLAMENTARI EUROPEI HANNO CHIESTO LA REVOCA DELLE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA

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Parlamentari provenienti da Germania, Polonia, Slovacchia e Belgio in un incontro a Berlino hanno chiesto la revoca delle sanzioni contro la Russia, pubblicando un documento programmatico intitolato “Salvare il futuro dell’Europa”, per riportare l’Europa “alla vita normale”. Lo riporta Rzeczpospolita

Steffen Kotre, un parlamentare dell’Alternativa per la Germania di destra, ha dichiarato lunedì 26 settembre in una conferenza stampa al Bundestag tedesco che una profonda crisi energetica è causata da una politica sconsiderata.
Secondo lui, la colpa dell’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità in tutta Europa spetta esclusivamente ai governi dell’UE.

Le forniture di energia all’Europa sono artificialmente limitate, devono essere nuovamente aumentate, come? Mettendo fine alle sanzioni contro la Russia, ad esempio”, ha sottolineato Kotré.

Steffen Kotre, responsabile per le questioni energetiche nel suo partito, è stato uno degli organizzatori lunedì 26 settembre, a Berlino, di un incontro a cui sono stati invitati i suoi politici europei che la pensano allo stesso modo.
In particolare, il leader della Respublika slovacca, Milan Urik, deputato del partito di interesse fiammingo belga, Recchino Van Lommel, e Grzegorz Braun, deputato del Sejm polacco, hanno visitato la capitale tedesca.

Il deputato polacco Braun, in particolare, ha parlato della necessità di tornare a una “vita normale e ordinaria” in Europa. I partecipanti all’incontro di Berlino hanno pubblicato un documento politico “Salvare il futuro dell’Europa”, che, tra le altre cose, chiede la revoca delle sanzioni contro la Russia.

Secondo gli autori del documento, l’Europa è governata da politici che da tempo non sono riusciti a rappresentare gli interessi degli europei, limitando i loro diritti fondamentali e cercando di “inondare” il continente di persone culturalmente estranee.

Fonte: News Front

Traduzione: Luciano Lago

Come il Pentagono usa un programma segreto di guerre per procura

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di Nick Turse e Alice Speri

Piccole Squadre delle forze delle operazioni speciali statunitensi sono impegnate in un programma di guerra per procura di basso profilo su scala molto più ampia di quanto precedentemente noto, secondo documenti esclusivi e interviste con più di una dozzina di funzionari governativi attuali e precedenti.

Mentre The Intercept e altri organi di stampa hanno precedentemente riferito dell’uso da parte del Pentagono dell’istruzione segreta 127e in diversi paesi africani , un nuovo documento ottenuto attraverso il “Freedom of Information Act” offre la prima conferma ufficiale che almeno 14 programmi 127e erano attivi anche nel Medio Oriente e regione Asia-Pacifico nel 2020. In totale, tra il 2017 e il 2020, i comandi statunitensi hanno condotto almeno 23 programmi 127e separati in tutto il mondo.

Un altro ex alto funzionario della difesa, che ha chiesto l’anonimato per discutere di un programma riservato, ha confermato che una versione precedente del programma 127e era stata schierata anche in Iraq. Un programma 127e in Tunisia , nome in codice Obsidian Tower, che non è mai stata riconosciuta dal Pentagono o precedentemente identificata come un uso dell’autorità 127e, è risultata in un combattimento da parte delle forze statunitensi insieme a delegati locali nel 2017, secondo un’altra serie di documenti ottenuti da The Intercept. Un terzo documento, una nota segreta che è stata redatta e declassificata per la pubblicazione su The Intercept, fa luce sulle caratteristiche del programma, compreso l’uso dell’autorità per fornire accesso ad aree del mondo altrimenti inaccessibili anche alle truppe statunitensi più elitarie.

Guerra per procura globale

Le origini del programma 127e possono essere fatte risalire ai primi giorni della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan, quando i commando e il personale della CIA cercarono di sostenere l’Alleanza del Nord afghana (il Fronte islamico unito per la salvezza dell’Afghanistan, conosciuto in Occidente anche come Alleanza del Nord) nella sua lotta contro i Talebani. Il Comando per le Operazioni Speciali dell’esercito si rese presto conto di non avere l’autorità per fornire pagamenti diretti ai suoi nuovi alleati e fu costretto a fare affidamento sui finanziamenti della CIA.

