Due Italie e due mobilitazioni: per la libertà di lavorare e per la libertà di processare le idee

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/01/due-italie-e-due-mobilitazioni-per-la-liberta-di-lavorare-e-per-la-liberta-di-processare-le-idee/

I POTERI FORTI CONTINUANO IL LORO LAVORO DI PREPARAZIONE DELLA SOCIETÀ CHE VERRÀ, BASATA SU TRE CARDINI: LO SCIENTISMO, LA TECNOCRAZIA E IL GLOBALISMO

In Italia assistiamo a due mobilitazioni differenti: una contro il green pass e l’altra contro la bocciatura del ddl Zan. La prima, capitanata dai portuali di Trieste, rivendica il diritto al lavoro per tutti, senza obblighi di natura sanitaria, quali il vaccino o il tampone. La seconda, capitanata dalle associazioni LGBT, protesta contro il Senato, che ha respinto la votazione su una proposta di legge pansessualista, che mirava a sanzionare duramente i pubblici sostenitori del diritto naturale.

Mentre il popolo viene distratto da queste questioni, i poteri forti continuano il loro lavoro di preparazione della società che verrà, basata su tre cardini: lo scientismo, ovvero la divinizzazione della scienza come bene assoluto e supremo, al posto di Dio; la tecnocrazia, ovvero il primato delle macchine e della tecnologia sull’uomo, in nome del profitto; il globalismo, ovvero il “socialismo della povertà”, in nome di una transumana uguaglianza universale, governata dal primato dell’economia sulla politica, del materialismo sull’etica. “Il potere economico in mano a poche persone”, oggi i padroni delle multinazionali e i grandi speculatori dell’alta finanza internazionale, viene condannato già nell’Enciclica Quadragesimo Anno di S.S. Pio XI, promulgata il 15 maggio 1931, che appartiene alla dottrina sociale della Chiesa, perenne e immutabile.

Troviamo, allora, un nesso comune tra le due mobilitazioni degli italiani: la difesa di una libertà da parte di chi segue l’esempio di Stefano Puzzer e la difesa di una parvenza di libertà da parte degli LGBT e da coloro che sono stati ingannati dalla martellante propaganda arcobaleno. Forse, non è un caso che chi è favorevole al ddl Zan, tendenzialmente, sia anche strenuo sostenitore dell’obbligatorietà vaccinale e del green pass…

Chi ha la consapevolezza di lottare contro un lasciapassare sanitario che potrebbe divenire, già nel 2022, anche uno strumento di controllo fiscale, sostiene il diritto al lavoro, così come lo abbiamo sempre conosciuto e, come garantito dall’art. 1 della Costituzione. Principio sacrosanto di libertà, come diritto e come dovere.

La teologia morale cattolica sta dalla parte di queste persone. Il lavoro “è un diritto di giustizia sociale che ha come corrispettivo il dovere dello Stato di promuovere il bene comune e quindi di combattere la disoccupazione (non di indurla! n.d.r.) aprendo vie al lavoro”, non di chiuderle! (P. Pavan, Libertà di lavoro e diritto al lavoro, in “Atti della XX Settimana Sociale di Venezia”, Roma 1947) Si può obiettare che anche il diritto alla salute vada perseguito dallo Stato, in nome del bene comune. E’ assolutamente vero in via generale, ma vacilla nel caso di specie, perché i vaccini, che vengono proposti, attualmente, come unica forma di cura del Covid-19, non garantiscono l’immunizzazione delle persone, perché chi è vaccinato può prendere e trasmettere il virus, tanto quanto un non vaccinato.

I casi Israele e Regno Unito ne sono le prove provate. Perciò, paradossalmente rispetto a quanto sostiene il governo Draghi, l’obbligo del green pass per lavorare (di cui l’Italia è capofila e unico Paese europeo) appare misura eccessiva e sproporzionata, soprattutto perché chi fa il tampone ogni 48 ore dà più garanzie di essere negativo all’infezione rispetto a chi detiene il lasciapassare da vaccinato, che è un potenziale contagiato e trasmettitore del virus, ma non più controllato. Ne deduciamo che il bene comune che lo Stato deve garantire resta il lavoro, ponendo in essere tutte le politiche necessarie per implementarlo, così da consentire una vita normale al maggior numero di persone, nonché la libertà di coscienza in merito all’inoculazione del vaccino.

E’ bene sfatare un’altra sciocchezza, che è quella di sostenere che il vaccino sia gratis mentre il tampone sia a pagamento. Sono entrambi a pagamento, solo che il primo viene saldato, ab origine, con le nostre tasse ed il secondo viene, di fatto, pagato due volte dal lavoratore: con le tasse alla fonte e, poi, con l’esborso in farmacia. Quindi, nessuno grava economicamente sulle spalle di un altro. Anzi, chi si tampona ogni due giorni dà più sicurezze a se stesso e agli altri, nonché paga pure di tasca sua.

La parvenza di libertà è costituita dal ddl Zan, bocciato al Senato, più per le defezioni delle sinistre (Pd e Movimento 5 Stelle) che per una volontà espressa del centrodestra. Il diritto naturale è superiore ad ogni desiderio personale. La confusione tra diritto e desiderio ha portato ad una proposta di legge ideologica che dava piena facoltà ai gruppi LGBT di propagandare la teoria gender nelle scuole (art. 7 ddl Zan) e la totale discrezionalità ai magistrati nell’attribuire pene detentive pesanti nei confronti di coloro che “istigano alla discriminazione per motivi fondati sul sesso, genere, orientamento sessuale…”, estendendo così l’art. 604bis del codice di procedura penale. Vero che Zan prevedeva un “pericolo concreto” di istigazione alla discriminazione e alla violenza, ma chi l’avrebbe deciso e su che base o fatto non ancora compiuto si sarebbe dovuta esprimere oggettivamente la giustizia ordinaria? Ciò che viene fatto passare come una libertà ed una tutela, in realtà è un bavaglio nei confronti del comune buon senso, della nostra cultura, dei cattolici, dei politici che difendono il diritto naturale, di tutti coloro che dicono che i bambini hanno bisogno di mamma e papà.

Fosse passato il ddl Zan, avremmo potuto ancora scrivere, senza rischiare una denuncia, che, come recita il Catechismo di San Pio X, “la sodomia è peccato impuro contro-natura”, iscritto tra quelli che “gridano vendetta al cospetto di Dio”, dalla cui pratica peccaminosa occorre rifuggire, tramite l’astinenza? Oppure, sulla scia di altre opere e statue abbattute dai Black Lives Matter, si sarebbe dovuta sbianchettare la Bibbia, laddove dice: “La sodomia è un peccato abominevole (Gen. 13,13; Lev. 18,22; 20,13; Rom. 1, 26-27; 1 Cor. 6,9; 1 Tim. 1,10); “ripugna intrinsecamente alla natura e al fine primario dell’atto sessuale: è lussuria contro natura (v. Lussuria)” (cfr. Dizionario di Teologia Morale, Card. Roberti – Mons. Palazzini. Vol. II, Ed. Effedieffe, 2019, pag. 709, I edizione Editrice Studium, 1955)?

Ecco, chi crede che il ddl Zan avrebbe difeso dalle discriminazioni le persone con inclinazioni omosessuali, sappia che le leggi esistono già, così come le aggravanti dei “futili motivi”, che vanno a perseguire le violenze, ma non prevedono, grazie a Dio, di processare né i principi morali né coloro che li professano pubblicamente. I talebani del gender hanno sbagliato residenza…almeno per ora.

