Onorevole Schlein, l’aborto non è un diritto!

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Fabio Fuiano

Il 26 febbraio scorso, alle primarie del Partito Democratico (PD), la deputata Elly Schlein ha inaspettatamente sconfitto il suo sfidante, Stefano Bonaccini, conquistando così il ruolo di Segretario del PD. Le posizioni della Schlein, già dalle premesse, si rivelano ben più estreme rispetto a quelle dei segretari precedenti. Recentemente, è stato pubblicato un articolo ricordando le sue posizioni sull’obiezione di coscienza. Tuttavia, in tale sede, ci si vuole soffermare su un suo Tweet in occasione del ribaltamento della sentenza Roe v. Wade il 24 giugno scorso. La Schlein ha affermato : «La Corte Suprema Usa ha revocato il diritto costituzionale ad abortire, cancellando la sentenza #RoeVsWade. Ora potranno decidere i singoli stati. Un salto indietro di 50 anni, un terrificante salto nel buio in cui si cancellano i diritti delle donne a scegliere sul proprio corpo».

Al di là degli slogan, è necessario comprendere meglio perché le affermazioni della Schlein costituiscono un vero e proprio errore. Non basta, infatti, ripetere uno slogan per decenni o moltiplicare il numero di voci che si levano in tal senso affinché un’affermazione intrinsecamente erronea divenga vera. Dal momento che tale errore è stato persino codificato in una legge dello Stato, la 194 del 1978, che ritiene l’aborto a tutti gli effetti un “diritto”, come già spiegato dal dott. Tommaso Scandroglio (qui e qui), urge un serio approfondimento su cosa sia davvero un “diritto”. Per farlo, è buona cosa avvalersi della sana filosofia tomista compendiata nel celebre Trattato di Filosofia ad opera del professor Regis Jolivet (1891-1966), docente dell’Università Cattolica di Lione nel 1926. Egli ha trattato espressamente il tema del diritto e del dovere (Trattato di Filosofia, Volume V, tomo I, Morcelliana, Brescia, 1959, pp. 139ss). Non potendo dare nulla per scontato, si riportano qui le definizioni di “dovere” e “diritto” (pp. 140 e 163): «Il dovere (officium), in astratto, esprime l’obbligazione, la necessità morale di fare o di omettere qualche cosa. A questo titolo, esso è l’effetto formale della legge. Concretamente, la parola dovere designa  l’azione o l’omissione alla quale si è obbligati a causa della legge […]».

«In senso lato, ciò che si chiama diritto, come nell’ordine fisico significa cammino che procede senza deviare da un punto ad un altro, così, nell’ordine morale, etimologicamente, sta a indicare ciò che fa agire l’uomo senza farlo deviare dal suo fine ultimo. In senso stretto e tecnico, la parola implica l’idea di direzione, intesa come un comando e ordine della ragione (in latino ius, da iubeo, comandare). Da questo punto di vista, il diritto è ciò che è conforme alla legge, cioè il giusto».

Prosegue Jolivet (p. 164) affermando che il diritto «[…] è un potere morale, derivante cioè dalla ragione, potere che s’impone alla volontà libera e continua a sussistere a dispetto di tutte le costrizioni fisiche che impediscono il suo esercizio, creando negli altri lo stretto dovere di riconoscerlo e di rispettarlo; d’altra parte, il diritto in senso soggettivo è anche il potere di ognuno su ciò che gli appartiene, sia che lo possegga legittimamente (il suo corpo,  l’esercizio della sua attività, i beni materiali e morali), sia che possa in qualche maniera esigerlo (a titolo, per esempio, di salario o di giusto prezzo)».

Ora, essendo il diritto una relazione ad alterum, esso ha sempre un soggetto (chi esercita il diritto) un termine (su cosa si esercita) e un titolo: «Per oggetto del diritto si designa propriamente il termine materiale(o materia) del diritto: questa materia può essere sia la sostanza, sia l’attività degli esseri. Se si tratta di creature non ragionevoli, poste al servizio dell’uomo, l’uomo può rivendicare dei diritti sia sulla loro sostanza che sulla loro attività: è il principio del diritto di proprietà. L’uomo invece può rivendicare dei diritti sull’attività degli esseri intelligenti, e non sulle loro persone, le quali non hanno altro fine che Dio. Di qui la illegittimità della schiavitù».

Il titolo del diritto, in campo morale, è «il potere di possedere, di fare o di esigere qualche cosa» e «risiede nella connessione in cui l’atto, materia del diritto, si trova con il conseguimento del fine ultimo dell’uomo» (p. 167).

