L’alleanza Trump-Viganò può liberare l’Italia dalla dittatura globalista e fermare il nuovo ordine mondiale?

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di Cesare Sacchetti

Il filo del dialogo non si è interrotto.

La lettera inviata da monsignor Viganò al presidente americano Donald Trump non è caduta nel vuoto.

Trump si è detto onorato di aver ricevuto l’appello così potente ed evocativo del prelato italiano.

Viganò è stato in grado di spiegare chiaramente a Trump come in gioco non ci sia soltanto uno scontro tra forze di opposto segno politico. C’è molto di più. C’è in atto una vera e propria battaglia spirituale.

E la battaglia dei figli della luce contro quelli delle tenebre che trascende il piano politico per approdare verso quello più propriamente di natura escatologica.

Non si può spiegare il mondialismo soltanto con le anguste e parziali categorie dell’economia o della geopolitica.

La volontà di erigere una sorta di supergoverno mondiale è qualcosa di strettamente legato ad una religione che nulla ha a che vedere con il cristianesimo.

Al contrario, la religione di questo pensiero, noto negli ambienti mondialisti con il famigerato nome di “nuovo ordine mondiale” è l’esatta negazione della Verità rivelata da Cristo.

I riferimenti di carattere satanista ed esoterico della religione globalista dalla violenta carica anticristica sono del tutto evidenti, per chi ha la volontà di vederli.

L’abominevole pratica della pedofilia, un tempo bandita nell’Occidente cristiano, inizia ad essere sdoganata sempre più apertamente. Continua a leggere

Da Spadaro ai gesuiti: perché Bergoglio tifa Draghi

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di Gianfranco Amato

Che cosa lega il peronista Bergoglio al mondialista Mario Draghi, tanto da nominarlo alla Pontifica Accademia delle Scienze Sociali? Le simpatie di Spadaro e della rivista dei gesuiti che gli ha riservato elogi sperticati. Fino ad auspicare per lui un impegno in politica

Cosa può legare il peronista (di simpatie giovanili) Jorge Mario Bergoglio con il mondialista Mario Draghi? Cosa possono avere in comune il campione argentino degli ultimi, degli oppressi, dei poveri con il rappresentante italiano dei poteri forti, dell’oligarchia finaziaria, della plutocrazia globalista? Cosa ha da spartire il Pontefice dei poveri con uno che si è reso responsabile della macelleria socio-economica europea, cosa c’entra il Vicario di Cristo con un esponente di rilievo del Pensiero Unico, dell’ideologia del politicamente corretto, del nuovo umanesimo europeo?

La domanda è più che lecita visto che il Papa in persona ha voluto nominare Draghi membro della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali, e visto che lo ha incontrato solo un paio di volte in vita sua.

La prima occasione è stata il 19 ottobre 2013, durante un’udienza personale concessa a Mario Draghi e famiglia, mentre la seconda si è presentata il 6 maggio 2016, quando il Papa ricevette il prestigioso internazionale Premio Carlo Magno – il massimo riconoscimento europeo – nella Sala Regia del Palazzo Apostolico. In quel caso Mario Draghi era seduto tra i massivi livelli politici ed economici dell’Unione, insieme ad Angela Merkel, Jean Claude Junker, Martin Schultz e Donald Tusk. Fu proprio in quell’occasione che Bergoglio, nel discorso di ringraziamento per il premio ricevuto, disse espressamente di «sognare un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare». Chi scrisse il discorso al Papa si dimenticò di citare Gesù Cristo, ma sono molti, ormai, nei Sacri Palazzi a ritenere che il nuovo concetto di “umanesimo” possa anche prescindere dalla figura del Figlio di Dio. Continua a leggere

La crisi strutturale del sistema mediatico

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di Gennaro Scala

La crisi strutturale del sistema mediatico

Fonte: L’Antidiplomatico

E’ in atto una crisi radicale del sistema mediatico occidentale, all’interno di una trasformazione complessiva del sistema politico di carattere globale ed epocale(1). Il centro di propagazione del terremoto è negli Usa, ma ha la sua risonanza anche in Italia, che potrebbe diventare un importante laboratorio a livello europeo, in cui si potrebbero sperimentare delle nuove strutture per far fronte al sommovimento in corso. Il terremoto, al momento, ha le parvenze di un bradisisma, con un’instabilità costante fatta di polemiche quotidiane al di sopra delle righe, ma potrebbe erompere in movimenti più drammatici. La trasformazione della geografia sociale è già in corso, da vedere saranno invece le soluzioni attuate per farvi fronte. La crisi potrebbe sfociare in un nuovo sistema in cui potrebbero venir meno le garanzie formali democratiche, che potrebbe essere la facile “soluzione” alla crisi della “sinistra”, ormai sempre più spesso evocata (un esempio tra i tanti: il libro di Jason Brennan, “contro la democrazia” che ha avuto la prefazione di Sabino Cassese, nel 2013 uno dei candidati Pd alla presidenza della Repubblica), oppure in un nuovo sistema che invece sfrutti le potenzialità dei nuovi mezzi per una ristrutturazione della democrazia finalizzata ad un diverso coinvolgimento di massa, indispensabile nella gestione di società complesse come le nostre.
I principali fattori di crisi del sistema mediatico, visti all’interno della crisi complessiva del sistema politico sono, innanzitutto, la fine dell’“epoca della globalizzazione”, in realtà un periodo abbastanza breve e transitorio, terminato con il ritorno in campo della Russia, e con la definitiva affermazione della Cina quale potenza globale. Il fallimento della globalizzazione impone un ripensamento radicale delle strategie politiche e delle ideologie ad esse concomitanti. La cosiddetta “globalizzazione” è stata quel breve periodo, se commisurato ai tempi storici, in cui gli Usa, a capo dei “paesi occidentali”, quando già l’Urss mostrava una crisi irreversibile, avevano pensato di poter diventare l’unica potenza mondiale. Contesto in cui si è formata un’ideologia globalista diventata dominante basata sul politicamente corretto, che facciamo iniziare simbolicamente con il “Live aid” del 1985 in cui il mondo occidentale proclamava per mezzo delle sue “star”: “We are the world”. Continua a leggere