ANCHE GLI UOMINI POSSONO RIMANERE INCINTI E PARTORIRE. L’ULTIMA FOLLIA DELLA MEDICINA PROGRESSISTA

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Segnalazione di Federico Prati

di Javier André Ziosi

Secondo una parte “deviata” della scienza, la gravidanza e il parto non sono più realtà femminili, riservate esclusivamente alle donne, ma rappresentano ormai una prerogativa anche per gli uomini, i quali – al pari delle donne – hanno il diritto di rimanere incinta e partorire

Potrebbe apparire innaturale, bizzarro o addirittura grottesco, ma la prestigiosa Napier University di Edimburgo, in Scozia, ha di recente pubblicato un opuscolo destinato agli studenti di ostetricia, nel quale si spiega nel dettaglio «come assistere i maschi biologici nel parto». Si, avete capito bene!

L’opuscolo, dal titolo ‘Quaderno delle abilità’ e pubblicato in parte sul sito di femministe Reduxx grazie ad alcuni studenti che l’hanno reso disponibile, dichiara esplicitamente che è possibile «far nascere bambini da persone che partoriscono con un pene» e, rivolgendosi allo studente che legge, asserisce: «È importante notare che, mentre la maggior parte delle volte la persona che partorisce avrà genitali femminili, potresti però prenderti cura anche di una persona incinta o in fase di parto che sta passando da maschio a femmina e che può ancora avere genitali maschili esterni».

L’opuscolo prosegue affermando che gli studenti di ostetricia dovrebbero avere «familiarità» con l’uso dei cateteri per «l’anatomia sia maschile che femminile» e, dato che entrambi i sessi oggi possono partorire, sarebbe più appropriato riferirsi a coloro che hanno il travaglio utilizzando parole non discriminanti e più neutre, come ad esempio «persona che partorisce».

Dello stesso parere è il governo inglese, che – poco dopo la pubblicazione dell’opuscolo – ha sponsorizzato tramite una fondazione LGBT un rapporto destinato alle ostetriche di tutta l’Inghilterra, il quale dichiara che è necessario «astenersi dall’usare un linguaggio di genere», comprese frasi come «allettamento al seno» e «parto vaginale» (sostituibili con «allattamento al petto» e «nascita frontale o inferiore»), al fine di «far sentire le persone transgender più a loro agio». In seguito, invece, è stato il National Health Service (NHS) degli ospedali universitari di Brighton e Sussex, a far presente che sarebbe più opportuno chiamare il latte materno «latte umano», poiché la «terminologia tradizionale può indurre disforia o disagio per i genitori transgender e non binari».

Ma non è tutto. L’opuscolo, oltre a far passare l’idea – riconducibile alla famigerata “teoria gender” – secondo la quale maschi e femmine non esistono, ma sono soltanto dei costrutti socio-culturali ormai datati e obsoleti, contiene inoltre una sezione in cui viene spiegato che «i pazienti transgender di sesso femminile o maschile potrebbero dover partorire attraverso un pene costruito artificialmente».


Critiche

Come previsto, l’opuscolo della Napier University ha suscitato incredulità e numerose critiche. La dottoressa Elaine Miller, ad esempio, della Chartered Society for Physiotherapy di Londra, ha fatto notare che le informazioni contenute nell’opuscolo sono «biologicamente incoerenti» e, oltre ad avvertire «dei potenziali effetti collaterali negativi per le persone transgender che tentano di partorire», ha messo in chiaro che «non è possibile che una persona di sesso maschile rimanga incinta».

«Una femmina con una differenza di genere può rimanere incinta, ma non avrà genitali maschili», ha inoltre dichiarato la dottoressa. «La maggior parte delle femmine che usano il testosterone, con le dosi usate per la “transizione”, svilupperanno atrofia vaginale. Il fragile tessuto di una vagina atrofizzata potrebbe dunque non essere in grado di allungarsi per accogliere la testa di un bambino. Per di più, nelle persone transgender femmine questo tessuto potrebbe strapparsi, subendo nuovi tipi di lesioni durante la nascita».

