I civili scappati dalla Goutha: “noi prigionieri di ribelli”
ESCLUSIVA DE IL GIORNALE
(Hamoryah) È un fiume in piena. Sgorga dalle rovine, si fa largo tra le macerie, sprofonda nei crateri di missili e granate. Risale spingendo bimbi in lacrime, piegati sotto il peso di zaini stracolmi. Trascina vecchi smunti ed emaciati aggrappati alla vita e alle grucce. Sospinge donne incinte coperte di nero e fatica, ripiegate su pancioni ormai troppo pesanti. Rimorchia feriti e malati appoggiati su carriole mosse a braccia in questa gruviera di distruzione. È l’esodo. È la fuga. È la fine della loro guerra. Quanti saranno? Cinquemila? Ottomila? Quindicimila? Chi lo sa è bravo.
Il numero vero forse non lo scopriremo mai. Di certo sono tanti. Tantissimi. Arrivano tutti da Hamoryah, la cittadina della Ghouta orientale controllata dai militanti della cosiddetta Legione Rahman. A parole era uno dei gruppi ideologicamente meno estremisti all’interno di quell’oceano islamista e jihadista che da sei anni controllava le campagne, i villaggi e le fattorie di questo immenso sobborgo orientale di Damasco abitato da 400mila civili.
Ma quell’immagine di forza laica strutturata principalmente su base militare ha poco a che fare con la realtà. Nei fatti la Legione Rahman è da sempre uno stretto alleato di Tahrir al Sham, l’alleanza guidata da Jabhat Al Nusra che rappresenta la coalizione delle forze legate ad Al Qaida. E con Al Qaida ha collaborato e combattuto per mantenere il controllo di Hamoryah e dei villaggi circostanti. Continua a leggere

