DEXIT: LA GERMANIA ROMPE IL PATTO DI STABILITÀ E PREPARA IL SUO ADDIO ALL’EURO

Condividi su:

Se la Germania, locomotiva dell’euro, lo abbandonerà tornando al marco, è evidente che se vorranno sopravvivere, anche gli altri Stati membri dell’Unione Europea dovranno fare altrettanto, con una moneta nazionale svalutata. In Italia, potrebbero, dunque, esservi delle sorprese entro la fine dell’anno, in merito al ritorno alla Lira svalutata, come conseguenza dell’addio all’Euro di chi ne era il perno sostanziale. (n.d.r.)

Segnalazione di Federico Prati

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

“E’ la Germania a tenerci dentro l’euro…..” – quante volte avete sentito ripetere questa frase dai nostri politici e dai ventriloqui del potere per voce della stampa di regime.

Per decenni ci hanno rifilato questa “sola” con la maggior parte della gente a crederci. I bravi ricchi tedeschi da una parte e gli spreconi italiani dall’altra. Quelli che perennemente vivono sopra le loro possibilità. Salvo poi scoprire che siamo da sempre contributori netti verso l’Unione Europea e che da 30 anni consecutivi (eccetto l’anno del Covid), il nostro governo consegue avanzi primari di bilancio.

Ricordo ai meno esperti che l’avanzo primario in soldoni significa: lo Stato incassa dai cittadini più soldi in tasse di quello che versa loro con la spesa pubblica.

Avete capito bene: lo Stato italiano da tre decadi è in surplus.. ma quale aver vissuto sopra in nostri mezzi!

Un concetto questo, che se anche volessimo ragionare con il pensiero dottrinale fraudolento imposto dalle regole europee, come vedete viene ribaltato dalla realtà dei fatti, ovvero abbiamo vissuto al di sotto dei nostri mezzi.

L’euro non fa comodo ai tedeschi, come non fa comodo ai francesi ed al resto dei paesi europei, intesi come popolo ovviamente. L’euro, come scriviamo da tempo, non è un progetto di lotta e competizione tra stati, ma è lo strumento essenziale che serve all’élite per vincere in quella che è la loro eterna battaglia contro il popolo. Insomma una vera e propria lotta di classe, questo è quello che si cela dietro al sistema-euro.

Quindi il nostro nemico non è assolutamente il popolo tedesco, e tutt’ora credere a coloro che infondono questo falso pensiero, certifica l’ingenuità disarmante che ancora regna fra noi.

Megas ha finito le parole e gli scritti: solo e soltanto i poteri profondi di casa nostra sono gli unici responsabili e beneficiari del fatto che, ancora, siamo tenuti a forza e con la frode, dentro questa gabbia.

Del resto, stare dentro l’euro – ed accettare di usare una moneta che non emettiamo, per non dire del sottostare a regole di bilancio assurde che non hanno nessun riscontro a livello di dottrina economica – è solamente frutto di una decisione politica e niente più.

Una decisione politica, esattamente come quella che ha preso il governo di Berlino nei giorni scorsi. Quando tra la salvezza della moneta euro e quella del proprio popolo e del loro sistema economico, senza indugio, ed al contrario del nostro governo, ha scelto la seconda.

Nella sostanza un deficit di 200 miliardi deliberato dal governo per riportare il prezzo del gas a livelli sostenibili per le imprese e le famiglie tedesche. Una semplicissima misura di politica fiscale che senza il plagio mentale indotto dal sistema euro nelle nostre menti, rappresenterebbe la normalità operativa e funzionale di un qualsiasi governo rappresentativo di un paese democratico.

Per chi comprende di economia, nel leggere le poche righe del titolo e sottotitolo sopra riportato dalla testata HuffPost, ci sarebbe materiale per una tesi di laurea.

Ma quello che ci interessa, è far capire come, attraverso questo atto di Berlino e le relative reazioni (o meglio prese di posizioni), del governo italiano, vengono a cadere tutte le menzogne e le falsità su chi veramente tiene il popolo italiano dentro l’euro.

I poteri italiani ora hanno perso la maschera e la scusa principe, dei “cattivi tedeschi”, da rivendere alla massa.

Da oggi, la novella sarà credibile solo per gli inguaribili “fessi”!

Intanto fa sorridere l’affermazione con la quale l’HuffPost, farebbe credere che questi 200 miliardi per il governo tedesco, arriverebbero da un fantomatico “bilancio ombra”. Quasi come se a Berlino avessero delle riserve nascoste derivanti da chissà che cosa.

Soprassediamo per pura pietà!

Questi 200 miliardi, è bene dirlo chiaro ancora una volta, non sono in qualche forziere o in qualche conto nascosto del Tesoro tedesco alle Cayman.

Semplicemente il governo delibera il deficit, il Tesoro emette i titoli e la BCE li garantisce.. finito!

Già sento qualcuno di voi, come del resto anche Draghi (“Non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali”) [1], affermare che i tedeschi hanno più spazio nel loro bilancio; questo sempre ragionando secondo le assurde regole europee.