Altre critiche sono state espresse invece dalla dottoressa Susan Bewley, professoressa emerita di Ostetricia e Salute delle donne al King’s College di Londra, la quale ha osservato che «molte femmine che si sottopongono a un intervento chirurgico di transizione subiscono anche un’isterectomia e quindi fisicamente non possono partorire». Pertanto – conclude la dottoressa – l’opuscolo «potrebbe essere nato dalla compassione e dall’entusiasmo, ma è preoccupante che gli ideatori non sembrino conoscere, preoccuparsi o controllare i fatti».


Profezia accademica

L’idea che anche un uomo possa partorire, tuttavia, non è nuova. Già otto anni fa, nel 2015, il giornalista Claudio Cartaldo scriveva su Il Giornale che «la scienza fa passi da gigante e si avvicina sempre più il momento in cui anche gli uomini potranno mettere al mondo un figlio, provare le doglie del parto e la rottura delle acque», anche se «siamo quasi certi che ne farebbero volentieri a meno».

Il giornalista faceva riferimento ad una nuova sperimentazione di «trapianto uterino maschile» condotta su due volontari da un gruppo di medici della Cleveland Clinic (Ohio, Stati Uniti), e dichiarava: «Dal punto di vista tecnico, per assicurare la vascolarizzazione necessaria ad alimentare il feto con il sangue e i nutrimenti, gli scienziati stanno cercando di collegare il ramo di un grande vaso sanguigno dell’uomo all’utero trapiantato. Poi, con una terapia ormonale, si agisce sul testosterone, riducendolo al punto giusto e introducendo quel progesterone e quegli estrogeni necessari ad innescare la gravidanza e preparare l’utero».

A tal riguardo, la dottoressa Karine Chung, direttrice del ‘Programma di conservazione della fertilità’ presso la Keck School of Medicine dell’Università della California del Sud e nota esponente progressista, dichiarò che «non ci sono poi così tante differenze tra l’anatomia maschile e quella femminile». «La mia ipotesi», profetizzò nel 2015, «è che tra cinque o dieci anni o forse prima, anche per gli uomini sarà possibile portare a termine una gravidanza e partorire».

Tre anni dopo, nel 2018, il sito web di informazioni sulla salute Healthline, con sede a San Francisco (California), si chiedeva se gli uomini potessero rimanere incinta e concludeva: «Sì, è possibile che gli uomini rimangano incinta e partoriscano figli propri. In effetti, sarà probabilmente molto più comune di quanto si possa pensare».

 

Profezia teologica

Secondo l’ebreo Adam E. Berkowitz, reporter di Israel 365 News e leader religioso, «l’idea che gli uomini possono rimanere incinta ha infettato la cultura occidentale e si è manifestata in vari aspetti della tecnologia e dell’intrattenimento in tutta l’America». Più precisamente – spiega Berkowitz – «all’inizio di quest’anno, Apple ha rilasciato diverse nuove emoticon come parte dell’aggiornamento di iOS 15.4, una delle quali è quella di un uomo incinta. Netflix sta trasmettendo in streaming un programma giapponese chiamato ‘He’s Expecting‘, interpretato da un uomo incinta. Di recente, invece, la campagna pubblicitaria per la festa della mamma di Calvin Klein ha assecondato il politicamente corretto presentando un uomo transgender in stato di gravidanza».

Tutto ciò, secondo il rabbino Yosef Berger (noto per i suoi sentimenti messianici e per aver predetto la fine del mondo nel 2022), ha una valenza positiva, in quanto – oltre ad essere stato profetizzato dalla Torah – rappresenterebbe «l’ultimo stadio dell’idolatria che precede l’arrivo del Messia».

«L’idolatria è l’uomo che cerca di sostituire Dio», ha messo in chiaro il rabbino. «Dio determina il sesso di una persona prima che venga al mondo. Rifiutare questo aspetto di te stesso significa rifiutare la tua relazione con Dio. […] Ora, alcune persone stanno cercando di ricreare la realtà a loro immagine contorta, rifiutando Dio. Questo è stato previsto dai profeti».

Il rabbino si riferisce al profeta Geremia, nel cui libro (30:6-7) vi è scritto: «Informatevi e osservate se un maschio può partorire. Perché mai vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi come una partoriente? Perché ogni faccia è stravolta, impallidita? Ohimé! Perché grande è quel giorno, non ce n’è uno simile! Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscirà salvato».

