Attenti all’odio, anche a quello antifascista

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Chi odia non ha argomenti ed è per questo che l’odio è una brutta bestia difficile da estirpare. Il dominio dei social, poi, ha dato vita al fenomeno degli haters, ovvero odiatori che approfittano della visibilità offerta dal web per amplificare gli effetti delle proprie azioni.

Per contrastarli, al di là di leggi e provvedimenti repressivi, sarebbe importante tornare a sentirsi membri di una stessa comunità, di un popolo, al cui interno le differenze (culturali, di sensibilità, ideologiche) sono sacrosante e anzi rappresentano un valore aggiunto e non certo occasioni per alimentare ulteriore odio o realizzare campagne di denigrazione collettiva contro chi la pensa in modo differente.

Questo vale per tutti, perchè – piaccia o no – l’odio non ha colore politico, non è di destra, di sinistra o di centro, ma una modalità che nasce e si sviluppa quando si rifiuta il confronto con l’altro, mettendo avanti l’assunto che “le mie idee sono giuste punto e basta”. Partendo da questo presupposto, ecco che tutti coloro che la pensano in modo diverso possono potenzialmente diventare dei “nemici” da abbattere e debellare dalla società.

Affermare che vi è in Italia un pericolo fascismo, al di là del merito della questione (che, diciamola tutta, non sta né in cielo né in terra), può però rappresentare, oltre che uno specchietto per le allodole per allontanare l’attenzione dalle vere emergenze, una miccia che, se alimentata, rischia di produrre conseguenze gravi. Negli anni settanta, l’estrema sinistra di allora uscì dal cappello magico il cosiddetto “antifascismo militante“, coniando il lugubre slogan “uccidere un fascista non è reato“. Ecco, avvenne che in molti casi non ci si limitò a strillare queste frasi deliranti in piazza, ma ci fu chi – approfittando di quel clima di odio e del sostanziale consenso culturale di molti intellettuali e giornalisti – passò all’azione, ritenendo di doverlo fare quasi come dovere etico, “per continuare e portare a termine la lotta partigiana“.

Pochissimi sanno che la prima azione delittuosa delle Brigate Rosse fu commessa proprio contro persone inermi, additate come fascisti e quindi da eliminare: avvenne a Padova il 17 giugno del 1974, quando un commando di cinque terroristi rossi, pistole in pugno, fece irruzione nella sede del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, facendo fuoco contro chi in quel momento si trovava nei locali del partito e assassinando due persone innocenti (o meglio, colpevoli di essere considerate ‘fasciste’), Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, vittime dimenticate del terrorismo. Da quel duplice omicidio ne seguirono altri, sempre ai danni di altri giovani di destra. Ovviamente si sparò anche dall’altro lato della barricata contro i “rossi”, innescando la triste stagione degli “opposti estremismi“, con ragazzi che in preda all’odio reciproco persero la vita scagliandosi l’uno contro l’altro o uccidendo esponenti delle forze dell’ordine vittime per aver fatto il proprio dovere, mentre i poteri consolidati non venivano scalfiti e poterono superare indenni quella stagione.

In quell’epoca, prima di sparare e di uccidere, ci fu chi seminò il terreno, facilitando l’affermazione di quell’humus culturale e di quel brodo, nel quale ammazzare il nemico divenne pratica abituale. L’auspicio è che la recente storia italiana insegni qualcosa, ma purtroppo le nuove generazioni non hanno memoria, mentre chi dovrebbe più saggiamente isolare gli odiatori di professione e fermare la novella “strategia della tensione“, non fa nulla e anzi spesso plaude a frasi intrise d’odio.

Preoccupano le continue “mobilitazioni antifasciste” e certe parole d’ordine che suonano un po’ da slogan in stile “anni di piombo”, specialmente perchè c’è chi tende a definire fascista chiunque non esalti il pensiero progressista-dem: non soltanto Salvini, Meloni e tutti coloro che li seguono, ma in genere diventa ‘fascista’ chiunque venga solo additato di non pensarla come i campioni di democrazia a senso unico. Il presupposto è sempre lo stesso: da un lato tutto il bene e dall’altro il male assoluto, gettando in quest’ultimo pentolone chiunque risulti scomodo o non allineato al verbo dominante. Al punto che qualcuno ha ben pensato di definire fascista anche il filosofo marxista Diego Fusaro, per il solo fatto di pensarla in modo autonomo e difforme su tanti temi coccolati dai radical chic di casa nostra.