Eh no, cari miei! Uno dei mantra del fiscal compact, ovvero il rapporto debito pubblico/ prodotto interno lordo riguardo alla Germania, è già ben oltre il 60% imposto dai trattati. Per la precisione viaggia sul 72%. E se deliberano un extra-deficit di 200 miliardi, che corrisponde a circa il 5% del PIL, siamo fuori anche dall’altro dogma di Maastricht, che indica come il deficit annuale non debba superare il 3%.

Come potete bene immaginare un MMTers come Megas fa una fatica enorme a ragionare all’interno delle frodi dottrinali del sistema euro, ma devo farlo per cercare di spiegare come, di fatto, ad oggi la Germania si sia posta fuori dall’euro.

In pratica, il governo tedesco sta facendo quello che da tempo scriviamo essere possibile e che più volte, nei nostri articoli, abbiamo esortato il governo italiano a fare per risolvere il problema occupazionale che affligge il nostro paese.

Oggi, la Banca Centrale Europea, di fatto, garantisce il debito dei paesi membri e lo fa ormai dal lontano 2011 e l’alternativa del non garantirlo non è realizzabile senza la conseguente rottura del sistema euro.

Quindi è solo una questione politica, per la quale spetta ad ogni governo di prendere la decisione di fare o meno tutto il deficit necessario per salvare il proprio popolo.

Ed il governo tedesco, ripeto ancora, al contrario di quello italiano, questa decisione l’ha presa!

Mentre da noi, a distanza di più di un anno dall’inizio della speculazione sull’energia, siamo ancora posizionati sulla totale difesa dei profitti degli oligarchi di casa nostra, ovvero di coloro che oggi hanno in mano ogni nostra istituzione, di fatto non più democratica.

Siamo ancora a discutere sul famoso “tetto” al prezzo del gas. Ma attenzione, mica un tetto per i rivenditori, visto che è questo il problema principale (vedasi TTF e speculazione al seguito), ma un limite, che addirittura si vorrebbe imporre al produttore, in questo caso Putin.

In pratica il price-cap ideato da Draghi, sentite bene cosa sarebbe e che finalità avrebbe: il tetto al prezzo del gas impedirebbe alle parti di concordare un prezzo superiore a una determinata soglia, riducendo i ricavi di Gazprom e della Russia e favorendo un approvvigionamento più economico di questa materia prima.

L’indole di devozione satanica di Super Mario alla grande finanza non poteva non venir fuori anche questa volta. Qui l’obiettivo principale non è far pagare meno il gas alla gente ma quello di mantenere intatti i profitti colossali di ENI. Raggiungere un accordo con Putin, quantunque fosse possibile (ma lui ha già detto no.. stante le sanzioni), certamente non ferma il motore della speculazione che a pieno ritmo sta viaggiando a tutta velocità nella borsa dei TTF di Amsterdam (ripeto principale causa del caro bollette).

Quello che però ci deve lasciare ancora più preoccupati – a conferma del fatto che a volersi tener stretto l’euro sono le potenti fratellanze italiche – è la devastante (ma prevista da Megas) realtà, che Giorgia Meloni, premier in pectore, sia completamente allineata al pensiero di Draghi, sul tema deficit e su come risolvere il problema energetico attraverso l’insensata e per niente risolutiva proposta del tetto al prezzo al produttore.

Intanto il ministro dell’economia tedesco Robert Habeck prepara la strada per l’uscita ed avverte Draghi e c.: “con l’interruzione delle forniture di gas si rischia la fine dell’UE”:

Il messaggio è chiarissimo come è altrettanto chiaro quale sia la priorità per chi ha le leve di comando in Germania: “una carenza di gas in Europa non potrà essere tollerata politicamente”.

In Germania non hanno la minima intenzione di sacrificare il proprio popolo con follie quali il razionamento che porterebbe a far fallire il loro sistema economico, la morte sociale e fisica dei più bisognosi e dei più fragili.

Se le crisi infinite, il Covid ed i prospettati razionamenti sull’energia fanno parte, come sembra del piano del Grande Reset, per ridurre la popolazione mondiale, oggi, pare proprio che la Germania se ne stia ufficialmente chiamando fuori.

Mentre la realtà ci dice che rimangono dentro a pieno titolo Mario Draghi e Giorgia Meloni, e con loro il popolo italiano come vittima sacrificale sull’altare degli interessi dei poteri ai quali il nostro premier attuale e quello in  arrivo, rispondono.

Un folle e delinquenziale razionamento del gas che, di fronte alle ultime dichiarazioni di Putin, assume anche la certezza della non necessarietà:

NON POSSONO NUTRIRE E SCALDARE I LORO CITTADINI CON LA CARTA DEI DOLLARI.
NON POTETE NUTRIRE LE PERSONE CON LE VOSTRE MENZOGNE.
LI DOVETE SCALDARE CON L’ENERGIA.
PER QUESTO CERCANO DI CONVINCERVI A MANGIARE DI MENO, CORPRIVI DI PIU’ E CI CHIAMANO NEMICI, ORIGINE DI TUTTI I MALI
Non è Warren Mosler che parla ma Vladimir Putin, che pare proprio aver compreso che lui il gas ce lo fornisce in cambio di semplici estratti conto denominati in dollari o euro.
Cosa volete da me? Pare dire il presidente russo: io accetto la vostra carta in cambio del gas per riscaldarvi; sono i vostri governanti che attraverso le menzogne vi convincono che la carta non c’è e vi costringono a mangiare di meno e coprirvi di più, facendovi credere che la Russia è il nemico.
Piu chiaro di così! 