Questo ha spinti il Socom  a garantire la capacità di sostenere le forze straniere nelle cosiddette missioni, come corollario militare dell’uso da parte della CIA dei gruppi di miliziani. Conosciuta inizialmente come Sezione 1208, l’autorità è stata utilizzata anche nei primi anni dell’invasione dell’Iraq, secondo un ex alto funzionario della Difesa. Alla fine è stata inserita nella legge degli Stati Uniti sotto il titolo 10 § 127e del Codice degli Stati Uniti.

Il 127e è una delle numerose autorità praticamente sconosciute concesse al Dipartimento della Difesa dal Congresso negli ultimi due decenni, che consentono ai commando statunitensi di condurre operazioni ai margini della guerra e con una minima supervisione esterna. Mentre il 127e si concentra sull’”antiterrorismo”, altre autorità consentono alle forze d’élite – tra cui i Navy SEAL, i Berretti Verdi dell’Esercito e i Marine Raider – di condurre operazioni clandestine di intelligence e controspionaggio o di assistere forze straniere in guerre irregolari, principalmente nel contesto della cosiddetta competizione tra grandi potenze. In aprile, i vertici delle Operazioni Speciali hanno presentato un nuovo progetto di “Visione e Strategia” che sembra sostenere la continuazione del concetto di 127e, facendo leva su “partenariati per la condivisione degli oneri per raggiungere gli obiettivi con un livello di rischio accettabile”.

Il generale Richard D. Clarke, attuale comandante delle Operazioni Speciali, ha testimoniato al Congresso nel 2019 che i programmi 127e “hanno portato direttamente alla cattura o all’uccisione di migliaia di terroristi, hanno interrotto le reti e le attività terroristiche e hanno negato ai terroristi lo spazio operativo in un’ampia gamma di ambienti operativi, a una frazione del costo di altri programmi”.

Le affermazioni di Clarke non possono essere verificate. Un portavoce del SOCOM ha dichiarato a The Intercept che il comando non dispone di dati sulle persone catturate o uccise durante le missioni 127e. Non si sa nemmeno quante forze straniere e quanti civili siano stati uccisi in queste operazioni, ma un ex funzionario della difesa ha confermato a The Intercept che ci sono state vittime statunitensi, anche se tradizionalmente le truppe americane dovrebbero rimanere dietro “le ultime protezioni e coperture” durante le operazioni di un partner straniero.

I documenti ottenuti da The Intercept sottolineano l’importanza che tale autorità riveste, in particolare nel fornire agli operatori speciali statunitensi una via d’accesso a zone di difficile penetrazione. Secondo un memorandum, un programma 127e forniva “l’unico accesso fisico umano alle aree”, con i partner locali che “si concentravano sulla ricerca, gli attacchi e l’eliminazione” delle forze nemiche. Un altro programma 127e, rivolto ad Al Qaeda e ai suoi affiliati, ha permesso ai commando di allargare “il raggio d’azione ai rifugi precedentemente inaccessibili delle organizzazioni estremiste violente (VEO)”.

Alcuni documenti ottenuti tramite il Freedom of Information Act – FOIA sono così corposamente oscurati che è difficile identificare i Paesi in cui si sono svolti i programmi e le forze con cui gli Stati Uniti hanno collaborato. The Intercept ha precedentemente identificato il BIR, o Battaglione di Intervento Rapido, la famigerata unità militare camerunense con cui gli Stati Uniti hanno gestito un programma 127e. The Intercept ha ora identificato un’altra partnership precedentemente sconosciuta, la G2 Strike Force, o G2SF, un’unità speciale d’élite dell’esercito libanese con cui gli Stati Uniti hanno collaborato per colpire gli affiliati dell’ISIS e di Al Qaeda in Libano.