Dispiacciono e sono da condannare senza tentennamenti gli insulti sul web rivolti alla senatrice Liliana Segre, ma dispiace pure la pericolosa cortina di silenzio calata su buste con proiettili recapitate all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini o sulle scritte, ormai sempre più frequenti, con minacce di morte che campeggiano sui muri di tutta Italia. Nessuna mobilitazione all’orizzonte per condannare anche questo odio e questi episodi.

Occorre fermare il clima di odio che incomincia a respirarsi in Italia, alimentato – spesso in modo inconsapevole – da chi rifiuta a priori di ascoltare le ragioni dell’altro, di confrontarsi, di aprirsi a chi la pensa in modo diverso da sé. Occorre fermarsi, prima che possano innescarsi effetti drammatici come quelli di qualche decennio fa, troppo frettolosamente archiviati e rimossi dalla memoria.

‘Non sparare a salve, spara a Salvini’, scritta shock a Lecce

Da https://www.ilsicilia.it/attenti-allodio-anche-a-quello-antifascista/

Carola in passerella da Fazio: “Dovrebbe stare in galera”

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La capitana sbarca in Rai e scoppia la polemica. La Meloni: “Una vergogna, ha speronato la GdF”

Rai e Carola Rakete. Un binomio che non poteva che infiammare la polemica. Questa sera a Che tempo che fa farà il suo exploit, in prima serata e sulla seconda rete nazionale, la discussa capitana della Sea Watch, resasi famosa alle cronache per aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza. Continua a leggere

Lega verso il 35%, FdI sfiora il 10%: è l’effetto Umbria. Pd e M5s in caduta libera

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Gli alleati di governo insieme valgono meno del Carroccio

L’effetto Umbria erode gli alleati di governo. “La Lega si conferma il primo partito con il 34,3%, in crescita di 3,5%, seguito dal M5s con il 17,9%, in calo di 2,9%, e dal Pd che arretra di 2,3%, attestandosi al 17,2%. A seguire Fratelli d’Italia (9,8%) che da fine agosto nei sondaggi ha sorpassato Forza Italia, oggi al 6,2% alla pari di Italia viva che fa segnare un aumento dell’1,4%. Da segnalare infine la crescita di Europa Verde che passa dall’1,2% al 2,2% e la flessione delle forze di Sinistra dal 2,8% all’1,7%”. Sono i dati del sondaggio Ipsos che, per il Corriere della Sera, ha analizzato gli orientamenti di voto all’indomani del voto in Umbria. Continua a leggere

NON POSSONO ESSERE LA UE O ALTRI GOVERNI STRANIERI A DECIDERE QUALI MINISTRI DEBBA AVERE L’ITALIA

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Scritto e segnalato da Antonio Socci, “Lo Straniero”

Il film che va in onda in questi giorni ha dell’incredibile. La Germania lamenta le intollerabili interferenze degli elettori italiani (tramite Lega e M5S) nella formazione del nuovo governo di Roma a cui – a quanto pare – provvedono da Berlino, come si fa con una colonia.

Infatti da Berlino fanno sapere che non tollerano ministri a loro sgraditi. E’ tutto alla luce del sole, basta leggere i giornali.

E’ scandalizzata la Frankfurter Allgemeine Zeitung” per l’insubordinazione degli italiani verso i tedeschi: “L’Italia vuole un nemico della Germania al governo”.

Dove per “nemico della Germania” s’intende semplicemente un economista che vuole difendere l’interesse nazionale italiano ed è critico con la prepotenza tedesca. Dobbiamo stare, da sudditi, sotto lo stivale teutonico e baciarlo pure?

La “Sueddeustche Zeitung” esalta esplicitamente Mattarella che – a loro dire – starebbe subendo l’assedio degli elettori italiani: “mai prima d’ora un presidente della Repubblica è stato messo così sotto pressione come in questi giorni dai due partiti” i quali “si ostinano sul nome dell’eurocritico radicale Paolo Savona”.

A sentire loro non è la UE, specie i tedeschi, a esercitare una intollerabile pressione su un Capo di Stato italiano, ma a premere indebitamente sarebbero i partiti più votati dagli italiani che semplicemente fanno il governo in base alla Costituzione. Come se Mattarella fosse al Quirinale per rappresentare la UE (cioè la Germania).