di Megas Alexandros

Fonte: La Germania rompe il Patto di Stabilità. Di fatto è già fuori dall’euro! – Megas Alexandros

Gas, i piani di Putin sono nella sua tesi universitaria

Condividi su:

di Luigi Bisignani

Con la brutta stagione alle porte, siamo davvero alla canna del gas. Non è necessario essere dei novelli Barbero per capire che, fin dal principio, la strategia di Putin era impantanare l’Europa in una campagna d’inverno. Diversamente, a Mario Draghi, ai soloni che guidano l’Europa – litigando tra loro – e ai servizi di sicurezza di mezzo mondo, sarebbe bastato conoscere gli scritti di Vladimir Putin per sapere come sarebbe andata a finire.

Bisogna infatti tornare al 1996, quando, all’Università Mineraria di San Pietroburgo, un Putin in rampa di lancio discuteva la tesi del corso triennale per il suo PhD, completato in un solo anno e intitolata “Mineral raw materials in the strategy for development of Russian economy”. In tale dissertazione, che in seguito sollevò anche dubbi di autenticità, auspicava un sistema misto, pianificato dal potere politico, in cui Stato e corporazioni finanziarie e industriali russe avrebbero dovuto dare vita a colossi nazionali in grado di competere con le big corporations straniere. Il tutto con un preciso testuale obiettivo: “servire gli interessi geopolitici e mantenere la sicurezza nazionale della Russia”. Ed è per questo infatti che, una volta raggiunto il potere, il presidente russo ha voluto riportare a tutti i costi Gazprom sotto il controllo dello Stato.

Ed è proprio in Gazprom che Putin conobbe il suo pupillo Dmitrij Medvedev, il quale aveva l’ufficio personale nella sede moscovita della società in Ulitsa Nametkina al civico 16. O, all’Europa sarebbe bastato, più semplicemente, prendere sul serio almeno per una volta Donald Trump, quando ammoniva la Germania della Merkel e l’Italia di “Giuseppi” Conte sui rischi della dipendenza dal gas russo. E pare che proprio la tesi del futuro zar fosse tra i documenti portati via dalla Casa Bianca e che sono stati rinvenuti nel corso del maxi-blitz ad opera dell’FBI nella residenza di Mar-a-Lago. Davanti all’isteria dei leader europei Giorgia Meloni sta invece pragmaticamente pensando che, per salvare famiglie e imprese, occorra una forte iniziativa comune per recuperare le risorse dai Paesi e dalle imprese che stanno guadagnando a mani basse dall’aumento del prezzo del gas, redistribuendole efficacemente a chi ne ha davvero bisogno.

Servono pertanto iniziative di carattere strutturale, anche perché eventuali scostamenti di bilancio possono essere fatti solo entro certi limiti e in determinati periodi di tempo. Se la crisi energetica dovesse durare 5 anni, per dirla alla Lenin, che fare? Sono almeno due gli obiettivi prioritari da perseguire: difendere la competitività delle aziende Italiane e preservare la stabilità sociale. Per questo bisogna sin da subito mettere nei posti strategici persone capaci che però, come dice Guido Crosetto, non abbiano già troppi padrini che cercano di riciclarli.

Un paio di esempi eclatanti. Il primo è Dario Scannapieco, Ad di Cdp che ha paralizzato la Cassa collezionando flop, da Trevi (perdita di Cdp di almeno 110 milioni di euro rispetto all’investimento di 140 milioni) ad Ansaldo (continui aumenti di capitale in una società che ha un miliardo di euro di passivo), fino a Saipem (almeno 700 milioni di euro di perdite rispetto all’investimento, oltre all’aumento di capitale). Poi c’è il disastro sulla rete unica, che sta distruggendo valore per Open Fiber e Tim, sempre a firma Scannapieco il quale, dopo essere rimasto inchiavardato per mesi nella sua poltrona di via Goito, ora non risponde più nemmeno alle telefonate dei ministri di Draghi forse troppo occupato a girare per gli uffici di Roma “in odore di Fratelli d’Italia”.

Il secondo esempio è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, sponsorizzato prima da Grillo e ora da Claudio Descalzi, il quale al suo probabile quarto rinnovo ha ovviamente tutto l’interesse ad averlo come super ministro dell’Energia per rendergli ancora più agevoli le scorribande in Africa.

Alla Meloni bisognerebbe ricordare che Cingolani non ha rimosso neanche uno dei burocrati voluti dai Cinque Stelle e che molti dei provvedimenti che ha portato avanti sono stati poi sonoramente bocciati dal Tar oppure si sono salvati in corner solo grazie all’attivismo e alla preparazione della viceministra leghista Vannia Gava.

Quanto a Descalzi, evidentemente la leader di Fratelli d’Italia non ha ascoltato a sufficienza gli imprenditori a cui Eni ha tagliato i contratti di fornitura di gas per l’anno termico che inizia ad ottobre. I miliardi di metri cubi promessi dal duo Cingolani-Descalzi sono solo sulle slides espunte dal “piano gas”, ma nessuno li ha visti.