UE vs Polonia: l’oligarchia tecno-finanziaria contro i Popoli

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QUINTA COLONNA

di Antonio Catalano

Fonte: Antonio Catalano

L’Unione europea che accusa la Polonia di non essere uno stato di diritto è un vero ossimoro, visto che la prima non rispetta nessuna distinzione tra potere esecutivo e legislativo. La Commissione europea attacca Varsavia in difesa dei “valori” comuni, come se l’Ue fosse dotata di una Costituzione (bocciata dai francesi nel referendum del 2005) e non fosse soltanto un Trattato. Perché molto spesso gli europeisti tutto d’un pezzo fanno finta di dimenticare che l’Ue non è uno stato federale, ma è un semplice trattato economico tra stati europei (ma non è l’Europa!). Infatti, lo stesso Regolamento Ue 2020/2092 che si fonda sull’interesse finanziario dell’Unione è stato ritagliato su misura per vincolare i trasferimenti finanziari ai desiderata di Bruxelles.

La Commissione europea di Ursula von der Leyen sta facendo opera di “persuasione” per spingere perché si vada a una ulteriore erosione delle prerogative delle singole nazioni. Persuasione democratica per cui o si fa quel che dice l’Unione (che è la logica del Recovery) o ciccia. La Commissione europea non perde tempo: congela l’approvazione dei 36 miliardi del Recovery alla Polonia, sospende i pagamenti del bilancio ordinario, sospende il diritto al voto sull’opzione nucleare dello Stato “colpevole”.

Ma quale atto inaudito ha compiuto la Polonia di Morawiecki? Recentemente il Tribunale costituzionale di Varsavia ha definito non conformi alla Costituzione gli articoli 1 e 19 del Trattato sull’Ue, in soldoni la Polonia non può accettare la supremazia dei Trattati europei sulla propria Costituzione. Apriti cielo! Cosa si mettono in testa questi sovranisti polacchi? Già nel luglio di quest’anno la Corte europea aveva censurato la Sezione suprema disciplinare nazionale polacca, incaricata di indagare sugli errori dei magistrati, affermando che detta sezione non è imparziale e minaccia lo Stato di diritto e l’indipendenza delle doghe. Ma Morawiecki non ci sta a subire la pressione eurocratica: «È inaccettabile imporre la propria decisione ad altri senza alcuna base legale. Ed è tanto più inaccettabile usare il linguaggio del ricatto finanziario per questo scopo e parlare di sanzioni. Non accetto che la Polonia venga ricattata e minacciata dai politici europei».

La Polonia sta dimostrando di avere una tempra di ben altra consistenza degli italiani, che fanno a gara per dimostrare di essere disciplinati scolaretti, specialmente ora che le operazioni sono state affidate all’ ex governatore della Bce. In area global-progressista si sghignazza contro i sovranisti (o presunti tali), «questo grumo ideologico di nazionalismo securitario e xenofobo», come ebbe a dire due anni fa Massimo Giannini. Così che anche la progressista Treccani introduceva nel suo vocabolario una interessante distorsione semantica della parola sovranismo, “sovranismo psichico”, voce elaborata sulla base delle interpretazioni date da Roberto Ciccarelli sul “Manifesto” (il sovranismo «assume i tratti paranoici della caccia al capro espiatorio»). Il sovranismo come patologia psichiatrica quindi, «una nuova malattia, un fatto psichico», come suggellò il maitre a penser della psicanalisi progressista, Massimo Recalcati.

Quindi l’ex ministro piddino della Giustizia Andrea Orlando era ancora affetto da questa malattia psichica quando nel suo intervento alla Festa del FQ del 2016 si lasciò sopraffare dalla sincerità dichiarando che il “pareggio di bilancio” introdotto nella nostra Costituzione era in fondo il risultato di un golpe (notturno) della sua maggioranza? Una riforma «sostanzialmente passata sotto silenzio», per niente il frutto di un dibattito nel Paese. Parole testuali di Orlando: «Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi sostanzialmente i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto». La Bce più o meno disse: «O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese». Per poi dire che quella fu una delle scelte «di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto».

Ora i suoi sodali di partito affettano scherno, sufficienza, arroganza, sorrisini arroganti (mi viene in mente la faccia beffarda di Matteo Ricci) quando dicono che o si è sovranisti o si sta nell’Europa. Volutamente ignorando, ancora una volta, che Ue e Europa sono due soggetti distinti. Tanto per capirci, nell’Europa ci sta anche la grande Russia. O no, cari traditori dei popoli?

Budapest, in decine di migliaia ricordano la rivolta del 1956 (Foto)

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Roma, 23 ott – Tricolori al vento, sorrisi, canti e l’aria fiera del popolo libero. Decine di migliaia di ungheresi sfilano oggi a Budapest per commemorare la rivolta antisovietica del 1956. I manifestanti – presente anche una delegazione italiana dell’Ugl – marciano compatti, lungo il Danubio verso il centro della capitale d’Ungheria dove il premier Viktor Orban sta tenendo un discorso. Non si tratta soltanto di ricordare la spinta rivoluzionaria di una terra che non si è mai piegata alla propaganda e ai carri armati comunisti.

Budapest ricorda la rivolta del 1956. Orban: “Difendiamo anche oggi la nostra nazione”

Quello di oggi è anche un messaggio all’Europa, dal cuore dell’Europa. “Noi crediamo in un’Ungheria forte e indipendente”, dice Orban. “Noi difendiamo anche oggi la nostra nazione. Difendiamo i nostri figli, la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra famiglia. Oggi come nel 1956, domani come oggi”. E ancora: “Avvertiamo i nostri nemici che vorrebbero svendere l’Ungheria a forze internazionali: noi non ci arrenderemo mai, noi non scapperemo mai. E vinceremo di nuovo”.

“Siamo l’incarnazione del 1956”

“La nostra storia millenaria ci ha insegnato a lottare per la nostra libertà”, scrive su Twitter Katalin Novák, ministro ungherese della Famiglia. “L’eredità del 1956 ci dice che non possiamo riposare comodamente, ma dobbiamo lottare costantemente per essere liberi. Siamo gli eredi della rivoluzione ungherese del 1956. Ancora oggi noi ungheresi siamo l’incarnazione del 1956”. Esattamente sessantacinque anni dopo la rivolta di un popolo che non poteva accettare la schiavitù sotto il segno di una stella rossa, di una falce e di un martello.

Un grido di libertà

Allora quel simbolo straniero andava rimosso, lo stesso con cui dieci anni prima qualcuno provò a sporcare il tricolore italiano. Qualcuno che poi dieci anni dopo, ben prima di godersi una dorata pensione da presidente della Repubblica, esprimeva tutto il suo entusiasmo per l’avanzata dei carri armati sovietici che repressero nel sangue il grido di libertà degli ungheresi. “In Ungheria l’Urss porta la pace”, scriveva il gendarme rampante dalle colonne dell’Unità. E invece no, l’Unione Sovietica portò solo il freddo della fame nel cuore imperiale della Mitteleuropa.

Eppure fu proprio allora che il grido di libertà dei giovani ungheresi, pur spezzato, riuscì a rompere la coltre. Era il secondo risorgimento magiaro, un secolo dopo il primo del 1848 contro gli austriaci invasori. La giovane Europa nasceva a Roma e a Budapest, sotto gli stessi colori di una bandiera il cui rosso non doveva rappresentare altro che il sangue dei martiri caduti per l’indipendenza nazionale. Oggi come allora: avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest.

 

 

Eugenio Palazzini 

Foto di Alberto Palladino

 

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/budapest-decine-migliaia-commemorano-rivolta-1956-foto-211831/

La libertà al di là della retorica della libertà

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di Andrea Zhok

Fonte: Sfero

Ieri, stremato dall’ennesimo scempio argomentativo ascoltato nell’ennesima discussione su Green Pass e dintorni avevo pensato di provare a redigere (di nuovo) una sorta di vademecum con domande e risposte, magari solo per un senso di ordine mentale. Tuttavia ho l’impressione che siamo oramai andati oltre il livello in cui questo livello di ragioni poteva avere preminenza. Se non hanno attecchito a sufficienza da due mesi a questa parte, oramai siamo arrivati ad un livello ulteriore.