Votel ha confermato che il 127e in Libano aveva il nome in codice Lion Hunter. Ha anche confermato la presenza di programmi 127e precedentemente sconosciuti in Siria, Yemen, noto come Yukon Hunter, ed Egitto, nome in codice Enigma Hunter, dove le forze per le Operazioni Speciali statunitensi hanno collaborato con l’esercito egiziano per colpire i militanti dell’ISIS nella penisola del Sinai. Ha dichiarato che il capo dei servizi segreti militari egiziani ha fornito “un forte sostegno” a Enigma Hunter e che le truppe americane non hanno accompagnato i loro partner locali nei combattimenti, come è invece accaduto in altri Paesi africani.

Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di assistenza alle forze armate egiziane e libanesi, ma l’uso delle forze egiziane e libanesi come proxy per le missioni antiterrorismo statunitensi ha segnato uno sviluppo significativo in queste relazioni, hanno osservato diversi esperti.

Due esperti di sicurezza libanese hanno osservato che la G2SF è un’unità d’élite e segreta, incaricata per lo più di svolgere attività di intelligence, e che non sorprende che sia stata scelta per il programma 127e dalle Operazioni Speciali statunitensi, con le quali intratteneva già una forte relazione. Uno ha osservato che, a differenza di altri elementi delle forze di sicurezza del Paese, l’unità è “molto meno politicizzata”.

La situazione è più complessa in Egitto, dove l’esercito ha fatto per decenni affidamento su miliardi di dollari di assistenza alla sicurezza statunitense, ma resiste agli sforzi degli Stati Uniti di monitorare il modo in cui tale assistenza viene utilizzata.

Mentre il Sinai è soggetto a un blackout mediatico quasi totale, i gruppi per i diritti umani hanno documentato abusi diffusi da parte dell’esercito egiziano, tra cui “arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture, esecuzioni extragiudiziali e attacchi aerei e terrestri probabilmente illegali contro i civili”.

“Ci sono problemi legittimi nel fatto che gli Stati Uniti collaborino con alcune unità dell’esercito egiziano”, ha dichiarato Seth Binder, direttore dell’advocacy del Project on Middle East Democracy. “Amnesty e Human Rights Watch hanno documentato numerose violazioni dei diritti umani nel Sinai da parte dell’esercito egiziano. Sono le stesse unità con cui collaboriamo per portare avanti le operazioni? È una vera preoccupazione”.

L’ambasciata egiziana negli Stati Uniti non ha risposto a una richiesta di commento, ma in una dichiarazione congiunta dello scorso autunno, funzionari statunitensi ed egiziani si sono impegnati a “discutere le migliori pratiche per ridurre i danni ai civili nelle operazioni militari” – una tacita ammissione che i danni ai civili rimangono un problema. Le richieste di interviste con le ambasciate di Iraq, Tunisia e Yemen, nonché con il Ministero della Difesa libanese, sono rimaste senza risposta.

Nessun controllo, nessuna supervisione

Sebbene i documenti ottenuti da The Intercept offrano indizi sulla portata e sui contorni del programma 127e, molto rimane sconosciuto sia al pubblico che ai membri del Congresso. I rapporti rilevanti richiesti dalla legge sono classificati a un livello tale da impedire alla maggior parte del personale del Congresso di accedervi. Un funzionario governativo che ha familiarità con il programma, e che ha richiesto l’anonimato per discuterne, ha stimato che solo una manciata di persone nei comitati dei servizi armati e dell’intelligence del Congresso leggono tali rapporti. Le commissioni affari esteri e relazioni del Congresso – anche se hanno la responsabilità primaria di decidere dove gli Stati Uniti sono in guerra e possono usare la forza – non li ricevono. E la maggior parte dei rappresentanti e del personale del Congresso che hanno l’autorizzazione ad accedere ai rapporti non sanno nemmeno come richiederli. “È vero che ogni membro del Congresso potrebbe leggere uno qualsiasi di questi rapporti, ma non sanno nemmeno che esistono”, ha aggiunto il funzionario governativo. “È stato progettato per impedire la supervisione”.

Ma non è solo il Congresso ad essere tenuto all’oscuro del programma: anche i funzionari del Dipartimento di Stato con le competenze necessarie sono spesso all’oscuro. Sebbene il 127e richieda l’approvazione del capo missione nel Paese in cui il programma viene attuato, raramente i diplomatici condividono informazioni dettagliate con i funzionari di Washington.