Se ne accorgerà presto Snam, guidata da tal Stefano Venier, un carneade nel mondo del gas, che ogni giorno dovrà comprare disperatamente metri cubi di gas sul mercato per non mandare la rete in default. Non confermare Marco Alverà, da parte della coppia che scoppia, Draghi-Giavazzi, un errore da matita blu.

Un disastro annunciato, coperto dalla propaganda che la butta tutta su presunti speculatori contro cui, però, il ministro dell’Energia non ha fatto nulla. Quest’anno l’inverno arriverà fuori stagione, sarà shakespearianamente “l’inverno del nostro scontento” e non basterà il fiato del bue e dell’asinello per scaldare le case degli italiani e la nostra industria come ripeterà con forza domani in Vaticano davanti a Papa Bergoglio il Presidente Carlo Bonomi.

Luigi Bisignani, Il Tempo 11 settembre 2022

Price cap, detto fatto: la Russia non ci venderà più nulla

Condividi su:
Il vertice del G7, che si terrà venerdì, discuterà la fissazione del price cap al greggio russo. Ma Mosca ci avvisa

 

Prosegue il dibattito, del tutto atlantico, sulla fissazione di un tetto massimo al prezzo delle esportazioni di petrolio russo. Le ultime dichiarazioni, favorevoli al price cap, sono state quelle della segretaria del Tesoro Usa, Janet Yellen, seguita dal cancelliere dello Scacchiere britannico, Nadhim Zahawi, definendosi “ottimista” per il raggiungimento di un accordo con i partner dell’alleanza occidentale.

Ormai dall’inizio di queste estate, l’istituzione di un limite di prezzo, contro Mosca, è al centro del tavolo americano ed europeo, di cui il governo Draghi ne risulta essere tra i principali portatori, tant’è che l’Italia riuscì a far entrare la proposta all’interno del vertice G7, svoltosi lo scorso giugno.

La risposta di Mosca al price cap

Immediata la risposta del Cremlino: la Russia sospenderà le forniture di petrolio a tutti i Paesi che attueranno la misura in questione. La dichiarazione viene direttamente dal vice premier russo, Alexander Novak, il quale pare non essere spaventato dalle sanzioni europee, visto il grande aumento delle esportazioni russe nell’enorme mercato interno cinese.

Un avvertimento che rischia di gelare le stanze dei bottoni a Bruxelles. La stessa Italia pare trovarsi in condizioni ben più critiche, rispetto a molti altri Stati membri. Solo il mese scorso, infatti, Roma ha aumentato del 400 per cento gli acquisti di greggio da Mosca, soprattutto per via della raffineria russa in provincia di Siracusa. Insomma, anche in tema di esportazione, vige un doppiopesismo inspiegabile: il gas può essere sanzionato, mentre il petrolio rimane un infinito tabù.

Ma non finisce qui. Germania e Francia hanno già azzerato la propria dipendenza da alcuni mesi; la Polonia l’ha ridotta del 72 per cento, contro il 45 dei Paesi Bassi. Il governo Draghi, al contrario, non sembra ancora porsi la questione. Anzi, presenta, in sedi internazionali, proposte autolesioniste, capaci di danneggiare radicalmente il nostro tessuto economico.

Il cortocircuito europeo

Paradossalmente, il nostro Paese è tra i primi ad aiutare e sostenere la Russia di Putin, con una beffa ulteriore: il rischio, serio e concreto, di rimanere a secco anche sul lato di greggio. Al di fuori delle oggettive difficoltà che l’Ue sta trovando per porre riparo alla dipendenza dal gas russo, ecco che il mondo petrolifero pare essere il secondo ostacolo da affrontare, causa le sanzioni applicate a partire dallo scoppio del conflitto in Ucraina.

Il cortocircuito per eccellenza, però, riguarda il “caso indiano”. Nuova Delhi è, infatti, uno dei Paesi a cui Mosca ha applicato sconti in tema di acquisto di petrolio russo. Ed ecco che gli Stati membri dell’Ue sono tra i principali acquirenti indiani. Ciò vuol dire che Putin vende il proprio greggio all’India, la quale poi lo rivende all’Occidente, ottenendo così guadagni sui margini di raffinazione.

Insomma, è la solita tragicommedia bruxelliana. Da una parte, dichiara di combattere al fianco di Kiev; dall’altra, alimenta, in modo paradossale, il mercato russo e quello dei suoi partner più stretti. Questo venerdì, il G7 discuterà definitivamente la possibilità di introdurre un tetto al prezzo del petrolio russo. Ma pare che, in questa partita, l’Occidente si sia già scottato da tempo.

Matteo Milanesi, 2 settembre 2022

https://www.nicolaporro.it/price-cap-detto-fatto-la-russia-non-ci-vendera-piu-nulla/

Ecco come la Russia aggira le sanzioni sul gas

Condividi su:

Segnalazione di Wall Street Italia

di Leopoldo Gasbarro

“Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti in “Amici mai”Lo stesso vale per il gas e per Vladimir Putin, alludendo ai giri immensi del gas, che porta nelle casse del capo di stato russo una quantità indicibile di miliardi, nonostante le sanzioni. Ma vediamo i numeri e le considerazioni sul “raggiro” della Russia anche da parte del “Financial Times”.