Ma è possibile che Mattarella invece di riconoscere la volontà degli elettori italiani si faccia portavoce dei diktat che arrivano da Berlino?

Si spera che non sia così. Ma si capisce bene quello che sta accadendo quando si legge il quirinalista della “Stampa” Ugo Magri – molto mattarelliano – il quale scrive: “è certo che Mattarella abbia sollevato il caso del nuovo libro di Savona che dà fondo a tuti i sentimenti anti-germanici del suo autore, e accusa i tedeschi di mire egemoniche paragonabili a quelle hitleriane”.

E c’è da riflettere quando Matteo Salvini dice: “E’ pazzia, è pura follia far saltare tutto perché Paolo Savona non piace alla Merkel, perché ha osato criticare la Germania in un suo libro”.

Col pieno e significativo sostegno di Giorgia Meloni, in questa battaglia per l’indipendenza nazionale, Salvini ha giustamente tuonato: “Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro? No, grazie! Prima gli italiani”.

Salvini ragiona col buon senso e con la dignità che dovrebbe avere ogni leader politico, come se fossimo in un Paese dove il popolo italiano è ancora sovrano, secondo l’articolo 1 della Costituzione.

Ma evidentemente in questi anni in Italia si è silenziosamente dimenticato il pilastro della Costituzione – definendolo sprezzantemente sovranismo – e si è lasciato che gli stranieri spadroneggiassero.

Così ora la Germania si sente in diritto darci ordini. E la tecnocrazia della UE, nei giorni scorsi, si è sentita in diritto di lanciare all’Italia i suoi avvertimenti preventivi.

Senza che le più alte cariche dello Stato si siano sentite in dovere di difendere la dignità e l’indipendenza dell’Italia che fra l’altro è una delle maggiori potenze industriali del mondo.

Per nessun paese europeo si è vista una tale interferenza straniera (per non dire delle insolenze che la stampa tedesca rovescia su di noi).

Anzi, Mattarella, invece di insorgere per queste intollerabili ingerenze di UE e Germania, sembra farsi loro portavoce e – rovesciando la frittata – accusa di imporre “diktat” non le potenze straniere e l’UE, ma la Lega che semplicemente – in base al voto ricevuto dagli italiani – ha indicato Paolo Savona per il ministero del Tesoro.

Sembra la situazione descritta dal Manzoni nei “Promessi sposi”. Dopo il prepotente diktat di don Rodrigo – che tramite due bravi aveva ordinato: “questo matrimonio non s’ha da fare” – don Abbondio cominciò a inventare scuse, rifiutandosi di sposare Renzo e Lucia per obbedire all’arrogante signorotto.

I due giovani escogitarono così un modo per aggirare l’incomprensibile veto del pretino pauroso, ma don Abbondio scatenò il finimondo accusando di prepotenza Renzo e Lucia.

Il Manzoni commenta:

“In mezzo a questo serra serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione. Renzo, che strepitava di notte in casa altrui,
che vi s’era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo…”.

E’ ormai chiaro che qui c’è in gioco molto più di un semplice ministero e molto più di una riforma della UE come quella prospettata da Savona (tutti gli esperti, consapevoli della situazione, sanno che occorre cambiare), ma c’è in gioco la nostra stessa sovranità nazionale.

Mattarella rischia di assumersi la gravissima responsabilità non solo di affondare un governo, ma anche di trascinare la presidenza della repubblica nella contesa politica e quindi in una gravissima crisi istituzionale.

Una volta che il Quirinale entra nella contesa politica qualcuno potrebbe perfino sostenere che si sta sottomettendo lo Stato italiano al diktat di potenze straniere.

Come presidente Mattarella ha giurato con queste parole: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”. Lui sa bene che ciò significa fedele alla Repubblica italiana e non a quella tedesca. Sa bene di dover essere custode della Costituzione italiana non dei voleri della Merkel.

Come ha detto un economista francese (peraltro europeista) la Germania, dopo aver distrutto l’economia in Europa, sta rischiando di distruggere anche la democrazia. Loro “consentono” di cambiare i governi, ma mai le politiche. E questo – lamenta quell’economista – segnerà la fine dell’euro.

Antonio Socci

Da “Libero”, 27 maggio 2018

Nella foto: Silvestro Lega, Bersaglieri con prigionieri austriaci nelle guerre d’indipendenza (1861)

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Twitter: @AntonioSocci1

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