Alla luce di ciò ci si può chiedere: a che titolo Elly Schlein, gli abortisti e la 194, sanciscono un “diritto” di uccidere un essere umano innocente? Perché, ad essere onesti, questo è l’aborto. Essendo il diritto un potere che ognuno di noi esercita su ciò che gli appartiene, ed essendo l’aborto un atto che per sua natura agisce su un altro essere umano che non appartiene a nessuno (nemmeno alla madre), si innesca un’evidente contraddizione. L’oggetto del diritto, come specificato sopra, può essere esercitato solo sull’attività dell’uomo, ma non sull’uomo stesso. E che il concepito sia un uomo, per quanto piccolo, è scientificamente certo. Per di più, in che modo il titolo di un eventuale “diritto” all’aborto, proprio per la natura dell’atto abortivo che si esige dal medico (ovvero la materia del “diritto”), resterebbe connesso al conseguimento del fine ultimo per la donna? In effetti, la negazione di Dio è il postulato necessario perché si accetti come “lecita” la diretta ed intenzionale soppressione di un essere umano innocente.

Tuttavia, rispondiamo con Jolivet che «essendo Dio sorgente prima dell’ordine morale, il diritto è assolutamente primo; in Dio non vi sono, che dei diritti e non dei doveri propriamente detti, o, più esattamente, Dio è il Diritto vivente ed eterno, principio assoluto di tutti i diritti. Tutti i doveri delle creature procedono necessariamente dal diritto di Dio, creatore e legislatore universale e i loro diritti sulle cose o sull’attività altrui valgono solo nella misura in cui sono espressioni o determinazioni del diritto universale di Dio» (p. 172).

Dunque, non esiste alcun diritto ad abortire (o a non abortire, come alcuni affermano), ma solo un dovere assoluto di non uccidere mai l’innocente.

Ecco perché la 194 non va blindata, ma abrogata

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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Fabio Fuiano

Il 24 gennaio scorso, alla Camera, è stato approvato, con 257 favorevoli e 3 astenuti su 260 deputati, praticamente l’unanimità, un ordine del giorno (ODG) proposto dalla deputata Stefania Ascari (M5S), nel quale si legge quanto segue: «La Camera, impegna il Governo ad astenersi dall’intraprendere iniziative di carattere anche normativo volte ad eliminare o limitare il sistema di tutele garantito dalla legge n. 194 del 1978». Il documento è stato presentato come reazione alle proposte di legge dei senatori Maurizio Gasparri (FI) prima e Roberto Menia (FdI) poi, volte a modificare il primo articolo del Codice Civile al fine di riconoscere soggettività giuridica al concepito. Un tale disegno di legge è risultato inaccettabile tanto a sinistra quanto a destra, in quanto sarebbe entrato necessariamente in conflitto con la legge 194/78 che rende l’aborto legale in Italia e che, purtroppo, gode di vasti consensi anche tra chi, proclamandosi pro-life, dovrebbe avversarla. L’ODG è stato presentato in maniera tale da far cadere il centrodestra in un tranello diabolicamente ben congegnato. Infatti, se, da un lato, esso è stato presentato nella più ampia cornice dell’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul c.d. “femminicidio”, dall’altro, seguendo l’intervento dell’onorevole Fratoianni (AVS), riportato nel resoconto stenografico (p. 40), ben si intuisce quale fosse lo scopo finale: «Quello che, invece, mi preme sottolineare ancora una volta è che un voto che respinga questo ordine del giorno avrebbe un significato preciso di cui il Governo e la maggioranza devono essere consapevoli. Bocciare questo ordine del giorno significa dichiarare che Governo e maggioranza intendono mettere in discussione la legge n. 194».

Il centrodestra è stato come “inchiodato” di fronte ad una (falsa) alternativa: o votare contro l’ODG e quindi risultare (a) apparentemente a favore delle violenze sulle donne e (b) incoerente rispetto a quanto prospettato in campagna elettorale sulla 194, oppure votare a favore e salvare la faccia, mettendo però la 194 in una botte di ferro, con grande esultanza degli abortisti. In realtà, sarebbe bastato prender coraggio e rigettare l’interpretazione della sinistra al voto contrario, ribadendo che il Governo ha piena autonomia di giudizio e che non deve provare niente a nessuno, tantomeno con un ODG del genere. Per di più, come si vede dal resoconto (p. 41), inizialmente è stato proposto un ODG più estremo (allegato A ai resoconti, p. 33), per poi accontentarsi della riformulazione più “moderata”, ma egualmente sufficiente a centrare l’obiettivo di intoccabilità della 194, dando alla destra l’illusione di aver “scongiurato” il peggio. Tale decisione, invece, rappresenta un grave vulnus, forse il più grave dall’approvazione della 194. Gli stessi politici di destra, ormai impregnati della medesima logica femminista di sinistra (come giustamente osservato dal dott. Tommaso Scandroglio) hanno difeso una “legge” che continua a mietere vittime innocenti.