Secondo i dati doganali cinesi, nei primi sei mesi del 2022 la Cina ha comprato dalla Russia 2,35 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl), per un valore di 2,16 miliardi di dollari. In questo modo, la Russia ha superato l’Indonesia e gli Stati Uniti ed è diventato il quarto fornitore cinese di Gnl per quest’anno.

A questo dato va aggiunto il gas che Gazprom fornisce giornalmente alla Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia, che aveva raggiunto un nuovo massimo storico, con un balzo del 63,4% nella prima metà del 2022.

Il vero motivo dietro l’impennata del Gnl dalla Russia

La Cina ha tranquillamente rivenduto il Gnl russo agli unici che ne hanno un disperato bisogno: i Paesi europei. A caro presso, ovviamente. Come dal “Financial Times”, “i timori dell’Europa di una carenza di gas verso l’inverno potrebbero essere stati aggirati, grazie a un inaspettato cavaliere bianco: la Cina”. Non si tratta di surplus di Gnl dalla Cina. Il Gnl che sta vendendo all’Europa è russo.

Secondo la società di ricerca Kepler, le importazioni europee di Gnl sono aumentate del 60% anno su anno nei primi sei mesi del 2022. Il gruppo cinese Jovo, un grande commerciante di Gnl, ha recentemente rivelato di aver rivenduto un carico di Gnl a un acquirente europeo. Un trader di future a Shanghai ha dichiarato che il profitto ottenuto da tale transazione potrebbe aggirarsi attorno a decine, se non centinaia, di milioni di dollari. La più grande raffineria di petrolio cinese, Sinopec Group, ha ammesso ad aprile di aver incanalato l’eccesso di Gnl nel mercato internazionale.

I media cinesi hanno affermato che la sola Sinopec ha venduto 45 carichi di Gnl, ovvero circa 3,15 milioni di tonnellate. La quantità totale di Gnl cinese che è stata rivenduta è probabilmente superiore a 4 milioni di tonnellate, equivalenti al 7% delle importazioni di gas dall’Europa nel semestre fino alla fine di giugno.

La buona notizia è che i 53 milioni di tonnellate hanno permesso all’Europa di arrivare fino al 77% di riserve. Se continua così, è probabile che il Vecchio Continente raggiunga l’obiettivo dichiarato di riempire l’80% dei i suoi impianti di stoccaggio del gas entro novembre. E a quel punto non ci saranno più rischi di blocco per l’inverno.

L’Europa ora diventando dipendente dalla Cina per il gas, solo che questa volta passa per le importazioni dalla Cina, che così diventa il centro di un percorso del gas che indebolisce un po’, tutti visto che l’Europa paga un prezzo anche 3 volte più alto di quello ufficiale. Ma anche la Russia si indebolisce perché, come sottolinea il “Financial Times”:

“Se la Russia finirà per esportare più gas in Cina come mezzo per punire l’Europa, la Cina avrà più capacità di rivendere il gas in eccesso al mercato, aiutando indirettamente l’Europa”.

Ironia della sorte, l’Europa che cerca di affrancarsi dalla sua dipendenza dalla Russia per l’energia, sta diventando sempre più dipendente dalla Cina.

Mosca saluta l’uscita di scena di Draghi: “Gazprom aumenta forniture in Italia del 71%“

Condividi su:

Segnalazione di Federico Prati

Da 21 a 36 milioni di metri cubi

(ANSA) – ROMA, 21 LUG – Tornano ad aumentare le forniture del gas dalla Russia verso l’Italia, con una crescita rispetto al giorno precedente del 71,4%.

A comunicare il cambiamento del flusso è l’Eni sul proprio sito.

“Gazprom ha comunicato per la giornata di oggi la consegna di volumi di gas pari a circa 36 milioni di metri cubi, a fronte di consegne giornaliere pari a circa 21 milioni di metri cubi effettuate nei giorni scorsi – afferma la società energetica italiana –

E’  evidentemente il modo in cui Mosca saluta l’uscita di scena di Draghi:  si unisce alla  notizia  di poche ore precedente: il Nord Stream 1 riapre dopo la manutenzione e torna con flusso regolare a fornire la Germania esattamente   come  prima.

“L’uso politico del gas da  parte di Putin”  di cui delirava Von der Leyen non si attua esercitando il ricatto della interruzione  “totale”   come ha ventilato lei,  ma  al contrario: attraverso l’abbondanza.

Ad attuare un taglio dei consumi – enorme, -15 per cento – è stata solo ieri  proprio la signora la Von der Leyen: razionamento “obbligatorio”, per la quale Ursula esige i pieni poteri dittatoriali: sarà la Commissione a decidere senza nemmeno consultare,  non si dice di far votare,- l’euro-parlamento.

Gas, piano d’emergenza Ue: verso taglio 15% consumi/ Von der Leyen vuole…

https://www.ilsussidiario.net/autori/silvana-palazzo/

Piano emergenza Ue gas: taglio 15% consumi per preservare forniture famiglie e settori essenziali. Von der Leyen…

La proposta di Putin significa   industrie  che restano aperte, posti di lavoro salvati,  riscaldamento invernale,  refrigerazione non interrotta e elettricità garantita.