La mancanza di controllo a tutti i livelli del governo americano è in parte il risultato dell’estrema segretezza con cui i funzionari della Difesa hanno protetto la loro autorità sul programma – e delle scarse pressioni subite. “È lo Stato che non conosce quello che non sa, quindi non sa nemmeno cosa chiedere. Gli ambasciatori sono come impressionati da questi generali a quattro stelle che arrivano e dicono: ‘Se non ci lasciate fare questo, moriranno tutti’”, ha detto il funzionario governativo. Il Dipartimento della Difesa lo considera un programma piccolo, minuscolo, che non ha implicazioni di politica estera, e quindi: “Facciamolo e basta. Meno persone ci ostacolano, più è facile”.

Sarah Harrison, analista senior dell’International Crisis Group e in precedenza consigliere generale associato presso l’Office of General Counsel, International Affairs del Dipartimento della Difesa, ha fatto eco a questa valutazione. “L’HASC e il SASC sembrano contrari ad aumentare la supervisione della 127-echo. Non sono propensi a modificare lo statuto per rafforzare la supervisione dello Stato, né condividono adeguatamente i documenti relativi al programma con il personale [del Congresso]”, ha detto, usando gli acronimi della House Armed Services Committee e della Senate Armed Services Committee. “Può sembrare una questione arcinota e burocratica, ma è davvero importante per la supervisione del programma 127-echo e di tutti gli altri programmi gestiti in segreto”.

Questi programmi includono un’autorità, nota come Sezione 1202, che è apparsa per la prima volta nel National Defense Authorization Act del 2018 e fornisce “supporto a forze straniere, forze irregolari, gruppi o individui” che partecipano a guerre irregolari e sono esplicitamente focalizzate sui cosiddetti near-peer competitors. Il Congresso ha inoltre autorizzato il Segretario della Difesa a “spendere fino a 15.000.000 di dollari in qualsiasi anno fiscale per attività clandestine per qualsiasi scopo che il Segretario ritenga opportuno per preparare l’ambiente a operazioni di natura riservata” ai sensi del 10 USC § 127f, o “127 foxtrot”. L’autorità della sezione 1057 consente analogamente attività di intelligence e controspionaggio in risposta a minacce di “natura riservata, straordinaria o di emergenza”.

“Questa è stata la storia di molti programmi gestiti dal Dipartimento della Difesa”, ha dichiarato Stephen Semler, cofondatore del Security Policy Reform Institute, un think tank di politica estera statunitense sovvenzionato da associazioni civili. “La comunità delle Operazioni Speciali ama molto l’autonomia. Non amano la burocrazia, quindi inventano sempre delle autorità, cercando di trovare un modo per evitare che le loro operazioni vengano ritardate per qualsiasi motivo”.

“Il problema è che queste cose sono così normalizzate”, ha aggiunto. “Dovrebbe essere prestata maggiore attenzione a queste autorità di addestramento ed equipaggiamento, sia che si tratti di forze speciali che di forze regolari del Dipartimento della Difesa, perché è davvero una sorta di modo di vendere una guerra senza fine, senza troppe cerimonie”.

Traduzione a cura di Luciano Lago

Foto: Idee&Azione

7 agosto 2022 https://www.ideeazione.com/come-il-pentagono-usa-un-programma-segreto-di-guerre-per-procura/

Mercenari israeliani combattono per l’Ucraina contro la Russia

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di Luciano Lago

Mosca afferma che mercenari israeliani hanno combattuto a fianco delle truppe ucraine contro le forze russe negli ultimi mesi di conflitto. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto mercoledì alla radio Sputnik in un’intervista che i militanti israeliani erano attivi sul campo insieme al reggimento di estrema destra Azov, che opera sotto il comando dell’esercito ucraino dal 2014. I mercenari israeliani sono praticamente spalla a spalla con i militanti Azov in Ucraina.

Azov è salito alla ribalta nel 2014, quando i suoi attivisti di estrema destra hanno preso le armi per combattere i separatisti filo-russi nella regione orientale del Donbass, in Ucraina. I suoi membri fanno ora parte delle forze ucraine nella città portuale di Mariupol, rintanata all’interno dell’acciaieria Azovstal, contro la quale martedì le forze russe hanno lanciato un grande attacco.