Sul piano di merito al di là dei mille argomenti di dettaglio in cui ci si può perdere, per stabilire l’illegittimità del Green Pass nella sua versione italiana bastavano due argomenti, semplici, e che chiunque avesse fatto un minimo sforzo di approfondimento poteva acquisire subito.

Per definire sul piano scientifico l’illegittimità del GP basta stabilire che:

1) anche i vaccinati contagiano;[1]

2) nessuno è nella posizione di garantire la piena sicurezza dei preparati da inoculare ora in uso.[2]

Non ci voleva assolutamente niente altro. Ed entrambi i punti sono accertati al di là di ogni possibile dubbio (vedi un po’ di riferimenti in nota).

Il primo punto elimina alla radice la presunzione di dover “tenere alla larga” il non inoculato in quanto potenzialmente lesivo (in effetti non godendo della protezione del farmaco il non inoculato è più facilmente la parte lesa.)

Il secondo punto fornisce ragioni per lasciare agli individui il compito di soppesare pro e contro dell’inoculazione – per sé o per le persone su cui si esercita la podestà – in quanto non ci sono da considerare solo benefici.

Sotto condizioni di ragionevolezza la discussione si sarebbe dovuta concludere qua, anzi non sarebbe neanche dovuta nascere.

Ma la scelta fatta dal governo è stata diversa. Nella crescente incredulità di chi ha seguito dall’inizio quella scelta all’opposizione, il governo è andato avanti in perfetta impermeabilità come un rullo compressore. Perché lo ha fatto? Due opzioni sembrano possibili.

A) Se l’idea era quella di creare un’astuta forma di obbligo mascherato a vaccinarsi senza assumersene la responsabilità, in tal caso possiamo pacificamente concludere che il governo ha fatto un disastro, irrigidendo le posizioni di chi non voleva cedere a un ricatto, esasperando il clima sociale, danneggiando l’economia, e riuscendo nel suo intento principalmente verso chi era inutile vaccinare, cioè le fasce giovanili – desiderose di una qualche normalità. Una catastrofe. Se questo era il governo dei competenti, la fantasia non basta ad immaginare gli incompetenti.

B) In alternativa il Green Pass non sarebbe stato inteso mai con finalità sanitarie ma principalmente come forma di controllo sociale destinata a durare; esso opera già in effetti una selezione tra ‘concilianti’ e ‘contestatori’, e con piccoli aggiornamenti funzionali può divenire uno strumento di sorveglianza e condizionamento potentissimo (una volta introdotta la pratica sociale, qualunque ‘buona ragione’ approvata dal governo può divenire criterio per sospendere elementari diritti di vita associata, emarginando il dissenziente). Questo scenario è più machiavellico, ma molto più coerente con il comportamento effettivo del governo.

Quale sia lo scenario effettivo personalmente non lo so. Potrebbe di principio anche essere una combinazione dei due (per alcuni, i più sprovveduti tra i nostri governanti, varrebbe la prima motivazione, mentre altri, giovandosi della loro dabbenaggine, starebbero mettendo in campo un’agenda di più ampio respiro.)

Ma questo quadro manca di un aspetto più radicale, profondo, e duraturo, un aspetto che non è chiaro se sia stato previsto neppure sotto l’ipotesi più malevola.

Che sia accaduto per caso o che sia stato preparato, di fatto questa crisi ha portato in luce qualcosa che prima era inapparente: un allineamento di tutti i ‘poteri’ nazionali, inquadrati a sostegno di un unico progetto, di cui il GP è un tassello. Governo, Parlamento e Confindustria, multinazionali farmaceutiche e multinazionali del digitale, sistema mediatico e magistratura, tutti i poteri che contano si trovano in una sorta di armonioso allineamento planetario, concorde nel rigettare ogni forma di resistenza all’imposizione di questa “cittadinanza per i meritevoli”.

Certo, in ciascuno di questi ambiti ci sono singoli individui che sfuggono dal flusso principale, ma il loro impatto è irrilevante.

Ora, è importante comprendere quale sia il quadro che viene percepito da chi contesta il GP, perché esso è inedito e sconcertante, e si presenta con questi tratti:

• Si assiste ad un governo che, nonostante (o forse proprio per) la sempre minore rappresentatività democratica delle forze che lo compongono, si accoda obbediente alle volontà di un “uomo della provvidenza”, un tecnico sostenuto dai vertici UE, incoronato dai media come l’Ultima Spiaggia, l’ultima occasione di redenzione di un paese immeritevole. Il governo procede per decreti, senza nessuna opposizione degna di nota, attuando un programma definito dalle condizionalità del PNRR che nessuno ha mai discusso o spiegato, figuriamoci sottoposto al voto.

Simultaneamente Confindustria utilizza i sindacati nazionali come stuoino, imponendosi come unico interlocutore effettivo del capo del governo.

• Il sistema sanitario, snodo fondamentale nella recente vicenda pandemica, ne esce stremato e ulteriormente ridotto nella sua dimensione pubblica. Dopo gli innumerevoli cicli di ‘razionalizzazione’ passata, ora si trova di fronte ad una parziale privatizzazione di fatto, per manifesta incapacità di far fronte alle liste d’attesa, mentre il problema pandemico viene consegnato ad una soluzione ‘cost-effective’ come la vaccinazione di massa, che non lascia tracce strutturali nel SSN. Il meccanismo della vaccinazione di massa si presenta come un modo per rendere abile e arruolata una parte maggioritaria della popolazione, costi quel che costi, attraverso un’operazione che trasferisce risorse dallo stato alle case farmaceutiche, senza rinforzare un sistema terapeutico pubblico.

In questo contesto si è ‘scoperta’ anche l’influenza straordinaria dell’industria farmaceutica, da cui una medicina sempre più affidata a finanziamenti privati, anche e soprattutto sul piano della ricerca, dipende oramai in modo preponderante. In questo contesto si sono viste pressioni, denunce, sanzioni mai viste prima, verso quella minoranza di medici che si è opposto alla narrativa pandemica dominante e a protocolli di cura fallimentari (e che siano fallimentari non è opinabile, avendo l’Italia i peggiori dati di letalità Covid al mondo). Nonostante quasi due anni di balletti imbarazzanti, di dichiarazioni e smentite e giravolte, gli organismi sanitari alle dipendenze del governo esigono l’assoluta acquiescenza dell’intero comparto sanitario. Questa obbedienza letteralmente perinde ac cadaver è stata richiesta da chi nel corso di un anno ha sostenuto: immunità di gregge con il 70% di vaccinati, anzi no con l’80%, anzi no obiettivo impossibile; efficacia dei vaccini al 97%, anzi al 67%; copertura dei medesimi di 6, anzi 9, anzi 12, o forse 3-4 mesi; loro conservabilità a meno 80°, anzi no anche in un frigo normale; loro scadenza estendibile di 3 mesi che manco lo yogurt; inoculazioni di cocktail di vaccini diversi mai sperimentati insieme, che mia zia ha detto che fan benissimo; protocolli sanitari congelati per mesi su ‘tachipirina e vigile attesa’, senza considerare nessun trattamento con farmaci riconvertiti (ampiamente usati all’estero); ecc. ecc. E sulla base di questa performance cristallina poi li vediamo minacciare di radiazione, sanzioni o morte professionale chiunque non si allinei con posizioni che – del tutto incidentalmente ça va sans dire – sono le più gradite alle multinazionali del farmaco.