La proposta della Kommissaria significa:  razionamento, interruzione della catena del freddo con spreco  di tonnellate di cibo andato a male,  industrie “energivore”  chiuse a comando e ad arbitrio del despota (questa sì quella no..),  disoccupazione, morti di freddo fame e miseria.

Putin   non ha di mira né gli italiani né i tedeschi ,  ma la UE: che  Gazprom, dando  con abbondanza,  rivela il vero  nemico e genocida dei suoi popoli.  Mi aspetto da parte del nemico UE reazioni …. che non riesco per il momento a immaginare: Bruxelles  ordinerà a  Eni   di stracciare il contratto che ha con Gazprom, e che – notiamo – come quello tedesco non è  mai cessato e è rimasto in vigore? Come giustificherà questa imposizione? Con la guerra in Ucraina  che “ci obbliga” ad  essere belligeranti?

Aspettiamo le mosse di Bruxelles e del governo Draghi, che resta   in carica “per gli affari correnti”

Allego Il discorso di Putin  alla sessione plenaria del forum “Le idee forti per i tempi nuovi”.

🔸 Il modello del dominio totale del cosiddetto miliardo d’oro è ingiusto. Ebbene, perché questo “miliardo d’oro” dell’intera popolazione del pianeta dovrebbe dominare tutti, imporre le proprie regole di condotta basate sull’illusione dell’esclusività?

🔸 Si ha l’impressione che l’Occidente semplicemente non possa offrire al mondo un proprio modello di futuro. Sì, certo, questo “miliardo d’oro” non è diventato “d’oro” per caso, ha ottenuto molto, ma ha preso posizione non solo grazie ad alcune idee implementate – in larga misura, ha preso posizione a causa della rapina di altri popoli sia in Asia che in Africa.

🔸 La sovranità è la libertà di sviluppo nazionale, e, quindi, di ogni persona individualmente: la fattibilità tecnologica, culturale, intellettuale, educativa dello Stato – ecco di cosa si tratta.

Fonte: МИД России ��

МИД России ��

� Владимир Путин принял участие в пленарном заседании форума «Сильные идеи для нового времени». Читать полност…

Testo del discorso completo: ASI forum Strong Ideas for a New Time

ASI forum Strong Ideas for a New Time

Vladimir Putin attended the plenary session of the forum Strong Ideas for a New Time organised by the autonomous…

Gas, ora l’Europa ci chiede il “massimo sforzo”. Ma che vuol dire?

Condividi su:

di Leopoldo Gasbarro

Massimo sforzo“. Lo chiede l’Europa. Sarà infatti obbligatorio, e dettato dall’Unione Europea, il taglio dei consumi di gas, in caso di ulteriore riduzione delle forniture. Lo dice la bozza del nuovo piano europeo per la gestione della crisi legata al gas, piano che sarà presentato ufficialmente domani ma che è stato già visionato in anteprima dall’Ansa.
L’indiscrezione ci fa comprendere, se sarà confermata, quanto la crisi energetica dettata dalla gestione del gas naturale, in arrivo dalla Russia, stia assumendo dimensioni sempre più importanti. Nonostante tutti i problemi, che ormai sembrano scontati per l’ultimo trimestre dell’anno, la politica europea fatica a trovare le parole per dire chiaramente come stanno le cose. Eppure, i cittadini che sono anche elettori sono abbastanza maturi per comprendere la difficoltà di un momento che in qualche modo si tende a nascondere. L’Ansa evidenzia come siano spariti dal documento i riferimenti (contenuti in una prima versione del testo) all’obbligo, per gli edifici pubblici, di limitare il riscaldamento a 19 gradi e i condizionatori a 25. Introduce però un principio criptico e tutto da interpretare, perché “massimo sforzo” che vuol dire tutto e niente.

Il mistero del “massimo sforzo”

Speriamo che un giorno ce lo spieghino, ma la sensazione è che quelle due parole: massimo e sforzo, messe così insieme, rappresentano un problema di difficile soluzione. Insomma, è come dire senza aver detto. E’ come dire che con “massimo sforzo” se la situazione dovesse essere più seria di quanto si dica.  I limiti alle temperature di riscaldamento e condizionamento potrebbero essere modificati radicalmente, e potrebbero arrivare a zero. E non sarebbe questa l’unica scelta da fare. Forse è il caso di prepararsi davvero a decisioni dure.

“Massimo sforzo”. Ora ci chiedono il “massimo sforzo” non si parla più di limiti alla temperatura. Non si parla più di razionamento, ma di “massimo sforzo”, nel senso che vale qualunque cosa.

Gazprom non assicura la riapertura del gasdotto Nord Stream. A rischio le forniture europee!