Berger conclude asserendo che «con ogni probabilità, le persone che hanno ascoltato questa profezia in prima persona hanno pensato che fosse assurda, che non ci fosse alcuna possibilità che una cosa del genere si avverasse. Ma proprio come la depravazione e l’idolatria sono aumentate in Egitto, scendendo al 49° livello di impurità prima della Redenzione, così anche questo accadrà alla fine dei giorni».


Degenerazione

Per concludere, al di là delle profezie e dei deliri ebraico-messianici, è necessario asserire che vi è sicuramente qualcosa di deviante e innaturale nella convinzione che anche un uomo possa rimanere incinta ed abbia il diritto di partorire. Nei meandri della medicina progressista, invece, dove scienziati pazzi e fanatici transgenderisti – spalleggiati dalle stesse istituzioni – tentano di soddisfare i capricci individuali delle minoranze di genere piuttosto che perseguire la scienza ed il progresso scientifico, anche la più malsana delle idee – come appunto quella di mettere incinta un uomo – può divenire “ricerca scientifica“, degna di lavoro sul campo e supporto finanziario. Stanno forse arrivando i tempi profetizzati dal sionista Marx Nardau nell’opera Degenerazione?

Altra follia nell’Occidente post-cristiano: si considera “mamma” di un cane e pretende i diritti genitoriali

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di Maria Bigazzi

LA GIORNALISTA AUSTRALIANA MARY MADIGAN, IN QUANTO “MADRE” DI UN CUCCIOLO DI CANE, CHIEDE E OTTIENE DALLA SUA TESTATA I DIRITTI DEI GENITORI DI ESSERI UMANI…

In una società che procede di follia in follia e che tenta di cancellare quotidianamente la normalità e la grandezza della famiglia naturale, ci si ritrova a leggere di una donna che pretende di essere riconosciuta e considerata madre del proprio cane (sic!).

Una notizia che sembra frutto di uno scherzo o di perdita del senno da parte della donna australiana, ma che in realtà è stata accolta e divulgata anche qui in Italia. Ciò fa riflettere su quali siano le notizie e le priorità in un Paese ormai assuefatto ad ogni genere di amenità che, giorno dopo giorno, stanno portando alla formazione della cosiddetta società fluida, nella quale la normalità viene rigettata per dare spazio al ribaltamento completo della natura umana.

Si parte col sostenere le coppie omossessuali e la loro voglia di comprare e crescere figli, la manipolazione della vita a proprio piacimento, l’appoggio a chi si sente il contrario del proprio genere o addirittura un altro essere vivente che può contrarre il “matrimonio” anche tra oggetti, e si arriva al pretendere di essere riconosciuti genitori di un animale, volendo gli stessi diritti e aiuti di quelli veri.

È questo il caso della giornalista australiana Mary Madigan, alla quale la testata online per cui lavora ha lasciato spazio per rivendicare il proprio desiderio di essere considerata genitore del suo cane, allo stesso modo in cui viene considerato il genitore di un bambino.

Le motivazioni? Le spese che deve sostenere per pagare “l’asilo” (come lo chiama lei) del suo cane mentre lavora; l’importanza che gli dà considerandolo in tutto e per tutto come un figlio che gli ha scombussolato la vita, facendole cambiare abitudini e carattere; l’ansia e la preoccupazione di lasciarlo solo il meno possibile, velocizzando il lavoro e ritenendolo meno importante per arrivare presto dal suo animale, evitando così anche di pagare il surplus al doggie daycare (chiamarlo asilo è del tutto fuorviante).

E così tra la compassione e la comprensione di tanti che magari sostengono l’aborto ma che ritengono normale che una donna possa crescere un cane come un figlio, la notizia è sbarcata pure nella Penisola dove ha diviso come spesso accade tra chi appoggia e chi critica la richiesta.

Ma tutto questo, al di là dell’assurdità dell’argomento, deve portare a una riflessione e cioè deve interrogarci su cosa stia diventando l’uomo dopo aver rifiutato la ragione che è conseguenza del rifiuto di Dio nella propria vita.

Il Creatore ha voluto l’uomo facendolo a sua immagine e somiglianza, rivestendolo di grande dignità che deriva dall’essere sua creatura chiamata, come insegna l’enciclica Evangelium vitae (25 marzo 1995), a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio.