• Nel frattempo, l’altro grande vincente del periodo Covid accanto all’industria farmaceutica, cioè le multinazionali che manovrano le reti di comunicazione telematica scatenano presunte “cacce alle fake news” manipolando i motori di ricerca, bloccando siti sgraditi con la più completa opacità sui criteri, reindirizzando ricerche di informazioni a fonti governative, cambiando gli algoritmi di diffusione e condivisione in modo da ridurre lo spazio a tesi ritenute improvvide, facendosi insomma garanti privati della verità pubblica da loro insindacabilmente dichiarata tale. Accadono così cose paradossali, come il fatto che la semplice menzione del sito VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System: il sito americano ufficiale per i rapporti sugli eventi avversi da vaccinazione) possa comportare la sospensione di una pagina sui social. (E questo mentre, all’insegna della massima trasparenza, l’Aifa decide di non fornire più i dati nazionali sugli eventi avversi con cadenza mensile, ma solo trimestrale.)

• Infine, ma più importante di tutti, il ruolo dei media di portata nazionale, giornali e televisioni, che hanno fatto a gara nell’omettere, distorcere e manipolare ogni informazione che potesse in qualche modo minacciare la narrazione governativa. Nella quasi totalità i giornali, che hanno perso negli ultimi quindici anni due terzi dei lettori, oramai fanno da mera cassa di risonanza retorica delle opinioni di direttori che sono emanazioni dirette del grande capitale. Non parliamo delle televisioni di portata nazionale. Chi si è ritrovato in questo periodo dalla parte “sbagliata” della barricata ha visto continuamente, ogni giorno, sistematicamente distorte od omesse tutte le informazioni rilevanti per capire qualcosa della protesta nel paese e delle sue motivazioni. Mentre si potevano vedere trasmesse (su canali alternativi e privati) manifestazioni estese, partecipate, reiterate, in tutte le città italiane, queste venivano trasformate televisivamente in nulla, salvo quando occasionalmente c’era un tafferuglio da stigmatizzare. Si è assistito a ondate martellanti di trasmissioni di “approfondimento” (Dio li perdoni) dove una vittima sacrificale (eterodossa) era chiamata a fare da bersaglio per le tirate bullistiche e ignoranti di veri e propri plotoni di esecuzione mediatica. E quando non si poteva tacere si è proceduto con metodici atti di character assassination nei confronti dei dissenzienti più autorevoli.

Ecco, il risultato di questo processo, per la parte di popolazione, non piccola, che l’ha vissuto è molto semplice.

Si è compreso, si è capito nel modo più diretto ed intuitivo che la propria collocazione di liberi cittadini in una democrazia è oggi sostanzialmente illusoria.

Se e nella misura in cui le nostre azioni e opinioni sono funzionali a specifici interessi (nella fattispecie gli interessi di autoriproduzione del capitale  implementati dallo stato neoliberale) possiamo avere una qualche voce, ma nella misura in cui ciò non accada possiamo essere ridotti in un istante alla più perfetta impotenza politica, sociale e culturale.

La rappresentanza democratica è inesistente, giacché le opzioni politiche tra cui possiamo effettivamente scegliere sono solo varianti cromatiche del Partito Unico Neoliberale.

Tutti i diritti acquisiti, tutte le pretese costituzionali ci possono essere sottratti in un momento senza colpo ferire. Le nostre ragioni possono essere silenziate e spezzate.

Per fare tutto ciò non c’è nessun bisogno di modificare formalmente il funzionamento dello stato e delle istituzioni, non c’è bisogno di sospendere le elezioni, né di chiudere i sindacati o i giornali, non c’è bisogno di inviare squadracce punitive. Niente di tutto ciò. Tutto è già predisposto a poter produrre gli stessi effetti di quegli interventi roboanti e onerosi con modalità quiete e pressoché inavvertite ai più.

Ecco, ed è a questo punto che – nella mia esperienza per la prima volta – l’invocazione di piazza alla “libertà” acquista un senso chiaro e condivisibile. “Libertà” è di per sé termini generico e ambiguo come pochi, e la sua invocazione in forma di slogan, come ogni slogan, è affetto da una costitutiva astrattezza che lo può rendere buono per mille usi, anche discutibili. È discutibile l’idea di libertà come arbitrio (“faccio quel che mi pare”), è assai discutibile l’idea di libertà liberale (“faccio gli affari miei, caschi il mondo”), ma nessuno di questi significati è qui in discussione.

In questo momento, in questo contesto, l’appello puro e semplice alla “Libertà” acquista un significato potente e indispensabile: è sia la libertà personale di autodeterminazione, sia la libertà come partecipazione democratica, entrambe ora calpestate e obliterate.

L’appello elementare alla “libertà” ora appare come qualcosa di eloquente, non perché abbia dietro una chiara elaborazione, ma perché il contesto ne chiarifica il senso: in una situazione che mostra la possibilità già in atto di mettere a tacere ogni istanza pubblica sgradita, in una realtà che evidenzia la capacità di un blocco di interessi consolidati di plasmare il giudizio pubblico e di guidare questo simulacro di democrazia in qualunque direzione desideri, in questo contesto chiedere “libertà” significa dare voce a una richiesta di senso che è innanzitutto umana, necessaria e preliminare ad ogni altra.

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[1] • Benjamin S. Bleier, et al., COVID-19 Vaccines May Not Prevent Nasal SARS-CoV-2 Infection and Asymptomatic Transmission, in Otolaryngology–Head and Neck Surgery, 2021, Vol. 164(2) 305–307.

• Talia Kustin, et al., Evidence for increased breakthrough rates of SARS-CoV-2 variants of concern in BNT162b2-

mRNA-vaccinated individuals, in Nature-Medicine, 14 June 2021.

• Subramanian S.V., Kumar, A., Increases in COVID‑19 are unrelated to levels of vaccination across 68

countries and 2947 counties in the United States, in European Journal of Epidemiology, September 2021.

• Subbaraman, N., How do vaccinated people spread Delta? What the science says, Nature, 12 August 2021

https://www.nature.com/articles/d41586-021-02187-1

• Griffin, Sh., Covid-19: Fully vaccinated people can carry as much delta virus as unvaccinated people, data indicate, in British Medical Journal,2021, 374, n. 2074

https://www.bmj.com/content/374/bmj.n2074?fbclid=IwAR1RfrBGtGkQlf_gxHLUzjCkVBlQNPrHiVsPoDcqXeQ49A9nggHyEBv07as

[2] • Pomara C., et al. Post-mortem findings in vaccine-induced thrombotic thombocytopenia https://haematologica.org/article/view/haematol.2021.279075

• Perry et al., “Cerebral venous thrombosis after vaccination against COVID-19 in the UK: a multicentre cohort study”, in The Lancet

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)01608-1/fulltext

• Jane Woo, et al., “Association of Receipt of the Ad26.COV2.S COVID-19 Vaccine With Presumptive Guillain-Barré Syndrome – February-July 2021”,  JAMA, October 7, 2021, doi:10.1001/jama.2021.16496

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2785009

• Saif Abu Mouch, et al., Myocarditis following COVID-19 mRNA vaccination, in Vaccine (https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2021.05.087);

• Supriya S. Jain et al., COVID-19 Vaccination-Associated Myocarditis in Adolescents, in Pediatrics, 2021 – doi: 10.1542/peds.2021-053427 https://pediatrics.aappublications.org/content/early/2021/08/12/peds.2021-053427

• George A. Diaz et al., Myocarditis and Pericarditis After Vaccination for COVID-19

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2782900

• Montgomery et al., Myocarditis Following Immunization With mRNA COVID-19 Vaccines in Members of the US Military, https://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/fullarticle/2781601

• Rose et al., A Report on Myocarditis Adverse Events in the U.S. Vaccine Adverse Events Reporting System (VAERS) in Association with COVID-19 Injectable Biological Products, in Current Problems in Cardiology, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0146280621002267?via%3Dihub