La Russia vede i membri dell’Azov come “fascisti” e “nazisti”. (Per l’Occidente i militanti di Azov sono “bravi ragazzi”). Il 1° maggio, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che Adolf Hitler aveva “sangue ebreo”. Questo ha alimentato il già ardente fuoco della guerra. Il principale diplomatico russo, parlando al canale Rete 4 di Mediaset, ha affermato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “avanza un argomento su che tipo di nazismo possono avere se lui stesso è ebreo”.

Martedì, il ministero degli Esteri russo ha affermato che “le origini ebraiche del presidente (Zelensky) non sono una garanzia di protezione contro il neonazismo dilagante nel Paese”. Il regime israeliano aveva convocato lunedì l’ambasciatore russo per “chiarimenti”. Il Cremlino ha criticato il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid per aver accusato Mosca di aver commesso crimini di guerra in Ucraina. Ad aprile, il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid ha accusato la Russia di aver commesso crimini di guerra in Ucraina. Mosca ha risposto, accusando Israele di usare l’Ucraina per “distogliere” l’attenzione globale dalla sua aggressione contro i palestinesi.

Il 24 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’operazione in Ucraina. Il conflitto ha provocato una risposta unanime da parte dei paesi occidentali, che hanno imposto una lunga serie di sanzioni a Mosca. La Russia afferma che interromperà immediatamente l’operazione se Kiev soddisferà l’elenco di richieste di Mosca, inclusa la non domanda di adesione alla NATO.

Israele ha espresso solidarietà all’Ucraina ma, a differenza dei suoi alleati occidentali, si è astenuto dall’imporre sanzioni formali alla Russia.

Foto: Controinformazione.info

6 maggio 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/mercenari-israeliani-combattono-per-lucraina-contro-la-russia/

La prima vittima del liberalismo è l’essere umano

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di Karine Bechet Golovko

Fonte: controinformazione

Mentre viviamo in una follia totalitaria globale sullo sfondo di un acuto sanitarismo, ci sono ancora menti annebbiate per continuare a combattere contro il fantasma del comunismo e invocare come mantra tutti i “suoi” crimini. Com’è più comodo lottare contro ciò che non è più, riscriverlo a piacimento, nascondersi da ciò che è! E se spazziamo davanti alla nostra porta? E se parlassimo dei crimini del liberalismo?
Se osassimo guardare in faccia questo mostro che ha partorito, che sta crescendo davanti ai nostri occhi attoniti? Perché questa dittatura globale e disumana è l’essenza del liberalismo.

Mentre in Francia, paese dei diritti umani e di Cartesio, troviamo sempre più politici che chiedono la generalizzazione della tessera sanitaria, cioè la generalizzazione della segregazione sociale; mentre in Russia, paese che è stato distrutto non molto tempo fa in nome del liberalismo e del sacrosanto diritto di andare da McDonald’s, si vaccina a pieno regime, bloccando l’accesso agli ospedali ai non vaccinati e volendo estendere la sorveglianza totale del QR Codice; mentre il nostro mondo è diventato un grande spazio di sperimentazione su popolazioni messe in stato di torpore, una prigione digitale, dove vengono monitorati gli spostamenti di miliardi di individui, nessuno, dico nessuno, vuole interrogarsi sul legame di causa ed effetto tra l’ideologia liberale consegnata a se stessa come preminente e questa distopia globale in cui viviamo.

Com’è comoda questa cecità morale e intellettuale! Continuiamo improvvisamente a fare grandi dichiarazioni che non costano nulla per gridare i “milioni di vittime” del comunismo, se una fonte è necessaria, resta Wikipedia, la nuova biblioteca-palinsesto del mondo globale. Che questo regime fosse restrittivo, che fosse disumano… che oggi siamo felici, quindi. Parliamo d’altro, soprattutto per non parlare di noi stessi.