Condividi su:

Segnalazione di Federico Prati

Il colosso russo Gazprom afferma di non poter garantire il buon funzionamento del gasdotto Nord Stream. “Gazprom non è in possesso di alcun documento che indichi che Siemens è in grado di portare la turbina a gas per la stazione di compressione di Portovaya fuori dal Canada, dove è in riparazione. In queste circostanze non è possibile garantire il funzionamento sicuro della stazione di compressione di Portovaya, che è una struttura fondamentale per il gasdotto Nord Stream”, afferma la nota del gruppo controllato dal Cremlino. Il gasdotto è fermo per la manutenzione annuale dallo scorso 11 luglio e dovrebbe riaprire il prossimo 21 luglio ma Berlino teme che il ritorno alla normalità possa essere procrastinato da Mosca come arma di ricatto. In teoria la Russia potrebbe anche aumentare la quantità di gas inviata in Germania attraverso altri gasdotti ma sinora non lo ha fatto.
La condotta che collega le coste russe con quelle tedesche attraversando il mare del Nord ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è insomma una delle arterie vitali dell’infrastruttura energetica europea. A causa dello stop di questi giorni la Russia ha ridotto le forniture anche a Italia (del 30%) e all’Austria (- 70%). Per scongiurare l’incubo di una completa interruzione del gas russo la Germania è riuscita a ottenere lo “sblocco” delle turbine in riparazione in Canada che avrebbero potuto restare oltre oceano a causa delle sanzioni. Le turbine arriverebbero in Germania e dovrebbero poi essere traferite in Russia. Ora però Mosca afferma che i componenti potrebbero rimanere bloccate in territorio tedesco rendendo impossibile il ripristino del funzionamento della condotta. Uno stop al gas russo rischia di spingere l’Ue verso la recessione e di mettere in seria difficoltà operatori del settore. La settimana scorsa il gruppo tedesco Uniper (che compra gas russo e lo rivende ai suoi clienti tedeschi) ha chiesto un intervento di salvataggio al governo da 9 miliardi di euro.

Caro bollette, il Governo proroga le misure per contenere prezzi di luce e gas

Condividi su:

di Mariangela Tessa

Disco verde dal Consiglio dei ministri al decreto contro il caro bollette. Il provvedimento proroga al terzo trimestre (quindi fino a settembre) le misure per contenere i prezzi delle bollette di luce e gas e via libera anche alla misura per garantire liquidità alle imprese che effettuano stoccaggio di gas naturale. Nel dettaglio, il provvedimento prevede per:

  • Bollette elettriche: lo stanziamento di oltre 2 miliardi per azzerare gli oneri di sistema;
  • Bollette del gas: 481 milioni per tagliare l’Iva, 470 per azzerare gli oneri di sistema e 240 per gli scaglioni fino a 5.000 metri cubi all’anno.

È stata inoltre prorogata al 31 marzo 2023 la tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche che importano gas. E’ stata estesa alle imprese dello stoccaggio fino al 31 dicembre la garanzia finanziaria della Sace (la società pubblica per l’assicurazione del credito). Una misura già prevista dal decreto Aiuti per le aziende danneggiate dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni contro la Russia, che prende le mosse dalla necessità di fornire un sostegno ai 18 importatori italiani di gas, che faticano ad accumulare stoccaggi alla luce dei prezzi di mercato. Di qui l’intervento della Sace a garanzia dei crediti.

Per Snam la situazione è sotto controllo

Al momento però la situazione appare sotto controllo. Secondo Snam, ogni giorno si stoccano sui 28 milioni di metri cubi di gas, e l’offerta di gas rimane superiore di 20 milioni di metri cubi alla domanda.

Restano tuttavia forti incognite per i prossimi mesi. Mentre l’Italia ha deciso di non alzare il livello di alert sulla crisi del gas, ieri il numero uno dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia Fatih Birol, in un’intervista al Financial Times, ha detto che l’Europa deve essere pronta ad una completa interruzione di forniture da parte della Russia, durante l’inverno.

“Oggi abbiamo prorogato per il prossimo trimestre le misure a sostegno di imprese e famiglie contro il caro bollette, un ulteriore conferma dell’impegno del governo. A breve ci sarà un altro provvedimento per il contenimento dei prezzi dei carburanti, per contenere i prezzi”, ha detto il ministro della Famiglia Elena Bonetti lasciando palazzo Chigi.

Gas, Russia dimezza le forniture all’Italia. Stop per la Francia

Condividi su:

di Luca Losito

Continuano a preoccupare i prezzi in continuo aumento dell’energia. Oggi l’allarme per l’Italia è doppio: da un lato c’è la Russia che con Gazprom ha tagliato del 50% le forniture di gas all’Eni, dall’altro c’è lo studio di Confcommercio e Nomisma che ha stimato rincari di oltre il 100% rispetto al 2021 per le imprese sui costi dell’energia. Ma non se la passa bene neppure la Francia.

Nuovo taglio del gas russo all’Italia
Stop al gas russo per la Francia

La Francia non riceve più il flusso dal gasdotto dalla Germania dal 15 giugno. Lo ha reso noto stamattina l’operatore GRTgaz, citando gli effetti della riduzione dei flussi tra Russia e Germania. “Dal 15 giugno, GRTgaz ha notato un’interruzione del flusso fisico tra Francia e Germania. Questo flusso era di circa 60 GWh/giorno (gigawattora al giorno) all’inizio del 2022, che è solo il 10% della capacità del punto di interconnessione”, si legge nella nota. “GRTgaz rimane vigile per il prossimo inverno e invita a continuare a riempire il più possibile i loro impianti di stoccaggio nazionali”, ha affermato in una nota l’operatore di rete, un’unità del principale fornitore di gas francese Engie.Tuttavia, non vi è alcuna preoccupazione per il prossimo inverno, perché la riduzione dei flussi dalla Germania è compensata dall’aumento di quelli dalla spagna e dalla maggiore capacità nei terminal del metano.