E invece a cosa si è abbassato l’uomo? Al voler essere simile alle bestie, addirittura a identificarsi in esse, rifiutando la partecipazione al piano divino per soddisfare solamente i propri piaceri e desideri, conformandoli al tanto diffuso “carpe diem”, che dimentica le responsabilità e i doveri derivanti da ogni scelta, sia morale che materiale.

Come sottolineato tante volte, l’attacco alla dignità della persona ha inizio proprio da uno dei diritti più importanti dell’uomo, ovvero il diritto alla vita. Quando si rende lecita la violazione della dignità umana ogni abominio diventa accettabile, perché il male produce altro male e alla fine si arriva alla distruzione della stessa umanità intesa come condizione unica e inimitabile.

Inoltre, si delineano sempre più le contraddizioni che caratterizzano questo nostro tempo, nel quale l’aborto viene considerato persino “un atto di misericordia” come ha affermato placidamente nei giorni scorsi l’attrice Anne Hathaway, calpestando così il diritto umano più fondamentale. E nel frattempo a diventare intoccabili sono gli animali, tanto che si richiede di considerarli al pari delle persone.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/11/09/altra-follia-si-considera-mamma-di-un-cane-e-vuole-i-diritti-genitoriali/

Embargo petrolio russo, il nuovo piano Ue (tra deroghe e incertezze) cambia tutto

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“Questo piano mi pare una follia – dichiara il nostro responsabile Nazionale Matteo Castagna – perché, di fatto, è un secondo atto di guerra contro Putin, dopo l’invio di armi ad un Paese straniero, che è parte di una guerra che, al momento, non è ufficialmente nostra. L’Occidente dovrebbe riconoscere che la soluzione del conflitto è il raggiungimento di accordi diplomatici. Non esiste più il mondo governato dagli USA e dai suoi satelliti, come negli anni ’90. La Russia, la Cina e i BRICS in generale, sono altre Superpotenze con cui si dovrebbe concorrere in un mondo multipolare. Non vedo altra possibilità di scelta. Embarghi, sanzioni, minacce, provocazioni e muscoli di catone prolungano la guerra e la generale situazione conflittuale tra Oriente e Occidente”.

di Eugenio Palazzini

Roma, 6 mag – Prendere tempo, concedere deroghe, stabilire un nuovo piano. L’Ue teme rotture interne sull’embargo al petrolio russo e decide ora di cambiare (parzialmente) linea, avanzando una nuova proposta destinata a far discutere ancor di più. Vediamo perché.

La Commissione europea, pur ribadendo la necessità di sanzionare il petrolio di Mosca, prevede adesso una speciale deroga di due anni per Ungheria e Slovacchia. Non più soltanto un anno come inizialmente previsto e annunciato, dunque. Per Budapest e Bratislava, che continuano a mostrarsi fortemente refrattarie al sesto pacchetto di sanzioni europee, il divieto di importare greggio dalla Russia dovrebbe insomma entrerà in vigore a fine 2024.

Petrolio russo, il nuovo piano Ue a suon di deroghe e incertezze

Parliamo quindi, se dovessimo valutare queste misure a partire da oggi, di quasi due anni e mezzo di esenzione. Con tutta evidenza tutto potrebbe cambiare in questo lasso di tempo, sia in meglio che in peggio, nei rapporti tra Europa e Russia. Intanto Bruxelles è orientata a concedere una deroga analoga anche alla Repubblica Ceca, fino a giugno 2024. Ma non è tutto, perché le divisioni in seno all’Ue sono ben più ampie.

A protestare per il taglio repentino al petrolio russo sono anche Grecia, Malta e Cipro. A manifestare altri malumori sono Croazia e Bulgaria. Di conseguenza la Commissione europea valuta una deroga generale per gli altri Stati membri: di tre mesi, relativamente al divieto di trasporto del greggio di Mosca su navi Ue. Come noto, nel pacchetto di nuove sanzioni inizialmente previsto, il divieto sarebbe dovuto entrare in vigore già dal mese prossimo. Confusione, incertezze e disparità rischiano quindi di generare ulteriori frizioni.