• Bakir M, Almeshal et al., Toxic Epidermal Necrolysis Post COVID-19 Vaccination – First Reported Case, in Cureus 13(8): e17215. doi:10.7759/cureus.17215

https://www.cureus.com/articles/68051-toxic-epidermal-necrolysis-post-covid-19-vaccination—first-reported-case?fbclid=IwAR2CoiEiCY3-7Yv3dzhPC8Id3lbERhZTYmAYPd6nicNKPctQ2RNXEHlYawE

• Darrell, O. Ricke, Two Different Antibody-Dependent Enhancement (ADE) Risks for SARS-CoV-2 Antibodies, in Front. Immunol. 12:640093. doi: 10.3389/fimmu.2021.640093

• Nouara Yahi et al., Infection-enhancing anti-SARS-CoV-2 antibodies recognize both the original Wuhan/D614G strain and Delta variants. A potential risk for mass vaccination?, in Journal of Infection

https://www.journalofinfection.com/article/S0163-4453(21)00392-3/fulltext?fbclid=IwAR2At6Gy3AnLPHY4pWtKpJb3SmeQ1RljYplRz_oVopGew_YepQQLecA9X0Q

• Cheng et al., Factors Affecting the Antibody Immunogenicity of Vaccines against SARS-CoV-2: A Focused Review

https://www.mdpi.com/2076-393X/9/8/869

• Watad et al, Immune-Mediated Disease Flares or New-Onset Disease in 27 Subjects Following mRNA/DNA SARS-CoV-2 Vaccination. https://www.mdpi.com/2076-393X/9/5/435

• Talotta, R., Do COVID-19 RNA-based vaccines put at risk of immune-mediated diseases? In reply to “potential antigenic cross-reactivity between SARS-CoV-2 and human tissue with a possible link to an increase in autoimmune diseases. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1521661621000024?via%3Dihub

[2] Correa e al., “Neurological symptoms and neuroimaging alterations related with COVID-19 vaccine: Cause or coincidence?” https://www.ijidonline.com/article/S1201-9712(20)32506-6/fulltext

[2] Hernandez et al., “Safety of COVID-19 vaccines administered in the EU: Should we be concerned?”, in Toxicology Reports, 8 (2021) 871–879.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214750021000792

Il progressismo permissivo e intollerante

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Ci voleva la copertina dell’Economist sul pericolo della “sinistra illiberale” per svegliare la sinistra italiana dal suo sonno dogmatico e presuntuoso. Per anni abbiamo sottolineato la svolta liberal della sinistra venuta dal comunismo e dal socialismo, che coincideva con la deriva neoborghese e neocapitalistica. Ma da qualche tempo qualcosa sta avvenendo ai confini di questa sinistra liberal: per dirla nello stesso linguaggio anglo-americano, si sta accentuando l’aspetto radical e stanno riprendendo corpo obblighi e divieti, censure e rimozioni, gravi restrizioni degli spazi di libertà. La sinistra appare sempre più una casa d’intolleranza, tra totem e tabù, interdetti e intoccabili.
Da un verso la sinistra marcia al fianco della società neoborghese e neocapitalistica, elogia la globalizzazione, si colloca nella Ztl e nell’establishment, è guardia rossa del potere economico, burocratico, giudiziario, mediatico e intellettuale. E ingaggia in questo ambito le campagne per una società permissiva, sempre più individualista e globale. Ma dall’altra parte risale l’anima radical e alle battaglie di liberismo e liberazione si affiancano battaglie correttive e punitive per far rientrare la società nei canoni rigidi del politically correct, della cancel culture, del pensiero uniforme. Lo spettacolo di questa schizofrenia e di questa conversione a U della sinistra, liberal nella sfera privata e radical nella sfera pubblica, permissiva e intollerante, è sotto gli occhi di tutti e non riguarda solo la sinistra italiana e la leadership di Letta.
È un processo diffuso che oggi suscita al suo interno alcune crisi di rigetto. Da una parte il dissenso di alcuni intellettuali e filosofi “di sinistra” nei confronti del regime di restrizioni sanitarie imposto per la pandemia, con i casi più vistosi di Agamben, Cacciari, Barbero; e dall’altra il disagio di intellettuali e osservatori di sinistra nei confronti di quel filone demenziale, intollerante e puritano della cancel culture, dilagato dagli Stati Uniti in Europa – da Noam Chomsky a Federico Rampini – su quell’onda giacobina di censure e distruzioni, omertà e isterismi gender, che si è abbattuta sulla storia, la tradizione e la cultura dell’occidente e nei rapporti sociali e sessuali. Ci sono due modi per stuprare la cultura e la storia: attualizzarla con la forza o cancellarla, negarla. Entrambi i modi oggi sono oggi frequenti, pervasivi, se non dominanti.
Al tema della libertà è stato dedicato il Festival di Filosofia a Modena ed è inutile ed anche noioso notare che la passerella è stata riservata alla stessa compagnia di giro, senza voci dissonanti se non sono dentro quell’alveo di pensiero; e in più con l’autocompiacimento che il Festival ha onorato le quote rosa. Due criteri che già rendono grottesco e incoerente il tema a cui era dedicato: libertà ma solo fino a un certo punto, libertà sotto vigilanza, senza dissenso e con l’ossequio alla retorica gender.
Ma qual è il rapporto tra la cultura progressista e la libertà? Gli studiosi della libertà degli anni passati, da Isaiah Berlin a Ralf Dahrendorf a Norberto Bobbio distinguevano tra libertà da e libertà di, ovvero tra libertà negativa, come non impedimento, che è propria del liberalismo, e libertà positiva che è invece correlata all’emancipazione, alla giustizia sociale e all’uguaglianza. Grandeggia solitaria la posizione discesa da Nietzsche che si poneva un tema ulteriore: libertà per cosa? Ovvero la libertà, la sua qualità, la sua dignità, si misura dall’uso che se ne fa e dal modo in cui si vive. Il sottinteso è che la libertà non sia la stessa per tutti, ma si debbano riconoscere gradi diversi, differenze e non possa concludersi nell’uguaglianza e nell’omologazione.
Storicamente, l’idea di libertà a sinistra, nel mondo progressista, antifascista e marxista, ha coinciso con l’idea di liberazione. Liberazione di popoli e individui dal giogo della tradizione, dalle gerarchie sociali e di classe, dai regimi autoritari, repressivi o anche borghesi, o come un tempo si diceva “di democrazia formale”. Nella sinistra classica, la libertà individuale era subordinata alla liberazione delle masse, il collettivo prevaleva sul personale, la classe sul singolo.
E oggi? Oggi vige quella schizofrenia che notavamo prima: ovvero la liberazione individuale rispetto alla natura, al sesso, alla tradizione, alla sfera privata, fa il paio con la coazione sociale sui giudizi storici, politici, ideologici, sanitari. Qui vige la camicia di Nesso, il letto di Procuste, insomma un regime di restrizione e d’intolleranza.
Le politiche economiche a sinistra riflettono l’oscillazione tra quei due poli: da un verso c’è infatti la conversione della sinistra al libero mercato, al privato, al capitale ma dall’altra permane l’idea punitiva di colpire, tassare le fonti di ricchezza, le attività imprenditoriali, la libera iniziativa, i patrimoni, le case. Un capitalismo ibrido e contraddittorio, con pericolose intermittenze. Non si conoscono allo stato attuale esperimenti politici significativi ben riusciti sotto questo punto di vista. E non si conoscono regimi progressisti di coazione & liberazione che abbiano vero e largo consenso popolare.
A tutto questo si aggiunge l’uso intollerante dell’antifascismo per censurare ogni avversario, tenerlo sotto schiaffo, in cui si manifesta il paradosso della deriva illibertaria nel nome della stessa libertà: un abuso che riporta artificialmente in vita esperienze storicamente defunte da svariati decenni, allo scopo di squalificare gli avversari; serve a colpire la libertà d’opinione e la diversità di giudizio storico e a sottomettere la verità e la realtà al moralismo e al bigottismo ideologico. Insomma, la sinistra oggi dimostra che si può essere permissivi e intolleranti, marciare per la liberazione e poi essere nemici della libertà. È il bipensiero orwelliano o la doppia verità, anticamera dei nuovi totalitarismi.