Siamo felici di non fare domande. Che dire di tutti questi paesi destabilizzati in nome della democrazia – per l’uso delle risorse naturali? Che dire dell’offshoring, dove è possibile lavorare senza vincoli sociali? Che dire di tutte queste guerre, rivoluzioni, colpi di stato contro leader che non sono sufficientemente compiacenti? Quante società distrutte, famiglie distrutte, vite distrutte a causa di questi stupri democratici? Quanti “milioni”?

Se fermiamo la fantasmagorica statistica dei “milioni”, la morte ingiusta di un solo uomo essendo una tragedia perché ogni scomparsa porta con sé una parte di umanità, diventa urgente interrogarsi sulle matrici di queste due visioni del mondo, comunismo e liberalismo. Sto parlando della loro realizzazione, perché in teoria tutte le ideologie sono meravigliose, altrimenti la gente non ci crederebbe.

L’errore più grande del comunismo è stato scommettere sulla capacità dell’uomo di evolversi, di sforzarsi, di migliorarsi – generalizzazione dell’insegnamento, salto scientifico, buon industriale… Ma tutto ciò richiede sforzi e di fronte si presenta Cannes e la Croisette , le sfilate, il piccolo caffè con terrazza a Parigi, il jazz a New York. E dimentica che sta anche facendo festa, che ha amici, vacanze, un lavoro. Non vede cosa si nasconde dietro il velo – queste persone che, come lui, lavorano, che non hanno tutti i soldi per andare all’estero anche se ne hanno il diritto, tutti questi prodotti nei negozi che si differenziano principalmente per etichette a colori, tutto un mondo reale che non viene proposto.

Dal canto suo, le società liberali, tinte di sociale fin da quando è esistito il comunismo, hanno scommesso sulla debolezza dell’uomo, sulla sua naturale tendenza all’agio, sul suo egocentrismo, sul suo materialismo. E hanno vinto. Il liberalismo fu poi ridotto al materialismo, la libertà al possesso. L’uomo ha perso la sua complessità e la sua ricchezza per diventare nient’altro che un individuo, ciascuno credendosi non solo il centro del suo mondo, ma il centro del mondo che può afferrare solo attraverso il suo ombelico – un mondo a misura.

Con la caduta del comunismo, gli equilibri di potere furono sconvolti e l’orgia fu totale. Vediamo il risultato. Gli esseri viventi sono stati ridotti alle loro funzioni più basse: consumare, produrre, riprodursi, distruggersi. Il declino dell’istruzione ha permesso di ottenere l’accettazione per un mondo così primario. Insensati e aggrappati ai loro schermi, gli esseri viventi non sono altro che ammassi di cellule, più o meno produttive, con qualche scatto più disordinato.
La vita ridotta alla sua concezione biologica permette l’affermazione di una dittatura utilizzando l’argomento della salute.

Parteciparvi è un atto di patriottismo, rifiutarlo sarà presto considerato terrorismo. Come ha detto Biden , siate patrioti, vaccinatevi!

“ Fallo ora per te e per i tuoi cari, per il tuo quartiere, per il tuo paese. Può sembrare banale, ma è una cosa patriottica da fare ”.

E gli esseri umani sono pronti a farsi vaccinare per qualsiasi motivo diverso dalla salute – soprattutto per essere lasciati soli, ma anche per andare in vacanza, per andare al ristorante, per andare a teatro, per prendere i mezzi pubblici, per poter continuare a lavorare . Insomma, per far parte di questo nuovo mondo, che non vuole lasciare spazio all’uomo.

Perché il vaccino permette il QR Code o il social pass e il QR Code o il social pass è una fonte di informazioni, le cui chiavi sono negli Stati Uniti come per qualsiasi database e sembra che nel nostro mondo l’informazione sia potere . Quindi, comprendiamo meglio il patriottismo. Negli USA. Lo capiamo meno in Francia o in Russia, ma essendo il progetto globale…

Anche se questo emerge da una fantasmagoria ben descritta durante l’ultima Davos, i leader sono sempre stati inclini a queste derive di un governo totale e liberati dalla costrizione del popolo. Solo gli uomini possono fermarli. Ma dove sono gli uomini? Questo è ciò che mi preoccupa molto di più delle attuali delusioni.

Fonte: Russie Politics Blogspot

Traduzione: Luciano Lago

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