Cercasi accordo politico

Nella giornata di oggi gli ambasciatori dei Paesi membri si riuniranno per discutere della questione e tentare un primo accordo politico, con l’obiettivo di giungere all’approvazione formale delle nuove misure contro la Russia entro questo fine settimana. “Stiamo lavorando per arrivare a un accordo tra tutti i Paesi europei, per fermare l’importazione di petrolio dalla Russia. Si farà”, ha detto l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell. “E se non si fa presto, cioè entro questo fine settimana, dovrò far riunire il Consiglio dei ministri degli Affari esteri per avere un accordo politico”, ha aggiunto Borrell. Mission impossible? Tutto dipende, probabilmente, dall’Ungheria. Se cioè Orban accetterà la deroga di due anni oppure la giudicherà insufficiente.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/embargo-petrolio-russo-nuovo-piano-ue-tra-deroghe-incertezze-cambia-tutto-232650/

Ennesima follia BLM: “Abbattete le statue di Cristo bianco. E’ simbolo della supremazia “

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Segnalazione M.T.

di Pietro Sighel

Sembra si alimenti sempre di più l’odio scellerato della sinistra americana e dei Black Lives Matter verso le statue occidentali.

Il gruppo che si potrebbe definire anti monumentalista, si è da tempo prefissato l’obiettivo di distruggere qualunque monumento che rappresenti l’occidente. Per loro, l’occidente è simbolo di rovina e di distruzione.

Nel mirino dell’associazione anti razzista questa volta è finito nientemeno che l’onnipotente. Cristo.

Secondo costoro, ed in particolare a parere dell’attivista scrittore Shaun King, tutte le statue di Cristo bianco dovranno essere distrutte.

Gesù, da ora in poi, in America dovrà essere solamente nero. King si è scagliato contro le statue su Twitter.

Lo scrittore ha infatti specificato  quanto sia acclarato che il figlio di Dio avesse la pelle olivastra e l’aspetto da meridionale. La sua raffigurazione da uomo occidentale sarebbe infatti solamente una forma di supremazia bianca.

Penso che anche le statue del cristo raffigurato come un europeo bianco dovrebbero essere buttate giù, sono una forma di supremazia bianca- scrive nel tweet lo scrittore- Nella Bibbia quando la famiglia di Gesù voleva nascondersi e mimetizzarsi, indovinate dove sono andati? In Egitto e non in Danimarca. Abbatteteli”.

Naturalmente da tutti gli Stati Uniti sono piovute critiche e condanne di queste frasi che fanno riflettere quanto in là si sia spinto l’accanimento verso qualunque cosa sia occidentale e non nera.

(SP)

Fonte: https://www.lavocedeltrentino.it/2021/10/06/ennesima-follia-blm-abbattete-le-statue-di-cristo-bianco-e-simbolo-della-supremazia/

Allarme dalla Francia sui “baby trans”

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di Redazione www.nicolaporro.it 

“Furto dell’infanzia”. “Mercificazione del corpo”. “Discorsi ideologici fuorvianti sull’autodeterminazione”. Di fronte a tutto questo non potevano più tacere, soprattutto se in gioco ci sono le vite di migliaia di bambini. Ecco perché cinquanta intellettuali francesi, fra cui medici, filosofi, psicanalisti, avvocati, magistrati e insegnanti hanno sottoscritto un appello pubblicato da L’Express e ripreso dal FeministPost in cui esprimono una dura condanna verso quella che considerano “la deriva del bambino transgender”.

Ecco il testo del comunicato: “Non possiamo più tacere su quella che consideriamo una grave deriva in nome dell’emancipazione del “bambino transgender” (che dichiara di non essere nato nel “corpo giusto”). I discorsi radicali legittimano le richieste di cambiamento di sesso sulla base della semplice percezione, presentata come verità. Ma questo al costo di un trattamento medico o addirittura chirurgico per tutta la vita (rimozione di seni o testicoli) sul corpo di bambini o adolescenti. È questo fenomeno e il suo alto profilo mediatico a preoccuparci, e non le scelte degli adulti transgender”. Chiarissimo. Nessun problema se, la decisione di cambiare sesso viene effettuata da una persona pienamente consapevole. Discorso ben diverso, invece, quando a voler cambiare genere è un bambino, che non è in grado di fare una scelta tenendo conto di tutti gli elementi o peggio, che può essere indotto a farlo dalla famiglia stessa, dalle pressioni sociali o da chi può lucrare su questo fenomeno.