Il prezzo dell’energia sale del 110-140% in Italia

Come se non bastasse, prosegue la crescita senza sosta quella del prezzo dell’energia per le imprese del terziario: tra gennaio e aprile 2022, infatti, il prezzo delle offerte di elettricità è salito mediamente del 61%, mentre il prezzo delle offerte gas è aumentato del 21%. Gli aumenti della spesa annuale di elettricità e gas per il terziario sono ancora maggiori raggiungendo una “forchetta” che va da +110% a +140%. Le stime allarmanti emergono dall’Osservatorio Confcommercio Energia, un’analisi trimestrale realizzata in collaborazione con Nomisma Energia.

Secondo le stime del rapporto, per tutte le categorie del settore terziario i dati parlano chiaro: nel mese di aprile 2022, rispetto alle rilevazioni dello scorso gennaio, si stima un incremento del costo delle forniture di energia elettrica che oscilla tra il 50% fino ad oltre l’80%. In particolare, i dati del primo trimestre 2022 (31 gennaio/30 aprile) testimoniano che la spesa annua per il 2022 in elettricità per un albergo tipo può arrivare fino a circa 137.000 euro, con un incremento del 76%, per un ristorante fino a oltre 18.000 euro (+57%), mentre per un negozio alimentare passerà da 23.000 euro a 40.000 euro (circa il 70% in più), per un bar il conto annuale aumenta del 54%, mentre per i negozi non alimentari il rincaro può arrivare addirittura all’87%.

Insomma, se il 2020 sarà ricordato come l’anno della pandemia, il 2022 passerà senz’altro alla storia come l’anno della crisi energetica. I numeri parlano chiaro, e il taglio alle forniture di gas imposto dalla Russia non potrà che peggiorare la situazione.

Le parole di Scholz cambiano tutto

Condividi su:

di Vincenzo Costa

Su un crinale pericoloso. I rischi maturano di giorno in giorno, alcuni svaniscono, poi riappaiono.

E di nuovo c’è il rischio di un’estensione della guerra, sia territorialmente sia dal punto di vista delle armi usate. A dirlo chiaro è stato Scholz:

“Sto facendo tutto il possibile per evitare un’escalation che porterebbe dritto alla terza guerra mondiale. E’ possibile una guerra atomica” 
(Ich tue alles, um eine Eskalation zu verhindern, die zu einem dritten Weltkrieg führt. Es darf keinen Atomkrieg geben)

Chi conosce un poco Scholz e la politica tedesca capisce bene. Non sono come i nostri Draghi e Di Maio. E’ gente misurata che usa le parole dopo averle pesate. E Scholz sta dicendo che l’Occidente sta esasperando le cose per arrivare a un guerra atomica, non totale ma regionale.

Di fatto in Germania vi è un tentativo di regime change. Merz, capo della CDU e notoriamente uomo proveniente dalle banche, sta spingendo in questa direzione, puntando sul filoatlantismo dei verdi. Scholz e la SPD stanno resistendo ma l’attacco è frontale. Difficile dire come si svilupperà.

Poiché uno degli argomenti centrali è che la Germania è isolata, molto dipende da come si risolveranno le elezioni francesi e dalla posizione che prenderà il prossimo presidente francese, una volta che non ha più la pressione elettorale.

Tutta una serie di altri segnali vanno in direzione di una aggravamento e di un’estensione del conflitto.

L’ambasciatore in Canada ma anche altre fonti, compresi i cinesi, hanno avvisato circa la possibilità di “false flag”, cioè di eventi crea dai servizi inglesi e americani per addossarli ai russi: uso di nucleare tattico o di armi chimiche. Poi fra 20 anni si saprà che erano false flag, ma intanto la Lucia Annunziata e company martellerà e convincerà che dobbiamettere l’elmetto.

Il rischio è un coinvolgimento della NATO, cosa che è controversa anche dentro l’amministrazione americana, per cui è un’opzione: dipende da chi ha la meglio nell’amministrazione.

Molto dipende dal fatto che il regime change in Germania riesca o che Scholz si pieghi del tutto, dal fatto che il nuovo presidente francese riapra la questione facendo sponda con la Germania.

L’Italia non conta niente perché Draghi sta lì per ubbidire e quindi non è da qui che può partire un’iniziativa.

Il nostro paese non esiste da nessun punto di vista. E’ l’unico paese al mondo che antepone gli interessi degli Stati Uniti ai propri. 

Speriamo che l’Europa centrale sappia reagire. Ho dubbi. Se non lo farà andiamo verso un futuro orribile.

L’autunno potrebbe essere freddo a causa della mancanza di gas, ma anche caldissimo.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vincenzo_costa__le_parole_di_scholz_cambiano_tutto/39602_46056/

1 2 3 4