I virologi piangono solo se zittiscono loro

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di Francesco Giubilei

Dopo mesi di marginalizzazione dal dibattito pubblico e mediatico di ogni voce che provasse ad avanzare dubbi sulla gestione della pandemia in Italia, anche i virologi gridano a una presunta censura nei loro confronti a causa di un ordine del giorno discusso in parlamento. Il coro unanime di Galli, Bassetti e Preglisco “no al bavaglio” arriva a causa dell’odg al Dl green pass bis che afferma: “I professionisti sanitari possono fornire informazioni relative alle disposizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso su esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria”.
In poche parole i virologi e tutti i medici, prima di rilasciare dichiarazioni o interviste sui media, devono farsi autorizzare dall’azienda sanitaria in cui lavorano per “evitare di diffondere notizie o informazioni lesive per il Sistema sanitario Nazionale e di conseguenza per la salute dei cittadini”. Una proposta sulla carta sbagliata ma nata dopo un anno e mezzo di sovraesposizione mediatica in cui i virologi hanno detto tutto e il contrario di tutto nei principali media nazionali.
La levata di scudi dei virologi contro la presunta censura contraddice il loro silenzio nei mesi passati quando a non avere spazio erano voci critiche di molte decisioni legate al covid non da un punto di vista medico ma politico, sociale, economico e costituzionale. Numerosi giornalisti, costituzionalisti, intellettuali hanno avanzato legittimi dubbi sul green pass o su misure che mettono in discussione diritti costituzionali eppure, pur non addentrandosi in analisi di carattere medico, sono stati etichettati come no-vax e marginalizzati. Sarebbe stato importante anche in questo caso che i virologi si esprimessero contro la censura e il bavaglio. Eppure nei mesi passati non abbiamo sentito nessun appello alla libertà di parola e di dissenso su determinate scelte politiche.
Al contrario, ogni volta che qualche commentatore aveva l’ardire di contraddire le posizioni dei virologi, veniva tacciato come antiscientifico. Il problema è che nell’ultimo anno e mezzo molti di loro non si sono limitati a parlare di medicina o covid da un punto di vista scientifico ma sono diventati veri e propri tuttologi intervenendo quotidianamente su ogni tema e sostituendosi spesso alla politica. Abbiamo assistito al paradosso che, mentre i virologi accusavano commentatori a vario titolo di parlare a sproposito di medicina e di “dover studiare”, erano essi stessi a esprimersi su argomenti in cui deficitavano di una preparazione. Si sarebbero perciò dovuti accorgere prima che la libertà di parola va sempre difesa e non solo quando ad essere toccati sono i propri interessi.

Le (solite) priorità di Letta? Ddl Zan e Ius soli

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https://www.ilgiornale.it/news/politica/priorit-letta-ddl-zan-e-ius-soli-1974853.html 

Letta sul palco della Festa dell’Unità detta l’agenda al governo: approvazione del ddl Zan e legge sulla cittadinanza. Salvini: “Non hanno speranza di passare”

di Federico Garau

Altro che problematiche legate al Green pass, emergenza sbarchi e crisi economica, per il segretario del Partito democratico Enrico Letta le priorità sembrano proprio essere altre, vale a dire ddl Zan e Ius soli.

Intervenuto sul palco per chiudere la Festa dell’Unità di Bologna, il leader del Pd ha parlato quasi come se a supportarlo ci fosse un vero e proprio mandato popolare. Letta infatti è apparso molto sicuro nell’affermare che entro la fine della legislatura sarà approvato il decreto di legge Zan e verrà messa a punto una legge sulla cittadinanza per gli stranieri.

Le battaglie del Pd

Il segretario dem ha voluto definire il Pd come il partito “del lavoro e dell’impresa“, tuttavia dal suo discorso è apparso fin troppo evidente quali siano i reali temi che animano la sua compagine. Ostentando sicumera, Letta ha infatti affermato di non avere alcun dubbio nel ribadire che le battaglie sui diritti portate avanti dal Partito democratico troveranno presto nuova linfa e forza. “Arriveremo all’approvazione finale del ddl Zan, così come vogliamo usare l’anno e mezzo di legislatura che abbiamo davanti per recuperare l’errore che fu fatto nella scorsa legislatura, nel non varare una legge sulla cittadinanza“, ha assicurato, come riportato da AdnKronos.

Ovviamente il grande obiettivo del partito resta quello di battere gli avversari del centrodestra. Ma, ancora una volta, Letta non ha dubbi: “Fidiamoci, da questa pandemia non si uscirà a destra ma si uscirà andando verso i valori della solidarietà, della giustizia e della coesione sociale. Da questa pandemia si uscirà laddove siamo noi”.

Insomma, il Pd sarà l’alternativa contro“le destre popoliste”, ed un primo assaggio lo si avrà alle prossime elezioni amministrative. Ormai il solco fra le fazioni è netto: “O si sta di qua o si sta di là. Non c’è posizione intermedia. Dall’altra parte non c’è più il centrodestra guidato da Berlusconi, legato a una logica ben diversa da quella cui sono legati Lega e FdI. Questi sono alleati del governo ungherese, governo polacco, il partito di Marie Le Pen e i neofranchisti in Spagna, quella è destra estrema. Dobbiamo costruire alternativa che sia in grado di battere questa destra”.

Lealtà a Draghi e all’Europa

Enrico Letta ha poi ribadito la lealtà del Pd al governo Draghi, che deve durare fino al termine della legislatura. Non sono poi mancate dichiarazioni di fedeltà all’Europa ed ai suoi principi:“Noi siamo il partito dell’Europa e siamo noi il partito dell’europeismo italiano, che è stato sposato nel modo che tutti conosciamo anche da altri. Ma l’Europa non è una questione mercantile, che diventi europeista perché devi portare a casa un assegno: per noi è un’adesione di valori perché l’Europa è la culla dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani”.

Il punto sui vaccini

Il segretario del Pd si è mostrato intransigente sul tema vaccini. Per Letta la campagna vaccinale deve essere completata, altrimenti“senza i 10 milioni di italiani che mancano all’appello delle vaccinazioni non ce la faremo”.

Sappiamo che sono i più difficili, che è il passaggio più duro, ma se ci fermiamo a dire che il più è fatto non capiamo qual è la logica rischiosissima delle varianti e del rischio che corriamo proprio nelle prossime settimane”, ha aggiunto, prima di puntare il dito contro coloro che hanno preso una decisione diversa:“Il vaccino è libertà. Questa parola ‘libertà’ è stata usata a sproposito tante volte, il vaccino è libertà di viaggiare, andare a scuola, lavorare, di fare sport, di divertirsi, di godersi spettacoli. Chi non si vuole vaccinare è contro l’altrui libertà e non può essere premiato”.

Le posizioni dei partiti

La spinta su Ddl Zan e legge sulla cittadinanza non ha per nulla stupito il segretario della Lega Matteo Salvini, che nel corso del suo intervento a San Benedetto del Tronto ha commentato:“Hanno l’ossessione del ddl Zan, se non passa siamo un paese incivile. Io dico, ognuno della sua vita privata fa quello che vuole, mi interessa men che zero… ma il ddl Zan tira in ballo i bambini delle scuole elementari: vuole spiegare ai bambini che non ci sono i maschietti e le femminucce ma che ci sono esseri fluidi…questa roba alle elementari non la porterò mai”. Salvini ha poi garantito che con la Lega al governo ddl Zan e Ius soli non passeranno.