Le virgolette alla parola “legge” non sono casuali. Il mondo della politica, specialmente dall’avvento della Democrazia Cristiana, sembra ormai svincolato dalla legge morale naturale. I cardinali Francesco Roberti (1889-1977) e Pietro Palazzini (1912-2000), nel loro Dizionario di Teologia Morale (Editrice Studium, 1955, p. 931) affermano che si chiama naturale ogni legge che «scaturendo dalla costituzione stessa delle cose, ha valore obbligante antecedentemente ad ogni libera statuizione di legislatore umano. Avuto riguardo alla sua prima fonte, che è Dio, la legge naturale è la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale […]. Considerata nella coscienza umana, ove si manifesta, è la legge che si rivela a noi attraverso le nostre naturali tendenze, vagliate e regolate dalla retta ragione».

Ora, la prima fra le naturali tendenze dell’uomo è proprio la vita, senza la quale l’uomo non può ambire a nulla. Essa merita dunque d’essere protetta come il bene naturale più elevato. Attentare a questo bene è andare contro l’ordine della ragione. Come ricorda San Tommaso d’Aquino (Ia-IIae, q. 93, a. 3, ad 2): «La legge umana ha ragione di legge in quanto è conforme alla retta ragione; a questo titolo, è manifesto che essa deriva dalla legge eterna. Ma, nella misura in cui si allontana dalla ragione, è dichiarata legge iniqua, quindi non ha più ragione di legge, ma è piuttosto una violenza».

E ancora (Ia-IIae, q. 95, a. 2): «Ogni legge posta dagli uomini non ha ragione di legge che nella misura in cui deriva dalla legge naturale. Se in qualche punto si allontana dalla legge naturale, allora non è più una legge, ma una corruzione della legge».

La 194 risponde a tali caratteristiche di iniquità, essendo la sua “ragion d’essere” la soppressione di esseri umani innocenti nel grembo materno. Per questo non ci sono mezze misure attuabili, essa va abrogata. Per chi si ostina pervicacemente ad affermare che ciò è un’utopia, o chi addirittura, come il Ministro Eugenia Roccella, si spinge ad affermare contro l’evidenza che essa «stabilisce il valore sociale della maternità», rispondiamo che la vera utopia non è l’abrogazione di una legge positiva (ogni legge umana, proprio in quanto tale, è sempre abrogabile). La vera utopia è pensare di poter applicare uno strumento concepito per uccidere per tutelare la vita umana innocente. Sarebbe come pretendere di utilizzare una macelleria per coccolare agnellini. Anche i primi cinque articoli della 194 sono funzionali alla sua ragion d’essere: infatti, essi continuano a frenare una reale opposizione del mondo pro-life.

Ciò avviene perché essi sembrano voler apparentemente porre dei “paletti” alla pratica abortiva, affermando ipocritamente che (a) lo Stato tutelerebbe la vita umana dal suo inizio; (b) i consultori dovrebbero svolgere un’attività di dissuasione della donna intenta ad abortire, includendo eventualmente delle associazioni di volontariato; (c) ordinariamente si dovrebbe lasciare alla donna una settimana per riflettere prima di rilasciare il certificato.

Questi articoli, nell’immaginario comune, permetterebbero una “applicazione pro-life” della 194. Ma come possono essere letti in maniera avulsa dal contenuto successivo della norma? In particolare, si noti come (a) furbescamente si parli di «tutela della vita umana dal suo inizio» senza specificare quale sia per non entrare in conflitto con gli articoli successivi; (b) attualmente un obiettore di coscienza non può partecipare alla procedura della 194, perché altrimenti verrebbe coinvolto in atti che ha deciso di non compiere per ragioni morali, giuridiche e deontologiche (cooperazione materiale prossima o formale al male); (c) il tutto è pienamente in linea con la concessione alla donna della facoltà di uccidere suo figlio, senza che alcuno possa frapporsi tra lei e tale “decisione”.

Paradossalmente, se quegli articoli non fossero presenti, la 194 sarebbe suscettibile di maggiori attacchi e, dunque, la probabilità di abrogarla sarebbe maggiore. Con la loro presenza, invece, l’attacco è disinnescato e la sopravvivenza della norma è praticamente garantita. Ecco perché la 194 non va blindata, ma abrogata. Ed è incredibile che la blindatura sia avvenuta sotto un governo non di sinistra, ma di centrodestra. Non si deve però cedere allo scoraggiamento: se anche si impedisse il dibattito e qualunque intervento sulla 194, chi sa la verità dovrà continuare a testimoniarla, anche a costo di grandi sacrifici ed incomprensioni, persino da parte del mondo pro-life, certo che la Divina Provvidenza non mancherà mai d’assistere coloro che amano Dio e la Sua Legge.