I numeri e le cause del fenomeno

“Per capirne la portata numerica sempre più preoccupante basti pensare – spiega Chantal Delsol, fondatrice dell’Istituto Hannah Arendt, membro dell’Accademia delle scienze morali e politiche – che le risposte mediche attraverso trattamenti ormonali o interventi chirurgici mutilanti alle richieste di transizione sono passate nella sola regione dell’Ile-de-France dalle 10 all’anno, nel 2020, alle 10 al mese nel 2021. Dunque, in un’unica porzione di territorio francese, in soli 12 mesi, circa 120 bambini hanno iniziato le procedure per cambiare sesso e la sensazione è che questi numeri siano destinati a crescere. Ma come si arriva in molti casi a questa soluzione estrema? “Li si persuade – continua la Delsol – del fatto che gli è stato “assegnato” un sesso alla nascita, e che possono cambiarlo liberamente. Così facendo questi bambini vengono patologizzati per tutta la loro esistenza: diventano consumatori a vita di prodotti chimici ormonali commercializzati dalle compagnie farmaceutiche, consumatori ricorrenti di sempre più operazioni chirurgiche nel perseguimento del sogno chimerico di un corpo fantastico”. E in tutto questo un ruolo decisivo lo giocherebbero le associazioni Lgbtqi+.

Il ruolo delle associazioni Lgbt
“Per paura di questi gruppi viene imposto un idioma specifico o addirittura una nuova lingua a coloro che circondano questi giovani che spesso si esprimono con un linguaggio stereotipato, come se avessero perso ogni pensiero critico (che è una caratteristica del controllo ideologico). Regna la confusione – prosegue – in gran parte mantenuta allo scopo di manipolare l’umanità nel suo substrato più profondo: la sua evoluzione, la sua temporalità, le sue peregrinazioni e i suoi dubbi. In nome del rifiuto di una presunta assegnazione di sesso, stiamo assistendo imbarazzati e senza capirci nulla, a un’assegnazione di identità. È sintomatico della nostra epoca, colpita da radicalismi politici che prevaricano qualunque dibattito”.
Un problema globale

Il problema, però, non è limitato ovviamente alla sola Francia. In Scozia, ad esempio, il governo ha emesso ad agosto nuove linee guida per l’inclusione Lgbt, in base alle quali i bambini, a partire dai quattro anni d’età, potranno cambiare nome e genere a scuola senza il consenso dei genitori. Due anni fa, inoltre, un’inchiesta del Times rivelò presunti abusi sui bimbi inglesi da parte del Gids (Gender Identity Development Service) il servizio di sviluppo dell’identità di genere della Fondazione Tavistock & Portman. “È in corso un esperimento di massa sui bambini, i più vulnerabili – avrebbero dichiarato i medici che si sono licenziati dall’ente denunciando le pressioni della clinica per avviare al percorso di transizione il più gran numero di bambini possibile dopo sedute di sole tre ore – bimbi che hanno avuto problemi di salute mentale, abusi, traumi familiari. Ma a volte questi fattori vengono semplicemente insabbiati”.

A questa clinica sarebbero arrivati ben 2.519 tra bambini e adolescenti, di cui il più giovane a solamente 3 anni di età. Fra loro c’era anche Keira Bell, una ragazzina che, stando ai suoi racconti, nel giro di tre soli appuntamenti alla Tavistock cominciò ad assumere ormoni, a subire iniezioni di testosterone e operazioni chirurgiche, iniziando il processo di transizione, salvo poi cambiare idea qualche tempo dopo (quando era ormai troppo tardi) e portando quindi la clinica in tribunale. Nonostante nel 2020 l’Alta Corte britannica le avesse dato ragione, la sentenza è stata ribaltata recentemente dalla Corte d’appello e ora la parola passerà alla Corte Suprema a cui la Bell ha presentato ricorso.