Secca anche la replica della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni“Noi non abbiamo paura delle etichette: siamo omofobi perché non siamo d’accordo sul ddl Zan. Siamo omofobi perché siamo contrari all’adozione da parte delle coppie omosessuali. In Italia non è consentita l’adozione da parte dei single, l’Italia è singolofoba? Quando si tratta di bambini senza famiglia, bisogna garantire il massimo dello standard: una mamma e un papà. Vuol dire amare quel bambino. Si può parlare con garbo di questo? La legge Zan nulla c’entra con la discriminazione degli omosessuali”.

Le parole di Letta hanno tuttavia ricevuto il plauso di altri rappresentanti del Pd. Dopo aver ringraziato il suo segretario, Monica Cirinnà ha dichiarato:“Il Pd non cambia né opinione né linea politica. Per noi la lotta ai crimini d’odio è e resta una priorità, perché prioritarie sono le vite delle persone che questa legge proteggerà”“Impegni: approvare il ddl Zan e portare a termine finalmente la legge sulla cittadinanza. Ben detto Enrico Letta , c’è da fare”, ha confermato anche Filippo Sensi, deputato del Partito democratico.

La libertà e i suoi nemici

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Ma chi mette in pericolo la libertà e chi la difende? Destra e sinistra si scambiano di continuo i ruoli e le accuse. Di giorno l’accusa reciproca è di essere repressivi, autoritari, totalitari; di notte invece l’accusa si capovolge e diventa quella di essere permissivi, anarchici, eversivi. Cambiano gli ambiti e le accuse si rovesciano: in tema di sanità, ad esempio, la destra rappresenta la libertà, il diritto al lavoro, alla ricreazione e alla libera circolazione e la sinistra invece rappresenta la sorveglianza, le restrizioni e le chiusure. In tema di liberazione sessuale e di riconoscimento dei desideri soggettivi, invece, i ruoli s’invertono: la sinistra appare libertaria, dalla parte dei mutanti e la destra si fa identitaria, pone freni e limiti di natura e tradizione. Anche in tema di ordine pubblico e sicurezza, la destra esige più tutele, punizioni esemplari e controlli severi, mentre la sinistra è garantista, libertaria e comprensiva verso chi compie reati comuni, soprattutto se migranti. Si ribaltano invece i ruoli quando la questione riguarda le violazioni ai danni di alcune minoranze ideologicamente protette, reati d’opinione in tema o in odore di fobie, sessismo, fascismo o razzismo; la sinistra qui esige condanne esemplari e auspica punizioni, mentre la destra è contraria a leggi e misure speciali, soprattutto se colpiscono le opinioni. Viceversa di fronte alle occupazioni abusive, agli sbarchi clandestini, agli immigrati irregolari, la sinistra tutela chi li compie e reclama protezioni e indulgenze; invece la destra esige fermezza a tutela dei cittadini italiani, degli immigrati regolari e delle vittime di quegli abusi. Poi torna alla libertà la destra quando si tratta di garantire autonomia e possibilità d’iniziativa alle attività commerciali, private, ludiche mentre la sinistra esige controlli, pressioni fiscali, limitazioni e chiusure.

Insomma la libertà è un gioco a ruoli mobili e rovesciati. Viene tirata da tutte le parti, e diventa a turno il bene supremo o il bene secondario rispetto alla salute o alla sicurezza, all’ordine o all’uguaglianza. E sul piano della legalità, la sinistra tende a difendere l’operato dei magistrati e attaccare le forze dell’ordine; viceversa la destra.

Fa un po’ ridere leggere osservatori di sinistra denunciare l’egolibertà della destra, la dissociazione tra libertà e responsabilità, l’irresponsabilità civica dei nazional-populisti e sovranisti (Ezio Mauro dixit); questa è storicamente l’accusa che la destra rivolge alla sinistra, incline a cavalcare i desideri sprigionati, la volontà illimitata dei singoli e dei movimenti, la deriva relativista e soggettivista, i diritti separati dai doveri, la libertà senza responsabilità che caratterizza l’ideologia civile della sinistra dal ’68 fino a oggi. Quando la natura, la storia, la realtà non contano ma sono io a decidere chi sono, cosa voglio essere e come voglio mutare, non si esalta l’egolibertà? Ed è pure curioso che la sinistra ideologica accusi la destra di dare risposte ideologiche in tema di libertà, salute e sicurezza. Vi possono pur essere pregiudiziali ideologiche in alcune posizioni assunte dalla “destra” su quei temi; a patto però di aggiungere: “da quale pulpito viene la predica”, perché la sinistra, abitualmente, fa prevalere l’ideologia sulla realtà nel nome del politically correct e altri canoni simili.

Non si può poi accusare la destra di cavalcare l’infantilismo e la credulità popolare in tema di virus e misure anticontagio e tacere che lo stesso infantilismo e lo stesso abuso di credulità popolare sono oggi imperanti nelle campagne pro-vaccino, nel nascondere i dati reali al popolo “bambino”, nel terrorismo psicologico verso chi non si adegua ai canoni sanitari imposti. Stiamo vivendo una fase civile e perfino istituzionale di regressione puerile.

Insomma, fluida e indefinita è la libertà e liquidi sono i confini della destra e della sinistra, esposti a tutte le correnti e maree… Peraltro anche il richiamo al passato, alla storia, non aiuta a definire meglio i ruoli. Alla destra si addice la libertà e alla sinistra l’uguaglianza, e ciascuna è disposta a sacrificare l’una per l’altra. Ma è anche vero che la destra rappresenta l’ordine, l’autorità, la sicurezza e la sinistra il movimento, la rivoluzione, la liberazione. Certo, si può pure distinguere nell’ambito della destra e della sinistra la componente liberale da quella radicale, ritenendo che la libertà sia garantita dalle prime e sacrificata dalle seconde. A questo punto però la destra e la sinistra diventano definizioni secondarie e relative, mentre si fa preminente e centrale l’opzione liberale. Però diventa pericoloso ridurre l’universo delle priorità e dei valori a un solo valore, usato per altro a intermittenza e ad libitum da ambo le parti. La libertà è uno dei beni essenziali da tutelare, o se vogliamo, è la precondizione per pensare o agire. Ma non è l’unico bene, assoluto, supremo, infinito. La libertà assume qualità, importanza e valore se viene correlata a qualcos’altro che ne dà un senso, una misura concreta e una delimitazione: il rispetto altrui, l’identità, la dignità e la responsabilità, il senso del limite, l’ordine, la qualità, la bellezza, i meriti, e si potrebbe continuare. Insomma la libertà indefinita, illimitata, assoluta sconfina in caos e anarchia e si rovescia nel suo contrario, in dispotismo, affermazione del più forte, tirannia dei desideri.

In questa fase storica, sembra evidente che il tema della libertà sia più a cuore alle forze di destra e meno a quelle dei sinistra: anche quando la sinistra si pone a tutela di alcune minoranze, ritenute fragili o malviste, si preoccupa più di punire, censurare e perseguire chi ha opinioni difformi che di proteggere le categorie ritenute maltrattate.

Tutto sommato, alla destra si addice la libertà e alla sinistra la liberazione. Ma non lasciamole mai nelle mani di teologi pelosi e di inquisitori con un occhio solo.