 

Castagna a La Zanzara (Radio24): “l’aborto volontario è un omicidio”

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di Redazione

La scaletta della puntata de La Zanzara su Radio24 del 24/01/2023:

Fedez ride su Emanuela Orlandi. Morale parenziana, Cruciani difende il cantante. Più grave Fedez o il fatto che questa ragazza non si sia ritrovata?

Prima puntata dei Parenzo Files. Studio legale già avvertito.

Marco da Roma all’attacco di Parenzo. Poi si lascia andare a un “Viva la Fi*a” vanificando tutto.

Luigi da Verbania ha 79 anni e vorrebbe liberare Messina Denaro. Però… prima una mano nell’acido.

Salvo Cozzolino, piccolo azionista della Juventus, propone di disdire gli abbonamenti alle pay tv. Poi Parenzo chiude la contesa riproducendo l’inno bianconero.

Il ritorno del mitologico Naf da Padova. Lui vorrebbe associarsi alla mafia.

Matteo Castagna, dell’associazione Christus Rex, è antiabortista. Finisce a scontro. Totale. Dal minuto 54.45: https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/lazanzara#

Arianna Orazi, sex worker di Pesaro, ora è alle Canarie, ha aperto un canale prima della fine di un contratto di lavoro e ora guadagna. Molto. In studio c’è la giornalista Caterina Collovati pronta a battagliare..

Giulia è una escort. Ha iniziato a farlo perchè il marito se ne è andato e non le dà il mantenimento. Una storia di vita reale

Enrico Scio, «La Verità», e l’aborto

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di Toni Brandi
Intervista a Enrico Scio, amministratore delegato del quotidiano La Verità, cui abbiamo chiesto cosa pensa del diritto alla vita e dell’aborto.
  • Gentile dottor Scio, sembra che il quotidiano La Verità sia il principale quotidiano laico che si è schierato definitivamente dalla parte della vita, della famiglia e della ragione, perchè?

La vita è sacra: tutti noi siamo vivi perché i nostri genitori ci hanno accolto, curato, aiutato, sostenuto… e non ci hanno abortito. Il diritto alla vita è il primo e più importante diritto umano. Ricordo che la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo dice che «il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita». Protezione che va data dalla famiglia, quella naturale ovviamente, che è il nucleo naturale e fondamentale della società umana da sempre. Per quanto riguarda la ragione, sì La Verità difende la ragione e il buonsenso perché oggi sembra veramente che la nostra società abbia perso la bussola.

  • Quale ne è la causa principale?

Una delle cause è che viviamo in un mondo preda del puro egoismo e dell’estremo individualismo: sono sposato ma incontro una donna che mi piace, lascio mia moglie; voglio un bambino, me lo compro; non voglio un bambino, abortisco.

  • Cosa pensa dell’aborto? Non crede che vada regolato?

Sono contrario all’aborto. La soppressione del più debole è espressione del darwinismo sociale, secondo cui deve prevalere sempre e solo il più forte. Uno Stato che pretende di proteggere la parte più forte (in questo caso la madre, anche se spesso è soggetta a ingiuste pressioni ed è lei stessa ignara di cosa sia l’aborto e dei rischi che correrà abortendo) a discapito del più debole (il bambino), è la pura e semplice rappresentazione palese della legge della giungla.

  • Ma non crede che ogni donna possa gestire il suo corpo come desidera?

Ma può esserci la libertà per una persona di decidere sulla vita di un altro essere umano? Il bambino fa parte del corpo umano come un rene, con cui siamo liberi di fare ciò che vogliamo? Certo che no, il bambino nel grembo materno è un essere umano, non è un dito!

  • Ma l’aborto nel caso di stupro?

Come possiamo concepire, dopo un terribile atto di violenza come uno stupro, un secondo atto di violenza come l’aborto che elimina un bambino innocente? Cosa ha fatto quel bambino di male per meritare quella sentenza di morte che neppure lo stupratore riceve? Guardi l’ecografia di un bambino di 10 settimane che è il risultato di uno stupro e l’ecografia di un bambino di 10 settimane che è il risultato di una gravidanza normale, qual è la differenza? Non sono entrambi esseri umani? Seguendo questa logica, persone come l’attivista per i diritti umani Jesse Jackson, o cantanti molto apprezzate come Eartha Kitt o una pittrice come Ethel Waters potevano essere state abortite. E tutte le donne che hanno il coraggio di portare a termine la gravidanza frutto di stupro si dichiarano ben felici di averlo fatto.

  • E nel caso di malformazione del feto?

Ma siamo ancora una società umana? Non sappiamo vedere quante persone disabili hanno contribuito al bene dell’umanità (un esempio per tutti, Stephen Hawking)? Seguendo questa logica, persone come Stevie Wonder, la pittrice Frida Kahlo, o Andrea Bocelli, potevano essere state abortite…

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