Bisogna fermare questa follia

Il tema è ovviamente molto delicato. Certamente esisteranno anche realtà serie che portano avanti queste pratiche seguendo le linee guida internazionali che prevedono interventi medici da effettuarsi per fasi graduali, ognuna della quali deve essere accompagnata da un’attenta e approfondita valutazione dal punto di vista psicologico, famigliare e sociale del paziente e che prima di arrivare all’irreversibilità del processo ci siano diversi step intermedi in cui la persona può decidere di tornare sui suoi passi. Ma il fatto che sempre più medici e intellettuali esperti nel campo decidano di denunciare la non spontaneità del fenomeno e le troppe parti in causa interessate, getta un’ombra piuttosto fosca su queste pratiche e sugli scenari futuri. I bambini sono ciò che di più sacro esista al mondo ed è necessario l’impegno di tutti per difenderli da chi se ne approfitta per ragioni politiche o di business. 

Fonte: https://www.nicolaporro.it/allarme-dalla-francia-sui-baby-trans/

Sequestro conti Lega, giudice Nordio: “Ha ragione Salvini, è atto politico”

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“Ha ragione Salvini che parla di atto politico”, lo ha dichiarato Carlo Nordio, in un’intervista a QN in cui definisce “pericoloso” il protagonismo di chi indaga. Così l’ex procuratore aggiunto di Venezia ha commentato il sequestro conservativo da 49 milioni di euro disposto dal Tribunale di Genova sui beni della Lega Nord dopo la condanna di Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito per i rimborsi elettorali.

“Bisogna andarci cauti con provvedimenti di questo tipo – ha spiegato – che incidono sullo svolgimento della dialettica politica. Vanno adottati solo se strettamente necessari: non mi pare che lo fossero. Così si rischia di alterare il gioco democratico. In questo senso, ha ragione Salvini che parla di atto politico”. Più in generale ha poi affermato che “la politica deve recuperare fiducia in se stessa se vuole ristabilire il primato sull’azione giudiziaria, altrimenti restera’ subordinata alla magistratura, come succede dal 1993, ovvero da quando è scoppiata Mani Pulite”.

Le dichiarazioni di Salvini – Il sequestro di 49 milioni di euro alla Lega è “una follia. L’eventuale erroneo uso da parte del tesoriere della vecchia dirigenza ammonta a poco più di 300mila euro. Giurisprudenza alla mano, una volta condannato in via definitiva doveva restituire quelli. Da 300mila a 48 milioni balla molto…”. Così aveva dichiarato in giornata segretario della Lega. “Non abbiamo una lira, da due anni non riceviamo alcun finanziamento pubblico. Se qualcuno ha sbagliato, vadano a chiedere a questo qualcuno e non a noi”. La Lega non si è costituita parte civile nel processo del Tribunale di Genova contro Umberto Bossi e Francesco Belsito da cui è derivato il sequestro di 49 milioni di euro “perché contavamo che in Italia ci fosse giustizia, ci ritenevamo parte lesa”. Continua a leggere

La marcia della follia

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di Uri Avnery

La marcia della follia

Fonte: Comedonchisciotte

Si può guardare ai fatti di Gaza con l’occhio sinistro o con l’occhio destro. Si può condannarli come disumani, crudeli e sbagliati, o si può giustificarli come necessari ed indispensabili. Ma c’è un aggettivo su cui non si può transigere. Essi sono stupidi.

Se la buonanima di Barbara Tuchman fosse ancora viva, potrebbe essere tentata di aggiungere un altro capitolo al suo testo fondamentale “La marcia della follia”: un capitolo intitolato “Ciechi a Gaza.”

L’ultimo episodio di questa epopea aveva avuto inizio alcuni mesi fa, quando gli attivisti indipendenti della Striscia di Gaza avevano organizzato, insieme ad Hamas, una marcia al confine con Israele. Era stata chiamata “La grande marcia del ritorno,” un gesto puramente simbolico per il milione e più di Arabi residenti [nella Striscia]che avevano dovuto fuggire o erano stati scacciati dalle loro case, da quel territorio che era diventato poi lo stato di Israele.

Le autorità israeliane avevano fatto finta di prendere la cosa seriamente. Al pubblico israeliano era stato presentato un quadro raccapricciante della situazione: 1,8 milioni di Arabi, uomini, donne e bambini in procinto di lanciarsi contro le recinzioni di confine, sfondarle in molti punti e mettere a ferro e fuoco le città e i villaggi di Israele. Terrificante. Continua a leggere