 

La democrazia liberale sta preparando la grande persecuzione del cristiani?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per www.informazionecattolica.it

di Matteo Castagna

SEMBREREBBE IN ATTO UNO SCONTRO TRA COLORO CHE AMANO I BAMBINI, IL DIRITTO NATURALE E LO SPORT CONTRO COLORO CHE, INVECE ODIANO IL DIRITTO NATURALE E VORREBBERO CHE L’UOMO BIANCO, ETEROSESSUALE, POSSIBILMENTE CRISTIANO, FOSSE SIMBOLICAMENTE SCHIACCIATO DAL PENSIERO UNICO DEL TOTALITARISMO ARCOBALENO E DELLA RETORICA ANTIRAZZISTA

Giuseppe Sala apre la sua campagna elettorale per le amministrative di Milano al Gay Pride, enunciando la priorità: «Se verrò rieletto, ricominceremo il percorso per il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali perché non è arrivato dove deve, quindi continueremo il percorso». Davvero sarebbe dimostrazione di Amore privarli di una mamma e di un papà?

A Bologna, dal 26 giugno al 3 luglio sta andando in scena il “Rivolta Pride”. Tra sberleffi ed insulti, vengono calpestate e imbrattate le foto di capi di Stato, leader politici, religiosi, opinionisti considerati “omofobi”. Davvero è dimostrazione di Amore il pubblico ludibrio di coloro che non temono di affermare il diritto naturale come principio inviolabile?

La Nazionale italiana gioca e vince contro l’Austria ma non si inginocchia al politicamente corretto, voluto dai Black Lives Matter. Pioggia di critiche. Davvero gli Azzurri sono razzisti? No, semplicemente amano lo sport e, quindi, non vogliono che venga strumentalizzato dalla più sinistra dialettica politica.

Sembrerebbe in atto uno scontro tra coloro che amano i bambini, il diritto naturale e lo sport contro coloro che, invece odiano il diritto naturale e vorrebbero che l’uomo bianco, eterosessuale, possibilmente cristiano, fosse, almeno simbolicamente, schiacciato dal pensiero unico del totalitarismo arcobaleno e della retorica antirazzista.

Tra queste due concezioni antropologiche opposte e parallele all’infinito, il maestro del pensiero forte, tipicamente occidentale, non può che essere il grande San Tommaso d’Aquino, mirabile sintesi di classicità e cristianità, che già 800 anni fa scriveva, nel commento al libro del Profeta Isaia: “Ciò che è incompatibile in modo assoluto con il fine è del tutto contro natura e non può mai essere una buona cosa come il peccato di sodomia” (c. 4, l. 1). Il Dottore della Chiesa annovera tale peccato come una forma di lussuria. Nella Summa Teologica (II-II, q. 154, a. 1 c.), l’aquinate parla della sodomia in questi termini: “…il piacere sessuale deve essere ordinato all’interno del rapporto di coniugio verso i fini propri del rapporto sessuale, cioè la procreazione e l’amore”. Non farlo o scavalcare la gerarchia di questi fini è un atto contro ragione e quindi malvagio.

Quindi non si parla solo di atto irragionevole “perché oltre ciò, ripugna allo stesso ordine naturale e fisiologico dell’atto venereo proprio della specie umana: e questo si chiama peccato, o vizio contro natura”

Il Doctor Communis trae alcune conseguenze di ordine morale e cita il Sant’Agostino delle Confessioni (III): “Perciò nei peccati contro natura, nei quali si viola codesto ordine, si fa ingiuria a Dio stesso, ordinatore della natura. Scrive quindi S. Agostino: ‘I peccati contro natura quali quelli dei Sodomiti, sono sempre degni di detestazione e di castigo: e anche se fossero commessi da tutte le genti, queste sarebbero ree di uno stesso crimine di fronte alla legge di Dio, la quale non ammette che gli uomini si trattino in quel modo. Così infatti viene violato il vincolo di familiarità che deve esistere tra noi e Dio, profanando con la perversità della libidine, la natura di cui egli è l’autore”. Quindi l’omosessualità è un peccato verso se stessi e verso gli altri  – non si rispetta la propria e altrui dignità – e verso Dio. 

Amore è volere il Bene dell’altro, che, in primis, è fare quanto possibile per condurre una vita nella direzione della salvezza eterna, in conformità con le leggi di Dio. Può essere vero Amore l’induzione, con pieno assenso e deliberato consenso, al peccato mortale, che San Pio X definiva, nel Catechismo Maggiore, tra coloro che “gridano vendetta al cospetto di Dio”? Togliere ad un cattolico la libertà di dire pubblicamente queste bimillenarie verità di fede, è o non è un atto di violenza, odio e discriminazione verso Dio e i suoi precetti, sfogato sui Suoi testimoni in Terra?

“Non illudetevi: né immorali, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio” ( San Paolo, I Cor. 6,9-10). .”..La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e i riottosi, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati ed i profani, per i patricidi, i matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri di uomini, i bugiardi, gli spergiuri..:” (S. Paolo, I Tim. 1,9). E la democrazia liberale sta preparando la grande persecuzione dei cristiani, attraverso l’ingerenza nelle leggi di Dio?

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/06/28/la-democrazia-liberale-sta-preparando-la-grande-persecuzione-del-cristiani/

Ddl Zan, al gay pride calpestano gli “omofobi”

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di Francesco Giubilei

A Bologna, in occasione del Gay pride unitario chiamato “Rivolta Pride” che si terrà dal 26 giugno al 3 luglio, gli organizzatori hanno annunciato che sfileranno indossando una mitra vescovile e calpestando con vernice rossa i volti di vari personaggi tra cui Matteo SalviniGiorgia Meloni e Papa Francesco.

L’iniziativa, nata “per lanciare la settimana di mobilitazione femminista-transfemminista” che dovrebbe contrastare forme di odio, si trasforma essa stessa in una manifestazione di odio, lesiva dei principi democratici necessari per organizzare un evento pubblico e promuovendo comportamenti offensivi verso i cattolici e i leader di centrodestra. Colpiscono i toni del comunicato diffuso in cui le femministe spiegano che invaderanno “lo spazio pubblico” fino al 3 luglio per testimoniare “la nostra rabbia” contro gli attacchi definiti “misogini e omolesbobitransfobici”. C’è un passaggio in particolare che fa riflettere in cui si afferma che il “Rivolta Pride” quest’anno “assume connotati molto più radicali” a causa del dibattito sul ddl Zan.

Che cosa significa assumere connotati più radicali? Promuovere comportamenti e iniziative volte a reprimere la libertà di parola e di espressione dei cattolici? Come sottolinea il deputato bolognese di FdI Galeazzo Bignami: “Si dice che gli odiatori siano quelli di destra che vengono additati come intolleranti e omofobi, mentre quest’occasione è l’ulteriore dimostrazione che i veri odiatori sono altri e non hanno alcuna forma di rispetto per le opinioni altrui arrivando a calpestare le facce di chi la pensa diversamente da loro”.

Aggiunge Bignami: “Sorprende queste cose accadano sempre a Bologna che Lepore ha definito la città più progressista d’Europa, bisognerebbe però condannarle”. Molto probabilmente la sinistra preferirà far finta di nulla e partecipare al pride come se nulla fosse ma immaginiamo cosa sarebbe successo al contrario, se in una manifestazione cattolica si fossero calpestati con la vernice rossa i volti dei rappresentanti della comunità gay?

Sebbene il ddl Zan non sia ancora stato approvato, gli organizzatori del “Rivolta Pride” già mettono le mani avanti rivendicando “molto più di Zan, perché una misura repressiva non ci basta”. Il sottotesto è evidente: non è sufficiente reprimere e punire le opinioni di chi è favorevole a una visione cattolica della famiglia e della società ma occorre cancellare qualsiasi forma di pensiero diverso da quello portata avanti dagli attivisti Lgbt, promuovendo una visione radicale della società che appare sempre più polarizzante e lesiva della libertà di espressione.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/ddl-zan-al-gay-pride-calpestano-il-papa/?utm_source=app&utm_medium=link&utm_campaign=telegram

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